Io sono come un orso -
Con le braccia tese in alto
Aspetto il sorgere del sole.
(Canto di un guerriero Pawnee)
Prima di leggere questo articolo fermatevi un secondo e rileggete la citazione d’apertura. Per un attimo piantate anche voi i piedi ben a terra come farebbe un orso e aprite ben bene le braccia fin quasi a sfidare il cielo. Aspettate poi con pazienza il sorgere del vostro sole.
Vi chiedo questo perché tutte le parole contenute in questo articolo (troppe in effetti) non riusciranno a toccare il vostro spirito come invece potrà fare questo semplice atto.
Aprire le braccia alla vita, al sole, al domani crea un’emozione particolare: sentiamo quasi una carezza sul cuore ed una sensazione di pace. Forse, come capita pure a me, avvertiamo anche quello che comunemente è definito il “magone” e ci tratteniamo dal piangere come fontane.
Sinceramente non sono a conoscenza del senso ultimo della vita ma se potessi scommettere punterei tutto su questo sentimento così particolare e misterioso.
Definire infatti che cosa sia la spiritualità rimane un argomento assai complesso.
Riflettevo tempo addietro che non saprei davvero darne una definizione univoca. Non basta una stringata voce presa da un dizionario per entrare in questa affascinante complessità.
Ma se volessi arrischiarmi a dare un primo e fugace accenno la definirei certamente come un modo di vedere la vita, di assaporarla e di amarla.
A questo proposito è bene sottolineare che, erroneamente e per molti anni, si è pensato ad una spiritualità in antitesi alla quotidianità, quasi una l’opposta dell’altra. Sono invece, e ormai senza speranze, convinta che solo da quest’ultima sia possibile accedere alla spiritualità.
Il sacro vive, infatti, quando facciamo di una camminata nei boschi una meditazione, della spesa un viaggio tra i mondi, di una ricetta culinaria una piccola magia e del lavare in piatti un rito di purificazione.
Si tratta, molto più spesso di quando si creda, di dare solo un “valore” e un “senso alle cose” che si fanno più che nel fare qualcosa di “diverso”. Tutto sta, insomma, nel sacralizzare la vita quotidiana ossia nel fare in modo che tutto si “impregni ben bene” (come con le spugne) di spiritualità.
Non ha senso perciò fare una distinzione netta fra sacro e profano perché questi due aspetti sono intimamente collegati.
Se ci concediamo di farci stupire dalla bellezza, dalla complessità, dalla semplicità, dalla devastante potenza, dalle dimensioni, dalle inattese bizzarrie della natura, allora il senso della spiritualità sgorgherà in noi senza sforzo alcuno. Thomas Moore (L'incanto del quotidiano)
Niente deve essere considerato banale perché basta solo cambiare il nostro sguardo per vedervi una ricchezza inaudita da cui trarre sempre grande insegnamento.
La cosa più meravigliosa che un essere umano faccia a questo mondo è vedere. Vedere chiaramente è poesia, profezia e religione tutto insieme. John Ruskin
Citando Rilke: "Il mio amico disse una volta: Dateci maestri che celebrino il terrestre. Uno di questi voi siete."
Mi piace questa citazione non solo per la sua profondità e acutezza ma anche e soprattutto perché con l’ultima frase ci esorta indirettamente ad essere anche noi maestri nel celebrare il quotidiano. Mi permetto di aggiungere a tanta saggezza anche la mia personale esperienza. Ho notato che è proprio attraverso quest’atto di celebrazione che finiamo inevitabilmente per renderla sacra.
Ma tornando per un attimo alla nostra definizione si potrebbe anche aggiungere che la spiritualità consiste nel permettere al sacro di invadere la nostra vita ossia di entrarvi dentro.
Quando apriamo le braccia al sole, in fondo, non stiamo forse dicendo "io sono pronta/o ad accoglierti nel mio mattino"? Non stiamo dicendo "io ti voglio nella mia vita"?
E’ attraverso quella volontà, quel desiderio che noi possiamo cogliere il sacro. In caso contrario ci limiteremmo a guardare la televisione o a dormire un ora in più.
Sentiamo dal profondo di noi stessi un bisogno, quasi una brama, che ci costringe nostro malgrado a cercare il sacro e ad accoglierlo in noi.
Non viviamo certo in una società che ci facilita il compito ma questo non ha importanza. Il “richiamo” (come amo definirlo) alberga al nostro interno e non aspetta altro che di essere ascoltato.
Se, per esempio, ci viene voglia di andare in montagna a fare offerte alla Madre… facciamolo! Non ha senso esitare perché spetta solo a noi decidere su ciò che è importante. Solo noi sappiamo cosa abbiamo nel cuore e cosa ci renda felici.
Detto questo è nostro diritto (e a volte anche un ottima scelta) chiudere le porte in faccia al sacro mille o duemila volte. Nessuno può sapere meglio di noi quando effettivamente saremo pronti a questo viaggio che può ricolmare la vita come nessun’altra cosa benché allo stesso tempo molto impegnativo e non adatto ad alcuni momenti della nostra esistenza.
Ma consoliamoci pure: il sacro è sempre a nostra disposizione! Ci basterà allungare la mano e girare il pomello per poter entrare, quando vogliamo, in questo splendido mondo.
Dicevo però - poche righe sopra - che la spiritualità è impegnativa.
Con questa affermazione non voglio certo declamare verità universali ma esprimere solo il mio modesto parere.
Sono infatti convinta che del sacro bisogna anche prendersi cura.
Se, per esempio, una divinità vive nella nostra casa non ci si può certo limitare ad usarla come soprammobile o come fermacarte (brrrr mi vengono i brividi solo a scriverlo!) ma è necessario – affinché la statua continui ad esser e sacra - trattarla con un certo rispetto e impegnarci tutti i giorni per accendervi davanti una candela o un incenso in segno di devozione.
Alla stessa maniera, per vivere una vita spirituale non basta fare un rito ogni tanto, occorre vivere tutti i giorni con il sacro.
Non è nella singola cerimonia che vive il divino. E’ ANCHE in questo ma è soprattutto nel nostro atteggiamento e nei nostri sentimenti.
Mi spiego meglio: si vive una vita spirituale quando ci si alza alla mattina e si saluta il sole che nasce, quando rifacciamo il letto spargendo il fumo di salvia per proteggere i sogni dei nostri figli, quando prepariamo i biscotti e ne lasciamo i primi come offerta alla Madre, quando andiamo a correre sulla sabbia pensando di toccare il cuore di ogni cosa, quando guardiamo gli uccelli in volo affidando a loro i nostri desideri, quando ci concediamo a una giornata al mare, quando creiamo qualcosa dal profondo del nostro spirito, quando impariamo a pregare con sincerità, quando andiamo a fare un pellegrinaggio, quando organizziamo cene aperte anche agli Dei, quando passiamo ore a preparare una candela per il prossimo esbat, quando meditiamo prima di andare a dormire, quando guardiamo in faccia il nostro dolore e permettiamo al sacro di guarirci, quando accettiamo le sfide - piccole o grandi che siano – verso la nostra crescita interiore.
Ma non è tutto. Se dovessi stilare una lista aggiungerei anche molte altre indicazioni, oltre a quelle già espresse.
Ritengo, infatti, che sia necessario fermarsi davanti alla confusione, al caos e alla fretta per assaporate ciò che vediamo e per imparare a “viverci” le cose, belle o brutte che siano. La vita non va sorvolata, occorre nuotarci dentro.
Voglio andarmene presto a vivere vicino al lago, dove udrò solo il vento sussurrare tra i rami. Se riuscirò a lasciare me stesso dietro le spalle, mi considererò soddisfatto. Gli amici mi chiedono che farò una volta lì. Osservare il progredire delle stagioni non è forse impiego sufficiente? Henry David Thoreau (Walden)
Alla stessa maniera è vitale prendersi del tempo per noi affinché si riesca a trovare il silenzio interiore e non si permetta agli impegni o al mondo di offuscarci la vista del sacro. Viviamo circondati dalle persone ma se ascoltiamo loro smettiamo di ascoltare noi stessi.
"C’è una sola via. Penetrate in voi stesso" Rainer Maria Rilke (Lettere ad un giovane poeta)
A questo proposito trovo molto utile tenere un diario in cui cercare di capirsi o meglio di guardarsi in profondità. Può anche essere usato come una particolare linea telefonica in cui parlare direttamente con il sacro e che sia una porta aperta sul vostro cuore così come sui vostri pensieri o su tutto quello che per voi è questo cammino.
Tale diario ci permetterà anche di ripulire noi stessi dall’interno di tutto il passato che ci opprime lasciando posto per altro.
Dobbiamo essere disposti a sbarazzarci della vita che abbiamo progettato, così potremmo avere la vita che ci spetta. Joseph Campbell
Trovo molto utile anche il creare. Ho notato, in effetti, che quando si crea il sacro finisce con il riempire la nostra vita. Non è importante la forma scelta (che può passare dalla pittura alla ceramica, dalla musica ad una torta alla cioccolata) perché per quel lasso di tempo smettiamo di essere solo noi stessi e finiamo con l’essere noi stessi con le divinità.
Ed ora? Dopo tutto questo cosa che cosa ci attende ancora?
Semplicemente celebrare il sacro in tutte le sue forme.
Pregare mentre si aggiungono le spezie al cibo, fare mandala di guarigione, preparare l’altare per ogni sabba, fermarsi ad ascoltare una canzone che sentite di dover ascoltare, prendere il biglietto per quel particolare spettacolo perché gli Dei lo vogliono, addobbare casa creando da noi le nostre decorazioni, fare tutto ciò che facciamo di solito ma con entusiasmo, curiosità e mistero, ritrovate la passione per la vita e il contatto con la natura, leggere libri illuminati, meditate mentre preparate la zuppa, cantate per onorare gli spiriti della vostra casa.
Insomma - per farla breve - andate incontro alla vita e onorate ciò per voi è intimamente prezioso e unico.
Felice cammino.
luce
PICCOLA NOTA FINALE:
Questo articolo, come gli altri che lo precedono, viene dal mio cuore e dalla mia stessa vita. Viene dalle notti passate a riflettere su questi argomenti e dai giorni seguenti in cui queste riflessioni sono diventate scelte e sfide.
Ma questo piccolo trattato è, in una qualche misura, alla base di tutti quelli che ho scritto fino ad ora e di tutti quelli che scriverò in futuro. Trasformare la vita di tutti i giorni in una vita sacra è il mio obiettivo e il mio percorso. E, sinceramente, non penso ci sia nulla di più importante.
Per chiunque volesse condividere le sue opinioni su detto argomento non esiti a contattarmi.
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