The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

La Firma


I Sogni
 

A cura di Proue
 


La Firma

La scena si svolge in delle specie di sotterranei...
l'ambiente è ben illuminato da fiaccole appese al muro e non capisco se era la pietra o la luce delle fiaccole o entrambi a dare alla pietra il colore della segatura.
Dentro il sotterraneo c'è un lungo tavolo di legno e siamo una moltitudine riunita lì, tutti seduti ognuno al suo posto.
Non riconosco nessuno poichè siamo tutti incappucciati e vestiti con tunica e mantello (stile ku klux klan, cambiava solo il colore). I nostri abiti erano di un rosso molto scuro, quasi nero.
Uno alla volta ci alziamo e andiamo fino ad una specie di leggio in pietra bianca (forse marmo) con sopra un libro dalla copertina in pelle nera sulla quale è scritto "Libro dei Difensori" (so che sembra ridicolo ma ricordo questo particolare) in caratteri dorati e ognuno firma con una piuma intinta in un inchiostro nero. Torno al mio posto e attendo che tutti abbiano firmato. Dopo il "capotavola" si alza e imponendo le mani (più o meno come un sacerdote cattolico quando recita la preghiera di benedizione per l'ostia e il vino) e dice con solennità e fermezza: "Ora andate e fate quel che Dovete..."


Dopo mi sono svegliato.

La scena si svolge in delle specie di sotterranei...
l'ambiente è ben illuminato da fiaccole appese al muro e non capisco se era la pietra o la luce delle fiaccole o entrambi a dare alla pietra il colore della segatura.
Dentro il sotterraneo c'è un lungo tavolo di legno e siamo una moltitudine riunita lì, tutti seduti ognuno al suo posto.

Non sono riportate nel racconto del sogno le sensazioni provate nei confronti dell’ambientazione. Si parla di un sotterraneo, probabilmente a cunicoli, che si rivela piuttosto illuminato, seppur di luce artificiale (neanche tanto visto che si tratta, sembra, di fiamma viva). Nonostante dunque quello che può sembrare un clima ostico e restrittivo, il sogno scorre dunque tranquillo senza particolari stati d’ansia riportati.
Il clou del sogno però arriva ora, quando è chiaro, se non lo fosse stato prima, il perché del ritrovo sotterraneo. C’è un gruppo di persone riunite che sembra in attesa del sognante per cominciare qualcosa. Anche qui comunque non trapela dal racconto alcun tipo di ansia o timore nei confronti di ciò ce sta per accadere, per cui presumo che il sentimento predominante della situazione, e probabilmente, con il senno di poi, di tutto il sogno, sia la consapevolezza.
Non riconosco nessuno poichè siamo tutti incappucciati e vestiti con tunica e mantello (stile ku klux klan, cambiava solo il colore). I nostri abiti erano di un rosso molto scuro, quasi nero.
Questo stralcio di racconto contiene la maggior parte delle informazioni “sensibili” che il sogno nasconde.
Il primo punto fondamentale è la totale assenza di fisionomia dei presenti nel sogno. Il soggetto non “vede” o riconosce nessuna delle persone intorno al tavolo a causa del loro travestimento. Questo serve ad improntare ed a non distogliere l’attenzione dal sognante stesso, che infatti resta assoluto protagonista del sogno intero.
Cominciano a delinearsi i primi messaggi inconsci di cui il sogno è portatore. La consapevolezza di cui parlavo prima è decisamente legata ad un “segreto” o una “verità” di cui il sognante oggi è (o sarà presto) portatore. Per fortuna tutti gli elementi del sogno indicano che il soggetto abbia sentore dell’importanza della verità che custodisce ma che abbia trovato con questa responsabilità una sorta di equilibrio.
Quanto al rosso scuro della veste cerimoniale è possibile che indichi la natura dell’oggetto: Probabilmente legato ad una relazione di coppia o ad una nuova nascita (fisica forse, o anche un progetto che poterà denaro/sostentamento).
Uno alla volta ci alziamo e andiamo fino ad una specie di leggio in pietra bianca (forse marmo) con sopra un libro dalla copertina in pelle nera sulla quale è scritto "Libro dei Difensori" (so che sembra ridicolo ma ricordo questo particolare) in caratteri dorati e ognuno firma con una piuma intinta in un inchiostro nero. Torno al mio posto e attendo che tutti abbiano firmato.
L’atto di firmare, con grande serietà e cerimonialità, un documento, riporta alla mente razionale una sorta di ufficializzazione della responsabilità che deriva da voler intraprendere questo progetto o semplicemente custodire questo segreto. Riflettevo sul simbolismo della condivisione (firmano più persone, una dopo l’altra) e mi sembra palese che questo denoti la necessità, comunque, di poter alleggerire il peso di questa conoscenza con qualcuno che possa accoglierla e difenderla come il protagonista.
Ecco dunque che il secondo messaggio del sogno diventa chiaro. Il soggetto si vedrà a breve coinvolto nella ricerca di qualcuno di fidato con cui poter condividere la visione/il segreto/il progetto che ha tra le mani. Dopo il "capotavola" si alza e imponendo le mani (più o meno come un sacerdote cattolico quando recita la preghiera di benedizione per l'ostia e il vino) e dice con solennità e fermezza: "Ora andate e fate quel che Dovete..."
E’ proprio in questo stralcio di sogno che è meglio racchiusa l’ufficializzazione della consapevolezza di cui parlavamo all’inizio. E’ presente un beneplacito da parte di una non identificata autorità superiore. Di qualcuno, comunque, che viene rispettato per la sua autorevolezza, (è vestito come tutti e quindi non si tratta di autorità) e probabilmente per chi sogna è l’incarnazione del rispetto riconosciuto perché dato dal basso e non imposto. Il messaggio è chiaro, si tratta evidentemente di una ricerca, paziente e costante, di approvazione. Forse l’atteggiamento di gelosa e timorosa difesa nei confronti dell’oggetto da tutelare è un po’ esagerato. Forse per l’aprirsi verso qualcuno che possa accettare e condividere la cosa i tempi sono diventati maturi. Del resto il sogno parla chiaro. Le carte sono in regola. E la condivisione di un ideale o di una missione non implica per forza l’apertura verso l’intero mondo. Alcune cose, per quanto forti e giuste, hanno bisogno di una incubazione lunga e paziente per poter poi essere presentate agli occhi del mondo. Ma una mano ed un sostegno da parte di chi può accoglierle e farle sue con entusiasmo non fa mai male. La condivisione è una delle gioie più grandi che esistano.