Le opere di Quaglia:


Dingo
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Dingo


Dal quindicesimo piano tutta la città, diurna e notturna, secca o bagnata. Dingo fumava e la guardava.
Gli piaceva immaginare il giorno in cui non ci sarebbe stato più nessuno. i camion dell'amsa persi a lucidare il deserto nella notte stellata, tutti gli altri morti. la città un vero e proprio museo per viandanti.
Pompei di latta, cemento e stronzi. poi con calma il degrado, le crepe sui muri, di nuovo i muschi, la ruggine sulle altalene scrostate, i tram in boschi assolati. e l'odor dei cadaveri, la decomposizione.
purtroppo non ancora.
la morte appollaiata sui tetti, un po' qua un po' là, nauseata e annoiata.
nel cielo afoso Denaro Sesso e Rinuncia, i tre grossi uccelli -uomo.
scagazzavano su tutto, la merda di Dio, potenze angeliche senza tregua.
ancora e ancora, scuotendo le piante con vento stantio.
anche in testa alla morte. povera morte, costretta a pulirsi le dita dal suo ultimo orgasmo e i capelli da stronzi cloachici.
lancia la sigaretta, la studia cadere all'infinito, è colpito dalle onde sonore all'impatto, ne bacia il cuore rotto in fuoco.
si gira barcollante, secca la bottiglia.
cade tramortito, il telefono squilla da solo.
la morte alla finestra, bellissima e nuda.
sette giorni dopo ci vollero i pompieri.
a dar l'avviso era stata la vecchia del piano di sopra. diceva di essersi incuriosita per aver sentito sbattere la finestra tutta notte, quella maledatta notte di vento africano che aveva insozzato tutte le macchine, le piasrelle.
così aveva cercato di guardare, sporgendosi dall'alto, e aveva visto per terra "come fossero di un pupazzo", le gambe del povero Dingo.
l'ictus che le aveva stroncato l'olfatto le lasciava solo il piacere di annusare i quattro geranei che teneva sul balcone, e i due gelsomini. la morte dormiva inodore.

Fu un funerale pieno di gente, pieno di fighe. E sì, perché Dingo ci sapeva fare.
La mattinata era fresca e soleggiata, il cimitero di bruzzano verde e accogliente. I conigli amoreggiavano nell'erba.

quel cane rabbioso e puzzone in bilico sul mondo

neri uccellaci volteggiavano sulle loro teste, gracchiando e sputando, fumando, cantando il nuovo Quagliaes:
" ci avete dato una casa
avete fatto discariche impensate
e finché il giorno dura
canto il mio Quagliaes…"

uno era il Dingo. quello in silenzio. reincarnazione immediata.
sparviero del cielo, ti si appoggia sulle croste. ancora una volta a guardare la città dall'alto, sopra le teste di tutti, il primo a vedere l'alba e l'ultimo a salutare il sole, con uno sputo e una carezza. un watusso del cazzo con una voce disarmonica e eccelsa, da uomo e da uccello, simulacro di vita e sfoglia di morte al rame.
sorride cinico agli amici in cerchio, poi subito via, sfruttando le correnti tra i sobborghi, nei grandi viali, sui tetti infiniti.
l'uomo uccello è tornato, dimenticato dalle profezie e ignorato dai preti, sbattuto in sogno dal medieval scribacchino.
vola sopra tutto, dove non arriva un rumore.
file di macchine, cavalli in corsa. il viados si piega in due, poi apre la bocca. la bambina schettina nella notte al neon. natascia, 15 anni. ivona, 17. sul marciapiede. concerto Quagliaes, pasticche e fumo, pazzia a due gambe.
gente alla finestra, alcolismo, televisione.

il cardinale chiude la porta.
cammina nella stanza muta. i passi rimbombano sotto l'altissimo soffitto.
guarda l'oro, i tessuti preziosi, i volti impassibili sui muri. si spoglia nudo, si lava i denti. si osserva a lungo riflesso nello specchio, l'unghia vescovile combatte il tartaro.
indossato il vestito da notte è pronto all'ultima preghiera, si corica sbuffando.

abbia inizio la notte, sogno rapace, la visione del nuovo mondo e dell'uccello uomo, abbia inizio il nuovo volo.
abbia inizio il desiderio, si schiuda lo scrigno, piumato.

cade nel sonno. una pezza di mare assolato, un tuffo. nuota con estrema facilità, respira sottacqua, sorride sentendosi delfino.
abbia inizio l'immersione.
scende verso l'abisso, veloce e fluente, contento uomo acquadinamico. poi una paura si insinua, cresce, aumenta con la profondità.
ora strizza gli occhi, vuole vedere cosa c'è sul fondale. ormai vicino. case. strade. una città. milano.
si avvicina, pesce tra i pesci.
riconosce i luoghi. i luoghi dell'infanzia, del sucesso, della sconfitta, del dolore. nuota tra i morti pallidi e gonfi ancorati al fondo, imprigionati nelle case, incastrati ai lampioni. seduti in macchina. sulle panchine al parco. uomini e cani al guinzaglio. donne, tende.
l'acqua è infestata e piena di vita. molluschi e alghe hanno attecchito dappertutto nella giungla marina, nella nuova atlantide. segnali stradali, campanili, insegne luminose.
subito gli manca il fiato, si affanna a riemergere. il più veloce possibile, di corsa, crede di scoppiare.
con l'aria il risveglio.

il dingo continua il suo volo, uccello rock.
negli occhi il sogno bagnato, il desiderio compatto della città sommersa. nel centro della fronte il potere, anello di fuoco e centro del mondo, il potere di realizzare il sogno.

vola più in alto il dingo, sempre di più, si stacca dal fondo.
s'accende un mozzo nell'aria fresca, sempre più in alto, dove si sta bene.
volteggia sulle luci languenti, sullo strano essere uomo e le bestemmie dorate.
ultimo tiro.
lascia cadere la sigaretta, la perde di vista.
gira le spalle beffardo. se ne va con un ghigno e una gracchiata, una nuova direzione.
2 respirare un atomo
regredire a lepre
infilarsi nel mare
io non so parlar d'amore, l'emozione non ha voce


3 dai, amore, dammi una mano,
leccami le labbra
spegnimi gli occhi e
accendi il mio bianco
di sacre visioni
mostrami il dio, assopito nell' ombra
umido
verde giardino zenitale
che dorme ferito, come un bambino
ignaro dell'orrido squarcio
letale.
il sangue è vino frizzante
rosso rubino, splendente
sfaccettato
canto allegro di fonte,
sacro alle ninfe, sfuggenti.
mostrami il dio, germoglio e fanciullo
negli occhi suoi plumbei
la nube, fremente
che annuncia subbuglio nel cieloamazonia
grido di guerra all'uomo di pietra
bersaglio imbattuto dei venti
mostrami il tonfo
e lo schianto
il brivido, un lampo


4 sono superbia
menzogna
la morte divora.
la vita freme sotterra
richiamo dell'onde
impatto frontale.
l'hai visto?
palazzi rifatti
in sabbia al deserto
tetti arabi
falò
mangiar di cammelli
circo africano
Il velo è continuo
di sabbia al confine
clessidra di stelle
fiore Quaglia notte
tremante
tappeto volante
riflessi di fuoco
sistole al fumo
fiato del dio
-sotterra i bambini
è ora d'andare.
camminato a piedi nudi sulle viscere calde dei nostri cari e su tenera erbafresca tra mille fiori profumati alla luce del sole nascente


5 sono uno stanco, niente da fare
poco da dire, e di poca importanza
sono il nonsenso
figlio di nonsenso
siete stanchi
di ostinarvi
negli angoli?
io sono il languido
il molle
il tenue
la mia ora
è il silenzio
e il marmo nero


6 la vita
non è per noi
la vita
non esiste
il rock è morto
l'amore è morto
avvistare incendi
nella capanna
nel sacco a pelo
corregger bozze
staccar le mele
curar la gente
dar conforto
non ho bisogno
del conforto
non ho bisogno
la mia ironia
è da uccidere
lo sguardo ironico
non è profondo
vorrei aspettarLa
dormendo sul tuo ventre


7 dove sei finita?
perché mi lasci qui
sotto al cielo
come un gatto morto
sotto la pioggia
con gli occhi
che si srotolano
per terra.
ambra
e luna
negli occhi
ancora
per un po'
dove sei?
come here
sdraiati vicino
a me
baciami come
la luna
notturna
non aspettiamo l'alba
per andare
via


8 sono il vecchio.
mi sono visto camminare
sulla strada serena
sinuosa e pacata
tra i campi di grano,
che porta giù al mare.
la giornata era chiara,
c'era il silenzio della vita nascosta,
e il riposo a due passi, niente travaglio.
sulla strada lontana, sulla collina
tra gli alberi verdi
passava un bus, rosso a due piani,
una bad girl chiedeva il fuoco,
col vento nei capelli e lo charme totale.
così bella.
il bus era grosso e rumoroso,

sacro carro della dea vendetta,
bollente nell'ombra.
io ero vecchio e capelli bianchi,
barba bianca, nel sole.
sarei andato in spiaggia
a guardare i bambini, il mare,
le pupe, avrei guardato
la sabbia, ci avrei nascosto i piedi.
niente giornali,
aspettare sereno.
l'ineffabile e il vuoto a due passi,
la vertigine voragine,
che mi avrebbe risucchiato
nel niente.
indolore.
forse una smorfia,
carezza nei bisbigli.

9 siamo soli unici e magici sono Dio
la mia morte è il mio giardino la mia morte è per sempre
l'amore
immoto eterno e perduto
per sempre
farà freddo , sempre colfiato dalla bocca
anche di notte ubriaco con la mano sul muro sarà buio presto
silenzio strade mute tutto marcio il verde
sulle montagne dove non c'è la neve alberi verdi e neri
diadema di gocce far away from africa far away from sun
scarpe fredde bagnate


10 porco
sto parco
piantato di
dita nei
reni del
cielo di
cristi piangenti
ugulanti pietà
l'odore della terra,
so stanco.
diuresi ghiacciata
occhi ribaltati
stinchi stanchi
gira la giostra
viola
viola
viola
vola via bambino
cadi e picchia
la testa
perdi il tuo sangue
sulla terra buia
e papà piangerà
un po'
quando ti vedrà
seduto sui rami alti
con dietro la luna
a fare l'uccello
con ali da uccello
vola via
gra gra gra


11 sono tornato nel
variegato pianeta
verdi scoscesi , Quaglia raffermi
danziamo sul soffio del chaos
sull'onda di luce s' acceca la notte
cade increspata cascata di luce
fuori controllo
lo stronzo eterno s'aggira fatato
fluttua impazzito vibrante
acqua e terra
fuoco
Mente
aria
ghiacciato e infiammato
tempesta e disgelo
siamo stanche teste di satiro
siamo zoccoli e terra
secche foglie
siamo sangue
niente dal sangue ma spruzzi di sangue
dov'è la nostra forza?
siamo tutti lo stesso vomito
sul marciapiede
sotto un cielo di foglie d'oro


12 i miei pensieri non sono poi un gran che
mai lo saranno
come quelli del mondo, del resto,
hanno luce e ombra
non illuminano ne ombreggiano
ci pensa il sole, la luna,
le piante e le mani
le grandi vele
sotto la luna
partendo per il cielo
danzando coi pirati
maglie bianche e rosse
a strisce
magli bianche e rosse
E BLU!
13 ciao
voices
stanno costruendo una casa
se tutto questo potesse disgregarsi
parti sempre più piccole
indolore
pietra
in polvere
sgretolata
sono stanco
non c'è tregua
calore
emaniamo calore
rovente
rossi e contorti
gli occhi del morto
riaffiorano
nell'acqua verde
bulbi lisci
viscidi
sfuggono
alla fame
del pesce
guardano
attraverso
l'acqua
dolce
interi e rotondi
compatti
speciali
non si sono
sgretolati
libertà
libertà della polvere
del cespuglio
nel deserto
hai mai visto
il sollievo
della foglia
che cade
e s'appoggia
per terra
è sollievo?
forse mi sbaglio
poi penso
che non c'è niente di cui preoccuparsi
ed è anche vero


14


viviamo negli anni della tristezza
delle fototessere monoespressive
di risate da coni di plastica
che si ha poco da dire ormai
nel passato si pesca nausea
nel futuro non
si gettano arpioni
e c'è ancora una voce
non è un' eco, è una voce
di plastica che sa
cos'è il coraggio
Non hai visto il silenzio dei pub?
le frasi a memoria del programma tv non parlano.
ma tu parli, parli, non ascolti il blues.


15


Oggi è già settembre.
le piogge d'estate
sono corse lungo
i bordi delle strade
bui rinfreschi.
i bambini
fingono
barche in gonfi fiumi,
all'interno, fuori piove,
il pranzo è ricco, lungo,
quando piove d'estate.
Oggi solo un'ombra della pioggia
una macchia scura sotto le
foglie, verdi e dure, fragranti, crepitanti di sole.
Il piede ha freddo per terra, e il
cielo della notte è più blu, le stelle più grandi.
Oggi un'altra estate è andata
che ha lasciato?
Rumori, voci,
i riflessi i contorni dorati e le notti
fiumi di lacrime dentro, ghiacciati cristalli
splendenti e immobili.


16


c'è aria che tra un po' vien giù l'ira di dio
il bambino ha già aperto l' ombrello
gli uccelli hanno il turbo
nasce il traffico delle sei prematuro di un'ora
il cielo non si vede più
che ci son dei nuvoloni
e sulle piante si vede il vento e tutto è più veloce
tranne la testa dei quattro stronzi
che giocano al pallone
le pozze son di piombo fuso
e i piccioni
nelle tane di mattoni
la sui tetti
delle case popolari
due tram
fermi al semaforo
con il fanale acceso
e la ruspa
continua la spola
chissà la mamma
chissà il papà
chissà chi l'acqua prenderà
ecco lo sparviero
conquistare il cielo
nero e grigio
come la nuvola
e quella casa in costruzione
si bagnerà già tutta
anche dentro
dove ci giocherà un bambino
o ci vomiterà un ragazzo
dopo una notte da strapazzo
hanno smesso di giocare
lo stormo migra nella madreperla
colore di anatre
e la canzone disperata continua a ritmare
il ritmo del giglio
fiore d'acqua dolce
e l'areoplanino è costretto al rientro
ma il pilota si spingerebbe più lontano
se no perché volare?
alcioni
quattro frecce
braccia al cielo
seghe e taglialegna
finalmente inizia a piovere
piano


17


mi state davanti
come fantasmi
come un sogno non esistete
siete ricordi, mi date il sorriso
coi vostri volteggi, sorrisi , domande.
sabrina millerezioni
e nadia figavanti
siete cose del passato.
com'è strano ritrovarvi
siete vere o cosa?
anche i sogni possono,
come dire,
farmi venire.
vieni qui,
fatti sentire...
mi addolcite la gargamella?
da brave…


18


ho appoggiato il mio orecchio, per terra,
tra i girasoli
ho avvertito il sistema
basalto lunare
di lune sotterree,
passare compatto.
ho sentito l'eco dei loro passi
assorbiti nel suolo
freschi pensieri rincorrersi tra gli steli
brezza e amarezza
occhi sfondati
in fondo alla nuca
salti mortali allo spin
carezza alla pioggia,
voltarsi di spalle
cose non dette.
ho sentito le sorde
parole del cuore
pulsare col mondo
sparire
come passi di donna
tornare all'aperto
lasciarmi da solo
nell'ombra
in questo zitto
sottopassaggio.


19


Piccolo mostro
sei quello che voglio
mentre brilla il sole.
E la luce sul tuo corpo.
Altrimenti, mi tocca,
aspetto sera, che mi ricopra
come un guanto o una lama fresca
e stanca del suo antico stupore, del fulgore…
pungeva nel cuore!
Le stelle saettavano raggi diritti
fini come atomi al laser,
così freddi, da esser brucianti
attraverso l'etere blu, puro.
Davano vita all'amore.
ora, sopra ai miei occhi,
li vedo cascare come stelle filanti
e s'annodano tra i rami
e rifrangono di qui, di là, con angoli strani,
in cieli lontani.
Salire su un ramo?
non vorrei sembrar quel che non sono.
un segreto? tutte Palle


20


La città straniera è pura
assoluta chiarezza del tempo
terse le strade dal vento
dispersi viaggiamo storditi,
al suono di mille altri passi
silenti, e voci frizzanti, pungenti.
La strada è il letto più fresco
soffitto più bello, trapunto di stelle.
Ho accarezzato il tempo,
e la paura
ho sciacquato il mio viso , in nuvole rosa
ho voluto volare con te, ti ho amata
e ti amo, quando sei qui, a due passi,
nell'ultimo raggio di sole che scappa
dall'alto dei tetti.
non t'amerò questa notte, ne mai,
non saremo la notte, io e te,
dispersi dal cielo, saremo nel vento.


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mi piace l'armonica che impazzisce
come un treno che scompare
con tanto di fumo
nell'ultima ora
mi piace il coro di quelli,
che brindano
senza un cazzo da dirsi, da farsi,
senza un cazzo da fare
davanti alla pianura rosa deserto americano
e il treno che fischia laggiù,
e sputa anche lui, bofonchia braci nel cielo,
le crede stelle cadenti-precoci-
prima che arrivi la notte e lo metta a tacere,
a viaggiare incazzato e malato, pieno di fastidio,
fino a che bestemmi, all'alba tra il grano,
in altro mondo,
incazzato e stanco
di andare, di sputare, di ingranaggi, del
rumore, di tutto, cercando con gli occhi il cimitero
dei treni.


22


È arrivata la notte
e ho tirato su la tapparella
i pastelli arancioni sono già andati
ed è buio come ieri notte,
con delle luci qua e là.
Sì, sono stato fuori, tre ore, o quattro
non voglio dire che cosa ho fatto.
con chi ero?
Ah, ho pensato a una cosa.
A facce gonfie d'acqua
rese belle paffute dalla morte
al contrario
di quel
che si pensa.
non crucciarti amico,
per le anatre piene d'aria
che s'appoggiano all'acqua liscia e
navigano come teste morte,
non crucciarti per loro
che non possono annegare:
mangiano i pesci, sott'acqua.


23


LUCA BOS

Sì, l'ho comprato io.
camminavo di mattina
contento per l'esame
contento per il campari
col bianco,
c'era sole e aria fresca.
a ripensarci sopra
era tutto sbagliato.
Comunque sia l'ho comprato,
elefante al caramello,
alto un'unghia;
un cane con la coda sul muso,
visto barrire dal lato.
un cane con la coda sul muso, al vento,
visto dal dietro in non opportuno
momento.
un alien, dal davanti.
L'elefante dà soldi, amore, fortuna.


24


il satellite irradia a 15° est
(una pezza di mare assolato)
irradia piano e violino
che fanno piccole onde,
irradia il cembalo
che le morde allegro
e l'oboe che dà vita agli abissi.
attraverso ilcielo azzurro e le nuvole bianche
si espande la bella musica
che danza sul mondo
e le parti tristi suonano
sotto strati di nebbia e nuvole basse
le parti allegre
dove c'è il sole e il tepore.
Per questo vorrei sempre
avere una radio con me,
per sentirla quando c'è il sole, se mi va.


25


era un pazzo,
ed era inverno.
un inverno come tanti altri,
con tante città e tante montagne.
era un pazzo e voleva vedere
fino a che punto
poteva arrivare,
qunto freddo
poteva
sopportare.
così dopo aver cenato
davanti alla tv
si mise scarpe e berretta
e scese in strada.
in tasca due caramelle al miele,
qualche caloria.
in testa, la sfida.
iniziò a camminare
per trovare
un posto
non male.
si fermò davanti a un campo del pallone
scavalcò
e ando a sedersi
appoggiato al palo.
era un campo privato,
di lusso.
si era levata la nebbia,
poco più alta di lui.
nella strada vicina passava la notte
e qualche macchina.
una si fermò in mezzo alla via.
scesero due ragazzi, una coppietta.
li guardava attraverso la nebbia
senza sentire una parola delle parole che forse si scambiavano.
quell'esperienza era stata sua .
un po' una merda.
poi non ci fu più nessuno.
la notte era fiorita in tutto il suo fiore di freddo.
l'erba era dura, si imbiancava.
il suo corpo caldo l'avrebbe addolcita e dischiusa.
iniziò ad annoiarsi.
il freddo era sopportabile.
si buttò nei ricordi
e nell'immaginazione.
o meglio ci provò senza riuscirci.
la luna scendeva dietro la collina.
la raggiunse, le toccò le tette,
e lei si infuriò,
perché nessuno l'aveva mai fatto
e odiò le mani d'oro e d'argento di quell'uomo
che l'aveva schernita.
"perché non si trova una donna?" pensava.
rimanevano fermi, faccia a faccia.
giocavano a chi ride per primo, o abbassa lo sguardo.
vinse lei.
a un certo punto lui non ce la fece più,
e scoppiò nella più grassa risata che lei avesse mai sentito.
tutto il cielo lo guardò.
rise, rise,
e rise,
fino a piangere.
si tolse la berreta e la infilo
su quella bella testa d'oro della luna.
le diede le spalle, andò a vedere
aprirsi
il mercato di fiori.


26


la sera dopo si parlò di un'eclissi,
inaspettata


27


tutti all'inferno.
chi si merita di più?
chi si merita di più alzi la mano.
ora vorrei sapere perché, signora.
non basta.


28


mediocrità.
d'annunzio può anche andare affanculo.
è mediocre nel dire stronzate.
mediocrità.
ah…il giusto stà nel mezzo.
il cielo è stitico
o diarroico?
c'è meno energia di quella supposta.
sterza per non finire fuori strada.
le cantine sono scrigni di vecchi bulloni.
le meduse sono inquinamento preistorico.
l'ozono è una bolla di sapone.
il ghiaccio è il polmone del frigor.
il bisturi è un crostaceo.
i bicchieri sono orecchie.
le trombe sono fiori.
i tetti sono strade.
gli alberi altalene.
gli ombrelli pulcini.
i sassi son denti.
le ruote ciambelle.
le navi gabbiani.
le corde serpenti.
la sabbia vernice.
le mappe città.
le culle son nidi.
i nidi pagliai.
i gatti son lepri.
le gocce son perle.
i treni camminano.


29


o tremule acque: fanculo
o neve silente: fanculo!
o fiori odorosi: fanculo!
o luna d'argento: fanculo!
o cielo stellato: fanculo!
fanculo sospiri d'amore,
fanculo baci frementi,
fanculo pioggia d'assenzio
fanculo piazze assolate
fanculo tempi lontani.


30


note e fiori
cappelli di feltro
cieli viola
cupi
colori d'abisso
dove corrono
fatine e fatone
con bacchette
di magia
spostan
le cose
e i cigni
si accorgono
del blu
più intenso
del blu
e volano insieme
agli altri
uccelli
nel cielo e
nell'abisso
ed è un crescendo
di forze
e magie
incantate
d'energie.
tutto ha swing
papàpapà pàa pàa pàa papapàapa pa pà papa


31


la pioggia cade
mista a neve
e scaglie
di ghiaccio.
la dea è sterile
nelle altezze del cielo
sulle palpebre
cristalli di gelo.
cammina eretta e solenne
lenta
nelle sue mani
l'offerta
avvolta in fascie
di seta
-via lattea-
negli occhi i ricordi
di quando
fanciulla
volava sui prati
dopo la pioggia
nel sole obliquo
del mondo
e i fiori freschi
le foglie brillanti
le gemme
il verde profumo.
oro nei capelli
occhi
prismi di cristallo.
dolci le acque del fiume
dove,
levate le vesti in morbida pioggia
vibrava.
ora una vertigine
di stelle impazzite
dove posare i passi,
su universi
fuori controllo,
pronti al collasso.
ancora una volta
l'ora è scoccata.
ancora una volta,
lontano,
scoppierà il sole,
di nuova vita.


32


piove sui frutti di mare
godono
per l'acqua dolce.
Il porto è piatto e tranquillo
i pesci si baciano sott'acqua
nascosti
tra le foglie e gli amplessi
intermittenze di luce..
Libertà vorrebbe partire in silenzio e andare in America
increspando leggera l'argento nero che la
lusinga di oleose carezze
e cede alla lusinga.
I bambini escono da scuola colorati
nel grigio
trovano mamme lunghe in impermeabili e
occhiali da sole
e pomeriggi assonnati da gatti odiosi.
sui giornali si aprono gran macchie
e gli ombrelli e le finestre
per sentire i vicoli.
piove sull'immondizia e
sui resti del mercato,
sulle chiazze di piscio.
La tenda blu e bianca del bar
si gonfia d'immenso mistero.


33


Abramo e suo figlio, Isacco,
si alzarono presto,
attraversarono l'alba
fino alle pendici del monte
e lo attaccarono.
A passi lenti, in mezzo al deserto
salivano, forgiati dal vento.
Mai cielo più alto fu sopra un uomo.
Abramo si voltava a guardare il figlio.
Alzava la sacca al cielo,
lasciava che l'acqua lo bagnasse,
il volto, i capelli.
Giunsero in cima,
si sedettero sfiancati
nell'immensità.


34


Ho aperto le finestre
per scoprire nuove cattedrali
scolpite di foglie.
Nel cielo fluttuava grandiosa
ormeggiata agli albori del tempo
una nave,
sfoglia di ruggine.
I suoi oblò verdi diamanti,
d' oro le catene,
d'avorio i camini.
Mi ruggì in faccia
con tutto il fiato del mare
profondo come un vulcano e pauroso,
come il levarsi di mille gabbiani.
La città fu percossa, caddero case.
Il cielo si fece di fuoco,
dopo il fuoco una pioggia,
fredda alla luce del sole.
Una schiera di volti amici ora sul ponte
e contenti, come chi è pronto ad andare
a una festa,
mi incitavano a fare in fretta.
Volevo essere con loro, pronto a salpare.
Ma temevo le stive, i motori
che macinano
corpi,
oleati col
sangue,
il metallobarrito e
le ossa dei morti
che avrei dovuto spezzare e tritare e mangiare
ed ebbi paura del nuovo porto oltre la notte
dove mai cade rumore.


35


i tramonti si attardano.
perchè?
con quali giochi, con quali gioie
riempiremo
i nostri tempi?
la triste attesa della notte, fresca amica,
ci opprimerà con odiose ore.
con che lentezza
passeranno in cielo
le nubi, da quale vento
sospinte?
costretta in rifugi, schiacciata,
la vita si ritirerà,
e una pena sarà il risveglio,
cader tra le braccia del sonno, vana morte.
quali freschi anfratti, verdi di foglie,
freschi di acque, daranno sollievo?
quale notte
ci condurrà
ad alba migliore?
la morte si cela nell'estate.
sotto spessi veli neri
marciscono i cadaveri.


36


stavo dormendo, ho sentito un ronzio.
alla finestra ho guardato fuori.
la santa madonna era a quattro zampe,
vomitava sulla città. soffocava dai conati
soffriva, sudata, bianca.
gli occhi lucidi e pieni d'orrore
il corpo percosso.
andò avanti per molto.
poi si sdraiò sul fianco, sulle case,
fetale.
mi notò, provai a tranquillizzarla
con gli occhi.
il respiro si calmò, poi dormì.
per tutta notte non disse una parola.
il vento dal basso
sollevava i miei capelli.
le stelle tramontavao, scomparivano, sorgevano.
avrei voluto spogliarla,
giocare con le sue carni forse,
darle strani sogni.
ma era troppo lontana.
bevvi un sorso ghiacciato,
gli uccelli notturni
cinguettavano sugli alberi.
altro che la madonna.
la città era uno schianto.