Voglio aprire questo secondo articolo sull’arte con il testo di una canzone meravigliosa di Jennifer Berezan intitolata She Carries Me (che potete ascoltare al seguente link: http://www.edgeofwonder.com/video), gentilmente tradotta da Vento Notturno.
She Carries Me
by Jennifer Berezan
She is a boat she is a light high on a hill in dark at night
She is a wave She is the deep She is the dark where angels sleeps
when all is still and peace abides She carries me to the other side.
*Chorus
She carries me She carries me
She carries me to the other side. (x2)
And though I walk through valleys deep and shadows chases me in my sleep
On rocky clifs I stand alone I had no name I had no home
with broken wings I reach to fly she carries me to the other side.
*Chorus
A thousand arms a thousands eyes A thousands ears to hear my cries
She is the gate She is the door She leads me through and back once more.
When day has dawn When death is night She’ll carries me to the other side.
*Chorus
She is the first, she is the last she is the future and the past
Mother of all, of earth and sky She carries me to the other side
*Chorus
Mi porta con sé
Di Jennifer Berezan
Lei è una barca, Lei è una luce nel buio, in alto su una collina nella notte
Lei è un'onda, Lei è il mare, Lei è il buio nel quale riposano gli angeli
Quando tutto è calma e pace attende. Lei mi porta con sé dall'altra parte
Mi porta con sé, Mi porta con sé
Mi porta con sé dall'altra parte
E mentre cammino nelle valli, abissi e oscurità mi assillano il sonno
Rimango sola su scogliere rocciose. Priva di nome e senza casa
Con ali spezzate raggiungo il volo. Lei mi porta con sé dall'altra parte
Mille braccia, mille occhi, mille orecchie per udire i miei pianti
Lei è il cancello, lei è la porta, Attraverso cui di nuovo mi conduce e mi riporta
Quando il giorno ha il suo natale e quando la notte è altresì la morte, lei mi porta con sé dall'altra parte
Lei è la prima, lei è l'ultima, lei è il futuro ed il passato
Madre di tutto e tutti, della terra e del cielo. Lei mi porta con sé dall'altra parte
Questo è un esempio sommo di quello che l’arte vera produce nel nostro spirito. Apre ogni porta, ci ammalia di bellezza e ci conduce per mano non solo verso il domani ma soprattutto verso il sacro.
L’arte può essere la nostra più alta preghiera, la nostra meditazione così come l’espressione ultima della nostra fede.
Attraverso di lei scopriamo noi stessi e il nostro destino.
Ma l’arte può fare anche qualcos’altro ed è di questo che tratterà il presente articolo.
L’arte infatti può guarire, può far tornare in equilibrio, superare dure sfide così come ridonare forza e coraggio quando ne siamo privi.
Ecco di seguito alcuni spunti per ritrovare ed utilizzare questo il magnifico potere.
Molte tradizioni insegnano che la nostra vita può essere arricchita, spiritualmente vivificata e perfino guarita tramite il magico potere dell’arte.
Thomas Moore
Liberarsi dei pregiudizi
Ognuno di noi ha una sua personale visione del mistero chiamato Arte.
Ma rischiamo tutti, prima o poi, di dover fare i conti con vari pregiudizi che ci vengono appiccicati addosso dalla nostra società.
Ma sono idee errate che nulla hanno a che fare con la vera Arte.
L’Arte non è, infatti, uno strumento per arricchirsi, per diventare famosi o per mettersi in mostra davanti al mondo.
E’ invece una medicina ed una maestra, un percorso ed uno strumento del nostro cammino.
Ma dobbiamo prima di tutto capire quali pregiudizi ci portiamo dietro per poterli superare.
Allora chiediamoci qual è l’idea che la nostra società ci fornisce di questa parola. Chiediamoci come ci immaginiamo la tipica persona che si avvicina a questo mondo. Indaghiamolo attraverso i nostri pensieri. Osserviamo con molta attenzione le parole che useremmo per esprimerle. E poi mentalmente (o fisicamente con una penna) cancelliamole una ad una.
Sono definizioni e pensieri che non ci appartengono e non ci servono. Non sappiamo che farcene delle definizioni che il mondo ci mette in bocca, non sono le nostre. C’è un altro tipo di Arte e di Artista che possiamo non solo pensare ma soprattutto “scrivere attraverso la nostra vita”.
Ci sono Artisti che hanno combattuto per un mondo migliore: cantanti che hanno riunito folle per parlare di ecologia e di tutela della Madre; poeti che hanno scritto del rispetto per l’altro ogni volta che razzismo, xenofobia e sessismo giungevano a noi; attori che hanno sconvolto in nostro cuore mettendo in scena le nostre ipocrisie, le nostre debolezze e che ci hanno costretti a guardare in faccia ciò che ci spaventava; terapeuti che hanno preso carta e penna per aiutare il mondo a riprendersi il proprio spirito selvaggio.
E queste persone di valore ci portano le loro composizioni e le loro scelte come insegnamento, come se fosse uno scrigno ricolmo di possibilità e di crescita che noi soli siamo chiamati ad aprire e a vivere.
Sono spiriti indomiti, coraggiosi e saggi che non si sono adeguati a stupide ed inutili definizioni da giornaletto scandalistico o all’idea che il mondo aveva di loro.
STRUMENTO: Scrittura/Tutti
Prendiamo carta e penna e facciamo una lista di tutti gli Artisti che rientrano in quest’ultima categoria. Cerchiamo di capire perché li abbiamo inclusi, dove risiede quel qualcosa di speciale che abbiamo avvertito. Aggiorniamo la lista con i nominativi che di volta in volta giungono a noi.
Possiamo anche implementare il tutto creando un quaderno con una pagina per artista in maniera da riportarne poesie, citazioni, canzoni o fotografie di sculture o quadri.
L’arte restituisce l’uomo alla vita e la vita all’uomo.
Viktor Sklovsky
Viaggio sciamanico per iniziare a conoscerla
Liberati dei pregiudizi, possiamo ora avvicinarci all’arte ed esplorarla in tutta la sua lunghezza e profondità.
Prepariamoci perciò tutto quello che ci serve per fare un viaggio sciamanico chiedendo di poterla conoscere, di relazionarci con lei, di capire il suo immenso potere e quello che può essere per noi.
Potrà apparirci in mille maniere differenti e indicarci un approccio verso di lei completamente differente per ognuno di noi.
Ma, indipendentemente da tutto questo, cercate di sentire con ogni fibra di voi stessi la magia, la bellezza e lo splendore che non la abbandona mai. Sarà questa emozione a guidare i nostri successivi passi, sarà questo sentimento a toglierci di dosso quello che non serve.
L’arte parte e finisce con questa pulsione del cuore ed è forse la parte più importante di tutto il percorso.
STRUMENTO: Tutti
Prendete tutto quello che avete appreso durante il viaggio e traducetelo in parole, immagini, suoni e volumi.
Illuminare
la profondità del cuore umano
è il compito dell’artista
R. Schumann
Nutrirsi con la bellezza
Guarire con l’arte è una frase forse difficile da spiegare perché coinvolge tantissimi aspetti di noi. Ci può infatti mettere in contatto con la nostra voce sopita, con i nostri sogni, con gli archetipi che portiamo in noi ma vuol dire anche affrontare la propria ombra e colorare di bellezza la vita.
Guarire così come è inteso in questo articolo riprende la concezione olistica di benessere e quella spirituale di James Jillman che parla di una ghianda all’interno di noi che deve potersi esprimere pena la sofferenza.
Siamo esseri spirituali così come esseri artistici.
In ognuno di noi vive il suo potere e la sua grazia. E ogni volta che ci accingiamo a sederci in cerchio con lei ce lo ricordiamo.
Ma se, di contro, lasciamo che il mondo ci investa con le sue richieste, le sue ossessioni e il suo malsano rapporto con la vita, perdiamo tutto quello che essa rappresenta e può rappresentare, in termini di salute, per noi.
Cerchiamo perciò, almeno ogni tanto, di concederci di alimentare questo rapporto con la nostra Arte e con l’Arte intera.
STRUMENTO: Tutti
Andiamo per musei, a vedere mostre di artisti contemporanei, ascoltiamo canzoni piene di spirito, andiamo a teatro, leggiamo preghiere e poesie. Facciamo in modo che la nostra stessa esistenza sia avvolta dal mantello della bellezza che l’arte ci può donare.
Lasciamoci coinvolgere nel suo potere e negli insegnamenti che può donarci.
Decidete consciamente di non lasciarla più scivolare via da voi, di non girarvi più dall’altra parte quando ne scorgete la scia. Aggrappatevi a lei e reclamatela, ora – adesso, nella vostra vita.
L’arte della vita richiede la libertà
di cercare la verità e la bellezza.
L’anima vuole comunicare,
vuole conoscere -
soprattutto se stessa.
Virginia Woolf
Guarire la propria ombra
Non avrei voluto cominciare da un argomento così difficile ma tanto vale prendere il coraggio a due mani e affrontare questo osso duro.
L’arte può, infatti, assumere - di volta in volta - l’aspetto di un qualsiasi oggetto.
Può essere una lente d’ ingrandimento, così come un piccone con il quale distruggere muri; può essere il primo fiore in un campo arido così come una tisana ristoratrice, può trasformarsi in una forchetta pronta ad assaltare il piatto della vita così come un bastone con cui ricominciare a camminare; può essere un piccolo uccellino che lasciamo libero di volare così come la crudele pedata nel sedere che ogni tanto ci serve; può essere la borsa con cui trasportiamo i nostri più preziosi averi così come un giardino dove intingere le mani nella terra per ritornare in equilibrio.
Ma può anche essere l’unica lanterna a nostra disposizione mentre ci accingiamo ad affrontare un labirinto oscuro.
Antri inesplorati che altro non sono che la nostra ombra, quella che vive dentro di noi e che molto spesso ci spaventa.
Ma prima o poi bisogna scendere a patti con lei.
Possiamo anche scappare da tutto ma non da lei o, almeno, non per molto.
Arriva sempre il momento in cui va guardata in faccia e va amata. Solo così smetteremo di temerla e di odiarla, solo così potremo riappropriarci del nostro potere di Donne e di Uomini ritornando ad essere di nuovo integri.
Ma come andare a bussare alla sua porta?
Con fiducia anzi con estrema fiducia nella nostra lanterna.
Dobbiamo sapere che non ci abbandonerà mai, non si spegnerà e che non ci condurrà verso pericoli che non saremo in grado di affrontare.
All’Arte possiamo sempre affidarci con estremo trasporto perché guiderà i nostri passi, esattamente come fa la lanterna dentro ad un labirinto.
Assieme a lei troveremo il centro e con esso tutti i suoi immensi tesori.
Il mio contiene un piccolo vaso di terracotta sopra ad un alto sgabello trasparente. Dentro al vaso vi è la Madre Terra e al suo fianco infiniti bastoncini d’incenso. Ogni volta che arrivo al centro della mia ombra, accendo un incenso in suo onore. Prego per la parte di me che ha sofferto e che ha sopportato il dolore che deturpa il cuore e con questa preghiera, con questo atto di amore, io rinasco e lei insieme a me.
Per cui armatevi di curiosità e andate ad esplorare il vostro labirinto. Prendete la vostra lanterna e, con tutta la calma e la pazienza che sono necessari, fermatevi ad ogni passo. Fotografate, disegnate, scrivete, cantate e componete ad ogni fermata.
Fate in modo che questo cammino duri quanto la vostra vita e che ogni passo avanti sia una profonda preghiera. Rendete di questo labirinto il vostro viaggio verso Itaca.
STRUMENTO: Tutti
Prendete carta e penna e disegnate il vostro labirinto. Sceglietene la dimensione e la forma che può esprimersi attraverso il cartoncino, la creta, la stoffa, i bottoni, la pasta, legno, ecc….
Prima di crearlo fisicamente pensate che quel labirinto siete voi, la parte a cui di solito non date importanza, l’insieme dei vostri sogni non realizzati e delle paure da cui scappate.
Accendete incenso e candele, formate il cerchio e chiedete forza a qualsiasi forma di sacro voi onoriate.
Cominciate poi a costruire il vostro labirinto aggiungendo piccoli oggettini che per voi hanno significato e che rappresentano la vostra ricerca verso l’ombra e quello che avete appreso.
Per ultimo tenete il centro del labirinto che dovrà contenere sia la rappresentazione della vostra ombra sia quello che è necessario affinché guarisca. Riflettete a lungo su questo punto perché è il più importante. Deve essere qualcosa che potete immaginarvi nell’atto di farlo e così facendo in ogni luogo voi vi troviate potrete andare a trovare la vostra ombra e occuparvi di lei.
Quando avrete finito componete una poesia o cantate una canzone su questo lavoro/esperienza.
Puoi volare, farfalla. Marion Woodman
Guarire le nostre ferite
Ognuno di noi porta attaccate al proprio vestito molte cicatrici, segno di vecchie battaglie e di vecchi dolori. Alcune sono ferite ancora aperte e altre sono così recenti da sanguinare ancora.
Ma sono le nostre ferite e non possiamo che guardarle con somma compassione e affetto.
Ci hanno reso loro quello che siamo e il nostro cammino si è espresso proprio in virtù dell’ intima connessione con loro.
Sappiamo perciò che non le dobbiamo odiare. Non avrebbe nessun senso farlo.
E neppure vantarcene.
Non devono certo essere un’insegna su cui vi compare la scritta “io ho combattuto molto nella mia vita”.
Se così fosse vorrebbe dire che diamo più importanza al numero che alla qualità delle nostre e delle altrui ferite. E anche questo non avrebbe nessun senso.
Le ferite sono strumenti che ci sono serviti per capire, per riflettere, per ponderare e per scegliere la strada meno battuta.
Niente di più e niente di meno.
Ma anche loro, come la nostra ombra prima, hanno bisogno di essere riconosciute e di essere guarite.
I metodi che potete utilizzare per far questo sono innumerevoli ma qui ve ne voglio proporre uno che ritengo molto utile. Ciò non toglie che anche questo possa diventare parte della vostra investigazione e del vostro cammino.
STRUMENTO: TUTTI
Prendiamo carta e penna e scriviamo le nostre ferite. Riandiamo alla memoria a ciò che ci ha fatto soffrire e cerchiamo di definirle con un’immagine per categoria.
Pensiamo ora a ciò che ci ha fatto guarire nel corso del tempo. Questa sarà la nostra medicina e come per le ferite cerchiamo di definirla con un’immagine unica.
A questo punto ci ritroveremo con quattro o cinque immagini di ferite e un’immagine di guarigione.
Nel foglio da disegno tracciamo un cerchio esattamente al centro che sarà il luogo dove riporremo la nostra medicina. Attorno ad essa ci saranno le ferite.
Per fare questa attività possiamo usare i colori a tempera, gli acquerelli, i colori a cera, sabbia colorata+vinavil, fare un collage ritagliando delle foto o delle stampe, incollare piccoli oggettini o qualsiasi cosa vi venga in mente.
Simbolicamente la guarigione sarà il nostro centro e il cerchio della nostra esistenza ma sarà comunque collegata alle ferite e potrà così curarle.
Consideriamo, dunque, la cura dell’anima
un’applicazione della poesia
alla vita quotidiana.
Thomas Moore
Giocare con l’Arte
La guarigione può avvenire in diversi momenti della vita.
Per esempio quando indossiamo la nostra armatura, prendiamo in mano lancia e scudo - insieme a tutto il nostro coraggio - e ci apprestiamo a combattere.
Ed è esattamente quello che abbiamo fatto nelle righe precedenti.
Ma può avvenire anche quando ci divertiamo, quando ridiamo e ci riempiamo di gioia.
Imparare ad essere felici fa parte del cammino.
Ci permette, infatti, di avvicinarci alla Vita, di sperare, di credere e di Amare.
Tutti quanti abbiamo il diritto di vedere e di sperimentare un tipo di esistenza diversa: piena di allegria, di umorismo e di sorrisi.
Malgrado questo, molti pensano che si possa sorridere solo quando non ci sono problemi e ogni ferita si è rimarginata.
Non è così.
E’ la risata che guarisce, è il gioco che fa rimarginare le ferite.
Se non si riesce a ridere vuol dire che sentiamo sulle spalle il peso del passato, facciamo fatica a vivere la vita adesso – in questo momento – e troviamo più confortevole avvolgerci nella nostra sofferenza invece di rischiare, di aver fiducia nel domani, nell’abbandonarsi al flusso della guarigione.
E l’Arte può darci un grande aiuto in questo senso.
Non avete mai notato quanto i bambini si divertano quando date loro delle tempere e dei fogli?
Infilano con gusto la mano dentro al colore e poi non senti altro che urla di gioia.
Fortunatamente anche noi – ogni volta che lo vogliamo – possiamo fare esattamente la stessa cosa.
Possiamo infilare la mano dentro all’allegria, all’umorismo, al sarcasmo e seguire le orme di Patch Adams.
Possiamo guarire noi stessi semplicemente accogliendo in noi la bellezza del gioco.
E allora cosa aspettiamo?
STRUMENTI: Tutti
In cosa non siamo bravi? Pensiamoci attentamente perché sarà il nostro punto di partenza.
L’obiettivo è, infatti, quello di fare qualcosa - qualsiasi cosa - senza giudicarci e senza pesantezza.
Sapendo che in quella particolare espressione artistica facciamo pena non abbiamo il problema di far tutto alla perfezione e possiamo anzi mettere questa signora grigia in un angolino e pensare solo a divertirci.
Se, per esempio, non siamo bravi con la creta allora scegliamo di fare una statua e facciamola così brutta ma così brutta che non potremmo guardarla senza scoppiare a ridere.
La dignità dell’artista
sta nel suo dovere di tener vivo
il senso di meraviglia del mondo.
Gilbert Keith Chesterton
Entrare nel sacro
Fino ad ora abbiamo visto come l’Arte ci possa condurre dentro a noi stessi, ci possa permettere di vedere la nostra ombra, di accettare e benedire le nostre ferite, di tornare ad amare la vita e la bellezza che vi è contenuta.
Ma ci manca un ultimo punto da affrontare ossia come intessere insieme Sacro e Arte.
Da questo connubio nasce infatti il mistero, la magia che cambia il nostro inconscio e di conseguenza il nostro approccio alla vita.
Fortunatamente non mi sono preposta di spiegare questo mistero (non saprei da dove cominciare) ma solo di come fare per viverlo.
E ciò non potrebbe essere più semplice.
Ci basta infatti unire tutto quello che noi raggruppiamo nella categoria Spirituale con tutto quello che raggruppiamo nella categoria Arte.
Abbiamo a disposizione infiniti miti, archetipi, simboli e divinità, sabba e lune, ruote di medicina ed elementi così come tutto quello che ci viene in mente.
Partiamo da questo e trasformiamolo in preghiere, poesie e disegni, mandala e meditazioni.
Usiamo la fotografia e la scultura come una meditazione su questi argomenti, scriviamo un opera teatrale che metta in scena ciò che per noi è sacro e balliamo per onorarlo, facciamo col legno un’immagine che ci guidi verso la nostra forza, creiamo dei tarocchi o gioielli come omaggio alla Dea, rappresentiamo i nostri sogni attraverso l’Ikebana, rappresentiamo con la pittura il nostro modo di intendere ogni festa, coloriamo un batik di trasformazione, cantiamo per guarire la Madre Terra o teniamo un diario spirituale concepito in forma artistica.
Nello specifico si tratta solo di fare di ogni cosa un rito.
STRUMENTI: Tutti
Sperimentate il più possibile. Portate il Sacro dentro alla vostra Arte in ogni occasione.
Il mio letto è una zattera che corre verso il divino.
Alda Merini
Essere impegnati
Siamo partiti parlando di Artisti impegnati e finiamo parlando di Artisti impegnati.
Chiudiamo perciò il cerchio creato da queste stesse parole.
Ma c’è una differenza abissale fra l’inizio di questo trattato e la sua fine.
Da una parte, infatti, onoriamo quello che questi Artisti hanno dato al mondo (e il primo nome sulla mia lista è sicuramente quello di Gary Snyder) ma dall’altra (ossia qui) onoriamo quello che noi possiamo dare al mondo.
Siamo noi ora gli artisti impegnati.
Attraverso la nostra Arte Sacra abbiamo guarito il nostro spirito e ora siamo pronti per guarire lo spirito di chi ci sta accanto e della Madre Terra.
Se potete restituire quello che l’Arte ha dato a voi, non esitate a farlo.
Avete la possibilità di diventare strumento nelle mani del Sacro e di farlo divertendovi!
Che cosa volete di più?
STRUMENTO: Tutti
Provate a pensare a come potreste - per esempio – aiutare la Madre Terra attraverso la vostra Arte e poi muovetevi verso questa direzione.
Non posso pretendere che la mia arte
mi dia tutte le risposte,
posso soltanto sperare
che continui a porre le giuste domande.
Grace Hartigan
Le parole giuste
La nota di chiusura di questo articolo non poteva che essere questa meravigliosa poesia di Julia Cameron intitolata “Le parole giuste” e non c’è che dire… in poche righe esprime davvero – e meglio di tutto questo mio lungo papiro – le vere potenzialità dell’arte nell’ambito della guarigione.
Felice Cammino.
Luce
Le parole giuste
Vorrei prendere il linguaggio con le dita
E piegare le parole come una pezza fresca inumidita.
Sulla vostra fronte adagerei il mio messaggio.
Legherei parole ai vostri polsi, come tanti braccialetti.
Vi direbbero: “Lì, guarda lì” o qualcosa di meglio.
Chiederei loro di mormorarvi: “Taci, non c’è niente che non va”.
E nel buio della notte, accompagnarvi.
Vorrei prendere il linguaggio con le mani
E con esso lenire e rinfrescare dove la febbre brucia,
dove la febbre vi istiga contro voi stessi.
Vorrei prendere il linguaggio
E curare le parole che lasciano ferite
E alle quali non sapete dare un nome.
Julia Cameron
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