The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Capitolo 23: Il Viaggio Astrale (Parte 1: Cosa, Come e Perché)

COS’È UN VIAGGIO

Quando parliamo di viaggio in ambito esoterico le prime due cose che normalmente ci vengono in mente sono di sicuro il viaggio astrale e, se ne siamo affini, il viaggio sciamanico. Esistono molte differenza tra le due pratiche, anche se spesso vengono confuse. In primis è difficile affermare che un viaggio sciamanico avvenga in astrale per un preciso motivo, a un primo acchito quasi semantico: nello sciamanesimo non esiste il concetto legato ai piani della natura come quelli teosofici da cui deriva l’astrale, in quanto proprio per suo principio intrinseco non è una forma di cultura che tende al separatismo, ma all’unione, per quanto i diversi piani, suddivisi per densità e pesantezza, sono comunque pensati per essere comunicanti. Pertanto, dal momento che una cultura nella sua cosmologia non considera l’esistenza di un piano o di un altro con le sue caratteristiche, non potrà accettarne nemmeno le funzionalità. Questo principio è determinante anche nel momento in cui le culture si mettono a confronto: un popolo che nella sua concezione cosmologica non ha un luogo di punizione come può essere l’inferno, non accetterà mai l’idea imposta che la sua anima possa finire dannata se non segue una certa dottrina.

A livello concettuale, la tridimensionalità del mondo sciamanico è determinata da una suddivisione di affinità evolutiva e non di vera e propria densità atomica come invece avviene nella visione vedica, esoterica e teosofica che sposa i piani naturali e che li pone a strati. Tuttavia è necessario, ancora una volta, tenere conto della cultura di partenza. Come mi fa notare un amico sciamano, il termine “Sciamanesimo” è un lemma cappello che racchiude al suo interno coacervo di sistemi e credenze peculiari diversificate. Ad esempio nello sciamanesimo tibetano molti concetti sono simili per derivazione a quelli adottati dalla teosofia, in quanto derivanti da un sistema vedico comune.

A differenza del viaggio sciamanico, che avviene quindi aderendo a una cosmologia ben definita che rispetta delle regole che è necessario conoscere prima di partire, il viaggio astrale non ha questa necessità in quanto, proprio per via del principio di densità della materia di cui fa parte, il viaggiatore si muove nel mondo senza spostarsi in alcuna direzione specifica e se lo fa, è perché aderisce e utilizza una cosmologia che gli è funzionale per lo scopo del suo viaggio.

Per capire cosa intendo, definiamo quindi dei punti: ognuno di noi possiede un corpo astrale che è sia sede che organo di manifestazione, creazione e percezione delle emozioni. La materia astrale di cui è composto il nostro corpo è la stessa di cui è fatto il mondo che ci circonda e che, a sua volta, ha un corpo astrale. Allo stesso modo in cui noi respiriamo e introduciamo dentro di noi ossigeno che ci mantiene in vita attraverso i processi organici vitali, e facendolo scambiamo con l’ambiente circostante informazioni e materia, a livello astrale noi scambiamo sia informazioni che materia del tipo relativo. Noi, pertanto, esistiamo su più piani contemporaneamente in quanto siamo in possesso di un corpo composto della materia del piano relativo.

Il viaggio astrale, al contrario di quanto si pensi, non è quindi l’abbandono del corpo fisico, per quanto l’esperienza che si vive è in qualche modo simile.

Ora, il piano astrale è un piano noto per essere malleabile, ossia la cui materia è intrinsecamente plasmabile mediante l’utilizzo della volontà e soprattutto grazie allo sfruttamento della capacità visualizzativa che ci permette di riprodurre nella nostra mente una copia perfetta di qualsiasi cosa esista e anche qualcosa che non esiste se non nella nostra mente, in particolare eventi e circostanze in movimento che non si sono verificate o che possono verificarsi. Questo principio è quello utilizzato dalla magia tramite un componente che è noto, in teurgia, come Luce Astrale.

La Luce Astrale altro non è se non la materia stessa di cui è composto il piano e che è influenzata e manipolata dalla proiezione della nostra volontà attraverso il tessuto stesso che, in qualche modo, cambia e si adatta a quello che è il nostro comando. Israel Regardie, che per primo ha pubblicato tutti i riti misterici dell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata, la definisce con parole semplici e dirette: siccome la sostanza plastica della Luce Astrale è particolarmente sensibile a essere manipolata dalle correnti immaginative, e poiché le immagini create in questa Luce producono evidenti mutamenti, se la volontà è abbastanza forte da vitalizzare queste immagini, il mago può indirizzare tali mutamenti verso la propria sfera d’azione. Bisogna prestare particolare attenzione al fatto che, secondo gli esperti, la Luce Astrale è di duplice natura: la prima è quella di base, quella del famoso serpente ingannatore, composta da cascami psichici e visioni fantasmagoriche; la seconda è quella in cui vi è una gran profusione di immagini autentiche, idee e manifestazioni spirituali. Eludere la vigilanza del serpente e cogliere l’aspetto superiore dell’astrale sono ovviamente il compito da perseguire.

Noi sappiamo che esiste un piano Astrale Inferiore e un piano Astrale Superiore e che, di conseguenza, noi tutti abbiamo dei relativi corpi astrali suddivisibili in queste due semisfere. Quando viaggiamo, cosa facciamo? A scanso di equivoci capiamo un punto fondamentale: il corpo astrale, in sé stesso, non lascia mai il corpo interamente, in quanto è parte della materia stessa. Sarebbe come dire che quando prolungo il mio braccio questo si stacca da me. Come qualsiasi altra condizione, una parte del corpo astrale che si separa dal corpo originario diventa una parte priva di vita e come tale è definita come “materia astrale amorfa”. Quando noi viaggiamo, quello che facciamo è proiettare, grazie alla nostra volontà, la coscienza astrale all’esterno di noi. Questa coscienza, quando allenata, ci permette di fare pressoché qualsiasi cosa, ma una cosa che non potrà mai fare è separarsi dal corpo.

Per chi ha esperienza di viaggi, e anche per chi non ne ha in modo diretto ma ha letto dell’argomento, avrà di sicuro sentito parlare del “cordone argenteo” che collega il corpo astrale di un viaggiatore con il suo corpo fisico. Quel cordone è estendibile pressoché all’infinito, o almeno questa è la percezione che noi abbiamo. Taluni credono che quel cordone sia il modo che ha il corpo astrale per ritrovare la strada di ritorno, ma di fatto non è così, in quanto non è possibile che una coscienza astrale non possa tornare al suo posto. Si tratta altresì dell’estensione della proiezione.

Quello che non è facile capire del piano astrale e dei relativi viaggi quando si ragiona su di essi in modo razionale è la fisica e la geometria del piano e della Luce Astrale che lo compone. La prima cosa da comprendere e accettare è anche la più difficile: il tempo che noi consideriamo una dimensione in questo piano in realtà non esiste e non è una condizione influente nel piano astrale. In tal caso, l’assenza del tempo ci impedisce di determinare un concetto di spostamento in cui ora sono qui e dopo sono lì. Semplicemente perché quei due momenti sono sovrapposti o intercambiabili.

Il secondo punto da affrontare è proprio il concetto spaziale. Siamo abituati a uno spazio determinato che si basa su tre dimensioni fisiche. Questo significa che per muovermi nello spazio io devo considerare il punto di partenza, il punto di arrivo e il percorso nel mezzo. In astrale le dimensioni sono sette. Questo significa che partenza, arrivo e percorso sono come le pagine di un libro che raccontano una storia quando il libro è chiuso e le pagine sono tutte una sopra l’altra.

Il terzo punto è la fisicità del nostro corpo. Noi siamo abituati a esperire e interagire con il mondo attraverso e grazie ai sensi fisici del corpo legati a degli organi appositamente predisposti, che per noi esseri umani sono cinque. Pertanto dal momento che ho gli occhi posizionati di fronte alla testa non posso essere conscio anche di quello che mi succede alle spalle finché non mi volto a guardare. In astrale questi organi non esistono perché io proietto la mia pura coscienza. Pertanto non solo io posso vedere in qualsiasi direzione contemporaneamente, ma posso esperire il mondo attraverso ogni senso possibile e immaginabile.

Come può avvenire tutto ciò? Per l’esatto principio secondo cui nei sogni siamo in grado di riprodurre percezioni tattili, visive, olfattive, gustative e uditive con perfezione sincrona e, nonostante ciò, essere anche in grado di percepire il mondo che ci circonda mentre dormiamo: il cuscino, il materasso, le lenzuola e chi dorme a fianco a noi. Esattamente come nei sogni, affermare che noi ci spostiamo al di fuori del nostro corpo è già di per sé un’affermazione sbagliata in quanto in realtà noi non ci stiamo muovendo affatto, ma al contrario è più corretto affermare, forse, che quando viaggiamo prendiamo il punto di arrivo e lo avviciniamo a noi, ma non è corretta tecnicamente nemmeno questa affermazione in quanto la verità è che noi siamo lì e siamo qui contemporaneamente e non abbiamo bisogno di muovere un singolo passo per andarci.

 

IL CORPO DI LUCE

Sui viaggi astrali sono state spese molte righe e per molti versi le persone che le hanno scritte potevano vantarsi di avere un pubblico che non ha idea di ciò di cui si parla. Ho affermato e ribadisco che il corpo astrale è parte dell’anatomia umana e come tale non può separarsi dal corpo fisico senza compromettere il funzionamento dello stesso, esattamente come un essere umano non può separarsi da un proprio organo e continuare a sopravvivere nella forma fisica. Quello che noi proiettiamo è la nostra coscienza. Esattamente come possiamo, con semplici esercizi, spostare la nostra coscienza in diverse parti del corpo, così possiamo proiettarla all’esterno di noi. Dal momento che in un’esperienza di viaggio astrale si percepisce la sensazione di vedere noi stessi fuori dal corpo, crediamo di essere usciti davvero, quando in realtà quello che è uscito è solo la nostra proiezione di coscienza.

Premettendo di non avere una vasta esperienza io stesso, posso comunque dare il mio apporto a riguardo. Per viaggiare in astrale la prima cosa che ci serve è un involucro di Luce Astrale appositamente creato per lo scopo, un simulacro di noi stessi che dobbiamo creare per poterlo riempire e muovere come fosse una sorta di armatura.

Israel Regardie definisce in questo modo il concetto, da notare che lui fa riferimento all’aspetto magico cabalistico: Nel duplice Nephesh, vi è un principio energetico vitale e sostanziale. Il primo è il cosiddetto corpo astrale, ovvero la copia sottile a cui il corpo fisico deve la sua continua esistenza e durata. Al regno di Tipharet, compete invece un aspetto superiore di questo corpo astrale. Non si tratta di un vero e proprio corpo, nel senso di un modello che anima il fisico, ma di un corpo mentale o di pensiero, veicolo dell’astrale superiore o divino. È il Mayavi-rupa di cui parla la Blavatsky, il corpo di sogno o di pensiero, la guaina di mente, memoria ed emozione, noto in teurgia come Corpo di Luce. Ora il teurgo sa che questo Corpo di Luce si può separare e proiettare consapevolmente fuori da corpo e la Blavatsky ha ritenuto che chi in grado di farlo è per ciò stesso un adepto.

Per far sì che il Corpo di Luce possa procedere alla proiezione, necessita di un simulacro creato ad hoc nella forma e nella sostanza stessa della persona che deve viaggiare. Il processo di creazione di questo simulacro non è, di per sé, complessa, ma richiede un certo esercizio. In sostanza quello che dovremo fare è creare una copia di noi stessi in astrale che ci funga da involucro per la nostra stessa coscienza, in modo da poterla trasferire dentro di essa e utilizzarla come mezzo di movimento per le nostre operazioni.

Israel Regardie continua: Questo corpo di luce, in quanto veicolo dei principi superiori, può servire a investigare il mondo interiore al fine di accertarne la vera natura, quindi quella umana stessa, considerato che le leggi dell’universo sono quella della mente, e viceversa. Il più alto astrale, con il quale ci si avvezza mediante l’intervento del Corpo di Luce, viene quindi usato come scala, cosa che in effetti è, grazie a cui il teurgo ascende al regno dello Spirito più alto, fiero, creatore ed estatico.

Per la magia pratica è perciò fondamentale riuscire a proiettare questo corpo sottile, acquisire la facoltà di muoversi con esso con la stessa facilità con cui ci si muoverebbe nel corpo fisico, e allenare ed educare il Corpo di Luce a soddisfare i voleri del teurgo. La capacità di riuscire in questa particolare fase dell’opera dipende totalmente da come il mago ha esercitato la sua immaginazione, che è la leva magica per la proiezione desiderata.

 

COME VIAGGIAMO

Il collegamento diretto che avviene tra l’operatore e il soggetto della misurazione ci dimostra, chiaramente, che il viaggio in sé stesso che noi pensiamo di svolgere, anche per lunghi tratti, in realtà non esiste. L’illusione dello spazio e del tempo e della condizione legata alla materialità che concernono il piano denso, quantomeno finché il nostro cervello è legato alla materia al punto da esserne sottomesso e non il contrario, ci impone di pensare che la distanza che ci separa dal nostro soggetto sia determinante ai fini di qualsiasi operazione noi svolgiamo. Ma, come ho appena detto, è un’illusione.

Se noi prendiamo una moneta e la facciamo ruotare su sé stessa ad un’altissima velocità, la nostra capacità visiva, per quanto affinata, ci mostrerà una sfera di colore indistinto, semitrasparente. Finché quella moneta non smetterà di girare, noi non faremo altro che continuare a pensare che sia una sfera. È solo quando rallenterà, permettendo al nostro occhio di cogliere i tratti del suo movimento che potremo capire che si trattava solo di un’illusione dovuta alla nostra incapacità di cogliere il movimento nei suoi singoli, minuti, step.

Ora, a parte i terrapiattisti che hanno comunque diritto di esprimere opinioni, tutti sappiamo che siamo su un pianeta di forma geoidale che ruota su un piano ellissoidale intorno a una stella situata al centro del nostro sistema solare e che il Sole, assieme con tutti gli altri corpi celesti, gira intorno al centro della galassia. Questo significa che a livello spaziale la Terra, in relazione al centro della Via Lattea, non è nemmeno lontanamente vicina ad aver raggiunto il punto dove si trovava quando si è formata cinque miliardi di anni fa. Per quanto pensiamo, quindi, di girare su noi stessi e intorno al Sole, in realtà stiamo compiendo una rivoluzione ancora più ampia e con noi tutte le masse di materia di questa galassia. Questo significa che tutto è soggetto a un punto di vista e che questo può essere esponenzialmente esteso o ristretto. Più estendiamo o comprimiamo questo punto di vista, più le condizioni temporali che pensiamo siano una costante fissa subiscono, in realtà, alterazioni e con esse anche le circostanze che interessano la materia stessa di cui siamo fatti e che tanto ci turba.

Ogni volta che noi ragioniamo sui viaggi inevitabilmente rimaniamo ancorati alla materia, alle dimensioni e al contesto che conosciamo: in sostanza, ci basiamo sul nostro punto di vista estendendolo su scala universale. Se abbiamo desiderio di apprendere come manifestare il corpo di luce e manipolare la materia astrale, dobbiamo prendere in considerazione il fatto che per quanto siamo soggetti alla materia, allo spazio e al tempo, questi sono schemi. Anche se siamo incastrati in contesti che sono costruiti senza apparentemente concedere scampo, lo saremo finché, a livello mentale non riusciremo a concepire e accettare che questi schemi sono solo schemi e che, come tali, possono essere adeguati o sostituiti e che, per molti versi, già lo facciamo.

Se una persona percorre una strada tutti i giorni, per anni, avanti e indietro, anche a distanza di tempo saprà ricostruire quella strada nei minimi dettagli, fintanto che è in grado di visualizzarli correttamente nella sua mente. Sarà in grado di riprovare anche le stesse sensazioni che provava nello scendere le scale, varcare delle soglie, attraversare delle strade, attendere che un semaforo diventi verde. Se ha una capacità immaginativa forte sarà in grado di ricostruire quel viaggio con un livello di dettaglio impressionante.

Torniamo, quindi, a pensare al nostro Corpo di Luce e al viaggio che possiamo fare con esso. È davvero una parte della nostra materia astrale che si stacca e si allontana dal resto? Oppure non è diverso dalla nostra capacità di rivedere completamente la strada che percorriamo ogni giorno seguendone lo scorrere nella nostra mente a qualsiasi velocità, avanti e indietro, come un film?

La verità è che non è diverso. La differenza si situa solo nel fatto che in astrale possiamo visitare anche luoghi che non abbiamo visto prima, purché siamo in grado di creare una connessione tra noi e l’oggetto della nostra ricerca o purché siamo abbastanza capaci. Qualsiasi viaggiatore astrale affermerà che non è necessario percorrere la strada che vi separa da un luogo per andarci una volta che conoscete quel luogo: vi basterà desiderare di essere lì. Questo non significa che in astrale si possono percorrere distanze enormi in poco tempo, ma che lo spazio e il tempo non sono come noi crediamo che siano e a meno che non applichiamo questa realtà per osmosi, necessità o sicurezza personale, non siamo soggetti alle regole fisiche determinate dal piano denso quando lavoriamo in astrale.

Un qualsiasi guaritore che utilizza i principi di teleguarigione, di cui abbiamo già parlato in molti termini, sarà perfettamente in grado di interagire a distanza con un soggetto, che sia un essere vivente o un luogo, solo guardando una sua fotografia. Non importa a quale tempo risalga, cosa rappresenti e se la persona all’interno è viva o morta. La misurazione è al di sopra del concetto di tempo e spazio e travalica anche i piani. Inoltre ogni singola parte del corpo di una persona può essere misurata come parte di un tutto. Non è importante che io veda il volto di una persona perché possa trattarla. Nel momento in cui conosco l’anatomia di un essere vivente che sto trattando, io posso lavorarci e misurarla nel suo complesso anche solo vedendo una piccolissima porzione del suo corpo. Una singola cellula è collegata alle altre e contiene, dentro di sé, le informazioni necessarie che ci consentono di valutare lo stato completo della persona, anche se quella cellula è separata dalla persona ne conserva un collegamento diretto e indissolubile. È secondo questo principio che in magia si utilizzano i testimoni biologici per compiere atti e incantesimi ai danni o a favore di particolari soggetti come capelli, unghie, saliva e sangue.

 

PERCHÉ VIAGGIAMO

Perché un guaritore dovrebbe viaggiare in astrale? Esistono moltissime motivazioni che ci possono spingere a decidere di fare un viaggio astrale. La prima fra tutte è quella che abbiamo già visto, ossia per incontrare, conoscere e consultare le nostre guide e i nostri maestri. Leadbeater, nel suo I Maestri e il Sentiero, parla di come in teosofia imparare a viaggiare in astrale per apprendere dai propri maestri fosse una prerogativa dell’addestramento a diventare adepto, che egli stesso viaggiava per visitare e apprendere dal maestro Koot Humi e di come questo fosse un mezzo fondamentale e parte del processo di apprendimento e addestramento. Un importante episodio narra di come una volta, mentre si trovava a casa di Madame Blavatsky, nel mezzo del soggiorno, proprio di fronte a una porta chiusa, apparve un uomo e che Leadbeater ne rimase sconvolto. Helena lo derise per la sua reazione, poiché quell’uomo era Djwal Kul, alias il Tibetano, il suo insegnante che in quel momento fisicamente si trovava in Tibet, ma che possedeva abbastanza capacità da proiettare la propria coscienza in un altro luogo e raccogliere abbastanza materia eterica dall’ambiente circostante per rendersi visibile in forma evanescente. Per quanto la conoscenza e l’apprendimento siano due sproni ideali, non sono di sicuro gli unici motivi che ci spingono a un viaggio. Se non solo per imparare, conoscere le guide, parlarci ed essere addestrato o iniziato, quali altri motivi potrebbero spingere un guaritore a muoversi in astrale?

Possiamo identificare alcune motivazioni utili per i viaggi che esplicherò di seguito.

Viaggi per conoscere. È il motivo che abbiamo già considerato quando abbiamo parlato delle guide. Il guaritore, così come fa lo sciamano, intraprende un viaggio per consultarsi con aiutanti e alleati oltre che per entrare in possesso di informazioni che altrimenti gli sarebbero negate. Premettendo che ogni viaggio che facciamo potrebbe essere di questo tipo, è bene sempre considerare prima di partire se abbiamo le carte in regola per ciò che stiamo per fare. In linea di massima, prima di aver esperito abbastanza, nessuno viaggia mai da solo. Sia per precauzione che per sicurezza tendenzialmente si fa sempre ausilio di animali di potere, spiriti aiutanti, a volte veri e propri alleati creati ad hoc. A volte un viaggiatore o un guaritore ha diverse opzioni tra cui scegliere per essere accompagnato. Pertanto se stiamo viaggiando per conoscere, ci premureremo di avere con noi l’alleato giusto. I viaggi per conoscere non sono viaggi attivi, o tendenzialmente non lo diventano. Questo significa che se partiamo con il presupposto che dobbiamo conoscere e vedere una situazione per comprenderla meglio, è bene che ci fissiamo bene in mente qual è il nostro proposito e non ci discostiamo da quello. Non si fanno viaggi per farli, ma sempre seguendo un preciso intento. La conoscenza che portiamo con noi potrà essere di varia natura e potrà richiedere più viaggi per essere appresa in modo completo.

Sto ancora trattando un caso complesso che mi ha richiesto più viaggi di conoscenza per consultare la mia guida. Le prime due volte che ho viaggiato ho ricevuto istruzioni utili a costruire un rituale di guarigione che potesse essere utile a sbloccare una situazione decisamente critica e ormai cronicizzata. Lo scopo, nello specifico, non è più quello di poter fare qualcosa di attivo che possa modificare questa condizione, ma portare armonia, comprensione, equilibrio ed evoluzione a tutto il contesto che gira attorno alla persona interessata. I due viaggi sono stati utili proprio per apprendere le basi del rituale, che non ho mai svolto prima, i simboli da usare, che non ho mai usato prima, per alcuni versi non conoscevo nemmeno e di cui ho trovato riscontro solo in seguito, le persone da coinvolgere e il modus operandi da mettere in atto. Non per forza, quindi, il viaggio porta qualcosa di attivo, ma a volte ci permette di avere un riscontro più chiaro e diretto per sapere come agire, se dobbiamo e se possiamo.

Viaggi per intervenire sui qualcuno. Uno dei motivi principali per cui intraprendiamo un viaggio esperienziale in astrale è quello di vedere qualcosa che con la vista semplice non ci è consentito. Si tratta, in parte, di una forma di teleguarigione a un livello più alto.

Quando vedete all’opera un guaritore, penserete quasi sempre che si tratti di un intervento sul piano denso, pertanto eterico o fisico. Nel caso specifico della pranoterapia, questo è un limite abbastanza logico e apparentemente insuperabile: il guaritore deve lavorare in presenza, anche se lavora su piani molto più alti. Se leggete i libri di Barbara Ann Brennan come Mani di Luce o Light Healing, noterete subito come lei lavori in guarigione, grazie all’aiuto della sua guida, anche su piani decisamente più alti e sottili del solo corpo eterico, andando a operare anche sui corpi causali oltre che i corpi sottili come astrale e mentale. Ciò nonostante, lei parla sempre di sedute effettuate di persona, come sedute terapeutiche. Tuttavia il guaritore non è per forza influenzato dalla presenza del suo paziente e può operare sui piani sottili anche a distanza. In questo caso, se ne è in grado, viaggia.

Per farlo necessita di avere un testimone della persona da raggiungere e, se possibile, di avere una certa conoscenza della persona stessa. Inoltre il soggetto deve essere informato e in costante contatto con il guaritore. Non possiamo pensare di andare a lavorare su qualcuno senza avvisarlo o senza accertarci che in quel momento sia disposto a ricevere un nostro trattamento, qualsiasi esso sia. Poniamo il caso che la persona sia occupata in qualche azione che richiede attenzione come cucinare o guidare. Non possiamo escludere che il nostro intervento causi delle risonanze fisiche immediate sul nostro paziente. Anzi. È molto probabile che ciò avverrà, pertanto non possiamo agire se la persona non è assolutamente al corrente e pronta a ricevere.

Quando viaggeremo fino a quella persona, quello che vedremo sarà solo il suo corpo, non l’ambiente circostante. Vedremo i suoi corpi e le zone che ci interessano e potremo agire in modo diretto su di esse con una facilità disarmante, che non avremo mai quando lavoriamo sul piano fisico, in quanto la materia densa limita moltissimo e filtra la trasmissione delle informazioni in entrambe le direzioni. È proprio questa privazione di filtri che rende più efficace il lavoro in astrale che di persona, pur tuttavia causando molti possibili effetti collaterali che devono essere tenuti in conto e di cui parleremo in seguito.

Viaggi di recupero. Un altro dei motivi che ci spingono a viaggiare è quello del recupero dei defunti o di pezzi di sé stessi. Questo argomento lo tratteremo meglio nella prossima parte di articolo, ma citeremo a riguardo il fatto che il viaggio può contemplare sia il moto attraverso un piano sottile che è speculare al nostro e che, nello stato attuale delle cose, è pregno di spazzatura, sia in un moto simbolico attraverso piani differenti o creati ad hoc. Basti pensare al tempio di Iside creato dalla Society of Inner Light di Dion Fortune che tuttora è visitabile in astrale e che appare uguale a chiunque lo visiti.

Esiste una pratica molto usata dalle culture sciamaniche che si chiama “recupero dell’anima” e che si avvicina moltissimo, concettualmente a ciò che facciamo durante questi viaggi. Nel caso in cui, per motivi svariati, alcune parti di corpo astrale sono state frazionate e sono state “perdute”, è possibile recuperarle per ripristinarle e poterne curare gli effetti negativi.

Viaggi per pulire. Il guaritore si occupa degli spazi così come delle persone. Vedremo questa pratica in un prossimo capitolo, ma basti sapere che così come possiamo recarci nella casa di una persona per rimuovere un’infestazione o per pulirla energeticamente, possiamo farlo anche mediante un viaggio astrale. Mi riferisco a situazioni geomagnetiche, nodi di Hartmann e anche vere e proprie infestazioni.

Viaggi per i defunti. Anche di questo parleremo più avanti nello specifico. Alternativamente, il viaggio di recupero è svolto per andare a prendere e accompagnare oltre lo spirito disincarnato di una persona che è rimasta bloccata e che ha necessità di aiuto. Si tratta di un viaggio in una location particolare inerente allo scopo che si trova in uno strato di realtà metafisica.

Viaggi per apprendimento e incontro. Particolarmente utilizzati e introdotti da Dion Fortune nel lavoro con la Society of Inner Light, si tratta di viaggi utili a fini di lavoro di gruppo. Durante il funesto periodo del secondo conflitto mondiale, l’esoterista britannica non sospese le sue attività, ma si trovò di fronte all’impossibilità di incontrarsi di persona con molti degli associati e collaboratori che facevano parte della sua corte interna proprio per via delle difficoltà di spostamento dovute agli sfollamenti, ai bombardamenti e l’interruzione delle linee ferroviarie su tutto il suolo del Regno Unito. Trovatasi di fronte a una frammentazione globalizzata, non perse tempo e intavolando una fitta corrispondenza di lettere settimanali, mantenne attivi i contatti con i membri, incoraggiandoli al lavoro in astrale e dandosi pertanto appuntamento in luoghi prefissati a precise ore del giorno per lavorare assieme secondo le direttive dei maestri spirituali. Questi incontri, ovviamente, erano svolti completamente in astrale e permettevano, senza ombra di dubbio, di mantenere attivo un lavoro su scala globale che permise alla Society of Inner Light di continuare a esistere e di promuovere le sue attività, oltre che di intervenire in maniera diretta sul conflitto in corso.

Uno dei motivi che possono spingere un guaritore a viaggiare è proprio quello di lavorare con persone che seguono la sua stessa via e con le quali condivide un cammino e di incontrarsi in luoghi prefissati per lavorare assieme, svincolati dalle leggi della fisica.