• STORIA

    La parola "Grimorio" è un'accezione del francesce antico che deriva dalla parola "grammaires", termine che significa semplicemente "grammatica". Il termine infatti sta a significare l'insegnamento alla scrittura, ma in questo caso deriva dal greco grammatikè (sottintso tècnÍ arte). Quindi "Arte della Scrittura". In seguito la forma francese è stata trasformata in "grimoires" e sta a significare "manuale d'uso". Associato quindi all'Arte e la Magia ecco che abbiamo uno pseudo gioco di parole, come se fosse la "grammatica dell'Arte" in questo caso ancora la magia.
    Il Grimorio in quanto "Libro delle Ombre" è un'invenzione recentissima, attribuibile a Gerald Gardner, nel 1946. C'è infatti da ricordare che nei tempi delle streghe dell'antica religione i letterati erano una categoria ristrettissima e con la crudeltà dell'Inquisizione e il terrore di essere bollato come eretico, lasciare prove scritte della propria "colpevolezza" sarebbe stato un errore oltremodo fatale. E in ogni caso le tradizioni venivano tramandate oralmente, mai per iscritto. Le possediamo ancora adesso perché sono permeate nel tessuto della nostra storia, giungendo fino a noi come filastrocche, proverbi, credenze, superstizioni.
    Possiamo quindi ricondurre i primi grimori alla stessa tradizione orale tramandata per generazioni. La prima traccia scritta la troviamo nel primo secolo, quando viene nominata da Giuseppe Flavio, uno storico di origine ebrea; si tratta della Clavis Salomonis e della Clavicula Salomonis o noto anche come Lemegeton, ossia i due trattati di alta magia più famosi al mondo e attribuiti al Re semita Salomone (il quale però affermò di non esserne l'autore). Il testo di sicuro più antico, fu pubblicato per la prima volta nel 1629 a Roma, nonostante ne fosse stato proibito e bandito l'uso e la diffusione già settanta anni prima dalla Santa Inquisizione. Il contenuto indirizza chiaramente il mago sulla via della magia, consigliandogli strumenti ed evocazioni per contattare i settantadue Spiriti Demoniaci. Ad adesso è ancora il miglior testo di evocazione demoniaca mai scritto e uno dei Grimori realmente esistenti più famosi al mondo. È noto perché venne usato da maghi del calibro di Aleister Crowley, De Plancy ed Eliphas Levi e di sicuro aiutò non poco Gerald Gardner nella stesura del suo Libro delle Ombre.
    Prima della Piccola Chiave di Salomone, contente evocazioni e rituali usati anche da babilonesi e caldei, è difficile trovare un testo che possa compararsi al termine di grimorio, a parte forse i Papyri Magici e il Libro di Thot, di origine egizia.
    Ufficialmente fu il sedicesimo secolo il periodo in cui i primi grimori vennero alla luce. La Chiesa li proibì, come è ovvio, in quanto opere di produzione demoniaca, ma gli esoteristi medievali e rinascimentali non si fermarono di sicuro e continuarono nelle loro ricerche nonostante il giogo imposto dalla società. Le loro stesse ricerche vennero quindi messe per iscritto e portate fino a noi sotto la forma di testi magici che finirono tutti in biblioteche private (anche vaticane) o comunque che rimasero eclissati nelle mani di chi era abbastanza erudito da poterli leggere, interpretare e abbastanza coraggioso da poterli e saperli usare.
    Tra gli altri grimori molto noti abbiamo l'Aptolcater, un testo noto come "Il Libro della Potenza" di incerta origine mesopotamica scoperto nel diciannovesimo secolo da Idries Shah, l'occultisma autore de "I Sufi" (nonché legato anche con Gerald Gardner), il Grimorium Verum, il Picatrix di Ghayat al Hakim, il Grimorio di Papa Onorio e naturalmente l'opera di Cornelio Agrippa, il De Occulta Philosophia, un trattato in tre volumi di alchimia e magia naturale. Molti altri sono tutte invenzioni... come il "De Vermis Mysteriis" di Ludwig Prinn (Prinn è Robert Bloch l'autore di Psycho), i manoscritti Pnakotici (H.P. Lovecraft), il "Libro di Eibon" (Clark Ashton Smith), il "Unaussprechlichen Kulten" (H.P. Lovecraft)... e potrei continuare.
    Il Grimorio quindi è un trattato di magia, un libro di evocazione nonché anche un testo rituale che contiene le istruzioni precise per poter operare con la teurgia o con la goetia, a seconda dello scopo e del tipo di entità che si desidera evocare (angelica o demoniaca). Qui troviamo come il Grimorio diventa un testo segreto, tramandato da maestro ad iniziato perché contiene il beneficio del "verbo". Partendo dal principio magico assoluto, quindi ecco che qui abbiamo a che fare con qualcosa che fa da "custode" di ciò che è il "verbo" e infatti il termine "Clavis" sta a significare in latino "Chiave". Questo ci riconduce ad un enigma, una serratura chiusa che contiene un segreto. E non tutti possono avere la "Clavis" per accedere a quel segreto, ma solo chi percorre un cammino iniziatico.
    Se ritorniamo al principio, il "verbo" da cui tutto ebbe inizio, troviamo che la magia in principio era definita dalla parola, dal nome. Era il suono che muoveva la magia, non l'azione o l'intenzione come nemmeno l'oggetto stesso. Iside, la Dea egizia, ingannò Ra avvelenandolo e poi guarendolo lei stessa per conoscere il suo vero nome, perché era possedendo quella conoscenza che poteva avere accesso ai poteri più alti. È con un nome e con una parola che si comanda in magia; conoscerla, saperla pronunciare è averne il potere. In questo caso essendo una parola scritta, ecco che il Grimorio diventa il custode di questa arcana conoscenza. E se non c'è la parola scritta, il custode è il "portatore della parola", ossia "colui che conosce", in questo caso il mago o la strega.
    Di questo tipo di tradizioni abbiamo ancora riscontro ora nel nostro paese. Ad esempio la formula magica per divinare la presenza del malocchio e successivamente per poterlo rimuovere non può essere pronunciata ad alta voce e nemmeno scritta. Può essere passata sussurrandola direttamente nell'orecchio del "testimone" in un giorno preciso dell'anno. Scriverla ne distruggerebbe il potere magico.

  • COS'È?

    Il Grimorio, o Libro delle Ombre, altro non è che un diario dove la Strega, di qualsiasi tradizione, tiene nota dei propri rituali, dei propri incantesimi e delle proprie invocazioni. Il Libro delle Ombre, è anche un diario personale, in questo caso Libro Specchio, che è imperativo rimanere segreto, anche se in alcune tradizioni si condivide con l'intera coven per il beneficio comune. Non tutti ragionano in questo modo. Alcuni non desiderano convididere con nessuno il proprio Libro delle Ombre. Le nostre ricerche, appunto perché personali, vengono interpretate da chi le legge senza conoscerle a fondo, e nessuno al di fuori di noi può sapere con quale spirito abbiamo scritto le nostre note sul grimorio. In un periodo scuro della nostra ricerca avremmo potuto scrivere incantesimi distruttivi, o potenti magie di allontanamento, senza poi magari averle usate; immaginate cosa potrebbe succedere se finissero in mani inesperte.
    Il Grimorio non ha vere e proprie direttive per essere tale. Ci sono streghe che lo usano elettronico, altre che usano raccoglitori ad anelli, alcuni lo comprano su internet, cucito a mano e con copertina invecchiata e rivestita in pelle. Io ne ho avuti tre. Uno è andato bruciato, uno regalato e quello attuale lo legai a mano (facevo il legatore-cartotecnico) tanti anni prima di intraprendere il cammino. Lo lasciai riposare nella libreria, con le pagine bianche e vuote per molti anni, prima di capire che il suo destino tra le mie mani di strega era quello di divenire il mio nuovo Libro delle Ombre. Lo consacrai alla mia volontà e determinazione alcuni anni or sono, e ora è lì, mimetizzato assieme agli altri volumi nella mia immensa libreria. Ne ho anche uno in condivisione con la mia congrega dove abbiamo inserito i rituali e gli incantesimi che abbiamo svolto.
    Non esistono, a mio avviso, note essenziali che debbano essere presenti in un grimorio. Una strega deve sentirsi libera di scrivere ciò che sente di appartenerle. Secondo alcune tradizioni è importante usare un pennino a china o una penna stilografica per vergarlo, affinché sia un vero e proprio lavoro manuale come nei tempi antichi, e alcune sostengono che debba essere scritto nel linguaggio arcaico delle streghe, il così detto "Alfabeto delle Streghe" o alfabeto Tebano, affinché possa essere letto SOLO da una addetta ai lavori (anche se ormai su internet le traduzioni dell'alfabeto fioriscono ovunque...). Le tradizioni sono tante e i filoni di pensiero cambiano molto le cose.
    Alcune tradizioni dividono il Libro delle Ombre in due sezioni: ossia la parte relativa ai soli incantesimi e le pratiche magiche e il libro specchio, ossia la parte relativa alle riflessioni della strega, ma al giorno d'oggi sono in pochi a farne un vero e proprio uso a se stante, miscelando tra le pagine del Libro delle Ombre sia le esperienze magiche che le riflessioni. È un punto di vista come un altro.
    Quello che rimane fondamentale, a mio avviso, è la propria responsabilità nei confronti di ciò che vi conteniamo. Esso infatti riflette noi stessi, in profondità, privi delle spoglie ordinarie con cui andiamo in giro per il mondo. Nel nostro grimorio/libro specchio siamo streghe senza fronzoli, denudate dalla nostra moralità, dal nostro increscioso aderire alle leggi e alle abitudini e ai dogmi che ci hanno imposto per far parte di una società.