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Le opere di Quaglia: Dingo 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 |
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Dingo Dal quindicesimo piano tutta la città, diurna e notturna, secca o bagnata. Dingo fumava e la guardava. Gli piaceva immaginare il giorno in cui non ci sarebbe stato più nessuno. i camion dell'amsa persi a lucidare il deserto nella notte stellata, tutti gli altri morti. la città un vero e proprio museo per viandanti. Pompei di latta, cemento e stronzi. poi con calma il degrado, le crepe sui muri, di nuovo i muschi, la ruggine sulle altalene scrostate, i tram in boschi assolati. e l'odor dei cadaveri, la decomposizione. purtroppo non ancora. la morte appollaiata sui tetti, un po' qua un po' là, nauseata e annoiata. nel cielo afoso Denaro Sesso e Rinuncia, i tre grossi uccelli -uomo. scagazzavano su tutto, la merda di Dio, potenze angeliche senza tregua. ancora e ancora, scuotendo le piante con vento stantio. anche in testa alla morte. povera morte, costretta a pulirsi le dita dal suo ultimo orgasmo e i capelli da stronzi cloachici. lancia la sigaretta, la studia cadere all'infinito, è colpito dalle onde sonore all'impatto, ne bacia il cuore rotto in fuoco. si gira barcollante, secca la bottiglia. cade tramortito, il telefono squilla da solo. la morte alla finestra, bellissima e nuda. sette giorni dopo ci vollero i pompieri. a dar l'avviso era stata la vecchia del piano di sopra. diceva di essersi incuriosita per aver sentito sbattere la finestra tutta notte, quella maledatta notte di vento africano che aveva insozzato tutte le macchine, le piasrelle. così aveva cercato di guardare, sporgendosi dall'alto, e aveva visto per terra "come fossero di un pupazzo", le gambe del povero Dingo. l'ictus che le aveva stroncato l'olfatto le lasciava solo il piacere di annusare i quattro geranei che teneva sul balcone, e i due gelsomini. la morte dormiva inodore. Fu un funerale pieno di gente, pieno di fighe. E sì, perché Dingo ci sapeva fare. La mattinata era fresca e soleggiata, il cimitero di bruzzano verde e accogliente. I conigli amoreggiavano nell'erba. quel cane rabbioso e puzzone in bilico sul mondo neri uccellaci volteggiavano sulle loro teste, gracchiando e sputando, fumando, cantando il nuovo Quagliaes: " ci avete dato una casa avete fatto discariche impensate e finché il giorno dura canto il mio Quagliaes…" uno era il Dingo. quello in silenzio. reincarnazione immediata. sparviero del cielo, ti si appoggia sulle croste. ancora una volta a guardare la città dall'alto, sopra le teste di tutti, il primo a vedere l'alba e l'ultimo a salutare il sole, con uno sputo e una carezza. un watusso del cazzo con una voce disarmonica e eccelsa, da uomo e da uccello, simulacro di vita e sfoglia di morte al rame. sorride cinico agli amici in cerchio, poi subito via, sfruttando le correnti tra i sobborghi, nei grandi viali, sui tetti infiniti. l'uomo uccello è tornato, dimenticato dalle profezie e ignorato dai preti, sbattuto in sogno dal medieval scribacchino. vola sopra tutto, dove non arriva un rumore. file di macchine, cavalli in corsa. il viados si piega in due, poi apre la bocca. la bambina schettina nella notte al neon. natascia, 15 anni. ivona, 17. sul marciapiede. concerto Quagliaes, pasticche e fumo, pazzia a due gambe. gente alla finestra, alcolismo, televisione. il cardinale chiude la porta. cammina nella stanza muta. i passi rimbombano sotto l'altissimo soffitto. guarda l'oro, i tessuti preziosi, i volti impassibili sui muri. si spoglia nudo, si lava i denti. si osserva a lungo riflesso nello specchio, l'unghia vescovile combatte il tartaro. indossato il vestito da notte è pronto all'ultima preghiera, si corica sbuffando. abbia inizio la notte, sogno rapace, la visione del nuovo mondo e dell'uccello uomo, abbia inizio il nuovo volo. abbia inizio il desiderio, si schiuda lo scrigno, piumato. cade nel sonno. una pezza di mare assolato, un tuffo. nuota con estrema facilità, respira sottacqua, sorride sentendosi delfino. abbia inizio l'immersione. scende verso l'abisso, veloce e fluente, contento uomo acquadinamico. poi una paura si insinua, cresce, aumenta con la profondità. ora strizza gli occhi, vuole vedere cosa c'è sul fondale. ormai vicino. case. strade. una città. milano. si avvicina, pesce tra i pesci. riconosce i luoghi. i luoghi dell'infanzia, del sucesso, della sconfitta, del dolore. nuota tra i morti pallidi e gonfi ancorati al fondo, imprigionati nelle case, incastrati ai lampioni. seduti in macchina. sulle panchine al parco. uomini e cani al guinzaglio. donne, tende. l'acqua è infestata e piena di vita. molluschi e alghe hanno attecchito dappertutto nella giungla marina, nella nuova atlantide. segnali stradali, campanili, insegne luminose. subito gli manca il fiato, si affanna a riemergere. il più veloce possibile, di corsa, crede di scoppiare. con l'aria il risveglio. il dingo continua il suo volo, uccello rock. negli occhi il sogno bagnato, il desiderio compatto della città sommersa. nel centro della fronte il potere, anello di fuoco e centro del mondo, il potere di realizzare il sogno. vola più in alto il dingo, sempre di più, si stacca dal fondo. s'accende un mozzo nell'aria fresca, sempre più in alto, dove si sta bene. volteggia sulle luci languenti, sullo strano essere uomo e le bestemmie dorate. ultimo tiro. lascia cadere la sigaretta, la perde di vista. gira le spalle beffardo. se ne va con un ghigno e una gracchiata, una nuova direzione. |
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2
respirare un atomo regredire a lepre infilarsi nel mare io non so parlar d'amore, l'emozione non ha voce |
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3
dai, amore, dammi una mano, leccami le labbra spegnimi gli occhi e accendi il mio bianco di sacre visioni mostrami il dio, assopito nell' ombra umido verde giardino zenitale che dorme ferito, come un bambino ignaro dell'orrido squarcio letale. il sangue è vino frizzante rosso rubino, splendente sfaccettato canto allegro di fonte, sacro alle ninfe, sfuggenti. mostrami il dio, germoglio e fanciullo negli occhi suoi plumbei la nube, fremente che annuncia subbuglio nel cieloamazonia grido di guerra all'uomo di pietra bersaglio imbattuto dei venti mostrami il tonfo e lo schianto il brivido, un lampo |
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4
sono superbia menzogna la morte divora. la vita freme sotterra richiamo dell'onde impatto frontale. l'hai visto? palazzi rifatti in sabbia al deserto tetti arabi falò mangiar di cammelli circo africano Il velo è continuo di sabbia al confine clessidra di stelle fiore Quaglia notte tremante tappeto volante riflessi di fuoco sistole al fumo fiato del dio -sotterra i bambini è ora d'andare. camminato a piedi nudi sulle viscere calde dei nostri cari e su tenera erbafresca tra mille fiori profumati alla luce del sole nascente |
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5
sono uno stanco, niente da fare poco da dire, e di poca importanza sono il nonsenso figlio di nonsenso siete stanchi di ostinarvi negli angoli? io sono il languido il molle il tenue la mia ora è il silenzio e il marmo nero |
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6
la vita non è per noi la vita non esiste il rock è morto l'amore è morto avvistare incendi nella capanna nel sacco a pelo corregger bozze staccar le mele curar la gente dar conforto non ho bisogno del conforto non ho bisogno la mia ironia è da uccidere lo sguardo ironico non è profondo vorrei aspettarLa dormendo sul tuo ventre |
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7
dove sei finita? perché mi lasci qui sotto al cielo come un gatto morto sotto la pioggia con gli occhi che si srotolano per terra. ambra e luna negli occhi ancora per un po' dove sei? come here sdraiati vicino a me baciami come la luna notturna non aspettiamo l'alba per andare via |
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8
sono il vecchio. mi sono visto camminare sulla strada serena sinuosa e pacata tra i campi di grano, che porta giù al mare. la giornata era chiara, c'era il silenzio della vita nascosta, e il riposo a due passi, niente travaglio. sulla strada lontana, sulla collina tra gli alberi verdi passava un bus, rosso a due piani, una bad girl chiedeva il fuoco, col vento nei capelli e lo charme totale. così bella. il bus era grosso e rumoroso, sacro carro della dea vendetta, bollente nell'ombra. io ero vecchio e capelli bianchi, barba bianca, nel sole. sarei andato in spiaggia a guardare i bambini, il mare, le pupe, avrei guardato la sabbia, ci avrei nascosto i piedi. niente giornali, aspettare sereno. l'ineffabile e il vuoto a due passi, la vertigine voragine, che mi avrebbe risucchiato nel niente. indolore. forse una smorfia, carezza nei bisbigli. |
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9
siamo soli unici e magici sono Dio la mia morte è il mio giardino la mia morte è per sempre l'amore immoto eterno e perduto per sempre farà freddo , sempre colfiato dalla bocca anche di notte ubriaco con la mano sul muro sarà buio presto silenzio strade mute tutto marcio il verde sulle montagne dove non c'è la neve alberi verdi e neri diadema di gocce far away from africa far away from sun scarpe fredde bagnate |
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10
porco sto parco piantato di dita nei reni del cielo di cristi piangenti ugulanti pietà l'odore della terra, so stanco. diuresi ghiacciata occhi ribaltati stinchi stanchi gira la giostra viola viola viola vola via bambino cadi e picchia la testa perdi il tuo sangue sulla terra buia e papà piangerà un po' quando ti vedrà seduto sui rami alti con dietro la luna a fare l'uccello con ali da uccello vola via gra gra gra |
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11
sono tornato nel variegato pianeta verdi scoscesi , Quaglia raffermi danziamo sul soffio del chaos sull'onda di luce s' acceca la notte cade increspata cascata di luce fuori controllo lo stronzo eterno s'aggira fatato fluttua impazzito vibrante acqua e terra fuoco Mente aria ghiacciato e infiammato tempesta e disgelo siamo stanche teste di satiro siamo zoccoli e terra secche foglie siamo sangue niente dal sangue ma spruzzi di sangue dov'è la nostra forza? siamo tutti lo stesso vomito sul marciapiede sotto un cielo di foglie d'oro |
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i miei pensieri non sono poi un gran che mai lo saranno come quelli del mondo, del resto, hanno luce e ombra non illuminano ne ombreggiano ci pensa il sole, la luna, le piante e le mani le grandi vele sotto la luna partendo per il cielo danzando coi pirati maglie bianche e rosse a strisce magli bianche e rosse E BLU! |
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ciao voices stanno costruendo una casa se tutto questo potesse disgregarsi parti sempre più piccole indolore pietra in polvere sgretolata sono stanco non c'è tregua calore emaniamo calore rovente rossi e contorti gli occhi del morto riaffiorano nell'acqua verde bulbi lisci viscidi sfuggono alla fame del pesce guardano attraverso l'acqua dolce interi e rotondi compatti speciali non si sono sgretolati libertà libertà della polvere del cespuglio nel deserto hai mai visto il sollievo della foglia che cade e s'appoggia per terra è sollievo? forse mi sbaglio poi penso che non c'è niente di cui preoccuparsi ed è anche vero |
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14 viviamo negli anni della tristezza delle fototessere monoespressive di risate da coni di plastica che si ha poco da dire ormai nel passato si pesca nausea nel futuro non si gettano arpioni e c'è ancora una voce non è un' eco, è una voce di plastica che sa cos'è il coraggio Non hai visto il silenzio dei pub? le frasi a memoria del programma tv non parlano. ma tu parli, parli, non ascolti il blues. |
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15 Oggi è già settembre. le piogge d'estate sono corse lungo i bordi delle strade bui rinfreschi. i bambini fingono barche in gonfi fiumi, all'interno, fuori piove, il pranzo è ricco, lungo, quando piove d'estate. Oggi solo un'ombra della pioggia una macchia scura sotto le foglie, verdi e dure, fragranti, crepitanti di sole. Il piede ha freddo per terra, e il cielo della notte è più blu, le stelle più grandi. Oggi un'altra estate è andata che ha lasciato? Rumori, voci, i riflessi i contorni dorati e le notti fiumi di lacrime dentro, ghiacciati cristalli splendenti e immobili. |
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16 c'è aria che tra un po' vien giù l'ira di dio il bambino ha già aperto l' ombrello gli uccelli hanno il turbo nasce il traffico delle sei prematuro di un'ora il cielo non si vede più che ci son dei nuvoloni e sulle piante si vede il vento e tutto è più veloce tranne la testa dei quattro stronzi che giocano al pallone le pozze son di piombo fuso e i piccioni nelle tane di mattoni la sui tetti delle case popolari due tram fermi al semaforo con il fanale acceso e la ruspa continua la spola chissà la mamma chissà il papà chissà chi l'acqua prenderà ecco lo sparviero conquistare il cielo nero e grigio come la nuvola e quella casa in costruzione si bagnerà già tutta anche dentro dove ci giocherà un bambino o ci vomiterà un ragazzo dopo una notte da strapazzo hanno smesso di giocare lo stormo migra nella madreperla colore di anatre e la canzone disperata continua a ritmare il ritmo del giglio fiore d'acqua dolce e l'areoplanino è costretto al rientro ma il pilota si spingerebbe più lontano se no perché volare? alcioni quattro frecce braccia al cielo seghe e taglialegna finalmente inizia a piovere piano |
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17 mi state davanti come fantasmi come un sogno non esistete siete ricordi, mi date il sorriso coi vostri volteggi, sorrisi , domande. sabrina millerezioni e nadia figavanti siete cose del passato. com'è strano ritrovarvi siete vere o cosa? anche i sogni possono, come dire, farmi venire. vieni qui, fatti sentire... mi addolcite la gargamella? da brave… |
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18 ho appoggiato il mio orecchio, per terra, tra i girasoli ho avvertito il sistema basalto lunare di lune sotterree, passare compatto. ho sentito l'eco dei loro passi assorbiti nel suolo freschi pensieri rincorrersi tra gli steli brezza e amarezza occhi sfondati in fondo alla nuca salti mortali allo spin carezza alla pioggia, voltarsi di spalle cose non dette. ho sentito le sorde parole del cuore pulsare col mondo sparire come passi di donna tornare all'aperto lasciarmi da solo nell'ombra in questo zitto sottopassaggio. |
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19 Piccolo mostro sei quello che voglio mentre brilla il sole. E la luce sul tuo corpo. Altrimenti, mi tocca, aspetto sera, che mi ricopra come un guanto o una lama fresca e stanca del suo antico stupore, del fulgore… pungeva nel cuore! Le stelle saettavano raggi diritti fini come atomi al laser, così freddi, da esser brucianti attraverso l'etere blu, puro. Davano vita all'amore. ora, sopra ai miei occhi, li vedo cascare come stelle filanti e s'annodano tra i rami e rifrangono di qui, di là, con angoli strani, in cieli lontani. Salire su un ramo? non vorrei sembrar quel che non sono. un segreto? tutte Palle |
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20 La città straniera è pura assoluta chiarezza del tempo terse le strade dal vento dispersi viaggiamo storditi, al suono di mille altri passi silenti, e voci frizzanti, pungenti. La strada è il letto più fresco soffitto più bello, trapunto di stelle. Ho accarezzato il tempo, e la paura ho sciacquato il mio viso , in nuvole rosa ho voluto volare con te, ti ho amata e ti amo, quando sei qui, a due passi, nell'ultimo raggio di sole che scappa dall'alto dei tetti. non t'amerò questa notte, ne mai, non saremo la notte, io e te, dispersi dal cielo, saremo nel vento. |
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21 mi piace l'armonica che impazzisce come un treno che scompare con tanto di fumo nell'ultima ora mi piace il coro di quelli, che brindano senza un cazzo da dirsi, da farsi, senza un cazzo da fare davanti alla pianura rosa deserto americano e il treno che fischia laggiù, e sputa anche lui, bofonchia braci nel cielo, le crede stelle cadenti-precoci- prima che arrivi la notte e lo metta a tacere, a viaggiare incazzato e malato, pieno di fastidio, fino a che bestemmi, all'alba tra il grano, in altro mondo, incazzato e stanco di andare, di sputare, di ingranaggi, del rumore, di tutto, cercando con gli occhi il cimitero dei treni. |
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22 È arrivata la notte e ho tirato su la tapparella i pastelli arancioni sono già andati ed è buio come ieri notte, con delle luci qua e là. Sì, sono stato fuori, tre ore, o quattro non voglio dire che cosa ho fatto. con chi ero? Ah, ho pensato a una cosa. A facce gonfie d'acqua rese belle paffute dalla morte al contrario di quel che si pensa. non crucciarti amico, per le anatre piene d'aria che s'appoggiano all'acqua liscia e navigano come teste morte, non crucciarti per loro che non possono annegare: mangiano i pesci, sott'acqua. |
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23 LUCA BOS Sì, l'ho comprato io. camminavo di mattina contento per l'esame contento per il campari col bianco, c'era sole e aria fresca. a ripensarci sopra era tutto sbagliato. Comunque sia l'ho comprato, elefante al caramello, alto un'unghia; un cane con la coda sul muso, visto barrire dal lato. un cane con la coda sul muso, al vento, visto dal dietro in non opportuno momento. un alien, dal davanti. L'elefante dà soldi, amore, fortuna. |
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24 il satellite irradia a 15° est (una pezza di mare assolato) irradia piano e violino che fanno piccole onde, irradia il cembalo che le morde allegro e l'oboe che dà vita agli abissi. attraverso ilcielo azzurro e le nuvole bianche si espande la bella musica che danza sul mondo e le parti tristi suonano sotto strati di nebbia e nuvole basse le parti allegre dove c'è il sole e il tepore. Per questo vorrei sempre avere una radio con me, per sentirla quando c'è il sole, se mi va. |
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25 era un pazzo, ed era inverno. un inverno come tanti altri, con tante città e tante montagne. era un pazzo e voleva vedere fino a che punto poteva arrivare, qunto freddo poteva sopportare. così dopo aver cenato davanti alla tv si mise scarpe e berretta e scese in strada. in tasca due caramelle al miele, qualche caloria. in testa, la sfida. iniziò a camminare per trovare un posto non male. si fermò davanti a un campo del pallone scavalcò e ando a sedersi appoggiato al palo. era un campo privato, di lusso. si era levata la nebbia, poco più alta di lui. nella strada vicina passava la notte e qualche macchina. una si fermò in mezzo alla via. scesero due ragazzi, una coppietta. li guardava attraverso la nebbia senza sentire una parola delle parole che forse si scambiavano. quell'esperienza era stata sua . un po' una merda. poi non ci fu più nessuno. la notte era fiorita in tutto il suo fiore di freddo. l'erba era dura, si imbiancava. il suo corpo caldo l'avrebbe addolcita e dischiusa. iniziò ad annoiarsi. il freddo era sopportabile. si buttò nei ricordi e nell'immaginazione. o meglio ci provò senza riuscirci. la luna scendeva dietro la collina. la raggiunse, le toccò le tette, e lei si infuriò, perché nessuno l'aveva mai fatto e odiò le mani d'oro e d'argento di quell'uomo che l'aveva schernita. "perché non si trova una donna?" pensava. rimanevano fermi, faccia a faccia. giocavano a chi ride per primo, o abbassa lo sguardo. vinse lei. a un certo punto lui non ce la fece più, e scoppiò nella più grassa risata che lei avesse mai sentito. tutto il cielo lo guardò. rise, rise, e rise, fino a piangere. si tolse la berreta e la infilo su quella bella testa d'oro della luna. le diede le spalle, andò a vedere aprirsi il mercato di fiori. |
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26 la sera dopo si parlò di un'eclissi, inaspettata |
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27 tutti all'inferno. chi si merita di più? chi si merita di più alzi la mano. ora vorrei sapere perché, signora. non basta. |
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28 mediocrità. d'annunzio può anche andare affanculo. è mediocre nel dire stronzate. mediocrità. ah…il giusto stà nel mezzo. il cielo è stitico o diarroico? c'è meno energia di quella supposta. sterza per non finire fuori strada. le cantine sono scrigni di vecchi bulloni. le meduse sono inquinamento preistorico. l'ozono è una bolla di sapone. il ghiaccio è il polmone del frigor. il bisturi è un crostaceo. i bicchieri sono orecchie. le trombe sono fiori. i tetti sono strade. gli alberi altalene. gli ombrelli pulcini. i sassi son denti. le ruote ciambelle. le navi gabbiani. le corde serpenti. la sabbia vernice. le mappe città. le culle son nidi. i nidi pagliai. i gatti son lepri. le gocce son perle. i treni camminano. |
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29 o tremule acque: fanculo o neve silente: fanculo! o fiori odorosi: fanculo! o luna d'argento: fanculo! o cielo stellato: fanculo! fanculo sospiri d'amore, fanculo baci frementi, fanculo pioggia d'assenzio fanculo piazze assolate fanculo tempi lontani. |
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30 note e fiori cappelli di feltro cieli viola cupi colori d'abisso dove corrono fatine e fatone con bacchette di magia spostan le cose e i cigni si accorgono del blu più intenso del blu e volano insieme agli altri uccelli nel cielo e nell'abisso ed è un crescendo di forze e magie incantate d'energie. tutto ha swing papàpapà pàa pàa pàa papapàapa pa pà papa |
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31 la pioggia cade mista a neve e scaglie di ghiaccio. la dea è sterile nelle altezze del cielo sulle palpebre cristalli di gelo. cammina eretta e solenne lenta nelle sue mani l'offerta avvolta in fascie di seta -via lattea- negli occhi i ricordi di quando fanciulla volava sui prati dopo la pioggia nel sole obliquo del mondo e i fiori freschi le foglie brillanti le gemme il verde profumo. oro nei capelli occhi prismi di cristallo. dolci le acque del fiume dove, levate le vesti in morbida pioggia vibrava. ora una vertigine di stelle impazzite dove posare i passi, su universi fuori controllo, pronti al collasso. ancora una volta l'ora è scoccata. ancora una volta, lontano, scoppierà il sole, di nuova vita. |
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32 piove sui frutti di mare godono per l'acqua dolce. Il porto è piatto e tranquillo i pesci si baciano sott'acqua nascosti tra le foglie e gli amplessi intermittenze di luce.. Libertà vorrebbe partire in silenzio e andare in America increspando leggera l'argento nero che la lusinga di oleose carezze e cede alla lusinga. I bambini escono da scuola colorati nel grigio trovano mamme lunghe in impermeabili e occhiali da sole e pomeriggi assonnati da gatti odiosi. sui giornali si aprono gran macchie e gli ombrelli e le finestre per sentire i vicoli. piove sull'immondizia e sui resti del mercato, sulle chiazze di piscio. La tenda blu e bianca del bar si gonfia d'immenso mistero. |
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33 Abramo e suo figlio, Isacco, si alzarono presto, attraversarono l'alba fino alle pendici del monte e lo attaccarono. A passi lenti, in mezzo al deserto salivano, forgiati dal vento. Mai cielo più alto fu sopra un uomo. Abramo si voltava a guardare il figlio. Alzava la sacca al cielo, lasciava che l'acqua lo bagnasse, il volto, i capelli. Giunsero in cima, si sedettero sfiancati nell'immensità. |
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34 Ho aperto le finestre per scoprire nuove cattedrali scolpite di foglie. Nel cielo fluttuava grandiosa ormeggiata agli albori del tempo una nave, sfoglia di ruggine. I suoi oblò verdi diamanti, d' oro le catene, d'avorio i camini. Mi ruggì in faccia con tutto il fiato del mare profondo come un vulcano e pauroso, come il levarsi di mille gabbiani. La città fu percossa, caddero case. Il cielo si fece di fuoco, dopo il fuoco una pioggia, fredda alla luce del sole. Una schiera di volti amici ora sul ponte e contenti, come chi è pronto ad andare a una festa, mi incitavano a fare in fretta. Volevo essere con loro, pronto a salpare. Ma temevo le stive, i motori che macinano corpi, oleati col sangue, il metallobarrito e le ossa dei morti che avrei dovuto spezzare e tritare e mangiare ed ebbi paura del nuovo porto oltre la notte dove mai cade rumore. |
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35 i tramonti si attardano. perchè? con quali giochi, con quali gioie riempiremo i nostri tempi? la triste attesa della notte, fresca amica, ci opprimerà con odiose ore. con che lentezza passeranno in cielo le nubi, da quale vento sospinte? costretta in rifugi, schiacciata, la vita si ritirerà, e una pena sarà il risveglio, cader tra le braccia del sonno, vana morte. quali freschi anfratti, verdi di foglie, freschi di acque, daranno sollievo? quale notte ci condurrà ad alba migliore? la morte si cela nell'estate. sotto spessi veli neri marciscono i cadaveri. |
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36 stavo dormendo, ho sentito un ronzio. alla finestra ho guardato fuori. la santa madonna era a quattro zampe, vomitava sulla città. soffocava dai conati soffriva, sudata, bianca. gli occhi lucidi e pieni d'orrore il corpo percosso. andò avanti per molto. poi si sdraiò sul fianco, sulle case, fetale. mi notò, provai a tranquillizzarla con gli occhi. il respiro si calmò, poi dormì. per tutta notte non disse una parola. il vento dal basso sollevava i miei capelli. le stelle tramontavao, scomparivano, sorgevano. avrei voluto spogliarla, giocare con le sue carni forse, darle strani sogni. ma era troppo lontana. bevvi un sorso ghiacciato, gli uccelli notturni cinguettavano sugli alberi. altro che la madonna. la città era uno schianto. |