“Ho visto per la prima volta il Kumalak in un mercato in Iran quando avevo 9 anni, fino a pochi anni fa era rimasto un labile ricordo della mia infanzia, spesso un suono non ben definito che ti si aggira nella memoria evocando posti fantastici e sfocati come un miraggio nel deserto; poi un libro sugli scaffali di una piccola libreria mi ha aperto le porte della conoscenza su un nuovo e affascinante sistema di divinazione: Il Kumalak”
Una landa desolata bruciata dal sole in estate, gelida in inverno, battuta da venti forti e taglienti dove all’orizzonte le montagne e sopra di te l’immensità del cielo; questo è il luogo di nascita del Kumalak, le sconfinate steppe dell’Asia dove popolazioni nomadi dedite alla pastorizia ed al saccheggio hanno mosso i loro primi passi dando vita ad una società non stanziale, dove l’interrogarsi sul futuro era vitale per trovare la forza di continuare sul sentiero incerto e pericoloso della vita.
Come in molte culture nomadi anche per i popoli del Kazakistan l’arte della divinazione era riservata alle donne o a pochi uomini saggi, i Balcha, ed era caratterizzata da rituali precisi ed arcani finalizzata a trovare risposte su un problema specifico, al contrario di molte delle pratiche divinatorie occidentale che tendono a darti una lettura generica della tua vita.
Il Kumalak non va mai interpretato dopo il calar del sole, in quanto la notte è il regno degli spiriti, un momento in cui l’accedere al nostro futuro in loro presenza li potrebbe irritare o peggio, spingerli ad interferire con noi e va letto all’aperto a contatto con le forze della natura da cui noi proveniamo.
L’attrezzatura per il Kumalak è molto semplice: una griglia di nove quadrati che possono essere disegnati su stoffa o sul terreno numerati da destra a sinistra e dall’alto verso il basso (fig. 1); quarantuno fave o chicchi di caffé (in origine era sterco di pecora) e molta pazienza.
Infatti, la ricerca di un responso richiede diversi passaggi al fine di ottenere una chiara e completa visione della situazione in corso, trovandone le cause (il passato – prima fila), lo svolgimento (il presente – secondo fila) e le conseguenze (il futuro – terza fila) (fig. 2), in più i nove riquadri rappresentano le parti del nomade: 1-3 gli occhi, 2 la testa, 4-6 le braccia, 5 il cuore, 7-9 le gambe e 8 il cavallo, l’elemento forse più importante e distintivo per un nomade della steppa.
Per decidere il numero di semi che andranno in ogni riquadro si procede con un sistema piuttosto semplice, che ricorda la generazione delle figure nella geomanzia, si prende il gruppo di semi e si divide in tre gruppetti posizionando il primo alla vostra destra (per il riquadro 1-4-7), il secondo al centro (per il riquadro 2-5-8) ed il terzo alla vostra sinistra (per il riquadro 3-6-9); da ogni gruppetto, cominciando con quelli di destra, si tolgono quattro semi alla volta fino a che non ne rimarranno 1, 2, 3 o 4, posizionateli nel riquadro 1 e proseguite con gli altri 2 gruppetti.
Finita la prima fila ripetete il procedimento per le altre due, alla fine vanno sommate i semi presenti nei riquadri delle file:
1. Prima fila sommate i semi nei riquadri 1, 2 e 3 se il totale non è 9 o 5 va ripetuta l’operazione di divisione dei semi;
2. Seconda fila sommate i semi nei riquadri 4, 5 e 6 se il totale non è 4, 8 o12 va ripetuta l’operazione di divisione dei semi;
3. Terza fila sommate i semi nei riquadri 7, 8 e 9 se il totale non è 4, 8 o12 va ripetuta l’operazione di divisione dei semi.
Ora il vostro oracolo è pronto per essere interpretato, per le prime volte (molte volte) è necessario avere vicino il libro delle interpretazione come per la geomanzia o l’I-Ching, ricordando che per i Kazaki le lettura non è solo lineare infatti si possono ottenere aiuti alla lettura o scoprire influenze nascoste controllando sia le colonne 1-4-7 e 3-5-8 che le diagonali considerate partendo sempre dall’alto.
Per la costruzione delle figure è inoltre importante considerare che alcuni numeri hanno una valenza particolare all’interno della tradizione Kazaka e sono collegati agli elementi:
• 1 è il fuoco, l’azione e la lotta;
• 2 è l’acqua rappresenta anche la doppia natura dell’uomo, lo yin e lo yang che portano tensione e divisione;
• 3 è l’aria, la triplice natura del terreno (montagna, steppa e deserti) lo si associa al viaggiare ed all’unire;
• 4 è la terra, i punti cardinali, porta benessere, ma è anche la morte e la disperazione;
• 7 sono i gradini che compongono il mondo nella cosmogonia kazaka;
• 9 sono le regioni celesti da passare per raggiungere gli Dei;
• 12 esprime totalità;
• 41 è il numero sacro che rappresenta le 40 settimane dell’anno con un periodo di 5 giorni di preparazione per iniziare un nuovo ciclo.
L’utilizzo dei numeri e dei loro significati dà un'aura mistica alla lettura del Kumalak, infatti avere figure come la terra negli occhi ed il fuoco nella testa oppure l’ acqua nelle braccia ed l’aria nel cuore conferiscono una potente forza visiva alla lettura rendendo così partecipe il questuante ad un mondo mistico di grande forza visiva.
Nella mia esperienza ho preferito costruirmi personalmente tutto il materiale rendendomi conto che spesso lo sforzo e la fatica servono a metterci in sintonia con gli strumenti, sebbene in alcuni negozi di materiale esoterico sia possibile trovarlo già preparato: per la griglia ho usato un quadrato di stoffa di un colore a me affine disegnandoci sopra i quadrati con un colore per stoffa dedicato a questo, per tracciare le linee dritte mi sono servito di oggetti naturali come una tavoletta di legno o rami adatti.
Per sostituire le fave, che da noi sono più grosse che quelle Kazake, ho provato con diversi semi, chicchi di caffé o cacao, ma non mi davano delle buone letture, infine ho raccolto dei sassetti in un torrente cercando di trovarli più o meno della stessa misura e con loro le cose sono nettamente migliorate.
Insomma, pur non avendo niente con le cose già fatte, vi consiglio di dedicare tempo e cura alla preparazione del vostro materiale per sentirlo veramente vostro.
Orso
Per una completa trattazione del Kumalak e delle sue figure:
“Kumalak, lo specchio del destino”di Didier Blau – edizioni Il Punto d’incontro - 1999
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