Hathor era considerata come moglie di Herw (Horus) e il suo tempio a
Dendera celebrava l’unione “Festa del Bell’Incontro”, hb n sxn
nfr ("heb en sekhen nefer") di Hathor e Herw assieme al tempio di
Horus a Edfu. Entrambi i templi condividono informazioni circa questa
festa nelle iscrizioni che ricoprono le loro pareti. Ona volta
all’anno durante il terzo mese di Shomu, la stagione del Raccolto,
Hathor avrebbe compiuto un viaggio sulla sua Barca Sacra più di 100
miglia a Sud per riunirsi a Horus. Il viaggio durava quattro giorni,
e cinque imbarcazioni più piccole con le vele spiegate avrebbero
rimorchiato controcorrente la grande barca di Hathor, portando la
barca sacra della processione con la sua santa rappresentazione della
Dorata.
Il nome della barca dorata di Hathor era nb(.t) mrwt, con il
significato di "Signora dell’Amore". L’intero clero del tempio di
Dendera era presente alle cerimonie che celebravano la sua partenza
da Dendera. Uno scriba dei testi sacri e i suoi shemsw (seguaci)
accompagnavano la barca e stavano con essa durante i quattro giorni
del suo viaggio. Mentre viaggiava verso sud, la processione attirava
pellegrini da entrambe le città ed anche oltre, ed alla processione
stessa venivano inviati delegati locali delle maggiori città.
La prima fermata durante il viaggio era al tempio di Asherw a Karnak,
dove Hathor avrebbe visitato la dea Mut. Al secondo giorno si
visitava il santuario della dea Anukis a Per-mer, ed al terzo giorno
Hathor raggiungeva l’antica città di Nekhen (Hierakonpoli). Al
momento di questa fermata essa era raggiunta dall’Horus locale che
la accompagnava per il resto del giorno fino a Djeba (Edfu). Mentre
la processoine di Hathor si stava avvicinando a Edfu, Horus di Edfu
(affiancato da Khonsw) se ne usciva con la sua propria barca
processionale per incontrare la sua Consorte. Questo incontro
accadeva a Wetjeset-Hor (Wtcheset-her, wTst-Hr, “il posto dove
Horus è adorato ad alta voce“) collocato a nord di Edfu.
Nei testi cosmogonici di Edfu, Wetjeset-Hor è il sito originale della
collina primordiale della creazione, dove fu piantato il giunco e
sopra il quale il Netjer (il demiurgo) si posò per dare luogo
all’atto della creazione. Il tempio si sviluppò attorno a questo
punto consacrato. E’ quindi appropriato che l’incontro di Hathor e
Horus avvenga in questo luogo santo, perché il frutto della loro
unione coniugale simboleggia la nuova vita, la fertilità e la
rigenerazione. L’arrivo di Hathor e di Horus a Wetjeset-Hor era
accompagnato dalle offerte dei primi frutti del raccolto e dai
rituali per determinare il tempo più favorevole e opportuno per il
momento della partenza dal tempio.
Le barche di entrambi, Hathor e Horus, quindi veleggiavano a jAt-Geb
("la Collina di Geb") dove venivano effettuate offerte in gran copia.
Alla fine, mentre iniziava a scendere la sera, in questo giorno della
Luna Nuova, le imbarcazioni arrivavano al tempio di Edfu, accolte
entusiasticamente dalla folla in attesa, assembratasi per
l’importante occasione. A questo punto entrambe le sacre statue
venivano poste assieme nel santuario del tempio e iniziavano
quattordici giorni di rituali e celebrazioni. Le immagini di Hathor e
Horus venivano portate in processione, la mattina seguente, fino alla
cappella a cielo aperto sul tetto del tempio, e sistemate nel mezzo
degli sfavillanti raggi del sole: essi erano “arrivati in Presenza
di Ra”.
In quel tempo a Edfu si attivavano le processioni verso la necropoli
e verso i santuari confinanti, e venivano presentate numerose offerte
del raccolto. C’erano molti tipi di pane, carne arrosta di manzo e
di anatra, e birra in abbondanza, assieme a latte, datteri, torte
dolci, ed altre squisitezze. Durante le notti, Hathor rimaneva nel
santuaroi del tempio di Edfu con Horus. Per dare gioia al ka di
Hathor, un coro cantava meraviligose canzoni e giovani donne
danzavano. I testi raccontano che “gli abitanti di Bahdet gioivano e
producevano un allegro fracasso che raggiungeva i cieli”. Le
descrizioni continuano accennando che l’odore della mirra poteva
essere percepito da miglia di distanza, e la città era “adorna di
faience, scintillante di natron e inghirlandata con fiori ed erbe
fresche. I suoi giovani erano ubriachi, i suoi cittadini erano
felici, le sue giovani fanciulle stupende da vedere; l’allegria e la
gioia erano dappertutto in ogni quartiere. Non vi era modo di dormire
in quel luogo fino all’alba.”
Attraverso tutto il perdurare di questa gioiosa celebrazione
l’attenzione si concentrava sulla rigenerazione della vita,
simboleggiata dal ruolo di Hathor come Netjer.t della Vita, nel suo
matrimonio con Horus. Dopo quattordici giorni di festa, le attività
si concludevano, la barca di Hathor con la sua Immagine navigava giù
per il fiume con la corrente, le vele ripiegate, e ritornava a casa,
nel suo tempio di Dendera.
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