The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Capitolo 24: Il Viaggio Astrale (Parte 2: Cosmologia e Tempio Astrale)

 

IL VIAGGIO ASTRALE (PARTE 2: COSMOLOGIA E TEMPIO ASTRALE)

 

COSMOLOGIE E CULTURE

In ogni tradizione, religione o cultura possiamo notare come mitologicamente il principio fosse in uno stato di disordine da cui, in seguito a un intervento divino o a una circostanza fortuita, si è formato un ordine. Le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che sono state genesi della forma mentis che ancora adesso abbiamo radicata dentro la nostra visione sociale, definivano questo stato primordiale come Caos, il cui significato è “disordine”, cui si contrapponeva, invece, il Kosmos, che letteralmente significa “ordine”. Ancora adesso, quando ci si riferisce al “cosmo” si intende lo spazio o, più correttamente, l’universo, costituito di svariati tipi di corpi celesti, altre supermasse e materia intergalattica, costituita da gas, polveri e chissà che altro. Osservando la volta celeste, l’uomo ha intuito che ci fosse un ordine nella costituzione dell’universo e che questo fosse governato da precise leggi che sono osservabili, partendo dal piccolo: i satelliti (piccoli planetoidi che gravitano intorno ad un pianeta), i sistemi stellari (costituiti da pianeti che gravitano intorno ad una stella), le galassie (insiemi di stelle che gravitano intorno ad un buco nero) e gli ammassi, ossia insiemi di galassie.

Questa conformazione puramente semplicistica esprime e introduce un concetto importante che non può essere ignorato. Nel piccolo come nel grande, abbiamo un ordine. Quando questo ordine è su scala ridotta si chiama Microcosmo (piccolo ordine), quando è su scala universale si chiama Macrocosmo (ordine grande). Questa visione serve a delineare dei punti cardine fondamentali: affrontando il tema di Macrocosmo e Microcosmo noi prendiamo come assodato che ciò che avviene in uno dei mondi si verifica in modo analogo anche sull’altro. Pertanto, agendo su uno dei due piani di conseguenza agisci sull’altro. Questo principio è quello su cui si basa il funzionamento tradizionale della magia.

L’uomo ha bisogno del cosmo, dell’ordine, per sapere dove collocare sé stesso e dove posizionare il resto delle entità naturali, preternaturali o soprannaturali con cui interagisce e di cui riconosce un potere. Ha bisogno di sapere dove volgere lo sguardo quando cerca un punto di riferimento, chi chiamare, quali nomi usare e dove andare per ottenere ciò che gli serve. È solo in un sistema ordinato che l’uomo ha la sua dimensione e si muove con serenità. Per quanto possiamo essere attratti dal caos e dal disordine, in realtà chiunque di noi classifica emozioni e pensieri secondo una propria logica che può apparire sconclusionata e priva di senso per altri, ma per noi non sarà così. Allo stesso modo, una popolazione che vive a contatto con un contesto ambientale legato a uno specifico bioma (rurale, boschivo, litorale, desertico, tropicale, tundrico, steppico ecc.) avrà una visione del cosmo che è di sicuro differente da quella di un altro popolo con la relativa cultura.

La delineazione del cosmo nelle sue differenti sfaccettature e dimensioni è nota come cosmologia, ossia l’insieme dei diversi mondi e piani con i relativi confini e collegamenti. Ogni popolo ha una propria cosmologia e ogni cosmologia è costituita da diversi “mondi” o “piani di esistenza” cui si può accedere per vie traverse a precise condizioni e utilizzando differenti metodi a seconda della cultura, in genere comunque indotti attraverso uno stato alterato di coscienza. A essere di svariata natura sono anche gli scopi per cui si intraprende questo tipo di esperienze e la preparazione ritenuta adeguata per svolgerle.

Se esaminiamo le culture che hanno, al loro interno, una tradizione spirituale di tipo sciamanico, vedremo che in pressoché ognuna di esse si colloca l’esperienza del viaggio sciamanico come mezzo per interrogare gli spiriti, cercare risposte, individuare dei possibili alleati, recuperare parti mancanti e a volte anche affrontare delle paure e delle difficoltà che prendono l’aspetto di avversari da sconfiggere. Per non parlare ad esempio delle missioni globali, come salvare interi villaggi da siccità ed epidemie. Tuttavia il tema del viaggio non è solo caratteristica sciamanica, ma punteggia l’esperienza spirituale umana sotto molte forme diverse.

Nella magia occidentale, ad esempio, è più diffuso il viaggio astrale, di certo più complesso come struttura del viaggio sciamanico, che, al contrario del primo, non richiede una preparazione esoterica e che è affrontato, in modo guidato, anche come prima esperienza di approccio sciamanico. Questo lo porta ad avere una portata più ampia e a essere più masticabile a livello di regole e processi da seguire.

A prescindere dalla tecnica e parallelamente anche dalla destinazione, non si può parlare di viaggio se non si accetta e si conosce la cosmologia dentro cui desideriamo muoverci. La cosmologia, quando si parla di viaggi, è la nostra mappa. Come dicevamo: l’essere umano deve sentirsi al sicuro a prescindere, se deve muoversi in un mondo sconosciuto irto di pericoli e avversità, deve farlo consapevole di quali strade può percorrere e quali no e dove conducono quelle percorribili. Da un certo punto di vista questo ci viene insegnato dalle guide, dall’altro dobbiamo apprenderlo proprio dalla cosmologia.

È possibile identificare tre diverse tipologie di cosmologie principali: verticale, orizzontale e multidirezionale.

Verticale. È la cosmologia culturale più comune e diffusa e si basa su un sistema cosmologico a strati dove i diversi mondi o piani di esistenza sono posizionati uno sopra l’altro. È il sistema che è stato adottato anche dalla psicanalisi per spiegare il funzionamento della psiche umana. Trova, probabilmente, la sua origine in medio oriente in seno alle culture mesopotamiche più antiche: i popoli accadici, babilonesi, sumeri e di conseguenza ebraici, islamici e cristiani, nonché i popoli greci e latini. È possibile avvicinare a questa cosmologia anche la cosmografia induista e moltissime altre tradizioni.

Il sistema tridimensionale a strati è una delle cosmologie più comuni presenti nelle culture umane e a volte raggiunge gradi di complessità più ampia. Nella cosmologia greca, ad esempio, vediamo come tecnicamente esistano cinque piani differenti disposti su cinque diversi strati, di cui tre principali cui è assegnata una precisa divinità, uno di punizione e uno di transito. Il piano più alto è l’Olimpo, posizionato sopra un monte le cui cime sono così alte da essere circondate dalle nubi, ed è dimora degli dèi. Si tratta di un piano sottile, aureo e luminoso. Il dio che vi regna è Zeus, il padre celeste, signore dei cieli, dei fulmini e dell’aria, pertanto si tratta di un piano mentale.

Il secondo piano principale è quello acquatico e marino. Il suo regnante è Poseidone, iracondo signore dei terremoti e delle acque. Si tratta di un piano più denso e inconscio.

Il terzo piano principale è quello oscuro e sotterraneo. Il suo regnante è Ade, che dà anche il nome al piano stesso, freddo signore degli inferi e guardiano del regno dei morti. Si tratta di un piano molto denso e legato al subconscio.

Il piano di transito è quello di mezzo, ossia il piano materiale dove risiedono gli esseri umani e le divinità che non appartengono a nessuno dei tre mondi o che hanno deciso di vivere più a contatto con i mortali. In questo piano ogni divinità può interagire in modo mediamente libero, pur dovendo rispettare le leggi stabilite da Zeus.

Il piano di punizione è noto come Tartaro, ed è diviso a sua volta in sezioni differenti. È distante dagli inferi quanto il cielo dista dalla terra, ed è dimora degli antidei, la generazione divina dei titani imprigionata dagli olimpi in seguito alla loro sconfitta.

Orizzontale. La disposizione cosmologica orizzontale è quella che prevede la presenza di più ambienti comunicanti per accedere ai quali è necessario essere in possesso di oggetti, conoscenze o precise qualità, del favore di alcune divinità o dimostrare di esserne degni attraverso il superamento di alcune prove. Si tratta della cosmologia adottata dalla cultura egizia o azteca, per fare degli esempi, in cui l’anima deve intraprendere un viaggio dovendo rispettare precise condizioni per trovare la sua dimora ultima nel regno che gli è destinato. Nella cultura egizia, ad esempio, il requisito per accedere alle zone più paradisiache dei piani era riservato a coloro che dimostravano di essere in possesso delle qualità necessarie attraverso la psicostasia, ossia il peso del cuore del defunto, la dichiarazione abrogativa e la conoscenza delle corrette formule magiche fondamentali per superare le difficoltà. Era per questo motivo che il libro dei morti, il testo religioso fondamentale della cultura egizia, era ricopiato fedelmente sulle pareti delle tombe, affinché il defunto non corresse il rischio di presentarsi di fronte al tribunale divino senza le nozioni necessarie ad affrontare sia il viaggio che il rito vero e proprio della psicostasia. Per gli aztechi, ad esempio, il mictlan era un luogo cui si poteva accedere solo in precise condizioni e una di queste era essere sepolti con un pezzo di ossidiana in bocca. Alternativamente si riteneva che il defunto non fosse in possesso del necessario per affrontare il viaggio e placare le divinità infere. Differisce da quella verticale per via del fatto che la disposizione delle zone e dei diversi piani non è a strati, ma è più vicina a un percorso terreno: per arrivare in un certo punto è necessario e inevitabile passare lungo un sentiero così come faremmo attraverso una serie di stanze comunicanti prive di corridoio.

Multidirezionale. Il migliore esempio di cosmologia multidirezionale è quella ad albero. Questo sistema cosmologico è presente anche nelle culture scandinave e prende il nome di Yggdrasil, dove è possibile posizionare i nove mondi, rispettivamente Múspellsheimr, Alfheimr, Vanaheimr, Ásaheimr, Mannheimr, Jǫtunheimr, Svartálfaheimr, Hel e Niflheimr. Da notare che il suffisso –heimr è rappresentativo di un “regno” o anche “mondo”, mentre, come spesso si potrà trovare, il suffisso –garðr, che troviamo nei termini Miðgarðr o Ásgarðr, va a esprimere invece un “confine”, una “casa”. Pur non nascendo come una cosmologia, anche l’albero della vita qabbalistico è stato utilizzato in tal senso in scuole esoteriche come l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata. Il sistema multidirezionale pone in genere un punto centrale e può essere a raggiera o stratificato. I mondi possono essere connessi tra loro in modo univoco o avere scorciatoie per accedere ora a questa, ora a quella sezione. Ogni mondo conserva al suo interno leggi, abitanti e caratteristiche esperienziali, logistiche e funzionali sia per la globalità che per il singolo, ma tutto è in mano all’esperienza. In questo tipo di cosmologia, pertanto, è logico fare uso e appoggiarsi su un certo luogo o un certo regno per un preciso lavoro, ma per accedere ad alcune zone è necessario passare da altre. È per questa caratteristica che il sistema multidimensionale consente alcuni passaggi diretti e altri, invece, forzati.

Come abbiamo visto, ogni popolo possiede una cosmologia originale, una cosmografia, pertanto una geografia dei mondi, e una cosmogonia, ossia un mito che ne narra l’origine. Ognuna di queste può essere utilizzata, in parte o completamente, come base per lavori legati ai viaggi. Alcune popolazioni, ad esempio, hanno sviluppato una cosmologia che non svolge solo un ruolo eziologico, ma che è funzionale proprio alla possibilità di movimento attraverso i mondi di cui è costituita. Nello sciamanesimo, ad esempio, a prescindere dalla cultura che lo applica, tutti gli aspetti che riguardano la realtà non ordinaria sono basati su una cosmologia suddivisa in tre mondi diversi. Il primo è il mondo di sotto, regno degli istinti e degli spiriti di potere, alleati animali sia esistenti che non. Il secondo è il mondo di mezzo, legato alla materialità e agli spiriti naturali che risiedono nella realtà dove interagiamo quotidianamente. L’ultimo è il mondo di sopra, regno di spiriti realizzati, creature di luce e maestri spirituali.

Questi tre mondi sono posizionati uno sopra l’altro e il collegamento tra di essi avviene attraverso il principio sposato da moltissime tradizioni dell’axis mundi, interpretabile come il tronco dell’albero cosmico, che va a riprendere, per certi versi, anche alcune altre cosmologie con un sistema simile, come quella norrena. Si tratta, quindi, di un sistema multidimensionale, in quanto dal mondo di mezzo possiamo spostarci nel mondo di sotto e nel mondo di sopra e dal mondo di sotto possiamo spostarci direttamente al mondo di sopra, qualora siamo pronti per farlo.

La visione tridimensionale della cosmologia sciamanica è condivisa, seppur interpretata, anche da culture assolutamente slegate ai seppur semplici concetti di animismo, basti vedere il cristianesimo, dove troviamo inferno, purgatorio e paradiso, posizionati uno sopra l’altro. Ognuno di questi piani, mondi, residenze o comunque possono essere chiamate, è assegnata a un preciso ruolo, regolata da precise leggi, ha una sua densità e sincronicità a volte, come nello sciamanesimo, condivisa. Soprattutto, ognuno di questi piani è residenza di abitanti che possono essere legati a quel piano per affinità e da cui possono o non possono staccarsi proprio sulla base delle leggi cui sono vincolati.

Esiste un concetto che è necessario chiarire subito prima di procedere, a scanso di possibili equivoci futuri: la sincronicità che abbiamo appena citato. A prescindere dalla visione tridimensionale insita all’interno dello sciamanesimo transculturale, questo principio esprime l’esperienza di dialogo e interazione con uno spirito che è possibile incontrare in uno qualsiasi dei piani e anche nel luogo naturale dove risiede. Di conseguenza possiamo avere a che fare con lo spirito di un animale, una pianta, un qualsiasi altro organismo o anche un minerale o, nel caso più specifico, un fiume, una sorgente, una montagna, una caverna o un lago o qualche altro ambiente quando siamo in viaggio in uno qualsiasi dei mondi, e poterlo incontrare anche sul piano materiale.

Ora, esattamente come nel mondo dello sciamanesimo, la sincronicità esiste anche in altre culture e trova una propria collocazione anche in seno alla forma spirituale assunta dalla religione e la cultura che la sposa: stiamo parlando di immanentismo o trascendentismo. Dobbiamo tenere conto di questa cosa quando viaggiamo (e la rivedremo): durante il viaggio possiamo incontrare ogni tipo di entità, sia materiali che spirituali o divine di ogni forma e sostanza. Queste possono essere le stesse che incontriamo anche in altri piani come il denso (per coscienza), una loro manifestazione, una copia, un surrogato o un abitatore vero e proprio. Non importa come ci appare: importa solo di capire chi o cosa è.

USARE E CREARE UNA COSMOLOGIA

Abbiamo esplorato le culture e le tipologie di cosmologie. Partendo dal presupposto che non è necessario appoggiarsi a una cosmologia per viaggiare, molto spesso questa ci risulta utile se non fondamentale nel momento in cui abbiamo bisogno di muoverci e sapere dove stiamo andando. Nel suo essere importante e fondamentale, la cosmologia deve però rispettare dei precisi requisiti. In una cosmologia definita e ben strutturata esistono regole da rispettare. Se ci appoggiamo su qualcosa di già esistente, dobbiamo ricordarci che le regole non possono essere ignorate. Se preferiamo crearci una cosmologia personale o utile allo scopo, dobbiamo far sì che queste stesse regole coniate e interpretate siano presenti comunque. Ricordandoci che ogni cosmologia possiede delle regole proprie, ora ne vedremo alcune che sono generalmente diffuse e condivise e che vengono applicate anche nelle meditazioni perché ormai facenti parte dell’inconscio collettivo.

La prima regola da rispettare nell’uso di una cosmologia per viaggiare è la disposizione delle diverse zone. I norreni sapevano bene dove fossero i nove mondi e ognuno di essi aveva delle precise condizioni di riconoscimento che non potevano lasciare adito a dubbi. Sopra ogni cosa, i norreni sapevano bene dove situare loro stessi. Quando viaggiamo non possiamo pensare di perderci o di andare a zonzo. Dobbiamo sapere per certo qual è lo scopo del nostro viaggio e dove stiamo andando, ma soprattutto dobbiamo avere un punto di partenza che sia anche un punto di ritorno. Non è accettabile che un viaggio sia di sola andata. Gli unici viaggi di sola andata sono quelli che ci portano a essere qualcosa d’altro e non tornare indietro. In casi come quelli non possiamo considerarli più viaggi, ma transizioni.

Ogni cosmologia ha dei confini ben precisi e ogni zona è delimitata da qualcosa che caratterizza lo scopo liminare. Questi confini sono importantissimi perché non solo delimitano le diverse sfere o i mondi stessi della cosmologia attraverso cui il viaggiatore può spostarsi, ma determinano altresì differenti regole comportamentali da rispettare, differenti abitatori, differenti regnanti e soprattutto, cosa più importante, chiariscono le zone interdette.

Ora, i confini sono sempre delimitati in modo inequivocabile e possono essere artificiali come drappi e tende. Possono apparire sotto forma di habitat come fiumi, ruscelli, corsi d’acqua, laghi, mari e oceani. Possono essere ambienti o connotazioni naturali come siepi, foreste, cespugli o colline. Possono essere costruzioni umane come steccati, muretti perimetrali, muri di cinta, templi, abitazioni o anche stanze diverse. Uno dei casi più comuni, ad esempio, è la nebbia che si alza di colpo delimitando l’ingresso in una zona separata. Ogni volta che ci troviamo di fronte ad uno qualsiasi di questi segnali, noi dobbiamo considerare sempre che oltre si apre un altro spazio, un altro mondo, un’altra zona. Anche se possiamo vedere dall’altra parte, ponendo caso di uno steccato o un muro liminare, noi non possiamo superare questi confini come faremmo in condizioni normali: sono limiti che è necessario rispettare con estremo rigore. Il passaggio tra due zone differenti è determinato dalla presenza di un ingresso. Questi passaggi sono in genere cancelli, porte, scale, caverne, vulcani, a volte cavità arboree o anche pozzi, crepacci, voragini. Il transito tra due zone è sempre determinato da un cambio totale di ambiente e per lo più è sconsigliato muoversi attraverso questi passaggi a meno che la nostra guida non ci dia il permesso.

È in questi contesti che va a situarsi il guardiano della soglia, un’entità che ha il preciso scopo di impedire l’accesso a zone interdette a chi non è pronto o, in certi casi, a chi non appartiene a quel mondo. Questa figura è, in genere spaventosa e aggressiva e svolge il preciso ruolo di confinamento. Prendiamo come esempio la cosmologia greca: il guardiano degli inferi era Cerbero, un cane tricefalo. Nel mito che parla delle dodici fatiche di Eracle, non contenute in un’unica opera, a parte la perduta Eracleia di Pisandro da Rodi, si narra di come in una di queste il semidio tebano, figlio di Zeus e Alcmena, fu incaricato di scendere negli inferi per sottomettere Cerbero e portarlo vivo a Micene da Euristeo. Nella lotta si racconta di come la bava che il mastino infernale perdeva, nel momento in cui questa toccò terra, diede vita all’Aconitum napellus, detta anche Luparia, una pianta molto velenosa della famiglia delle Ranunculaceae. È interessante notare come nell’opera di Apuleio: l’Asino D’oro, nella parte che narra la storia di Eros e Psiche lo si descriva in questi termini: “un cane enorme, con una triplice testa in proporzione, gigantesco e terribile, che con fauci tonanti latra contro i morti, cui peraltro, non può fare alcun male; cercando di terrorizzarli senza motivo, e standosene sempre tra la soglia e le oscure stanze di Proserpina, custodisce la vuota dimora di Dite”.

Lo scopo del guardiano, in questo caso, è bidirezionale. Impedisce che i morti escano e che i vivi entrino. Non è, quindi, un’entità che ha lo scopo di tutelare solo uno dei due ingressi, bensì entrambi. Questa tutela è sia del luogo e della santità dello stesso, ma anche, a livello filosofico, della giustizia di percorso di chi decide di affrontare quel transito. Nessun guardiano impedirà mai l’accesso a qualcuno che è pronto o degno di passare oltre quella soglia. Altresì si scaglierà con forza contro chi cercherà in ogni modo di violare o aggirare la sua mansione. Non si tratta di una forma di privazione, come potrebbe essere interpretata, al pari di un buttafuori di una discoteca che giudica il modo in cui siamo vestiti per capire se rispetta il dresscode della serata, bensì di una forma di rispetto del nostro stesso cammino, oltre che di sacralità del luogo cui è a guardia. Noi non possiamo valicare delle zone perché non siamo pronti. Ogni cosmologia ha luoghi che il viaggiatore può visitare e altri che non può visitare. Magari potrà farlo in un altro momento. Magari non potrà farlo mai. A protezione di questi c’è sempre un guardiano.

A volte questo guardiano ci può e ci deve mettere alla prova perché possiamo dimostrarci degni. In questo caso potrebbe richiederci un pagamento, come nel caso dell’obolo che offriamo a Caronte perché ci traghetti dall’altra parte dell’Acheronte, oppure porci un indovinello, come farebbe la sfinge o magari mettere alla prova la nostra determinazione, come capita nel film “La Storia Infinita” quando Atreyu si trova a dover consultare l’Oracolo del Nord e per raggiungerlo deve passare attraverso le due sfingi che possono guardare nel suo cuore e sentire se ha paura.

Anche se il guardiano apparentemente non c’è, posso garantirvi che è presente sempre. Se il passaggio è interdetto, sbarrato, se il guardiano per qualche motivo nega l’accesso, cercare di aggirarlo o ingannarlo è una delle idee più brutte e sconsigliabili che potreste mai avere e vi posso assicurare che ve ne pentirete.

Appoggiarsi a una cosmologia è funzionale per alcune azioni che possiamo compiere e, secondo me, è un passo propedeutico che fornisce una certa sicurezza. Quando si conosce bene una cosmologia si possono tastare ed esperire in sicurezza i limiti, i confini, i pericoli e gli elementi di disturbo e quando ci troviamo di fronte a essi, tendenzialmente siamo già in possesso delle informazioni utili ad affrontarli.

Se prendiamo come esempio la cosmologia egizia, vedremo come il viaggio che il defunto deve affrontare è descritto nei minimi dettagli nel Libro delle Due Vie e nel Libro dei Morti, dove sono inseriti tutti gli incantesimi per superare le difficoltà portate dai demoni e i geni elementali che incontrerà prima di trovarsi di fronte al tribunale divino. Se desideriamo utilizzare la cosmologia egizia, la conoscenza della sua topografia diventa oltremodo preziosa.

Tuttavia, appoggiarci su una cosmologia esistente ha anche i suoi limiti. Oggettivamente sono poche le popolazioni che hanno ideato una struttura che consente, anche in minima misura, di andare e tornare senza problemi, ivi compreso il fatto che non sempre dobbiamo muoverci per andare a consultare divinità o entrare nel regno dei defunti. Per ovviare a questo problema è costume, in molte tradizioni o gruppi che lavorano attivamente in astrale, creare una propria cosmologia condivisa che consenta a tutti i suoi membri di riconoscere dei precisi simboli e poterne fare uso.

Negli anni più recenti la cosmologia più nota e diffusa è stata ideata da Janet Farrar e Gavin Bone e inserita all’interno della Progressive Witchcraft, e si basa su un sistema legato al numero sette e agli elementi alchemici occidentali terra, acqua, fuoco, aria, più i tre elementi metafisici etere, mente e spirito. Per comodo questi sette elementi sono stati posizionati sui sette chakra della persona. Il sistema cosmologico ideato è meramente funzionale. Al contrario di tutte le topografie culturali antiche non ha insito al suo interno, e non pretende nemmeno di averlo, un significato escatologico. Si tratta di una creazione a tavolino condivisa tra gli aderenti della tradizione stessa, che siano iniziati oppure no, che abbiano acquistato il libro o seguito i seminari. È stata creata a uso e consumo degli stessi, appositamente per far permettere un agevole movimento tra i mondi e apprendere con maggiore sicurezza e controllo le nozioni utili a viaggiare per incontrare le guide, interpellare le divinità e svolgere anche avanzate pratiche di trance e possessione controllata oltre che, soprattutto, apprendere qualcosa di più su noi stessi e su ciò che desideriamo e pensiamo di voler o poter ottenere dal nostro cammino interiore.

Il viaggio attraverso questa cosmologia è appreso attraverso un sistema di sette meditazioni principali più altre approfondite ed è costruito per essere un piano cosmologico su base multidimensionale dove c’è un’asse principale che va a richiamare l’axis mundi e quattro mondi satelliti che lo intersecano in modo cruciforme. Il percorso, costituito da un’unica via che non permette deviazioni, descrive un sentiero spiraliforme che passa nei pressi delle soglie di ogni elemento alchemico e percorribile in due direzioni. La prima conduce dal punto di partenza in salita verso gli elementi (nell’ordine terra, aria, fuoco e acqua) descrivendo in maniera simbolica e visiva l’ascesa verso un tor, ossia una collina del tutto simile a quella che potete trovare a Glastonbury, sulla cui cima è possibile trovare un albero con una cavità che consente di discendere all’interno della terra lungo l’asse principale e una scala che conduce ai reami superiori. La seconda direzione, invece, conduce verso il basso, sempre condividendo il punto di partenza, fino a entrare automaticamente in un altro mondo grazie al passaggio attraverso un muro di nebbia. Sia lungo l’ascesa che nella discesa sono presenti guardiani a ogni soglia. Questi guardiani fungono da calibratori del mondo che si desidera visitare, inibendo l’ingresso a chiunque non sia pronto, ma assumono anche il ruolo di guide nel momento in cui l’accesso è consentito, conducendo il viaggiatore all’interno, dove potrà avere rivelazioni o ricevere le informazioni che è giunto a cercare. Lungo il cammino esistono poi delle scorciatoie verso i reami che possono essere prese qualora una persona abbia già esplorato i piani in diverse occasioni.

Come abbiamo detto, questo sistema è stato ideato ad hoc perché fosse funzionale, pertanto è snello, asciutto e assolutamente ideale a essere utilizzato in modo sicuro, pur rispettando le regole che lo contemplano. Inutile dire che come tutte le cose esiste una parte rivelata e una parte esoterica e mentre la prima è alla portata di chiunque abbia acquistato il libro, la seconda è riservata a chi ha seguito i seminari o, in modo ancora più profondo, è stato iniziato alla Progressive Witchcraft. Dal momento che non è il mio caso, dato che io non sono iniziato a nessuna tradizione ufficiale al momento, ho appreso questo metodo leggendo il libro e seguendo per due volte il ciclo di seminari a riguardo: una volta con un gruppo di studio e la seconda con Janet e Gavin in modo diretto. Anche se la mia esperienza di questo metodo è certamente parziale, dal momento che non mi è permesso conoscere l’aspetto esoterico più profondo riservato ai soli iniziati, l’averlo usato ai fini dell’apprendimento mi consente di poterlo applicare e usare.

IL TEMPIO ASTRALE

Quando abbiamo compreso come creare un corpo di luce, il passo successivo è quello di creare un tempio o un luogo in astrale. Questo stesso luogo può trovare una collocazione all’interno della cosmologia che noi abbiamo creato, se l’abbiamo creata, e può essere di natura condivisa o personale. Un esempio lo abbiamo con il Tempio di Iside di Dion Fortune, raggiungibile attraverso una lunga ed elaborata meditazione guidata che narra l’attraversamento del mare dei morti fino all’isola dove sorge. Questo luogo, che esiste realmente in astrale e che è stato costruito e tenuto attivo dai membri della Society of Inner Light, è visitabile in modo libero da chiunque.

Dion Fortune parla della sua creazione nel suo La Magia della Luna. “È grande la tentazione di servirmi della facile scorciatoia dei termini tecnici, ma se vi raccontassi che la mia amica e io iniziammo a lavorare alla costruzione del tempio astrale, non vi direbbe niente. Lasciate quindi che vi spieghi cosa facemmo e perché. Non posso rendere conto di come operano gli altri occultisti, soprattutto nei romanzi, né so sempre perché lo fanno, e talvolta dubito persino che lo facciano; io sono responsabile di me stessa e di coloro che appartengono alla mia Tradizione.

Prima di tutto, il luogo in cui praticare la magia è un luogo isolato e nascosto, perché nessuno deve sapere dove si trova essendo raggiungibile con il pensiero. In secondo luogo deve essere arredato con i simboli utilizzati durante il rituale e nient'altro, perché è un luogo in cui la mente deve concentrarsi. Terzo, sopra di esso deve essere costruito il tempio astrale, e questa è la parte veramente importante.

Questo è il modo in cui lo facemmo: ci sedemmo e lo immaginammo, nient'altro, ma l'immaginazione era quella di una mente preparata!

E così ci sedemmo, la mia amica e io, in quella buia stanza ottagonale nel punto più alto del tetto, e immaginammo il tempio di Iside come lo avevamo visto vicino alla Valle dei Re nei giorni gloriosi del culto. Lo immaginammo a grandi linee e poi in tutti i suoi particolari, descrivendo quello che vedevamo fino a che non riuscivamo a vederlo entrambe in modo sempre più chiaro. Immaginammo l'accesso attraverso il viale di sfingi dalla testa di ariete; la grande porta del muro di cinta; il giardino con il suo stagno di loti; i colonnati ombreggiati e la grande sala con le sue colonne. Ci immaginammo tutto questo com'era in ogni tempio della Dea da tempo immemorabile. E mentre lo facevamo alternativamente guardando e descrivendo, ci accorgemmo di non contemplarlo più con l'occhio della mente ma di camminarci in mezzo.

Dopo di che non fu più necessario uno sforzo di concentrazione perché la visione astrale aveva preso il sopravvento.”

La creazione del tempio astrale è un processo di magia evocativa di alto livello, ma non per questo necessita di particolari capacità perché sia svolto, purché, nel farlo, si rispettino delle direttive abbastanza importanti. Come ogni creazione in astrale, anche quella del Tempio è di sicuro facilitata dall’idealizzazione di una copia di qualcosa di esistente. Come possiamo leggere nel libro della Fortune: “sopra di esso deve essere costruito il tempio astrale”. Questo significa che per quanto noi possiamo possedere una mente allenata e immaginativa, sarà di sicuro più facile creare in astrale qualcosa che possiamo visualizzare nella nostra mente tramite un ricordo o tramite un luogo che conosciamo e che possiamo riprodurre con estrema facilità perché lo vediamo spesso.

Molti preferiscono lavorare in astrale in luoghi metafisici creando copie astrali di case o luoghi esistenti o idealizzati. Non è, di fatto, importante che ciò che noi creiamo esista realmente nel piano fisico. Se però abbiamo bene chiara in mente una situazione, sarà più facile per noi visualizzarla e manipolarla. Ciò che è importante, qualora decidiamo di farlo in questo modo, è sapere che ogni creazione astrale derivata da una copia di un luogo tuttora esistente sarà collegata in modo inevitabile a quello stesso luogo. Questo significa che ogni lavoro che noi faremo nel tempio astrale, per il principio della sincronicità che abbiamo già visto precedentemente, avrà ripercussioni anche sul tessuto astrale del luogo fisico in quanto sono strettamente collegati. È pertanto imperativo che lo spazio fisico sia sotto il nostro controllo e che sia pertanto sempre energeticamente pulito e armonizzato. Se così non fosse, qualsiasi attività che è svolta in quel luogo avrà risonanza astrale incontrollata anche sul nostro piano.

A tal proposito, quindi, per quanto più complesso, è consigliabile creare un tempio astrale (seguito a chiamarlo tale per comodità e per affinità al fatto che nasce come contesto sacro e legato alla spiritualità, ma può essere qualsiasi cosa) che sia manipolabile e identificabile come nostro e che ci consenta di partire da zero senza necessariamente rimanere ancorati a realtà che possono influire sul nostro lavoro. Non è necessario che il tempio astrale sia imponente come quello di Dion Fortune (che lasciatemelo dire, veniva da un’epoca dove la teatralità nell’esoterismo era parte del gioco), purché rispetti la funzionalità di ciò che andiamo cercando di fare al suo interno e che rispecchi il nostro sentire. Potrebbe essere uno chalet nel bosco come una radura; potrebbe essere una cripta come una collina; una biblioteca come un laboratorio alchemico. Ciò che conta è che dentro sia possibile trovare sempre ciò che ci serve per le operazioni che vogliamo fare.

Sopra ogni cosa, il tempio astrale deve essere sicuro. La predisposizione di sigilli o parole d’ordine da poter pronunciare per entrare sono una delle idee più comuni, ma nella creazione del tempio possiamo e dovremmo premurarci di creare anche dei guardiani che ne sorveglino l’integrità, prestando molta attenzione a far sì che questi non siano copie di esseri viventi realmente esistenti o anche solo esistiti, in quanto correremmo il rischio di legare la loro essenza astrale a quel luogo. Se, pertanto, nella costruzione vi viene in mente di introdurre anche un animale che possa fare la guardia, premuratevi che questo non sia il vostro animale.

Potrete visitare il tempio astrale in qualsiasi momento, sia mentre dormite, sia in stato di veglia, sia in stato meditativo. Più lo visitate più delineerete nei minimi dettagli l’arredamento e le peculiarità. Le prime volte sarà interessante notare come a ogni visita alcune cose che prima erano solo abbozzate le troverete complete. Anche se apparentemente in modo inconscio, il tempio astrale si adatterà alle vostre esigenze prima ancora che desideriate che queste si mettano in moto.

Più visiterete questo luogo in molteplici occasioni, più lo consoliderete in quanto la forza di coesione della materia astrale è dovuta alla capacità di visualizzare ciò che ci serve come ci serve fin nei minimi dettagli. Non bisognerebbe, pertanto, perdere occasione di visitare il tempio astrale e procedere nella sua formazione. Può essere importante anche procedere con la mappatura dello stesso tramite un suo disegno topografico, magari da svolgere prima di cominciarne la costruzione, in modo da sapere da dove partire. Non è nemmeno da escludere la possibilità di cominciare con una singola stanza e poi procedere a creare nuove ali o ambienti nel momento del bisogno. Tutto dipende solo dal nostro allenamento e alla nostra capacità di focalizzare e tenere ben fissa nella mente un’immagine, farla ruotare e muovere in tre dimensioni e giungere al punto di poterla toccare e percepire nei minimi dettagli con tutti i sensi fisici riprodotti in astrale.

Il tempio astrale può essere condiviso o personale. Nessuno ci impedisce di averne due per soddisfare entrambi gli scopi. Io ne ho uno personale che uso anche come campo base per le attività legate alla trance e ho sperato molto spesso di poterne avere uno condiviso con la mia congrega, senza mai riuscirci. Al suo interno possono essere svolte pressoché tutte le attività che svolgerete normalmente in una zona di casa vostra che riservate alla spiritualità, considerando che ogni cosa che fate in astrale ha più potere intrinseco di quello che fate sul piano fisico per il semplice fatto che “saltate un passaggio”. Questo significa che ogni incantesimo, o atto magico che compiamo direttamente in astrale ha un potere più elevato per il semplice fatto che, invece di creare una copia in astrale partendo dal piano fisico, pertanto lanciando uno strale verso l’alto e attendendo che torni giù per realizzare quanto comandato, noi creiamo direttamente qualcosa sul piano adeguato e attendiamo che si realizzi, senza la fatica di dover proiettare qualcosa. Questo fa una differenza sostanziale anche nel lavoro di guarigione, dove, tuttavia, a essere coinvolto nel modo particolare è il piano astrale stesso o i piani inferiori. Un tempio astrale potenzialmente può diventare un luogo dove incontrare e visualizzare i nostri pazienti nel momento in cui desideriamo curarli o dove poter lavorare con le nostre guide e i nostri compagni e compagne di cammino per apprendere ed esperire. Se opportunamente creato, quindi, con uno spazio condivisibile e uno no, è possibile che diventi una zona di incontro, un crocicchio.

La guarigione in astrale, come abbiamo detto, contemplerà più facilmente situazioni relative al corpo relativo e permetterà una visione molto più puntuale dei problemi. A differenza della visione astrale normale, che richiede, per la sua applicazione, un processo molto più lungo, appoggiarsi al viaggio e al tempio permette di vedere con più facilità situazioni in corso, attraverso soprattutto la visione dei colori. Ad esempio un trauma o una ferita verranno mostrate sul corpo astrale con colori ideali o come masse pregne che potremo armonizzare e disciogliere e che conserveranno, dentro di loro, la memoria di ciò che le ha causate. Il lavoro in astrale ci permetterà di agire in modo molto più diretto e puntuale, manipolando il corpo in un modo che, nell’intervento fisico, non è possibile. Non sarà diverso dal lavoro che potremmo fare di persona nel trattamento, ma avverrà in modo più diretto e pertanto efficace.