1) Come ti sei avvicinato alla tua religione?
Mi sono avvicinato alla Wicca a fasi alterne. Ricordo di aver posto una domanda il primo giorno in cui sono andato a catechismo che mi ha consacrato per sempre come rivoluzionario. Stavano spiegando la Genesi, e i sette giorni in cui Dio avrebbe creato il mondo. Beh… io ho domandato al ragazzo che ci stava insegnando come aveva fatto dio ad aspettare il terzo giorno per dividere il giorno dalla notte. Come avrebbe calcolato il passare dei giorni prima di quel momento? Il catechista sembrava abbastanza disorientato. Adesso ci penso e mi dico: pazienza…ci sono tante persone disorientate in giro per il mondo. Ma quello penso sia stato il momento in cui ho capito che, forse, le risposte non potevano essere tutte lì. Nel corso della mia vita, poi, ho conosciuto una persona che mi ha insegnato l’amore per la natura e le sue energie; ma soprattutto, sul letto di morte, mi ha insegnato ad avere fede nel ciclo vitale e nell’eterno rincorrersi di ogni cosa. La sua scomparsa era un fatto straziante per me, ma la consapevolezza di vederla accettare la dipartita come parte stessa della vita mi ha reso consapevole, in un istante, che il mio cammino avrebbe preso quella strada, anche se non lo avessi voluto: la consapevolezza di me stesso come essere umano e come parte integrante di ogni singolo granello di sabbia, di ogni sasso e ogni albero e ogni goccia di pioggia. Una grande passione... penso si possa descrivere solo così: due foglie in un mulinello.
2) A grandi linee puoi spiegare il tuo credo?
A grandi linee… beh… credo nella vita, nel suo ciclo e nel suo ritornare, sempre e comunque, sotto forme diverse. Credo che la morte sia solo una tappa, da percorrere in un lungo sentiero. Credo nell’amore; ci credo fermamente. Ho avuto tempo per pensarci, per confrontarmi… e sento che la base di una religione come la Wicca sta soprattutto nell’accettare ciò che siamo: in primis esseri umani. Credo nel Wyrd, e nei talvolta sottili e talvolta palesi presagi che ci rivela ogni giorno; ci credo perché sento che c’è qualcosa che mi lega alle persone che amo che non è misurabile a parole, e questo valica ogni altra cosa. Quando ho sentito per la prima volta lo sfarfallio di mio figlio nella pancia di sua madre, quasi un anno fa, quando ho visto il suo cuore battere durante la prima ecografia… tutto questo è magia… tutto questo è scintilla divina. Credo quindi in ciò che ho sotto gli occhi ogni giorno… la vita, le stagioni, le leggi che comunque la gestiscono.
3) Ti consideri “strega” o pagano?
Assolutamente strega. La parola “pagano” è stata coniata per definire: “tutto ciò che non è cristiano”. Non la sento dispregiativa, e talvolta sono costretto ad attaccarmi al suo significato comune per farmi capire, se proprio devo, ma io mi sento me stesso, e non qualcosa di diverso da qualcosa d’altro. Un individuo, a mio parere, rimane un individuo, indipendentemente dalle scelte che fa nella sua vita. Per me essere strega significa essere me stesso, qualcosa che mi sono scelto e non qualcosa che mi è piovuto addosso perché era necessario classificare gli eretici dai timorati di dio.
4) Parli liberamente in giro della tua religione?
Ho avuto esperienze negative sotto questo punto di vista. Una volta, sai… quando ero pieno di entusiasmo per i primi passi che facevo sul cammino wiccan, mi sono aperto con alcuni colleghi. Questa cosa mi è costata il posto di lavoro. Installavamo impianti di allarme a casa di privati, e una volta un mio collega, quello che si esternava con più domande sul mio “credo”, si è lasciato scappare davanti alla cliente: “Sa, lui va a correre nudo nei boschi”. La signora si è sentita minacciata ad avere in casa uno come me e il mio datore di lavoro ha pensato che non fossi in grado di fare quel tipo di mestiere. Ho conservato quindi un po’ di risentimento verso l’esternare il mio credo; nel corso del cammino però… ho conosciuto una persona che mi ha ricordato che in fondo siamo ciò che siamo… e nascondersi non ci difende comunque; e fatichiamo a crescere se non ci lasciamo attaccare, talvolta. Questo ci rende più forti… E sono comunque del parere che anche se qualcuno si sente in dovere di giudicare il mio credo… ayyo… è libero di farlo; di sicuro il suo giudizio non influenza la mia visione del mondo.
5) Cosa consiglieresti ad una persona che intraprende questa strada?
Beh, per prima cosa le consiglierei di prendere sul serio le sue scelte. Mi è capitato spesso di incontrare persone che si interessassero alla Wicca dopo avermene sentito parlare, o dopo aver visitato il Reef. Con loro, in genere, cerco di essere il meno disponibile possibile. Questo perché non voglio che prendano alla leggera una scelta che potrebbe influenzare per sempre la loro vita. Credo che capiscano che da me non avranno aiuto, e, se sono furbi e saggi, capiranno da soli il perché: sulla via della Wicca ci sono sempre decine di persone, ma è comunque un sentiero da percorrere in solitudine. Questo perché ognuno lo vive a suo modo… è come avere un figlio. Quando è piccolo e non sai che pesci pigliare per sapere perché piange o che so… tutti ti dicono la loro… ma alla fine tu devi imparare a conoscere tuo figlio e crescere con lui. Ognuno ha la sua esperienza, e benché i consigli possano essere utili… ognuno deve cercare sempre la propria strada.
6) Celebri in gruppo o da solo?
Ho celebrato spesso in gruppo. Ho aperto i miei primi cerchi con delle care amiche di Bologna, che saluto e benedico calorosamente. La vita ci ha un po’ allontanati… capita talvolta… e ultimamente celebro da solo, o, quando la mia donna se la sente, anche con lei.
7) Quali sono le feste che onori?
Beh, una volta trovavo il tempo di accendere una candela ad ogni esbat, ma ora festeggio solo gli otto sabba. Le ricorrenze che ho segnato sul calendario sono tantissime… ma nella vita di tutti i giorni, cosa vuoi… faccio fatica a dedicare tempo a me stesso, specialmente ora che Morgan è in un’età così impegnativa
8) Qual’è la tua ricorrenza preferita e perchè?
Ah, io adoro Samhain. Un po’ perché ho aperto il mio primo cerchio proprio quel giorno, e un po’ perché con la scusa della zucca e del fatto che il giorno dopo è festa nazionale, si passa del tempo insieme e ci si diverte più che in altre occasioni. Sento moltissimo anche Beltanà e Lammas. Pensa che mio figlio è nato il 19/4, e la mia speranza era che riuscisse a tirare proprio fino al primo, così da cadere in una delle mie feste preferite! Inoltre ho dato a mio figlio tre nomi, e uno di questi è Lugh, proprio perché sento molto vicine questa divinità e questa festività: il raccolto, il calore estivo… il pane fatto in casa. Sono molto affezionato alla figura della spiga di grano… non saprei dirti proprio perché… forse perché mi ispira fertilità, crescita. Vederla colma di chicchi è un’immagine che mi fa stare in pace.
9) Che rapporto hai con la magia? Secondo te tutte le streghe la praticano?
La magia è parte della mia vita. Mi capita di fare degli incantesimi, ma non è una soluzione che cerco facilmente. Ho pagato a mie spese l’abuso dell’arte, e la legge del tre non perdona. Trovo assolutamente superficiale il comportamento di decine di persone che bazzicano nel mondo della stregoneria, e questo in parte mi spaventa. Mi capita di leggere delle cose che mi fanno gelare il sangue nelle vene… ma proprio per questo mi sento di dire che una strega nel vero senso del termine non fa magia tanto per farla. Quindi non si ha a che fare con streghe che abusano… ma con persone che non sanno che stanno facendo. Ultimamente ho letto una mail di una ragazza che si definisce chiaramente cattolica ma che è attirata dalla wicca per la magia. Questa è una cosa che aborro. Una strega segue un cammino spirituale. Una strega è tutt’uno con gli dei. Una strega impara prima a conoscere se stessa/o prima di usare l’Arte, per qualsiasi scopo. A mio parere… e solo mio… chi non segue un cammino di crescita, di saggezza… non è una strega, ma qualcosa d’altro. Non tutte le streghe, quindi, praticano. Questo no… anche perché ho conosciuto streghe che, in saggezza, mi hanno detto di non sentirsi pronte ad aprire un cerchio o fare un incanto. Il solo affermare di non essere pronti significa conoscere il proprio cammino, e questo, per me, significa essere streghe.
10) Si nasce o si diventa streghe?
Streghe si diventa. Alcune persone nascono con un talento naturale che le distingue da tutte le altre, ma nessuno nasce con l’esperienza adatta per definirsi strega. Conoscere, meditare, crescere… il cammino è lungo e non ci sono tappe fondamentali da misurare. Devi operare delle scelte nella vita, tutti i giorni. Alcune di queste sono semplici e coinvolgono poco la tua spiritualità. Altre, invece, richiedono il massimo impegno morale e intellettuale, nonché psichico. Puoi anche avere delle doti naturali straordinarie, puoi anche possedere un’energia senza pari (ho conosciuto di persona la Currot in un’intervista e non riuscivo a tenere le mani ferme perché emanava un’energia incredibile, che mi straziava, quasi), ma tutto questo non basta. Serve la coscienza di sé. E quella è una cosa che acquisisci nel corso degli anni
11) Nel concilio delle streghe, del 1974, si trova questa frase: “Conosciamo un livello di potere notevolmente superiore alla media delle persone. Essendo così distante dall'ordinario, a volte viene definito "soprannaturale", definizione menzognera in quanto sappiamo questo potere essere un naturale potenziale di tutti.” Che ne pensi?
Penso che questa frase sia lo specchio della verità. Siamo umani, imbevuti di essenza divina. La dualità Dio/Dea è dentro tutti noi, come il respiro. Alcune persone la vogliono chiamare anima, spirito… o come si vuole… ma è qualcosa che c’è, e non mi sento di dubitarne, altrimenti c’è da chiedersi che differenza ci sarebbe tra un vivo e un morto. Questa energia, per come la vedo io, risiede in ogni cosa. Questo perché sento che tutto è collegato, anche se a noi pare che non sia così, perché leggiamo il mondo come un libro, senza però soffermarci sulla punteggiatura. Non credo nel sovrannaturale, personalmente, e per questo avvaloro la frase scritta dal Concilio. Se qualcosa esiste, ed è un dato di fatto, allora deriva dalla terra, altrimenti non ha da essere. Se qualcosa non deriva dalla terra… allora non ha senso che esista. Fatichiamo ad accettare ciò che non vediamo, sentiamo, udiamo, tastiamo, assaporiamo. Diamo per certo che qualcosa esista perché abbiamo letto su un libro che è così… e accettiamo per buono il fatto che se qualcuno ha scritto un libro, in teoria dovrebbe sapere quello di cui parla (il che talvolta… ahimè… non è proprio così). Adesso riflettiamo sul fatto che volevano ardere Galileo perché aveva notato che una nave che appare all’orizzonte compare lentamente e da ciò, ne aveva dedotto che la terra non era poi così piatta. Si fa presto a dire che erano altri tempi. Ora… ci dicono che esistono gli atomi, e poi i protoni e gli elettroni, e i neutroni e i quark e i quasar… ecc… ma nessuno di noi li ha mai visti. Forse qualche scienziato vestito di bianco sì… ma noi no. Come facciamo ad accettare così una verità che non conosciamo? Perché ce lo dicono loro che hanno studiato. Nessuno mai si chiede però quale è il carburante che fa muovere un essere vivente. Non parliamo di carboidrati e proteine…parliamo di che cosa fa sì che qualcosa viva e qualcosa no. Non si sa. La verità è questa. Cos’è, elettricità? No… è energia? L’energia è una verità. Conoscerla è mestiere di folli e saggi, saperla usare e convogliare è mestiere di streghe. Non c’è niente di sovrannaturale in tutto questo… siamo vivi… è forse sovrannaturale la vita? Magia, forse, ma in ogni caso natura, come l’amore, i sentimenti… cose che comunque non conosciamo, perché non le abbiamo mai viste. Chiedete ad uno scienziato di provare che un quark esiste, e lui ve lo proverà, in qualche modo. Chiedetegli ora di provarvi che esiste l’amore. Non potrà, ma non se la sentirà mai di dire che non è così. La propria spiritualità, individuale per ognuno, è come i sentimenti, e l’energia è proprio questo: non la vediamo, fisicamente, ma non significa che non si manifesti in natura. Non è cosa sovrannaturale come non lo è il fuoco, in se stesso un evento e non un elemento. Lo vediamo, lo sentiamo, ma in natura non esiste. Come ce lo si spiega? Eppure tutti possono affermare con certezza che c’è. Nel corso degli anni, forse impareremo ad accettare con più serenità lo scorrere delle energie, presenti in ogni cosa su piani diversi… e allora forse ci renderemo conto che molte delle cose che ritenevamo sovrannaturali, stupidamente, non sono così.
12) Nelle 13 mete di una strega c’è: “Tieni le tue parole in buon ordine. Tieni i tuoi pensieri in buon ordine”. Cosa significa secondo te? Ed è possibile?
Non tutti seguono il Rede. Personalmente lo seguo, ma non perché risulta essere uno dei pochi “scritti” che rende la nostra religione una sorta di assioma, come potrebbe essere “la Bibbia” o il “Corano”. Lo seguo perché farlo lo trovo un fatto naturale, nel corso della mia vita. La frase che citi mi è servita molto per trattenermi, talvolta. Tenere le parole in ordine ritengo sia riferito a non dire cose di cui potresti poi pentirti, e valutare sempre quando è il caso di azionare la bocca e quando invece è solo il caso di far funzionare il cervello. Capitano momenti in cui fai fatica a riflettere su quello che c’è da dire, anche perché talvolta la vita è un insieme di eventi mossi apparentemente in modo scoordinato e ad una velocità intrattabile, ma sarebbe sempre il caso, anche quando i momenti spingono ad una risposta immediata e sentita e impulsiva, soffermarsi per un istante e decidere se è veramente il caso di dire quello che si sta pensando. Un vecchio adagio dice: “Dal saggio si ha da imparare anche quando rimane in silenzio”, e rispettare questa massima, mettendosi dalla parte del saggio, ci renderebbe, forse migliori.
13) Hai un pantheon?
Prettamente riconosco la dea e il dio. I miliardi di nomi che hanno, fanno comunque parte di quella loro dualità: maschile e femminile, sole e luna, giorno e notte, vita e morte. Spesso mi riesce facile rivolgermi a divinità particolari, a seconda dei momenti, ma in linea di massima riconosco molti pantheon, come parte di un tutto. Sono molto affezionato alle divinità azteche. Non saprei dirti perché, ma mi sento vicino a quel popolo, e molti sogni che ho fatto nella mia vita mi hanno portato in quei luoghi. Il mio stesso nome magico: Vento Notturno, è quello di Yoàli Ehécatl, ovviamente tradotto in italiano, per facile comprensione. Era la divinità messaggera, una sorta di Hermes azteco.
14) Cosa ne pensi di Cunningham?
Ho letto molti suoi libri, e credo che sia comunque una persona che abbia qualcosa da insegnare veramente, a differenza di altri. Purtroppo ritengo che far “pagare” il proprio insegnamento vedendo dei libri e ricavandone un utile vada un po’ fuori dalla mia etica. La cultura è un beneficio dell’umanità. Cunningham è stato di aiuto a moltissime streghe, soprattutto con il “Praticante Solitario”, un libro che purtroppo credo sia divenuto un best seller, e questo ha fatto sì che, per vendere di più il suo nome venisse tagliato in “Wicca”. C’è da dire che il contenuto dei suoi scritti è più che valido e che una strega eclettica troverà nei suoi saggi molti spunti interessanti dove cominciare la conoscenza della propria persona. Cunningham scrive della Wicca in modo sano, e nel mondo dell’informazione a rubinetto, come si suol dire, dove vai su internet e trovi decine di “esperti” che sono pronti ad affermare con certezza che le loro risposte ai tuoi quesiti sono di sicuro le più complete, è rassicurante sapere che comunque ci sono persone che “informano” con le parole giuste e senza pretese. La sua migliore opera rimane però “Gli strumenti del Mago”, dove fa intendere che la coppa della dea è il tuo cuore, e l’athame sono le tue stesse mani.
15) Cosa ne pensi delle altre tradizioni pagane?
Beh, ho avuto modo di parlare con molte persone che si definivano questo e quello. A tutti ho lasciato intendere che erano liberi di vedere la divinità come credono: questo fa parte della mia religione e del mio stile di vita wiccan. Eclettico, come sono, non mi sento parte di una tradizione in particolare, soprattutto di quelle rigide, come la Gardneriana. Personalmente trovo che la celebrazione dei propri sentimenti e delle proprie passioni, nonché del modo in cui decido di onorare gli dei non debba seguire per forza una tradizione. Dubito fortemente che la dea o il dio si adirino se non vesto di cielo quando faccio un sabba; penso al divino come a qualcosa che va un po’ “oltre” ai costumi e gli usi che abbiamo. Se pensassi davvero che gli dei si arrabbiassero per quello che noi umani facciamo quando decidiamo di onorarli, allora avrei scelto il “vecchio testamento” come bibbia e non il mio cuore. Ciò non toglie che ci siano filoni che senta più vicine, come la cultura celtica. Quello che ritengo fondamentale è l’equilibrio interiore, lo stare bene con se stessi e con ciò che crediamo. La mia crescita personale deriva dallo scambio di opinioni e dalla ricerca, anche grazie ad altre streghe.
16) Quale libro consiglieresti ad una persona che si avvicina al tuo “credo”?
Se proprio dovessi consigliare un libro, ovviamente la mia scelta cadrebbe sul sopraccitato “Wicca” di Cunningham. Credo sia il più completo e meno dispersivo di quelli che ho letto; quello che apprezzo è la sua umiltà di insegnamento. In genere credo che nella Wicca, lo spunto iniziale sia doveroso nella ricerca di quello che è infine, la risposta alle proprie domande. Molti di noi hanno preso in mano “Il Sentiero della Dea” della Currot, (ribattezzato tristemente “Una Strega a NY”) e lì hanno trovato molte risposte. Non dimentichiamoci che, nonostante sia romanzata, quella è l’esperienza personale di una sacerdotessa della tradizione di Ara; non è un manuale da spulciare. Il problema che riscontro spesso è che molti sembrano aver bisogno di un “vademecum” da seguire per essere streghe. La condizione cattolica influenza ancora molti, e la prima cosa che una persona fa quando incontra la wicca è metterla in controluce con il cattolicesimo, quindi cercare per prima cosa una “bibbia”, per seconda cosa “una chiesa” e per terza “un sacerdote”. Ovvio che quando si rendono conto che di bibbie non ce ne sono e che la nostra chiesa è dentro e intorno a noi, e soprattutto, quando si rendono conto che non hanno bisogno di tramiti per parlare con dio… si sentono un po’ disorientati. Leggere per conoscere, è fondamentale… ma prendere alla lettera ciò che dicono i libri… questo no. Deve servire da spunto per il proprio cammino iniziatico.
17) Che importanza dai alla “poesia”?
La poesia ha un’importanza fondamentale nella mia vita. Vedo poesia ovunque, e per quanto talvolta mi sia anche cimentato a scrivere dei versi… ayyo… ho preferito lasciar perdere. Mi riesce più semplice scrivere canzoni. Adoro leggere poesie, e parte di queste mi rimangono in mente per tutta la vita, anche se non le ho studiate a memoria. Sono uno che mette da parte. Pensa che nel primo concorso letterario che ho vinto (parliamo di dieci anni fa), durante la premiazione per il bando di poesia, vennero letti i versi vincitori e quelli segnalati. Una di queste poesie, in parte mi è rimasta impressa da quel momento, si intitolava: “Ho una rondine nel cuore”, ed era di una poetessa che studiava all’Istituto Pasolini, a Milano. Ricordo che iniziava proprio così: “Ho una rondine nel cuore…” e poi prendeva slancio, parlando di “puzza di piume bagnate”, fino a chiudersi come un fregio in un’opera di Leonardo: “ho una rondine nel cuore, che si nutre del verme del mio senso di colpa”. Credo di essere rimasto a bocca aperta. Ancora adesso sono alla ricerca disperata di quella poesia… e soprattutto della sua autrice, che avrà circa la mia età ora, perché devo stringerle la mano e congratularmi con lei, o magari maledirla, dato che sono anni che ripenso a quei versi.
18) Sei interessato alla cultura celtica?
La cultura celtica mi affascina. Ho anche scritto un romanzo anni or sono che parlava dei druidi… ma lasciamo stare… Credo che sia una delle poche culture che in Italia non sia stata ancora traviata e distorta dai senza cervello, come di solito capita per molte cose (la Wicca ahimè non ne è esente). Ho alcuni amici che fanno parte di un clan, e vanno periodicamente ai raduni e alle ricostruzioni delle antiche battaglie. Quello che amo della cultura celtica soprattutto è la musica, nonché la sua mitologia, che per molti versi ha affinità con quella greco/romana: basti vedere la storia di Lugh, gettato ad affogare dal padre Balor perché gli era stata profetizzata la morte per mano di uno dei suoi figli, e il suo ritorno per uccidere il padre; il tutto è somigliante alla storia di Crono, che mangiava i figli perché gli avevano profetizzato la nascita di colui che lo avrebbe spodestato, e Zeus, bambino trafugato che da adulto torna ad uccidere il padre.
19) Non credi che il neopaganesimo sia una moda, un modo come un altro per far parte di un gruppo?
Purtroppo mi capita spesso, navigando, di trovarmi su siti che preferirei non fossero sul web, a disposizione di tutti. Una persona che sa quello che vuole, in linea di massima capisce quando si trova davanti ad un ciarlatano, ma spesso la validità degli argomenti trattati è di difficile interpretazione, dato che gira e rigira molti tendono a “rubacchiare” le informazioni da altri siti o dai libri. Quello che sta succedendo è che molti si stanno allontanando dalla religione cristiana perché faticano ad accettare molte delle sue imposizioni, e credono di trovare in quello che definiscono “neo paganesimo” una via facile per fare delle cose divertenti. Il fenomeno è incontenibile purtroppo, e come capita sovente, prima o poi si tenderà a fare di tutta l’erba un fascio. Non trovo niente di nuovo, onestamente, nella religione che professo. è una religione con radici antichissime, rivolta alla terra e ai suoi frutti, al ciclo delle stagioni, alla rinascita e al mutante sacrificio delle forme di vita per la sopravvivenza di altri… ossia quello che capita da sempre su questa terra. Definire tutto questo “neo paganesimo” è solo un modo come un altro per classificare un fenomeno dilagante di persone che, come ciechi, non sanno trovare la strada da percorrere. Questo è solo un mio pensiero, ma la storia delle streghe sta prendendo veramente una piega brutta. Sorvolando sulle badilate di ragazzine che mi si sono avvicinate con fare misterioso, poi mi hanno guardato con lo sguardo vellutato e mi hanno confessato: “Sai… io sono una strega”, come se volessero rivelarmi una segreta fantasia sessuale... c’è da dire che se vogliamo che la nostra cultura venga accettata, dobbiamo aspettarci, come sempre è stato, che non venga capita o che venga traviata e tradotta in modo diverso. Sono pronto a mettere in gioco la mia collezione di mp3 che se tornassimo indietro con una videocamera, intorno all’anno 30 dc, quando un predicatore in Palestina stava per essere messo in croce, scopriremmo che, infine, quello che è arrivato a noi non è poi così vero. Il fenomeno del “neo paganesimo” ha cominciato a scorrere quando è uscito al cinema “The Craft”, ossia “Giovani Streghe”. Quella è stata la prima volta che è stato affrontato al cinema il discorso di “strega buona” o comunque di “divinità” non malvagia associata alle streghe. Da quel momento in poi è stato un effetto domino... Purtroppo molti si avvicinano alla Wicca o alle nostre culture e alle nostre tradizioni con leggerezza, proprio a causa della cattiva informazione. Ma è un prezzo che bisogna pagare se vogliamo usare internet come mezzo di comunicazione. Comunque non credo che sia una “moda”, vediamola così. C’è molta disinformazione, ma questa non è dovuta alla mancanza di mezzi (in rete ci sono centinaia di siti attendibilissimi), bensì al desiderio di trovare “scorciatoie”. La moda delle streghe, quella sì che c’è… prima o poi morirà, come tutte le mode. Dopotutto quando sono usciti i paninari si pensava che sarebbero durati per sempre. E adesso chi vede più in giro gente con il Moclair e le cinture de El Charro? Quando la moda si spegnerà, e le Witch e Shannen Doherty con “Streghe” saranno solo un ricordo, allora si vedrà. Chi segue un cammino e ha un credo non si lascia affascinare dalle mode.
20) Come è nata l’idea di creare un sito?
Parliamo del Reef… okay. Il Reef non è un sito qualunque… a dirla tutta. Il Reef è una creatura, come la chiamo io. Reef significa “corallo”, e la sua definizione deriva proprio dal fatto che il corallo non è materia morta, anche se sembra così… ma qualcosa in continua evoluzione. L’ispirazione per il titolo, lo ammetto, me l’ha data Clive Barker in un romanzo: “Everville”. Il Reef è nato perché ho cominciato a raccogliere delle frasi che leggevo nei libri, o parti di canzoni. Lo facevo, inizialmente, perché mi piaceva scriverle su un muro di un paesino di mare in Liguria che visitavo durante le mie vacanze estive. Frase dopo frase le annotavo in un’agenda a quadretti. Erano poesie, canzoni, parti di romanzi… frasi di film, a volte aforismi. Li leggevo dappertutto: sugli zaini in metrò, sui cartelloni pubblicitari. Me le segnavo perché mi piacevano, e poi le usavo come citazioni nelle intestazioni dei romanzi e dei racconti che scrivevo. Quando ho conosciuto internet ho pensato di raccoglierle tutte in un sito: volevo che tutti le leggessero. Nel corso del tempo il Reef si è ingrandito a dismisura, e ho cominciato a pubblicare delle opere di autori emergenti a cui faceva piacere vederle sulle mie pagine. L’idea di sdoppiarlo mi è venuta un paio di anni fa, insieme con Oya, una cara amica. Volevo che parlasse d’arte, ma riferita al lato magico. Sentivo che una cosa del genere non c’era su web... insomma, ci sono decine di siti che parlano di stregoneria, ma non ne trovavo nemmeno uno che parlasse dell’Arte della Stregoneria, ossia tutto ciò che è canto e poesia, invocazione, e soprattutto arte naturale. Tutti davano informazioni dettagliate su ogni cosa… su cosa fare ecc… io volevo parlare del divino che c’è in noi, del modo in cui lo onoriamo. Così è nato The Craft, letteralmente “L’Arte”. E ora il Reef ha il suo gemello.
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