The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Capitolo 14 - Le Pratiche Preparatorie

CAPITOLO 14: LE PRATICHE PREPARATORIE

 

LA PREPARAZIONE

Essere ben preparati è già metà del lavoro. Prima di approcciarsi a un trattamento è quindi bene definire quello che è un rituale di comportamenti preparatori che andranno sempre seguiti alla lettera. Questo tipo di preparazione, è importante definirlo, non è solo per il paziente, ma soprattutto per il guaritore stesso, per aumentare la propria efficienza, per tutelare sé stesso e per riuscire in questo modo a tutelare la propria salute e la propria incolumità insieme a quella del proprio paziente.

Nell’articolo precedente abbiamo accennato come sia importante lavorare con strumenti purificati. In questo articolo andremo nel dettaglio di quelle che sono le attività preparatorie che in genere svolgo prima di cominciare un trattamento, sia per mettermi nella condizione psicofisica migliore, sia per tutelare lo spazio, me stesso, la persona che sto per trattare e per avvalermi di ogni possibile aiuto.

Io vi parlerò di quella che è la mia ritualità di preparazione al lavoro ma ci tengo a specificare che, essendo mia, non significa che possa funzionare per tutti i guaritori e che, inoltre, ci sono parti di questa cerimonia che non rivelerò nello specifico o che ometterò del tutto in quanto vincolate da un segreto personale e rituale. Ciò non toglie che posso confermarvi con assoluta sicurezza che lo schema che espongo è funzionale e che ciò che è stato omesso non vincola il potere e i passi necessari.

La preparazione al lavoro diventa, quindi, una pratica fondamentale che non deve essere in alcun modo presa alla leggera e per la quale è necessario prendersi tutto il tempo che serve e soprattutto, nel caso il paziente sia presente, pretendere che possa essere svolta in assoluta tranquillità e nel rispetto delle nostre esigenze. Se, per motivi che ci competono esclusivamente e che non dobbiamo giustificare a nessuno, sentiamo il bisogno ad esempio di fare una danza preparatoria, suonare uno strumento, cantare una canzone o un mantra, praticare una meditazione o fare dei movimenti specifici che potrebbero apparire ridicoli a chi non li comprende, dobbiamo sentirci liberi di poterlo fare. Pertanto il mio consiglio è quello di svolgere queste pratiche prima dell’arrivo del nostro paziente oppure di chiarire alla persona che stiamo per trattare quali sono le nostre esigenze e chiedere di rispettarle.

Prima di cominciare anche solo la preparazione, inoltre, io consiglio sempre di tenere un incontro conoscitivo con il paziente. Questo incontro spesso si rivela fondamentale non solo per raccogliere più informazioni possibili sui motivi per cui si sta rivolgendo a noi (pertanto conoscere eventuali diagnosi fisiche effettuate da medici qualificati e leggere i referti se ne siamo in grado), ma anche per spiegare come abbiamo intenzione di lavorare, quali sono i passi che faremo e quali sono gli strumenti che utilizzeremo. È imperativo che il paziente abbia fiducia in noi e se ha delle domande su come si svolgerà il lavoro è bene che questi dubbi siano chiariti al meglio delle nostre possibilità; è improbabile che chi si rivolge a noi abbia chiaro il nostro modus operandi o che conosca i meccanismi che si mettono in moto in un processo di guarigione. Nei limiti di ciò che riteniamo corretto dirgli è bene che sia informato anche in modo che durante il processo di trattamento non ci si ritrovi a dover spiegare nel dettaglio ciò che stiamo facendo rispondendo a raffiche di domande, ma che il dialogo che si terrà possa essere utile a noi per comprendere meglio gli eventuali cambiamenti o reazioni al nostro lavoro.

Nel corso del tempo è probabile che sentirete il bisogno di stilare un questionario cui chiederete di rispondere durante l’incontro conoscitivo. Per esperienza personale vi assicuro che lasciare che il paziente decida da sé quali sono le informazioni utili per noi potrebbe comportare grosse delusioni e a volte anche problemi evitabili.

Se abbiamo intenzione, inoltre, di lavorare affiancati a cerimoniali che comportano il coinvolgimento di divinità o entità particolari il mio consiglio è quello di avvisare sempre il paziente di questo aspetto e chiedere se arreca disturbo e, nel caso lo renda indisposto nei confronti del nostro lavoro, di valutare eventuali alternative. Finora adesso non ho mai incontrato problemi, nemmeno quando ho trattato persone che professavano religioni diverse dalla mia, ma non escludo che potrebbe capitare in futuro.

LA PULIZIA PROPEDEUTICA

Esattamente come un medico che prima di operare si lava sempre le mani in modo oculato, la prima cosa che dobbiamo fare è pulire noi stessi e lo spazio dove lavoreremo. La presenza di possibili entità all’interno dei confini dei nostri corpi o nelle vicinanze dello spazio di lavoro, magari anche attratte per qualche motivo, comporteranno con una certa sicurezza l’alterazione delle nostre misurazioni e pertanto delle diagnosi. Questo avviene, principalmente, per due motivi: il primo è dovuto al fatto che ogni entità, in modi diversi, genera una forza vitale in autosostentamento. Nell’essere umano questo processo avviene attraverso la milza che raccoglie gli atomi proiettati dalla monade solare e li mette in circolo lungo i canali energetici in modo che procedano a nutrire i corpi sottili. In altre entità questo processo non funziona in modo analogo, soprattutto se si tratta di spiriti defunti o di entità artificiali o predatorie, pertanto quello che avviene è che per mantenere l’equilibrio energetico “succhiano” atomi eterici e astrali dall’ambiente circostante e, di conseguenza, in particolar modo dalle forme di vita. Non entrerò oltre in questo argomento per il momento, se non citando Leadbeater, che nel suo L’uomo Visibile e Invisibile accenna questo esempio: “In un uomo sano, la milza compie il suo lavoro in modo così abbondante che la forza vitale specializzata è presente in grandissima quantità e s’irradia costantemente dal corpo in tutte le direzioni. Un uomo in perfetta salute è in grado perciò non solo di cederne intenzionalmente una parte ad altri per mezzo di passi mesmerici o in altro modo, ma anche elargisce costantemente, per quanto inconsciamente, la sua forza e la sua vitalità a quelli che si trovano intorno a lui. D’altra parte un uomo che, per debolezza o per altre cause, è incapace di specializzare a suo uso una quantità sufficiente di forza vitale trasmessaci dal sole, talvolta, altrettanto inconsciamente, agisce come una spugna ed assorbe la vitalità già specializzata di qualche persona sensibile, abbastanza sfortunata da venire a contatto con lui. Ciò torna senza dubbio a suo temporaneo beneficio, ma spesso a serio danno della sua vittima. Probabilmente molte persone hanno fatto questa esperienza. Dopo la visita di certe conoscenze, avvertono un’inspiegabile spossatezza e languore. Una simile depressione è avvertita spesso dalle persone che partecipano a sedute spiritiche, senza aver preso speciali precauzioni contro l’assorbimento della loro forza vitale nel corso della seduta”.

Il secondo motivo è dovuto a una vera e propria disarmonia. Ci si riferisce a un’entità disarmonica quando questa è incapacitata, nello stato in cui si trova, a potersi svincolare da una precisa condizione per poter tornare a svolgere il ruolo che gli è necessario e consono. In questo caso possono essere disarmoniche anche entità assolutamente positive per l’essere umano, ad esempio elementali superiori come gli stessi Deva, i quali, tuttavia, se si trovano bloccati in uno stato di “sofferenza” in cui non riescono a rigenerare il loro stato energetico in autonomia, tendono a diventare dannose.

Nella pulizia, quindi, cominceremo sempre dal basso, dai corpi più densi, e di sicuro, in principio, proprio dal nostro stesso corpo fisico, in particolare le mani. Al di là di semplici motivi igienici, specialmente nel caso in cui stiamo per lavorare sul corpo di una persona, magari dovendola anche toccare fisicamente nel caso sia necessario, la sporcizia comporta difficoltà anche sul piano sottile. Lo stesso Leadbeater specifica come avere le dita o le unghie sporche comporti un flusso energetico malsano che deve essere evitato assolutamente. Per la pulizia delle mani io utilizzo il metodo, assolutamente efficace, che viene insegnato in medicina chirurgica e che è possibile apprendere anche dai cartelli appesi in un qualsiasi ambulatorio di pronto soccorso. Ve lo riporto qui sotto come immagine.

Allo stesso modo in cui ci preoccuperemo di lavarci le mani, dovremo prestare adeguata cura anche agli strumenti di guarigione che intenderemo utilizzare, senza dimenticare che saranno proprio le mani i nostri primi e fondamentali strumenti. La cura con cui li laveremo dovrà essere determinata anche da un’attenzione del tutto sottile, preoccupandoci di purificare i nostri strumenti di guarigione nel modo migliore. Per una pulizia corretta io consiglio l’utilizzo di parole di potere da affiancarsi a quella fisica. Per motivi logistici non è mia intenzione rivelare queste parole per iscritto o su un sito internet, pertanto lascio a chiunque la ricerca di queste formule che possono essere insegnate solo per via verbale.

Dopo aver pulito le mani e i piedi, altro punto molto importante in quanto mantiene un corretto collegamento con la terra, dovremo preoccuparci dei nostri corpi sottili, ancora più importanti di quello fisico. Anche qui partiremo dal basso, ossia dal doppio eterico. Procederemo con la pulizia della nostra aura vitale partendo dalla rimozione di eventuali entità più basse che, a prescindere, non dovrebbero essere lì (se un guaritore permettesse a entità vampiriche di attaccarsi al proprio corpo eterico senza accorgersene e rimuoverle subito – qualora riconosco che in alcune condizioni possa capitare – a mio avviso sarebbe una persona di cui non fidarsi per un trattamento). Una volta che il nostro corpo eterico è completamente pulito passeremo al corpo astrale, prestando particolare attenzione alle forme emozionali amorfe legate alle emozioni più intense, pregne e dannose, che comunque andrebbero evitate (nessuno è però perfetto e capita a chiunque di arrabbiarsi).

Queste forme emozionali attecchiranno e si genereranno più facilmente nel nostro corpo astrale se già di per sé le abbiamo provate. Pertanto un uomo che è facilmente soggetto alla rabbia tenderà a continuare a essere arrabbiato, perché questa “traccia” rimarrà sempre impressa dentro di lui. Smaltite le forme emozionali possiamo procedere alla pulizia di eventuali entità astrali nel nostro campo di azione e poi passare alla sfera mentale mediante la distruzione di eventuali forme pensiero.

 

LA SCELTA, LA PULIZIA E LA PROTEZIONE DELLO SPAZIO DI LAVORO

Ponendo caso che non si sia in possesso di uno studio personale o si lavori a domicilio, è bene tenere in conto alcune cose prima di cominciare: prima di tutto la scelta dello spazio dove lavoreremo dovrebbe essere fatta in modo oculato. Personalmente ritengo che la scelta debba tenere conto del fatto che è imperativo che il nostro paziente si senta al sicuro e a proprio agio, ma che il luogo scelto debba comunque rispettare i requisiti che riteniamo fondamentali per lavorare al meglio. Per quanto mi riguarda un ambiente caotico, sporco, troppo caldo o troppo freddo, che sia in qualche modo collegato a eventi spiacevoli, dove non è possibile chiudere la porta per evitare di essere disturbati, magari nei pressi di vicini rumorosi, a fianco di una camera dove dei bambini stanno giocando o stanno ascoltando musica ad alto volume o dove ci sono animali che fanno rumore potrebbe non essere un buon posto.

Un altro punto importante è la posizione che terremo durante un trattamento che potrebbe durare anche due o tre ore: se non abbiamo un lettino da massaggi (che è sempre la scelta ottimale), dobbiamo considerare che far stendere il paziente sul letto o su un divano implicherà che noi dovremo spostarci intorno a esso e rimanere, magari, curvi sul suo corpo per un lungo periodo. Se cominceremo a mostrare stanchezza e scomodità la nostra concentrazione inevitabilmente ne risentirà e, di conseguenza, lo farà anche il trattamento.

Sia che lavoriamo a domicilio, sia che abbiamo uno spazio nostro, una parte della pulizia propedeutica è quella che riguarda il nostro spazio di lavoro. Questa può essere svolta in molti modi diversi, a seconda delle pratiche che ci sono affini, come ad esempio utilizzando formule rituali, facendo delle fumigazioni, usando acqua e sale consacrati o, se necessario, arrivare a tracciare un cerchio. Diverse capacità, diverse tecniche e diversi approcci implicano diverse sensibilità alla sporcizia, pertanto lascio che ognuno valuti a seconda del proprio lavoro. Tuttavia è bene considerare sempre che lo spazio in cui noi pratichiamo non è destinato a rimanere pulito per sempre, ma è necessario pulirlo prima e dopo ogni trattamento per rimuovere ogni traccia di possibili residui energetici dovuti a scarti emotivi, a reazioni a ciò che il paziente ha affrontato; questo, soprattutto, se abbiamo intenzione di svolgere più trattamenti nella stessa giornata.

Un altro punto importante è quindi la protezione dello spazio di lavoro. In alcune occasioni è possibile che durante il trattamento si presentino o si affaccino delle entità che potrebbero essere dannose per noi o per il nostro paziente. Se non disponiamo di un collaboratore che mantiene la situazione stabile e pulita permettendoci di rimanere concentrati sul trattamento, allora potrebbe essere necessario stabilire delle protezioni affinché possiamo rimanere tranquilli senza dover pensare ad altro che ad aiutare chi si è rivolto a noi.

In questo ambito le scelte sono svariate. Se abbiamo intenzione di tracciare un cerchio o di appoggiarci su una pratica simile, allora la chiamata dei Guardiani potrebbe bastare a tenere fuori quasi tutto, considerato sempre che venga svolta dopo aver svolto una pulizia che riteniamo adeguata. Alternativamente io mi appoggio sulla chiamata o la vera e propria creazione di entità artificiali che possano svolgere da protezione dello spazio sacro, della mia persona e del paziente, affiancato all’uso di simboli e sigilli.

La domanda che mi si potrebbe fare a riguardo potrebbe essere relativa a “cosa riteniamo necessario tener lontano dallo spazio lavorativo”. In questo caso parliamo di entità di basso livello, in genere attive sui livelli più bassi dell’astrale e dell’eterico come larve astrali, entità parassitarie erranti e, in casi più frequenti, defunti bloccati che cercano aiuto o che possono essere richiamati dal nostro paziente per via di legami a traumi che stiamo affrontando. Anche se normalmente questi casi possono essere trattati con una certa facilità, è bene che non interferiscano con ciò che stiamo facendo fino a quando non abbiamo terminato e che quindi possano rimanere al di fuori della nostra area di lavoro. La loro vibrazione sottile, infatti, come abbiamo già spiegato, potrebbe alterare le nostre misurazioni o in casi estremi, influire anche negativamente con l’esperienza stessa che il paziente sta vivendo e che deve essere tutelata.

 

LA RITUALITÀ PREPARATORIA

Dopo che avremo scelto, pulito e protetto il nostro spazio di lavoro possiamo procedere finalmente a dedicarci a noi stessi e a preparare i nostri corpi, la nostra mente e il nostro spirito a ciò che stiamo per fare. Un corretto allineamento nei confronti del nostro intento è fondamentale. Normalmente non considereremmo l’idea di cominciare un trattamento se siamo soggetti a malesseri fisici degni di nota, quindi tanto meno dovremmo farlo se abbiamo delle preoccupazioni assillanti, delle ansie o se siamo in uno stato mentale non completamente adatto ad ascoltare e aiutare il prossimo. Se non siamo guaritori di professione è possibile che dovremo lavorare nel weekend o magari nei momenti che seguono il nostro normale orario lavorativo. In questo, come in tutti gli altri casi, dovremmo essere assolutamente consapevoli e onesti con noi stessi e capire se siamo in grado di mettere da parte i pensieri e le preoccupazioni della giornata oppure no.

Gli step della ritualità di preparazione sono semplici e non portano via, in linea di massima, più di una decina di minuti, tenendo conto che vengano svolti dopo la pulizia propedeutica del proprio corpo e dello spazio. Come abbiamo visto è determinante che il guaritore sia in equilibrio con sé stesso: motivo per cui è possibile stilare una lista di passi che vedremo uno ad uno.

  1. Eventuale vestizione con simboli, talismani, amuleti e preparazione dell’altare
  2. Apertura dei Chakra
  3. Respirazioni e visualizzazioni
  4. Eventuale purificazione degli strumenti
  5. Eventuale creazione dello spazio sacro
  6. Eventuale invocazione degli dei della Guarigione, dei Deva e alleati
  7. Eventuale accensione delle offerte sacre e attivazione degli eventuali poteri

Possiamo facilmente notare che molti dei passi citati in lista sono “eventuali”, in quanto tengono in considerazione la necessità o meno di usarli, nel rispetto della propria pratica e tecnica. Se, pertanto, è nostro desiderio tenere conto solo di ciò che, su mio consiglio ed esperienza, è fondamentale, allora ritengo che la centratura e il radicamento siano le uniche due pratiche su cui non bisognerebbe mai sorvolare. Valutiamo comunque brevemente i punti uno ad uno.

Vestizione. Quando lavoro io utilizzo sempre due diversi talismani, a seconda delle esigenze. Uno è in pietra di fiume bucata, dipinta e incantata che reca un simbolo nativo americano il cui scopo è quello di amplificare le capacità di guarigione. È stato creato da una cara amica che crea potentissimi oggetti magici con svariati scopi differenti che risvegliano e rilasciano il loro potere indossandoli o posizionandoli in precisi punti della casa.

L’altro talismano che indosso, in questo caso non sempre, bensì a bisogno, è un mālā tibetano. I mālā sono collane di perline legate alla tradizione buddhista e induista. Letteralmente sono dei rosari che contano un numero preciso di grani, in genere 108 o comunque sempre in multipli di 9, e che servono per tenere il conto dei mantra che devono essere recitati durante le pratiche meditative. Nel caso specifico del mālā tibetano i diversi grani sono ossa intagliate a forma di teschio umano. Questo tipo di talismano mi è stato indicato dalle guide come necessario per proteggermi durante i viaggi nei mondi inferi e sul piano astrale in generale, in quanto legato alle divinità della morte e patrone degli spiriti. Per quella che è la mia esperienza a riguardo, l’unica cosa che posso dire in questa sede è che la vestizione con il mālā concede una sorta di “immunità diplomatica” durante i viaggi, più che una vera e propria protezione, in quanto chi lo indossa viene riconosciuto e rispettato come un “traghettatore”, ossia una persona che possiede facoltà psicopompe e che svolge quel ruolo. Questo funziona per me. So per certo che non è l’unico strumento che si usa a questo scopo e che, essendo costituito di ossa intagliate (tradizionalmente umane), potrebbe non essere consono per tutti, soprattutto per chi segue un regime di dieta vegetariana o vegana.

Per quanto riguarda la vestizione io consiglio di lavorare a piedi nudi, quando possibile, e di non indossare indumenti sintetici o di origine animale, come cuoio, lana o seta. Questi indumenti, oltre a portare con sé spesso delle energie nocive, nel caso della lana specialmente, tendono ad accumulare molta energia statica che, lavorando a stretto contatto con le persone, è bene evitare di produrre. In secondo luogo consiglio anche di non indossare anelli e di chiedere al paziente di rimuoverli se li ha, così come anche le collane. I piercing e gli orecchini invece non danno problemi. In particolare per gli anelli l’accorgimento è dovuto al fatto che durante il trattamento si può verificare un gonfiore alle mani e questo potrebbe, come ovvio, comportare difficoltà.

Ci sono due piccoli ulteriori accorgimenti: il primo è di chiedere, specialmente alle signore, di non tenere i capelli intrecciati durante i trattamenti, così come di non incrociare le braccia o le gambe; i nodi bloccano lo scorrere delle energie. Il secondo è di prestare attenzione ai bottoni dei jeans e ai ferretti dei reggiseni, in quanto sono sempre negativi e falsano le misurazioni. Per i bottoni dei jeans basta semplicemente sbottonarli per migliorare la situazione. Per quanto riguarda i reggiseni, se non è possibile chiedere di indossarne uno senza ferretto o di rimuoverlo, è utile tenere in conto questo processo quando si effettuano le misurazioni nei pressi del quarto chakra.

Apertura dei Chakra. Come abbiamo avuto modo di vedere, questa è una delle pratiche fondamentali nella ritualità preparatoria. Ogni guaritore, prima di cominciare, deve equilibrare e armonizzare i propri chakra partendo dal primo e arrivando al settimo. Per quanto questa pratica sia nota in questo modo, in effetti si tratta di un nome falso, in quanto i chakra non si chiudono né si aprono veramente a comando, ma possono essere armonizzati al meglio delle nostre possibilità attraverso un moto di volontà e delle tecniche facilmente apprendibili. Per farlo esistono molti metodi, ma di sicuro i più comuni sono il movimento mediante le posizioni yogiche e la meditazione. A tal riguardo esistono decine di tecniche utili a questo processo, pertanto per motivi di spazio lascio a chiunque la scelta di decidere quale sia il più consono.

Nel processo di attivazione dei chakra è fondamentale, tuttavia, che sia prestata attenzione non solo ai maggiori, ma anche ai minori, in particolar modo a quelli dei piedi e delle mani. I chakra dei piedi, infatti, posizionati sotto la pianta, sono centrali nel processo di scarico delle energie nocive accumulate e quelle in eccesso, mentre quelli delle mani, posizionati al centro dei palmi, devono essere attivati per un corretto processo di proiezione e risucchio del prana. Per attivare i chakra dei piedi io in genere svolgo una precisa danza insegnatami da uno dei miei animali di potere, ma potrebbe essere sufficiente battere i piedi nudi a terra in modo ritmato per un brevissimo lasso di tempo o, sedendosi a terra, posizionare il pollice al centro della pianta del piede e, tenendo la mano a coppa, agganciare con le altre dita il dorso del piede proiettando energia finché non si sente il calore crescere e formicolare. Per le mani invece è bene battere i palmi l’uno contro l’altro facendole scivolare leggermente in direzioni opposte, come se stessimo rimuovendo della polvere dai palmi mentre applaudiamo. Questo processo è importante prima di ogni trattamento energetico, in quanto ci mette immediatamente nelle condizioni di lavorare.

Respirazioni e visualizzazioni. Per alcuni questa pratica si potrebbe inglobare nell’armonizzazione dei chakra, ma la tengo distinta per comodità. Come dovremmo sapere la parola prana è sanscrita e significa sia “vita” che “respiro” che “spirito”, nella funzione in cui questi tre termini trovano una loro similitudine nel significato, ossia “soffio vitale”. In tutta la pratica yogica e nelle arti marziali in genere la respirazione ha un ruolo talmente centrale da essere quasi definibile come il cuore pulsante della pratica stessa. Scegliere una precisa serie di respirazioni, da insegnare e con cui poter guidare anche i nostri pazienti nel momento del bisogno, può cambiare tutta la nostra percezione. Ci sono pratiche di centratura e radicamento che vengono svolte in meditazione e altre che invece si avvalgono della semplice respirazione; da cantante posso affermare con una certa sicurezza che la respirazione corretta celi il potere non solo di amplificare e migliorare le nostre capacità ma anche di permetterci un migliore contatto con noi stessi e con il controllo di ciò che facciamo. Io consiglio, quindi, di prendersi del tempo e respirare nel modo in cui riteniamo meglio per noi, e visualizzare nel mentre le nostre preoccupazioni e le nostre difficoltà che svaniscono e si allontanano. Chi ne è a conoscenza o desidera approfondire le diverse respirazioni troverà come possono essere anche molto utili per armonizzare i chakra senza bisogno di fare altro che guidare e sintonizzare il proprio respiro con il proprio corpo.

Purificazione degli strumenti. Se non è qualcosa che abbiamo già fatto precedentemente la pulizia degli strumenti di lavoro è qualcosa di fondamentale, ammesso che li utilizziamo. Come ho scritto nell’articolo sugli strumenti, io consiglio l’uso di schemi radionici per i nostri cristalli e i nostri strumenti diagnostici, come biotensor e pendoli. Questo tipo di processo deve essere messo in moto sempre tra un trattamento e l’altro, soprattutto per quanto riguarda i cristalli.

Creazione dello spazio sacro. Se decidessimo di integrare nella nostra pratica un lato più teurgico e magico, questo è il momento di preparare un altare votivo e di tracciare un cerchio, creando così uno spazio adatto al nostro lavoro. In questo contesto consiglio sempre di valutare attentamente se è qualcosa che riteniamo necessario e utile. Nel mio caso lo è, ma non traccio quasi mai un cerchio prima di un trattamento, in quanto mi avvalgo di protezioni di altro tipo. Tuttavia preparo comunque un altare con ciò che mi è necessario.

Invocazioni ed Evocazioni. Collegata a quanto sopra, questa preparazione viene svolta principalmente da chi integra un lato teurgico nel proprio trattamento, chi sente quindi necessità di farsi affiancare, aiutare e tutelare da una divinità. Per quanto riguarda me questo aspetto è importante e io interagisco con precise divinità di guarigione, in particolare con Asclepio, a cui mi rivolgo per sostegno e aiuto nei trattamenti, ed Hecate, Hermes e Mercurio per il trattamento di alcune entità, ma mi avvalgo anche dell’aiuto e il sostegno di Brid, Iside, Bast, Thot, Anubis, Chernunnos, Lugh, Apollo, Artemide, Diana, Pan, Igea e Panacea. Ognuna di queste divinità ha un preciso scopo e un preciso ruolo nella mia pratica e non le chiamo casualmente, pertanto se devo rivolgermi a una di esse per qualche motivo ho necessità di creare un altare apposito e procedere con una chiamata ben precisa. Nel corso del tempo ho quindi avuto bisogno di scrivere delle vere e proprie invocazioni, in particolare una ad Asclepio, che recito ogni volta prima di cominciare. In aggiunta a questo potrebbe essere necessario chiedere anche l’ausilio di altri tipi di aiuti, come i Deva o altre entità positive che ci possono fornire sostegno e aiuto e che possono intervenire, talvolta, anche a protezione e supporto. In taluni casi possiamo avere necessità di chiamare anche i nostri animali guida, nel caso li avessimo, o gli animali alleati, nel caso lo ritenessimo necessario.

Offerte sacre e poteri. Giunti a questo punto, sempre se abbiamo integrato un lato teurgico nel nostro trattamento, è necessario fornire delle corrette offerte agli dei che abbiamo convocato, pertanto accendiamo dell’incenso o delle candele o, se necessario, prepariamo delle offerte in cambio dell’aiuto che riceviamo. Questo è anche il momento in cui, precedendo la prima diagnosi di trattamento, è necessario attivare quelli che possono essere i nostri poteri a cui ci appoggiamo: bruciare essenze per creare un ambiente più tranquillo per il nostro paziente, per dirne una, o convocare i poteri di focus e oggetti magici di cui siamo in possesso. Nel mio caso, ad esempio, io attivo il brucia essenze con la cera colorata e lo faccio incidendovi sopra, con un bolline, il simbolo nativo del maestro guaritore, quello che ho sul talismano. La cera, sciogliendosi, attiva quel potere e, se necessario, attivo la pietra di Anubis per il transito dei defunti e la sabbia proveniente dalla Monument Valley, presa nel teepee durante un rituale di guarigione.

Questo è anche il momento in cui attivo i poteri delle forme pensiero che ho creato per protezione e quelle degli alleati animali e li tengo pronti nell’eventualità in cui mi possa essere utile il loro aiuto durante il trattamento. Questo mi permette di richiamare il loro potere mentalmente senza dovermi fermare per convocarli.

LA RITUALITÀ DI CHIUSURA

Una volta che la preparazione è terminata noi entriamo nel vivo del trattamento, un processo che si volge in modo diverso a seconda della tecnica da usare ma che, in genere, io inizio sempre misurando l’energia del paziente, valutando lo stato dei suoi chakra, pulendo i corpi sottili dalla presenza di eventuali entità o residui energetici pesanti, per poi attivare i chakra dei piedi e cominciando a valutare il suo stato energetico globale tramite gli strumenti diagnostici che abbiamo visto nell’articolo precedente. Quello che viene dopo è un trattamento ad hoc che non ha degli standard veri e propri, in quanto può cambiare molto da persona a persona e che, come tale, può durare anche delle ore. Nella maggioranza dei casi il processo di trattamento, per motivi di stanchezza, può non chiudersi in una sola seduta, anche perché richiede, talvolta, che alcune cose vengano metabolizzate e affrontate dal paziente con calma, pena il rischio che i problemi tendano a ripresentarsi nuovamente. Io consiglio sempre di fare le cose con calma. La guarigione è un processo che può impiegare anni a realizzarsi completamente: noi siamo solo collaboratori e aiutatori, non siamo dei santi che miracolano. E a parte ovvi motivi non credo nemmeno che nessuno desidererebbe realmente esserlo.

Quando io chiudo un trattamento ci sono sempre tre cose che faccio e le faccio in questo ordine:

  1. mi prendo cura del mio paziente
  2. mi prendo cura dei miei strumenti e del mio spazio
  3. mi prendo cura di me stesso

So che sembrano cose banali, ma non lo sono. Per nulla. Molte persone ritengono, a torto, che il trattamento cominci quando il paziente si stende sul lettino e finisca quando si alza. Non è così. Il trattamento ha termine quando il guaritore ritiene di aver fatto tutto ciò che può fare per il momento. Questo include anche degli ultimi, semplici gesti che devono essere svolti e a cui bisogna prestare la stessa identica attenzione che prestiamo a quelli in apertura.

Per prima cosa il paziente sarà stato sdraiato per un lungo periodo: non bisogna farlo alzare in modo rapido. Deve rimare seduto per qualche minuto in modo che la circolazione del sangue e delle energie possano equilibrarsi. Anche se appare come una cosa banale non lo è affatto: soprattutto perché il paziente è diverso da come era prima di arrivare e questa diversità implica che, se avremo lavorato bene, probabilmente avremo rimosso dei blocchi, attivato dei centri nevralgici che erano intasati, avremo ripristinato il corretto scorrere del prana lungo le nadi. Questa cosa è apparentemente indolore, ma richiede un certo tempo perché il corpo trovi un nuovo equilibrio. Lasciamo che stia seduto e che faccia ciò che si sente di fare: tremare, stiracchiarsi, piangere, sfregarsi la faccia, raccontarci a caldo ciò che ha provato: qualsiasi cosa. Lasciamolo solo per qualche secondo mentre andiamo a prendere un cubetto di cioccolato fondente e un bicchiere d’acqua fresca che gli offriremo. Se dovesse rifiutarlo insisteremo con garbo: l’acqua aiuta a riprendersi dagli sbalzi emotivi e il cioccolato favorisce una più rapida rigenerazione del corpo eterico e del corpo astrale oltre che, essendo molto grasso, una più celere centratura. Se il paziente ha avuto sblocchi emotivi sarà molto utile e ci ringrazierà.

Dopo che il paziente sarà andato via bisogna pulire lo spazio e tutti gli strumenti che abbiamo utilizzato, preparandoli per il prossimo paziente che meriterà che si lavori su di lui con la massima cura e con attrezzi puliti dai residui emozionali, mentali ed eterici di chi lo ha preceduto. Se sono sopraggiunti defunti o altre entità e siamo in grado di trattarle ce ne prenderemo cura con l’aiuto delle guide o con le divinità cui siamo devoti.

Come ultima cosa arriva finalmente il nostro momento: dovremo pulire noi stessi, riequilibrare i chakra se lo riteniamo necessario e soprattutto scaricare ciò che, inevitabilmente, non abbiamo avuto modo o non siamo riusciti a scaricare mentre stavamo trattando. È inutile anche solo discutere di un’eventualità diversa: capita a tutti, anche a quelli più meticolosi, di raccogliere residui dai pazienti durante i trattamenti. Non possiamo correre rischi, pertanto è necessario scaricare pedissequamente tutto. Per farlo possiamo utilizzare la meditazione, la respirazione, la visualizzazione o anche tutt’e tre le cose contemporaneamente. Io, in genere, utilizzo la danza insegnatami dall’animale guida che svolge esattamente quella funzione a meraviglia. So di persone che usano la trance dance e so per esperienza che questo tipo di pratica è molto funzionale, ma in ambiti sciamanici esistono anche altri tipi di metodi utili. Anche in questo a ognuno il suo; tuttavia vi consiglio di non sottovalutare assolutamente quest’ultima parte: il mondo è già abbastanza pieno di persone che, con le migliori intenzioni, si sono gettate in mare per salvare qualcuno che annegava senza che sapessero nuotare loro stessi. Il risultato è stato che per cercare di salvare una vita alla fine sono morte due persone. A quanto ne so, molte persone che praticano la guarigione mediante l’imposizione delle mani o altri metodi di guarigione energetica e che non hanno mai appreso o applicato un corretto metodo per scaricare le energie accumulate, in eccesso o assorbite dai pazienti attraverso i trattamenti, alla fine hanno sviluppato le patologie che hanno aiutato a guarire. Uno dei detti dei guaritori è proprio questo: se non sai guarire te stesso non puoi sperare di guarire qualcun altro. Ed è una santa verità a cui, per citare un vecchio film, non si può sfuggire nemmeno se sei Eddy Merckx. Non siamo immortali e non siamo indispensabili; se vogliamo essere utili a qualcuno, per prima cosa dobbiamo imparare ad essere utili a noi stessi.