The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

La Dea Guerriera


I Sogni
 

A cura di Proue
 


La Dea Guerriera

Ho sognato una donna. Alta, con la carnagione chiara, bionda con lungi capelli, trattenuti in una corona dorata. Vestita in una armatura di metallo da guerriero, anch’essa dorata, che le copriva solo il busto, lasciando le braccia e le gambe libere.
Era su una biga tutta d’oro e ricoperta di pietre preziose, ma no è calata in un contesto riconoscibile, intorno a lei il nulla.
In mano aveva le redini, ma nulla trainava il mezzo.
Era come se fosse il vento a trainare la biga, che correva velocissima.
Io la vedevo frontalmente, come se mi venisse in contro.
Ad un certo punto, il veicolo sbanda urtando qualcosa di invisibile, ed il braccio destro le viene troncato di netto all’altezza della spalla.
La donna continua a correre come il vento, tenendo le redini della biga con la mano sinistra.
Non c’è sangue.
Non una smorfia di dolore.
Come se non fosse accaduto nulla.
Quella descritta è la tipica rappresentazione iconoplastica delle dee/regine/guerriere. La leggerei come la resa del femminile nella coscienza del soggetto. Mi soffermo in particolare sull’oro che, oltre ad essere per tradizione culturale simbolo di ricchezza ed agio, propria quindi della situazione della regina/guerriera, simboleggia in cromoterapia il tripudio del sole, dei frutti maturi, dell’abbondanza anche a livello di doni della natura, e di fertilità, tutte caratteristiche che si possono comunque iscrivere nei tratti femminili di cui parlavamo.

Era su una biga tutta d’oro e ricoperta di pietre preziose, ma no è calata in un contesto riconoscibile, intorno a lei il nulla.

Anche questo elemento, il nulla, mi porta a pensare che la risoluzione del sogno non sia riconducile alla vita concreta, ma all’esternazione di un concetto astratto. Il nulla distoglie la concentrazione dall’”altro” e la concentra totalmente sul soggetto unico. Questo è il modo che ha il nostro cervello di “selezionare” le informazioni importanti ed i messaggi su cui vuole che lavoriamo.

In mano aveva le redini, ma nulla trainava il mezzo.
Era come se fosse il vento a trainare la biga, che correva velocissima.


Altro elemento che rappresenta l’etereità del concetto. Il vento, un movimento senza forza motrice. Un ottimo modo di rendere la staticità nel continuo divenire.

Io la vedevo frontalmente, come se mi venisse in contro.

Qui abbiamo un tipico fenomeno di “specularità”, il sogno prende vita e si propone come immagine speculare del sognatore, che è allo stesso tempo attore e spettatore della scena che sogna.

Ad un certo punto, il veicolo sbanda urtando qualcosa di invisibile, ed il braccio destro le viene troncato di netto all’altezza della spalla.
La donna continua a correre come il vento, tenendo le redini della biga con la mano sinistra. Non c’è sangue.
Non una smorfia di dolore.
Come se non fosse accaduto nulla.


La scena, che finora sembrava immutata, nella sua stabilità plastica, ora cambia per un piccolo particolare. Il braccio si spezza a causa di un elemento disturbante, che però non è riconoscibile. Questo mi porta a pensare ad un agente esterno, non abbastanza importante da esser registrato dalla mente conscia durante il sonno, ma interessante abbastanza da mutare la situazione.
Nella tradizione popolare sognare di perdere un arto significa trovarsi davanti al tramonto di un ideale, il fatto però che ci si concentri di più sul continuare della statua a correre come se niente fosse successo mi farebbe porre l’attenzione sulla voglia, desiderio, o la necessità di andare avanti, senza avere il tempo o la forza di fermarsi davanti agli intoppi. Questa non è ovviamente sempre un comportamento positivo. L’ignorare le esigenze che ci si pongono davanti con il mutare del tempo e delle condizioni ci porta a perdere la consapevolezza della “accidentalità” della vita, quell’elemento che se assorbito bene, aiuta ad approfittare dei cambiamenti aspettati o meno che ci troviamo ad affrontare, ed a volgerli, quando è possibile, a nostro favore.