The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

PEORTH

 

È fonte di svago e divertimento per i signori,

quando i guerrieri siedono assieme

nella sala dei banchetti

 

(Poema Runico Anglosassone)

 

 

Il glifo di Peorth è costituito da un tratto verticale dalle cui estremità originano due semitratti obliqui che si dirigono verso l’interno, a loro volta collegati a due semitratti avente direzione opposta. Le tracce più antiche che ne abbiamo risalgono alla pietra runica di Kylver del V secolo.

Il suo nome secondo alcune fonti richiama l’albero del pero, secondo altre l’antica dea germanica Perchta, splendente signora delle bestie selvatiche e della natura incontaminata; entrambi i riferimenti trovano spiegazione nell’aspetto grafico della Runa che, come possiamo osservare, richiama l’atto di contenere, accogliere custodire. Il richiamo al pero, infatti, riporta al materiale con cui veniva costruito il tafl, un gioco simile agli scacchi costituito da pedine e contenute in una scatola (un contenitore, appunto). Il poema runico anglosassone riportato in apertura richiama proprio questo oggetto e l’abitudine dei signori del nord di sedere ai tavoli da gioco e intrattenersi in tale attività, consuetudine di cui troviamo frequente traccia nelle saghe e nei poemi. Nella Vǫluspá la veggente narra di come gli dei stessi fossero avvezzi a tale gioco e di come essi riprenderanno a dedicarvisi quando, concluso il Ragnarok, si succederà un nuovo ciclo di prosperità e splendore:

 

Nel cortile di Iðavöllr giocavano a scacchi,

non mancava l’oro, erano lieti e ricchi.

(....)

Gli Asi si riuniscono nella Iðavöllr

e discutono della ricostruzione del mondo,

(e rammentano quanto accaduto)

e parlano delle antiche Rune di Fimbultyr.

 

Lì di nuovo i meravigliosi

taflir d’oro troveranno nell’erba,

sono quelli che possedevano in principio.

 

Questa prima lettura ci mostra un’eccezione particolarmente leggera di Peorth, connessa al divertimento, alla spensieratezza e allo svago.

Ma c’è un significato ben più profondo e misterico in questa Runa, alla luce del quale possiamo comprendere il riferimento del suo nome alla divinità Perchta.

 

 

Perchta o Berchta, che in alto tedesco significa “splendente, luminosa”, era una Signora delle bestie e della natura selvaggia, protettrice della terra incontaminata, molto simile al maschile Cernunnos. Evoluta nei secoli anche fusa con altre divinità (ad esempio Holla) e sopravvissuta fino a noi, pur fortemente castrata, nella figura della Befana, Perchta era in origine una divinità connessa alla vita nel suo duplice aspetto di nascita e morte, legata all’arte della filatura e in stretta relazione con tutte quelle figure femminili che, proprio filando, erano capaci di tessere il percorso dell’uomo sulla terra: Peorth è infatti strettamente connessa in questa accezione alle Disir e alle Norne. Se inizialmente abbiamo quindi osservato nella struttura grafica di Peorth un richiamo alla scatola del gioco del tafl, ecco che adesso possiamo invece vedervi un rimando ad un contenitore ben più significativo: l’utero femminile. Come il grembo materno, infatti, Peorth accoglie e nutre colui che necessita di riparo, svolgendo una funzione materna nutritiva e protettiva. Come il ventre di Yggdrasil, pone l’uomo in connessione con il suo sé più profondo, permettendogli di recuperare la propria identità dentro sé stesso, lontano dai vincoli e le pressioni esterne, e di rintracciare le proprie necessità e la propria forza. Simbolicamente, quindi, entrare nella grotta e scendere dentro sé stessi. Agli occhi di chi è minimamente avvezzo a pratiche di valore misterico non sfuggirà la forte connotazione ctonia e iniziatica di questo atto e, come tale, la duplice valenza vivificante e mortifera ad esso connessa. Peorth mette quindi in comunicazione con il materno nella sua accezione più profonda e primordiale, manifestazione di un’energia che è sì dispensatrice di vita e nutrimento, ma anche oscura e divoratrice.

 

Nell’atto divinatorio indica sintonia con i misteri femminili, contenimento di potere, emozioni, energia rigeneratrice; qualora fosse ricevuta speculare descrive invece perdita di energia, necessità di guarire ferite legate al femminile e di riconnettersi con esso.

 

 

SCHEMA DI PEORTH

 

Altri nomi: Perthro, Pertho, Peordh

Polarità: femminile

Valore letterale: P

Valore numerico: 14

Elemento: acqua

Colore: Blu scuro

Periodo: 13 gennaio ore 1.00/ 28 gennaio ore 04:59

Minerali: onice, ametista, acquamarina

Metalli: mercurio

Vegetali: faggio europeo, aconito blu, gelsomino, belladonna, pioppo

Olio essenziale: verbena odorosa