The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

CAPITOLO 13 - Gli Strumenti del Guaritore

GLI STRUMENTI DEL GUARITORE

 

ATTREZZI DI LAVORO

 

Gli strumenti diagnostici sono quindi utilizzati per “interpretare” il mondo che ci circonda e le comunicazioni che percepiamo in un linguaggio che ci sia più comprensibile. Per fare un esempio semplice: andiamo a fare un’ecografia o una radiografia e ci pongono dinanzi al referto; per la maggior parte di noi è abbastanza incomprensibile ciò che viene segnalato: serve un radiologo per interpretarlo in modo corretto. È quindi necessario applicare un metodo diagnostico che si basi su un preciso campo di studi e una capacità di lettura e interpretazione appresa proprio grazie a esso. Gli strumenti diagnostici ci permettono di comprendere meglio ciò che abbiamo di fronte. Il come funzionano e come usarli lo vediamo appena più avanti.

Gli strumenti operativi sono invece strumenti che, affiancati a quelli diagnostici, vengono utilizzati in modo attivo per un trattamento. Tra questi possiamo contare, quanto meno nel metodo che uso, in particolare i cristalli e, pertanto, la cristalloterapia. A differenza degli strumenti diagnostici, per i quali l’esperienza diretta è decisamente più importante dello studio, nel caso delle terapie vibrazionali ritengo che lo studio di qualche libro sia imperativo.

In ultimo ci sono gli strumenti di supporto, ossia quelli che utilizzo per favorire l’equilibrio energetico della stanza dove lavoro e della persona che ho di fronte e anche per pulire gli attrezzi utilizzati. Tra questi possiamo considerare gli schemi radionici, l’aromaterapia e gli strumenti votivi e di protezione.

 

GLI STRUMENTI DIAGNOSTICI

Quando facciamo una diagnosi, possiamo appoggiarci interamente sulla nostra esperienza, sul dialogo con il paziente e, se ne siamo in possesso, sulla visione eterica o astrale. Ma non tutti possiedono queste capacità in particolare, oppure il paziente potrebbe essere a distanza, potremmo essere all’aperto e non nella posizione di entrare in meditazione per consultare le guide.

Per ovviare a queste difficoltà esistono degli strumenti di misurazione che possono essere alla portata di chiunque. Tra questi, uno di uso frequente è il pendolo per uso radiestesico.

Il pendolo, fondamentalmente, non è altro che un peso attaccato a un filo o una catenella che, soggetto alla forza di gravità, rimane perfettamente a piombo indicando sempre il centro della Terra. La sua forma può avere diverse varianti ma, indicativamente, perché sia ottimale dovrebbe avere una forma poliedrica piramidale, una forma conica o, se di forma irregolare, deve essere puntiforme. Sul materiale di cui è costituito il pendolo si spazia molto di più, ma comunque deve essere abbastanza pesante da poter mantenere il filo ben dritto; per questo motivo infatti per la sua costruzione si usa solitamente il metallo o qualche tipo di cristallo.

Per sua forma e natura, esistono pochi e semplici movimenti che questo strumento può compiere e per i quali le interpretazioni sono sempre, indicativamente, uguali. Per dare una sua interpretazione nelle diagnosi, un pendolo, oltre a rimanere fermo, può ruotare in senso orario, in senso antiorario, oscillare in direzioni differenti: diagonale, verticale e, in certe condizioni, muoversi in modo fortemente disordinato. Questi diversi movimenti possono indicare svariate cose a seconda di cosa stiamo cercando di misurare o testare.

A discapito di ciò che molte persone credono, non è una forza misteriosa o un’energia occulta a muovere il pendolo, ma sono i micromovimenti del braccio e della mano di chi lo utilizza. Quello di cui si parla è quindi pressoché come un principio diagnostico kinesilogico. Nel caso specifico di questa arte, infatti, si parla di un approccio terapeutico alternativo basato interamente sulla comunicazione espressa dell’organismo ai fini ultimi di una ricerca dello stato di benessere. Il test muscolare kinesiologico si basa sull’interazione del paziente quando viene messo in contatto o anche solo esposto a differenti fattori di natura biochimica o strutturale, che possono anche essere pienamente di tipo emozionale o semplicemente energetico. In sostanza, a un paziente che si sottopone a un test kinesiologico per le intolleranze viene misurata la reazione induttiva nervosa e inconscia quando esposto alla natura degli alimenti scatenanti. Il pendolo funziona pressoché sullo stesso principio: non è un’entità a muoverlo, ma è il suo stesso utilizzatore che, percependo a livello sottile le repliche alle domande che egli stesso pone o gli vengono poste, genera un movimento nel pendolo utile a interpretare la risposta. In sostanza, con il nostro corpo sottile percepiamo il mondo che ci circonda in modo più ampio e complesso, proprio come se fossimo dotati di organi di senso molto più sviluppati. Le persone che imparano a fidarsi di queste sensazioni, che le coltivano e spalancano ancora di più le proprie percezioni tramite lo sviluppo e l’allenamento di questi sensi amplificati, si troveranno a percepire il mondo in modo ancora più ampio, colorato e “rumoroso”.

Quando usiamo un pendolo poniamo una domanda. In qualche modo noi “conosciamo” la risposta in modo inconscio o meglio, dal momento che le nostre guide conoscono la risposta, ce la comunicano attraverso i canali dei nostri corpi sottili; il pendolo non fa altro che amplificare rendendo palese questa risposta.

Il pendolo è più che altro utilizzato come strumento di misurazione radiestesica quando è affiancato a uno schema che può essere interrogato. Gli schemi radiestesici, che possono benissimo essere stampati su un foglio di carta, fotocopiati da un libro o anche creati appositamente da noi nel caso in cui quello che ci serve non fosse disponibile, sono di svariati tipi, inseriti in disegni circolari o semicircolare graduati. In ogni spicchio della graduazione è presente una dicitura che collega a un concetto. Quando noi poniamo una domanda, posizioniamo il pendolo perpendicolarmente sullo schema e attendiamo che oscillando ci indichi la risposta.

Gli schemi, in genere, sono completi di un piccolo cerchio dove posizionare un eventuale testimone e il simbolo del Nord, per indicare la direzione verso la quale devono essere rivolti per effettuare una lettura. In aggiunta a questi, in genere sono muniti anche di un piccolo schema con tre possibili scelte che permettono di verificare se la risposta che abbiamo avuto durante la lettura è attendibile oppure no.

Come abbiamo visto precedentemente, siamo in possesso di due unità di misura utili al nostro lavoro: i bovis e gli ångström. Entrambi, inseriti in uno schema radiestesico graduato, vanno a formare il “biometro”, ossia uno strumento di misura basato su queste unità note come “UB”, acronimo di Unità Bovis. La graduazione in bovis ci permette di stabilire quanto è in salute una persona mediante la misurazione dell’emanazione energetica vibrazionale dei suoi corpi, in particolare il corpo eterico. Per fare una misurazione dobbiamo essere in possesso di un testimone (una foto, un’immagine mentale o la persona in modo diretto). Sistemando lo schema stampato su un piano solido e posizionando il gomito ben fisso, faremo oscillare il nostro pendolo direttamente sul biometro. Dovremo lasciare che oscilli liberamente mentre noi ci concentriamo sulla persona e sulla domanda; impiegherà qualche secondo muovendosi in modo disordinato prima di fissarsi su uno spicchio dello schema graduato e indicarlo con decisione, rimanendo fisso. Il risultato è lo stato energetico attuale in UB dell’oggetto della nostra misurazione.

Dal momento che stiamo misurando una qualità di energia, tuttavia, l’uso di un’unità di misura fissa potrebbe non essere indicativa. Come già spiegato precedentemente io consiglio sempre l’uso di uno schema graduato percentuale dove 100% è il massimo della vitalità della persona nelle sue condizioni ottimali e con il quale ci è possibile misurare tutti i diversi corpi in modo separato, accertandoci così se ci sono delle escursioni energetiche in corso, che possono essere dovute a molti fattori differenti.

A livello diagnostico il pendolo, così come anche il biotensor, che vedremo dopo, può essere usato per consultare le guide. Dopo aver stabilito qual è il movimento che va a simboleggiare una risposta affermativa e quale una risposta negativa, possiamo utilizzarlo come metodo di consultazione, ponendo alle guide i nostri quesiti e attendendo una risposta.

Il pendolo può essere usato anche per diagnosticare lo stato di singoli organi e degli stessi chakra. Tendenzialmente un chakra armonico ruota in senso orario. Se noi posizioniamo il pendolo a una corretta distanza dal corpo del nostro paziente steso su un lettino, appena questo entrerà nel campo energetico del centro, ne verrà influenzato e comincerà a ruotare nella stessa direzione, indicandoci così in modo immediato una diagnosi sullo stato del chakra.

Grazie a questo procedimento diagnostico noi possiamo, tuttavia, identificare altri tipi di movimenti che possono aiutarci a individuare in modo più completo e complesso lo stato stesso del chakra. Principalmente il pendolo si muoverà in senso orario o antiorario. La forma che andrà a descrivere potrebbe essere circolare o ellittica, e la sua ellissi potrebbe indicarci uno sbilanciamento verso sinistra o destra o essere ellittico verticale. L’oscillazione del pendolo potrebbe non fare rivoluzioni e quindi muoversi in verticale, orizzontale, in obliquo (destra o sinistra) o rimanere perfettamente fermo.

Per procedere con questo tipo di diagnosi con il pendolo, identificato da Barbara Ann Brennan, conviene appuntarci su un foglio di carta i movimenti dei diversi chakra per poter fare, in seguito, un quadro completo. Ogni tipo di diagnosi deve sempre partire dal chakra più basso e deve essere esaminata sempre nella sua globalità. Questo processo è imperativo in quanto i chakra possono essere talmente disarmonici o insediati da influenzare, nelle misurazioni, anche quelli adiacenti. Se ci basassimo esclusivamente su una misurazione spot e non su una globale, questa potrebbe non essere adeguata.

Di seguito inserisco i diciassette movimenti diagnostici identificati e i relativi significati.

 

Simbolo

Abbreviazione

Descrizione del movimento

Stato psicologico

O15

In senso orario, diametro 15 cm

Chakra aperto ed equilibrato; percezione chiara della realtà

OED7

In senso orario, ellittico con inclinazione a destra, diametro 7 cm

Chakra aperto; scissione fra attività e ricettività, con prevalenza degli aspetti attivi della personalità; percezione della realtà viziata da una propensione verso valori attivi, mascolini, yang

OES7

In senso orario, ellittico con inclinazione a sinistra, diametro 7 cm

Chakra aperto; scissione fra attività e ricettività con prevalenza degli aspetti passivi della personalità; percezione della realtà viziata da una propensione verso i valori passivi, femminili, yin

OEV7

In senso orario, ellittico verticale, diametro 7 cm

Chakra aperto, con un certo spostamento dell’energia verso l’alto, verso lo spirituale, per evitare l’interazione con gli altri

OEOr15

In senso orario, ellittico orizzontale, diametro 15 cm

Chakra aperto, con una certa compressione o trattenimento in basso dell’energia per evitare l’interazione energetica con gli altri

A15

Antiorario, diametro 15 cm

Chakra chiuso e squilibrato, con proiezioni di tipo attivo sulla realtà

AED7

Antiorario, ellittico con inclinazione a destra, diametro 7 cm

Chakra chiuso; scissione, con aspetto aggressivo più sviluppato di quello passivo e con proiezioni sulla realtà di tipo attivo, yang

AES5

Antiorario, ellittico con inclinazione a sinistra, diametro 5 cm

Chakra chiuso; scissione, con aspetto passivo più sviluppato di quello aggressivo e con proiezioni sulla realtà di tipo passivo, yin

AEV7

Antiorario, ellittico verticale, diametro 7 cm

Chakra chiuso, con spostamento dell’energia verso l’alto, verso lo spirituale, per evitare l’interazione con gli altri

AEOr12

Antiorario, ellittico orizzontale, diametro 12 cm

Chakra chiuso, con una certa compressione o trattenimento in basso dell’energia per evitare l’interazione con gli altri

V15

Verticale, diametro 15 cm

Spostamento dei sentimenti e delle energie verso la sfera spirituale per evitare l’interazione con gli altri

Or10

Orizzontale, diametro 10 cm

Spostamento dei sentimenti e delle energie verso il basso per evitare l’interazione con gli altri

D7

Inclinazione a destra, diametro 7 cm

Grave scissione fra aspetto aggressivo e aspetto passivo della personalità, con preponderanza dell’aspetto aggressivo

S10

Inclinazione a sinistra, diametro 10 cm

Grave scissione fra aspetto aggressivo e aspetto passivo della personalità, con preponderanza dell’aspetto passivo

F

Fermo

Chakra inattivo, che porterà all’insorgere di malattie fisiche

OESp12

In senso orario, ellittico, con spostamento dell’asse, diametro 12 cm

Grandissimo mutamento in atto nel soggetto, che sta lavorando attivamente e in profondità sul problema; persona che probabilmente si sta occupando di questioni connesse con la funzione psicologica del chakra; caos sensibile

AESp15

Antiorario, ellittico, con spostamento dell’asse, diametro 15 cm

Come OESp, ma con caos negativo

Tra gli strumenti diagnostici possiamo contare anche sul biotensor. Per quanto l’uso di questo strumento collimi con quello del pendolo, basandosi sul medesimo principio, offre di sicuro potenzialità inferiori di esame.

Il biotensor è uno strumento più complesso, nella sua costruzione, di quanto possa esserlo un pendolo e pertanto è meno usato dalle persone più comuni e dai dilettanti in quanto necessita di una calibrazione più adeguata che implica una certa difficoltà nella sua costruzione artigianale. Il principio su cui si basa è quello di un peso posto al limitare di un filo di metallo flessibile lungo intorno ai venti centimetri a sua volta collegato a un’impugnatura. Al contrario del pendolo il biotensor si mantiene in posizione orizzontale e sviluppa, quindi, il suo movimento ruotando perpendicolarmente all’asse del nostro corpo e non parallelamente come avviene con il pendolo.

Essendo molto meno influenzabile del pendolo, da un punto di vista fisico, dato che non richiede di essere fermi e posizionati su un piano rigido, il biotensor è molto utile nei casi in cui stiamo controllando uno spazio e dobbiamo muoverci all’interno di esso. Il movimento, in questo caso, sarà meno influenzato dalla nostra posizione nei confronti del centro della Terra e ci permetterà una diagnosi più comoda.

Esattamente come il pendolo, anche il biotensor viene utilizzato come metodo di comunicazione con le guide o con il nostro sé superiore, permettendoci di bypassare il nostro io e giungere direttamente alle sensazioni più profonde e le percezioni di stato dei nostri stessi corpi sottili, sottoposti agli impercettibili cambiamenti dell’ambiente circostante. Il suo movimento principale è identificabile in senso orario e antiorario dove, così come per il pendolo, si associano generalmente le risposte “positivo/attivo” e “negativo/passivo”. Tuttavia, anche se in rari casi, queste due risposte potrebbero essere invertite, pertanto è sempre bene capire, prima di cominciare a usarlo la prima volta, qual è la risposta affermativa e quale negativa. Per farlo basta porre una domanda di cui noi conosciamo la risposta certa e vedere in che direzione si muove il nostro peso. Nel 99% dei casi, se noi stessi non siamo energeticamente squilibrati e se anche lo strumento è purificato, avremo una risposta affermativa in senso orario e una negativa in senso antiorario. Una volta identificata la risposta, questo movimento non cambierà mai più.

Esiste un’eccezione a questa regola, che ho riscontrato personalmente in alcuni casi e che è collegata alla mano proiettiva e ricettiva. Nelle donne, e solo in loro, a volte il ciclo mestruale tende a invertire la funzione energetica ottimale delle mani e, di conseguenza, anche le risposte che ricevono dagli strumenti diagnostici come biotensor e pendolo; la mano proiettiva e quella ricettiva si scambiano e di conseguenza il senso di rotazione dello strumento va a modificarsi. Nei rari casi in cui capita e per chi capita, si tratta di una condizione che va tenuta monitorata prima di ogni diagnosi e ogni trattamento.

L’ultimo strumento diagnostico che tratteremo è la bacchetta rabdomantica. Questo strumento, il più antico dei tre, è tuttora utilizzato dai rabdomanti, persone che sono in grado di trovare acqua, metalli e altre materie prime nel terreno. Questo processo può essere svolto anche con il pendolo, ma nel nostro caso l’uso della bacchetta rabdomantica è più comodo.

Esistono due tipi di bacchetta: quella a Y e quella a L. La bacchetta a Y è in genere una forcella di legno di salice che deve essere tenuta per le due estremità con entrambe le mani. Camminando su un terreno, quando ci si troverà in prossimità dell’acqua la punta comincerà a muoversi verso il basso, attratta dalla stessa. L’altra è invece costituita da due diverse bacchette di metallo, in genere bronzo, a forma di L. Questi due strumenti devono essere impugnati per il lato corto, uno per mano, senza stringere, permettendo così alle bacchette di muoversi. Spostandosi all’interno di uno spazio, in genere all’aperto, le bacchette sincronicamente si punteranno verso ciò che stiamo cercando e quando saremo nel suo campo energetico si incroceranno tra loro; se dovessimo allontanarci da esso invece divergeranno.

Questo sistema diagnostico è molto utile in casi in cui stiamo cercando luoghi energetici, leylines o zone ad alta intensità negativa; è un metodo utile per il recupero di frammenti emozionali e per individuare luoghi infestati. Non è quindi indicato per i trattamenti sugli esseri viventi.

GLI STRUMENTI OPERATIVI

Quando si svolge un trattamento la prima cosa che si fa è una diagnosi. Non appena questa è stata completata e abbiamo un quadro il più chiaro possibile di ciò che dobbiamo affrontare, possiamo cominciare a lavorare fisicamente sulla persona che abbiamo di fronte, continuando a utilizzare biotensor o pendolo nel caso sia necessario dialogare con le guide (ammesso che non siamo chiaroudienti). In effetti durante il trattamento non smetteremo mai di utilizzarli, in quanto ci sono utili per accertarci di eventuali cambiamenti di stato nell’equilibrio dei corpi e dei chakra e dei quali il nostro paziente potrebbe non essere consciamente consapevole al punto da darci un riscontro.

Nel lavoro diretto è possibile appoggiarci ad alcuni strumenti che ci possano fungere da affiancamento al lavoro. Principalmente io uso un tipo di strumento operativo: i cristalli. Una cosa importante da sapere sul loro uso e che non è magari già stato detto su queste pagine nella seziona apposita è che la scelta del giusto cristallo per il corretto uso si appoggia su più caratteristiche particolari: la forma e il taglio dello stesso, il tipo di sistema cristallino e il colore. Per quella che è la mia esperienza a riguardo, la dimensione di un cristallo non ne influenza la capacità, al contrario della forma, nel caso specifico ad esempio dei cristalli laser, che vedremo subito. Tuttavia la purezza (determinata dalla contaminazione a livello cristallino) e il quantitativo di manipolazione umana (differenza tra un cristallo burattato o grezzo) cambia decisamente il rapporto e la forza della stessa in termini sia rituali che terapeutici.

L’uso dei cristalli nei trattamenti può essere di tre tipi, per quello che è il lavoro che svolgo personalmente. Il primo è quello di equilibrio, ed è il caso di cristalli che vengono posizionati su diverse parti del corpo, in particolare in relazione ai diversi chakra. In questo modo si armonizza il centro energetico e si favorisce lo scorrere dell’energia con conseguente dispersione di blocchi o di accumuli aurici.

Il secondo uso che si fa dei cristalli è quello della chelazione, ossia il processo di raccolta e conseguente smaltimento di muco aurico residuo. Questa pratica avviene mediante l’uso di cristallo laser che viene maneggiato con cura sulle zone congestionate del corpo eterico. Come si fa con un cucchiaino immerso in una sostanza viscosa, la sua funzione è quella di agganciare, trattenere ed estrarre il muco aurico per disperderlo e annullare, così, l’effetto negativo che ha sulla persona. Il cristallo laser che si utilizza per la chelazione è anche usato per proiettare energia in determinati punti con un flusso concentrato che può essere canalizzato con una maggiore facilità. 

Il terzo uso è quello di supporto e di facilitazione allo scarico di energia e al centramento. È il caso ad esempio delle pietre moqui e le pietre boji che favoriscono la meditazione e la pratica onirica, nonché la connessione con la terra, in modo da garantire un corretto flusso di scarico attraverso il primo chakra.

Quando scegliamo di acquistare dei cristalli, la tendenza che spesso abbiamo (io l’ho avuta) è quella di averne sempre più di quelli che ci sono necessari. La cosa importante da domandarsi è sempre se li stiamo prendendo per esigenza, per collezionismo o solo per passione. Nel caso la risposta alla nostra domanda sia la prima, è bene stilare una lista di ciò che ci serve e non lasciare nulla al caso, altrimenti il rischio che corriamo è quello di prendere diversi tipi di cristalli rendendoli non solo ridondanti nel loro uso e quindi superflui, ma soprattutto a volte non del tutto utili. Io suggerisco sempre di selezionare cristalli quando possibile grezzi, quindi non burattati, e di averne almeno uno relativo ad ogni chakra.

Dal momento che ogni cristallo ha una propria energia e che questa può essere identificata come maschile o femminile, l’ottimale sarebbe avere due pietre diverse per ogni chakra: una per genere. Non sarà necessario per forza usare pietre femminili sulle donne e pietre maschili sugli uomini, ma dovrà essere nostra cura valutare quando un cristallo ha un potere troppo accentuato o troppo debole per quello che stiamo facendo e aver modo di sostituirlo con un altro nel caso troviamo che la scelta fatta in un primo momento non sia completamente adeguata. In questo, come sempre, ci giunge in aiuto sempre il biotensor o il pendolo, che ci possono indicare quale dei cristalli in nostro possesso sia il più indicato per la persona che stiamo trattando.

Per gli specifici trattamenti sarebbe bene inoltre avere uno o due diversi cristalli laser. Uno di questi sarà adibito esclusivamente alla chelazione, l’altro invece lo useremo per aprire e chiudere i corpi prima e dopo il processo di cattura del muco aurico, e per energizzare le parti deboli. Questo tipo di cristalli deve essere usato con estrema cautela e consiglio di leggere almeno alcuni libri di cristalloterapia prima di applicarlo in quanto l’energia proiettata è utile quanto potente e potrebbe comportare squilibri o eccessi nel nostro paziente.

Ammettiamo di scegliere di comprare su internet un set di cristalli legati ai chakra. È facile che ci troveremo di fronte ad un set composto da otto pietre. Contandole noteremo che ce ne saranno due legate al quarto chakra. Non si tratterà di un errore, ma di una necessità specifica dovuta al chakra secondario del cuore. In questo caso io suggerisco di avere sempre con sé un quarzo rosa, legato al quarto chakra, che sia di dimensioni abbastanza grandi da far sì che la persona possa tenerlo in una mano senza stringere il pugno. Dal momento che il chakra del cuore è quello più vulnerabile da chi ha subito traumi emotivi, questo cristallo, che dovrà sempre essere scrupolosamente purificato, dovrà essere tenuto nel palmo sinistro e favorirà l’apertura del quarto centro, permettendo così al guaritore di poter entrare con più facilità e vedere meglio le difficoltà da dover guarire.

Quando lavoriamo con i cristalli e con gli strumenti operativi, ci sono tre cose importanti da prendere in considerazione. La prima è di sicuro la purificazione. Io uso la radionica, attraverso uno schema in particolare, il disimpregnatore, che permette una purificazione abbastanza approfondita degli oggetti. Qualsiasi strumento può essere inserito entro i confini del decagono centrale dello schema e lasciato lì alcune ore, prima e dopo ogni trattamento, così da poter lavorare con un sistema pulito. Usare un cristallo non pulito correttamente è come operare qualcuno con un bisturi sporco di sangue.

La seconda cosa è di sicuro il mantenimento e la carica. Per i cristalli uso ancora la radionica, attraverso uno schema apposito, composto da tre decagoni concentrici circoscritti. I cristalli devono essere sempre carichi e puliti per funzionare come si deve.

Il terzo punto è la programmazione dei cristalli. In merito alla programmazione è bene comprendere che è fondamentale e che parte dal sistema di struttura degli stessi. Basti pensare che il silicio di cui sono composti i microchip che stanno alla base dei sistemi hardware si appoggiano proprio su questo principio per immagazzinare i dati. Noi programmiamo i cristalli per far sì che immagazzinino il nostro intento e possano usare la loro energia intrinseca seguendo l’impulso che noi gli abbiamo dato.

 

GLI STRUMENTI DI SUPPORTO

Arriviamo ora agli strumenti di supporto, ossia quegli strumenti che noi utilizziamo per creare un’atmosfera o per rinforzare l’energia che ci aiuta a compiere il lavoro che stiamo facendo, che, in qualche modo, ci tutela o che permette al nostro paziente di sentirsi più al sicuro e a suo agio.

Tra gli strumenti di supporto possiamo distinguere tre tipi principali, a seconda del loro uso:

  • Strumenti di aromaterapia
  • Focus e oggetti votivi
  • Strumenti di protezione e amplificazione

Tra gli strumenti di aromaterapia io uso in genere un brucia essenze. Lo uso nel caso mi serva mettere la persona in una condizione più adatta al lavoro, scegliendo quindi un’essenza adeguata. Consiglio la scelta del geranio e del bergamotto o anche della lavanda se dobbiamo lavorare su questioni mentali e della camomilla o del sandalo se dobbiamo lavorare su questioni astrali. Se la persona che abbiamo di fronte è fortemente tesa io consiglio di usare anche arancio, che rilassa i nervi. Tendenzialmente sconsiglio l’uso di olii troppo aggressivi, come l’eucalipto, o olii troppo dolci, come la rosa, a meno che non andiamo in cerca di situazioni particolari. Questi profumi possono irritare le mucose o stimolare alcuni chakra a discapito di altri e in un lavoro energetico di guarigione è meglio rimanere sempre su una scala globale di intento.

I focus sono oggetti che noi utilizziamo per concentrare e rafforzare un intento. Nel qual caso le immagini votive verso cui una persona dirige le proprie preghiere sono considerabili, in magia, come dei focus. Sono noti anche come feticci, e sono usati anche nelle tradizioni sciamaniche per richiamare poteri particolari.  Possono essere di svariato tipo e avere diverse funzioni, per lo più passive. In genere sono simboliche, più che intrinsecamente attive, ma servono per focalizzare e convocare un certo potere con più forza. Io nei trattamenti mi appoggio su alcuni diversi tipi di oggetti che svolgono questa funzione: uno di questi sono le forme pensiero che ho creato appositamente per svolgere un ruolo di protezione e sostegno. Nel mio caso le ho create legate a precisi animali di potere che uso in guarigione: gli alleati di cui ho parlato nell’articolo sulle guide e che portano con loro alcuni poteri utili. Ad esempio, per un’amica guaritrice ho intagliato un ankh in legno, con il preciso intento di dargliela; lei la usa come focus per ottenere supporto durante le sue pratiche.

Altri focus possono essere parti di animali a cui ci rivolgiamo per chiedere aiuto o oggetti di particolare potere, come conchiglie, piume, artigli che per noi hanno una precisa storia o un preciso significato simbolico. Sull’altare che uso per la guarigione io uso alcuni oggetti come focus. Il primo è una pietra rappresentante Anubis che è stata dipinta da un’artista che fa parte della mia congrega e che ho ricevuto in dono per un’iniziazione. Questo focus mi serve per il transito dei defunti in particolare. Poi ho una boccetta contenente della sabbia rossa proveniente dalla Monument Valley e che è stata raccolta all’interno di un teepee dove si svolgevano rituali sciamanici di guarigione navajo proprio nel momento in cui ce n’era uno in corso. Questa la uso per le volte in cui devo lenire il dolore o far emergere le difficoltà. Uso anche delle piume, delle ali e degli artigli di corvo reale per creare un migliore legame con una delle mie guide animali. Questo tipo di strumenti è molto personale e consiglio a chiunque di capire, prima, quanto bisogno ha veramente di farne uso; un altare pieno di oggetti inutili, pertanto molto più scomodo ed energeticamente caotico, è da sconsigliare in confronto a uno più moderato e con solo ciò che realmente usiamo.

Lo stesso discorso vale per gli oggetti votivi, dato che sono sempre dei focus, ma in questo caso vanno a rappresentare delle divinità a cui noi ci rivolgiamo per avere aiuto e supporto. In aggiunta a questo sono oggetti votivi incensiere, candele, contenitori per le offerte che noi elargiamo in cambio di aiuto. Soprattutto per quanto riguarda le offerte, io suggerisco sempre di valutarle sulla base della divinità a cui ci rivolgiamo. In questo caso il mio consiglio è capire prima se desideriamo lavorare con qualche dio o qualche dea, e poi decidere quale di essi ci è più affine per i nostri lavori di guarigione.

Nel caso dovessimo ritenere che un lato teurgico sia fondamentale e che quindi sia in nostro potere e desiderio lavorare sulla guarigione di ispirazione divina, la scelta spazia moltissimo, ma prima di decidere a quale vogliamo rivolgerci è bene comprendere anche che ogni divinità di guarigione agisce in un modo diverso.

Gli ultimi strumenti che citerò sono quelli di protezione e amplificazione. Stiamo parlando di amuleti che possano proteggere noi stessi e lo spazio in cui lavoriamo da eventuali interferenze esterne di svariata natura, creando così uno spazio sacro puro e inviolabile. Anche per questo io non mi dilungherò in quanto lascio che ognuno decida se farne uso o meno e nel caso decida di usarli di appoggiarsi alle proprie conoscenze e capacità a riguardo. Personalmente trovo che la sicurezza sia determinante, pertanto ho creato appositamente una forma pensiero che stia a guardia del mio lavoro, che tuteli quindi lo spazio e la persona che sto trattando. Come protezione personale invece utilizzo un mālā, una sorta di rosario di origine tibetana costituito da 108 grani di osso intagliati a forma di teschio umano. Questo strumento è per me fondamentale sia per il lavoro con i defunti, sia per la protezione durante i viaggi e le trance, oltre che per i lavori di trattamento.

Per amplificare il potere della guarigione invece uso un bruciatore diverso da quello che uso per l’aromaterapia. Questo contiene un particolare tipo di cera profumata che può essere sciolta e solidificata senza che perda consistenza e che, quando comprata, si presenta in cialde. Questa cera è ottima perché possiamo iscrivere sulla sua superficie un simbolo che può esserci utile per il lavoro, così da rilasciarne il potere lentamente. Inoltre uso anche un amuleto creato da una cara amica appositamente per la guarigione e che reca un simbolo nativo chiamato “il sommo guaritore”.

 

QUALI STRUMENTI USARE

Ogni volta che mi trovo a parlare degli strumenti, sia in stregoneria che nell’arte della guarigione, mi rendo conto di come sia importante comprendere che tutti gli strumenti sono utili, ma nessuno di essi è fondamentale. Quando ho imparato i primi rudimenti del lavoro del guaritore, la prima cosa che mi è stata insegnata è stata utilizzare il semplice sfregamento dei polpastrelli tra indice e pollice per diagnosticare e per comunicare con le guide. Dato che sono un allievo indisciplinato appena ho potuto mi sono avvalso dell’uso di un biotensor e del pendolo (che già usavo in precedenza), andando a perdere per anni la sensibilità nell’uso delle dita. Inutile dire che, qualsiasi sia lo strumento che noi utilizziamo, questo migliora la nostra vita, ma non possiamo esserne schiavi.

L’unico strumento di cui abbiamo fondamentale necessità è la nostra fiducia e la nostra sensibilità. Adesso, dopo oltre otto anni di cammino, ho imparato a interpretare le minime alterazioni del mio corpo per individuare la presenza di entità o lo stato negativo di un luogo. Sono segnali che tutti riceviamo, ma che pochi imparano ad ascoltare e ancor meno ad affidarcisi; preferiamo pensare che quell’improvvisa fitta alla testa che ci colpisce in un dato momento sia un caso, che il dolore al braccio quando parliamo di una certa persona sia una coincidenza, che la sensazione di pesantezza allo stomaco ogni volta che entriamo in un luogo sia dovuta alla suggestione. Non è così. È risaputo anche dalla medicina che il nostro corpo denso ci parla in continuazione e ci comunica i suoi malesseri fisici; i nostri corpi sottili non sono da meno, ma anche se non ignoriamo la loro esistenza, tendiamo a non valutare le sensazioni emotive, mentali e istintive che abbiamo perché pensiamo che il raziocinio sia l’unica realtà su cui possiamo appoggiarci con un minimo margine di errore. Non bisognerebbe mai abbandonare il raziocinio per lasciarsi guidare totalmente dall’istinto e le sensazioni, ma di contro non è bene nemmeno ignorarle per basarci solo sulla razionalità. È solo questione di tempo prima che ci capiti qualcosa che non possiamo spiegare e a quel punto noi saremo chiamati a decidere in cosa vogliamo credere.

Quando mi capita di trovare persone a cui diagnostico con successo malattie che non sapevano di avere, o di cui sono a conoscenza ma non mi hanno parlato, quando indico con precisione i loro punti di dolore o quando durante un trattamento individuo traumi o esperienze emotive, fisiche o mentali anche lontane anni nel tempo arrivando a dir loro anno, mese, giorno e ora in cui sono capitate, la reazione che hanno è varia: a volte si spaventano, a volte si incuriosiscono, a volte pensano che io abbia modo di avere accesso alle loro cartelle cliniche in modo fraudolento, a volte rifiutano l’esperienza che hanno vissuto, a volte non ci vogliono credere e a lungo andare preferiscono non pensarci, perché l’ultima cosa che il raziocinio desidera è avere dei dubbi. A volte, però, si affidano. E non a me, ma a loro stesse, alla somma saggezza della guarigione che ci guida tutti; perché ognuno di noi sa esattamente cosa deve fare per guarire da ciò che lo tormenta, ciò che lo ha ferito, ciò che gli è stato fatto. Solo che a volte abbiamo una paura immensa di guardare questa cosa, perché ci fa sentire deboli, spauriti, indifesi, a volte violati.

Non esistono strumenti che possano guarire da soli, nemmeno quelli più potenti e incredibili, esattamente come non esistono scarpe che ti possano portare da qualche parte senza farti camminare. Tuttavia esistono persone che possono decidere di intraprendere un cammino che le porterà a scavare e far emergere qualcosa di sepolto, per poi guardarlo, capirlo, accettarlo e così guarire. Queste persone non sono speciali, non nel modo in cui uno pensa che sia necessario che lo siano. Tutti noi abbiamo questa capacità; solo non ci affidiamo ad essa e preferiamo aspettare che ci sia qualcun altro che ci venga a dire ciò che noi, di fatto sappiamo già. Quando ci mette di fronte a questa cosa, spesso ne abbiamo paura.