CERCHIO MEGALITICO LA THUILE (AO)
Che a 2188 metri, proprio sulla linea di confine tra l’Italia e la Francia ci sia un luogo magico lo sanno in pochi. Il Lago Verney è un magnifico lago alpino d’origine glaciale, tra i più grandi laghi d’origine naturale della Valle d’Aosta. Lo si raggiunge in macchina salendo sulla strada nazionale n. 26 del Colle del Piccolo San Bernardo a 11 km da La Thuile. Il panorama dal lago spazia sulle decine di vette che lo attorniano. Appena a monte del lago si raggiunge il colle del Piccolo San Bernardo dove è possibile visitare il grande “cromlech”,un cerchio di settantadue metri di diametro - che probabilmente racchiudeva un dolmen al centro - con quarantasei pietre erette, alcune delle quali si sono perse nei lavori di costruzione della strada per il passo durante i quali sono state riportate alla luce due monete celtiche che confermerebbero un traffico antico piuttosto imponente ma anche la certezza che nell’antichità era considerato un luogo di culto molto importante. E non solo! Viene chiamato "Cerchio di Annibale", erroneamente attribuito al condottiero punico è composto da una curiosa disposizione circolare di massi , tagliata dalla strada al km 13,2 dal paese. I megaliti di origine preceltica sono classificabili in tre tipologie: il menhir è un pilastro, ricetrasmettitore di forze con polarità maschile. Il dolmen, femminile, è un corridoio di lastroni di pietra, quindi un luogo oscuro, coperto, assimilabile all'energia femminile della madre e alla germinazione della nuova vita che avviene dentro di lei. Infine, il cromlech una struttura circolare di pietre, con funzioni cultuali di tempio all'aperto e al contempo di osservatorio astronomico: infatti, in determinate date dell'anno, il sole sorge o tramonta al di sopra o in mezzo a determinate pietre, orientate in una direzione precisa in linea con le costellazioni.
Nel caso del cromlech della Thuile, questa ipotesi sarebbe confermata dalla presenza di una pietra molto più grande delle altre all'interno del cerchio, utilizzata come punto di riferimento per segnare la direzione del sole al solstizio d'estate.
Databile attorno all'età del bronzo, esso è costituito di 46 massi appuntiti disposti lungo un'ellisse dalle misure emblematiche (84x72 metri, entrambi multipli del simbolico e sacrale numero 12). Questo luogo risale quasi sicuramente in epoca preceltica (3000 a. C.) e fungeva da tempio e osservatorio astronomico. Nelle vicinanze del cromlech, a circa 2500 m di altezza sorge una colonna di pietra, anticamente chiamata colonna di Giove. Alta 4 metri, oggi porta in cima la statua di San Bernardo di Mentone, arcivescovo di Aosta. Un tempo al posto della statua c'era una pietra rossa, l'Escarboucle o occhio di Giove, testimone dell'antico culto del dio Penn diffuso in quelle montagne (Penn è una sorta di Giove montano da cui deriverebbe il nome di Alpi Pennine). La leggenda racconta che la pietra, visibile anche a grandissima distanza, spaventava i valligiani ormai cristianizzati che la identificavano coll'occhio rosso del demonio. Al punto che un giorno domandarono a San Bernardo, da allora eretto sul pilastro come protettore del luogo , di sconfiggere le forze infernali, distruggendo anche la pietra rossa.
Il 21 giugno offre, con un pizzico di fortuna, uno spettacolo astronomico e l’occasione di avvicinare la storia pre romana della Valle d’Aosta. Già, perché la Vallée, naturale punto di passaggio al riparo delle Alpi, percorsa nel I secolo a.C. dai romani che ne adoperarono i valichi che portavano verso le Gallie, aveva già un lungo passato alle spalle quando venne conquistata.
In realtà a ben vedere il complesso megalitico aveva una funzione precisa: indicare il solstizio d’estate. Il 21 giugno il sole tramonta esattamente dietro la sella vicina alla vetta del Lancebranlette, una vera e propria meridiana naturale, creando per circa mezzo minuto un’ombra a semicerchio che avvolge il cromlech, lasciando solo l’area sacra in luce.
Il fenomeno lo racconta l’archeo-astronomo coadiuvato da Luca Boscardin, antropologo di La Thuile, studioso delle civiltà degli Indiani d’America che l’ha rilevato nel 1996 e a sua volta accompagna il piccolo gruppo. Per osservarlo ci si posiziona sulla collinetta a nord della strada, gli occhi puntati sul cromlech. Gente particolare quella che viene per l’occasione, italiani di ogni dove e qualche straniero, nessun turista per caso, gente usa a osservare le stelle negli osservatori astronomici, gente che si interessa di archeo-astronomia, alcuni alla seconda, terza volta al cromlech del Piccolo, che raccontano le esperienze precedenti e si emozionano.
Per il solstizio d’estate si offre così uno spettacolo inaspettato (per i profani) e sorprendente. Ma se anche non si ha la fortuna di ammirare il gioco di ombra e luce – basta una nuvola invadente a rovinare l’attimo – la meraviglia del paesaggio, solitario ed emozionante e i racconti che portano lontano, rendono avvincente e suggestiva anche la sola attesa. La magia si sa, ha i suoi posti, alcuni con un forte impatti energico, altri con una grande impronta magica, luoghi in cui la potenza della natura è più viva che mai, dove acqua, aria terra e fuoco sono uniti in un unico luogo, perfetto per la magia pratica.
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