|
Estrazione delle EssenzeA cura di Ariesignis, dal sito: Salakabula 353Premessa L’estrazione di oli essenziali, oltre ad introdurre in un mondo affascinante di erbe, resine e profumi che possono avere i più diversi usi profani, per chi pratica l’Arte può essere una conoscenza più che preziosa. Dopo una piccola spesa iniziale, chi si proverà in queste esperienze scoprirà toccando con mano parecchie cose. Alcune che, pur non essendo segrete, restano spesso custodite con una certa gelosia e altre, magari più banali, che non di rado –nel nostro campo- fanno la differenza fra l’artigiano e l’artista. Così, ad esempio, potrete scoprire che l’essenza dell’incenso profuma di boschi di montagna, di abeti e larici dopo la pioggia. In pochi hanno avuto modo di provarlo, ma chi possiede certe sensibilità non resisterà a spalmarne qualche goccia su bacchetta e athame: i risultati meritano il tentativo. Magari qualcuno, come me un tempo, ha sentito favoleggiare di “pozioni” al sangue di drago e cose del genere, ecco: partendo da questi pochi appunti chi deciderà di sporcarsi un poco le mani non resterà a vaghi racconti. Non ho timore di essere accusato di esagerazioni, l’esperienza è dalla mia, anzi, è dalla nostra parte. Come si suol dire: provare per credere. Nous parlerons de l'extraction à partir de la vapeur d'eau (l'hydrodistillation) et plus spécifiquement à la pression atmosphérique… così recitava lo scritto che mi spinse alle prime esperienze in questo campo: credo mi abbia portato fortuna. Sperando sia di buon augurio per chi proverà, mi piace iniziare alla medesima maniera. Un salto nella teoria: estrarre per distillazione Per prima cosa sarà forse opportuno un rapido salto nella teoria. L’estrazione è getto di vapore, quella che utilizzeremo noi, è basata sull’arcinoto processo fisico chimico della distillazione. Ne riporto molto brevemente il funzionamento nell’immagine seguente:
Nel pallone per la distillazione (o caldaia), il calore unitamente al vapore libera le essenze dalle erbe, le quali, a loro volta volatili, andranno a condensare lungo il refrigeratore che le raccoglierà in un apposito contenitore. Successivamente, sfruttando la differenza di peso specifico fra acqua ed oli, la miscela sarà separata. Come vedremo in seguito, noi utilizzeremo un apparecchio distillatore leggermente diverso, ma il principio sarà il medesimo. Un piccolo laboratorio in cucina Non servono moltissime cose, il vostro piccolo laboratorio potrà essere montato e smontato in cucina in pochi minuti. Ve ne fornisco una prova fotografica, il laboratorio minimo sta comodamente accanto al lavello.
Veniamo al dunque, gli strumenti necessari sono:
Procedimento per l’estrazione di oli essenziali Ora, una volta certi che ogni parte del distillatore e la vetreria necessaria sia ben pulita, potrete iniziare il procedimento vero e proprio.
Per prima cosa sarà necessario preparare la materia prima per l’estrazione. Qui a fianco potete vedere la raccolta delle giovani foglie di alloro e l'alcolizzazione (ossia la triturazione) della resina d’incenso nel mortaio. Se decidete di estrarre l'essenza da erbe fresche è necessario che siano preparate lavandole con acqua fredda e tagliate fini con una mezza luna. Per iniziare vi consiglio di sperimentare con l’incenso in grani che anche in piccole quantità (adeguate a un distillatore da 5 L.) vi consentirà estrazioni apprezzabili di essenza; l’incenso, infatti, a seconda della qualità contiene dal 4 al 7% di olio essenziale e quindi, con 1/2Kg (che è la quantità meglio trattabile con 5lt di caldaia) avrete fra i 20 e i 35 cl. di estratto. Preparazione del distillatore Mettete nella caldaia circa 1,5-2 L. di acqua distillata (o perlomeno demineralizzata), la quantità dipende anche da cosa volete estrarre, ma considerate dosi che possano evitare, in fase di ebollizione dell’acqua che questa, essendo al chiuso del capitello, “schiumi” ed esca dal collettore in barba alla distillazione. Se desiderate estrarre l'olio essenziale dalle resine potrete versarle direttamente nell'acqua (nella foto in basso a destra: sandalo rosso, incenso salai guggul e storace).
Invece, nel caso vogliate procedere all'estrazione da erbe, nella stragrande maggioranza dei casi dovrete far si che non siano direttamente a contatto con l'acqua.
Allo scopo vi sarà sufficiente acquistare mezzo metro di retina da zanzariera in alluminio e piegarla secondo necessità. La rete farà da setaccio e vi consentirà di disporre il prodotto in caldaia senza che sia direttamente a contatto con il liquido in ebollizione (la foto sopra ha il solo scopo di chiarire la disposizione della retina e non rispetta le reali quantità di erba necessarie ad una comune estrazione). Avvio della distillazione (estrazione per getto di vapore) A questo punto potete chiudere la caldaia e far circolare l'acqua necessaria alla refrigerazione della serpentina. Disponete un contenitore o l’imbuto separatore all’uscita della serpentina e accendete la fiamma del vostro fornello: la temperatura della caldaia andrà via a via crescendo... è importante che l'incremento sia lento e costante. Con un fornellino ad alcool e una caldaia da 5 L. impiegherete circa 45' minuti per arrivare ai 90°C. Controllate il termometro: già a 70-75°C il vapore inizierà a lavorare sulle resine e sulle erbe rendendo estraibili le essenze e gli oli volatili in esse contenute. A circa 90°-94°C cominceranno a uscire dalla serpentina le prime gocce di acqua mista ad olio essenziale, fra i 95°-97°C saremo a pieno regime di funzionamento. E' fondamentale mantenere ben refrigerata la serpentina. Dopo le prime gocce, con l'aumentare del livello del liquido raccolto, sulla superficie noterete alcune bolle d'olio in sospensione (come un bel brodino). Separazione dell’essenza dalla flemma. Il distillatore sta facendo il suo lavoro, adesso tocca a noi dividere l’essenza dalla flemma (in questo caso la nostra flemma è l’acqua). Una volta che il "raccolto” si avvicini a circa 20 cl, mettete un nuovo contenitore sotto l'uscita della serpentina, prendete la buretta, assicuratevi che il rubinetto sia ben chiuso e, con un imbuto, versatevi la miscela già ottenuta. Vuotate il prodotto lentamente e, se vi è possibile, accompagnate l'operazione con un lento movimento rotatorio della buretta in modo tale che il liquido scenda uniformemente lungo le sue pareti. Con un poco di cautela tutte queste operazioni possono essere fatte a “mano ferma” senza l’ausilio di aste e pinze di supporto da laboratorio.
Attendete quindi circa un minuto (nel frattempo dovrete comunque seguire la temperatura della caldaia e refrigerare la serpentina!). L'olio essenziale, più leggero dell'acqua, si porterà in alto galleggiando. Nell'immagine sotto, se aguzzate la vista, potete vedere un "gradino" giallognolo sopra il livello dell'acqua: è quello il vostro prodotto!
Date qualche colpetto delicato con le dita alla buretta per aiutare le gocce d’olio che fossero eventualmente rimaste attaccate alle sue pareti a risalire a galla. Adesso, aprendo lentamente il rubinetto della vostra buretta, andrete ad eliminare a mano a mano l'acqua. Se durante questa operazione vedrete che, mentre scende il livello dell'acqua, la quantità di olio raccolto andrà via a via aumentando, significherà che parte dell’olio non era ancora salito bene a galla: la prossima volta quindi fate maggiore attenzione a versare in buretta e attendete un poco di più prima di aprire il rubinetto (vedremo più avanti che il motivo potrebbe anche essere una buretta poco pulita). Fate attenzione a chiudere il rubinetto al livello giusto, e per non perdere olio nonché misurare l’esatta quantità di ciò che avete fino ad ora estratto, ricordate che per “leggere” la buretta dovrete averla d’innanzi a voi perpendicolarmente come spiegato nell’immagine qui di seguito.
Ripeterete questo processo con tutto il "raccolto" proveniente dalla vostra serpentina (almeno fintanto che, ciò che ne esce, è misto a olio essenziale). Ed ecco fatto: una volta eliminata l'acqua dalla miscela, avrete la vostra essenza. Ci sono sin da ora alcuni piccoli accorgimenti pratici da non dimenticare. Ad esempio, quando la quantità di olio essenziale arriva a 1 cl. (o anche 5-6 cl. in estrazioni “ricche”), preoccupatevi di eseguire l'intero procedimento di separazione, ossia mettete da parte l'olio ottenuto prima di proseguire all'aggiunta di ulteriore "raccolto"; quando "scolate" l'acqua, non gettatela, versatela in un cilindro graduato. Nel cilindro, quando avrete terminato la distillazione noterete che, nel frattempo, alcune piccole gocce d'olio saranno magicamente apparse: si tratta della sommatoria di tutte quelle piccole perdite che avete trascurato in ogni nuovo "lavoro di buretta". Da queste gocce potrete recuperare qualche decimo di centilitro di essenza ma, aumentando la vostra esperienza, non avendo che perdite insignificanti nella lavorazione, arriverete a non guadagnarvi più nulla. Comunque sia, non gettate la flemma (l’acqua distillata nel processo). L’acqua rimasta, se avete estratto essenze profumate, non è null’altro che quel che ancora oggi, seppur impropriamente, è chiamato acqua di colonia. Questo idrolito, accertatane la non tossicità, può essere utilizzato nei bagni o sul corpo come leggero profumo. Trucchi del mestiere Tante prove, successi e insuccessi (generalmente tanti) insegnano alcuni trucchi che ben di rado troverete in un manuale di chimica e che altrettanto raramente qualcuno sarà disposto a regalarvi. Circa queste omissioni è da dire che non v’è pura e semplice gelosia nel tacere di alcuni stratagemmi, quanto piuttosto l’oggettiva difficoltà di raccontarli. Per i primi, i manuali di chimica, alcune considerazioni vere nella pratica di laboratorio mettono in imbarazzo la teoria e si preferisce tacerle; per i secondi, ossia i “trucchi” pratici, dipendono in larga parte da una trasmissione per esperienza (le classiche cose mai scritte perché date per scontate dagli addetti ai lavori), dalla manualità acquisita (che non è insegnabile per spiegazioni) e da una sorta di sesto senso dato dall’esperienza sul quando, sul come e sul quanto applicare certi accorgimenti. Qui, per quanto ci è possibile, vediamo di svelare qualcuno di questi “segreti”. Magicamente parlando Un brevissimo inciso che esula dalla sfera meramente pratica, l’applicazione magica: questo è il punto che dovrebbe interessare maggiormente tutti noi. E’ qui che le nostre conoscenze astrologiche, sui segni zodiacali e sulle fasi lunari, andrebbero attentamente valutate e, finalmente, agli Dei piacendo, applicate CONCRETAMENTE. Dirò forse una cosa scontata, ma i periodi limitrofi agli equinozi sono molto produttivi per le preparazioni che si accostano a loro per materiali, metodi e obiettivi. Distillare fra maggio e aprile ha un senso ben preciso, così come raccogliere la rugiada di campo che cade in quelle belle mattinate e che andrà a sostituire l’acqua distillata nei preparati più “interessanti”… se posso permettermi sommessamente un consiglio, su queste cose è bene rifletterci senza i finti sorrisi di chi crede di aver già capito. Operare al di fuori di questo significa magari preparare estratti ottimi dal punto di vista erboristico, pessimi invece dal punto di vista magico. Basti ricordarlo qui. Tempi
I preparati per uso magico Quando si parla di estratti e di magia, non possiamo fare a meno della spagiria. Sorella minore dell’alchimia, la spagiria, che trovò in Paracelso uno dei suoi più caritatevoli espositori, può regalarci indicazioni utilissime su come lavorare. D’altra parte, il termine “spagiria” deriva deriva dal greco “Spao” e “Agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere: l’etimo delle parole non è mai casuale. Similmente, credo sia scontato far notare che, anche solo dal punto di vista linguistico, “l’essenza” di un’erba o di una resina ne costituisce la parte più nobile e pregiata. In spagiria è quel che un tempo era chiamato lo “zolfo” dell’erba. Ciò nonostante, oltre a questo nostro “zolfo”, molti preparati a uso magico contemplano anche il “mercurio” e il “sale” dell’erba o della resina in questione. Il “mercurio” è l’estratto alcolico, generalmente ottenuto per infusione/macerazione (esistono sistemi di estrazione del “mercurio” che si avvalgono di processi fermentativi, ma questo non è lo spazio adatto per parlarne). Il “sale” è invece ottenuto per lisciviazioni delle ceneri dell’erba o della resina. Lo zolfo che abbiamo fin qui imparato a estrarre è lo zolfo volatile e, giusto come nota a margine, ricordo che gli spagiristi considerano anche un altro zolfo, fisso, simile a miele, poi a lava, poi a un carbone nero come la pece che una volta calcinato potrà dare quel che è chiamato “sale dello zolfo”, ma su questo non ci pare la sede adatta per soffermarvisi. Mercurio, Zolfo e Sali
E’ bene sapere che usualmente, i preparati spagirici, ed anche quelli magici che alla spagiria si appoggiano, miscelano i tre principia (zolfo, mercurio, sale) in parti uguali. Attenzione, spesso ai più sfugge che qui, per “parti” uguali, non sono da intendersi le quantità di ogni singolo principio alla fine della lavorazione ma all’inizio. Ad ogni modo, uno dei metodi più utilizzati parte da un’unica dose di pianta: si estrae prima lo zolfo, il residuo dell’estrazione è passato in alcool per il mercurio, infine, dopo filtrazione, il residuo rimanente è a sua volta utilizzato per il sale. Due ricette Sin dalla premessa, si è accennato ad alcune preparazioni di particolare interesse per chi segue l’Arte. Ammetto che riguardo ciò, come molti cuochi o casalinghe dedite alla buona cucina, sono assai geloso delle mie ricette, ma almeno due preparati, vuoi per la loro efficacia, vuoi per la semplicità di preparazione, credo meritino pubblicità. Sarò qui piuttosto più scarno e sintetico. Vi basterà aver preso familiarità con quanto spiegato in precedenza per cavarvela egregiamente. “Vernice” per bacchette – Non è una vernice vera e propria, ma chi desiderasse proteggere il legno della propria bacchetta senza ricorrere a intrugli sintetici, troverà in questo preparato un ottimo alleato: delicata, rossastra e leggermente impregnante è un buon protettivo per il legno. Andrà stesa un poco diluita in alcool (ma dipende da come la preparerete) con un pennello morbido. Quel che conta sarà la parte assorbita dal legno quindi, a fine asciugatura, è possibile passare con carta vetrata finissima per la finitura. Non mi pare il caso di spiegare che, evidentemente, non ha scopi meramente tecnici artigianali. Necessario: Olibano (incenso) 10 parti, Sangue di drago 1 parte, alcol in base alle quantità costituenti le parti. Preparazione: disporre in alcool 3 parti di olibano e il sangue di drago. La quantità di alcool deve essere tale da rendere l’alcolita pronto leggermente vischioso; si tenga quindi conto che dell’olibano è solubile in alcool il 56÷70% e il sangue di drago per un 40÷50%. L’infusione/ macerazione dovrà tenersi al buio in luogo chiuso, per una durata di almeno tre giorni. Una volta sciolte le resine secondo tali percentuali si filtri l’alcolita e si lasci riposare al buio per il resto della lunazione. Al plenilunio, si estragga quindi lo zolfo dalle restanti parti di olibano e si misceli gentilmente a freddo con l’alcolita precedentemente preparato. Profumo rituale – Provatene poche gocce su polsi, collo e tempie nelle celebrazioni di cielo vestiti. Calendimaggio è l’ideale. Ognuno capirà da sé il contributo che può dare. Le donne potranno ridurre di ½ la quantità di zolfo di olibano. Le dosi andrebbero comunque calibrate sulla qualità delle materie prime ma qui a grandi linee riporto le quantità. Necessario: olibano 500 gr., benzoino (se possibile del Siam, la qualità di Sumatra è assai meno profumata) 100 gr., mirra 50 gr., alcool 30 cl. Preparazione: In luna crescente, versare nell’alcool mirra e benzoino. Al buio, l’infusione dovrà durare fino al plenilunio quando sarà filtrata (mentre il benzoino, se di buona qualità, dovrebbe essersi sciolto quasi per intero, la mirra resterà per circa un 50-60%) e conservata in una boccetta per profumi. Al plenilunio si estrarrà lo zolfo dell’olibano che sarà poi miscelato a freddo all’alcolita precedentemente preparato. Volendo un preparato ancora migliore, questo potrà giovarsi dei Sali, dosati secondo le proporzioni di cui sopra , preparati in luna nuova e miscelati contestualmente allo zolfo con l’alcolita. |
|