Viviamo in un tempo di portenti. Sottratti a ciò che siamo, ci stringiamo per non sentirci poi così soli in questo grande universo.
Credo che così nacquero gli dei, che un tempo camminavano tra gli uomini, e che adesso vivono, respirano e ci abbracciano in ogni passo che facciamo.
La stessa fede che professiamo porta magia nel suo nome: “Wicca”, è l’unione di due parole inglesi che rispecchia il nostro intrinseco potere: “Wise”: saggezza, e “Craft”: arte. Arte della Saggezza. Perché è saggezza comprendere ciò che ci circonda con la stessa serenità con cui accettiamo tante e tante cose nella nostra vita. Questo non ci rende migliori; questo non ci rende superiori e non ci rende deboli. Ma ci rende consapevoli di ciò che siamo. E questo, a mio parere, è molto importante. Pari passo alla saggezza viaggia l’arte, come un fiume nero dell’anima. Un fiume tumultuoso che scorre, levigando e trascinando con sé mondi, cadaveri, stelle, divinità perdute e silenziose. Artista è colui che immerge la mano in quel fiume, con la coscienza che alcune creature immonde sono capaci di artigliargli il braccio e trascinarlo nell’affogare con loro, a depositarsi sul fondo, (l’acqua negli occhi, la sabbia in gola), e nonostante ciò… non teme ciò che deve affrontare. Lo fa con la noncuranza dettata dal bisogno. Perché l’arte è magia. Perché la magia è un’arte.
Quindi magia e arte sono come il seme e il frutto: sono parte di un grande disegno. E a mio avviso il più grande esempio del legame indissolubile che esiste tra magia e arte è la stessa vita, se la si osserva con l’occhio del critico. Una cellula, singola… che muore per dividersi. E chissà qual è quella meravigliosa e misteriosa magia che non riusciamo a carpire… ma che accettiamo, senza riserve. Il semplice fatto che dal molto piccolo… dall’invisibile… infine si abbia una creatura senziente, con sentimenti, pensieri… e che non esista niente di questa perfezione che vada infine buttata al termine ultimo del ciclo vitale, ma solo disciolta; ritorno alla terra, alle origini, nell’abbraccio della dea.
In molti, tra e pittori hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio. Come la punta di un pennello intinta nell'arcobaleno che traccia archi in giro per il cielo. Ne prenderemo in esame solo alcuni, nel corso del tempo.

Trattare adeguatamente ogni autore risulterebbe un'opera impossibile. Cercherò di incuriosire voi tutti su alcuni aspetti di alcune delle loro opere, ossia quelle parti che hanno toccato l'argomento esoterico o stregonesco.

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