SACRO E REGIONI: SARDEGNA

Terminata quest’epoca ci ritroviamo catapultati nei tre periodi forse più interessanti dal nostro punto di vista pagano. Si tratta infatti dell’avvento prima dei Fenici, poi dei Cartaginesi e infine dei Romani.
La novità rappresentata dai Fenici ha inizio con il X sec a.C. circa e vede solo una loro iniziale infiltrazione di tipo commerciale. Secondariamente, con le varie colonie, si avrà anche un’integrazione di natura politica e militare ma sempre pacifica.
Sono molti i vantaggi che le popolazioni sarde ebbero dall’avvento dei Fenici, basti pensare alla scrittura, all’organizzazione in società, un miglioramento nello sfruttamento delle risorse naturali e a tutta la serie di divinità che introdussero con il loro arrivo.
E’ difficile però dividere nettamente gli dei arrivati in Sardegna con questa prima ondata fenicia da quelli sviluppatesi attraverso l’occupazione punica.
Cartagine fu infatti all’inizio una colonia fenicia che divenne poi una tale potenza economica, politica e militare da formare una realtà a se stante.
Alcuni storici portano la tesi secondo la quale furono gli stessi Fenici a chiedere sostegno contro le popolazioni nuragiche ma altri parlano semplicemente di un intervento espansionistico di Cartagine a danno dei loro stessi fratelli.
Quello che è certo è che i Cartaginesi prendono possesso dell’isola e che l’organizzazione della società sarda cambia radicalmente: iniziano a vedersi edifici, strade, acquedotti e fognature; viene introdotta la moneta e un nuovo governo basato sui Sufeti (ossia due giudici che rimanevano in carica due anni) e su due assemblee (una degli anziani aristocratici e una del popolo). Per quanto riguarda la religiosità fenicio-punica le divinità principali sembrano essere inizialmente due ossia una divinità femminile con funzioni materne e di fecondità (detta "Baalat" - la Signora - o Astarte o successivamente Tanit) e una maschile personificazione del Sole e dio della fecondità ("Ba'al" - il Signore - o Melqart – il re della città o ancora Baal Hammon).



I confini fra queste divinità sembrano spesso confondersi o meglio fondersi l’una con l’altra. Per esempio Astarte è una divinità cipriota mentre Tanit è sicuramente legata al sincretismo fenicio-punico e nord-africano ma entrambe sembrano ricoprire lo stesso ruolo. Astarte è però maggiormente legata a quello che noi definiremmo culto della dea Madre e dell’amore (le sue sacerdotesse erano infatti dedite alla prostituzione sacra) mentre Tanit (che sembra essere di origine libica) alla Luna e all’eternità del cielo.



Ma entrambe sono legate ai Tophel, santuari all’aria aperta nel passato molto contestati e ora in via di riabilitazione. Si pensava infatti, anche per il mezzo di alcune fonti storiche, che vi si svolgessero sacrifici umani di primogeniti. Ora invece la tesi preminente è quella di luoghi di culto in cui si celebravano cerimonie atte a bruciare ritualmente i resti dei bambini morti prematuramente e poi seppelliti all’interno di quello stesso spazio sacro.



Probabilmente la verità storica si potrà trovare solo a cavallo di queste due posizioni ma è difficile conciliare l’immagine di Astarte (che ha goduto per prima della dedicazione di questi luoghi) con dei rituali così cruenti.
La stele di Nora (dove compare per la prima volta il nome SHRDN ossia Sardegna) ricorda l’erezione di un tempio al dio cipriota Pumay ma possiamo ritrovare in tale periodo anche il dio Sid (associato al dio dei sardi Babai e poi successivamente trasformato dai romani in Sardus Pater), Bes (divinità di origine egizia), Demetra ma soprattutto Eshmun (per noi assimilabile a Esculapio) che rivestiva un importante ruolo nella religiosità fenicio-punica.
Molto importante fu anche il culto delle steli e dei betili a cui si sommava tutta una serie di pratiche magiche di derivazione egiziana (come scarabei ed amuleti) e un curioso uso di maschere in ceramica con funzione apotropaica (per scacciare il male).
A livello funerario troviamo invece defunti cremati, le loro ceneri deposte all’interno di un’urna in terracotta e quest’ultima infilata in una cassetta di pietra. Detto questo, è però altamente probabile che la Sardegna si dividesse religiosamente in due parti (a seconda della penetrazione fenicio-punica da una parte e dalla resistenza nuragica dall’altra) e che molti dei culti naturalistici precedenti ai politeismi continuarono ad essere praticati nella parte interna dell’isola.
Nel 238 a.C. la situazione si ribalta ancora una volta ed inizia il periodo romano della storia Sarda. Saranno però molte le rivolte e le guerre civili che segneranno quest’epoca così come i cambiamenti politici. Quest’arco temporale (che si concluderà solo con la caduta dell’Impero Romano e con l’avvento del cristianesimo) vedrà la Sardegna diventare Municipio romano, una nuova lingua (il latino), strade migliori e poche altre novità. La cultura punica rimarrà ancora molto presente nel modo di vivere sardo.
A livello religioso è invece opportuno elogiare il fatto che i Romani non bloccarono la pratica degli antichi culti sardi ma che anzi la incentivarono. Rimane, di contro, da segnalare il famoso attacco al santuario ora nominato di Santa Vittoria di Serri in cui i romani uccisero i sardi radunati per celebrare una festa e bruciarono il luogo sacro.
I tophel caddero però in disuso e accanto ai culti precedenti (di Eshmun/Esculapio, demetra Kore e Cerere) andarono a diffondersi quelli dedicati a Iupiter Optimus Maximus e al culto degli imperatori romani. Altre divinità molto seguite furono Dioniso, Mercurio, Giunone, Iside, Bubastis, Iupiter-Ammone e Mitra. La ricostruzione del tempio di Antas (inizialmente costruito dai punici ) risale a questo periodo e venne edificato in onore di Sardus Pater.



Il resto della storia Sarda sarà legata rispettivamente all’Impero Bizantino, alla civiltà giudicale (ossia venne divisa in quattro giudicati con esperienze anche comunali), alla Corona d’Aragona e a quella di Spagna, alla dinastia dei Savoia e infine con il Regno d’Italia.

Foto:
Tanit: http://www.roth37.it/COINS/Tanit/storia.html
Tophet: http://rete.comuni-italiani.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/tophet.jpg
Astarte: http://digilander.libero.it/Righel40/VEP/NEO/ITA/NeI-SRD_Astarte1.jpg
Tempio di Antas: http://www.sardegnacultura.it/immagini/7_112_20090423153759.jpg


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