The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Editoriale Imbolc 2006

Imbolc 2006

Alcune settimane fa sono stato ad un matrimonio. Solitamente cerco vivamente di evitare questo genere di incontri, se appena mi è possibile. Non che fossi costretto ad andarci, ma ho riflettuto sul fatto che se fosse capitata a me la disgrazia di trovarmi in una situazione analoga e invitassi degli amici, avrei piacere che non inventassero scuse e si facessero vedere.
C'è da dire che in effetti la cerimonia è stata breve e intensa (ovviamente non religiosa, altrimenti avrei evitato di andarci per principio) e il resto è stato davvero in discesa. Il ristorante era un castello sul Ticino e i camerieri, durante il buffet iniziale, versavano di nascosto il vino bianco nel punch analcolico per chi andava a strizzare l'occhio. Il risultato è stato che si era brilli prima ancora di cominciare.
La compagnia è stata grande, il vino versava a fiumi e la bomboniera era di un geniale gran gusto. Il tutto condito da un clima privo di quella pesantezza tipica dei matrimoni "in famiglia" che tanto detesto.
Sarà stato il vino, l'allegria contagiosa, lo sforzo di evocare pensieri vuoti, per rimanere capaci di essere riempiti. Osservavo gli sposi, bellissimi. Lei in abito color crema, senza fronzoli, senza velo, lui chiuso in un abito che non dava scampo, ma non per questo si è negato il piacere di mettere su un cd dei Misfists. Osservandoli, dicevo, mi sono reso conto di come la vita arriva a porta via tutto quello che, prima di un dato momento, erano le tue aspettative, i tuoi pensieri, i tuoi sogni o desideri. Lo sapevo che era così; un piccolo, grande compromesso ogni giorno... sono anni che me ne sono, tristemente, accorto. Forse quando non conosci certi aspetti della vita ne parli con più semplicità. Quando invece vieni imbevuto, nel bene o nel male, in quello che è il passare degli anni, sembra che qualcuno venga a noi e ci dipinga un sorriso un po' più amaro sul volto. Sono i pensieri, fugaci, ma sempre presenti, che rimangono qui, dietro agli occhi di tutti quanti... e che pesano, come i lembi stracciati di un sogno che al mattino tarda a lasciarci. Ripenso con rancore a certi momenti nella mia vita. So che è normale ed è una cosa che sono stato capace di accettare. So anche che è normale desiderare chieder perdono per gli errori passati, per le occasioni perdute, per tutte quelle piccole cose che sono scivolate sulla superficie del fiume e che noi abbiamo lasciato passare senza catturarle, ignorando che potessero essere gioielli galleggianti. Nonostante ciò... mi sembra che sia una piccola consolazione in confronto al pensiero, pesante, di cosa sarei se fossi stato diverso.
Ma a che serve? Mi chiedo talvolta. Che cosa ci serve rimanere sempre ad esaminare i giorni passati, crucciandoci di ciò che è sfuggito, come se potessimo averne un rimedio applicabile, una cura per poter risolvere ciò che vorremmo cambiare? A niente.
Un tempo non troppo lontano, come Lestat, mi sono immerso nella terra per effettuare una metamorfosi. Ecco che sono diverso da prima... diverso... non meglio, non peggio. Solo diverso. Ora vedo i giorni che hanno preceduto la metamorfosi come se li avessi vissuti dietro una cortina di fumo.
Anche se posso dire che la mia vita abbia preso una svolta di serenità con la nascita di mio figlio, sento, in fondo, ancora il peso delle cose incompiute, e so che rimarrà lì per anni e anni, senza abbandonarmi mai. Appendice di me che mi trascino dietro e dal quale, probabilmente non mi libererò mai.
A volte si tratta di stupidaggini... come una persona cui hai promesso qualcosa... un saluto mancato... Se non dimentichi rimangono lì e sono quelle afflizioni da cui non guarirai mai... se sei capace di accettarle non ti rattristano, non ti guastano, non ti avvelenano. Solo talvolta vengono a galla, camminando carponi dal fondo di te stesso, e strisciano sulle tue spiagge.
Fortunatamente questo non mi impedisce di godermi ogni singolo istante come fosse pioggia nel deserto.
Quando giunge Imbolc, che associo molto alla scopa, sento molto il bisogno di "spazzare" via le vecchie cose, i pensieri, i ricordi di cui non ho più bisogno. Anche quest'anno ho cercato di dare una bella pulita a me stesso, nonché una purificazione generale dello spazio intorno a me, regalando oggetti che non desidero più, cercando di risolvere le problematiche che avevo in sospeso da tempo. Però talvolta mi rendo conto che mi riesce difficile separarmi di alcune parti di me che rimangono legate al passato, per quanto, razionalmente, so che sarebbe meglio lasciarle andare lungo il fiume nero del tempo. Talvolta la vita è come il tetris, pezzi ad incastro, e ci sono cose che rimangono lì perché fanno sì che altre cose stiano in piedi... anche se sono ricordi brutti, orrendi, tracce di ciò che è stato e che non sarà più. L'insieme delle cose che sono state e che abbiamo vissuto è il grande cocktail che ci rende ciò che siamo in questo momento.
Ma soprattutto... tutto il tempo buttato a pensare al passato, non si rende utile a noi, se non è finalizzato all'innovazione e alla crescita e al confronto.

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