Un giorno d’estate di molti anni orsono, mentre mi apprestavo a salire una montagna alquanto impegnativa, un piccolo amico sbucò rapido da un affranto poco distante.

Era un serpente e per giunta parecchio buffo.

Aveva una pelle deliziosamente luminosa e su di ogni scaglia faceva bella vista un arcobaleno allegro.

Ma ciò che mi stupì maggiormente fu la sua eccelsa capacità narrativa.

Mai visto prima un serpente che sapeva citare a memoria così tante Storie e ad aiutarmi a rifletterci sopra.

In effetti non è così comune oggiAggiungi un appuntamento per oggi trovare qualcuno che te le racconti e ancor meno trovare la chiave per capirle davvero.

Da allora rimase con me molti anni. Gli trovai perfino un nome: “Custode di Storie” e non ricordo giorno in cui fossimo in disaccordo su qualcosa.

Ma poi arrivò quel banalissimo giorno di Aprile che cambiò per sempre la mia vita.

Chiunque l’avrebbe considerato uguale a tutti gli altri ma per me sarà sempre il giorno in cui Custode di Storie mi morse.

Mi spaventai così tanto che corsi fuori casa aspettando di morire da un momento all’altro per il suo veleno.

Cercavo fra me e me di capire questo gesto così estremo e come sarebbe stato morire.

E, in effetti, una parte di me morì davvero quel giorno.

Morì l’ego, l’arroganza e la stupidità che portavo al mio interno.

Fui, per la prima volta, una persona nuova.

Tornai dentro casa a cercare il mio amico, immensamente felice dell’esperienza fantastica che mi era stata concessa,ma non lo trovai.

Vidi solo, in un angolo, le sue scaglie d’arcobaleno e osservando con attenzione notai che formavano un messaggio.

Si leggeva questa scritta:

“Ora sono dentro di te. Tu sei il nuovo Custode di Storie.”

Capii allora l’amara verità: il mio amico si era fuso con il mio spirito.

Le sue Storie erano diventate le mie, la sua saggezza il mio coraggio.

Il suo veleno era diventato anche la mia medicina.

Da allora ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi, bambini, io porto al mondo tutte le sue Storie affinché possano guarire le persone ma anche un po’ del suo veleno.

Attraverso di esso, infatti, tutti noi possiamo diventare nuovi Custodi di Storie e aiutare altri a diventarlo.

Ed ecco spiegato come nacquero i Custodi di Storie e perché tutto il mondo renda oggiAggiungi un appuntamento per oggi onore al mio piccolo amico.

luce





Non potevo cominciare a parlare del potere delle storie senza prendermi la responsabilità di crearne una.

Volevo che esprimesse, in maniera ben più profonda di quello che potrei fare io, la vera natura delle Storie che è sempre duplice.

Sono, infatti, la più grande ricchezza che un essere umano possa mai ambire a custodire.

Solo le storie possono insegnarci a vivere, possono togliere la nebbia che ostruisce la nostra visione; solo loro possono mutarci nell’intimo e aiutarci a fare altrettanto per gli altri.

Ma sono anche un veleno.

Sono la brutale verità quando non la vorresti sentire, sono la fine dell’innocenza e della superficialità quando invece ci vorresti sguazzare dentro per sempre, sono la frana lungo la via che hai scelto e che ti fa urlare disperato contro la sorte.

Penso spesso che le Storie portino a noi tutto quello che abbiamo bisogno di conoscere, che ci conducano dove è nostro destino stare ma che, al tempo stesso, lavorino dentro di noi in maniera così sottile ed efferata da non lasciarci scampo.

E lo dimostra il fatto che, se dovessi riscrivere la storia di cui sopra, probabilmente userei il simbolo della bussola e quello della spada. Una che ti riconduce a casa, l’altra che ti taglia via il superfluo.

Non dovrebbe perciò stupirci quel sentirsi, di fronte alle Storie, al tempo stesso affascinati e mortalmente spaventati.

Clarissa Pinkola Estés, nel suo “Donne che ballano con i lupi” scrisse a tal proposito “Su ogni storia deve cadere qualche goccia di sangue, se dev’essere di medicamento.”

Indubbiamente vi è una grande verità in queste parole, specialmente perché il sangue di cui parla è il nostro.

Per guarire attraverso le storie dobbiamo prima essere pronti a ciò che questo significa.

Non si tratta certo di una passeggiata in riva al mare durante una giornata di sole intervallata da dolci soffi di morbido vento.

Si parla invece di indossare elmo e lancia, di prepararsi ad una dura battaglia e a resistere alle molte ferite che subiremo.

Come si potrebbe infatti arrivare vicino alla verità se non affrontando le prove che lei mette sul nostro cammino? Come potremmo mai esserne degni se non tramite il nostro coraggio?

Ricordo ancora il giorno in cui mi resi conto di questo. Sedevo sul tappeto, come d’abitudine, sentendo la pressione della scrittura che si faceva sentire. Non volevo scrivere e ancor meno rivivere attraverso quell’atto la mia storia personale.

Ma lo feci e ancora oggiAggiungi un appuntamento per oggi credo che sia stato l’atto più coraggioso della mia vita.

E’ molto più facile buttarsi dal paracadute a cinquemila metri da terra che affrontare le porte che con tanta diligenza abbiamo sprangato a doppia mandata.

Ma che cosa ha in comune lo scrivere La Propria Storia Personale con le Storie?

Forse niente o forse tutto.

Personalmente penso che siano passi che riconducono alla stessa matrice e alla stessa magia. Sono le estremità di una corda speciale, che avvicinate l’una all’altra formano un cerchio senza inizio e senza fine.

Ma cosa racchiude questo cerchio? Che cosa contiene?

Sicuramente “il vivere” le Storie che abbiamo sentito.

Per comprenderle davvero con il cuore e con lo spirito occorre essere disposti a portarle con noi, a riporle delicatamente nella nostra borsetta e portarcele appresso dovunque andiamo.

Starà poi a noi permettere che il loro potere ci guidi, ci riscaldi e ci faccia crescere. Starà a noi farne delle chiavi per aprire il resto della nostra vita.

Non può essere che una nostra responsabilità.

Qualcuno, però, potrebbe chiedere “ma come faccio a metterle nella borsetta?”

Ogni storia giunge a noi in un momento preciso ossia quando abbiamo tutte le carte per farne buon uso. Di conseguenza anche noi facciamo parte di questa magia e possiamo agire in sintonia con essa.

Si potrebbe - per esempio – fare della storia:

  • un dipinto ad acquarelli, a collage, con sabbia colorata, con stoffa o con qualsiasi altro materiale;
  • Una fotografia e lo sfondo del nostro pc
  • Una scultura con legno, pasta di sale, das, creta, filo di ferro, piume, ecc…
  • Un'altra o più storie. Prendendo il significato originale si possono cambiare i personaggi, le ambientazioni, darne sfumature diverse ed originali.
  • Una poesia che onori l’insegnamento appreso
  • Una melodia da suonare e da trasmettere
  • Una citazione
  • Un magnete per il frigo
  • Decorazione di una parete
  • Un paraspifferi in stoffa
  • Un patchwork per l’inverno
  • Una decorazione per l’albero di yule
  • Meditare sulle storie come si mediterebbe su di un koan
  • Teatralizzare le storie


    Le possibilità sarebbero comunque infinite e tutte appena oltre la nostra mano aperta.

    Ci basta afferrare ciò che maggiormente sentiamo a noi affine e cominciare questa splendida avventura.

    Ma vedo qualcos’altro in questo cerchio: la capacità di donare le Storie a chi ha bisogno di sentirle.

    Sicuramente un impegno non da poco conto, anzi…

    Essere in grado di ascoltare ciò che gli Dei vogliono che noi facciamo e scavare dentro noi stessi per fare in modo che siano la Storie a guidarci dai loro destinatari, è immensamente complesso.

    Occorre estrema sensibilità e altrettanto equilibrio.

    Ma sono due i consigli che sicuramente mi sentirei di dare.

    Il primo è ben spiegato da Lindbergh che così recita “Il collezionista cammina col paraocchi, non vede altro che il suo bottino. In realtà l’istinto dell’accumulazione è incompatibile con l’apprezzamento della bellezza.”

    Ecco le domande da porci:

    Quand’è che si passa dall’essere Custodi di Storie a collezionisti di Storie?

    Come evitare che succeda?


    Il secondo ci viene da Lao-Tzu:

    “Trenta raggi convergono sul mozzo,

    ma è il foro centrale che rende utile la ruota.

    Plasmiamo la creta per formare un recipiente,

    ma è il vuoto centrale che rende utile un recipiente.

    Ritagliamo porte e finestre nelle pareti di una stanza:

    sono queste aperture che rendono utile la stanza.

    Perciò il pieno ha una sua funzione,

    ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto. “


    Ecco le domande da porci:

    Siamo abbastanza vuoti da poter essere utili?

    Abbiamo già fatto morire il nostro ego?


    E con questo penso di aver detto tutto quello che mi ero prefissata di dire.

    Lascio solo una scia di speranza a fare da contraltare a questo tramonto invernale così dolce e speciale.

    Mi auguro che le Storie ritornino presto a vivere con noi, che diventino una nostra responsabilità e che ci ricolmino della loro immensa ricchezza.

    Piaccia che sia così. luce


    Ascoltare grandi storie è il primo passo

    Viverle attraverso il quotidiano è il secondo

    Donarle agli altri è il terzo

    Scrivere la propria è il quarto


    Da: http://www.101storiezen.com/30-il-biglietto-da-visita.html


    Keichu, il grande insegnante di Zen dell'era Meiji, era il capo di Kofuku, una cattedrale di Kyoto. Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita. Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, Governatore di Kyoto.

    «Io non ho nulla a che fare con questo individuo» disse Keichu al suo aiutante. «Digli che se ne vada».

    L'aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse. «è stata colpa mia» disse il governatore, e con una matita cancellò le parole 'Governatore di Kyoto'. «Torna ad annunciarmi al tuo maestro».

    «Oh, è Kitagaki?» esclamò il maestro quando lesse il biglietto. «Voglio vedere quest'uomo».

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