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Le opere di Blu: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Storia dei Dodici Gommini L'Incubo Goccia D'Acqua Dedalo |
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1 Sfiora le labbra colle tue, dolcemente... avidamente... leccandone il nettare che a te si offre affinché gli spasmi si assopiscano nel lieve respirare 1999 | |
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2 Voltati, respira senza angoscia. La ruota gira ancora e tu ne sei inghiottito. Preso e respirato, rigettato e riciclato. Solo usato. Solo. È di illusioni che ti riempi, in questo mondo che pare vero ma che ti ruba soltanto... È di domani che ti cibi o di passati ancora potenti che fanno di te un uomo che adesso non c’è. Creato e ricreato ad ogni circostanza. Senza sostanza. Respira senza angosce. Profondo, senza abisso. 26-03-98 | |
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3 Sperdute gemme nello spazio costellato vagate senza meta e senza memoria... cercate e non trovate i vostri pensieri rimasti a germogliare su quest'arida terra... 14-06-90 | |
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4 Sono pesca senza bruco sono bruco senza pesca... o forse un albero con tante foglioline un raggio di sole, due gocce di rugiada... per essere pesca o forse bruco... oh, ma chi sono io? forse nulla ancora... un buco nel vuoto senza colore... avvolta in un grido che diventa dolore per poi essere viva... colori forme rumori... dall'acqua al dolce tepore della tua pelle... non sono pesca ne bruco! ma ora sono.... un piccolo punto del Tutto 1998 | |
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5 Avviata...parte la macchina del tempo... e tu senza scelta ne sei già pensiero e poi forma, ti lasci prendere... i tuoi no sono solo echi di stelle ormai lontane... non sei l'inizio ne la fine... non sei protagonista... sei l'attimo, quello che ti giochi e non serve gridare perché la notte e lontana... ombra e poi forma, cammini, parli, ti muovi solo coi fili di tutti noi... ognuno crede al suo destino ma tutto è già illusione. Hai pochi attimi per fermarti... invertire la marcia... correre all'inverso...lontano... perderti in un deserto d'amore. Lasciati andare... prova a commuoverti, a donare senza sosta le tue lacrime.. Ma non hai tempo. Rimane sogno... 01-04-98 | |
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6 A Voi, Dei del cielo innalzo il mio grido di dolore affinché possiate placare la mia ira e di seguito il mio tormento. A colui che osò evocare l'ombra del tradimento e con empietà proferì il nome e gli atti di colei che trama per suo diletto. A colui che senza pena alcuna donò la coppa del dubbio lasciandomi ebbra di solo dolore. La mia ragione si ebbe a perdere trascinando con se il ferace seme che nulla aveva più da compiersi. Trattenete ora la mia spada perché del suo sangue ora desidero empire il mio corpo e della sua fine danzare. Siate clementi del furor che impregna il mio cuor all'elegia che le lacrime mie accompagnano. Riconducete a me la ragione e portatemi al di lui cospetto perché possa perdonarlo perché d'amore mi cibo e mai di odio. Agli dei sublimi, ai poeti, ai savi delle antiche terre mi chino affinché possiate innalzare i nostri spiriti lontano dall'ambiguo e partecipi del tripudio di Amore. Assolvete i nostri desideri e sperdete coloro che torvi tramano per impedirne il compimento 1997 | |
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7 Quando le farfalle perderanno i loro colori nella notte senza luna... l'ozio prenderà forma e raggiungerà tutti gli spiriti rendendoli statue senza vita... Cesserà la guerra tornerà la passione e la mela del peccato. Torneranno le farfalle e del pomo si ciberanno affinché non ci sia più un'altra Eva... 1994 | |
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8 Snocciola le perle nere la testa china l'anima raccolta 27-04-90 | |
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9 Nascosti dal velo del tempo mille frammenti giacciono dimenticati mentre si innalza verso il cielo il muto imploro di nuovi desideri 03-04-91 | |
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Storia dei Dodici Gommini Dodici gommini striminziti se ne stavano riversi sul freddo pavimento di una stanza, ognuno di loro conteneva,a sua volta, dodicimila ometti striminziti e infreddoliti,pigiati l'uno contro l'altro in un'apparente fluido biancastro simile a muco nasale. Dunque i dodici gommini riversi presero a parlare tra di loro, incuranti delle vocine urlanti degli ometti pigiati dentro di loro. Dopo ore e ore passate a parlarsi e conoscersi, trovarono di aver in comune molte cose: dove erano nati, dove erano rimasti rinchiusi al buio per molto tempo, cosa avevano visto la prima volta che erano usciti dal buio, dove erano entrati prima di essere crudelmente gettati su quelle gelide piastrelle con il medesimo contenuto, che prima,nessuno di loro aveva,e di sicuro, da loro, non era stato prodotto. Nessuno dei dodici gommini striminziti riusciva a capire a cosa servivano esattamente, ma... soprattutto non capivano qual era il senso della vita per loro, anche perchè loro ignoravano, ovviamente, che il senso era proprio quello di non generare vita! Inoltre si chiesero perchè alcuni di loro, soprattutto gli ultimi arrivati, avessero quantità diverse e più scarse di quel liquidino urlante, fremente e appiccicaticcio. Provarono poi, tutti insieme coraggiosamente, ad assaggiare il liquidino già citato, (che tra l'altro, tra una parola e l'altra, aveva anche smesso di essere urlante), e decisero che non era affatto gradevole, anzi... alcuni di loro ebbero conati di vomito. E mentre i loro dubbi sulla vita continuavano a moltiplicarsi e a rimanere irrisolti........... una manaccia grossa grossa li afferrò maldestramente tutti insieme e li depose in un nuovo posto. All'inizio erano eccitati per la novità, il nuovo posto era meno freddo del pavimento. Ma... ahimè, si accorsero dopo un paio di minuti che il nuovo posto era pieno di strani oggetti di tutte le forme e per di più alcuni puzzavano parecchio! Ripresosi da questa nuova terrificante scoperta, dalla puzza e dal buio che prevaleva sui pochi secondi in cui il postaccio veniva illuminato, ricominciarono a parlottare tra loro e a ricordare con nostalgia il passato. Convennero che il posto che avevano visitato prima di cadere sul pavimento era assai caldo e profumato, anche se buio, e cominciarono a sognare di tornarci. Pian piano ognuno si perse nei propri ricordi di quel confortevole corridoio elastico e si addormentarono stremati e felici. | |
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L'Incubo ...ti illudi che la terra di confine, ove riposare dopo l'estenuante battaglia, sia priva di suoni nemici, di ira e di vendetta... Posi il capo sulla terra e ti raccogli su te stesso per cercare un lungo sonno... Ti addormenti ma deliri tra incubi che sembrano non voler cessare, alfine qualcuno ti porge un frutto per saziare la tua sete e al fondo di esso non trovi che vermi. Ti svegli ma di quel boccone ne è invasa la bocca, l'incubo non ti ha trapassato o tu non sei al di là di esso, stenti a capire... È il sonno o la veglia che continua ad inasprire il tuo cuore... l'angelo che appare come demone ti invita a cedere il dolore, lo poni nella giara che ti porge, poco convito del dono che ti offre. Lo segui ora, mentre lo sconforto entra languido a far parte di te. Non sai più distinguere fra sogno e realtà. Piangi, a lungo... Riapri gli occhi, la terra che pensavi esserti amica è ancora il campo di battaglia, ma nessuna spada può ferirti, nessun uomo respira, immobile col fiato sospeso cerchi la vita, l'aria è pesante, immobile, senza sole, senza luna... nessuno ha vinto... nessuno ha perso... rimani solo tu. Allontani la tua inutile spada, ti rialzi e contempli questa solitudine angosciosa, un vecchio albero ti porge il suo pomo ma tu continui a camminare ignorando il suo dono effimero, prosegui, arrivi ad un fiume ed in esso ti immergi. Dapprima il gelo è opprimente, poi si sfuma in un abbraccio teporoso. Ti spogli in lui fino a non essere lambito che da sola acqua. Scorri in esso e per esso, ti lasci trasportare dolcemente, ora la quiete t'appartiene, puoi finalmente destarti... | |
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Goccia D'Acqua Mi sono smarrita in un viaggio, di cui ho perso il giorno in cui è cominciato, dentro una bolla d'aria, girando e rigirando su me stessa, vedendo i bagliori di un arcobaleno che c'è ma non si tocca. Di notte la bolla diventava nera come pece e invano cercavo di lacerarne le tonde pareti senza riuscirvi. Il giorno seguente, tutto tornava sereno, ed io imparavo, pazientemente, a respirare senza affanno per poter, al calar delle ombre, affrontare la notte. Giorno dopo giorno, la mia forma si adeguava ai singulti repressi insieme ai ricordi di ciò che era stata. Diventavo, così, trasparente e tornavo ad essere goccia. Goccia d'acqua... e poi vapore... così scappavo dalla rotonda e cullante prigione, attraversando la bolla e salendo verso il cielo, verso le nuvole e poi più in alto dove regna pallida la luna. Di me s'innamorò una stellina. Curò il mio spirito, le mie ferite. Donandomi amore riformò la mia sostanza, e come pensiero tornai riappropriandomi di un corpo, forse il mio, che giaceva sulll'argine di un ruscello. La rugiada lavò i miei ricordi e riaprendo gli occhi sentì solo il profumo della vita, dolce e sinuoso. Raccolsi dei frutti, bevvi dell'acqua, e con le mani unite a coppa, sul mio capo versai delll'acqua. Mi diedi un nome e così ribattezzata dalla vera vita, camminai senza più voltarmi indietro, senza più cercare, chiedere e domandare. Respirando tutto ciò che accompagnava i miei passi. Profondamente. E ancora rincontrai, in questo vagare, l'amore. Sorrisi . Mi svegliai. Per un attimo cercai di rientrare nel sogno. Ma era finito. La luce del giorno sciorinava i soliti impegni. Ricacciai indietro una lacrima. Il sogno poteva continuare, bastava chiudere gli occhi e tornare vicino al ruscello. Potevo baciarti e ritrovare le coccole della stellina, potevo pensare e ritrovarmi nella bolla nera come la pece! | |
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Dedalo Arriverà il giorno in cui Pentium sarà sostituito da un'intelligenza più potente, più veloce, invisibile ad occhio umano... insostituibile. Mano d'uomo non sarà più capace di intervenire sui sistemi in cui esso fu installato... Dedalo, ormai incontrollabile, lavorerà senza tregua, cercando di essere padrone, prima dell'uomo e poi della natura... per essere Dio. Allora, solo allora.... quando ciò è divenuto, un tuono possente seguito da un fulmine di ira divina scenderà sulla terra, penetrerà in tutti i sistemi da Dedalo controllati arrestandone il battito... Tutto sulla terra si fermerà. Nessuno sarà capace di ripristinare ciò che Dio ha fermato. Ll'uomo s'arrenderà, sconfitto prima dalla sua creazione e poi dal suo Creatore. Faticosamente ricomincerà ad insegnare alla sua mano a creare, abituerà i suoi occhi al buio, alle sue orecchie il silenzio. Un suono dolce e profondo giungerà dal cielo calmando il suo spirito. Scalderà il suo cuore. Ma ancora una volta, l'uomo, non avrà capito.... ripresosi da questa odissea tornerà a cercare ,ostinatamente, nuove vie per comandare. Senza luce costruirà un nuovo mondo, freddo ancora una volta... Atlantide. Cercherà il potere e con esso le degenerazioni che lo accompagnano. Un'altra guerra. L'ultima. Atlantide, sarà così di nuovo distrutta. Il silenzio, quello eterno, diverrà. Sarà suono inudibile. Sarà suono che genera vita. Diverrà vita. Così sarà per altri millenni. |