POZZO DI S. CRISTINA – Paulilatino (ORISTANO)
La Sardegna, sede della misteriosa civiltà nuragica, è ricca di suggestivi monumenti preistorici come dolmen, menhir e pozzi sacri.
Questi ultimi, (sono circa una quarantina), in epoca preistorica erano veri e propri santuari dove si celebrava il culto delle acque, legato alla femminilità. Il pozzo di S. Cristina, che risale al 1300 A. C. , è uno dei meglio conservati. Ha una forma a “buco della serratura” e si trova all’interno di un antico villaggio nuragico che, visto dall’alto, assomiglia ad un utero.
Nel comune di Paulilatino, che prende nome dalla palude di "Paludis e Latere" prosciugata nel 1827, si trovano numerosissime testimonianze di età nuragica e prenuragica; circa 100 nuraghi, per citarne alcuni tra i più famosi Lugherras, Atzara, Battizzones, Nussiu, Oschina; tombe dei giganti: Goronna, Mura Cuada, Perdu Pes, Pardulette, Vidili Piras; il bellissimo nuraghe con villaggio di Santa Cristina con l'omonimo templio a pozzo, composto da conci lavorati alla martellina, è uno degli esempi di architettura più belli della Sardegna.
Allineato astronomicamente con l'astro di Diana, nella situazione attuale, ovvero dopo il restauro, se non si prende in considerazione che in effetti poteva esistere una struttura di copertura del pozzo stesso, alcuni astrologi affermano che ogni 18 anni e 6 mesi, alla fine di Dicembre / inizio Gennaio, la luna si specchia sul fondo del pozzo passando per il foro che sovrasta la tholos.
In origine, quando l'asse terrestre era inclinato in modo che in Sardegna fosse ancora visibile la stella di Rigel Kent, (il famoso piede del centauro Rigil o Alfa Centauri, la stella più vicina alla terra), durante gli equinozi di primavera e d'autunno, il sole illuminava il fondo del pozzo grazie all'orientamento astronomico della gradinata.
Gli elementi litici, che compongono il monumento isodomo, grazie alla loro inclinazione, sono posti in modo tale da formare dei filari concentrici aggettanti, che rispettano le leggi della distribuzione del peso applicata al triangolo.
Nel basamento cilindrico, dove poggia la tholos, ogni elemento rientra rispetto al precedente della stessa distanza che sporge dall'asse.
Dal decimo filare a salire rientrano della stessa distanza dal basamento ma aumentano esponenzialmente.
Dal quindicesimo filare rastremano fino ad essere perpendicolari al livello dell'acqua dando in sezione forma di bottiglia.
Le prime notizie di questo pozzo ci pervengono dal "Lamarmora" nel suo "Voyage" nel 1840. Nel 1857 il canonico "Giovanni Spano", grazie all'aiuto di "Vincenzo Crespi", riporta prospetto, sezione e pianta del monumento, e viene descritto come un “luogo dell’anime”, che fa bene all’anima. Il lavoro e gli impegni fanno emergere la parte più maschile, competitiva e aggressiva, per questo spesso ci chiediamo dove è finita la nostra femminilità o intuitività. Questo è un luogo che aiuta riconnettersi con la parte più “femminile” che è in ognuno di noi, con la parte intuitiva, sensoriale , legata al “sentire “ e non al “ragionare”. Scendendo lungo la scalinata che porta al foro centrale (omphalos, ombelico) dove sgorga la sorgente del pozzo, ci fa percorrere con il corpo e la mente la strada che ci riporta alle nostre radici. Inoltre qui un tempo si celebravano potenti riti di fertilità, l’acqua è da sempre il simbolo dell’energia femminile. Non a caso il culto delle fonti è arrivato fino ad oggi trasformato dal cristianesimo, dove molte Madonne sono state legate a sorgenti sacre.
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