The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Le Nadi

 

 

Le Nadi

 

Esplorando i centri energetici del corpo, è facile concepire i Chakra come punti energetici di trasmissione di energia pranica. Quando questi centri sono disarmonici, il Prana non scorre come dovrebbe, portando con sé svariati tipi di problemi e difficoltà sia di tipo fisico, che emotivo, che sottile. Se i centri, quindi, possono essere visti come punti di scambio di questa energia, di fatto possiamo contare sulla presenza di canali energetici che favoriscono lo scorrere di questa stessa energia. Questi canali, nella tradizione indù e quindi anche nella teosofia, sono noti come Nadi.

Il termine Nadi deriva dal sanscrito nad che significa “movimento” o anche “vena” e “canale”, ma anche “un flusso corrente”, e di fatto sono i canali attraverso cui il Prana ha modo di scorrere, energizzando tutti i corpi dell’essere umano, da quello fisico ai più sottili. Non esiste un numero certo di questi canali all’interno del corpo. Alcune tradizioni sostengono che siano 72.000, altri che siano 300.000, mentre altre ancora molte di più. In effetti l’unica cosa che è certa a riguardo è che tutti i corpi dell’uomo sono irrorati dal Prana proprio grazie alle Nadi, le quali favoriscono e permettono all’essere umano non solo di poter quindi rigenerare i propri corpi, ma anche di proiettare questa stessa energia al di fuori di sé, favorendo in questo modo la rigenerazione di altre persone, attraverso pratiche di guarigione come la “pranoterapia”.

 

Se osserviamo quindi il sistema globale del flusso energetico del corpo, possiamo notare come i sette Chakra principali siano posizionati in modo allineato su una linea verticale che coincide con la spina dorsale. Abbiamo un punto di ingresso e uno di uscita sulla sommità e alla radice della stessa. Questa linea, di tratto eterico, è di fatto una delle tre Nadi principali ed è nota come Sushumna. Negli esseri umani la Sushumna è il canale principale che sale lungo l’asse delle trentaquattro vertebre, partendo quindi da Muladhara per terminare in Sahasrara. Ad affiancare Sushumna esistono due ulteriori Nadi più importanti, tra quelle conosciute: Ida e Pingala. Queste due Nadi salgono lungo la colonna di Sushumna separandosi da Muladhara, incrociandosi in prossimità del secondo, terzo, quarto e quinto chakra per poi ricongiungersi al livello del naso, sulle due narici.

Secondo alcune teorie, le due Nadi Ida e Pingala si incrociano lungo l’asse di Sushumna in corrispondenza dei centri del nostro corpo, secondo altre, invece, l’incrocio avviene a metà strada tra i chakra. Secondo alcune visioni, il loro viaggio comincia dal plesso coccigeo per terminare alle narici, secondo altre, invece, il loro viaggio termina proprio sul sesto chakra.

Qualsiasi via desideriamo sposare, è facile associare l’immagine delle tre Nadi principali al simbolo alchemico del Caduceo ermetico, dove Ida e Pingala sono rappresentati dai due serpenti che si arrotolano per quattro spire e mezzo lungo l’asse del bastone e che si affrontano muso a muso sulla sua estremità superiore. Sulla cima ci sono due ali spalancate, esattamente nel punto dove si troverebbero i due petali di Ajna, corrispettivi dei due lobi del cervello. La cima del bastone di cui il Caduceo è costituito, sormontata da una sfera, andrebbe quindi a posizionarsi esattamente su Sahasrara.

 

I due serpenti rappresenterebbero in questo caso l’energia solare e sulfurea, quindi calda e secca, e quella lunare e mercuriale, quindi fredda e umida; il bastone, nel mezzo, va a posizionare l’asse del’IO, che tramite le due correnti, quella maschile di Pingala e quella femminile di Ida, trova la sua evoluzione nella coesione tra spirito e materia e tra i due poli opposti dell’universo stesso, costituito dai quattro elementi. Le ali, quindi, vanno a simboleggiare la connessione tra uomo e Dio, quindi l’intelligenza suprema che mantiene l’equilibrio tra le due energie, che possono andare a colmare ogni forma di aspetto duale alchemico, ermetico, magico o religioso che l’essere umano abbia mai inventato: luce e oscurità, bene e male, sono solo alcuni degli aspetti che possono essere considerati.

L’equilibrio rappresentato dal Caduceo è quindi simbolo di salute ed è una chiara manifestazione simbolica del sistema energetico degli esseri umani. Esistono molteplici interpretazioni per questo simbolo, che tuttavia non ci interessano in questo contesto. Secondo alcuni studiosi, tuttavia, il Caduceo, così come il bastone di Esculapio, divengono simboli di medicina per la loro assonanza con l’antica tecnica medica di rimozione di un tipo di parassita sottocutaneo, il Dracunculus medinensis, noto anche come Filaria di Medina, che veniva rimosso con grande cura proprio arrotolandolo intorno a un piccolo bastoncino.

 

IDA

Ida è una delle tre Nadi principali e si avvolge intorno a Sushumna, partendo da Muladhara, fino a cinque spire e mezzo, terminando la sua corsa nei pressi della nostra narice sinistra o, secondo alcuni, esattamente su Ajna. La sua energia è legata alla polarità femminile, pertanto è associata a un’energia di tipo lunare e negativo. Il suo nome è pertanto anche Chandranadi, dalla parola Chandra, che significa “luna”. Ha un ruolo determinante nell’organismo fisico: quello di mantenere in equilibrio l’apparato digerente attraverso le secrezioni enzimatiche e di influenzare il sistema parasimpatico, oltre che favorire il flusso di acido urico, permettendo così la purificazione del corpo dalle tossine e il riciclo di energia fresca, favorendo così il corretto lavoro delle reni e delle viscere.

A livello psicologico, invece, Ida svolge il compito di destrutturare il nostro Io, permettendoci così di godere della nostra creatività e di mantenere un più facile contatto con il nostro sesto senso, i nostri istinti e il nostro inconscio.

 

PINGALA

Pingala è la seconda delle tre Nadi principali. Si avvolge intorno a Sushumna, partendo da Muladhara, per cinque spire e mezzo, terminando la sua corsa nei pressi della nostra narice destra, o come abbiamo detto, secondo altre visioni, sul lobo destro di Ajna. La sua energia è legata alla polarità maschile, pertanto associata a un’energia solare e positiva. Il suo nome è anche Suryanadi, dalla parola Surya, che significa “sole”. Il suo ruolo determinante nell’organismo fisico è legato al sistema nervoso simpatico; in quanto legato all’energia positiva e maschile, favorisce quindi l’attivazione del metabolismo, la diffusione dell’adrenalina e il controllo del battito cardiaco. Il suo ruolo è anche legato ai movimenti peristaltici e la muscolatura.

A livello psicologico, Pingala rappresenta il nostro Io, rafforzandolo e favorendo quindi il raggiungimento della consapevolezza della nostra individualità nei confronti del mondo. Favorisce la concretizzazione dei nostri progetti e lo sviluppo di un senso critico e analitico

 

SUSHUMNA

Si tratta del canale principale del sistema energetico dei Nadi ed è situato esattamente lungo l’asse cerebrospinale: inizia nel coccige per terminare, nel suo splendore, sull’estremità della testa. Nella mitologia indù è situato in quello che è noto come Merudanda, che è definibile come l’axis mundi del nostro corpo. Sempre nella visione induista, Sushumna è di colore rosso, e, nella maggior parte degli esseri umani, è dormiente, in quanto comincia ad attivarsi grazie al risveglio e l’ascensione della Kundalini.

Questo canale centrale svolge il compito di portare l’energia dall’alto verso il basso, manifestando, in un certo modo, ciò che è il potere divino nella carne. I chakra, situati lungo quest’asse, sono i punti di forza o i centri intermedi di passaggio, di inizio e di fine, che l’energia che scorre deve percorrere. Ogni tipo di Nadi fa riferimento e si interseca comunque a Sushumna, qualunque parte del corpo raggiunga.

Dal momento che si ritiene che Sushumna, in linea di massima, sia in uno stato di “inespressione”, uno stato che può essere modificato solo grazie al risveglio del potere della Kundalini, che vedremo più avanti, tutte le Nadi minori che corrono nel nostro corpo sono mantenute in costante flusso dalle altre due Nadi principali, positiva e negativa. Nel momento in cui la Kundalini si risveglia, risale lungo Sushumna aprendo completamente i chakra nella sua ascesa e addormentando di conseguenza le due Nadi laterali.

 

LE DIVERSE TIPOLOGIE DI PRANA TRASPORTATE DALLE NADI

Oltre a questi tre canali, come abbiamo visto, sono presenti nel nostro organismo migliaia di Nadi che attraversano tutta la superficie del nostro corpo, come una vera e propria mappa di strade che conducono energia, irrorando ogni nostra cellula. Il corretto scorrere di questa energia favorisce il nostro benessere fisico a livello eterico, pertanto è consono riflettere sul fatto che blocchi energetici nel flusso di Prana attraverso le Nadi portano a svariate problematiche e squilibri che, se ignorati, si manifesteranno sul corpo fisico in diversi modi e attraverso diversi disturbi.

Tuttavia, per quanto si parli sempre di Prana, è corretto sottolineare che attraverso le Nadi è possibile identificare cinque tipi di energia diversa che, in diverso modo, si distribuiscono nel nostro corpo con differenti compiti e differenti caratteristiche. Questi cinque tipi di energia sono diverse emanazioni del Prana cosmico. Ad ogni modo per prima cosa è bene capire cos’è il Prana.

Questo tipo di energia, di cui si sente spesso parlare e che ha radici in molte culture diverse e con nomi differenti, porta questo nome per via della composizione delle sillabe sanscrite “Pra”, che significa “costanza”, e “Na”, che significa “movimento”: pertanto significa “movimento costante”. Nella sua forma descrittiva, come spesso capita e come abbiamo avuto modo di vedere negli articoli sui Chakra, il Prana è una forma attiva di energia che comincia la sua manifestazione dentro l’organismo sin dal concepimento.

Il Prana è sia un’energia mentale che un’energia vitale, pertanto scorre negli esseri viventi manifestando e favorendo il loro stato di salute e può essere direzionata, attraverso la volontà, all’esterno del nostro corpo per guarire o favorire la guarigione di altre forme di vita. In casi come questi, scambiare il “Prana” per calore corporeo è in realtà un errore grossolano: è vero che chi si sottopone a una seduta di pranoterapia percepisce calore intenso nei punti in cui il terapeuta sta operando con le mani, ma non si tratta di un’emanazione reale, bensì di un riscontro, di un effetto o una reazione del corpo che sta ricevendo la terapia.

In quanto energia cosmica vitale, il Prana è definibile come la versione sottile di ciò che sul piano fisico è misurato in Kcal. Se ci fosse possibile, e per alcuni lo è, raccogliere il Prana direttamente dal cibo crudo o dalla natura senza doverlo metabolizzare, sarebbe possibile evitare di mangiare e sopravvivere comunque in forma fisica grazie a un continuo rinnovarsi del flusso energetico attraverso atomi eterici provenienti dalla Monade solare e metabolizzati dal chakra splenico, oltre a quello che possiamo assorbire dall’ambiente circostante.

Secondo gli studi vedici insegnati in particolare nelle discipline yogiche, questi due flussi di Prana, sul piano fisico e quindi nel nostro corpo denso, sono definibili come Prana Shakti e Chitta Shakti, dove la prima rappresenta l’energia dinamica e vitale e la seconda quella mentale. Pertanto Prana Shakti è trasportata da Pingala e Chitta Shakti da Ida, in quanto connessi a loro volta con il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, come abbiamo avuto modo di vedere.

 

Sempre secondo gli insegnamenti dei maestri vedici, tutto l’apparato costituito dal flusso di Prana (nelle due Shakti), è noto come “Corpo Pranico” ed è a sua volta suddiviso in cinque tipi di energia pranica differente per le sue caratteristiche e le sue utilità, che sono collegate in particolare ai primi cinque Chakra. Tecnicamente non sono energie diverse, ma solo emanazioni e funzioni del Prana stesso. In sostanza, è possibile comprendere questo concetto se pensiamo al sangue arterioso e al sangue venoso: è sempre lo stesso organo, ma a seconda del moto che ha subisce una colorazione diversa e svolge una funzione differente.

Queste forme di sub-prana sono note come pancha-prana e sono

-       Prana

-       Apana

-       Samana

-       Udana

-       Vyana

Esaminiamole ora brevemente.

Il pancha-prana noto come Prana, nonostante porti lo stesso nome dell’energia cosmica, è legato a tutti i processi di assorbimento, di presa e introduzione nel corpo. È in particolare legato al punto che si situa tra la laringe e il diaframma e al funzionamento di cuore e polmoni, quindi all’apparato circolatorio e respiratorio, nonché alla deglutizione. È una forma di Prana ascendente e fresca.

L’Apana invece è situato nella regione inguinale, tra perineo e ombelico, ed è legato al sistema di filtraggio e dei fluidi e degli organi escretori, quali vescica, intestini e ano, e anche all’apparato riproduttivo. È una forma di Prana discendente e tiepido, responsabile delle evacuazioni di escrementi, oltre che delle mestruazioni e dell’espulsione dei neonati al momento del parto.

Il Samana è un Prana di equilibrio, situato tra ombelico e diaframma, e come tale quindi posizionato tra Prana e Apana. Svolge quindi il ruolo di mediatore tra le forze ascendenti e discendenti, mantenendo attivi l’apparato digestivo e le secrezioni dei fluidi gastrici. È un’energia mediana e calda, oltre che oscillatoria.

Udana è situato nei quattro arti e alle estremità del nostro corpo. È legato agli organi di senso fisico, quindi vista, udito, olfatto, gusto e tatto, e ha il controllo di tutto il sistema nervoso. È un tipo di energia che si muove in modo circolare in due direzioni, verso il capo e il cervello e verso il basso, quindi verso braccia e gambe.

Vyana è il sub-prana che pervade tutto l’organismo, che gestisce i movimenti dei muscoli e mantiene equilibrati e fluidi tutti gli altri sub-prana. È un tipo di energia oleosa.

 

LE DUE CORRENTI

Come abbiamo visto possiamo identificare due correnti, una ascendente e una discendente, che attraversano i sette chakra. La prima di queste correnti corre da Sahasrara fino a Muladhara e la seconda da Muladhara fino a Sahasrara. Tornando quindi al nostro caduceo, i due serpenti che si arrotolano sul bastone non si muovono entrambi nella stessa direzione, bensì uno si muove dal manifesto all’immanifesto, rappresentando il principio alchemico del solve e della rarefazione, e l’altro dall’immanifesto al manifesto, rappresentando quindi il principio del coagula, ossia della condensazione. Questo stesso principio è visibile sotto i nostri occhi grazie a due diversi stati della materia: liquido e gassoso.

Queste due energie, a livello vedico, possono essere associate a due divinità del pantheon indù e relative differenti polarità: Shiva e Shakti. Come ci spiega Anodea Judith nel suo Chakra, Ruote di Vita: “Il principio maschile, Shiva, viene indicato come la pura coscienza immanifesta. Esso rappresenta la benedizione e viene dipinto come un essere privo di forma, immerso in una profonda meditazione. Shiva è il potenziale divino inattivato eguale alla pura coscienza - separato dalle sue manifestazioni. È talvolta visto come "il distruttore" perché è coscienza senza forma - e spesso distrugge la forma per rivelare la coscienza. Si crede che Shiva risieda nel chakra sulla sommità della testa.

 

 

Shakti, la controparte femminile di questa coscienza inattiva, è colei che dà la vita. È l'intera creazione e la madre dell'universo. Shakti, nella sua creazione del mondo, è l'invetrice di Maya. Maya è comunemente considerata "illusione", ma anticamente, nel linguaggio sanscrito, aveva il significato di magia, arte, saggezza, e straordinario potere. Maya è la sostanza dell'universo manifestato, la padrona della creazione stessa. Si dice che "quando il karma matura, Shakti diventa desiderosa di creazione e copre se stessa con la sua maya".

La radice Shak significa aver potere o essere in grado. Shakti è l'energia vitale che dà forza alla forma della vita. è attraverso l'unione con Shakti che la coscienza di Shiva discende e permea l'universo (Shakti) con la Divina Coscienza. Tra i mortali, la donna produce il bambino, ma solo con il seme dell'uomo. Nello stesso modo Shakti produce l'universo, ma solo con il "seme" della coscienza che viene da Shiva.”

Pertanto, la fusione di entrambe queste correnti, ascendenti e discendenti, permette la creazione e la forma stessa della materia. A livello esoterico ed energetico, queste due correnti possono essere definite Liberatoria e Manifestante.

La corrente Liberatoria è di Shiva, che corre da Muladhara a Sahasrara, favorisce tutti gli stati umani in cui noi siamo in grado di sognare e riflettere, intellettualizzare, immaginare. È la forma di corrente che permette la concezione della divinità, l’espansione della forma fino alla rarefazione più estrema. Ci è fondamentale per cercare di progettare qualcosa, di vederlo nei minimi dettagli nella nostra mente; ci consente di inventare sempre nuovi modi per essere speciali, di inventare storie e di liberarci dal peso della sostanza. È una corrente mentale e spirituale che si contrasta a quella discendente.

La corrente Manifestante è invece di Shakti, corre da Sahasrara a Muladhara e favorisce tutti gli stati umani in cui possiamo mettere in pratica ciò che noi pensiamo. È la corrente della realizzazione e della forma. Quando noi pensiamo a un progetto, perché questo possa essere una realtà deve correre da Sahasrara fino a Muladhara lungo il canale e sul percorso di questa corrente, affinché ciò che noi abbiamo solo immaginato possa diventare, infine, qualcosa di più di un mero concetto. Ci è fondamentale per cercare di mettere in fatti ciò che noi abbiamo immaginato, valutato, visualizzato. È una corrente corporea e legata all’anima.

Vediamo qui come “anima” e “spirito” possono prendere quindi due significati diversi, proprio in concomitanza con queste due correnti. L’anima è legata all’istinto, al femminile, alle profondità, all’inconscio, a ciò che è nascosto ed emotivo. Non per nulla il termine “animale” se tramutato in aggettivo nasconde il significato di “appartenente all’anima”. Qualcosa che va in netto contrasto, nella forma della parola stessa, con il concetto del tutto semitico secondo cui tutte le creature che non sono uomini sono privi di scintilla divina. Al suo contrario, lo spirito è simbolo del maschile, delle altitudini, dell’intelletto e di ciò che ci è rivelato e mentale. La parola infatti significa “alito”, “soffio” o “respiro”, che è poi uno degli altri significati della parola “Prana”. La netta distinzione che si fa tra questi due aspetti pressoché immateriali ci permette, ancora una volta, di rivedere la dualità di quello che siamo: materia fisica e materia spirituale, pertanto animali e spiriti o, come diceva un saggio: “esseri spirituali che fanno esperienza della materialità”.

Se consideriamo, pertanto, la nostra vita come un insieme di esperienze diverse accumulate e condizionate da un fattore inevitabile e indeterminato che è l’incredibile e innumerevole numero di variabili, questa è tale, su questa terra, finché “Anima” e “Spirito” vivono intersecati intorno alla torre principale dell’esperienza trascendente ogni materialità. Nel momento in cui queste due condizioni trovano la separazione, l’esperienza non viene a mancare, ma semplicemente cambia di stato.

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