The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

CAPITOLO 12 - Le Guide (Parte 2: Trovarle e Lavorarci)

CAPITOLO 12: LE GUIDE

PARTE 2: TROVARLE E LAVORARCI

TROVARE LE GUIDE

Per prima cosa dobbiamo trovare le guide. Come per molti altri lavori, anche per la guarigione abbiamo detto che il loro ruolo è fondamentale. Il loro ruolo sarà determinate per questi scopi principali:

  • come tramite; ci saranno spiriti ed entità più elevate con cui avremo difficoltà a interfacciarci, e quando capiterà potranno essere contattate grazie alle nostre guide, superando così le difficoltà di linguaggio;
  • come visione; le nostre guide non solo hanno modo di verificare lo stato di salute di una persona a livello sottile essendo in possesso di una visione sui piani sottili, ma possono interagire e comunicare con le guide di chi ci chiede aiuto per comprendere le sue difficoltà evolutive, quindi eterico-fisiche, emozionali, mentali e causali;
  • come insegnanti; le nostre guide sono al nostro servizio anche per guidarci e insegnarci nuove pratiche, per favorire la nostra evoluzione e per permetterci di comprendere come poter procedere nel nostro cammino;
  • come guardiani; le nostre guide ci impediranno di conoscere cose che non siamo pronti a vedere, per tutelarci e per impedirci di fare del male a qualcuno usando pratiche che non possiamo padroneggiare;
  • come protezione; in meditazione o in fase di viaggio, fungeranno dal ruolo di vere e proprie guide per muoverci in sicurezza in reami sconosciuti;
  • come oracoli; se consultate su argomenti che rientrano nelle competenze dei ruoli che svolgono per noi le guide possono essere rivelatrici di eventi futuri, passati o determinanti sul nostro cammino, ammesso che siamo in grado di comprenderli e accettarli.

La prima cosa da capire se abbiamo intenzione di cimentarci in questa pratica è che ognuno di noi ha una o più guide. Il cristianesimo, che non è mai stato esente dal poter contare tra le sue fila dei chiaroveggenti e, perché no, anche degli adepti, ha identificato nelle guide il ruolo degli “angeli custodi”, ossia delle entità elevate che consigliano e spingono una persona a comportarsi in un certo modo.

Il numero di guide in nostro possesso cambia nel corso del tempo e ci sono, in media, due motivazioni per giustificare questa cosa: la prima è che il numero di guide in nostro possesso diminuisce man mano che ci avviciniamo allo scopo per cui siamo incarnati, pertanto il loro aiuto diviene sempre meno determinante e ci abbandonano per aiutare altre persone. Secondo questa logica questo numero potrebbe anche aumentare nel caso in cui, per motivi di svariata natura, ci allontanassimo dallo scopo primario del nostro cammino. Ho seguito questo pensiero dall’inizio del mio percorso fino a qualche anno fa, quando ho osservato come l’evoluzione spinga comunque l’essere umano in un’unica direzione anche se in differenti modalità. Possiamo rallentare la nostra ascesa fino ad apparire come se fossimo fermi, ma non possiamo tornare indietro. Pertanto non mi spiegavo come fosse possibile che una persona cominciasse un cammino con quattro guide per arrivare, dopo un periodo di apprendimento, ad averne sei. Nell’analisi di questo fenomeno ho considerato la possibilità che la misurazione fosse in qualche modo “falsata”, ma anche a riscontri incrociati (abbassando quindi la probabilità di errore) il risultato non è cambiato.

Ho quindi considerato che questa visione potesse essere parziale e ho pensato che il numero di guide su cui ci appoggiamo non determini quindi una necessità di “lavoro di gruppo” per favorire la crescita delle nostre capacità, bensì che sia collegata alla diversificazione degli insegnamenti che necessitiamo di ricevere nel corso del nostro cammino e che richiedono quindi competenze differenti. In questo caso potremmo avere necessità di una guida apposita per la guarigione sui piani sottili, una guida che ci conduca nei viaggi verso altri reami, una che ci favorisca nel lavoro di transito dei defunti ecc. a seconda di quelle che sono le nostre facoltà e le nostre diverse abilità e conoscenze. Con la nostra crescita il numero di guide diminuisce inevitabilmente, ma questo perché per alcune delle pratiche che svolgeremo cominceremo a non aver più necessità di una guida: potremo farlo in sicurezza da soli e in quel caso quelle che rimangono potranno svolgere anche ruoli più trasversali in quanto, per lo stretto ambito delle competenze, ciò che ci hanno insegnato nel tempo è abbastanza per far sì che ci sia concesso procedere da soli. Non credo, comunque, che le nostre guide ci abbandonino mai totalmente. Quando, nel caso, ci troveremo di fronte a situazioni che non potremo gestire, per quella che è la mia esperienza, potremo ritrovarle o richiedere il loro aiuto.

Alcuni sono in contatto diretto con le guide, o quanto meno credono di esserlo, sin dalla nascita o dall’inizio del loro lavoro esoterico. Altri hanno bisogno di sviluppare una certa consapevolezza in modo diverso, più mentale e accademico magari, quindi fare un lavoro apposito per trovarle (anche se trovarle è un termine inadatto dato che sono già con noi). Vediamo i metodi più comuni per entrare in contatto con le nostre guide, utilizzabili, ovviamente, da chi già non chiacchiera con loro quotidianamente. 

Uno di questi è la meditazione. Usando un preciso pathworking, magari creato appositamente per questo scopo, ci è possibile andare a incontrare le nostre guide. Non deve essere necessariamente un lavoro di trance, per il quale invece è sempre necessario che ci sia qualcuno a guidarci. Può essere un semplice lavoro meditativo preparato in precedenza. Quando ho seguito il corso della Progressive Witchcraft, guidato da Janet Farrar e Gavin Bone, come viene anche spiegato nel libro omonimo, si usavano dei pathworking per accedere a reami differenti ed entrare in contatto con entità diverse legate agli elementi (che avevano un ruolo centrale nella cosmologia utilizzata). Nel corso di queste meditazioni si entrava anche in contatto con delle guide. Seguendo lo stesso principio possiamo entrare in contatto con la nostra guida creando un preciso pathworking; sia essa una guida animale, che una dall’aspetto, dai modi e dalle capacità umane.

Sempre in meditazione, nel caso in cui fossimo persone più adatte a un tipo di “ascolto”, è possibile semplicemente sederci in una posizione comoda e cercare di rilassarci per entrare in connessione con un nostro “sé superiore”. Barbara Ann Brennan suggerisce di tenere un foglio a portata di mano su cui avremo scritto il nostro intento, che potrà essere semplicemente quello di “entrare in contatto con la nostra guida” e attendere una risposta che potrebbe arrivare sotto forma di immagini, sensazioni e perché no anche nomi e parole. Barbara suggerisce anche specifici tipi di meditazione che sono davvero utili per sviluppare una vera e propria percezione uditiva superiore che, tuttavia, sconfina dall’argomento di questo articolo.

Per chi ha familiarità con la scrittura automatica, anche questo metodo può essere utile per trovare le nostre guide: sempre in meditazione, ponendoci in ascolto con un foglio e una penna, possiamo porre delle domande e lasciare che le risposte ci fluiscano direttamente dalla mente alla mano.

Per chi è in grado, un altro metodo è quello del sogno lucido. Le guide possono apparirci nel mondo onirico e identificarsi come tali. Nel caso decidessimo di utilizzare questo metodo, il mio consiglio è quello di farlo solo nel caso in cui siamo assolutamente capaci in questa pratica, in quanto non è priva di possibili effetti collaterali.

Un altro metodo è quello di entrare in contatto con le guide in modo conscio, attraverso l’uso di strumenti divinatori e di misura, come il pendolo e il biotensor. Vedremo nello specifico l’uso di questi strumenti nei prossimi articoli; per ora consideriamo il fatto che sono oggetti fisici utilizzati per misurare le energie e per ottenere risposte semplici a domande dirette.

Esistono anche altre tecniche per entrare in contatto con le guide: queste non sono di sicuro le uniche. Ognuno di noi può appoggiarsi su uno o più metodi a seconda di quello che ritiene essere il più consono per sé stesso, a seconda delle proprie capacità, affinità e allo scopo per cui deve entrare in contatto con una guida e delle informazioni che deve acquisire. Essendo molto diversi tra loro, ed essendo tutti quasi ugualmente efficaci, ritengo che sia utile padroneggiarne almeno due per avere opzioni diverse a seconda dei casi. Io, ad esempio, ho incontrato le mie guide principalmente con gli strumenti, per poi, in momenti di bisogno, usare il metodo del pathworking proprio per superare i limiti che aveva il metodo che usavo e che mi risultava difficile superare.

 

PRECAUZIONI DURANTE LA RICERCA

Qualsiasi sia la nostra scelta in merito di tecnica, esistono delle precauzioni che è bene tenere sempre in conto quando ci approcciamo a questo lavoro: in primis il fatto che non possiamo sempre essere certi che l’entità con cui stiamo parlando sia veramente la nostra guida. Nel mondo sottile le apparenze non solo possono ingannare, come avviene anche nel mondo denso, ma non hanno alcun vincolo. Un’entità che è abbastanza evoluta e senziente potrà prendere qualsiasi sembianza desideri, scegliendo quella più consona tra quelle che le sono gradite. A volte la scelta è determinata anche dal bisogno di facilitare il contatto con chi ha di fronte, per rendere genuina l’esperienza.

Questo significa che un’entità abbastanza evoluta, a prescindere dalle proprie intenzioni, è in grado di leggere con estrema facilità nel tessuto del nostro corpo astrale e mentale e attingere ai nostri ricordi, alle nostre emozioni e così assumere le sembianze di qualcuno che conosciamo, non solo imitandone perfettamente le movenze, la voce e l’aspetto ma anche potendo ricorrere a ricordi che noi abbiamo di quella persona per rendere il contatto ancora più veritiero.

Non tutte le entità con cui entriamo in contatto e che dicono di volerci aiutare possono essere, effettivamente, delle guide o essere realmente chi o ciò che dicono di essere. Potrebbero mascherare le loro reali intenzioni dietro una finta disponibilità o un aspetto che ci possa ispirare sicurezza, soprattutto quando non siamo in possesso di particolari capacità o conoscenze utili a difenderci. Per quanto non tutte le entità che incontriamo possano essere bendisposte nei nostri confronti, ciò non significa che dobbiamo diffidare di chiunque, ma questo accentua ancora di più la necessità di avere delle guide che possano aiutarci.

Senza dover vedere da ogni parte un pericolo (attitudine abbastanza comune in molti ambienti dilettantistici) è però bene sapere che quando siamo in viaggio in reami sottili le entità che desiderano realmente farci del male non hanno bisogno di mascherare le loro intenzioni, tentare di manipolarci o di circuirci. Esistono creature native e artificiali che possono avere degli intenti nocivi nei nostri confronti, ma in genere, a parte alcuni casi peculiari, si parla di entità molto basse e poco evolute, dominate dagli istinti, a cui dovremmo prestare la stessa attenzione che presteremmo se ci inoltrassimo in una giungla senza le dovute precauzioni. Se dovessimo attraversare la foresta amazzonica a piedi, il pericolo di finire tra le grinfie di un leopardo appostato sopra un albero sarebbe reale, ma sarebbe decisamente differente dal tipo di pericolo che rappresenterebbe, invece, entrare su in sito internet segnalato dal nostro browser come “non sicuro” o ascoltare le lusinghe di un venditore che ci suggerisce di investire il nostro denaro in titoli dalla provenienza dubbia. Il pericolo è reale per entrambi i diversi tipi di attacco, ma va valutato e affrontato con diverse modalità e richiede pertanto un diverso approccio: usare una torcia per tenere lontano un malfattore che si nasconde dietro un server, infatti, non credo avrebbe lo stesso risultato che avrebbe se cercassimo di difenderci da un grosso felino.

In linea di massima ognuno di noi possiede un certo grado di protezione quando viaggia in reami sottili. A volte questa protezione semplicemente non è abbastanza efficace. Esistono anche molti metodi validi per tutelarsi prima di fare un viaggio, e alcuni di questi li vedremo nell’articolo sugli strumenti.

Potenzialmente qualsiasi entità che possiamo incontrare sul nostro cammino può essere nociva per noi. Il modo in cui reagiamo a questa consapevolezza chiaramente rispecchierà e andrà, così, inevitabilmente a incarnare anche l’esperienza stessa che noi vivremo, qualsiasi essa sia. Come abbiamo, infatti, precedentemente esposto, anche solo la realtà che noi percepiamo del mondo denso e attraverso gli organi fisici viene filtrata dalla nostra mente, e lo fa passando attraverso svariati veli di consapevolezza, intenzione ed esperienza pregressa; ognuno di essi manipola la realtà dando un “parere” su di essa. Quello che noi percepiamo non è ciò che ci giunge in modo crudo, primitivo e grezzo.

Dal momento che sul piano astrale, soprattutto, la struttura stessa della materia è soggetta a mutevolezza ed è legata alle emozioni, potete immaginare da soli come sia importante considerare il modo in cui scegliamo di reagire dinanzi a questa consapevolezza: ci metterà in condizione di accettare un messaggio o di rifiutarlo o magari di reagire prontamente a un attacco invece che subirlo in modo passivo.

Partendo, quindi, dal presupposto che ognuno di noi è in possesso della facoltà di scegliere come reagire agli stimoli che riceve, esistono comunque dei metodi mediamente sicuri di accertarci che l’entità che abbiamo di fronte sia realmente chi dice di essere. Il primo metodo è appoggiarci sulla Legge Magica dei Nomi. Un nome, soprattutto se proprio, rappresenta un oggetto o una persona anche sul piano astrale, soprattutto se questo viene usato in modo continuativo e ripetuto da più persone, popolazioni e culture. Si parla pertanto di un vero collegamento diretto, un filo indissolubile che va a richiamare esattamente quella persona, quell’entità, quella divinità o quell’oggetto. Quando utilizziamo questo nome, per la Legge Magica del Riflesso, noi richiamiamo un potere unico, che non può essere svincolato. Pertanto la cosa migliore è chiedere sempre il nome dell’entità che abbiamo di fronte e, in concomitanza, anche qual è il suo reale intento. La nostra guida, se è veramente tale, non tentennerà nel rivelarcelo e renderci custode di questo potere che, a nostra responsabilità, potrebbe essere usato anche in modo del tutto improprio.

Nel nostro incontro con le guide, e pertanto anche nella richiesta del nome, io suggerisco sempre di non incorrere nell’errore di lasciare che l’immagine che questa presenta possa indurci a non rendere necessario questo passaggio. Se non siamo abbastanza abili e preparati da schermare i nostri corpi e leggere quelli altrui, come dicevo, qualunque entità senziente potrà leggere i nostri pensieri, ricordi ed emozioni con facilità. Potremmo trovarci di fronte a una persona che prende le sembianze di un caro defunto e farlo con intenti che potrebbero non essere chiari (magari metterci a nostro agio, magari circuirci). A mio personale avviso la regola è sempre e solo una: se chi ho di fronte ha buone intenzioni, non vedo perché non dovrebbe fare il gesto di dirmi il proprio nome, a prescindere da come appare. In questa regola non ritengo valide o attendibili risposte sardoniche come “sai chi sono” o “chi pensi che io sia?”. Questo tipo di repliche mi insospettirebbero ancora di più.

La stessa Dion Fortune, nel suo Difendersi dagli Influssi Negativi, racconta dell’esperienza vissuta da una persona molto devota alla cristianità che le si è rivolta e che, in astrale, è caduta in questo tranello ritenendo di trovarsi dinanzi a Gesù Cristo per il semplice fatto che questi ne aveva le sembianze e le aveva fatto credere, senza tuttavia affermarlo mai in modo chiaro, di essere esattamente lui e di doverle fare da Maestro. Durante un profondo e lunghissimo lavoro astrale che avveniva nottetempo e nel corso del quale questa entità abusò di lei, la donna venne portata a uno stato di sottomissione energetica che la deperì. 

Quando ci approcciamo a questi lavori bisogna ricordarsi che, se non siamo in grado di leggere il corpo astrale di chi abbiamo di fronte, non saremo in grado di accertarci se sta mentendo o meno, quindi un’altra attitudine che ritengo fortemente nociva e che è quella di dare per scontato che siano costrette a dire la verità. Non è assolutamente così. Poniamo l’ipotesi di essere viaggio per entrare in contatto con Hecate. A un preciso punto del nostro percorso chiamiamo questa divinità e ci troviamo di fronte ad un’entità che è una perfetta rappresentazione di quella dea: appare indossando una tunica lunga rossa e una corona, ha una torcia in mano e una chiave nell’altra, con lei ci sono due mastini neri dagli occhi fiammeggianti. I simboli che porta ricalcano alcuni di quelli tipici di Hecate, certo; ma cosa impedisce ad un’entità qualsiasi di prendere le sue sembianze? Nulla. Tanto più che noi siamo partiti proprio per cercare lei. Pertanto anche se possiamo essere convinti della sua genuinità, sarebbe un errore dare per scontato che sia davvero chi stiamo cercando e magari chiedere: “Sei Hecate?”, o semplicemente “Sei davvero tu?”, perché in questo modo l’entità non si troverà vincolata alla Legge dei Nome, in quanto non si vedrà costretta a pronunciarlo. La domanda deve sempre rimanere: “Qual è il tuo nome?”. Se sarà davvero Hecate non si esimerà dal dirlo, dall’affermarlo senza paura.

È importante, infatti, ricordare che nessuna entità, come ci insegna Cornelio Agrippa, soprattutto se comandata nel nome di forze che le sono superiori, può dire di essere chi non è utilizzando un nome che non sia il suo. Può evitare di rispondere, mentire usando giri di parole, cercare di raggirarci, ma non può affermare di essere chi non è. Conoscere il nome dell’entità con cui abbiamo intenzione di lavorare in modo assiduo diventa, in questo modo, una priorità. Se, nel corso del nostro percorso, possiamo avvalerci dell’aiuto di divinità e ci è concesso da loro utilizzare il loro nome, a mali estremi possiamo imporre all’entità che abbiamo di fronte di rivelarci il suo nome comandandola nel nome di un dio o una dea, come avviene in tutti i rituali teurgico magici di ogni tradizione.

Nel rituale di esorcismo della chiesa cattolica è ben chiarito che è fondamentale conoscere il nome dell’entità che affligge il posseduto in quanto, così come nella Genesi Adamo diede nomi agli animali per assoggettarli, conoscere il nome del demone permette al sacerdote esorcista di avere potere su di lui e poterlo così scacciare. Tuttavia, al contrario dello scopo del rituale cattolico de exorcismis et supplicationibus quibusdam, la nostra intenzione non è quella di scacciare le nostre guide, bensì di conoscerle per avere un aiuto e ricevere da loro un supporto. In questo caso conoscere il loro nome diviene per noi la garanzia, oltre ragionevole dubbio, che possiamo fidarci di chi abbiamo di fronte in quanto ci sta affidando ciò che di più sacro egli possa avere: il potere di comandarli e disporre di loro. Una conoscenza che diverrà, in questo modo, una responsabilità che sarà completamente nelle nostre mani.

LA COMUNICAZIONE

Nel momento in cui siamo in contatto con una guida e abbiamo stabilito questi confini, oltre ad avere un metodo di contatto valido, allora il processo è semplice: quando abbiamo un dubbio su come agire o come trattare una situazione possiamo chiedere alla guida di indicarci un metodo valido. Se la domanda che porremo a lei è inerente ai propositi per cui siamo in contatto con questa guida, ella ci risponderà nel modo più diretto e sincero. La guida, infatti, non mente mai, purché la domanda che noi gli poniamo rientri nelle sue competenze. Il problema è che nel suo essere sincera, la guida ci dirà la verità in un modo che potrà sembrarci criptico. A primo acchito questo modo di comunicare così bizzarro potrà apparirci frustrante, come se gli spiriti, le guide, i defunti e soprattutto le divinità, trovassero sempre divertente cercare di rendere la nostra vita e la comunicazione con loro densa di significati nascosti e di difficile interpretazione. In realtà il vizio non è di comunicazione, bensì di ricezione. Non sono loro a parlare in modo criptico, ma siamo noi che percepiamo in modo distorto le loro parole. In secondo luogo c’è un altro aspetto di cui tenere conto: sul piano denso noi siamo abituati a comunicare consciamente attraverso i suoni, i gesti e le espressioni del volto in una miscela in porzioni diverse di questi tre metodi che, uniti, creano il linguaggio. Quando però noi parliamo con un’entità, sia essa una guida, uno spirito disincarnato di un defunto, una divinità o qualsiasi altro genere di essere metafisico, noi non lo facciamo con il corpo denso attraverso i nostri organi ma con il corpo astrale e il corpo mentale, che ci costringono a usare un linguaggio completamente diverso e molto più diretto e semplice: quello dei simboli, delle immagini e delle emozioni; un po’ come leggere un libro, guardare un quadro, ascoltare una canzone.

Quando comunichiamo con altri della nostra specie, in parte parliamo usando il linguaggio che padroneggiamo più frequentemente, in genere la nostra lingua madre, anche se gran parte della comunicazione umana non esce in effetti dalla nostra bocca in quanto composta da linguaggio paraverbale, ossia il tono, composto da flessioni vocali con cui le cose vengono dette, gesti, espressioni, sguardi, postura, movimenti, tic e posizione nello spazio, oltre che emanazione di feromoni. Secondo uno studio, quasi il 93% della nostra comunicazione non avviene attraverso il linguaggio parlato. Il vincolo che impone a due persone di capirsi non è sempre legato alla condivisione della lingua che si parla, infatti. Potrete capire le intenzioni di qualcuno che comunica con voi in una lingua straniera anche senza che la conosciate.

Se spostiamo l’attenzione sulla formulazione dei pensieri, vedremo che questi non sono sempre parole formulate nella nostra testa (per quanto possiamo avere la percezione che sia così), bensì un misto di immagini, concetti, archetipi, strutture mentali e istinti che vengono richiamati, manipolati, applicati e utilizzati dalla nostra mente. Il pensiero è molto più veloce del linguaggio: noi raramente formuliamo dei pensieri parlati; il più delle volte è come guardare un cartello stradale di cui riconosciamo il significato simbolico e che ci crea un’idea, una reazione e un comportamento nella nostra mente. Quando questo avviene, tuttavia, questo insieme di immagini, sequenze animate, ricordi, istinti, sensazioni e colori crea un pensiero che noi comprendiamo a pieno perché generato da noi e perché rispetta il nostro “marchio di fabbrica”.

Immaginate ora di poter condividere i pensieri di una persona così come sono realmente: non saranno comprensibili come ci immaginiamo, proprio perché attingono in parte a ricordi, emozioni, simboli che non possiamo condividere in quanto non fanno parte della nostra esperienza e del nostro vissuto. Pensate ora a cosa potrebbe significare condividere i pensieri di qualcuno che ha una cultura completamente diversa dalla nostra e che parla una lingua diversa, che conosce termini e concetti che nel nostro linguaggio non hanno nemmeno un nome o una traduzione adeguata. Anche se potessimo condividerli non sempre ci sarebbero chiari perché sarebbero privi di contesto per noi.

Quando due persone parlano normalmente tra loro, comunicando nella stessa lingua madre fatta di parole simboliche che creano frasi per esprimere concetti condivisi, tutto ciò che dicono e ascoltano passa attraverso il filtro della mente. Anche se ciò che dicono fosse recepito ottimisticamente al 70% in modo assolutamente chiaro, se quindi il messaggio fosse quasi ricevuto così come viene inviato, ci sarebbe un altissimo tasso di incomprensione. Quando le persone comunicano verbalmente, anche per iscritto, è molto facile che non si capiscano. La maggior parte delle discussioni e dei conflitti esistenti, infatti, derivano da incomprensioni più che da vere e proprie idee contrastanti.

Anche se non siamo telepati, diamo per assodato per beneficio di studio che parlare e usare la telepatia rispetti pressoché gli stessi schemi di comunicazione: questo implica che alcuni concetti vengano dati per scontati, per vissuti; nessun essere umano sano di mente che decida di parlare con qualcun altro (a meno che non si vada in cerca di significati filosofici) mette in dubbio di esistere, di essere biologicamente vivo, di essere soggetto alle leggi fisiche del nostro pianeta. Ma come cambierebbe la nostra comunicazione se dovessimo parlare con qualcuno che non può e non dà per assodato che questi concetti siano una realtà (perché non gli appartengono o perché non li conosce)? Se parlassimo ad esempio con un’ape o una formica, che ragionano in termini alveari, come potremmo dare per assodato che comprendano il concetto basilare del “io sono” che per noi è reale quanto fondamentale? Se parlassimo con una pianta, che vive radicata al terreno, come potremmo esprimere il concetto del moto?

Oltre a tutte queste difficoltà, di cui non ci preoccupiamo pressoché mai, cercate di immaginare come potrebbe essere condividere i pensieri di qualcuno che vive in un mondo diverso, che non è nemmeno soggetto alle stesse leggi fisiche che influenzano la nostra dimensione di esistenza, qualcuno che esiste in un contesto al di là della vita e della morte come le conosciamo noi; un piano che non si basa nemmeno sullo stesso numero di dimensioni a cui siamo abituati, che esiste privo del concetto e della fruizione dello scorrere del tempo, in cui lo spazio e la materia possono essere manipolati; cercate di immaginare come sia possibile comunicare semplicemente con questa persona. L’unico modo che ha è comunicare con noi attraverso simboli, immagini, sensazioni, proiettandocele direttamente nella mente e sperando che queste siano chiare e che vengano correttamente interpretate.

Alla luce di questa semplicistica spiegazione, siete ancora convinti che quando le guide, gli spiriti, le divinità e tutte le altre entità che non appartengono a questo mondo comunicano con voi si stiano divertendo a dirvi le cose in modo criptico? In realtà quello che fanno è sforzarsi in modo inimmaginabile per farvi capire qualcosa che non siete in grado di capire, semplificare concetti inesprimibili nel nostro linguaggio. Quello che fanno è cercare di descrivere a un uomo cieco e sordo cosa si prova a sedersi su un divano a osservare un quadro ascoltando una musica bellissima. Perché noi, a tutti gli effetti, ci muoviamo nel mondo sottile come se fossimo ciechi e sordi, ma pretendiamo di capirlo e di farlo attraverso i concetti che ci sono noti, attraverso le unità di misura di cui siamo in possesso e, quando non ci riusciamo, quello che facciamo è definire testardamente che tutto ciò non esiste.

 

COME LAVORARE CON IL NOSTRO SPIRITO GUIDA

Una volta che avremo trovato le nostre guide, che potranno assumere per noi le sembianze di divinità, persone realmente viventi, personaggi mitologici o fantastici o anche semplici aspetti “archetipici” (una persona anziana che ci appare come una saggia o un eremita ad esempio), la prima cosa che dovremo definire è ciò che possiamo imparare da loro, chiedere quindi “lo scopo” per cui siamo in contatto.

Dopo il nome, infatti, la domanda fondamentale da porre alla propria guida la prima volta che la incontreremo sarà proprio l’area di competenza entro la quale sarà possibile avere una risposta attendibile. Ogni volta che consultiamo le guide, infatti, dobbiamo sempre ricordarci che risponderanno in modo corretto e coerente solo su argomenti relativi a ciò che è di loro competenza. Se interrogate su questioni non inerenti potrebbero non rispondere o, cosa più comune, potrebbe essere che le risposte che riceveremo non saranno consone; potrebbero rispondere in modo molto nebuloso, o semplicemente incoerente (magari chiedendo più volte la stessa cosa risponderanno in modo diverso), oppure potrebbe anche essere che le risposte che riceveremo non provengano da loro ma da una nostra creazione mentale. In una qualsiasi delle tre opzioni, le risposte non vanno considerate attendibili, pertanto la cosa migliore da fare è non porle nemmeno, ma rimanere su ambiti di cui siamo certi. Alla peggio, per domande di questo tipo possiamo sempre fare una divinazione o, nel caso non ne siamo in grado, rivolgerci a qualcuno che sia in grado di darci una risposta. Se proprio non vediamo alternative possiamo cercare il supporto di qualche altra entità che possa aiutarci.

Avere delle risposte attendibili è fondamentale per il lavoro di guaritore e, immagino, anche per altri lavori che possano implicare l’ausilio di entità spirituali. L’Insegnamento che ci giunge dalle guide nell’ambito legato alla guarigione e l’evoluzione è molteplice e può spaziare dalla conoscenza dei piani sottili e dell’universo al trattamento delle entità disarmoniche, agli stati parassitari, agli effetti di attacchi magici, al riequilibrio energetico dei diversi corpi in una persona o un animale, al transito dei defunti, la pulizia e lo smaltimento di residui energetici amorfi sia nelle persone che nei luoghi, lo scioglimento di ristagni nel corpo, fino ad arrivare anche al trattamento di ferite e traumi di natura sottile, al favorire del riequilibrio karmico causale delle persone sui piani più bassi (sui piani più elevati è consono pensare che le divinità del Karma abbiano già le situazioni sotto controllo senza bisogno del nostro intervento), la visione di corpi sottili con relativi squilibri su cui operare, qualora non siamo in grado di vederli in autonomia e la vera e propria guida nel caso di viaggi nei reami sottili atti a risolvere problematiche più impegnative.

Ci sono molte altre cose per cui le guide possono aiutarci, ma in modo molto indicativo e sintetico è ciò per cui trovo supporto in loro nel lavoro che svolgo come guaritore.

La cosa importante, qualora desideriamo e sentiamo la necessità di appoggiarci all’aiuto delle guide, dopo averle trovate e aver stabilito un contatto con le dovute precauzioni, è fidarci del loro giudizio. Esiste sempre la possibilità che le risposte che riceveremo da loro, specialmente per le motivazioni spiegate poco sopra e relative pertanto alle difficoltà di comunicazione, ci possano risultare, a volte, arcane. In altre occasioni potranno anche risultare chiare e precise nell’esposizione, ma nonostante ciò apparentemente incomprensibili. In questo caso potrebbe essere dovuto al fatto che non siamo ancora nella posizione e nella facoltà di comprenderne realmente il significato in quanto giungiamo in possesso di una risposta prima di aver formulato correttamente la domanda, un po’ come in Guida Galattica per Autostoppisti quando il grande computer Pensiero Profondo dà la sua risposta sulla “Vita, l’universo e tutto quanto” e spiega come sia “necessario che scegliate in mezzo al tutto qual è in realtà la domanda: solo così potrete capire cosa significa la risposta”.

Quando svolgiamo una diagnosi sui corpi sottili ci capiterà, prima o poi, di notare che le risposte che le guide daranno alle nostre domande saranno molto simili se non identiche a ciò che noi pensavamo di primo acchito. Questo ci darà la sensazione di avere un canale ancora più diretto e funzionale che potrebbe indurci a credere di essere in possesso o di aver cominciato a sviluppare una facoltà che ci permette di vedere o intuire alcune cose senza aver bisogno di coinvolgerle. Questo potrebbe essere un errore molto grave, che non bisognerebbe assecondare subito. Bisognerebbe invece darsi tempo per fare delle verifiche. Quando trattiamo qualcuno, soprattutto di persona, avere delle visioni, delle intuizioni, delle percezioni, magari delle vere e proprie conoscenze occulte di eventi passati e di emozioni provate non solo è comune ma anche normale, in quanto i nostri corpi entrano in contatto con quelli del nostro paziente. Tuttavia non dovremmo mai appoggiarci totalmente a queste sensazioni e affidarci a loro in modo indeterminato, quanto meno le prime volte, ma dovremmo sempre chiedere riscontro alle guide; motivo per cui, se non siamo chiaroveggenti o chiaroudienti e non siamo in contatto diretto con loro è bene usare un metodo diretto di dialogo che non implichi una meditazione.

Ogni risposta che noi possiamo avere può essere falsata: ora e sempre. Potrà essere manipolata dalla nostra mente impicciona, dalla nostra speranza di avere una risposta di un certo tipo e non di un altro, dal nostro senso di protagonismo, finanche dalla paura di deludere chi abbiamo di fronte dicendogli qualcosa che lo potrebbe mettere in ansia, in imbarazzo. Non sempre avremo coscienza di questo processo, ed è proprio questo il motivo per cui dobbiamo sempre tenere in considerazione l’idea che noi stessi stiamo intervenendo nella risposta ad alterarla. Quando proviamo una sensazione, quando viviamo una percezione, quando abbiamo una visione, quello che dovremmo fare è cercare sempre di applicare la Legge della Sfida per cercare così un riscontro per confutarla o confermarla. Se la risposta è genuina, e con essa l’esperienza, supererà ogni tipo di tentativo di essere smontata. Se lavoriamo con qualcuno che può fare una misurazione, un test o consultare le proprie guide riguardo uno stesso quesito, non esitiamo a chiedere anche pareri esterni. Se la nostra intuizione è attendibile è molto probabile che anche questa stessa persona, se coinvolta, riceverà la medesima risposta.

Le risposte che le guide ci daranno, come abbiamo visto, saranno molteplici e su campi diversi, ma sempre inerenti al percorso per cui stiamo lavorando con loro. Uno dei vantaggi di essere affiancati da degli spiriti che possono fungere da tramite è quello di non aver necessità di essere in presenza di qualcuno per trattarlo. Premettendo che non tutti i lavori a distanza possono essere svolti in modo completo e preciso, per motivi di limite nostro e non delle potenzialità del lavoro stesso, una buona parte di essi può essere tenuta anche solo usando un testimone della persona da trattare: una fotografia è più che sufficiente.

I trattamenti, infatti, non sono vincolati dai termini spaziali e temporali e possono essere messi in atto fintanto che la nostra mente è libera da questi vincoli. Finché accettiamo, quindi, di poter fare qualcosa e siamo in grado di metterla in pratica perché ne possediamo le corrette conoscenze, non ci sono limiti di spazio e tempo per ciò che possiamo fare.

Le guide, essendo sempre in contatto con noi, ci daranno un responso chiaro e certo di ciò che ci succede attorno e che, in linea di massima, noi potremmo non essere in grado di interpretare in modo assoluto. Nel trattamento la connessione con le guide sarà sempre bilaterale: loro ci invieranno informazioni sullo stato di salute della persona che stiamo trattando in tempo reale e noi chiederemo loro conferme continue di eventuali intuizioni o pratiche da attuare per procedere nel nostro lavoro in modo più preciso possibile.

Questo flusso costante di informazioni avverrà su più livelli e piani diversi che, stratificati, vibreranno come una ragnatela; durante il trattamento la sensazione è che tutti i membri coinvolti (paziente, guaritore e guide) siano connessi, per quanto lo scambio di alcune informazioni si svolga ad un livello non raggiungibile da tutti; da qui la necessità di avere dei tramiti. Pertanto il ciclo si svolgerà pressoché così: il guaritore interagisce con la sua guida, che interagisce con la guida del paziente, che interagisce con il paziente, che a sua volta risponderà alla sua guida, che interagisce con la guida del guaritore e che parla al guaritore. Non è possibile per il guaritore parlare direttamente con la guida del paziente e viceversa, ma ogni tipo di connessione tra i due passerà attraverso le reciproche guide.

Quando il processo di trattamento è in atto e noi abbiamo sviluppato una certa confidenza con le relative tecniche da applicare (cosa per la quale è possibile che siano necessari alcuni anni), oltre che un’assoluta fiducia e collaborazione con i nostri spiriti guida, è possibile che comincino a lavorare attraverso di noi usandoci come canale. Questo tipo di evento, che come dicevo possiamo aspettare che si verifichi solo quando abbiamo sviluppato una certa esperienza, è descritto anche da Barbara Ann Brennan nel suo Mani di Luce e avviene principalmente nelle fasi più avanzate di cura, quelle che lavorano sulla matrice dei corpi. Lei descrive questo processo in questo modo: “Se le guide spirituali decidono di intervenire sul corpo eterico matrice, il terapeuta si sentirà semplicemente sollecitato a posare le mani sul corpo del paziente in due punti, di solito in corrispondenza di due chakra, e a lasciarvele. Da questo momento in poi, le entità controllano tutto ciò che succede e il terapeuta è per lo più passivo. (…) Durante queste operazioni chirurgiche spirituali il terapeuta non può per nessuna ragione muovere le mani; anzi, il più delle volte, sembrano quasi paralizzate. Ogni volta che ho cercato di muoverle ho dovuto compiere un grande sforzo. Ci vuole molta pazienza per starsene fermi talvolta per tre quarti d’ora, mentre gli spiriti guida compiono il loro lavoro. Quando i chirurghi spirituali hanno terminato l’operazione, sterilizzano la parte e cominciano a richiudere lentamente l’incisione. Le mie mani eteriche pian piano riemergono e si fondono con le mani fisiche (…)”.

A tal riguardo, per quella che è la mia esperienza terapeutica, questo “intervento dall’alto” fino a ora si è verificato in situazioni particolari di trattamento, ossia quando è stato necessario saldare vere e proprie ferite nel corpo eterico o rimettere in asse chakra dai vortici fuori asse. Talvolta si verifica sul corpo astrale delle persone che tratto, in occasione di eventi emotivi particolarmente laceranti o in seguito a condizioni parassitarie avanzate. Dal momento che non sono in possesso di un potere chiaroveggente come quello su cui può contare Barbara, gran parte della mia esperienza di questi eventi avviene tramite organi di senso non completamente fisici.

Non è facile spiegare cosa si prova e come è possibile “vedere” che qualcosa non va. Dapprima è solo una sensazione di scanning del corpo del paziente in cui il nostro sguardo viene “attratto” da alcuni punti imprecisati durante il quale è facile provare delle emozioni che si possono tradurre in immagini a volte simboliche, a volte chiare. Come dicevamo, questa è parte della comunicazione con le guide: non sempre è facile. Ma gli organi coinvolti sono tutti e nessuno: passare la mano sui corpi di un paziente, anche a una trentina di centimetri dai confini del suo corpo denso, quindi letteralmente senza nemmeno lontanamente sfiorarlo, diventa un tastare, e leggere i corpi sottili come se fossero cosparsi di codice braille. In questo caso le informazioni ci giungono sia sotto una forma quasi tattile, sia in corrispondenza di sensazioni che si ripercuotono sul nostro stesso corpo. Sembrerà realmente di sentire le emozioni legate ai traumi e gli eventi che hanno caratterizzato alcuni tipi di ferite.

Quando entriamo, invece, nel corpo eterico, allora le guide si faranno ancora più intense nel loro aiutarci a comprendere il disagio del paziente. Arriveremo a una distanza di quasi dieci, quindici centimetri massimo dal corpo e non sarà anomalo che il paziente possa provare la sensazione di essere davvero toccato, massaggiato, di sentire le nostre mani dentro il suo corpo, anche se a tutti gli effetti le nostre dita sono lontane dai confini fisici. Questo avviene perché le nostre mani eteriche, invece, si proiettano all’interno, coordinate dai nostri spiriti guida che le indossano come se fossero guanti di velluto e fanno ciò che è necessario.

Ci sono state occasioni, quando ho trattato il corpo eterico e astrale di alcuni pazienti, in cui sono stati colti da improvvise crisi emotive, magari dovute a eventi lontani nel tempo di cui si vergognavano o che avevano tenuto nascosti e che erano collegati a traumi del passato che magari non avevano mai raccontato a nessuno prima di quel momento e per i quali si sono sentiti liberati. Il corpo astrale, a volte, mantiene dentro di sé residui di emozioni così vecchie che possono diventare quasi solide al tocco di un guaritore: veri e propri macigni emozionali da cui una persona non riesce a liberarsi. Non è anomalo, quindi, che alleggerendone la tensione il trauma emerga e si liberi, dando un enorme sensazione di sollievo.

Ovviamente, come abbiamo visto negli articoli precedenti, la fiducia del paziente nei nostri confronti è determinante e noi non dobbiamo in alcun modo metterla alla prova. Le guide ci possono consigliare anche in questo, per capire chi possiamo trattare e chi, invece, non ci sta realmente chiedendo aiuto ma lo fa con riserva o chi, in qualche modo che magari non possiamo capire, anche se ci chiede aiuto esplicitamente in realtà non desidera realmente guarire. Affidarci a loro è fondamentale.