Tempo fa, nel libro “il genio del paganesimo” di M. Augé, lessi questa frase:

“Un altare abbandonato significa un dio perduto.”

Queste poche parole mi fecero soffrire molto. Smisi per un attimo di respirare e mi sentii di fronte ad una grande verità. Sentivo che Augé aveva ragione, che davvero un altare abbandonato allontana il dio/la dea che vi risiede.
Ma questa frase può forse venir interpretata in una duplice prospettiva (o almeno così ho fatto io): da un lato ci dice che molto del potere divino viene da noi, dalla nostra fede, dal potere che tutti insieme sappiamo trasmettere loro; dall’altro che il dio “non muore” semplicemente si “perde” e questo vuol dire che in qualsiasi momento possiamo farlo tornare. Unendo la nostra fede alle nostre cure possiamo ritornare ad onorare “l’altare” e così facendo anche il dio/la dea perduto/a tornerà indietro.
Questo articolo si propone di elencare vari modi con cui possiamo “vivere” i pellegrinaggi ma indipendentemente dal “modo” l’importante è” fare”. L’essenziale è tornare ad onorare gli altari non certo la modalità che scegliamo per farlo.
Ma non posso continuare questo articolo senza parlare dei luoghi sacri dove il mio cuore torna a battere, dove il mio spirito trova quiete o gioia folle, dove mi ritempro l’animo o riconquisto coraggio per i giorni a venire. Ho tre luoghi speciali dove vado regolarmente in pellegrinaggio: uno è vicino a casa mia, uno in zona parma e un altro in Sicilia. (tre è sempre il numero perfetto…). Il primo è in lessinia, situato dentro un bosco con un fiume che scorre al suo interno e con delle cascate per completare il tutto. Vado spesso a celebrare lì ma anche se mi limito solamente a una passeggiare/scalata non posso fare a meno di sentirmi di nuovo in equilibrio con me stessa, di sentirmi al sicuro e in presenza del sacro. Il secondo è situato nelle montagne parmensi dentro la proprietà di alcuni miei amici. Mi occorrono tre ore e passa per arrivare da loro ma è sicuramente tempo ben speso. Già quando entro in autostrada la mia visione comincia a cambiare, dentro di me vive la consapevolezza che rivedrò i miei amici, che parlerò delle cose che mi stanno a cuore, che il cerchio sacro tornerà a formarsi per celebrare il cambio delle stagioni, che i miei alberi preferiti saranno lì ad attendermi, che rivedrò il luogo dove si è svolto quella giornata particolare o il sasso su cui ho scritto in altra giornata (e così via all’infinito). Questo luogo è diventato sacro perché noi come gruppo lo abbiamo riempito di amicizia, di discorsi sulle divinità, di cerchi, di viaggi sciamanici, di trance dance, di capanne sudatorie, di tazze di caffè davanti al fuoco sacro e di un legame che da noi si è trasmesso a tutti gli altri e poi alla terra.
L’ultimo mio luogo di pellegrinaggio non posso raggiungerlo in macchina ma solo in aereo. Per andare in Sicilia devo per un attimo fermare la mia vita, organizzarmi per una settimana di assenza, chiedere ferie, preparare la valigia e molto altro. Amo follemente vedere la terra, il mare o le nuvole scorrere sotto di me in aereo e amo altrettanto la Sicilia con tutti i suoi misteri e tutta la sua magia. Quando arrivo mi sento finalmente a casa, sento di non essere mai partita da lì la volta prima ma che semplicemente il tempo si è fermato per aspettarmi. Ma il mio pellegrinaggio non è verso un luogo è verso delle persone, degli amici a cui sono legata in maniera speciale. Ciò non toglie che l’energia siciliana entri in me, che mi renda più recettiva, più aperta e tranquilla, che mi avvolga in un manto di magia e di sacro.
I pellegrinaggio possono essere di varia natura: verso una terra come verso a degli amici, dentro a un bosco come dentro ad parco palermitano, dentro ad un museo archeologico napoletano come dentro ad una grotta a Pantelleria, dentro al parco naturale del Gran Paradiso come nel circolo di pietre di casa nostra. Gli dei vivono in tanti luoghi e in tante cose. A volte sono sacri da generazioni di generazioni altre volte solo da pochi anni ma sono tutti assolutamente sacri.

I viaggi e le visite ai luoghi sono ricchi d’anima. Ficino

I pellegrinaggio possono essere intesi in vari modi: come mezzo di conoscenza e di aumento del proprio bagaglio culturale, come mezzo per tenere occupata la famiglia per un fine settimana, come mezzo per ritornare in equilibrio con noi stessi, come mezzo per rigenerarci e acquisire forza, come mezzo per seguire il nostro cammino (specialmente quando siamo invasi da “segni” che ci dicono “devi” andarci…) o per semplice curiosità. Ma io preferisco considerare il pellegrinaggio come atto di omaggio e come mezzo per onorare le divinità che vi risiedono e la terra.
I pellegrinaggio possono anche essere una toccata e fuga o un momento di trasformazione che inizia molto prima del viaggio stesso e che termina molto dopo. Ci sono molte tecniche per “prepararsi” al pellegrinaggio e altre per “portarlo” a casa. Eccone alcune:
Studiare prima di partire il posto in cui si intende andare, le leggende che nel corso del tempo si sono “sedimentate”, i simboli di quella terra, la storia che l’avvolge, l’arte o la cucina tipica di quel luogo, ecc… anche riferita al percorso che si intende fare. Non dimenticate che il pellegrinaggio non comprende solo il luogo sacro ma anche la strada che percorriamo per arrivarci. E’ tutta un’altra cosa prestare attenzione al percorso quanto alla destinazione ( anche se non siamo molto abituati a farlo). Senza contare che aver qualcosa da raccontare ai bambini durante la “traversata” non fa certo male… e aiuterà anche loro a entrare “dentro” al viaggio. Consiglio inoltre di fermarsi spesso, di rendere il viaggio il più lungo possibile (magari anche scegliendo strade poco frequentate) e di acquistare molte cartoline delle località intermedie. Insegnate ai bambini a fotografare o a disegnare i luoghi che vedono. Comprate loro un bellissimo diario “di bordo” in cui annoteranno i luoghi visitati, le leggende e tutto quello che la famiglia vorrà annotarvi, in cui scriveranno dell’avventura/pellegrinaggio (ps: indipendentemente dal valore sacro un pellegrinaggio è SEMPRE anche un’avventura specialmente quando capita uno sciopero dei treni…) magari alternandoli se avete più bambini. Chiedete le ricette dei piatti che vi affascineranno lungo il percorso e fatele aggiungere nel diario di bordo, concedetevi delle soste spirituali in cui fare meditazioni o cerchi riportando poi sul libro le esperienze delle famiglia e i messaggi ricevuti, fate offerte in ogni luogo di sosta (per le bustine di mini-offerte vedere alla fine) o componete poesie, canzoni o giochi nuovi. Se desiderate inoltre augurare buon viaggio a tutti gli altri viandanti che nel futuro andranno verso la vostra stessa meta potete disegnate sulla terra o su dei sassi la runa RIT (runa per la protezione durante i viaggi). Siamo tutti parte di un unico cerchio e siamo collegati l’uno all’altro da una fitta rete di fili. Quando viaggiamo non dimentichiamoci di tutti gli altri viaggiatori né di quelli che sono venuti prima e che hanno preservato il luogo per noi né per quelli che verranno dopo. Se avremo inoltre l’accortezza di portarci da casa un sasso (caricato dal potere di tutta la famiglia) potremmo fare uno scambio con il luogo in maniera tale da lasciare là il nostro sasso e prenderne (dopo aver chiesto il permesso) uno locale. E’ possibile anche colorare o ricoprire di simboli sia il nostro “pezzetto di madre terra” sia il nuovo. Consiglio inoltre di fare dello scambio una cerimonia vera e propria. Un momento in cui creare un legame profondo ed eterno tra il luogo sacro e il noi stessi. Una parte di noi rimarrà in quel luogo e una parte del luogo tornerà a casa insieme a noi. Sarebbe molto comodo però che ogni luogo sacro avesse uno spazio riservato unicamente a questo in maniere tale da non portarci a casa una pietra lasciata lì da un altro viandante. Uno spazio delimitato da un nastro in cui è possibile lasciare le nostre pietre. Come una sorta di porta tridimensionale che collega il luogo sacro a tutti gli altri luoghi della terra. Forse sono troppo romantica… ma che ci posso fare?!
Spesso penso che anche cantare o suonare il tamburo/sonagli in un luogo sacro sia un’ottima cosa. Oltre a fare in modo che la terra si impregni della nostra energia (aumentando la sacralità del posto), in qualche maniera guariamo la terra da tutto il male che le abbiamo fatto, inquinamento nello specifico (e chissà poverina quanto ne ha bisogno!…). Suonando per la terra, per il luogo, per gli dei che vi abitano, per le persone che nel corso del tempo lo hanno protetto e custodito, onoriamo tutto ciò. Riconosciamo il sacro e in qualche maniera ne entriamo a far parte. Anche noi con il nostro canto, con il tamburo, con i sonagli, con le nostre preghiere, con la nostra magia facciamo di quella terra un altare dove gli dei possano tornare.
Bruciare incenso (magari creato da noi) è un’altra bellissima tecnica per purificare il suolo o per consacrare gli oggetti (io amo molto consacrare i miei in luoghi particolari) senza contare che prepara la nostra mente alle successive cerimonie che faremo. Il potere di un luogo sacro da moltissimo tempo (ma anche da poco) non è paragonabile a nient’altro e tutto quello che faremo (cerchi, divinazioni, guarigioni, meditazioni o altro) sarà molto particolare.
Ci sono tre cose che non manco mai di fare in questi posti: magia delle corde o magia dei nastri, coccarde di preghiera e offerte di fiori ai fiumi/sorgenti. La prima è semplicissima. Basta portarsi da casa delle piccole corde colorate a seconda dell’intento e lì sul posto si fanno dei nodi del numero scelto (di solito o tre, o nove, o tredici – a seconda della lunghezza del pezzo di corda) pensando intensamente all’intento. Se si vuole fare in modo che il luogo torni ad essere conosciuto, onorato e sacro si devono usare cordini viola (sono difficili da trovare ma basta colorarne alcuni con i colori per tessuti) oppure bianchi. Se invece vogliamo pregare con le cordine per la fratellanza fra i popoli, per l’unione e il rispetto di tutte le culture possiamo fare un cordino per colore in maniera tale da formare un mini-arcobaleno. In questo caso consiglio di tenere una corda bianca come base orizzontale e poi unire gli altri cordini a quella in maniera verticale. Ovviamente il luogo deve essere adatto a questo. Non possiamo attaccare cordini dentro ad un museo! Stessa cosa per i nastri (anche se andrebbero uniti in una treccia) tranne per il fatto che di solito io ne uso uno solo (bianco nello specifico) e che lo appendo ad un ramo di albero con un solo nodo (quello che lega il nastro all’albero). Se è una giornata ventosa è bellissimo vedere il proprio nastro che ondeggia libero e giocoso… Ovviamente al nastro si possono aggiungere delle campanelline, dei simboli disegnati o cuciti a punto croce o qualsiasi altra cosa ci venga in mente…
Le coccarde di preghiera vengono dalla tradizione nativa americana e si utilizzano principalmente dentro la capanna sudatoria per invogliare gli spiriti a presentarsi e per mostrare il nostro rispetto nei loro confronti. Li ho visti usare anche per rendere sacro un luogo e ho cominciato a farlo anch’io. La preparazione è molto semplice. Basta tagliare a quadratini una stoffa, metterci dentro del tabacco da offerta e richiudere il tutto come un fagottino. Si formano di solito in numero di otto a persona e si uniscono tutti insieme con del filo resistente (per rendere più resistente il filo si può farlo passare nella cera, lasciarlo asciugare per poi avvolgerlo come in una matassina pronta all’uso) o con qualsiasi altra cosa. L’importante è la preghiera che avvolge la coccarda, di sicuro non il modo in cui la si fa. Il tutto va poi appeso da qualche parte, a un ramo di solito.
Le offerte richiedono solo dei fiori (anche solo la parte finale) o dei petali che possiamo portare da casa (già seccati) o comperare freschi durante il tragitto. Si lasciano poi dolcemente scivolare a pelo sul fiume come ringraziamento per l’acqua che ci permette di vivere e per tutto quello che esiste grazie all’acqua. Io lascio andare anche tutto quello che non mi serve più (a livello spirituale) per prepararmi a tutto quello che verrà in futuro.
Mi piace molto anche disegnare sulla nuda terra con un pezzetto di legno il simbolo dell’infinito (l’otto messo in orizzontale) quasi che quel simbolo possa preservare e proteggere quel luogo per sempre.
La visita a luoghi sacri e il pellegrinaggio sono attimi preziosi che ci toccano nel profondo e che spesso ci cambiano in maniera significativa. Ma spetta solo a noi creare le nostri tradizioni. Quello che va bene per me potrebbe non andare bene per altre persone. Qualcuno potrebbe preferire una semplice meditazione o un offerta di cibo agli spiriti del luogo, qualcun altro si potrebbe dedicare più volentieri alla raccolta di conchiglie (se il luogo è sulla spiaggia) o di sassolini per crearsi delle rune che gli ricordino questo pellegrinaggio. Alla stessa maniera e per lo stesso scopo, qualcuno potrebbe raccogliere erbe, foglie o altro per crearsi un incenso. Qualcun altro potrebbe mettersi seduto e scrivere, scrivere, scrivere per ore senza fare null’altro, altri dipingere o dormire (i sogni nei luoghi sacri sono molto più potenti), scattare foto o pregare interrottamente da mattina a sera (per le ricerche di visione). Non importa il modo. L’unica cosa importante è che facendo quello che sentiamo giusto per noi riusciamo a metterci in contatto con il luogo, gli permettiamo di entrare dentro il nostro spirito, intessiamo i giorni del pellegrinaggio con le nostre emozioni, i nostri pensieri, la nostra vita. Tutto cambia e tutto si trasforma. Noi e la terra per primi.

Onorate gli spiriti locali: non solo i vostri, ma quelli dei vostri vicini e quelli che vi sono più alieni. Il peggior viaggiatore è quello per cui i luoghi lontani dovrebbero essere come la sua casa, ed esige le comodità alle quali è abituato. Viaggiare per trovare l’incanto esige una “mente da principiante””, una ingenuità coltivata, in opposizione a un atteggiamento di sazietà che può solo essere di impedimento al fascino e all’incanto. Di ritorno da un viaggio, abbiamo la possibilità di “traslare” lo spirito di un particolare luogo nelle nostre case: riportandone oggetti tipici, cibo, vestiti, prestando le dovute cure alle fotografie e agli appunti cha abbiamo preso. Quando viaggio, uno dei miei grandi piaceri è guardare mia moglie “catturare” (un termine tecnico in magia) lo spirito del luogo su una pagina del suo album di disegno. Certo, sono cose che facciamo abitualmente, ma una filosofia dell’incanto può ispirarci a viaggiare liberi da atteggiamenti difensivi e inutilmente critici: liberi, cioè, di apprezzare le semplici cose che contengono lo spirito di un luogo e che, una volta nella nostra casa, possono essere fonte di continuo incanto. Thomas Moore (da l’incanto della vita quotidiana)

Per esperienza personale posso dire che il ritorno è sempre difficilissimo. Si è consapevoli che la magia lentamente ci lascierà e dimenticheremo. Magari non tutto ma i piccoli particolari: il cinguettio di un pettirosso che si è posato davanti a noi, il brillio di una pietra dentro al fiume, la sensazione di pace o gli insegnamenti delle persone che abbiamo incontrato. Per sopperire a tale orribile perdita il diario di bordo (di cui sopra) è un ottimo sistema ma propongo anche delle altre attività al fine di ritardare il più possibile tale momento. Una di queste attività è tenere una grande lavagna di sughero (o un’intera parete di casa) con l’insieme di tutte le fotografie scattate durante i vari pellegrinaggi famigliari. Ogni volta che lo desideriamo, i pellegrinaggi tornano così alla nostra memoria, tornano ad essere vivi e a far parte delle nostre giornate. Oltre alla lavagna si può fare un collage per ogni singolo pellegrinaggio da appendere o incollare su appositi fogli (quattro A3 uniti insieme per formare un quadrato) che andranno conservati con ogni cura perché andranno a formare l’album di famiglia. I fogli potranno essere precedentemente colorati dai bambini con il colore che ha dominato il viaggio, si potranno aggiungere glitter colorati, cartoline, biglietti del treno o dell’autostrada, varie ricevute collegate al viaggio e le poesie composte. Se si riesce anche ad incollare qualche foglia o erbetta varia si potrà anche rivivere il profumo del luogo sacro. Si potrà poi invitare gli amici a vedere le tutte le trecento mila fotografie del nostro pellegrinaggio appena trascorso con la scusa di qualche cena. Anzi a ben pensarci si potrebbe fare un’ intera serata mangereccia (magari con le ricette appena ricevute in dono…) appositamente incentrata sul pellegrinaggio in cui si raccontano agli ospiti tutti gli aneddoti capitati alla famiglia, le leggende scoperte, le cerimonie svolte; in cui far vedere (magari con l’ausilio del pc o del proiettore) tutti i luoghi meravigliosi che abbiamo visitato durante il tragitto e la visita al luogo sacro. Molto probabilmente i nostri amici non tarderanno a fare anche loro lo stesso pellegrinaggio…
L’arte, inoltre, ci può venire decisamente in aiuto. Possiamo disegnare (solo i contorni così i bambini possono colorarne l’interno), dipingere, riproporre le canzoni composte durante il viaggio o fare un mosaico che terrà occupata la famiglia per molte serate. Non è difficile acquistare le tesserine da mosaico e gli strumenti per tagliarle (sono come delle tenaglie). Oltre a ciò ci servirà un vassoio di legno e della colla vinilica. Sul vassoio prima facciamo il disegno che abbiamo deciso (che potrebbe essere un simbolo, un fiore o qualsiasi altra cosa che per noi rappresenti il pellegrinaggio appena svolto) e poi ci mettiamo la colla e i pezzetti di mosaico (con un pennello e solo la sezione che pensiamo di fare in quel momento). Tutti i componenti della famiglia possono partecipare se i genitori si prendono l’accortezza di tagliare loro i pezzi (e se i bambini sono abbastanza grandi da non mettersi le tessere in bocca…). Alla fine basterà mettere un prodotto particolare (tipo malta) e lasciar asciugare tirando via la parte in eccesso. Per chi è interessato ci sono molti testi in circolazione che parlano nello specifico di come fare un mosaico ma la sostanza è questa. Altra attività carina è quella di acquistare delle tazze (tipo ikea) - una a testa - e di disegnarci sopra con i colori adatti. Mano a mano che i pellegrinaggi aumenteranno anche la nostra collezione di tazze personalizzate crescerà. Ricordatevi solamente di mettere il nome del luogo sotto ogni tazza così da non fare confusione… Alla stessa maniera si può creare un incenso con le erbette che ci siamo portati a casa. Occorre però prima far seccare il tutto per un paio di settimane (appendendole a testa in giù) e poi procurarsi la base che consiste in granellini di incenso o di benzoino. Si passa il tutto poi con il mortaio (ovviamente non in quello che usiamo per cucinare) ossia erbe e incenso. Mettere in un vasetto con una bella etichetta (magari disegnata dai bambini) e il gioco è fatto. (ps: per bruciarlo ovviamente servono i carboncini).
Come ultima attività consiglio di creare una grande mappa del mondo (o solo dell’Italia se si pensa di limitare i pellegrinaggi all’interno di essa) in cui segnalare, con dei puntaspilli colorati, i nostri pellegrinaggi. Ovviamente sarà una mappa magica in cui non ci saranno i nomi delle città non visitate ma solo di quelle cui siamo andati a rendere omaggio (anche solo per esserci passati mentre andavamo verso il luogo sacro). Insomma una mappa che cresce e si riempie ad ogni nostro viaggio. Come variazione si potrebbe acquistare una mappa già fatta e appuntare con i puntaspilli di un colore i pellegrinaggi fatti e con un altro colore quelli ancora da fare.

Se il mondo è davvero vivo e respira, allora ogni luogo è unico, dotato di una personalità e di un carattere, non uno spazio morto in attesa di fare da recipiente alla personalità che noi decideremo di attribuirgli. Thomas Moore

In linea con questo articolo, sarà presto disponibile anche un elenco di luoghi sacri che ogni utente potrà implementare a suo piacimento. Speriamo che questo non solo aumenti le nostre conoscenze collettive (in merito ai pellegrinaggi) ma anche che dia la possibilità a chi vuole fare un pellegrinaggio di poter disporre delle informazioni in maniera ordinata e semplice (diversamente dal marasma di informazioni parziali che si trovano spesso nei siti internet).
Ricordo inoltre che ogni bosco, ogni grotta, ogni foresta e ogni fiume è sacro. Ma anche ogni essere umano. Ci sono pellegrinaggi diversi, più difficili magari, che ci portano a fare una mammografia piuttosto che una qualsiasi altra visita medica per preservare in salute gli dei che vivono dentro di noi. Non dimentichiamoci che anche questi sono pellegrinaggi.
DI MELIORA PIIS
(Diano gli Dèi le migliori cose a chi li venera)


BUSTINE MINI-OFFERTE
Se come me avete molti rimasugli di salvia, lavanda ed erbette varie e vi manca un sacchetto decente per metterle dentro consiglio questo sistema. Prendete un quotidiano e strappate le pagine in maniera tale da fare delle strisce per la lunghezza di trenta centimetri circa. Appoggiate un po’ di erbe dentro ad ogni singola striscia e poi ripiegate in maniera tale da fare una piccola bustina quadrata. Con del nastro adesivo potete chiudere il tutto. Mettete poi le bustine dentro le valigie, dentro la borsa, sull’altare, in macchina e in qualsiasi altro luogo desideriate. Il bello di queste bustine è che sono facili da fare, eliminano il problema dei rimasugli e poi sono talmente tante che la volta che effettivamente ti servono rischi anche di averle sotto mano e di poter fare un’offerta a un’albero che ti ispira o per una preghiera super-rapida.

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