La Processione della Chiave, una pratica religiosa stagionale
di Greg Crowfoot
A Lagina e a Didyma, processioni sacre (pompe o agog) avevano annualmente luogo in onore di Ecate.
A Didyma, i celebranti portavano una coppia di cubi inghirlandati noti come gulloi, ma la loro destinazione e la composizione dei cortei stessi non è conosciuta. A Lagina, una sacerdotessa, nota come "Colei che Porta la Chiave" portava una chiave simbolica (klieos) lungo una strada sacra, dal Tempio di Ecate fino alla vicina città commerciale di Statoniciea. Sipensa che il rituale si svolgesse nella prima notte di primavera e che le festività ad esso connesse si concludessero con il sorgere della prima luna nuova.
Il personale includeva il sacerdote (o sacerdotessa, ma non prima del 3 d.C.), il portatore della Chiave o Kleidophoros (generalmente una ragazzina), il neokoros, a capo dei misteri, e gli eunuchi del tempio. Qual era quindi lo scopo di queste due processioni?
Guardando al simbolo centrale di ogni rituale, la chiave e i gulloi, credo che l'intento di entrambi i rituali diventi chiaro.
Le chiavi, specialmente se riferite ai templi, garantivano accesso al tesoro del tempio, e per estensione, alla ricchezza del culto stesso (sia materiale che spirituale); l'esposizione della chiave alla città poteva essere interpretata come un metodo simbolico di convogliare la ricchezza del tempio, e le benedizioni della Dea stessa, alla popolazione. Al tempo stesso, suggeriva anche l'idea che l'abbondanza della città fosse inestricabilmente legata a Ecate. I gulloi (una sopravvivenza del culti di Cibele), se fossero stati realmente dadi avrebbero quindi rappresentato la mediazione della Fortuna -sia buonache cattiva- che, attraverso la loro inclusione nella processione, avrebbe espresso l'idea che la fortuna della città fosse anch'essa connessa con la sua Patrona.