Meditazione è una parola ricca di significati e di storia.
Quando la sentiamo pensiamo subito a yogi indiani, a monaci zen e a ore interminabili passate a guardare un muro.
La meditazione è questo, in effetti, ma nella mia concezione è anche molto altro.
Il presente articolo si propone proprio di indicare una nuova visione – chiamiamola allargata – di tutto quello che normalmente associamo a questa parola.
Ma per fare questo dobbiamo esser prima molto coscienti di cosa sia la meditazione tradizionale dalla quale partiamo.
Non si può, infatti, parlare né lavorare su qualcosa che non si conosce in prima persona.
Questo trattato si indirizza perciò verso persone che sanno già esattamente che cosa sia la meditazione, che l’hanno provata nella loro vita e che ne comprendono l’utilità.
Includerò però in questa premessa alcune osservazioni sulla meditazione che permettano anche a chi non la conosce di farsene un’idea.
Nello specifico riporto un brano che ho scritto recentemente dopo aver meditato per ore in giardino davanti ad una pianta. Quel giorno, una giornata lavorativa orribile che aveva messo in discussione persino il mio proverbiale equilibrio da “terra”, ho ritrovato esattamente tutto ciò che amo nella meditazione. Dal mio diario:

Meditare è come essere dentro al tramonto.
Sei contemporaneamente fuori dal mondo e profondamente al suo interno.
Senti che tutti i tuoi pensieri si dissolvono. Sei la nuvola, sei la formica, sei l’albero e tutto ciò che esiste.
E quando hai finito non sei più attaccata alla realtà, ne sei parte ma contemporaneamente puoi tranquillamente dissociartene.
Senti l’odore dell’incenso e sai di essere a casa. In nessun altro posto lo sarai mai come in quel preciso momento.
Stare in silenzio a guardare una pianta diventa allora una preghiera, l’unica che riesci a pronunciare senza usare la voce.
Tutto diventa possibile e tutto contemporaneamente scompare.
Sei una persona ma in realtà non ti identifichi più con questo.
Il cuore trabocca di tranquillità e di calma fermezza interiore.
Sembri la pietra che dimora sulla piuma.


Detto questo, nella nostra epoca moderna così piena di frenetiche corse, di impegni e di sfide quotidiane niente è maggiormente utile al nostro spirito quanto un momento di quiete e di silenzio interiore (anche senza la mia giornata da suicidio).
Con tutto quel scorazzare di qua e di là, affrontare interminabili riunioni che non portano a niente, fare la spesa durante la pausa pranzo e passare da un impegno all’altro si perde inevitabilmente di vista la serenità.

Concederci delle ore solo per noi in cui meditare (seguendo la tecnica che preferiamo) diventa allora il primo e più importante passo per riappropiarcene e per tornare a noi stessi.
Non posso perciò augurare che questo tempo prezioso torni a voi.

Felice lettura.

Luce

  1. Sorridere con il fegato

    In un libro (Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert) l’autrice parla di una bellissima forma di meditazione ossia quella del sorriso. Basta infatti meditare con il sorriso sulle labbra cercando di far sorridere anche il proprio “fegato”.
    Questa piccola chicca mi serviva solo a spiegare che la meditazione non deve toglierci la bellezza contenuta in una risata, in una cena con gli amici o in un giro in gondola al tramonto con il nostro compagno. Si tende infatti sempre a chiudersi nel proprio silenzio, a vedere l’altro come una distrazione che fa deviare dalla propria strada verso l’illuminazione.
    Questo probabilmente parte da un eccessivo uso della volontà individuale.
    Alcuni pensano che seguire rigidamente qualcosa permetta di ottenere quello che si desidera. Altri, fra cui io, che se di illuminazione si parla (sempre che ne debba esistere una sola… ) non è certo ascrivibile ad una pratica ripetuta sempre uguale ma agli dei che ti prendono per mano e rendono speciale la tua vita.
    E questo può succedere anche mentre fai la spesa, porti a spasso il cane o partecipi ad una festa. Ci sono momenti durante la meditazione in cui ti fondi con l’universo intero ma questo può accadere anche all’interno di un rito, mentre cucini il pane, mentre ascolti una melodia e in tanto altro. La differenza, secondo me, è nella nostra modalità di approccio a tutte queste attività non all’attività in questione.
    Per cui bando alla serietà e imparate a ridere di voi stessi e della vostra stessa maniacale ricerca dell’illuminazione.

    MANTRA (PER IL PC): Il tempo trascorso ridendo è tempo trascorso con gli dei. Proverbio Giapponese

    ATTIVITA’: Potete cominciare con questo divertente video:
    http://www.meditare.net/video/lezione-di-yoga-con-thesnoul
    ma l’importante è cercare di godere di ogni momento di bellezza, di risata e di felicità che gli Dei vi offrono ogni giorno.

  2. Lo zen è l’arte di pelare le patate

    Questa famosissima frase è di un anonimo – ma sicuramente illuminato – che ha saputo cogliere e trasmettere in maniera incisiva tutto il pensiero zen.
    Da questa citazione possiamo infatti cogliere che il vero spirito della meditazione è in tutte le cose che facciamo nel MOMENTO in cui lo stiamo facendo. Se stiamo lavorando, pulendo casa o curando il giardino o semplicemente in ozio possiamo, a scelta, essere in modalità meditazione o meno.
    La decisione parte sempre da noi.
    Se “viviamo” ponendo l’accento sull’essere QUI e ORA siamo dentro alla vita e siamo la vita stessa. Se invece pensiamo a quello che dovremo fare dopo due ore, due giorni, due mesi non lo siamo.
    Tale decisione è alla base di questo trattato. Come facciamo infatti ad andare oltre alla meditazione tradizionale se non ponendola come base?

    MANTRA (PER IL PC): “Il presente è la sola cosa di cui un uomo possa essere privato.” (M. Aurelio)

    ATTIVITA’: Scegliete qualcosa da fare come preparare un dolce, creare un sapone, stirare i panni, pulire la macchina, ecc… e pensate unicamente al lavoro che state facendo. Annusate i profumi della vaniglia o della cannella, accarezzate la tovaglia appena stirata o il volante appena pulito. Godete di ogni momento e vivetelo fino in fondo.

  3. Il labirinto insegna non dove sta la via d’uscita, ma quali sono le vie che non portano da nessuna parte

    Norberto Bobbio, con questa frase, sposta la nostra attenzione dalla fine di un percorso (ossia all’obiettivo che ci siamo preposti) al viaggio e alla ricchezza contenuta in ogni strada, anche in quella che non è adatta a noi.
    Ci invita a sperimentare, a provare nuovi tipi di pratiche, a metterci in gioco verso il nostro personale viaggio.
    A qualcuno potrebbe piacere maggiormente la movenza lenta e dolce del tai chi, a qualcuno la rigidità dello yoga, la serietà della vipassana o la frenesia della dinamica, la bellezza dei mantra o la misticità delle danze sufi.
    Ognuno di noi può trarre il massimo giovamento da una tecnica rispetto ad un'altra perché diversamente vicina alla nostra sensibilità e ai bisogni del nostro spirito.
    Ma come possiamo scoprire che cosa fa per noi se non sperimentando e provando?
    Detto questo, ricordiamoci che un labirinto, secondo la concezione antica, non aveva una via di entrata e una d’uscita. Non era impostato come un tragitto ma, al contrario, era pensato come un cammino circolare. Vi era una sola entrata che fungeva anche da uscita e un centro.
    Non si andava avanti, si tornava indietro ma solo dopo essere arrivati al punto di mezzo, al cerchio contenuto nel labirinto stesso. Quel centro siamo noi stessi.

    MANTRA (PER IL PC): Gli dei sono dalla parte dei più prodi. Tacito

    ATTIVITA’: Controllate i corsi che fanno nella vostra città. Lasciatevi sedurre dalla novità, da qualcosa che non avete mai fatto prima e provate ad iscrivervi.

  4. Scopri le tue ossa, rosicchiale, seppelliscile e poi dissotterrale di nuovo.

    Thoreau ci mostra, con questa semplice frase, tutta la profondità contenuta nell’animo umano. Ci dice di scoprire noi stessi, di vivere la vita (fino al famoso midollo) ma anche di accettare la morte e la conseguente rinascita.
    Serve la più sfrontata bellezza per apprezzare anche il buio che precede l’alba, il momento in cui tutto si ferma.
    E’ un attimo immensamente prezioso, che può condurci molto lontano.
    E’ infatti la sofferenza più nera che ci avvicina alla meditazione e di conseguenza alla guarigione. Tante volte mi ritrovo a consigliare alle persone preghiera e meditazione come il binomio principale per ritrovare l’equilibrio ma non è difficile accorgersi di quanto entrambe spaventino. Fare queste attività apre una porta (anzi un portone) verso l’interiorità e la morte di una parte di noi ossia dell’ego.
    E non è mai facile.
    Ma è l’unica strada e, nel profondo di noi, lo sappiamo bene.
    A parte questo, io personalmente sono convinta che non vi sia differenza fra preghiera e meditazione perché entrambe sono la metà della mela. Da una parte si parla e dall’altra di ascolta. Come a dire… uno splendido binomio.

    MANTRA (PER IL PC): Sia che tu sia preda che predatore, la mattina ti devi alzare e correre. Proverbio africano

    ATTIVITA’: Fate un disegno che rappresenti per voi la morte del vostro ego. Coloratela con colori allegri e vivaci. Appendetelo nel vostro luogo di meditazione/preghiera

  5. La meditazione della lavatrice

    Osho ha inventato la meditazione dinamica e non vedo perché non possa inventarmene una anch’io. Nello specifico io posso dire di aver inventato la meditazione della lavatrice. E’ molto semplice. Basta piazzarsi davanti alla lavatrice accesa come se fosse il “famoso” muro.
    Ma poi, scusate, non si potrebbero inventare ogni giorno nuove meditazioni?
    Che cosa ci ferma dal creare una meditazione del lampione, della finestra aperta, della torta in forno, dell’albero che fiorisce e mille altre ancora?
    Che cosa ci impedisce di vedere tutta la vita come un momento di contatto con noi stessi? Che cosa occorre per far questo?
    Sicuramente un passo verso l’innovazione, la capacità di stupirci e di essere maestri della nostra stessa esistenza ma soprattutto un passo verso un nuovo approccio alla meditazione.
    Non più mero strumento ma meravigliosa modalità di vita.

    MANTRA (PER PC): La libertà non si dona; la si prende. T. E. Lawrance

    ATTIVITA’: Guardatevi attorno e inventatevi una vostra personale forma di meditazione mai vista prima.

  6. Non sapendo quando l'alba arriverà apro tutte le porte - ma forse ha le penne, come un uccello, o flutti, come una spiaggia?

    Emily Dickinson è la poetessa della speranza e noi oggi con lei.
    Ma cosa significa “aprire tutte le porte”?
    Per me vuol dire andare oltre alla tradizione e cominciare un bellissimo viaggio all’insegna di un tipo diverso di meditazione.

    MANTRA (PER PC) Il mistero della vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da sperimentare. Meister Eckart

    ATTIVITA’: Ecco alcuni suggerimenti:
    - Si potrebbe tenere un bos dedicato solo a questo trascrivendovi le meditazioni che più ci piacciono, quelle che creiamo da noi e quelle di visualizzazione (che sono anche le più usate nel mondo pagano). Come scritto in altri articoli creare delle visualizzazioni è molto semplice e ci permette di scoprire facilmente alcuni nostri aspetti e di lavorarci sopra.
    - Ogni volta che prepariamo conserve, saponi, liquori o balliamo o leggiamo poesie restiamo in ascolto del presente.
    Viviamoci quel momento come se fossimo in meditazione. Sdoganiamo finalmente il concetto che meditare voglia dire stare davanti ad un muro. E’ ormai tempo di farlo.
    - La meditazione e l’arte sono due tesori che se uniti insieme possono creare l’universo intero. Mischiate questi due maestri e non vedrete più differenza fra l’una e l’altra.

  7. Un bel giorno, prima o poi, imparerò a far camminare la vita al mio passo. Imparerò a girare attorno a molte cose e a ignorarne completamente molte altre. Un giorno imparerò a non dare attenzioni alle cose futili e a smettere di agitarmi per cose passate che non mi riguardavano e che molto probabilmente non mi riguarderanno neppure in futuro. Un giorno mi sbarazzerò finalmente di tutte le cose che chissà perché ho conservato, e così avrò spazio per ciò che mi piace davvero oggi. Prima possibile, mi preoccuperò meno dei guai che arrivano alle mie orecchie. Presto starò seduta al sole tutto il giorno, e sarò molto felice per avere il tempo di stare semplicemente seduta al sole e di essere felice. (Joyce Sequichie Hifler)

    Concludo questo trattato con una sola domanda: “E’ oggi quel giorno?”

    A voi la risposta…

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