Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno
"Il Brutto Anatroccolo"
Hans Christian Andersen nacque nel 1805 nei bassifondi della città di Odense, figlio di un calzolaio e di una lavandaia alcolizzata. Era una famiglia povera che viveva in una singola stanza. La sorella era prostituta e il padre, che aveva 22 anni quando Hans Christian nacque, aveva problemi di salute.
L'infanzia di Hans Christian fu ricca di letture e fantasia. Passava gran parte del tempo a mettere in scena spettacoli in un suo teatrino delle marionette; spesso si trattava di opere teatrali di Ludvig Holberg, William Shakespeare e altri, imparate a memoria.
A undici anni Andersen rimase orfano, e si recò a Copenhagen per guadagnarsi da vivere facendo il garzone di bottega e l'operaio in una fabbrica di sigarette. Fin da allora dovette subire le angherie dei compagni di lavoro, che lo perseguitavano per il suo aspetto fisico, il suo carattere introverso e i suoi modi effeminati. A 14 anni iniziò a cercare di entrare in teatro come cantante, ballerino o attore; riuscì infine a entrare nel Teatro Reale Danese come soprano, ma fu costretto a lasciarlo quando la sua voce cambiò di timbro. Un suo collega a teatro aveva parlato di lui come di un "poeta"; Andersen prese la cosa molto sul serio e iniziò a indirizzare le proprie energie artistische verso la scrittura.
Andersen fu ospitato a casa di Jonas Collin, direttore del Teatro Reale. Qui conobbe fortuitamente il re Federico VI, che prese in simpatia quel ragazzo un po' bizzarro e lo iscrisse a proprie spese alla scuola di grammatica e latino di Slagelse. Pur svogliato e introverso, Andersen frequentò le scuole di Slagelse prima ed Elsinore poi fino al 1827, passandovi quelli che in seguito dipinse come gli anni più bui e amari della sua esistenza. Dovette subire le angherie dei compagni e il disprezzo del preside (che soleva ripetergli a titolo di incoraggiamento: "sei un ragazzo stupido, non combinerai mai niente di buono"). è piuttosto evidente che a queste esperienze sia correlabile il tema del "diverso" che lotta per essere accettato, uno dei motivi dominanti dell'opera di Andersen (si pensi per esempio a "Il brutto anatroccolo").
Uno dei motivi per cui Andersen si sentiva rifiutato ed emarginato erano certamente le sue inclinazioni sessuali. Si innamorò, fra gli altri, del giovane Edvard Collin, a cui scrisse: "i miei sentimenti per te sono quelli di una donna; la femminilità della mia natura e la nostra amicizia devono rimanere un mistero". Andersen visse tutta la vita da scapolo; in un passo del suo diario risulta che egli avesse deciso, già in giovane età, di non avere rapporti sessuali né con donne né con uomini. L'emarginazione sentimentale è anch'essa un tema frequente nell'immaginario di Andersen; si pensi per esempio a "Il soldatino di stagno" o "La sirenetta".
La carriera letteraria di Andersen iniziò a cavallo fra gli anni 1820 e 1830, e in particolare durante il viaggio in Europa intrapreso per volere del re. A Le Locle scrisse il dramma Agnese e l'uomo del mare (1834) e a Roma il romanzo di grande successo L'improvvisatore (1835), in cui narrava dei suoi viaggi in Italia.
Seguì (1835-1837) il primo volume di Fiabe (in danese: Eventyr). Curiosamente, le fiabe di Andersen non furono subito riconosciute come quei capolavori che sono oggi considerate; maggior successo ebbero i romanzi che pubblicò nello stesso periodo, per esempio O.T. (1836). Una nuova raccolta di fiabe fu pubblicata nel nel 1844-1845.
A metà degli anni 1840 Andersen era già celebre in gran parte d'Europa, sebbene avesse ancora difficoltà sociali nella sua Danimarca. Forse per questo motivo era spesso in viaggio. Nel giugno del 1847 visitò l'Inghilterra, dove ricevette un'accoglienza trionfale. Ricevette un invito da Charles Dickens; a quanto si dice, l'invito era per una sola notte, ma Andersen si trattenne sei settimane, con qualche perplessità del padrone di casa. Pare che il personaggio Uriah Heep del romanzo David Copperfield, pubblicato da Dickens qualche tempo dopo, fosse ispirato ad Andersen.
Conquistato il successo, per tutta la vita Andersen continuò a pubblicare moltissimo. Oltre alle raccolte di fiabe già menzionate, una terza apparve fra il 1858 e il 1866; in totale, Andersen pubblicò ben 156 fiabe.
Nella primavera del 1872, Andersen cadde dal letto facendosi molto male. Non si riprese mai del tutto, e morì il 4 agosto 1875, in pace, in una casa chiamata Rolighed (letteralmente: quiete), vicino a Copenhagen. Il suo corpo fu deposto nel cimitero di Assistens nell'are di Copenhagen nota come Nørrebro.
Molte delle fiabe di Andersen hanno messo profonde radici nella nostra cultura. Tutti conoscono Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, I vestiti nuovi dell'imperatore, La piccola fiammiferaia, La principessa sul pisello, sebbene non sempre se ne ricordi l'autore. Il ruolo che hanno queste fiabe nel nostro immaginario è tanto più notevole se si pensa che, a differenza per esempio delle fiabe dei fratelli Grimm, che sono adattamenti letterari di favole della tradizione popolare europea, le opere di Andersen era di norma completamente originali. Solo in alcuni casi le fiabe di Andersen sono ispirate a fiabe tradizionali: I cigni selvatici, per esempio, potrebbe essere tratta da I sei cigni, riportata anche dai Grimm.
L'opera di Andersen ha influenzato molti autori suoi contemporaeni e successivi; si possono citare certamente Charles Dickens, William Thackeray e Oscar Wilde.
Molte delle favole di Andersen citano la figura della strega e del mago. Si denota la fine di un'epoca che ancora crede nella "guaritrice", nella "nutrice del villaggio", nella "saggia".
Ad esempio "La Sirenetta", dal quale è stato tratto il famoso film animato della Disney. La storia, notissima, narra di una principessa del regno marino che è innamorata del mondo asciutto, che non può vivere e visitare. Compiuti i quindici anni la sirena sale in superficie. E' inverno e ci sono iceberg che galleggiano. Incontra così una nave dove si festeggia il compleanno di un principe press'a poco suo coetaneo. Il fato vuole che una tempesta colga i marinai e che la nave venga ribaltata. La sirena mette in salvo il principe, portandolo fino ad un'isola e nascondendosi, attendendo che qualcuno venga a prendersi cura di lui. Sull'isola c'è un tempio e alcune monache, una delle quale diviene il sogno proibito del ragazzo.
La sirenetta torna nel suo regno, ma non riesce a togliersi dalla testa il principe cui ha salvato la vita. Rivoltasi a sua nonna, le chiede come potrebbe divenire sposa di un uomo. L'anziana le spiega che l'unico modo sarebbe quello di avere un'anima immortale, cosa di cui le sirene sono prive, e per averla dovrebbe farlo innamorare di lei al punto di fargli dimenticare suo padre e sua madre, sposandosi con lui nel mondo di superficie; ovviamente per farlo deve avere le gambe. Pertanto decide di rivolgersi alla "Strega del Mare", una perfida creatura che abita un luogo brullo e disseminato di serpenti e polpi che ti afferrano al passaggio per non lasciarti più andare. La strega, dopo averla ammonita del dolore che dovrà subire per avere delle gambe e dopo averle spiegato che non c'è ritorno, le dà una pozione da bere non appena giunge il momento e le taglia la lingua, in quanto il pagamento per questo servizio sarà la sua splendida voce. Se non riuscirà a far innamorare il principe di lei, entro il giorno dopo il suo matrimonio con un'altra ragazza, lei diverrà schiuma del mare.
La sirena incontra così il principe, e passa con lui splendidi momenti, nonostante sia muta e sanguinante dai piedi. Ma il principe rimane innamorato della monaca del tempio, e andrà in sposa a lei. La mattina dopo, prossima quindi alla morte, la sirenetta vede apparire le sorelle in superficie, che le danno un coltello e la istigano ad uccidere il principe affinché la maledizione si sciolga e lei possa tornare ad essere sirena. Il loro sacrificio è alla strega del mare à stato quello degli splendidi capelli, tagliati spietatamente. La sirenetta sta per uccidere il principe, ma rendendosi conto che l'amore del ragazzo per la moglie è grande, getta il pugnale in mare e si lascia morire. Diviene così uno spirito dell'aria, che viaggia e conquista così uno spirito immortale mediante le buone azioni che riesce a fare.
La sirenetta uscì dal suo giardino e si avviò verso il torrente ribollente, dietro il quale abitava la strega. Non aveva mai percorso quella strada; non vi crescevano né fiori né erba, solo un fondo di sabbia grigia si stendeva verso il torrente, dove l'acqua, che sembrava spinta dalle ruote del mulino, girava come un vortice e inghiottiva tutto quel che poteva afferrare. Lei dovette passare in mezzo a quei vortici tremendi per arrivare nel territorio della strega, e qui c'era da attraversare una vasta pianura bollente, che la strega chiamava la sua torbiera. Oltre la torbiera si trovava la sua casa, in mezzo a un bosco orribile. Tutti gli alberi e i cespugli erano polipi, per metà bestie e per metà piante: sembravano centinaia di teste di serpente che crescevano dal terreno, tutti i rami erano lunghe braccia vischiose, con le dita simili a vermi ripugnanti, che si muovevano in ogni loro parte, dalle radici fino alla punta più estrema. Si avvolgevano intorno a tutto quel che potevano afferrare e non lo lasciavano mai più. La sirenetta si fermò spaventatissima; il cuore le batteva forte per la paura, stava per tornare indietro, ma pensò al principe e all'anima degli uomini, così le tornò il coraggio. Legò per bene i lunghi capelli svolazzanti, affinché i polipi non riuscissero a afferrarli; mise le mani sul petto e partì passando come un pesce guizzante nell'acqua, tra gli orribili polipi, che allungavano i vischiosi tentacoli verso di lei. Vide ciò che ognuno di essi aveva afferrato, centinaia di tentacoli trattenevano le prede come tenaglie di ferro: uomini che erano morti in mare e caduti sul fondo si affacciavano come bianchi scheletri tra i tentacoli; remi di imbarcazioni e casse erano tenuti stretti, scheletri di animali e persino una sirenetta che avevano catturato e soffocato. Questa vista fu per lei la più spaventosa!
Poi giunse in un'ampia radura di fango nel bosco, dove grossi serpenti di mare si rivoltavano mostrando i loro orribili denti gialli. Nel mezzo si trovava una casa fatta con le bianche ossa di uomini calati sul fondo; lì stava la strega del mare e lasciava che un rospo mangiasse dalla sua mano, come gli uomini fanno con i canarini quando gli danno lo zucchero. Quegli orribili grossi serpenti di mare erano chiamati «pulcini» dalla strega che lasciava le strisciassero sui grossi seni cadenti.
«So bene che cosa vuoi!» disse la strega del mare «sei proprio ammattita! comunque il tuo desiderio verrà soddisfatto, perché ti porterà sventura, mia bella principessa! Vuoi liberarti della tua coda di pesce e ottenere in cambio due sostegni per camminare come gli uomini, così che il giovane principe si innamori di te e tu possa ottenere un'anima immortale!» La strega rideva così sguaiatamente che il rospo e i serpenti caddero a terra e lì continuarono a rotolarsi. «Arrivi appena in tempo!» riprese. «Domani, una volta sorto il sole non potrei più aiutarti e dovresti aspettare un anno intero. Ti preparerò una bevanda, ma con questa devi nuotare fino alla terra, salire sulla spiaggia e berla prima che sorga il sole. Allora la tua coda si dividerà e si trasformerà in ciò che gli uomini chiamano gambe. Soffrirai come se una spada affilata ti trapassasse. Tutti quelli che ti vedranno, diranno che sei la più bella creatura umana mai vista! Conserverai la tua aggraziata andatura, nessuna ballerina sarà migliore di te, ma a ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Se vuoi soffrire tutto questo, ti aiuterò!»
«Sì» esclamò la principessa con voce tremante, pensando al principe, e all'anima immortale.
«Ma ricordati» aggiunse la strega «una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle e al castello di tuo padre; e se non conquisterai l'amore del principe, cosicché lui dimentichi per te suo padre e sua madre, dipenda da te per ogni suo pensiero e chieda al prete di congiungere le vostre mani rendendovi marito e moglie, non avrai mai un'anima immortale! e se lui sposerà un'altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell'acqua!»
«Lo voglio ugualmente!» disse la sirenetta, che era pallida come una morta.
«Però mi devi ricompensare!» aggiunse la strega «e non è poco quello che pretendo. Tu possiedi la voce più bella tra tutti gli abitanti del mare, e credi con quella di poterlo sedurre; ma la voce la devi dare a me. Io voglio ciò che tu di meglio possiedi per la mia preziosa bevanda! Devo versarci del sangue, affinché il filtro sia tagliente come una spada a due lame!»
«Se mi prendi la voce» chiese la sirenetta «che cosa mi resta?»
«La tua splendida persona, la tua armoniosa andatura e i tuoi occhi espressivi, con questo riuscirai certo a conquistare il cuore di un uomo. Allora! hai perso il coraggio? Tira fuori la lingua così te la taglio; è il pagamento per quella potente bevanda!»
«Va bene!» esclamò la sirenetta, e la strega mise sul fuoco la pentola per far bollire la bevanda magica. «La pulizia è un'ottima cosa!» disse mentre strofinava la pentola con alcune serpi legate insieme, poi si tagliò il petto e fece gocciolare il suo sangue nero, e il vapore assunse forme molto strane che facevano proprio paura.
«Eccola qui!» disse la strega e tagliò la lingua alla sirenetta, che ora era muta e non poteva più né cantare né parlare.
«Se i polipi volessero afferrarti, mentre passi di nuovo attraverso il mio bosco» spiegò la strega «getta una goccia di questa bevanda su di loro e le loro braccia e dita si romperanno in mille pezzi.» Ma la sirenetta non ebbe bisogno di farlo; i polipi si allontanarono spaventati da lei non appena videro quella bevanda lucente che teneva in mano come fosse una stella luminosa. Così passò in fretta per il bosco, per la palude e per il torrente che ribolliva.
Vide il castello di suo padre, le luci erano spente nella grande sala da ballo; certamente tutti dormivano, e lei comunque non avrebbe osato cercarli: ora era muta e doveva andarsene per sempre. Le sembrò che il cuore si spezzasse per il dolore. Andò in silenzio nel giardino e prese un fiore da ogni giardinetto delle sorelle; gettò con le dita mille baci verso il castello e salì per il mare blu.
La sirenetta è una favola molto ben scritta. Andersen possiede una capacità descrittiva incredibile, che scivola come nebbia. La sua abilità di immaginare il regno subacqueo, la vita e il punto di vista acquatico è singolare e molto ben architettato. Quello che risalta nelle sue favole è la peculiarità del finale, non sempre lieto e scontato, e non sempre, comunque, portato alla risoluzione della "sconfitta del cattivo" e il "vissero felici e contenti". La sirenetta, in ultimo non ottiene il suo amore, ma capisce che dividere ciò che è destinato a stare unito per se stessi non è un intento nobile. Felicità significa desiderare il bene assoluto o il male assoluto della persona che abbiamo deciso di amare. E se questa persona è felice con qualcun altro, amore vero significa sacrificio per questa persona. Nel sonno il principe sussurra il nome della sposa... è questo a fermare la mano armata della sirena e a spingerla a rinunciare alla vita. L'amore vero spesso non sceglie vie facili per mostrarsi a noi esseri senzienti.
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