CODDU VECCHIU – Le Tombe Dei Giganti - Arzachena (OT)
Il complesso di Coddu Vecchiu o Tombe Dei Giganti, situato nell’entroterra gallurese a circa 10 km dal golfo di Arzachena, rappresenta uno dei monumenti più suggestivi della Sardegna nuragica, nonché un elemento caratteristico fondamentale del megalitismo sardo; vengono soprannominate Tombe dei Giganti per le loro dimensioni a dir poco ciclopiche.
Da un punto di vista puramente architettonico, si tratta di una serie di tombe costruite col granito locale, orientate lungo l'asse Est-Ovest, con l'ingresso a Est, e sono il prodotto della ristrutturazione di vecchie tombe classiche a galleria. Ma ciò che maggiormente richiama la nostra attenzione è l’energia e la magia di cui tale luogo è pregno, considerando non solo la storia che emerge dalla documentazione e dai racconti dei pastori sardi, ma anche dalla struttura, dimensione e disposizione di tali tombe. Sappiamo che sotto la crosta terrestre scorrono energie telluriche e forze magnetiche che fanno del nostro pianeta un autentico “organismo vivente”. L’uomo, creatura figlia della Madre Terra, ha facoltà di interagire ed essere molto sensibile a questi “movimenti”, e, in particolari situazioni, di assorbirli inconsciamente.
Queste energie sono più intense in certi ambienti piuttosto che in altri e recenti studi hanno rilevato che antichi luoghi sacri sono stati costruiti lungo questi canali energetici. Baluardi accumulatori di tali energie sarebbero proprio le Tombe dei Giganti, quelle strane costruzioni che ricoprono il territorio sardo e che possiamo trovare solamente in questa regione e in nessun’altra parte del mondo, motivo sufficiente per considerarle di importanza senza pari.
Generalmente, la parte frontale della loro struttura è delimitata da una sorta di semicerchio (esedra), quasi a simboleggiare le corna di un toro. Vista dall’alto la forma delle Tombe dei Giganti ricorda anche quella di un utero o di una partoriente. Questa interpretazione confermerebbe quanto, per i nuragici, la vita e la morte fossero strettamente legate e quanto il loro megalitismo fosse legato al culto della fecondazione.
Al centro dell’esedra, queste Tombe presentano una enorme stele granitica, nella parte bassa della quale c'è un'apertura, che porta alla parte forse più sacra ai nuragici: quella occupata dalle sepolture a corridoio, molte volte realizzate nella fase di passaggio tra il pre-nuragico e il nuragico. La loro struttura, quando priva di esedra (in questo caso sono chiamate alleè cuverte), ha una conformazione analoga ai tumuli delle Isole Britanniche, dove i sacri sepolcri lineari sono molto frequenti.
L’entrata è formata da una grossa e alta lastra di pietra con una porticina che collegherebbe l’esterno con l’interno della tomba. Essa aveva il valore simbolico di unione tra il mondo dei vivi e l’oltretomba, alla cui base vi era un bancone sul quale venivano lasciate le offerte.
Tutto questo ricorda la funzione della “falsa porta” egizia, elemento che in Sardegna si ritrova spesso anche nelle “domus de janas” (tombe scavate nella roccia).
La falsa porta è il punto di contatto tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Dinnanzi a questa finta apertura venivano poste le offerte di cui ne usufruiva la persona cara che da qui si sarebbe “affacciata” sulla Terra.
Mauro Aresu, il più importante studioso sardo di questo argomento, dopo aver a lungo studiato questa tipologia di monumenti, afferma che le Tombe dei Giganti costituiscono i punti più importanti di emanazione energetica al punto tale da avere la facoltà di “guarire” chiunque si rechi o si distenda al loro interno.
Inoltre, anche in relazione al loro orientamento astronomico le sorprese non mancano: le Tombe di Li Mezzani di Palau (OT) e di Coddu Vecchiu (OT) sono solo un esempio di come il popolo nuragico avesse un’elevata conoscenza dei cicli celesti. In queste due Tombe dei Giganti, infatti, nei giorni degli equinozi, la luce dell’alba entra perfettamente nel corridoio tombale, attraversando la piccola apertura della stele che domina l’esedra.
La loro disposizione a semicerchio seguirebbe le linee energetiche telluriche catturandone il flusso di cui si impregnerebbero le stesse pietre (ecco perché per guarire è necessario distendersi sulla pietra, rituale presente in molte parti d’Italia) le quali, dopo averlo assorbito, lo avrebbero condotto come un filo elettrico verso la stele più alta che sarebbe così divenuta un autentico accumulatore di energia. Il corpo del defunto posizionato all’interno della tomba, avrebbe ricevuto un’energia tale da strappare la sua anima dal corpo, ricolma di nuova vita, quella della Madre Terra. Sarebbe insomma così risorta, tornando alla sua origine.
Inoltre una stele così alta avrebbe potuto infine lanciare l’anima verso il cielo, verso il ritorno a casa, culto non differente da quello egizio, ma non unico in Sardegna, regione da tempo immemore custode di altre simbologie correlate, come le false porte, la piramide di Monte D’Accoddi, le tombe accessoriate di oggetti di vita quotidiana, il culto per il dio Toro. Dopotutto la forma della Tomba dei Giganti potrebbe ricordare neanche troppo alla lontana, una rampa di lancio verso l’alto.
La linea dei menhir è curva, procede inizialmente con poca inclinazione per terminare la sua corsa verticale con grande slancio. Presso le Tombe dei Giganti si presume che venissero svolti rituali legati al richiamo della vita e della rinascita, proprio nell’esedra ove vi era la presenza di sedili. Si cadeva in un sonno-trance con il quale si entrava in contatto con la divinità (rituale molto diffuso nella cultura greca) di cui se ne potevano ascoltare le volontà. Tutto ciò rende tale luogo uno dei posti più suggestivi e intriganti da un punto di vista non solo architettonico ma anche magico ed esoterico della nostra bella isola sarda.
Bibliografia
E. Castaldi, "Tombe di giganti nel sassarese", in Origini, III, 1969, pp. 14-25, 28-29, 32-33, 36-38, 46-50, 119-274;
E. Contu, "L'architettura nuragica", in Ichnussa: La Sardegna dalle origini all'età classica, Milano, Scheiwiller, 1981, p. 145, tav. XII;
G. Lilliu, La civiltà nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1982, pp. 28, 106;
M.L. Ferrarese, Arzachena. Monumenti archeologici. Brevi itinerari, Sassari, Carlo Delfino, 1984, pp. 44-48;
A. Moravetti, "La tomba e l'ideologia funeraria", in La civiltà nuragica, Milano, Electa, 1985, pp. 120, 128, 130, 165;
L. Usai-S. Pirisinu, Gallura: dolmen, nuraghi, castelli. Itinerari di archeologia nella provincia di Sassari, Cagliari, Editrice democratica sarda, 1991, pp. 43-44;
A. Antona Ruju, "Coddu Vecchiu", in A. Antona-M. L. Ferrarese Ceruti, Il nuraghe Albucciu e i monumenti di Arzachena, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1992, pp. 80-84
|