IL POTERE DEL NOME
Partiamo dal principio: cos'è un nome? Ognuno di voi potrebbe rispondere a questa semplice domanda. In parole diverse, ma la maggior parte delle risposte saranno circa queste: "un modo per identificarci e distinguerci". In parte è vero. Quello che sottovalutiamo è il fatto che a questo mondo avere un nome è prima un diritto morale e in secondo luogo un obbligo. Un obbligo perché per legge bisogna registrare le nascite, e un diritto morale perché non dare un nome ad un essere umano quando viene al mondo significa press'a poco desiderare che non esista, poiché per rivolgerci a lui dovremmo identificarlo come: "creatura" e non come "individuo". Un nome quindi è un modo per distinguere una creatura qualsiasi da un individuo, qualcuno con cui l'essere umano ha a che fare, per cui ha bisogno di identificarlo come parte stessa della propria vita. Da questo deriva il bisogno di dare un nome agli animali che abbiamo con noi e ai quali ci affezioniamo. Se non li chiamaste per nome sentireste meno la loro mancanza il giorno in cui la Dea li reclamerà e loro chiuderanno gli occhi. Allo stesso modo, dare un nome ad un animale vi rende in un certo modo "vicini" a quell'animale, identificandolo quindi come "eletto" sopra gli altri, se così vogliamo.
Credo che tutti accettino il fatto che quando mangiamo carne ci nutriamo di animali che una volta erano vivi. Alcuni rinunciano alla carne per protesta o per salute o per altri motivi, ma chi non lo fa accetta questa cosa come parte della vita (e infine lo è). Provate a domandarvi se riuscireste a mangiare quello stesso pezzo di carne se sapeste che arriva dal coniglio che chiamavate per nome e a cui vi eravate affezionati. Rimarrà un coniglio, ma non sarà un coniglio anonimo... si sarà avvicinato ad essere qualcosa di più.
In sostanza, il nome è potere. Il nome è conoscenza. Conoscere il nome di qualcuno permette di sapere qualcosa di quella persona. E' per questo motivo che su internet si utilizzano i “nick”, perché utilizzare il proprio nome significa esporsi, e non conoscendo mai con chi si ha a che fare, è preferibile evitare.
Qualsiasi essere umano riceve un nome alla nascita. Ovviamente, non essendo una scelta, dobbiamo accontentarci del buon intuito e del gusto dei nostri genitori (o di chi per essi). Non è raro, quindi, che giunti ad una certa età si senta il desiderio di abbandonare il nome noto come “anagrafico” e prendere un nome che sentiamo più "nostro". In alcune culture, come ad esempio quella Mixteca, i bambini ricevevano un nome "provvisorio" in base al giorno e al mese in cui erano nati, nominando i mesi con caratteri naturali. Se eri nato, ad esempio, nel primo giorno del mese "Erba", divenivi "Ce - Malinàli", ossia "Uno Erba". Crescendo, quindi intorno ai sette anni di età, giungeva il momento in cui si decideva quale sarebbe stato il nome che ti avrebbe accompagnato per il resto della vita, in base al Dio che ti avrebbe aiutato a trovarlo e in base ad una serie complessa di calcoli. Il rito del cambio del nome, pertanto, designava il momento di abbandono della pubertà per entrare nell'adolescenza. Ma gli aztechi non erano i soli ad effettuare un tale rito. Anche i Nativi americani utilizzavano questo metodo. In base al proprio carattere, alle proprie peculiarità, o in base ad un evento verificatosi, il nome veniva cambiato. Altri invece, come gli arabi, i quali davano grande importanza al sangue e all'onore della propria famiglia, portavano, in coda al proprio nome, anche quello dei propri antenati, anticipato dal termine "ibn", che significa: "Figlio di". Per cui, come leggiamo ad esempio nella cronaca storica del 922 dc a cui Cricthon si è ispirato per scrivere "Mangiatori di Morte", l'autore, un diplomatico di Baghdad inviato nelle terre del nord per ordine del Califfo abbaside al-Muqtadir portava nome: Ahmad ibn Faḍlān ibn Al-Abbās ibn Rashīd ibn Hammād, quindi: Ahmad figlio di Faḍlān, figlio di Al-Abbās, figlio di Rashīd, figlio di Hammād.
In un'epoca e un luogo dove non esistevano cognomi erano le gesta o gli antenati che dimostravano chi eri e che parlavano di te attraverso il tuo nome. Così facevano i Re scandinavi, i quali potevano contare su un araldo che li avrebbe presentati: "Costui è Wygfrid, figlio di Uldur, detentore della Spada che uccise Re Wulfgar..." ecc.. La declamazione delle gesta poteva continuare anche per alcune mezz’ore e interromperla avrebbe significato insultare il sovrano.
Conveniamo quindi, dopo questi esempi, che il nome ha potere. La scelta del nome per un bambino in tempi antichi serviva anche come protezione e infusione. In molte tradizioni si pensava che, essendo i bambini più esposti al potere degli spiriti maligni, dar loro un nome forte e potente era una protezione in più nella vita. Il nostro stesso nome alla fine determina la nostra vita, il nostro modo di approcciarci. Soprattutto se ci richiama alla mente uomini e donne di grande rispetto comunitario. Chiamare un figlio Ettore, o Elena è diverso che chiamarlo Giuda, ne convenite? I personaggi storici e mitologici quindi hanno influsso sul potere del nome che portiamo. Ma anche il suono stesso del nome, come rimane nell’aria quando lo sentiamo pronunciato ha potere su di noi. Se avessi chiamato mio figlio “Elisabetto” , ad esempio, probabilmente non sarei sopravvissuto per vedergli compiere i suoi diciotto anni. E’ la stessa argomentazione, infine, del piccolo “rituale” italiano, noto specialmente nel sud, di dare al nuovo nato il nome del nonno o della nonna. Un rituale che si sta perdendo, soprattutto a causa del fatto che i nomi dei nonni rimangono molto legati alla prima metà del secolo scorso, e non si adattano molto ai tempi moderni. Questo rituale non è altro che un “onorare i defunti” o il padre e la madre.
In ambito magico il nome ha un potere ancora più grande. Ed è un potere che non va preso alla leggera.
IL NOME DA STREGA
A costo di essere estremamente ripetitivo, ci tengo a precisare che non avete veramente bisogno di un nome da strega. Siete tutte/i individui meravigliosi ed unici al mondo e questa cosa non vi cambierà solo perché lo avete scelto. In genere è un passo che si fa quando il nome magico giunge a voi. Talvolta in sogno, talvolta con la meditazione, secondo alcune tradizioni viene donato dalle persone della coven cui si fa parte dopo l'iniziazione. Il nome da strega non è il nome con cui ci si presenta innanzi agli Dei. Che bisogno avete di un nome per rivolgervi agli dei quando li sentite dentro come sangue? E' come rivolgersi al proprio io come se foste parti differenti. Gli dei sono dentro e intorno a voi, non sopra o sotto.
Il nome da strega è parte del rito iniziatico di "rinascita" o... meglio... di "metamorfosi". Considerate le farfalle, che quando sono larve, ad un dato momento della loro esistenza, passano allo stadio di "pupa", creando una crisalide, dalla quale usciranno da adulte, completamente diverse. Quello che succede è pressoché la stessa cosa. Quando giunge il momento, la strega (o un wiccan, o comunque chi segue una via spirituale che accetta il cambio del nome) abbandona ritualmente la sua identità al passato, per abbracciare la sua nuova vita. Molto spesso questo cambiamento è graduale, ma quando giunge il momento, si sente il bisogno simbolico di prendere un nuovo nome che caratterizzi la "nuova identità". E' quindi una cosa che per certi versi viene naturale, non è una ricerca che dovete perseguire ad ogni modo per sentirvi complete/i. Non è navigando su internet che vi apparirà magicamente, o almeno, può anche essere, ma non dovete essere voi a sceglierlo. Il nome magico ti capita addosso, ti si cuce come tuo. E' una cosa che valica i mondi e i tempi e non è detto che rimanga sempre lo stesso. Questo perché noi cambiamo assieme al mondo, e a volte preferiamo abbandonare alcune cose al passato, in modo che il loro rimanere ancorate a noi non ci trascini in un modo di vivere che non ci appartiene più.
In un certo senso, il nome da strega prende anche l'aspetto di un tatuaggio. Molte persone infatti sentono il bisogno di tatuarsi un determinato disegno che simbolizza un preciso momento della propria vita, o un cambiamento; una morte, una nascita, una scelta importante, una conquista o anche una separazione o una consacrazione, per l’appunto. Per certi versi il nome da strega simbolizzerà il cambiamento, la rinascita.
La scelta quindi è importante e non va fatta alla leggera. Anche se ci accompagnerà per un periodo più o meno lungo, rimarrà sempre parte di noi. Se il nome magico ci viene dato da terzi durante una iniziazione o un altro tipo di circostanza il discorso non vale, ovviamente. Se invece lo scegliamo per libero arbitrio, le cose cambiano.
Trovo infatti che sia estremamente superficiale scegliere il proprio nome per come suona, o comunque sceglierlo perché ne avete bisogno. Prendete le cose con il giusto peso. Se lui non vi ha ancora trovato, non significa che siete incomplete/i. Significa che dovete ancora fare alcuni passi prima di incontrarlo. Quando lo troverete, vi assicuro che lo saprete. Sarà come se non aveste mai avuto un altro nome, perché lui si donerà a voi.
Una strega una volta mi raccontò come si imbatté nel suo. Accadde in sogno. Si trovava nel deserto ed era molto assetata. Una donna anziana venne verso di lei e le diede da bere. In quel momento nubi dense di pioggia ricoprirono il cielo e il deserto fiorì di piante, come un'oasi immensa. Aveva incontrato la sua divinità e il suo nome magico. Quando si svegliò lo aveva in mente.
Non tutti ricevono il nome in questo modo. Conosco un'altra strega a cui è stato donato dalle sorelle della sua coven dopo il primo rito di Beltane passato assieme. Altre lo hanno sempre avuto addosso. Altre ancora sentono il proprio nome magico come quello dato loro dai propri genitori al momento della nascita. Ogni cosa è possibile e non bisogna mai sorprendersi.
E' uso che il nome magico sia segreto e protetto. In molte culture si crede che in mani potenti (e di sicuro appartenenti a personaggi di dubbia moralità) possa essere usato per influenzare la vita delle persone o colpire a fondo, essendo infine una chiave che è possibile utilizzare per aprire le porte più profonde di noi. Secondo alcune di queste culture erano i demoni e gli spiriti maligni a poter "colpire" le persone di cui conoscevano il nome, e per questo motivo ai bambini veniva dato un nome "segreto" che non era noto a nessun altro che alla madre o al padre, e che non veniva mai pronunciato ad alta voce, affinché il potere più grande rimanesse in mani sicure. La persona in questione era nota come “Custode del Nome” e in teoria avrebbe dovuto difenderlo con la vita, per non mettere a repentaglio la sicurezza di chi lo portava. Bruce Lee si chiamava così perché suo padre credeva di essere afflitto da un demone che lo perseguitava e aveva deciso di dare a suo figlio un nome americano affinché questa entità non riuscisse a riconoscerlo. C’è quindi una tradizione che riconosce un “vero nome”, aggiunto a quello usato comunemente e assegnato dai genitori o da chi ne fa le veci. Un nome la cui conoscenza permetterebbe l’influenza del destino di quella persona, o comunque permetterebbe di avere la facoltà di esercitare del potere sul suo proprietario. Secondo queste tradizioni sarebbe possibile… ma ricordiamo sempre che, nonostante il mondo sia colmo di persone che dicono di poter fare, poche sono quelle che sono infine capaci di realizzare anche solo il dieci per cento di quello che millantano. Ciò non toglie che non sia una buona idea spargere il proprio nome da strega ai quattro venti.
E' altresì uso di molti utilizzare nomi sciamanici o di maghi o streghe antichi e famosi, invece di coniare nuove denominazioni. Appoggiarsi così su chi è vissuto e ha avuto gran potere e fama e si è costruito con le sue mani e con le sue gesta in tempi remoti. Alcuni usano nomi di divinità, o di antichi sacerdoti o sacerdotesse, di personaggi leggendari. In un certo senso ogni cosa è permessa. Scegliete un nome che vi caratterizzi, che valorizzi ciò che siete, che sentite vostro. Direi che se usate il nome di un personaggio storico o mitologico o di una divinità, cercate di conoscerne quanto meno la storia. I nomi che sono giunti fino a noi, percorrono l’eternità seguendo una lunga via e ignorare il modo in cui hanno determinato la loro grandezza e ciò che sta loro dietro non solo non li valorizza, ma vi rende anche dei pessimi custodi.
Che sia ben chiaro... non è un nome magico che vi renderà una strega. Come disse quel saggio di Albus Dumbledore: “non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte”. Però è una tradizione comune cambiare nome in seguito ad una iniziazione o dopo aver abbracciato una via spirituale o addirittura una nuova religione. Cambiare nome significa essere conosciuti come persone diverse, e questo, per avere un nesso e un senso deve capitare quando siamo in effetti persone diverse e non il contrario.
IL METODO NUMEROLOGICO
Un altro modo per trovare il nome magico è quello detto numerologico. E' un metodo usato anche per scoprire quale è il nostro numero di Base.
In base ad una tabella alfanumerica è possibile calcolare quale sia il nostro numero base per il nome magico.
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Z |
- |
Con l'ausilio di questa tabella potrete quindi sostituire ogni lettera del vostro nome e cognome in una cifra. Sommando insieme i numeri ottenuti, sia per il nome che per il cognome si otterranno quindi due numeri. Sommando ulteriormente le cifre che li compongono si otterrà in ultimo un numero singolo. E' un metodo semplice. Calcoliamo ad esempio il numero base del mio esimio collega Francesco Scarabelli (che non leggerà mai queste righe perché è probabile trovare più spiritualità in un pistone che dentro di lui.)
F R A N C E S C O S C A R A B E L L I
6 9 1 5 3 5 1 3 6 1 3 1 9 1 2 5 3 3 9
In base alla tabella di cui sopra, i numeri e le lettere sono associate come avete visto. A questo punto basta sommare tutti i numeri l'uno all'altro.
6+9+1+5+3+5+1+3+6 = 39 1+3+1+9+1+2+5+3+3+9 = 34
3+9 = 12 3+4 = 7
1+2 = 3
3+7 = 10
1+0 = 1
Il numero base del nome del mio esimio collega è 1.
Ottenuto questo a Francesco basterebbe verificare questa lista per vedere a quale pianeta del sistema solare il numero 1 è astrologicamente associato:
1 Sole
2 Luna
3 Marte
4 Mercurio
5 Giove
6 Saturno
7 Venere
8 urano
9 Nettuno
In base al pianeta associato, a questo punto potete trovare la vostra ispirazione. Meditate, visualizzate... consultate astrologi o libri... Ad ogni pianeta è associata una divinità romana. E ogni divinità romana può essere scovata, come comparazione, in ogni pantheon diverso... intrecciandole in leggende con persone che portavano nomi esotici e che hanno intessuto vicende oltre ogni immaginazione.
Ma per trovare il nome magico ci sono anche altri metodi, che magari non vi legano in modo così forte. Potreste ispirarvi all’elemento che domina la vostra vita, ad un viaggio sciamanico che avete fatto e che vi ha condotti ad incontrare un animale o una pianta particolari. Questo, come mi è stato consigliato da una cara amica, non deve essere un tentativo di invitarvi a cercarlo per trovarlo, perché se così fosse la scelta ricadrebbe infine su un nome che non vi apparterrebbe veramente, indebolendo così il vostro intento e ripeto… non avete BISOGNO di un nome magico per essere una strega e non sarà scegliendolo che lo diventerete. Questo potrebbe servire invece a chi sente che è giunto il momento del cambiamento, e lo sente dal profondo di sé; chi segue e riesce ad interpretare i segni che gli vengono mandati se ne rende conto, altri li reputano solamente eventi casuali.
Talvolta, quindi, il nome magico giunge come una “conferma” di ciò che siamo. E quello è una sorta di completamento. E’ il caso del nome legato ad un elemento dominante, o ad una creatura, un animale o una pianta che ci descrive o che ha sempre fatto parte di noi (il quale, nel caso dell’animale si discosta completamente dall’Animale Guida, la cui ricerca è una pratica sciamanica). E’ un po’ la medesima storia dei soprannomi… che vengono assegnati alle persone per i motivi più disparati, ma in genere perché descrivono delle qualità delle persone che li portano (il più delle volte deridendole o contraddicendole): ad esempio, un mio vecchio collega con evidenti problemi di deambulazione veniva chiamato “scheggia”. In questo caso, il nome magico non prende questo aspetto, in quanto anche se assegnato, sarà evocativo o comunque significativo. Una strega che conoscevo, durante l’iniziazione venne chiamata “Elettra” per la sua peculiare tendenza ad essere sempre in movimento.
Altre volte invece il nome magico fa specchio stesso di “metamorfosi”, portandola con sé, provocandola nel suo essere assegnato e non essendone la conseguenza. Ossia una persona che prende un nome che determina forza e saggezza, in un modo o in un altro ne subirà le influenze, soprattutto nei rapporti con le altre streghe. Di conseguenza, il nome magico ci rimarrà cucito addosso dandoci un dono… ma richiedendolo al contempo. Perciò scegliere un nome magico che ci doni una caratteristica di cui sentiamo la mancanza, richiederà un impegno da parte nostra nel mantenere viva questa caratteristica acquisita affinché sia possibile mantenere il nome magico. E’ una sorta di simbiosi, se vogliamo. Se non dovessimo rispettare questo mutuo sostenerci, semplicemente verrà il momento in cui il nome magico non ci apparterrà più, e non saremo noi a non volerlo più… bensì sarà il potere intrinseco che il nome evoca che si “distaccherà” dal nostro essere. A quel punto sentiremo il bisogno di cambiarlo. Un bisogno che, come spiegavo poc’anzi, può avvenire anche perché la metamorfosi che il nome ci ha donato è divenuta altresì completa e non abbiamo più bisogno di lui, pertanto ce ne separiamo. Ha compiuto quindi la sua ordalia.
C’è, quindi, se vogliamo, una sorta di impegno a rimanere “degni” di portare il nome magico che ci siamo scelti… un impegno che cresce parallelamente al potere evocativo del nome stesso. E un impegno che, per un motivo in più, non va preso alla leggera, perché il nome va portato con orgoglio (soprattutto quando se lo si è scelti) e non con semplicità. Va rispettato con le nostre azioni, le nostre parole, le nostre stesse intenzioni. Soprattutto quando valica i tempi e quando le persone che lo hanno portato prima di noi lo hanno onorato. Se invece questo nome č stato, secondo la nostra visione, “infangato" da chi lo ha portato prima di noi, potremmo decidere di portarlo comunque, con coraggio, e di “ripulirlo" con le nostre azioni, cosė dissimili dalle loro (sempre secondo il punto di vista e il contesto storico in cui viviamo). Il nome ha un potere neutrale e non può decidere in realtà delle gesta di chi lo porta… ma ne subisce le conseguenze. Dona energie e caratteristiche con il suo significato, ma non può determinare il modo in cui queste vengono usate da chi ne è in possesso (ammesso che riesca a dargliele – dato che ci può anche essere un rifiuto involontario di queste caratteristiche, ad esempio nel caso in cui non siamo stati coinvolti nella scelta).
Ci sono streghe delle quali, paradossalmente, nonostante io le frequenti da anni, non conosco il nome anagrafico. E non me lo domando nemmeno; non trovo la necessità di conoscerle sotto un aspetto diverso, in quanto incarnano perfettamente ciò che sono, portano il loro nome con bellezza e grandezza e non riuscirei mai a vederle sotto un aspetto diverso da quello che mi comunicano ogni volta che lo pronuncio per rivolgermi a loro.
E su questi aspetti, appunto, ci sono ancora pareri diversi. Secondo alcune correnti il nome magico andrebbe pronunciato SOLO dentro al cerchio, innanzi ai fratelli e le sorelle streghe, o comunque con davanti a coloro con i quali condividiamo un percorso e una spiritualità. Altri invece si identificano così profondamente con questo nome da arrivare a cambiarlo anche in termini legislativi. Il che è una scelta molto forte e che andrebbe ben ponderata, in quanto non sempre può rivelarsi una cosa saggia. Non viviamo ancora in un mondo che accetta la spiritualità con il giusto approccio. I più lo considerano segno di “bizzarria”, e, dovendo comunque vivere in una società, che ci piaccia o meno, siamo costretti a fare spesso i conti con i pareri delle persone che, vivendo come noi, influenzano volontariamente o meno la nostra vita e il nostro appartenere a questa stessa società.
Il nome, quindi, influenza la nostra vita; per questo motivo la scelta va ponderata e tende ad essere, in genere, la più definitiva possibile.
Scelto che sia il vostro nome magico, giunge il momento di consacrarlo agli Dei. Ricordatevi (e riflettete) che nel momento in cui lo consacrerete agli Dei sarà come tatuarselo addosso. Potrete cambiarlo, certo, ma quando sentirete che non sarà più vostro. Non sarà una firma, una maglietta, un modo di dire, un taglio di capelli, che a seconda del giorno potrete modificare. Il vostro nome da strega vi accompagnerà nelle vostre celebrazioni con persone diverse (se le farete), verrà inciso sui vostri strumenti per infonder loro il vostro personale potere, sarà lo specchio di ciò che siete e vi accompagnerà per lungo tempo. E' questa l'importanza di comprendere e accettare una scelta e di non prenderla alla leggera. Il vostro nome magico sarà parte di voi. Non sceglietelo con leggerezza o solo perché suona bene. Ponderate la vostra scelta con costanza e senza fretta.
Quando lo avrete trovato dovrete anche decidere come scriverlo sui vostri strumenti, sulla consacrazione nel vostro Libro delle Ombre. Comunicatelo a persone di cui vi fidate ciecamente e che sono a conoscenza, o condividono, il vostro cammino; streghe con cui condividete il cerchio e con le quali legate incantesimi o rituali. La scelta sta a voi, ma ricordatevi che mettere il proprio marchio sopra i vostri incantesimi li renderà più potenti. In ogni caso... a seconda della lingua in cui verrà pronunciato, potrete decidere di scriverlo con caratteri latini o altro. Alcuni infatti optano per l’alfabeto delle streghe, o quello isiaco.
Al contrario di quanto invece ci insegna l’esoterismo, c’è una tradizione egizia che Gianni Rodari (autore di libri per ragazzi), ha citato come “ispirazione” per il suo libro “C’era due volte il Barone Lamberto”. Secondo questo detto, consfidato nella novella da un santone all’ottuagenario Barone e al suo maggiordomo durante un viaggio in Egitto: “L’uomo il cui nome è detto resta in vita”. Nel racconto il Barone prende questo consiglio a piene mani, imponendo a sei neoassunti, pagati profumatamente, di rimanere chiusi in soffitta a ripetere in continuazione il suo nome per guarirlo dalle sue ventiquattro malattie e in ultimo, di salvarlo dalla morte stessa. Uno stratagemma che pare funzionare, quindi.
Ovvio che il detto non si riferiva al termine reale “resta in vita”, ma alla possibilità di permettere ai posteri di “far parlare di te”, rendendo così un nome “immortale” grazie alle gesta che lo caratterizzano, come quello di Omero, Virgilio, Tutankhamon, Martin Luther King, Neil Armstrong e tantissimi altri che, in un modo o in un altro, hanno lasciato un segno. Il nome infatti è fonte di potere non solo perché ci dona qualcosa… ma perché noi doniamo qualcosa a lui. Le nostre gesta, belle o brutte che siano, marchiano il nostro nome, e chissà mai che un giorno qualcuno in futuro non scelga di onorare voi stessi e il vostro ricordo decidendo di chiamarsi con il nome che avete scelto per voi stessi.
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