The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Editoriale Imbolc 2007

Imbolc 2007

Che strano Imbolc che sarà... sto incidendo il primo vero disco della mia carriera e per questo sabba sarò dietro ad un microfono a cantare le canzoni che mi hanno influenzato durante tutti questi anni. È incredibile, a pensarci, quanto l'arte riesca ad impregnarsi di ciò che sei. Una volta leggevo le interviste delle band e sentivo che parlavano delle loro canzoni in molti modi, ma mai prima di cominciare a scriverle avevo capito quanto le parole non riescano mai a colmare lo spazio che divide il tuo mondo, legato alla tua arte, con tutto il resto.
Mi sono ritrovato così tante volte a parlare con musicisti, fotografi, poeti... e in ognuno di loro ho riconosciuto qualcosa che mi accomunava. Una fiamma? Che cos'era?
Una volta lessi una frase di Montaigne che recitava: "Scrivere non porta tormento, nasce dal tormento". A quel tempo presi fin troppo alla leggera quell'affermazione. Scrivevo racconti, fin da quando ricordi... ispirato da decine di cose... e sentivo, in fondo, qualcosa che mi premeva nello stomaco... ma ho dovuto attendere, paziente, crescere, maturare. Ho dovuto soffrire con l'arte prima di rendermi conto di quanto quel tipo avesse ragione.
Il problema, vedete... è che se uno non è musicista, non può capire che cosa significa. È una questione di ispirazione. Potrei andare da decine di maestri di canto, arrivando al punto da smontare il mio apparato vocale e da sapere cantare qualsiasi nota. Con queste capacità potrei anche diventare un maestro, magari potrei anche ricevere degli onori, degli elogi... e magari me li meriterei anche. Ma non ci sono insegnanti che mi potranno mai insegnare a soffrire delle mie canzoni. Ed è una cosa fondamentale. L'ispirazione è come l'amore. Non si insegna. O sai che cos'è perché la conosci, perché ne sei imbevuto, oppure ne sei estraneo, e tutto quello che puoi fare è rimanere affascinato da chi ce l'ha. Senza comunque sapere, in nessuno dei casi, che cosa sia, perché viene, perché se ne va...
Forse è che l'arte ci parla, ma in modo diverso ad ognuno di noi. Talvolta la senti urlare dentro te, come prigioniera incantenata che si scuote per fuggire... altre volte come fata che sospira nell'angolo del tuo orecchio. Ascoltare la sua voce non è così difficile... se ne hai le orecchie... ma interpretare le sue parole ed amalgamarne il senso... questo sì che è difficile.
Quando entrerò in studio... e avrò davanti solo quel microfono, so già che sarà come tutte le altre volte. La luce sarà spenta e io visualizzerò una candela che brucia solitaria, rimandando un bagliore tenue nella densità palpabile dell'oscurità che si ritrae, come mani a coppa, tutt'intorno a lei. E poi, come sempre... sentirò dentro me il Signore delle Danze, e ricorderò i giorni che mi hanno portato a scrivere quei pezzi, anche se sono lontani. E ci saranno riti e danze, e fuochi e spazi sconfinati. Eccoli lì... li ho sempre avuti qui, dove so che sono al sicuro, in quel sancta sanctorum inviolato ed inviolabile. Per ogni canzone c'è un odore, un sapore... un colore. Per alcune di loro c'è anche un elemento, e io le sento già scorrere, anche adesso.
Ci sono eventi, e non solo, che ti segnano per sempre. Come uncini ti incidono rune e segni nella carne; come polvere che si deposita, che ricopre la nostra vita di un sudario grigio di distruzione lenta e graduale. Parti microscopiche di oggetti e persone che si disintegrano lentamente e che finiamo tutti per respirare e portare addosso. Perché, mi chiedo, facciamo quello che facciamo? Perché quel tipo strano che ho visto su Sky colleziona mutande? Che cosa gli è passato per la testa, in un certo momento della sua vita? Perché proprio le mutande? Quale è stato l'evento che gli ha fatto capire che avrebbe collezionato mutande per il resto della sua vita? Cosa ha visto che lo ha illuminato al punto da dire: "Ora collezionerò mutande"? È una cosa che mi ha sempre tormentato... La nostra vita è ciò che facciamo di essa. E questo è un dato di fatto... ma le scelte che facciamo la direzionano in differenti vie, ed ognuna di queste ci conduce a decine di nuovi bivi che prendiamo più o meno alla leggera. E non pensiamo mai a quanto le scelte più stupide, talvolta, sono quelle che più, in futuro, cambieranno il corso degli eventi. Quindi il tipo strano, su Sky... magari ha incontrato un giorno una persona che gli ha fatto sviluppare la passione per le mutande, tanto da dire: le collezionerò.
Nell'ambito dell'arte... quando ci penso... mi rendo conto invece che tutto questo non centra niente... non sei tu che scegli l'arte... è lei che sceglie te... e quando ti sceglie tu non hai scampo... devi rispondere al suo richiamo, pena l'impazzire. Lei parla decine di lingue, ma provengono tutte dalla stessa bocca. Riconosce decine di mezzi per comunicare... ma tutti sono tutti parte della vita e degli dei e riconoscibili da altri.
Quando entrerò in quella sala, le pareti scompariranno, esattamente come spariscono le persone, fagocitate dall'oscurità dei miei occhi chiusi, quando sono dal vivo. Ecco che quando la musica comincerà, e dovrò cantare al mondo le mie emozioni, sofferte e racchiuse in quelle parole, disconoscerò ogni natura, ogni tribale appartenenza, ogni discendenza, razza o chessia dominio. Sarà come nel cerchio sacro, e il mondo intero, nel suo scorrere e mutare, mi farà visita, nella solitudine di quell'oscuro abbraccio. Solo allora... solo allora schiuderò finalmente i cancelli di ciò che sono. Niente più tecnica, niente più concentrazione. Solo le visioni che gli dei mi porteranno; come masticare il peyotl, la carne degli dei, o immergersi nelle sacre acque del Chalice Well ed inspirare i fumi sulfurei nelle caverne della Sibilla. Ciò che verrà... sarà. Possa il seme depositato nel grembo, finalmente germinare, dopo la lunga attesa.

V.

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