Articolo riscritto e rivisto dopo una discussione a riguardo e grazie ai preziosi contributi di Ariesignis.

  • STORIA

    La bacchetta è uno strumento molto antico. Si sa che la usavano e la creavano i druidi, ma potrebbe essere più antica ancora, dato che se ne trova traccia anche in altre tradizioni magiche. Il principio su cui è stata creata è quello di "dirigere le energie". Si tratta quindi di uno strumento del genere maschile e ha un'energia di tipo "proiettivo", come l'athame.
    La storia della bacchetta è antica. La tradizione druidica della bacchetta prevede il suo taglio diretto da un albero che abbia già fruttificato, ma come mi hanno fatto notare, c'è chi fa riferimento al Lemegeton, ossia la Clavicula Salomonis e ad Agrippa nel suo De Occulta Philosophia, dove sostengono che l'albero per la bacchetta "non debba aver mai portato frutto". Come molte altre cose, anche questa dipende dalla sensibilità della strega. Per i druidi la scelta dell'albero cadeva in genere sul nocciolo, uno dei nove alberi sacri dei druidi, che portava nome di Coll, e al quale era dedicato il mese omonimo che andava dal nostro 5 di agosto al 1 settembre del loro calendario. Ma poteva essere anche di Betulla, Quercia, Frassino, Sorbo, Salice e Melo, oltre che il Sambuco, sacro alla Dea.
    Nel corso del tempo la bacchetta ha ripercorso l'immaginario del mago. La troviamo quindi pressoché ovunque si parli di magia, dai prestidigitarori al nuovo fenomeno del decennio, ossia Harry Potter. Ma anche Merlino ne "La Spada nella Roccia" utilizzava una bacchetta. Ci potrebbero essere molti altri esempi.
    Come il bastone, la bacchetta rimane uno strumento fallico associato al fuoco (per quanto alcune tradizioni la associno all'aria). La scelta del ramo da tagliare non è fatta a caso. La bacchetta deve avere delle dimensioni precise. La sua lunghezza è dipendente dalla strega, dato che deve andare dal gomito alla punta del dito indice. Lo spessore deve essere quella del pollice della strega alla base (sul lato più vicino al tronco) e come il dito mignolo alla punta. La scelta può anche essere optata per una bacchetta spessa come il dito indice.
    La scelta dell'albero da cui ricavare la bacchetta per tradizione comincia dopo il crepuscolo, in un mese autonnale o invernale (ossia quando gli alberi hanno le proprie energie rivolte alle radici) in luna piena nel giorno di mercoledì a mezzanotte. Il ramo andava tagliato con un colpo netto, dopo aver naturalmente chiesto all'albero il permesso per il sacrificio.
    Secondo la tradizione druidica e anche secondo ciò che la natura ci insegna, l'albero ha una proporzione di radici pari a quanti rami partono dal tronco, perciò, nei mesi in cui è pressoché "in letargo" la scelta è più rispettosa, dato che il sacrificio di un ramo per lui è meno "difficile", in quanto lo spirito dell'albero è alle radici, ossia sottoterra. Ciò non toglie che la richiesta vada effettuata e vada attesa la risposta, che arriverà, siatene certi. Una volta effettuata la scelta e tagliato il ramo, si procede con un'offerta per aiutare l'albero a guarire della ferita infertagli. In genere si spalma del miele sul taglio per favorirne la rimarginazione, ma in epoca moderna l'aiuto che gli si può dare è più facile. E' possibile infatti fertilizzarlo alle radici con del concime, nutrirlo e donargli la nostra energia. Chi taglia da un albero, infatti, crea un legame profondo con la pianta e questo legame non va spezzato. Bisognerà tornare alle sue radici a donargli acqua, concime e altre offerte, oltre che la nostra energia nei mesi e negli anni a venire. Sul periodo del taglio e della consacrazione c'è anche un altro punto di vista però. Essendo la bacchetta uno strumento di fuoco, andrebbe tagliata/consacrata sotto il segno dell'Ariete, quindi si parla di marzo/aprile. Chi mi ha esposto questa teoria più "magista", ha optato anche che si potrebbe considerare il taglio in autunno per il rispetto all'albero e la consacrazione nell'equinozio sotto l'Ariete, anche perché il taglio nei mesi primaverili è poco pratico, per via della linfa abbondante tra i rami che causerebbe una stagionatura più lunga e difficoltosa, ma non sempre la via più "cerimoniale" segue vie "naturali". Secondo questo tipo di tradizioni inoltre, la bacchetta assume anche un ruolo iniziatico. Può essere passata da un Magister ad un Discepolo durante la sua crescita spirituale. Nonostante ciò la tradizione wiccan vuole che, come tutti gli altri strumenti, anche la bacchetta rimanga ad uso esclusivo della strega che l'ha creata e personalizzata.

  • COS'E'?

    Beh, come abbiamo visto, la bacchetta è un ramo d'albero che, debitamente consacrato, personalizzato e trattato, ci serve per dirigere le energie. E' uno strumento di fuoco per un motivo preciso... è qualcosa che noi abbiamo "trasformato" da un essere vivente. Prima era ramo. Dopo sarà una bacchetta. Nella mani di una strega la bacchetta è uno strumento di grande potere. Ho sentito di persone che usano radici - Cunningham usava una radice di liquirizia a quanto ricordo, e ho letto di una strega che usava una bacchetta di bambù (quelle usa e getta per il cibo cinese). Addirittura nei negozi esoterici sono in vendita delle bacchette in metallo, con un cristallo di rocca sulla punta, perfettamente dritte e con simboli e scritture arcaiche che niente hanno a che spartire spesso con la magia, ma che fanno solo la loro porca figura. Ovviamente è una questione di sensazione, come si suol sempre dire... ma la bacchetta, più ancora degli altri strumenti... è qualcosa che la strega DEVE costruirsi da sola.
    L'infusione del potere in uno strumento creato è enorme e la costruzione/consacrazione comincia dal momento in cui si individua un albero, lo si studia per capire se può essere adatto, lo si nutre per creare un legame con lui e poi si procede al taglio, non solo da quando la si personalizza. Il rito comincia dalla scelta. Sempre.

  • COME SI COSTRUISCE?

    Prima di tagliare il ramo dalla pianta, è consigliato passare almeno una luna ad osservarla, a portarle doni (fertilizzante, acqua, miele, latte) e creare un legame con lei. In questo periodo dopo l'individuazione dell'albero, è possibile così capire se quella è o meno la pianta adatta e se è disposta a sacrificarsi di un ramo per poter creare la nostra bacchetta.
    Sul taglio dell'albero ci sarebbe da dire ancora qualcosa. Il ramo non va tagliato con una motosega, bensì con un falcetto, ossia con il nostro bolline o comunque con un coltello consacrato. I druidi usavano il falcetto d'oro. Per non ferire l'albero in maniera eccessivamente negativa non bisogna lasciare un moncherino di ramo al tronco, dato che così favoriremmo le infestazioni di parassiti e germi che faranno ammalare la pianta e questa soffrirà. Il taglio deve essere netto, non strappando e anche la corteccia non deve essere lasciata a penzolare, ma ben ripulita.
    Ottenuto quindi il ramo da un albero adatto (come abbiamo spiegato poc'anzi), la prima cosa da fare è scortecciarla. Il problema dello scortecciamento della bacchetta è che se ottenuta come si deve (quindi da un albero in perfetta salute), avremo a che fare con un ramo ancora in vita, quindi non stagionato. Per questo è bene proteggerlo affinché resista e rimanga anche energeticamente forte. Secondo la mia esperienza la bacchetta va lasciata per tre giorni e tre notti in un infuso di camommilla e poi per tre giorni e tre notti in un bagno di latte di mandorle. Ci sono anche altre vie, ossia quello di cospargerla con abbondante olio d'oliva in cui sono state lasciate a macerare erbe (questo soprattutto nel caso la si tagli sotto il segno dell'Ariete, quindi in primavera). Se il ramo non è a misura inoltre... beh... bisogna tagliarlo. La misura giusta è dal gomito al dito indice e lo spessore deve essere quello del vostro pollice alla base e mignolo alla punta, oppure quella del vostro indice lungo tutta la bacchetta. Detto questo, potete ovviamente limarla (con la dovuta accortezza e manualità) fino ad ottenere le dimensioni necessarie.
    Dopodiché la vostra bacchetta è pressoché pronta per essere consacrata.
    Se volete, e molte streghe lo fanno, potete avvolgere del filo di rame alla base per creare una sorta di "impugnatura" e permettere così, salendo, di legare una pietra che riteniate adatta sulla punta. Per questa personalizzazione è bene usare il rame. Altri metalli utili per la personalizzazione della bacchetta sono l'oro o l'argento. Nessun altro metallo. Il cristallo da usare per la punta in genere è il cristallo di rocca o il quarzo. Alcune streghe la personalizzano incidendovi anche delle rune o il proprio nome da strega in alfabeto tebano o isiaco (vi voglio vedere a incidere con tutte quelle curve su una bacchetta, ma si sa, la follia delle personalizzazioni non ha limiti).
    Una volta creata la bacchetta, lei vi seguirà fino a quando non verrà il momento di separarsi da voi, e in quel momento sarà ora di crearne una nuova.
    Evitate la corsa all'affettamento selvaggio degli alberi, per cortesia! La bacchetta è uno strumento che serve solo nelle mani di chi ha un'idea di cosa farci. Privare una pianta di un ramo solo perché si ritiene che una strega "DEBBA" avere la sua bacchetta non è diverso dalla superficialità di comprarsi un paio di scarpe nuove solo per andare a mangiarsi una pizza con le amiche.

  • SIMBOLISMO (a cura di Ariesignis)

    Oltre agli aspetti strettamente pratici credo che, come per ogni cosa che ha a che fare con la magia, meriti certo approfondimento l’ambito simbolico, in particolare mi piacerebbe riuscire nel tentativo di accostare a quest’ultimo quelli che possono essere gli effetti diretti nell’esperienza che possiamo fare della bacchetta. Come tutti gli strumenti, la bacchetta sintetizza armoniosamente numerose simbologie. In particolare, la prima e più evidente è quella legata al caduceo di Ermes (il Mercurio dei romani – non a caso la si consacra di mercoledì).

  • LA BACCHETTA E IL SERPENTE

    Questa “verga” (il caduceo) a cui si attorcigliano due serpi (per 3 spire e mezzo ciascuno, da non confondersi con il bastone di Esculapio, che di serpi ne ha solo una) ci presenta la bacchetta nella sua caratteristica più saliente. Ossia: dirige le energie.
    Nel caduceo, queste energie sono simboleggiate dai serpenti. Come in molti sapranno il serpente, in genere, rappresenta le forze “telluriche”, le energie della terra (si noti che non è quindi un caso che la bacchetta –sud/fuoco- fa da contro altare al pentacolo nord/terra)… ma non solo, spesso il serpente, “il respiro del drago”, sta ad indicare la totalità dell’energie magiche (addirittura, nel simbolismo dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda, il serpente sta indicare il Tutto –En to Pan!-).
    La padronanza, la gestione/direzione di questa “serpe” come simbolo di conoscenza della magia è attestata in antichità ben remote (cercate l’immagine del calderone di Gundestrup, guardate cosa tiene in mano il nostro Mago-Sciamano!). Il connubio verga-serpente è trasversale a moltissime culture, perfino quella Ebraica non lo tace (pensiamo alla verga di Mosé che diviene serpente).
    La bacchetta è quindi un “asse” attorno a cui possiamo far avvolgere (dirigere) questa energia –qualunque cosa sia-.
    Ma perché due serpenti e non uno?
    Chiunque abbia una bacchetta, o meglio, chiunque abbia la gioia di saperla utilizzare, credo abbia come esperienza concreta la sensazione di “attrazione” o “repulsione” (da non confondersi con la forza di bando/allontanamento dell’athame) quasi magnetica che è possibile esercitare con questo strumento (se la memoria non mi inganna anche Cunningham ne parla).
    Questo attrarre/spingere è la più immediata forma di “direzionamento” delle energie in questione… e questa bipolarità è rappresentata appunto dalle due serpi che, volendo fare i sottili, andrebbero raffigurate l’una ascendente, l’altra discendente.
    Tale duplicità spiega ancor meglio l’essere fuoco che compete alla bacchetta, solve et coagula: come il fuoco rende rarefatto (sale), così il fuoco secca e solidifica (scende)… ma qui entriamo in ambito alchemico ed è meglio fermarsi per non buttare troppa carne al fuoco.

  • LA BACCHETTA COME SIMBOLO FALLICO-GENERATORE

    Un'altra divinità greca ci viene in aiuto: Dioniso. Fra i suoi attributi è il tirso, una lunga bacchetta terminante con una pigna, a volte adornata di edera o germogli di vite. Qui, la pigna è un immediato richiamo all’aspetto fallico della generazione. Non mi addentrerò oltre nel riferimento a Dioniso, divinità ampliamente studiata e su cui esiste ottima letteratura, ma basti il riferimento perché ci si possa addentrare meglio nella questione della sua simbologia fallica.
    Come dicevo prima, la bacchetta –sud- è in immediato rapporto dialettico con la terra –nord- quasi che questa possa inseminare l’altra (questo rapporto di reciprocità non sfugge nemmeno a quello che intercorre fra coppa e athame). Se non vado errato –ma non credo-, lo stesso Gardner fabbricava la propria bacchetta avendo la cura, presso la punta, di riprodurre le fattezze di un fallo in modo assai esplicito. In questo era già in “buona” compagnia… altre Vie, in talune occasioni, seguivano infatti il medesimo uso (A.A. – O.T.O.).
    Faccio inoltre notare che quando si parla di fallo, non è raro l’accostamento –peraltro piuttosto spontaneo- fra il serpente e l’organo genitale maschile (e anche qui ci sarebbe molto da dire…i serpenti si infilano "dentro" la terra durante l’inverno per riemergere in primavera…).
    Comunque, va da sé che l’allusione sessuale, per quanto simbolica, non è completamente da sottovalutarsi negli aspetti pratici e nella determinazione delle corrispondenze legate alla bacchetta.

  • LA BACCHETTA “DA DENTRO”

    Così come al pentacolo è generalmente associata la materialità e quindi, riguardo noi, associamo il corpo e all’athame l’intelletto, parimenti alla bacchetta compete –nella maggioranza delle tradizioni esoteriche- la Volontà. Volontà non è qui da intendersi nell’accezione comune del termine, non è “desiderio”, non è un “mi piacerebbe che”… è qualcosa di più profondo, più fermo ed al contempo qualcosa di simile ad una esplosione di fiamma: io Voglio, insomma.
    In questo senso “dirigo” le energie… non lo decido “intellettualmente”: lo faccio (l’intelletto, in effetti, è legato all’athame). Non penso/decido di muovere la mano: lo voglio e si muove.
    Riallacciandomi al simbolismo sessuale-fallico, così come le donne possono avere un’esperienza immediata – quasi fisiologica - della coppa, così i maschietti, senza troppo sforzare l’immaginazione, dovrebbero capire immediatamente questo Volere che viene per così dire “prima del volere consapevole”.