The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

La Casa e il Vetro


I Sogni
 

A cura di Proue
 


La Casa e il Vetro

Nel sogno mi trovavo a casa di un mio grande amico, che non era quella che ha adesso, era diversa, ma nel mio sogno sapevo che era casa sua. C'erano tutte le sue cose, anche se disposte in modo diverso da come sono in realtà. La casa era molto luminosa, quasi accecante, ma era tutta chiusa, non ricordo ci fossero finestre.
Ero lì e leggevo, da sola. Non so dove fosse il mio amico e non so perché mi trovassi lì. C'erano anche altri ragazzi, giovani, più giovani di me, che toccavano le sue cose incuriositi. Mi pare che uno avesse uno skateboard sotto il braccio, erano in tre. Io non li conoscevo, sapevo che non sarebbero dovuti essere lì, ma nel sogno continuavo a leggere senza dar loro conto, ignorandoli. Ricordo che avevo la consapevolezza che il loro essere lì non era affatto lecito, che Il mio amico si sarebbe arrabbiato, e che avrei dovuto mandarli via. Loro toccavano le sue cose, i suoi libri, commentavano. Uno citava a memoria il passo di uno di quei libri, ma non ricordo di cosa parlasse. Nonostante era chiaro che avrei dovuto mandarli via io restavo lì, senza dare loro importanza. Poi improvvisamente mi ritrovavo da un'altra parte, non ricordo come ci fossi arrivata.
Ero scalza, con un vestito bianco, leggero. Mi trovavo in un corridoio buio, pieno di ragnatele. Mi mettevo a correre perché dovevo andare da qualche parte, ma non avevo né paura né niente, solo fretta. Per terra c'era del vetro, quello verde delle bottiglie di birra, e io essendo scalza avevo paura di tagliarmi. Allora prendevo delle ciabatte vecchie, rotte, non so di chi fossero ma avevano l'aria di essere in quel posto da molto tempo. Poi continuavo a correre e comparivano Il mio amico e altra gente, nel sogno li conoscevamo, erano nostri amici, ma io sinceramente non so chi fossero, non li ho mai visti. Andavamo verso casa sua e mentre correvamo io cominciavo a capire che avevo lasciato quei ragazzi a casa di Il mio amico da soli, senza sorvegliarli. E capivo che erano ladri, non so, era confusa la situazione. Sta di fatto che comincio ad agitarmi e a correre per arrivare a casa sua prima che potesse arrivarci Il mio amico. Ero terrorizzata che quei ragazzi l'avessero derubato, che avessero messo la casa sottosopra. Non volevo che Il mio amico arrivasse prima di me.
Era tutto un insieme di corridoi bui, io giro e giro tra questi corridoi, sembrava un labirinto. Ricordo che sapevo che dovevo fare in fretta perché Il mio amico e gli altri erano dietro di me. Dopo parecchi minuti di corsa svolto in un corridoio che porta dritto all'entrata di casa di Il mio amico. Da lontano vedo che è aperta, e che davanti c'è una ragazza, quasi una bambina, piccola, inginocchiata, con i capelli corti neri, vestita di nero. Era accasciata, rivolgendo al corridoio le spalle. Era lì davanti casa tua, inginocchiata come le donne che mussulmane che pregano, in quella stessa posizione raccolta e sembrava piangesse. Però io la vedevo da dietro, non riuscivo a vederne la faccia. La porta della casa come dicevo era aperta, e usciva una luce abbagliante. In quel momento mi saliva il terrore perché capivo che lo avevano davvero derubato e che la casa era tutta sotto sopra. Tra la luce si intravedevano le cose gettate a terra, il disordine di un furto appena avvenuto. Sapevo che la ragazza era lì come a piangere qualcuno che era morto, anche se non era morto nessuno. Ma sembrava tanto triste, come se avesse perso tutto. Allora mi giravo per fermare Il mio amico che era dietro di me, non volevo vedesse quella scena. Sapevo che avrebbe sofferto e che sarebbe stata colpa mia, perché pur sapendo che quei ragazzi non avevano buone intenzioni me ne sono andata lasciandoli lì. Fermavo Il mio amico, gli sbarravo la strada con il mio corpo, lo spingevo indietro urlando mentre piangevo "no, Il mio amico, non andare, ti prego". Lui però era arrabbiato, come se avesse già capito prima ancora di vedere. Mi spingeva di lato e urlava "no devo vederlo anche io, devo vederlo! Molly, devo affrontarlo io". non ricordo le esatte parole ma diceva più o meno quelle cose. Mi spingeva con forza di lato. Io barcollavo e avevo le lacrime. Poi si metteva a correre verso la porta di casa sua. Io rimanevo indietro, spaventata e addolorata per non aver potuto fare nulla. Però poi quando lui arrivava davanti alla sua porta, dietro alla ragazzina inginocchiata, questa si alzava e lui improvvisamente si tranquillizzava, e mi diceva una cosa tipo "ma no Molly! è lei, tranquilla! è solo la ..." e diceva il nome della ragazza, che evidentemente conosceva bene. Mi pare che il nome iniziasse per N, una cosa tipo Nina, ma non me lo ricordo con precisione. Attualmente non conosco nessuna Nina né avevo mai visto quella ragazzina inginocchiata. Sentite le parole di Il mio amico, che sorrideva alla ragazzina, mi accorgevo all'improvviso che la casa era solo stata riordinata e ripulita, evidentemente dalla stessa ragazzina, che ormai si era alzata. La potevo vedere in volto, era giovane, aveva un volto serio e impassibile ma contemporaneamente sembrava tanto felice di vedere Il mio amico. Mi accorgevo che nulla era stato portato via. Come se il disordine che avevo visto prima me lo fossi immaginato. Era tutto impeccabile, ordinato e pulito, i libri sugli scaffali, niente era stato rubato. Era tutto al suo posto e Il mio amico entrava sereno in casa sua. L'ultima cosa che ricordo è lui che entra, sorridente, tranquillo. Io rimango nel corridoio, lontana. L'angoscia mi era passata, ma ero confusa, come se mi sfuggisse qualche spiegazione, come se mancasse qualche tassello. Non capivo cosa fosse successo. Poi mi sono svegliata.

Interpretazione

Nel sogno mi trovavo a casa di un mio grande amico, che non era quella che ha adesso, era diversa, ma nel mio sogno sapevo che era casa sua. C'erano tutte le sue cose, anche se disposte in modo diverso da come sono in realtà. La casa era molto luminosa, quasi accecante, ma era tutta chiusa, non ricordo ci fossero finestre.

L’ambientazione del sogno è netta, anche se, pare, non riconosciuta per reale. La casa viene però riconosciuta come appartenente ad una persona cara, che verosimilmente ha un rapporto con la sognante di grande stima e fiducia reciproca. La disposizione degli oggetti, diversa dalla realtà ma con elementi simili, fa pensare subito ad un clima di leggero disagio aleggiante nel sogno, le motivazioni di questo disagio saranno rese evidenti con altri particolari durante tutto il racconto onirico.

Ero lì e leggevo, da sola. Non so dove fosse il mio amico e non so perché mi trovassi lì. C'erano anche altri ragazzi, giovani, più giovani di me, che toccavano le sue cose incuriositi. Mi pare che uno avesse uno skateboard sotto il braccio, erano in tre. Io non li conoscevo, sapevo che non sarebbero dovuti essere lì, ma nel sogno continuavo a leggere senza dar loro conto, ignorandoli. Ricordo che avevo la consapevolezza che il loro essere lì non era affatto lecito, che il mio amico si sarebbe arrabbiato, e che avrei dovuto mandarli via. Loro toccavano le sue cose, i suoi libri, commentavano. Uno citava a memoria il passo di uno di quei libri, ma non ricordo di cosa parlasse. Nonostante era chiaro che avrei dovuto mandarli via io restavo lì, senza dare loro importanza.

Primo elemento, la sognante non conosce il motivo della sua presenza in casa, tanto più che il padrone di casa è assente. Il trovarsi, senza un apparente motivo, in casa d’altri già di per sé non permette uno stato d’animo tranquillo. Se poi aggiungiamo che il soggetto si accompagna a ragazzi non meglio identificati, sicuramente anch’essi estranei alla casa, il senso di inadeguatezza e indecisione sul da farsi aumentano fino a trasformarsi, come vedremo, in disagio forte. Un altro elemento è qui degno di nota. Vi è la consapevolezza di dover far qualcosa contro gli estranei che invadono (non solo fisicamente) lo spazio domestico dell’amico, seguita da una mancanza di coraggio, forse, per reagire e mostrarsi attiva contro lo stato di cose venutosi a creare.

Poi improvvisamente mi ritrovavo da un'altra parte, non ricordo come ci fossi arrivata.
Ero scalza, con un vestito bianco, leggero. Mi trovavo in un corridoio buio, pieno di ragnatele. Mi mettevo a correre perché dovevo andare da qualche parte, ma non avevo nè paura nè niente, solo fretta. Per terra c'era del vetro, quello verde delle bottiglie di birra, e io essendo scalza avevo paura di tagliarmi. Allora prendevo delle ciabatte vecchie, rotte, non so di chi fossero ma avevano l'aria di essere in quel posto da molto tempo. Poi continuavo a correre e comparivano Il mio amico e altra gente, nel sogno li conoscevamo, erano nostri amici, ma io sinceramente non so chi fossero, non li ho mai visti. Andavamo verso casa sua e mentre correvamo io cominciavo a capire che avevo lasciato quei ragazzi a casa di Il mio amico da soli, senza sorvegliarli. E capivo che erano ladri, non so, era confusa la situazione. Sta di fatto che comincio ad agitarmi e a correre per arrivare a casa sua prima che potesse arrivarci Il mio amico. Ero terrorizzata che quei ragazzi l'avessero derubato, che avessero messo la casa sottosopra. Non volevo che Il mio amico arrivasse prima di me.


Questa è una delle scene oniriche che più facilmente rimanda ai riti di iniziazione. Ci sono infatti molti elementi che si ritrovano simili in coloro che sognano di dover affrontare qualche sorta di “prova” per raggiungere un obbiettivo, che sia poi identificabile nella realtà con un fine pratico, uno stadio nuovo oppure semplicemente una nuova consapevolezza. Parliamo di labirinti (quindi viaggi/strade/scelte dove non è chiara la fine/il risultato), il fattore tempo (che in questo caso sembra l’unica vera preoccupazione del soggetto), e l’ostacolo dato dai pezzi di vetro (che ritengo interessante analizzare ed interpretare singolarmente). Completano il tutto la “veste” candida e i piedi scalzi, tipica iconografia dei novizi o, se vogliamo, proprio degli iniziandi. Parlavo del vetro. Fermiamoci un attimo ad analizzare questo elemento e cercare di capire perché l’inconscio della sognante abbia “scelto” proprio questo materiale come ostacolo.
Il vetro è stato da sempre croce e delizia dei popoli, è una di quelle materie più affini agli elementi naturali (acqua, terra, aria, fuoco), per la sua capacità di essere insieme, utile e dannoso, affascinante e diabolico, funzionale e pericoloso. (proprio come le piogge e le grandini, o il caldo tepore e gli incendi, o il vento che porta sollievo e le bufere….), trovarne pezzi, probabilmente taglienti, data la paura della sognante, sul pavimento di un percorso su cui camminare scalzi è senz’altro indice che il problema che il soggetto sta tentando di risolvere sia legato a una confusione “sentimentale” nei confronti dell’amico che con lei è protagonista del sogno. E’ possibile che per qualche ragione questa persona abbia finito per ricoprire più di un ruolo nella vita della sognante, rendendo a volte labile il limite (o l’equilibrio) tra stima e affetto ( o qcs di più?), o tra fiducia e invidia.

Era tutto un insieme di corridoi bui, io giro e giro tra questi corridoi, sembrava un labirinto. Ricordo che sapevo che dovevo fare in fretta perché Il mio amico e gli altri erano dietro di me. Dopo parecchi minuti di corsa svolto in un corridoio che porta dritto all'entrata di casa di Il mio amico. Da lontano vedo che è aperta, e che davanti c'è una ragazza, quasi una bambina, piccola, inginocchiata, con i capelli corti neri, vestita di nero. Era accasciata, rivolgendo al corridoio le spalle. Era lì davanti casa tua, inginocchiata come le donne che mussulmane che pregano, in quella stessa posizione raccolta e sembrava piangesse. Però io la vedevo da dietro, non riuscivo a vederne la faccia. La porta della casa come dicevo era aperta, e usciva una luce abbagliante. In quel momento mi saliva il terrore perché capivo che lo avevano davvero derubato e che la casa era tutta sotto sopra. Tra la luce si intravedevano le cose gettate a terra, il disordine di un furto appena avvenuto. Sapevo che la ragazza era lì come a piangere qualcuno che era morto, anche se non era morto nessuno. Ma sembrava tanto triste, come se avesse perso tutto. Allora mi giravo per fermare Il mio amico che era dietro di me, non volevo vedesse quella scena. Sapevo che avrebbe sofferto e che sarebbe stata colpa mia, perché pur sapendo che quei ragazzi non avevano buone intenzioni me ne sono andata lasciandoli lì. Fermavo Il mio amico, gli sbarravo la strada con il mio corpo, lo spingevo indietro urlando mentre piangevo "no, Il mio amico, non andare, ti prego". Lui però era arrabbiato, come se avesse già capito prima ancora di vedere. Mi spingeva di lato e urlava "no devo vederlo anche io, devo vederlo! Molly, devo affrontarlo io". Non ricordo le esatte parole ma diceva più o meno quelle cose. Mi spingeva con forza di lato. Io barcollavo e avevo le lacrime. Poi si metteva a correre verso la porta di casa sua. Io rimanevo indietro, spaventata e addolorata per non aver potuto fare nulla.

Ecco dunque il momento in cui la prova si affronta nel sogno. E, come è evidente dal racconto, il fulcro del tutto più che la prova stessa è stata l’attesa, e tutte le emozioni ad essa legate. Ed in effetti questa è una grande verità anche e soprattutto nella vita reale. Tutte le prove da affrontare sono, o vengono sentire, pesanti e insormontabili fino al momento in cui non vengono effettivamente affrontate, per poi scoprire, nella maggioranza dei casi, la preoccupazione o la paura o il timore di sbagliare erano enormemente amplificate rispetto alla reale circostanza. Questo però non ci impedisce puntualmente di vivere l’attesa delle prove piccole e grandi della nostra vita pieni d’ansia. Ansia che ovviamente contribuisce a preparare un terreno “pesante” per la prova in sé, che sia un esame, o una visita medica o passi più importanti della nostra vita. Potrebbe essere questo dunque il messaggio nascosto in questo lungo viaggio onirico.

Però poi quando lui arrivava davanti alla sua porta, dietro alla ragazzina inginocchiata, questa si alzava e lui improvvisamente si tranquillizzava, e mi diceva una cosa tipo "ma no Molly! è lei, tranquilla! è solo la ..." e diceva il nome della ragazza, che evidentemente conosceva bene. Mi pare che il nome iniziasse per N, una cosa tipo Nina, ma non me lo ricordo con precisione. Attualmente non conosco nessuna Nina nè avevo mai visto quella ragazzina inginocchiata. Sentite le parole di Il mio amico, che sorrideva alla ragazzina, mi accorgevo all'improvviso che la casa era solo stata riordinata e ripulita, evidentemente dalla stessa ragazzina, che ormai si era alzata. La potevo vedere in volto, era giovane, aveva un volto serio e impassibile ma contemporaneamente sembrava tanto felice di vedere Il mio amico. Mi accorgevo che nulla era stato portato via. Come se il disordine che avevo visto prima me lo fossi immaginato. Era tutto impeccabile, ordinato e pulito, i libri sugli scaffali, niente era stato rubato. Era tutto al suo posto e Il mio amico entrava sereno in casa sua. L'ultima cosa che ricordo è lui che entra, sorridente, tranquillo. Io rimango nel corridoio, lontana. L'angoscia mi era passata, ma ero confusa, come se mi sfuggisse qualche spiegazione, come se mancasse qualche tassello. Non capivo cosa fosse successo. Poi mi sono svegliata.

Ed in effetti, proprio quando la prova è in atto, è evidente che dopo la confusione iniziale data dalla reazione dell’amico di fronte alla casa, l’atmosfera, così come il suo stato d’animo, si alleggeriscono tremendamente, compresa la verifica che la casa sia in ordine e a posto, non come si immaginava. Quanto alla ragazza in ginocchio posso presupporre che si tratti della proiezione della parte razionale o, se vogliamo, saggia della stessa sognante che, di fronte alla perdita della calma per il tempo che stringeva, la paura di essere giudicata e, assieme, di poter provocare un dispiacere al suo amico si è presentata al loro cospetto per “rimettere le cose a posto” e per suggerire, forse, che un modo per farlo esiste sicuramente nella vita reale.