Certe volte, e molto ingenuamente aggiungerei, mi lascio ancora sorprendere dall’immenso potere dell’arte. E’ successo giusto oggi mentre sedevo a gambe incrociate con una stampa in mano (la sciamana di Octavia Monaco, per la cronaca) cercando di comprendere quale arcana magia abbia portato “l’artista” a creare un quadro di tale levatura. Ma poi mi sono risposta da sola. Non è possibile comprendere un mistero. Possiamo solo infilarci nella sua corrente, viverlo dentro di noi ma certamente non pretendere di svelarne l’oscuro meccanismo.
E allora, di cosa tratterà questo articolo? Certamente di arte o meglio di arte sacra (e di come riuscire a portarla nelle nostre vite) ma anche di creatività, di guarigione, di fede e di magia. Mi sono accorta infatti che non è possibile parlare di “lei” senza coinvolgere tutti gli altri aspetti dell’esistenza. Penso, infatti, che l’arte sia “sacra” nella misura in cui ci permette di esprimere il nostro divino, quello che portiamo all’interno di noi e in cui crediamo; quando ci permette di guarire, di riflettere, di capire, di pensare e toccare con mano il mistero delle cose.
L’arte è magia, è terapia, è il respiro stesso degli Dei.
Attraverso l’arte ci guardiamo all’interno, ci riscopriamo, diamo colore e bellezza ai nostri giorni. Trasmettiamo la nostra ricerca verso il sacro e con esso del nostro amore. E affrontiamo le nostre paure.

Rivelare l’uomo all’uomo, essere un linguaggio universale, accessibile a tutti, questo per me è il compito primordiale della fotografia.
Giselé Freund

Con questo articolo mi propongo di sfatare anche un mito ormai superato ed inutile: l’arte non risiede solo in un quadro, in un libro o in un balletto.
La vera arte, ossia l’arte sacra, si esprime attraverso la vita in ogni dove. Facciamo arte quando disponiamo la tavola per la cena, quando ci vestiamo per andare a lavorare, quando creiamo un altare, quando facciamo delle fotografie ai nostri figli o quando prepariamo un piatto nuovo. E la lista potrebbe continuare all’infinito… comprendendo tutte le volte in cui utilizziamo la nostra creatività e il nostro amore amore.

Fa che questa lacrima, il taj mahal,
brilli per sempre incontaminata sulla
guancia del cielo… o re che hai tentato
d’incantare il tempo con la magia
della bellezza e dell’intrecciare
una ghirlanda che leghi la morte informe
alla forma mortale.
Questo mausoleo resta immobile e immoto
Al suo posto. (Tagore)


E per tirare fuori la creatività nella vita occorre sperimentarla in ogni cosa. Sarà per questo che compare così spesso nei miei articoli. Che si parli di pellegrinaggi, di guarigione, di spiritualità o di femminilità lei spunta sempre fuori. Quasi a testimoniare che la vera arte è nella vita vera (o quanto meno che io ne sia convinta…).
Mi piace pensare che abbandonando il comune concetto di arte (che prevede dei determinati canoni di bellezza e di talento) ci si avvicini invece al concetto di sacralità. In base a tale assunto l’arte non sarà più da guardare ma da vivere.
Possiamo, attraverso di lei, lasciarci avvolgere dalla vita e contagiare chi ci sta attorno della stessa malia. Con la creatività insegniamo ai nostri figli ad essere artisti della loro vita, a fare di ogni giornata qualcosa di artistico, meditativo e sacro. Vivranno perciò intensamente la vita e manterranno sempre un vivo interesse per tutto ciò che li circonda. Ma c’è una domanda che mi sono posta in questi giorni. Perché tante persone hanno paura dell’arte e della creatività? Perché scappano a gambe levate quando si propone loro “un foglio e una penna”? (Ovviamente dicendo foglio e penna intendo tutti gli strumenti relativi a tutte le arti. Utilizzando due parole ho voluto intenderne mille diverse). Penso di poter dare una risposta a questa domanda. Temiamo l’arte perché è l’espressione sovrana della libertà e non sempre siamo pronti a gestirla. Abbandonarsi all’arte significa abbandonarsi alla vita, aver fiducia in lei e questo può risultarci difficile. Per creare, inoltre, bisogna essere veri, togliendosi maschere e veli per tornare alla nostra essenza. E’ necessario guardare in profondità di noi stessi ascoltando desideri e fragilità. Ma forse la paura più grande è quella di venir inghiottiti dal suo tremendo potere.
Questo, in effetti, è il mio caso.
Mi permetto di farne un accenno sperando che possa essere di qualche utilità a chi si ritrova in questa particolare casistica. Io sono, in qualche misura, l’emblema stesso della paura di creare. Non c’è stato un momento della mia vita passata in cui io non abbia paura dell’arte. Vivevo costantemente combattuta tra l’impulso di scrivere e la volontà di non farlo. Detestavo sottomettermi al potere delle parole, perdermi in loro fino a smarrire me stessa. Ogni tanto ero costretta a piegare il capo ma appena libera da questo mio demone voltavo le spalle alla scrittura e cercavo di ignorala.
Vorrei poter dire che la mia “innata” saggezza (ahah) mi ha portato a capire che sbagliavo, che una vita senza arte non poteva avere alcun senso. Ma non andò così. Io uccisi, e per giunta egregiamente, il mio demone riuscendo così a spazzare via le mie velleità artistiche insieme ad una parte di me stessa. Ma fortunatamente, mano a mano che mi avvicinavo alla mia spiritualità, al sacro e al divino, la scrittura è tornata a me. Ho imparato, attraverso il mio percorso interiore, a fidarmi della vita, a colorarla con la mia creatività, a crescere e a guarire attraverso le parole. Ho abbandonato la paura e nel fare questo ho capito che non aveva alcun fondamento. Si, è vero. Ci sono state volte in cui sono scomparsa dentro all’arte. Mi sono letteralmente smaterializzata e tutto è fluito attraverso di me e non da me. Ma è un processo che ora non temo più. Non c’è nulla di cui spaventarsi. E’ qualcosa di unico, speciale, a volte paragonabile a un’estasi. Ti ritrovi piena, sazia e grondante di bellezza e di sacralità.
Per amore di sincerità devo però ammettere che ci sono ancora dei momenti in cui la paura torna da me ma ora sono preparata. Non ne sono più vittima. Sono anzi consapevole del suo ruolo. Vuole infatti proteggermi da qualcosa di grande ma io, ogni volta che torna, scelgo di non essere protetta. Scelgo la vita, i suoi misteri, il suo potere, il nuovo e l’imprevisto. Scelgo di esistere fino in fondo, di esprimere me stessa e di servire gli Dei con la scrittura, con la fotografia, con la cucina, con la danza, con l’arredamento e con mille altre attività.
Per chiudere la mia parentesi, mi sono convita con il tempo che l’arte possa servire la vita, renderla speciale e magica. Non è (e non deve essere) un nemico né il terreno per far brillare il nostro ego quanto semmai per far brillare la nostra anima.

La vita dovrebbe essere Una lotta del desiderio verso l’avventura, una lotta così nobile da rendere l’animo più fecondo. (Rebecca West)

Ora però che abbiamo visto i motivi per cui abbiamo paura dell’arte, come fare per cambiare questo nostro atteggiamento?
E’ importante secondo me invertire la prospettiva. L’arte deve essere prima di tutto qualcosa a nostro uso e consumo, siamo noi i destinatari non il mondo. Sicuramente si potrà comporre anche per aiutare gli altri a guarire ma prima di tutto veniamo noi.
L’arte è una porta, un mezzo, un’opportunità per investigare noi stessi, per capirci, per scendere nel nostro profondo. Non ci deve interessare l’opinione altrui, non dobbiamo far colpo su nessuno.
Lasciamo perdere le lodi e limitiamoci, un passo alla volta, a “re-imparare” a vivere e a camminare in equilibrio. Affrontiamo il viaggio alla volta della nostra essenza e del sacro con cuore puro e limpido. L’arte ci offrirà così tutto ciò di cui abbiamo bisogno e non saremo bloccati dal giudizio altrui. Un aiuto in tal senso può venire dalla meditazione, dalla preghiera e dalla ritualistica. Fare arte all’interno di un cerchio è più facile così come dopo una meditazione o una preghiera. Ciò è dovuto alla specifica capacità di queste attività di portarci oltre a noi stessi e alla nostra mente. Saremo un tutt’uno con il divino all’interno di uno spazio sacro. Lo stesso da cui parte e prende vita anche l’arte.
A questo punto rimaniamo aperti a tutto quello che ci arriverà. Restiamo in ascolto e accettiamo anche quello che non capiamo fino in fondo. Con piena fiducia, cominciamo il nostro viaggio.

Luce

FINE PRIMA PARTE

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