Tara (il nome è sanscrito; in tibetano si scrive "sGrol-ma") è una
delle dee più
amate e venerate dagli appartenenti al “Veicolo di Diamante”, la
forma tantrica del
buddhismo tuttora praticata in Tibet ed in Mongolia.
Nella sua raffigurazione più comune è rappresentata seduta su di un
trono di loto :
la sua gamba sinistra è ripiegata (simbolo del controllo sul
desiderio e sull’energia
sessuale) e la destra è protesa col piede appoggiato su un piccolo
loto più in basso
(per indicare che è pronta ad alzarsi per venire in aiuto di tutti
gli esseri).
La mano sinistra regge un utpala (loto blu) ed ha il palmo rivolto
verso l’esterno,
all’altezza del cuore, col pollice e l’anulare uniti e con le altre
tre dita erette (a
simboleggiare il Rifugio nei Tre Gioielli (1), di cui Tara è
un’emanazione).
La mano destra poggia sul ginocchio destro e il suo palmo è pure
proteso verso
l’esterno, ma col pollice e l’indice che quasi si toccano a formare
un cerchio, mentre
le altre dita sono rivolte verso il basso in direzione del suolo: è
questo il gesto
simboleggiante il potere protettore e la suprema generosità (cioè
quella di concedere
le più alte realizzazioni o siddhi). Anche la mano destra talora
tiene per lo stelo un
loto blu (simbolo dello scioglimento dei suoi blocchi di energia
negativa).
E’ straordinariamente bella e ci sorride con amore. Il suo corpo di
luce verdesmeraldo
(che simbolizza la sua capacità di agire) è radioso e trasparente, non è
qualcosa di solido e concreto. I suoi indumenti sono di seta
celestiale e i suoi
ornamenti sono gemme e gioielli stupendi: orecchini, collane,
braccialetti,
cavigliere... Sul capo porta un diadema splendente, tempestato di
pietre preziose, da
cui provengono meravigliosi raggi multicolori di luce che offuscano
ogni altra
sorgente luminosa. Questo ornamento rappresenta il suo potere di
aumentare la fede
in chi ce l’ha e di farla sorgere in chi ne è privo, nonché il potere
di esaudire ogni
desiderio e speranza nei suoi devoti. Talora il diadema ha la forma
della mezzaluna:
il disco lunare che - giorno dopo giorno - aumenta fino a diventare
luna piena
simboleggia la situazione di chi, progredendo spiritualmente,
raggiunge infine la
totale Illuminazione.
Tutti questi ornamenti emanano una luce che ha il potere di eliminare le
sofferenze e le miserie (anche spirituali), apportando prosperità e
buona fortuna a chi
invoca la dea.
Sul suo capo c’è l’ushnisha, che è la protuberanza cranica che viene
a chi ha
perseguito un giusto e virtuoso comportamento per milioni e milioni
di anni: si
tratta pertanto di uno dei 32 contrassegni principali che adornano il
corpo d’un
buddha, risultato dell’accumulazione di grandissimi meriti.
Tara dunque è una figura divina e, in particolare, è un Bodhisattva
Celestiale o
Trascendente. I Bodhisattva Trascendenti
sono dei buddha veri e propri, ma si manifestano come bodhisattva. Si
tratta dunque di esseri perfetti che dentro di sé hanno annientato
l’attaccamento,
l’odio e l’ignoranza e sviluppato la saggezza e quindi hanno raggiunto
la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni o samsara, ma che -
essendo pieni
di compassione - non si privano della possibilità di operare nel
mondo per prestare il
proprio aiuto finchè non saranno salvati tutti gli esseri. Il loro
inesauribile
patrimonio di meriti karmici ed energia positiva li mette in grado di
liberare
l’aspirante alla salvezza dal peso delle sue negatività e di
trasmettergli un karma
salvifico per rendergli possibile un’Illuminazione più rapida.
I Bodhisattva Trascendenti non sono più soggetti alle leggi naturali.
A seconda
dell’aiuto che intendono dare, possono assumere qualunque forma
fenomenica,
moltiplicarsi, apparire contemporaneamente in più luoghi e
raggiungere ogni punto
della Terra.
Ella si consacrò a lavorare spiritualmente per gli altri nell’aspetto
di una donna. Fu una scelta deliberata al fine di dimostrare che la
persona femminile
è almeno valida quanto quella di un uomo per beneficare gli esseri
senzienti ed
ottenere l’Illuminazione.
Vi era bisogno di un tale esempio. Infatti, le rappresentanti del sesso
femminile avevano sempre avuto generalmente una condizione inferiore
a quella
dell’uomo. Così, in molte Scritture si afferma che i più alti stadi
non possono esser
raggiunti in forma di donna (salvo un paio di casi di elevati
Bodhisattva femminili);
e nel Sutra del Loto si sostiene che tutti i Bodhisattva nelle Terre
Pure sono
maschili. Secondo la teoria Hinayana, è necessario rinascere come
uomini prima di
realizzare l’Illuminazione; e prima di ciò, comunque, è necessario
diventare monaco
celibe (bhikshu).
Tara confuta questo punto di vista, che è incompatibile sia con il
Mahayana - che
asserisce che tutti gli esseri viventi sono parimenti dotati del seme
della buddhità -
sia col Vajrayana, cioè col tantrismo - nel quale la donna è onorata
come la sorgente
della saggezza. Del resto, il grande maestro Guru Padmasambhava ha
detto che la
base per realizzare l’Illuminazione è il corpo umano: maschile o
femminile poco
importa. Infine, non si deve dimenticare che le divinità tantriche
maschili hanno
delle consorti femminili.
Tara è la Karma-devi, la Dea dell’Azione perfetta.
Quando l’attività trascendente dei buddha del passato, del presente e
del
futuro si manifesta in forma di divinità, appare nella forma di Tara,
la cui qualità
specifica è di agire con rapidità per aiutare amorevolmente chi ha
bisogno.
E questo suo agire assume due aspetti (che riprenderemo anche in
seguito): la
compassione e la saggezza.
a) In qualsiasi difficoltà o circostanza pericolosa, anche in quelle
in cui non c’è
neppure il tempo di recitare il suo mantra, il devoto deve solo
pensare a lei, e lei
sarà lì a soccorrerlo tempestivamente con compassione;
b) nel testo della “Lode a Tara in 21 omaggi” essa è definita anche
come “la
madre di tutti i buddha”, e ciò ovviamente non in senso fisico ma in
quanto saggezza
che genera negli esseri samsarici l’illuminata consapevolezza,
facendoli diventare
dei buddha. Essa cioè rappresenta l’energia femminile che simboleggia
la perfetta
attività universale dei buddha diretta a risvegliare gli esseri dalla
confusione e
dall’ignoranza.
In sintesi, si può dire che essa - “la salvatrice” - personifica la
rapidità dell’azione
divina: azione che consiste nel potere salvifico della saggezza e
della compassione.
Tara è quindi la forma divina femminile in cui tutti i buddha si
manifestano per
aiutare gli esseri senzienti a realizzare bodhicitta e ad eliminare
le loro interferenze
alla pratica del Dharma.
Ecco perché è spesso raffigurata in stretta connessione con il
Bodhisattva
Avalokiteshvara (il quale è simbolo di compassione): per cui Tara è
l’azione della
compassione - infatti, una compassione che non si traducesse in
attività non avrebbe
molto senso. Il colore verde-smeraldo con cui essa è raffigurata
indica tutti i tipi di
attività dei buddha: Tara è azione efficace e veloce (compassione
attiva) nel portarci
il suo sostegno.
Dovunque c’è bisogno di aiuto (anche dove non ci sono buddhisti), Tara è
presente. Essa infatti non è legata ad una particolare religione o
filosofia: la sua
natura è senza confini, onnipervadente ed è presente in tutte le
tradizioni.
La convinzione che Tara - come tutti i Bodhisattva Trascendenti - può
assumere
diversi aspetti permise ai buddhisti di individuare numerose varianti
della dea. Così,
nelle “Lodi a Tara” se ne trovano menzionate 21 (di vari colori,
atteggiate in diversi
mudra e ciascuna con mantra diverso), che sono le principali
emanazioni della dea:
la forma di colore verde è peraltro quella in cui essa appare più di
frequente. Il verde
sta a significare che essa è la personificazione in forma femminile
dell’attiva
compassione di tutti i buddha, cioè della completa e perfetta
attività buddhica: esso
è il colore che evoca l’energia di crescita delle piante; in senso
più profondo, è il
colore che deriva dalla combinazione del giallo del sole interiore
dell’Illuminazione
con l’azzurro dello spazio infinito della Vacuità.
Quando invece la dea si manifesta come attività buddhica che procura
ricchezza
(anche interiore), si ha Tara Gialla; come attività che allunga la
vita del devoto, si
ha Tara Bianca; come strumento di saggezza (nel senso che la
conferisce a chi ne
ha poca), si ha Sarasvati, mentre Kurukulli è una manifestazione
speciale di Tara per
concedere potere a chi è debole.
Due di esse, la Tara Verde e la Tara Bianca, figurano anche come le
divinità
protettrici rispettivamente del Tibet e della Mongolia.
Ciascuna delle suddette 21 emanazioni ha una sua specifica funzione,
cioè
un’energia particolare per risolvere i vari problemi dei devoti.
Infatti Tara ha diverse
qualità fisiche, verbali e mentali, corrispondenti a quelle dei
buddha e dei
bodhisattva. Per cui è dotata anche della saggezza che percepisce la
realtà; e ne è
dotata così tanto da potersi manifestare in molti aspetti - a volte
pacifici, talvolta
irati, talora in diversi colori - per poter aiutare ogni essere
senziente.
Così essa può anche apparire come un “protettore del
Dharma” (dharmapala): ad
esempio, come Remati (raffigurata a cavallo di un mulo). Yasodhara (a
livello
ordinario, moglie di Buddha Shakyamuni) era - a livello più sottile -
una
manifestazione di Tara; invece Maya (madre di Shakyamuni) era una
manifestazione di Avalokiteshvara: ma in realtà, Avalokiteshvara e
Tara sono due
aspetti della stessa cosa.
Come variano i colori, varia anche l’espressione di Tara, che può
essere pacifica
o terrifica. Infatti, essa non è sempre verde, con due braccia e
pacifica, ma a seconda
del rito può essere irata, con più braccia e di vari colori.
Benchè per sua natura Tara sia pacifica ed il suo viso (attraente
come un loto
sbocciato) esprima dolcezza e serenità, al fine di sottomettere e
sconfiggere le forze
del male assume un’espressione fiera, corrucciata ed accigliata per
l’ira e lo sdegno
contro le negatività. Il nemico da debellare sono tutte le avversità
esterne nonché
quelle interiori, ossia le contaminazioni mentali che ostacolano
l’ottenimento della
Liberazione (kleshavarana) e quelle che impediscono il raggiungimento
dell’Onniscienza (jneyavarana).
Distruggere un nemico non significa annientarlo, ma vuol dire che la dea
trasforma il suo stato negativo, ponendolo - con compassione - nella
condizione
della Chiara Luce (Vuoto e Beatitudine): questo trasferimento (che è
immediato) da
uno stato di coscienza ad un altro è uno dei modi di aiutare gli
esseri senzienti, anzi
il più potente.
La dea nel suo aspetto radioso, sereno, beatifico e sorridente
rappresenta la
saggezza, la compassione, l’armonia e l’equilibrio; quando appare
nella sua
manifestazione aggressiva, furiosa, terribile, impressionante,
spaventosa e
minacciosa è ancora la stessa dea ma sotto un nuovo aspetto perché
per vincere il
male bisogna parlare un linguaggio battagliero e combattivo e
scuotere l’individuo
dalle fondamenta. Costui, d’altra parte, ha paura di quell’assoluta
serenità ed
armonia della dea pacifica perché - a causa delle sue negatività -
teme che la
dimensione nirvanica che essa incarna gli faccia perdere la sua
identità personale,
dissolvendola: e così vede la dea come minacciosa.
In realtà, le apparizioni pacifiche e furiose di una medesima
divinità non sono che
due aspetti di una sola ed identica realtà: pace e furore non si
escludono a vicenda,
ma sono debitori l’un dell’altro, perché se ci si aggrappasse solo
alla bellezza e si
escludesse il terrore dalla propria mente non si potrebbe pervenire
alla non-dualità.
Abbiamo dunque vari aspetti della dea. Tutte queste forme sono usate
come basi
per la meditazione, ognuna delle quali ha delle diverse
corrispondenze con realtà
psichiche.
Tara pertanto è la forma buddhista della Grande Dea Madre (Yum chen-
mo), che
è fiorita in India da tempo immemorabile sotto l’aspetto di varie
divinità femminili.
La Dea Madre è l’espressione dell’archetipo femminile impresso nelle
menti di tutti
noi; esso comprende due aspetti: la funzione materna di contenere e
quella di
sviluppare e trasformare (la madre contiene in sé l’embrione, che si
sviluppa nel suo
seno). Come dea della trasformazione spirituale, Tara rappresenta il
potere
femminile dell’inconscio, il potere materno che genera ed alleva,
protegge e
trasforma e in cui opera una sapienza ben superiore a quella conscia
dell’uomo
(astratta e concettuale, con le sue dannose illusioni di auto-
sufficienza). Nel
tantrismo buddhista la Saggezza femminile è simboleggiata dalla luna
(c’è
connessione tra la luna e il ciclo mestruale mensile): vi è una Tara
“bianca come
una luna d’autunno” e di solito Tara è raffigurata seduta su un disco
lunare oppure è
appoggiata con la schiena ad una luna piena.
TARA E LA GRANDE MADRE.
Da quanto è stato detto nel capitolo precedente si può dedurre che
Tara non
personifica soltanto una deità esclusiva del Tibet, straniera ed
avulsa dalla nostra
civiltà, ma è un’immagine collettiva dell’umanità intera, quella
della Grande Madre,
che percorre anche tutta la mitologia e la cultura occidentali.
E’ la Terra che viene rappresentata come Grande Madre perché vi è un
parallelismo tra la funzione fecondante del suolo (la capacità di
dare frutto) e la
funzione generatrice e materna della donna. Vi è infatti un rapporto
fra il ritmo
agricolo delle stagioni e la fecondità e prosperità umana, con uno
scambio di
significati fra la potenza generativa propria dell’essere umano e la
forza germinativa
della terra.
La Terra entra così nell’àmbito della vita religiosa, mitica e
rituale, in forma
personificata come Madre-Terra o Dea Terra. Essa è l’origine delle
piante utili, la
custode del ritmo di produzione agricola e l’alimentatrice degli
uomini e degli
animali: quindi, per estensione, anche madre di tutte le creature e
dunque principio
di vita universale.
Questa analogia tra la Terra e la Donna deriva anche dalla
corrispondenza tra
l’utero che contiene una nuova vita e il grembo del suolo che
nasconde un mondo
non visibile, talora carico di ricchezze (si pensi ai giacimenti di
metalli preziosi).
Questa similitudine spiega anche altre situazioni :
a) perché nelle divinità della Terra prevale talvolta un aspetto
fortemente
sessualizzato, quale simbolo dell’energia femminile che sta alla base
della fecondità
umana, animale e vegetale;
b) perché vi è un frequente rapporto fra la Terra e la Luna, dato il
nesso fra
quest’ultima e il ciclo mestruale e data la sua influenza sui cicli
di produzione di
tutte le forme vitali;
c) perché il simbolismo terrestre è spesso ambivalente, nel senso che
mentre la
superficie della terra raffigura la positiva e solare potenza
vegetativa, il sottosuolo
rappresenta (oltre ai tesori che elargisce) anche l’oscurità
sotterranea e dunque un
misterioso regno di ombre, di morte e di distruzione.
La Grande Madre è l’epifania femminile del divino, è un
aspetto spirituale del più vasto archetipo della femminilità:
archetipo non è
un’immagine concreta esistente nello spazio e nel tempo, ma è
un’immagine
interiore che opera nella psiche umana, cioè è l’espressione
simbolica di questo
fenomeno psichico.
Quell’aspetto spirituale non può che essere positivo: la natura
femminile si
esplica per eccellenza nelle funzioni di generare, nutrire e
proteggere, che
presuppongono l’amore e la compassione in tutte le loro poliedriche
sfaccettature
per adeguarsi alla realtà delle varie situazioni.
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