Questo articolo nasce da una domanda di un mio caro amico. Non era, a onor del vero, il primo a sottopormi lo stesso quesito ma nella sua voce ho avvertito un profondo dolore che mi ha costretta, forse contro la mia volontà, ad occuparmi di tale argomento.
La mia esitazione nasceva dal fatto di non riuscire neppure a concepire l’idea di una vita vissuta senza la presenza del sacro. E’ quanto di più doloroso riesca ad immaginare e il solo pensarci ferisce la mia anima romantica.
Ma, per un verso o per l’altro, questa domanda mi si è impressa nella carne e ha continuato a rimbalzarmi fra i pensieri.
Mi sono perciò arresa e questo trattato non è altro che la mia personale risposta ma invito tutti i lettori a riflettere su quale sarebbe invece la loro e a condividerla con tutti noi (le vostre mail saranno incluse alla fine dell’articolo).
Luce
PARTENZA
Lo sappiamo ormai tutti che ogni crisi, mentale o spirituale che sia, ha una sua precisa funzione ed utilità. Quello che ci sta capitando, il nostro allontanamento dal sacro, ha un suo “perché” ed è necessaria un’ assoluta sincerità con noi stessi. Chiediamoci per prima cosa se davvero la strada che abbiamo scelto corrisponda ancora ai nostri bisogni. Non abbiate paura, qualsiasi sia la risposta che portate nel cuore. Solo la verità ci può rendere davvero liberi e farci fare i passi giusti per noi e per il nostro destino. E’ infatti sempre possibile ripristinare il collegamento con il sacro ma non si può farlo evitando il cambiamento e un’attenta analisi interiore. Può mostrarsi necessario, in questo preciso momento della nostra vita, allontanarci da tutto quello che fino a ieri respiravamo insieme al pane.
Come si potrebbe, per l’appunto, sentire un albero fremere se per noi quell’albero ha perso tutta la sua linfa?
C’è sempre un motivo per il quale ci allontaniamo dal sacro e per proseguire in questa nostro piccolo “gioco dell’oca” dobbiamo comprenderlo. E se dovessimo accorgerci di aver semplicemente bisogno di un sacro diverso da quello che abbiamo onorato fino ad ieri prendiamo semplicemente del tempo. Anzi, tutto quello che ci serve. E poi quando ci sentiremo pronti, leggiamo direttamente la casella ARRIVO di questo gioco e prepariamo ad una nuova entusiasmante avventura in prossimità del sacro.
Se infatti tutto quello che ci ha allontanato dal sacro si può ridurre ad un cambio di rotta del nostro spirito, non facciamoci pregare e accogliamo la bellissima possibilità che si apre ai nostri occhi. Dobbiamo capire che ciò che abbiamo condiviso e vissuto con i nostri amici non sparirà semplicemente cambiando religione. Lo porteremo sempre con noi qualsiasi sia la direzione che prenderemo. Semplicemente ciò che abbiamo imparato, studiato e vissuto si è iscritto nella nostra carne così come nella nostra anima e ci ha formati come individui.
Detto ciò, se il vostro cuore ci spinge verso un’altra religione riempiamoci le tasche di fiducia, di gioia e di riconoscenza verso questa nuova porta che si apre dinnanzi a noi. Se, di contro, il motivo che ci ha allontanato dal sacro è diverso allora continuiamo a leggere, il gioco continua!
La vera felicità è la pace con se stessi.
E, per averla, non bisogna tradire la propria natura.
M. Monicelli
EQUILIBRIO
Uno dei problemi più gravi che ogni pagano moderno si trovi ad affrontare riguarda il riuscire a barcamenarsi fra vita privata e vita spirituale. In altre religioni vige una netta distinzione fra chi è chiamato ad una funzione spirituale e chi invece se ne discosta. Nella nostra, invece, tale confine non esiste.
Siamo esseri che vivono nel solco del sacro (per usare una bellissima frase di Priscilla Cogan) così come esseri profani che lavorano, che hanno relazioni sentimentali, figli di cui occuparsi, associazioni da guidare, una casa da accudire e conti da far quadrare. E tutto questo molto spesso ci assorbe ogni grammo di forza di cui disponiamo. A volte non riusciamo neppure ad accendere una candela senza pensare al fatto che non abbiamo ancora finito di stirare i panni per il giorno dopo.
Detto ciò, lungi da me il voler condannare tutto questo!
Anzi, lo ritengo un ottimo strumento di crescita. Forse il più difficile fra tutti quelli con cui dobbiamo confrontarci ma anche quello che sicuramente temprerà di più il nostro spirito e che ci potrà rendere persone migliori. Mischiare vita privata e spirituale porta molto più lontano di una vita vissuta solo all’insegna del sacro. La contaminazione fra le due crea splendidi quadri di possibilità e di melodie arcane. Ma a parte la poesia, uno squilibrio troppo marcato può senz’altro portarci assai lontano dalla nostra strada lastricata d’oro. E non parlo solo di un eccesso di vita privata su quella spirituale ma anche del contrario (ed io, diciamolo pure, appartengo sfortunatamente a quest’ultima…).
Come possiamo allora ritornare in equilibrio?
Si tratta di un percorso diverso per ognuno di noi, in cui sono le nostre scelte a determinare la compenetrazione fra le due aree. Nello specifico, può voler dire fare uno schema della settimana e suddividere gli impegni in maniera più organizzata, farsi aiutare da mariti e compagni nelle faccende quotidiane, delegare ai sottoposti o migliorare la gestione delle risorse, tenersi ben evidenziate le scadenze e gestirle in maniera da non arrivarvi impreparati.
Alla stessa maniera, come si organizza la vita privata, si può organizzare anche quella spirituale. Prendiamo un calendario annuale e cominciamo a segnare non solo sabba e fasi della luna ma anche alcune giornate prima di questi eventi per prepararci a viverli pienamente, a sentirli arrivare. Dividiamo inoltre l’anno in base alle lunazioni e assegniamo ad ognuna un tema che abbiamo intenzione di approfondire. Il che potrà voler dire - per esempio - scegliere nel primo mese lunare la meditazione e di conseguenza lavoreremo con le idee più chiare (senza sprecare le energie in mille direzioni). In quel mese, infatti, ci basterà sceglierci un giorno a settimana che dedicheremo alla meditazione piuttosto che a qualsiasi cosa si sia scelto.
Includiamo nella lista anche dei giorni per andare in montagna, al mare, in beauty-farm o semplicemente al parco per osservare il divenire della Madre. Ogni volta che faremo queste attività torneremo a casa rigenerati e con una splendida calma interiore.
Ritagliamoci poi dei momenti della giornata che siano solo nostri e che divideremo fra la cura del nostro corpo, del nostro spirito e della nostra mente. E possibile includere qualsiasi cosa semplicemente facendole diventare delle piccole abitudini. Durante la pausa pranzo o la sera prima di addormentarsi possiamo leggere un libro di spiritualità o fare una passeggiata, la mattina appena sveglie accendere un incenso alla propria divinità, meditare mentre si porta a spasso il cane, ecc…
Ma tutto questo non ha senso e non funzionerà certamente se voi per primi non metterete la spiritualità alla pari con la vita di tutti i giorni. Ciò che ci fa stare bene non è solo l’uscita con le amiche o il nuovo film che danno al cinema. Abbiamo bisogno del sacro perché questo ci riempie di bellezza, di armonia e appaga ogni nostra fame. Non possiamo e non dobbiamo permettere a nessuno di portarci via i nostri momenti di contatto. Nessun familiare, nessun fidanzato, nessun impegno deve privarci di ciò che è nostro di diritto.
Ricordate che le nostre scelte sono frutto della nostra tempra, della fiducia che riponiamo in noi e con la reale possibilità di diventare fautori del nostro destino e della nostra vita.
Ricordatevi del Credo dello Scrittore:
quando il mondo vi tira addosso i pomodori,
scrivete “Il Ricettario dei Pomodori”.
Peter McWilliams
PURIFICARSI
Prima di giungere alla prossima casella, che non vi piacerà certamente, dobbiamo passare da questa che riguarda nello specifico la purificazione.
E’ normale che ogni periodo burrascoso ci lasci molto “sporco” da gestire.
Addosso ci portiamo molte scorie determinate da pensieri negativi, da rabbia e da sofferenza che si è accumulata nel tempo.
Consiglio perciò di tagliare la testa al toro, come si suol dire, e darsi alle grande pulizie.
Usate tutto quello che avete a disposizione o che utilizzate di solito (che può voler dire fare bagni con erbe purificanti, rituali di rigenerazione, fumo di salvia o suoni adatti, ecc…) dedicandovi più tempo che potete. Maggiore sarà lo sporco che toglierete più facile sarà prepararsi al nuovo.
Ogni giorno quello che scegli,
quello che pensi
e quello che fai
è ciò che diventi.
Eraclito
ALLONTANARSI DAL SACRO
Sembra assurdo che qualcuno, in un articolo su come ritrovare il sacro, suggerisca invece di allontanarvisi.
Ma c’è dietro una sua logica, che vi prego di leggere prima di saltare al prossimo punto.
Quando ci accorgiamo di aver perso qualcosa di molto prezioso per noi, quando finalmente capiamo che non possiamo vivere in un solo mondo, il senso di perdita ci sommerge e faremmo qualsiasi cosa per ritrovare la connessione.
Avere pazienza in questo momento è difficile come non mangiare una torta al cioccolato avendola davanti agli occhi.
Ma rischiamo molto facilmente di ritrovare per un attimo il collegamento per poi perderlo nuovamente.
E’ necessario perciò prendersi un po’ di tempo e pensare.
Si potrebbe quasi paragonare questa casella ad un prendere le distanze dal sacro per poterlo osservare meglio, per capire e riflettere in tranquillità senza venir sedotti dal suo fascino magnetico.
Fatto questo, suggerisco di compilare una lista (più giorni impiegheremo meglio sarà) di tutte le sfumature che noi diamo a questa parola e a quali momenti la associamo.
Sarà una traccia preziosa a cui riandare quando vorremmo rafforzare il nostro legame. Ogni voce della nostra lista sarà una porta aperta verso ciò che fa fremere e cantare il nostro cuore.
Se lo desideriamo possiamo inoltre creare un opera d’arte legata a questa attività.
E' necessario stare raccolte su se stesse, ascoltarsi, capirsi,
per poter far convivere le varie parti:
la saggezza e i deliri, gli stordimenti e i turbamenti,
il maschile e il femminile, la terra e il celo, il sole e la luna,
le certezze come le ambivalenze.
Anonimo
SILENZIO
Solo attraverso alcune esperienze si arriva a capire veramente cosa sia il silenzio.
Per esempio vivere una settimana da soli immersi nella natura o passare qualche giorno in un monastero zen.
Cito queste due perché sono quelle che mi hanno maggiormente portato a comprendere il significato di questa parola ma ognuno di noi avrà certamente le sue.
E indipendentemente dal mezzo, arriviamo tutti a capire una profonda verità:
nella nostra vita di tutti i giorni non esiste più il silenzio.
Viviamo sommersi da voci fuori campo, da telegiornali e da chiacchiere inutili, da rumore di clacson o di urla e strepiti.
Dal mio diario:
Mi sento violentata
Dalla pubblicità
E dal rumore insistente
Che volteggia in ogni cosa.
Non c’è più spazio per
Un mare quieto e dolce
Solo frastuono e tempesta
Di immagini.
Ma, come per ogni cosa, l’abitudine distorce le nostre percezioni.
Ce ne accorgiamo davvero solo quando arriviamo nel luogo prescelto. Ci sentiamo straniti senza poterne però capire l’origine.
Siamo finalmente giunti in un luogo che ci permetterà di lavorare su di noi, di occuparci solo del nostro cammino ma non riusciamo a farlo perché avvertiamo confusione e il silenzio ci turba profondamente.
Grazie agli dei, bastano poche ore di ambientamento e saremo di nuovo pronti ad unirci al silenzio diventando davvero parte della Madre (o dell’Universo, ecc…).
Ed è questo silenzio ciò di cui abbiamo bisogno ora.
Dobbiamo poter sentire la voce del sacro, dobbiamo mettere da parte tutto e concentrarci solo sul divino. Dobbiamo ritornare al nostro centro, unico luogo dal quale partire per riavvicinarci al sacro.
Il nostro allontanamento doveva servire per questo nuovo incontro, per questa nuova relazione.
Ma è necessario passare “attraverso” il silenzio, smorzare i rumori del mondo per tornare ad ascoltare davvero.
E se vi risultasse difficile ricordatevi che ci si può abituare al silenzio come ci si abitua al rumore.
Potete, infatti, procedere con tutta la calma che vi serve e ritagliarvi – per iniziare – una mezz’ora al giorno di meditazione, una camminata fra i boschi durante il fine settimana, una nuotata da soli in piscina (basta scegliere gli orari meno consueti), una gita al lago ascoltando il rumore dell’acqua o semplicemente guardare fuori dalla finestra gli alberi che si muovono delicatamente sospinti dal vento.
Mano a mano, con calma e con passione, troverete il vostro modo per entrare all’interno del silenzio e da lì in poi la strada è tutta in discesa.
Avete mai sentito i petali di rosa bussare ai vetri della finestra?
Occorrono due cose:
il silenzio fuori, il silenzio nel cuore.
I petali, la rosa, la finestra
non sono poi essenziali.
M.R. Stern
PREGHIERA
Ormai abbiamo fatto tutto il necessario per ritrovare il sacro. Abbiamo guardato in faccia la “verità”, “fatto piani di battaglia”, “attraversato il silenzio” e “riflettuto” a sufficienza.
Ora non ci resta che “vivere” il sacro.
E la preghiera è certamente il mezzo per ottenere questo.
Andiamo presso la Madre: in un parco, in un bosco, vicino ad una cascata, in montagna, in riva al mare o dovunque sentiamo la potenza e la solennità del sacro.
Accendiamo prima un bastoncino di incenso se ne sentiamo il bisogno o partiamo subito a parlare.
Raccontiamo ai nostri amici alberi, alle formiche, all’energia del vento o all’impeto dell’acqua ciò che portiamo dentro di noi.
Prendiamo il cuore in mano e riannodiamo i fili di tutto quello che abbiamo vissuto e capito in questo periodo. Parliamo di ciò che ci aveva allontanato dal sacro, delle nostre difficoltà, della sofferenza. Esprimiamo i momenti in cui ha regnato la confusione così come l’entusiasmo che ci ha pervaso quando ci siamo sentiti di nuovo parte del tutto, quando abbiamo ritrovato i segni, quando abbiamo ringraziato per lo splendore della vita.
Facciamo che ogni parola contenga il nostro spirito e che esprimendola, il dolore possa dare frutti così come la bellezza possa trovare in noi una nuova casa.
La preghiera è un dono ed uno strumento eccezionale per connettersi al sacro e, come se non bastasse, è sempre a nostra disposizione.
Ci basta ritrovare il nostro centro e ogni preghiera ci aprirà mille nuovi mondi…
SEMPLICITA’
I primi tempi di qualsiasi cammino spirituale passano inevitabilmente fra grandi entusiasmi e altrettanto grandi obiettivi.
Ci si innamora perdutamente di rituali complicati, di meditazioni trascendentali e di esperienze fuori dall’ordinario.
Si desidera imparare mille modi di fare qualcosa, conoscere tutte le tecniche e diventare, ovviamente subito, il più grande esperto vivente su tutti gli argomenti legati alla nostra strada.
Questo è certamente naturale ma con il passare del tempo si viene a più miti consigli.
Si comprende che il tempo è quello che è e che ogni volta che facciamo una scelta inevitabilmente non scegliamo qualcos’altro. Ci si accorge di quanto sia difficile camminare in equilibrio e far incastrare tutte le cose. Si arranca e si ridimensionano saggiamente sia le aspettative sia i grandi entusiasmi.
A voler fare un paragone si può certamente tirare in ballo la cucina. Ci si innamora perdutamente dei sapori, degli odori e delle possibilità infinite che si aprono ai nostri occhi. Si provano tantissime ricette fino a quando si capisce che non tutte fanno per noi. Disprezziamo la semplicità di alcuni piatti perché pensiamo di essere capaci di ben altro. Ma sono solo questi piatti semplici che ci consolano nei giorni “no” o che ci ricordano interi periodi della nostra vita. Non è la zuppa di cipolle francese (tre ore di lavoro minimo) che ci fa sentire a casa, è la pasta con pomodorini, cipolla, aglio, peperoncino, prezzemolo e basilico a farci ritrovare la strada.
Alla stessa maniera non posso che consigliare la semplicità per questo nostro nuovo periodo di relazione con il sacro.
Cominciate con piccole attività, con una preghiera oggi e con una meditazione domani, con un bagno di sole dopodomani e una passeggiata il giorno seguente.
Se strafate finite solo con il perdere la bussola e molte energie che potreste utilizzare in maniera più proficua.
Ci sarà sempre tempo per i grandi progetti, ora occupatevi solo di tenere viva la fiamma che vi lega indissolubilmente al sacro e per questo basterà fare un passo alla volta, non pretendere altro che l’essere in collegamento e di sentire il respiro divino.
Tutto il resto può aspettare.
La verità si ritrova sempre nella semplicità,
mai nella confusione.
Isaac Newton
MISTICISMO
Che cos’è per noi il misticismo?
Sicuramente tutti ne conosciamo il significato letterale ma quando si arriva a sperimentarlo direttamente, nella vita di tutti i giorni, allora la definizione da vocabolario non ci basta più.
Io amo parlarne come di una vibrazione dello spirito e sono fermamente convinta che tutte le religioni poggino su di una base mistica (chi più… chi meno). Solo attraverso di esso, infatti, è possibile far vivere ciò che è divino.
Il misticismo è un modo di sentire, un modo d’amare ed è un contemplare tutta la vita come se fosse sacra.
Ma nella pratica che come fare per entrare in questo stato di grazia?
Per prima cosa occorre decidere di essere mistici!
E’ un atteggiamento mentale non meno che una scelta di vita. Chi opterà per un rapporto diretto e fisico con il sacro, sceglierà la strada più difficile e questo è innegabile. Non potrà più nascondersi dietro le illusioni, dietro le scorciatoie o le convenzioni sociali.
Sarà un viaggio e come tale pieno di difficoltà e di ricchezze, ma soprattutto di fatica.
Rapportarsi direttamente con il divino può voler dire tanta bellezza ma anche un impegno serio a coltivarne il rapporto.
Non possiamo pensare di vivere una vita mistica e poi relegare questo collegamento a quando e se abbiamo tempo.
Non è così che funziona.
Una vita mistica la si costruisce, passo per passo.
Secondo consiglio: fare in modo che ogni momento della quotidianità diventi una porta attraverso cui comunicare con il sacro.
Nell’antica Grecia nessun banchetto era svolto senza che vi fosse una corona di fronde ad adornare la testa dei partecipanti, esattamente come si faceva per ogni rituale.
Anche il pasto era un rito, un rito che si compiva alla presenza degli dei.
Con il tempo molte delle antiche pratiche sono andate perdute (anche se lentamente ne stiamo recuperando altrettante) ma lasciando da parte il passato, il misticismo si fonda sull’ora, sull’attimo che ci pervade.
Le famosi menadi sono un esempio perfetto di misticismo e di estasi. Due parole che difficilmente potrei vedere così distanti fra loro come invece il mondo ce le presenta.
Terzo consiglio: lasciate da parte voi stessi.
Abbandonate l’ego e fondetevi con il mondo intero. Dissolvete ciò che vi definisce come persone per diventare parte del sacro. Siate solo canali attraverso cui il divino possa esprimersi e andate alla ricerca di quelle emozioni che vi fanno piangere il cuore di gioia.
Solo quelle sono veramente importanti.
Tutto il resto non conta nulla.
Le parole, che con così tanta pazienza, ho assemblato in questo articolo non vi porteranno da nessuna parta senza quelle emozioni. Sono alla base di tutto ed è da quelle che prende vita il misticismo.
Da quell’amore folle, da quella bellezza condensata e vissuta.
Tutto il resto, al confronto, è niente.
Il grande Spirito Blu della montagna,
la casa fatta di nuvole blu…
Sono grato per la felicità che trovo qui.
Canto apache
ARRIVO
Questa casella non è l’arrivo perché non esiste nessuna fine.
Siamo sempre in cammino e sempre in bilico fra il passato ed il futuro.
Ogni nostra decisione così come ogni nostra piccola morte finisce per spingerci al prossimo tratto di strada, ogni fermata ci porta inevitabilmente alla prossima ripresa.
Non c’è vita senza morte e non c’è morte senza rinascita.
Se qui arrivate, qui ripartite.
Con più bagaglio e più esperienza, con più forza e più ferite da curare ma sempre pronti a ricominciare.
Il sacro è ora tornato a voi ma ogni mattino sarà sempre il punto di partenza e ogni sera l’arrivo.
E come si suol dire, l’importante è cosa ci mettiamo in mezzo…
La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.
Bisogna ritornare sui passi già fatti per ripeterli,
e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Josè Saramago
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