Non sdraiatevi all’ombra di un albero di noce, potrebbe essere pericoloso. Così almeno assicura Plinio che, nella sua Storia Naturale, attribuisce a questa bellissima pianta una energia soprannaturale, magica, prodigiosa. L’immaginario indoeuropeo ha da sempre riconosciuto, e spesso divinizzato, i poteri straordinari di questo frutto e dell’albero da cui nasce. A cominciare dall’antica Grecia, che fonda nel mito la credenza nelle virtù magiche delle noci, che risalirebbero ad Artemide, La Dea lunare, signora notturna dei boschi e delle linfe vegetali e che sarebbe stata trasformata da Dioniso in un noce carico di frutti.
A Roma la noce diventa attributo di Diana, equivalente latina di Artemide. Ed è proprio dall’associazione con la dea romana che la reputazione del frutto si colora di quell’aura magica che non l’abbandonerà più. Soprattutto da quando il cristianesimo trasforma gli antichi Dei pagani in dèmoni. Da quel momento Diana diventa la regina delle streghe che, proprio in suo nome vengono soprannominate janare, corruzione popolare di Dianare. Così il noce diventa il simbolo della stregoneria femminile.
Secondo una credenza diffusa in tutta l’Europa medievale e moderna, le seguaci di Diana in certe notti dell’anno si riunivano sotto il noce di Benevento per celebrare il loro sabba. Ma perché scegliere proprio il noce di Benevento ? L’unico riferimento bibliografico completo di cui disponiamo per la ricostruzione della leggenda del noce di Benevento, è il libro "La superstiziosa storia del noce di Benevento" scritto nel 1640 da Pietro Piperno. Durante l'occupazione longobarda in Italia, il ducato di Benevento era cinto dall'assedio dell'esercito bizantino di Costante (667). In quello stesso periodo, un sacerdote di nome Barbato, accusava pubblicamente i cittadini di superstizione e di adorare un serpente di bronzo appeso ai rami di un noce a circa 2 miglia dalla città. Il duca Romualdo , dal canto suo, fece voto di sradicare questa tradizione, se Dio lo avesse aiutato a sconfiggere l'esercito nemico. Così fu, l'esercito bizantino di Costante fu sconfitto ( vuoi con l'aiuto di Dio, vuoi con l'intervento di re Gromualdo e delle sue armate longobarde). Ma, sciolto il voto fatto a Dio e a Barbato ora diventato vescovo, il duca Romualdo continuò di nascosto ad adorare un simulacro a forma di serpente in bronzo.
L'aspetto affascinante della storia del noce di Benevento è legato proprio alla fusione di due culti ben distinti e separati in uno solo. Da una parte abbiamo il serpente, che sappiamo essere caro ad Iside e quindi legato ad un culto di origine mediterranea pre-longobarda. A riprova di questa tesi , nei pressi del convento dei Padri Agostiniani di Benevento sono stati ritrovati resti di un tempio dedicato ad Iside. Pare che addirittura la Cattedrale di Benevento sia stata edificata sulle rovine di un tempio dedicato allo stesso culto.
In contrapposizione a questo antichissimo culto, vi è l'immagine dell'albero sacro, di provenienza germanica. L'aspetto sacrale degli alberi è presente anche nelle religioni nordiche, celtiche e soprattutto vichinghe. Questi due culti quindi, si sono fusi insieme creandone uno nuovo. Ma c'è di più: la demonizzazione di questo luogo e gli incontri che vi avvenivano, attuata dal Cristianesimo, è stata seguita dall'enfatizzazione di stampo popolare.
Il libro del Piperno spiega:" ... in questo luogo poi, sono state compiute tante e tante scelleraggini, essendo come nido di stregoni e fattucchieri, i quali sogliono ivi radunarsi (...) e non solo si radunano in questo superstizioso luogo per alcun tempo le streghe, ma le più famose del mondo si retirano ad abitare in questi contorni..."
Ma dove si trovava, precisamente, il noce? Ancora oggi non c’è un completo accordo tra gli studiosi. Varie testimonianze, soprattutto di epoca medievale, fanno supporre che ci fossero diversi luoghi, e non uno solo, dove si radunavano le streghe. L’ubicazione del noce sradicato da San Barbato, si suppone sia quella dello Stretto di Barba, una gola che si incontra sulla strada per Avellino. Su questo luogo, oggi, sorge una chiesetta abbandonata, poco discosta da un bosco. Altre testimonianze fanno pensare che il luogo fosse un altro. Ancora lungo il fiume Sabato, ma più vicino a Benevento, in una zona pianeggiante, anch’essa abitata da una chiesetta abbandonata, oltre che da un cimitero. Terra magica, attorno a Benevento, dove storia e mito si fondono nelle credenze popolari. I folletti popolano questo luogo, senza far del male a nessuno, a parte qualche scherzo ai poveri anziani contadini, costretti ad alzarsi la notte per sciogliere la criniera del cavallo, che i folletti si sono divertiti a intrecciare, senza mai essere colti sul fatto. Questa contrada è una zona poco abitata, oltre il Ponte Leproso, al principio di una stretta stradina. Da qui si può vedere la piana del fiume Sabato, al di là delle poche casette che sorgono vicino alla chiesetta. Ma in realtà nessuno ha mai saputo identificare il punto esatto dove si trovava il noce sotto il quale venivano celebrati i sabba dalle streghe. è pur vero che il luogo conserva tutt’oggi l’aura di mistero e magia che l’avvolge a tal punto che un famoso liquore prodotto proprio a Benevento e famoso in tutta Italia porta il nome di liquore STREGA.
Biliografia
Sergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2003. ISBN 8872734843, p. 115.
Paolo Diacono, Historia Langobardorum, V, 25 ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 22
(IT) Arcistreghe.it - Segreti, Leggende e Folklore della Stregoneria Irpina e Beneventana Alfredo Zazo, Curiosità storiche beneventane, ed. De Martini, 1976
Agostino Paravicini Bagliani, "Le montagne stregate", in Medioevo, ed. De Agostini, 2008, X, pagg. 28 e ss.
(IT) La leggenda delle streghe sul sito del giornale Realtà Sannita
(IT) Le janare su Vampiri.net
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