Charles Baudelaire nasce a Parigi, in una casa del Quartiere Latino, il 9 aprile 1821, diverrà orfano del padre all’età di sei anni, e la madre si risposerà con l’allora colonnello Jacques Aupick, il quale riesce a farsi odiare dal figliastro. Il giovane Charles frequenta due college, per esserne espulso nel 1939. Ha capito che la sua vocazione è la poesia, contrastata dal patrigno, che, perbenista, preferirebbe una tranquilla vita da borghese. Nel 1941 si imbarca per l’India, e sarà di ritorno dalla sua capitale dopo solo dieci mesi; maggiorenne avrà accesso all’eredità del padre, e passerà il periodo più felice della sua vita. In quel periodo conosce l’attrice Jeanne Duval, la quale, nel bene e nel male, gli starà affianco per la vita.
Il suo esordio come poeta risale al 1845, con la pubblicazione di “A une dame creole”. Per vivere, dato che il patrigno gli ha bloccato i soldi ereditati per vie legali, è costretto a lavorare per riviste e giornali con saggi e articoli.
All’età di trentasei anni pubblica la sua raccolta di poesie più famosa e più discussa: “Le fleurs du Mal”. La sua uscita non riscuote vero e proprio successo, bensì scandaloso sdegno. Il libro viene processato e sei poesie devono essere soppresse. Solo quattro anni dopo, nel 1861, uscirà l’opra completa.
Nel frattempo le condizioni di salute di Charles continuano a peggiorare, anche a causa dell’alcol e dell’oppio, delle cui esperienze rimane soprattutto traccia nel libro: “Les Paradis Artificiels”, del 1860, anno in cui subisce la prima crisi cerebrale. Baudelaire invecchia precocemente e si mette a lavorare con ancor più alacrità, componendo i poemi in prosa “Le Spleen de Paris”, che usciranno nel 1869.
Con la speranza, attraverso una serie di conferenze, di guadagnare un po’ di denaro, nel 1864 parte per il Belgio. Vi trascorre, invece, giorni di assoluta miseria, tra indicibili sofferenze fisiche e morali. Proprio in quel paese, nel 1866, a Namur, mentre sta visitando la chiesa di Saint-Loup, viene colpito da un attacco di emiplegia e di afasia. Rimane paralizzato nel lato destro del corpo. Il 31 agosto del 1867, a Parigi, nella casa di cura del dottor Duval, Charles Baudelaire muore a quarantaquattro anni. è sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme alla madre e al detestato patrigno.
Nel 1949 la Corte di Cassazione francese riabilita la sua memoria e la sua opera.
Charles Baudlaire viene definito uno dei poeti maledetti. Questo perché, uscente comunque dal romanticismo, lo caratterizza il suo metodo di trattare dell’amore e della bellezza con toni bizzarri. La sua poesia, incentrata sul perfezionismo musicale, apre la strada, con il novecento, al simbolismo e allo sperimentalismo.
Le sue opere ritraggono la vita, ma ritraggono anche la sua fine… il contrasto che deriva dalla bellezza e dal dolore…
IL VAMPIRO
O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio
cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni,
venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno
- infame cui sono legato come il forzato alla catena,
come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco
alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta,
sii tu maledetta!
Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la
libertà, ho detto al perfido veleno di venire in
soccorso della mia vigliaccheria.
Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e
m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto
alla tua maledetta schiavitù,
imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci
risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro."
Il poeta, scrive Baudelaire, è come l'albatro. L'albatro domina col suo volo gli spazi ampi: le sue grandi ali lo rendono regale nel cielo ma se gli capita di essere catturato dai marinai si muove goffo e impacciato sul ponte della nave e diventa oggetto di scherzi e di disprezzo; e sono proprio le grandi ali che lo impacciano nel muoversi a terra.
Anche il poeta è abituato alle grandi solitudini e alle grandi profondità delle tempeste interiori e in queste dimensioni domina sovrano; anche lui come l'albatro può sembrare goffo e impacciato nella realtà quotidiana, nella quale non si muove a suo agio. Il poeta insomma ha il dominio della realtà fantastica, ma nella realtà quotidiana è un incapace e riceve l'incomprensione e il disprezzo degli uomini, esattamente come accade all'albatro.
Il poeta è venuto sulla terra per interpretare la realtà alla luce del suo sogno, ribelle alle convenzioni, inabile alla vita pratica, destinato a gettare il discredito sulle comuni passioni, a sconvolgere i cuori, a testimoniare per mezzo dell'Arte d'un mondo magicamente e idealmente perfetto. Per questo il poeta è deriso e perseguitato; per questo Baudelaire nel 1857 venne processato per il suo capolavoro I fiori del male, accusato di immoralità.
Di seguito una delle poesie tratte da I Fiori del Male
LA LUNA OFFESA
Luna che i nostri padri veneravan discreti,
dall'alte azzurre lande dove, radiosa corte
di sultana, le stelle ti son lucide scorte,
mia vecchia Cinzia, lampada dei nostri antri segreti,
vedi con denti giovani gl'innamorati ridere
tra il sonno, sopra il prospero giaciglio che li affianca?
il poeta accanirsi sulla pagina bianca?
e sotto l'erba secca accoppiarsi le vipere?
Nel tuo dominio giallo, con piede clandestino,
ritorni come un tempo, dalle sera al mattino,
a baciar le decrepite grazie d'Endimione?
"Tua madre io scorgo, o figlio d'un secolo avvilito,
che allo specchio un pesante fardello d'anni espone,
e bistra ad arte il seno stesso che t'ha nutrito!"
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