Gatti alchemici

“Gatti ed elementi, armonie simboliche e metafisiche”

Un excursus sull'opera visiva: Gatti Alchemici della pittrice: Bianca. A cura della stessa artista.

“I cinque elementi della cultura occidentale, Aria, Acqua, Terra, Fuoco e Spirito, più il Legno e il Metallo, presenti, nella sfera mistica orientale, sono qui rappresentati nella loro più intima essenza spirituale.
I colori e le forme rispettano, nei limiti della mia personale estetica, la complessa simbologia alchemica e filosofico – poetica delle culture, occidentale e orientale, qui accostate in un comune sentiero di ricerca.
Agli elementi, graficamente rappresentati in seno alla mia predilezione per la tecnica espressionista, sono accostate immagini di gatti delle più svariate specie, ritratti a “Trompe l’oeil”(iperrealistici), che creano l’illusione di animali reali, entrati in virtù della loro capacità di penetrare nelle varie sfere dell’esistenza, fisicamente nel quadro.
L’ambiente stesso del dipinto si fa senziente della loro presenza. Fra i gatti e i Daimon, gli Spiriti degli Elementi delle superfici dipinte, si viene a creare allora un rapporto di reciproca interazione fisica e di intimo discorso intellettuale.”
Questo è il commento tecnico che ho scritto per la presentazione della mia prima mostra. Non so dire esattamente come mi sia nata l’ispirazione per la mia prima Opera, forse è stato uno di quegli scherzi che la Musa dell’Arte gioca a chi vi si rivolge, anche inconsapevolmente.
Stavo dipingendo dei soldatini di piombo quella mattina, e avevo sul piattino una macchia di colore dorato ormai secco.
La tempera acrilica, asciugando, forma una pellicola elastica. Sovrappensiero la stacco dal piatto e la riattacco al tavolo, poi comincio a disegnarci intorno un triangolo bianco, contornato da una linea rossa. Poi aggiungo accanto al primo, altri due pezzettini d’oro. A reggere il triangolo compare, come in una visione, uno Spirito femminile che leggero si libra sospeso... e sospeso rimane in quel limbo che separa l’Idea pura dall’Opera compiuta.
Poi un giorno decido, che quel viso lieve, quegli occhi che promettono Luce, quel volo leggero, non possono rimanere solo uno schizzo! Monto la tela e la mia Musa prende forma; ma ancora mi fermo, non capisco, manca una presenza nel quadro, manca un ospite, un compagno per il Daimon. So che arriverà qualcosa, ma come faccio a spiegarlo a chi mi dice che perdo tempo, che non finisco mai quello che comincio?
Passano le settimane, e i mesi diventano circa un anno. Alla vigilia di Natale, l’amore della mia vita, porta a casa un piccolo raggio di sole peloso, un batuffolino di quattro mesi di vita, che, appena uscita dalla gabbietta è entrata nel mio cuore!
Ci vuole un mesetto buono per addomesticarci a vicenda, con pazienza, passo dopo passo, fino al giorno in cui, prendendo in braccio quella piccola cosetta piena di baffi, invece di un rifiuto terrorizzato, mi ritrovo fra le mani una dolce micetta fremente di fusa, che per dimostrarmi la sua eterna fiducia, incomincia a lavarsi il musetto come se fra le mie braccia fosse nel posto più sicuro del mondo.
Dopo un paio di giorni, guardando alternativamente lo spazio nel quadro ancora vuoto e i suoi enormi occhi color verde dorato, capisco immediatamente cosa devo fare e mi armo di macchina fotografica.
Era lei che mancava; e ora eccola, pronta a saltare in quel triangolo bianco per annusare l’essenza pura e dorata dell’Ispirazione; Laura, la Musa di Petrarca e il Lauro dei Sommi Poeti sono lì per entrare nei suoi occhi ed esserci restituiti in una forma, che la nostra mente errante ed imperfetta riesca a concepire.
Ed è solo ora che lo Spirito femminile mi rivela il suo nome: Aria.
Leggera, imponderabile, veicolo di tutti i sogni dell’Umanità, ora osserva con il suo sguardo etereo la piccola ospite, venuta a donarci un pezzetto del Suo invisibile segreto.
Passerà almeno un altro anno, però, prima che io capisca cosa questo primo lieve spirito, volesse chiedermi, cioè, che anche gli altri Elementi volevano prendere vita dai miei pennelli.
E un giorno, come per incanto prendono forma, uno per uno, sulle pagine del mio libretto, ognuno con il suo magico ospite alchemico. Provenienti da tutte le parti del mondo: gatti di razze profondamente diverse, accompagnano gli Spiriti elementali, nel loro mostrarsi agli occhi mortali.
La ricerca di una simbologia che sia al tempo stesso intuitiva da capire per il “lettore” profano, ma comunque carica di significati profondi, diventa allora, un complesso viaggio alchemico, una lenta e sofferta, a volte, trasformazione della materia. Dalla vera e propria costruzione della tela (a me non piace comprarle già preparate), partendo da uno dei materiali più umili: la juta dei sacchi del caffè, al parto dell’opera finita attraverso giorni e giorni di vuoto mentale, in attesa di essere posseduta dallo spirito del Colore con la Forma già definita che mi guardava, curiosa di sapere che vestito avrei creato per lei!
Infine, eccoli tutti e sette, come i gradini della Scala che l’Alchimista doveva salire per arrivare al compimento dell’Opera; sette, come gli elementi riuniti d’Occidente e Oriente che compongono la visione cosmica del Creato: l’Aria, l’Acqua, la Terra, il Fuoco, il Legno, il Metallo e lo Spirito.
Ognuno di loro ha il proprio viaggio da raccontare, dal Mondo delle Idee alla nostra dimensione.
Dell’Aria ho già raccontato.
L’Acqua, nasce come un turbinio di linee e cerchi, a formare solo la sensazione sfuggente di un’Ondina che, trasparente come il suo elemento, guizza attraverso una sorta di ciotola, formata dalla bocca divina della Dea gatta Tsagaglal (Colei che guarda oltre), la Provvidenza dei Nativi Hopi del Nuovo Messico. Nel deserto, la Provvidenza è l’Acqua e, immerso in Lei, in estatica contemplazione, decide di accompagnarla il secondo raggio di sole, che la Provvidenza stessa ha pensato di donarmi: un meraviglioso esemplare di Siberiano grigio, gatto famoso per il suo insolito amore per il liquido elemento. Lei è lo Spirito che più si fa desiderare, come se si ribellasse all’idea che la sua libera assenza di forma, possa essere imbrigliata in un’immagine stereotipata, e allora si divincola e m’impone un caotico gioco di bolle, che in alcuni punti si sfaldano e si fondono con il loro gradito ospite peloso, quasi a formare una strana metamorfosi, fra materia animale e spirituale.
La Terra, solida e profonda, mi appare come l’immagine di una Saggezza antica quanto l’Universo stesso, e volge dolcemente il suo fertile profilo, decorato con i colori della pelle e con i solchi del lavoro dell’Umanità verso il suo compagno: un magnifico Persiano nero, che ne richiama la generosa abbondanza, con il colore scuro del suo folto manto. Sul Suo corpo, le linee dell’Energia che La pervadono, si rendono visibili in magnetiche e magiche spirali, e percorrono tutta la sua superficie per incontrarsi con due draghi dal corpo solcato di screziature metalliche. I mitici animali, abitanti di grotte profonde, qui si prestano a simboleggiare i doni generosi che l’Uomo strappa alle viscere della sua unica Madre che, paziente si lascia anche violare, da quel figlio troppe volte irriconoscente.
Il Fuoco irrompe in tutta la sua sensuale e calda essenza, fatta di fiamme e scintille, di braci e fumo, in un continuo ciclo a spirale di morte e rinascita dalle proprie ceneri. Come la mitica Fenice, il Fuoco è l’unico Elemento che, simile ad una creatura terrestre, vive un ciclo vitale completo che si ripete sempre uguale a se stesso, e questa completezza diventa una Spirale avvolgente e guizzante di vita. Il suo ospite vive allora, con Lei (ho scelto di rappresentare ogni Spirito in forma femminile), l’esperienza di una vita intera: cucciolo, al centro della spirale, si affaccia incuriosito alla vita, dolce e giocoso, esplorando il mondo per la prima volta; a volte incurante delle conseguenze che potrà avere la sua giovanile irrequietezza. Anche il pelo prende forma di fiamma guizzante e colore di fuoco con tutte le sue sfumature. Seguendo il sentiero delle lingue ardenti, la sua essenza vitale percorre anch’essa il corso naturale delle cose; arrivando alla piena maturità ormai sazia si accomoda tranquilla e sonnacchiosa al caldo e sicuro rifugio delle braci. Ma basta un minimo soffio per ridare vita alla materia che sembrava ormai consunta, e il Ciclo può ricominciare compiendo ancora una volta il suo viaggio intorno al Cerchio dell’Eterno ritorno. I colori del suo corpo da Salamandra, elementale del Fuoco di antica tradizione medioevale, riprendono quelli delle fiamme, delle braci, delle ceneri argentee, e riportano alla mente gli esotici racconti dei viaggiatori di terre lontane che favoleggiavano di incredibili creature incontrate nei loro viaggi.
La Silfide del Legno sembra quasi voler uscire dal quadro per poter toccare l’Umanità che la guarda affascinata. I suoi occhi sono quelli che, in una sorta di gentile mimetismo vogliono più avvicinarsi e rendersi simili a quelli umani, di cui da sempre è profondamente innamorata. La sua dolce distrazione è tale da renderla inconsapevole della presenza del suo ospite, il quale, senza nessun riguardo, si affila tranquillamente le unghie sul suo tronco di betulla. In qualche modo però, l’essenza della silfide, entra nel corpo dell’animale macchiandolo con i propri colori e rendendo il suo pelo simile ai riccioli sottili della corteccia secca.
Il Metallo, contiene in sé tutto il cammino del processo alchemico: la successione dei metalli, dal più rozzo, il piombo, passando per lo stagno, il ferro, il rame, il mercurio, e l’argento, fino a sublimare nell’Oro filosofale, simboleggiato dal corpo perfetto e completo in se stesso dell’Ermafrodito, che regge fra le mani una spada finemente cesellata, rappresentante l’Arte che l’ingegno umano può produrre. I lineamenti del suo corpo, inoltre sono accentuati da un contorno rosso: la Porpora Regale. Il Daimon dell’elemento è completamente assorto nella contemplazione del Sé, consapevole della propria dimensione aurea e conversa tranquillo con la dimensione animale, in completa armonia e ormai artefice del progetto Divino originale. Il suo stesso ospite, uno Sphinx, ha assorbito l’essenza della sequenza metallica e ne ha quasi acquistato le caratteristiche atomiche, sia nei propri colori, sia nella sensazione che da la sua pelle nuda.
Infine lo Spirito, racchiude a cerchio l’avvicendarsi continuo delle quattro stagioni, che a loro volta circondano al suo centro il Tao dell’Equilibrio Universale. L’Inverno, chiuso nel suo sonno congelato, nulla sente di quello che gli succede intorno, ma dal suo braccio ancora freddo, stanno già nascendo i primi tenui germogli della Primavera, che ancora sonnacchiosa, con la mente piena di romantici pensieri, i capelli adornati di fiori, passa il tempo a specchiarsi nel cielo, sognando il caldo sole dell’Estate, la quale, luminosa e superba, acceca gli occhi di chi, incauto, ha il coraggio di guardarne lo splendore. Ognuna di loro, però è talmente immersa nel proprio ruolo da non accorgersi del dolce e disinteressato altruismo dell’Autunno, che da solo, lavora alacremente per produrre frutti, buoni, sani e duraturi per la fredda stagione, che sta per ritornare.
Il lavoro delle stagioni però, è anche un’armonia d’intenti e di eventi, che giorno per giorno portano avanti la vita in tutti i suoi aspetti, dal più piccolo al più grande. I loro compagni, si sono voluti incontrare per rappresentare meglio quest’equilibrio. Si sono allora disposti come i simboli Yin e Yang, utilizzando i propri colori per interpretare l’Armonia degli Opposti: il Sacro di Birmania, dal pelo chiaro con le estremità scure è la mistica orientale, predisposta verso l’innalzamento dell’Anima, mentre il Norvegese delle Foreste, scuro con la pettorina bianca, esprime la ricerca filosofica occidentale, in cui si esaltano le doti della Mente.