The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Editoriale Beltaine 2007

 

Beltane 2007

Morgan si piega verso il lombrico che si agita nella terra. Il parco giochi è ormai deserto, ma è sempre dura portarlo via da quel piccolo santuario. Lo abbiamo trovato che si contorceva sulla pavimentazione in poliestere e ho cercato di fargli capire, in parole semplici, che anche lui è una creatura della dea e che desidera sopravvivere per avere il suo ruolo. "della dea?", mi chiede. È nel periodo delle domande ad ogni cosa che gli si dice.
Il lombrico cerca la strada tra gli steli d'erba e Morgan si accoscia ad osservarlo, in quella posizione così scomoda per noi adulti che abbiamo dimenticato come ci si fa del male e piangere perché ci fa sentire meglio e perché è giusto. "Dove va?", mi chiede. È pazzesco che a due anni riesca a pormi una domanda così semplice eppur lasciarmi il tempo di deglutire saliva prima di rispondere.
"Va a casa...", rispondo in ultimo. "Tutti abbiamo bisogno di una casa", aggiungo poi. Ma Morgan non mi sta ascoltando, o almeno credo. Osserva il lombrico scavare e continua ad invitarmi a guardarlo.
Già, mi dico. Tutti abbiamo bisogno di una casa. O un posto, comunque, vicino o lontano che possiamo chiamare tale. E non importa dove sia, basta che lo possiamo chiamare così. Quante volte un nome comune ci comunica una sensazione così intensa di abbandono come dire: "torno a casa"? Una volta, quando leggevo le frasi sui muri: "senza casa non ci sto" o "la casa è un diritto", non capivo esattamente cosa volessero dire. Ora mi rendo conto che si riferivano ai quattro muri e al tetto sopra la testa, ma anche oltre. Tutti hanno diritto ad un posto dove sapere di poter tornare quando tutto il mondo impazzisce e ti fa del male. O anche solo quando devi riflettere o riposare. Un posto dove poter appoggiare la testa e dire: "ci sono, sono al sicuro." Mi rendo conto che se non lo avessimo rischieremmo di diventare matti, di non essere padroni delle nostre emozioni. E non sarebbe più libertà, ma mancanza di protezione. Saremmo davvero in balia degli eventi, delle persone cattive, come foglie scosse nella tempesta. Ma il peggio è quando non sai che cosa sia la casa perché si è estinto il calore di chi la abita. Quando diventa solo lo sbadiglio silenzioso di una vita gelida come una pietra tombale, come occhi senza palpebre che vegliano nelle tenebre; come la solitudine terribile e funesta di un'anima che muore da sola spegnendosi lentamente come una fiamma che brucia solitaria. Anche se circondata da migliaia di fiamme come lei.
Non siamo soli, mi dico talvolta. E anzi, credo che più spesso lo dica ad altri, credendoci anche io e invitandoli a crederci perché è vero. Ed è vero. Non siamo soli. Ma talvolta quando sei in riva al mare e sai che quelle onde ci saranno anche dopo che tu sarai tornato alla dea, vorresti credere che vivrai a lungo come loro. Sai che non è così... sai che non sarà mai così. Però dentro, in fondo, lo senti. E hai bisogno che qualcuno venga lì... ti abbracci e ti dica: "è tutto okay".
Avete mai camminato nel bosco la notte? Uno pensa che il bosco sia buio... ma la luna illumina quasi a giorno. E la luce argentea che rimanda, se la serata è limpida, può mostrarti la via. Se la boscaglia non è eccessivamente fitta, potrete essere inondati dalla sua energia e muovervi tranquillamente, senza perdervi.
Io sento di tante persone che si sentono perdute... come se fossero nel bosco, la notte, e non trovassero la via la luna. Alcune di queste persone mi scrivono, altre mi sentono su msn... per i più intimi c'è il telefono... e io mi rendo conto che le capisco. Capisco che cosa significa sentirsi perduti nel bosco, senza la dea che ti guidi, senza una stella polare che ti indichi la via, che ti prenda per mano. Gli dei non vi abbandonano mai, vorrei dire a loro. Cercateli dentro voi. E se avete bisogno di risposta, non andate a cercarle su internet. "Se conosci il tuo cuore", diceva la vecchia Latis nel capolavoro della Bradley, "avrai sempre con te un amico che non mente."
Lasciate che sia lui a guidarvi, quando vi sentite smarriti. Non affidatevi alle persone che vi offrono consigli... ascoltateli, se volete, ma non abbandonatevi. Tutti potranno avere un'opinione diversa, ma nessuno potrà mai dire qualcosa su di voi meglio di voi stessi. La grandezza degli dei si vede anche e soprattutto in chi li adora e nei luoghi dove si manifestano con fervore ed energia. Non abbiate paura di avere paura, dico sempre. È parte dell'essere umano, è un sentimento dominante, le cui sfumature si intersecano dentro noi in sfaccettature differenti. Combattere la paura a dentri stretti è sbagliato, bisogna accoglierla e capirla, per saperla affrontare. Non la si può sconfiggere, ma si può imparare a capirla.
Sabato ero a festeggiare Beltane nei pressi di Biella, assieme a centinaia di persone. Per scelta la festa si è tramutata in un ritrovo di gente che beveva, ma c'erano un sacco di persone da tutta Italia e oltre che erano venuti apposta per assistere alla suggestiva benedizione e all'accensione dei fuochi.
Non ho visto molte persone che conoscevo, ma ero fratello di molti di loro. E molti di loro erano fratelli e sorelle miei. Ovviamente il rito di accensione si è svolto con grande ressa, e la celebrazione ha perso molto del suo carattere sacro. Ma non puoi permettere a chi approfitta di una festa celtica per bersi una birra all'aperto di non assistere alla "carnevalata". Quando le sacerdotesse hanno invocato gli elementali ho sentito immediatamente l'anello di energia che si chiudeva, trapassandomi, e ho barcollato. Non importava il fatto che c'erano persone che gridavano e ridevano e ruttavano. Io ero lì, tra i mondi, e con me c'erano decine di persone che sentivano... e così, mano nella mano, abbiamo oltrepassato i legami, passandro tra le fiamme dei due falò. Anche se distanti non ti rendi conto di quanto scaldi il fuoco finché non ti ci avvicini abbastanza da sentire i peli della faccia che cominciano a strinire. È durato poco e la magia si è spezzata subito. Ma gli dei erano con noi... e io in quel momento ho mandato benedizioni a tutte le mie sorelle e i miei fratelli in giro per il mondo, sotto cieli e stelle diverse... ma uguali per tutti. Anche per le persone che non avevo mai visto, ma che ho sentito dentro al cuore. Volevo far capire a tutti voi che non siamo soli. La nostra casa è anche dentro al cuore di chi ci ama, lontano o vicino che sia. E dentro me c'è sempre lo spazio per le persone che amo, anche se queste sono distanti.
Una volta lessi che gli amici sono quelle persone che prendono le tue parti quando stai male e che costruiscono la loro dimora qui, nel cuore. E che non sono né buoni né cattivi. Io li sento così... talvolta così vicini da poter sentire il loro odore, altre volte così lontani da non poterli raggiungere nemmeno urlando a squarciagola. Eppure sono tutti qui. Perché la casa è davvero dove è il cuore, e le persone che la abitano ti aiutano a tenerla viva, bellissima, immutabile dentro te.
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