Lo specchio è uno dei più potenti strumenti di divinazione esistenti. Le sue radici affondano nell'antichità, e la sua magia ripercorre ancora vie inconscie dentro noi.
Tuttora lo specchio è stimolo di fantasie, e nelle fiabe, nuove e vecchie spesso compare. Si veda Narciso, affogato in uno fontana per essersi innamorato della sua immagina riflessa maledetto da Artemide ad innamorarsi di se stesso; si veda Grimilde, la matrigna di biancaneve, che consultava uno specchio magico, o si veda "Attraverso lo Specchio", il secondo capitolo di Lewis Carroll sulle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie; in tempi moderni possiamo citare Candyman, il crudele assassino che appariva nello specchio alle tue spalle se pronunciavi il suo nome cinque volte. Il fascino per questo strumento ripercorre corde e tocca tasti molto profondi dentro noi. Sarebbe infatti la paura dell'evolversi degli eventi futuri a spingere molte superstizioni a venire alla luce dentro noi, diffondendosi rapidamente.
Lo specchio, quindi, nel mito è sia depositario di saggezza che al contrario, tentatore. Catturava l'anima di chi vi si rifletteva, di chi lo consultava, rendendolo quindi schiavo delle sue malie, e questo proprio perché la riflessione era ritenuta un prodigio di natura divina, adorato sotto certi aspetti, ma temuto, come tale proprio perché si riteneva fosse opera del diavolo. Proprio a causa di questa credenza lo specchio è ancora argomento di paura e fantasia e perché si ritiene ancora che "rompere uno specchio" porti sette anni di sfortuna. Con la sua rottura, infatti, parte della nostra anima, in esso intrappolata, andrebbe distrutta. Questo sarebbe anche il motivo per cui molte culture primitive rifuggono dalle macchine fotografiche; ritengono infatti plausibile che la loro anima rimanga intrappolata al loro interno.
Una volta che lo specchio è rotto, ci sarebbe anche un antico modo per tentare di ripristinare, almeno in parte, il danno. Sarebbe necessario metterlo in acqua, con un cristallo di quarzo per sette giorni e poi seppellirlo lontano da casa.
La catoptromanzia, permette l'uso di varie forme di specchio, sia quello opaco, che quello brillante. Parte di questa pratica divinatoria è ripercorribile anche nell'uso della sfera, del bacile. La funzione è pressoché identica.
L'indovino, o il divinatore, in genere dovrebbe porsi in una stanza buia con una o più candele innanzi a sé e concentrarsi sulla superficie riflettente. Lo specchio dovrebbe indurre una sorta di trance ipnotica che mette il comunione il divinatore con l'oggetto della sua stessa divinazione. La superficie dovrebbe farsi scura e dovrebbero apparire delle immagini. Lo specchio diverrebbe quindi una sorta di "finestra" su un piano diverso, dove il tempo e lo spazio hanno una metrica differente dalla nostra, e sono come fogli di un libro chiuso, poggiati l'uno sull'altro.
In tempi antichi lo specchio era utilizzato da molte contadine per vedere il volto del futuro marito, in luoghi distanti miglia e miglia l'uno dall'altro. Questa procedura, bollata come eresia, veniva praticata sempre più raramente e di nascosto... ed in ultimo come altre forme di divinazione, si è perduta.
Lo specchio, come strumento, è chiaramente femminile e associato alla Dea. La sua similitudine all'acqua e alla luna è palese (dopotutto anche la luna splende di riflesso) e proprio per questo motivo, spesso lo specchio ha forma ovoidale o tonda (motivo prettamente estetico e simbolico, in quanto sono più pratici quelli rettangolari). Ma l'analogia è soprattutto riferita al momento adatto alla sua divinazione. Si dovrebbe divinare con lo specchio alla luce della luna, o in uno specchio d'acqua quando l'astro si riflette sulla sua superficie.
Nella storia troviamo che John Dee, l'esoterista/alchimista e mago di corte di Elisabetta I di Inghilterra nel sedicesimo secolo faceva uso di uno specchio nero per divinare, che altro non era se non un disco di carbon fossile ben lucidato entro il quale poteva interrogare le potenze celesti.
Margaret Murray nel suo "Il Dio delle Streghe" sostiene che il crystal-scrying era svolto anche nell'antico Egitto in maniera simile. C'è sempre infatti la peculiarità di utilizzare una superficie scura, come con il calderone. In Egitto questa forma di meditazione avveniva mediante una coppa dal fondo scuro sul quale era rappresentato il dio della morte Anubi e in seguito riempita d'acqua. Sulla sua superficie veniva lasciato una pellicola di olio che creava così una superficie riflettente ma priva di eventuali luccichii. La divinazione veniva svolta da un ragazzetto in pubertà e avveniva affacciandosi sulla superficie e osservando l'immagine di Anubi che giungeva in pompa magna seguito dagli altri dei, si sedeva sul trono e attendeva di rispondere alle domande del mago o del sacerdote. Sempre secondo la Murray, questo tipo di pratica è ancora svolta in Marocco mediante l'uso di inchiostro nero. Viene versato tra le mani di un ragazzino in pubertà e gli viene chiesto di descrivere ciò che vede. Dopo la trafila di un Sultano che entra con modi regali e si siede sul trono assieme al suo seguito, è possibile chiedere per ottenere risposta da questo oracolo.
Troviamo quindi che il calderone, la coppa e lo specchio siano un tipo di meditazione vicina all'acqua, quindi del tutto simile.
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