The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

La Taverna


I Sogni
 

A cura di Proue
 


La Taverna

Mi trovavo con alcuni amici in una taverna sotto casa dei miei. Se non per il fatto che a casa dei miei non c'è alcuna taverna ma solo una cantina. Era uno spazio molto ampio con alcuni divani posti uno di fronte all'altro a formare un ferro di cavallo e un tavolino nel mezzo, come un salotto. C'era anche un maxischermo appeso alla parete e un caminetto dalla parte opposta, oltre che delle librerie piene di libri.
Una parte della zona era totalmente in ombra e c'erano alcuni oggetti accumulati che rimanevano nell'oscurità e che io non potevo vedere. La luce era semi laterale e illuminava in parte gli amici stesi sui divani. La zona era comunque di penombra.
Per un non ben precisato motivo mi sono spostato tra due immense librerie, piene di libri che formavano uno stretto corridoio da cui, in fondo, potevo vedere l'uscita dalla taverna (che razionalmente continuavo a considerare la cantina dei miei genitori). Sul muro a destra c'era una finestrella orizzontale che si apriva a ribalta.
A terra, sul terreno polveroso, c'erano due vasetti di vetro. Uno di essi conteneva del latte, mentre l'altro era vuoto, ma anch'esso era sporco. Sulla libreria sulla destra invece, c'era sparso del mais. Non crudo, ma come se fosse appena stato tirato fuori da una latta. Ho raccolto una manciata di mais e l'ho messa in bocca e quello che è caduto a terra l'ho messo nel vasetto vuoto, trovando nel contempo delle briciole di altro cibo sparso a terra. Ho così pensato che le formiche sarebbero arrivate e che sarebbe stato un problema, così ho raccolto le briciole e le ho messe assieme al mais nel vasetto.
In quel momento è arrivato un serpente dalla parte opposta del corridoio tra le librerie che ad un tratto si è fatto strettissimo e non riuscivo a girarmi per andarmene. Il serpente si è avvicinato e io ho visto che era una vipera. Io non riuscivo ad alzarmi perché in qualche modo ero incastrato tra le due librerie, così l'ho bloccata con il ginocchio temendo che potesse mordermi e ho cominciato a chiedere aiuto agli amici che erano sui divani, avvisandoli di ciò che stava succedendo.
A quel punto è arrivato un mio amico dalla parte opposta che ha scacciato via la vipera. Ma proprio mentre la mandava via ne ho vista un'altra e lui ha scacciato anche quella. Sono così riuscito ad uscire dal corridoio tra le librerie e mi sono preoccupato a che le vipere non fossero state uccise ma solo mandate via. Il mio amico mi ha confermato che non le aveva uccise.
Mi sono così svegliato bilanciato tra la preoccupazione che le vipere fossero ancora in giro per quella taverna, ma anche dal sollievo che non fossero state uccise.

Mi trovavo con alcuni amici in una taverna sotto casa dei miei. Se non per il fatto che a casa dei miei non c'è alcuna taverna ma solo una cantina. Era uno spazio molto ampio con alcuni divani posti uno di fronte all'altro a formare un ferro di cavallo e un tavolino nel mezzo, come un salotto. C'era anche un maxischermo appeso alla parete e un caminetto dalla parte opposta, oltre che delle librerie piene di libri.

L'ambientazione porta in sé tutti gli elementi legati ad una trasposizione del subconscio contro una realtà troppo caotica, che sembra essere condizione attuale del sognante.
Divani da atmosfera chill out, tavolini da salotto e librerie piene di tomi sono elementi normalmente associati anche consciamente ad ambienti in cui il silenzio, l'ordine e la tranquillità regnano sovrani.
Creare inconsciamente una scenografia di questo tipo è sentore di un desiderio, probabilmente che sfocia in un bisogno, di quiete e di stasi per riposare la mente.

Una parte della zona era totalmente in ombra e c'erano alcuni oggetti accumulati che rimanevano nell'oscurità e che io non potevo vedere. La luce era semi laterale e illuminava in parte gli amici stesi sui divani. La zona era comunque di penombra.
Il concetto di “riposo” viene riproposto anche dall'illuminazione, che non mette per forza a fuoco ogni oggetto, anzi lascia in una rilassante penombra elementi probabilmente poco importanti.


È anche interessante notare come buona parte del racconto sia minuziosamente descrittivo di tutti gli elementi di ambientazione. Non si parla di quello che si sta facendo, di come ci si sente, ma il soggetto è concentrato sul riportare tutto quello che ha intorno, come se quest'ultimo fosse l'oggetto vero dell'attività onirica, la ri-creazione inconscia di un piccolo tempio di pace, dove il sognante si senta a proprio agio (tanto da aver identificato il posto immaginario sotto la casa dei propri genitori e, dunque, un luogo in cui si presuppone si senta assolutamente a proprio agio.

Per un non ben precisato motivo mi sono spostato tra due immense librerie, piene di libri che formavano uno stretto corridoio da cui, in fondo, potevo vedere l'uscita dalla taverna (che razionalmente continuavo a considerare la cantina dei miei genitori). Sul muro a destra c'era una finestrella orizzontale che si apriva a ribalta.

La prima azione consiste in un movimento non ragionato, che porta il sognante a spostarsi. La presenza degli amici probabilmente non permette ancora la quiete che il soggetto sta cercando, e questa condizione lo porta ad allontanarsi. L'appartarsi da solo in un antro stretto e buio è una azione che ha dell'archetipico. Ci si legge senza difficoltà un tremendo bisogno di ritorno alla Terra e tutto ciò che lei rappresenta.
Parliamo dunque di riposo, protezione, ozio, stasi, copertura e silenzio.

A terra, sul terreno polveroso, c'erano due vasetti di vetro. Uno di essi conteneva del latte, mentre l'altro era vuoto, ma anch'esso era sporco. Sulla libreria sulla destra invece, c'era sparso del mais. Non crudo, ma come se fosse appena stato tirato fuori da una latta. Ho raccolto una manciata di mais e l'ho messa in bocca e quello che è caduto a terra l'ho messo nel vasetto vuoto, trovando nel contempo delle briciole di altro cibo sparso a terra. Ho così pensato che le formiche sarebbero arrivate e che sarebbe stato un problema, così ho raccolto le briciole e le ho messe assieme al mais nel vasetto.

Altri due elementi archetipici entrano in scena, il latte ed il mais.
Per quanto riguarda il bianco nutrimento, è chiaro un legame molto forte con la maternità, una regressione dunque ad una età infantile, dove preoccupazioni e responsabilità non sono fattori conosciuti e da affrontare.
Aggiungerei anche, analizzando la figura dei due vasetti, un rimando alla carta dei tarocchi della temperanza. Il vasetto pieno ed il vasetto vuoto, ma dove è chiaro che prima c'era del latte, potrebbe riferire all'azione della donna vestita di azzurro che travasa fluido da una coppa all'altra. E, con essa, a tutto il significato insito nella carta, che in questo caso potrebbe essere facilmente identificabile con l'attesa per il rinnovamento, la pazienza per qualcosa che arriva con i suoi tempi, anzi... stando ai due vasetti già in terra, a qualcosa che è lì lì per arrivare.
Il mais invece è fonte di nutrimento tra le più pure e antiche. Anche l'atto di raccoglierne dal pavimento e mangiarne rispecchia il bisogno di sostegno fisico e morale che il sognante cerca.
Il raccogliere il cibo superfluo e metterlo al riparo (nel caso del sogno non lasciarlo alle formiche) è un altro gesto tipicamente legato all'elemento Terra, nella sua accezione di fonte di nutrimento e sostentamento.
Si direbbe quasi che il soggetto possa avere delle nuove belle ma molto impegnative in arrivo (nuovi progetti che vanno in porto? Nuove nascite?) di cui non è ancora razionalmente consapevole, o per cui fa fatica a prepararsi.
In quel momento è arrivato un serpente dalla parte opposta del corridoio tra le librerie che ad un tratto si è fatto strettissimo e non riuscivo a girarmi per andarmene. Il serpente si è avvicinato e io ho visto che era una vipera. Io non riuscivo ad alzarmi perché in qualche modo ero incastrato tra le due librerie, così l'ho bloccata con il ginocchio temendo che potesse mordermi e ho cominciato a chiedere aiuto agli amici che erano sui divani, avvisandoli di ciò che stava succedendo.

La vipera è uno di quegli animali che porta con sé simbolismi e significati storicamente negativi, in questo contesto è chiaro che l'azione del serpente non ha nulla di negativo.
Il soggetto non riporta che l'animale sia minaccioso, né pericoloso. Tantomeno si parla di sensazioni di paura, ribrezzo o angoscia.
È chiaro che la vipera rappresenta in questo sogno la sua accezione di cambia-pelle, quel cambiamento che si prospetta nel prossimo futuro del sognante e che lui cerca in tutti i modi di scacciare, ritardare, evitare. Tutto fa pensare che in realtà la novità sarà imminente, o almeno la notizia che porterà la conferma. Ed infatti il soggetto razionalmente non vuol ammettere ma inconsciamente sembra abbia già una idea, come è evidente dai segni onirici, e dunque la consapevolezza.
Che si tratti del frutto della sua potenza sessuale (altra accezione del serpente), o del riconoscersi a forza in un altro ruolo (all'interno del campo affettivo, familiare, o professionale) è da valutare.

A quel punto è arrivato un mio amico dalla parte opposta che ha scacciato via la vipera. Ma proprio mentre la mandava via ne ho vista un'altra e lui ha scacciato anche quella. Sono così riuscito ad uscire dal corridoio tra le librerie e mi sono preoccupato a che le vipere non fossero state uccise ma solo mandate via. Il mio amico mi ha confermato che non le aveva uccise. L'aiuto per evitare ancora una volta di affrontare una realtà in avvicinamento è andato a buon fine, ma resta una amarezza di fondo o, forse la consapevolezza che non si può scappare per sempre. E quindi il dubbio che al serpente alla fine non sia fatto del male.

Mi sono così svegliato bilanciato tra la preoccupazione che le vipere fossero ancora in giro per quella taverna, ma anche dal sollievo che non fossero state uccise.

Insomma, il sogno tutto sembra una specie di iniziazione, di preparazione a ciò che accadrà a breve al soggetto del racconto onirico, in tutte le sue parti:
La scoperta, il dubbio, il rigetto, e la ricerca di una nuova consapevolezza.
Auspichiamo che egli possa fare frutto di questa analisi per prepararsi al meglio, e non temere, quello che il futuro gli porterà.