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| Voglio che tu sappia Una cosa. Tu sai com’è questa cosa: se guardo la luna di cristallo, il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra, se tocco vicino al fuoco l’impalpabile cenere o il rugoso corpo della legna, tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste aromi, luce, metalli, fossero piccole navi che vanno verso le tue isole che m’attendono. Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi cesserò d’amarti poco a poco. "Se d’improvviso mi dimentichi, non cercarmi, chè già ti avrò dimenticata" Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere Che passa per la mia vita e ti decidi a lasciarmi sulla riva del cuore in cui ho le radici, pensa che in quel giorno, in quell’ora, leverò in alto le braccia e le mie radici usciranno a cercare altra terra. Ma se ogni giorno, ogni ora senti che a me sei destinata con dolcezza implacabile. Se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi, ahi, amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete, in me nulla si spegne né si dimentica, il mio amore si nutre del tuo amore, amata, e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscire dalle mie. |
| Pablo Neruda: "Se tu mi dimentichi" |
| Sandaliotis o Ichnussa o l'orma del divino la terra è aspra, vulcanica o granitica o di tufo friabile, riarsa dal sole, battuta dai venti, salata dalle acque del mare Così è il nostro cuore. Come queste rocce a volte poroso, altre volte impenetrabile, spesso fragile Battuti dai venti o riarsi dal sole e salati dal mare i nostri animi, generano piante spinose e muschi colorati e nenie fantasione che portano in sé l'intrico degli arbusti e la ruvidezza delle pietre |
| Francesca Caraffini |
| Quando e come è cominciata la creazione? La fece Lui? Oppure non la fece? Solo Lui, lassù, lo sa, forse; O magari, nemmeno Lui |
| Rig Veda: "Creation Hymn" |
| Generale il tuo carro armato è una macchina potente spiana un bosco e sfracella cento uomini ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista. Generale il tuo bombardiere è potente, vola più rapido d'una tempesta e spiana città intere ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico. Generale, l'uomo fa di tutto. può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare. |
| Bertolt Brecht: "Generale, il tuo carrarmato" |
| Tutte le lettere d'amore sono ridicole. Non sarebbero lettere d'amore se non fossero ridicole. Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore, come le altre, ridicole. Le lettere d'amore, se c'è l'amore, devono essere ridicole. Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto lettere d'amore sono ridicoli. Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d'amore ridicole. La verità è che oggi sono i miei ricordi di quelle lettere a essere ridicoli. (Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli, sono naturalmente ridicole). |
| Fernando Pessoa |
| La gru Con una gamba nell’acqua Come sta dritta! Ma, tra le onde La sua immagine oscilla. |
| Kawada Jun |
| "Tornano in alto ad ardere le favole. Cadranno colle foglie al primovento. Ma venga un altro soffio, ritornerà scintillamento nuovo." |
| Giorgio Ungaretti |
| ...un bigliettino nell'urna di latta della credenza: che se un popolo stupra il proprio futuro allora forse è un popolo già morto. |
| Bambini a Dondolo |
| Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un'ape Un trifoglio ed un'ape E il sogno. Il sogno può bastare Se le api sono poche. |
| Emily Dickinson |
| E se non puoi la vita che desideri cerca almeno questo per quanto sta in te: non sciuparla nel troppo commercio con la gente con troppe parole in un viavai frenetico non sciuparla portandola in giro in balia del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti, fino a farla una stucchevole estranea |
| Costantinos Kavafis: "E se non puoi la vita che desideri" |
| Con un suono di corso il vento arrivò, scosse l'erba un verde brivido diaccio con sinistro passo nel caldo che sbarrammo le porte e le finestre quasi entrasse uno spettro di smeraldo e fu certo l'elettrico segnale del Giudizio Una bizzarra turba di ansimanti alberi, siepi alla deriva e case in fuga nei fiumi e ciò che videro i vivi Tocchi del campanile desolato mulinavano le ultime nuove Quanto può giungere quando può andarsene in un mondo che non si muove! |
| Emily Dickinson: "La Tempesta" |
| Penso e ripenso. Che mai pensa l'oca gracidante alla riva del canale? Pare felice! Al vespero invernale protende il collo, giubilando roca v Salta starnazza si rituffa gioca né certo sogna d'essere mortale né certo sogna il prossimo Natale né l'armi corruscanti della cuoca O papera, mia candida sorella tu insegni che la Morte non esiste solo si muore da che s'è pensato Ma tu non pensi. La tua sorte è bella! Ché l'esser cucinato non è triste triste è il pensare d'essere cucinato. |
| Guido Gozzano: "L'indifferenza" |
| Urlava intorno a me la via, senza pietà Alta, snella, in gramaglie, sovranamente triste Con sontuosa mano sollevando le liste dell'abito, guarnato di ondosi falbalà. E con gamba di statua, passò una donna: vidi, bevvi nell'occhio suo, con spasimi d'insano, come in un cielo livido, gravido d'uragano, dolcezze ammalianti e piaceri omicidi Fu un lampo... poi la notte. Fuggitiva beltà, nel cui sguardo, all'istante, l'anima mia risorse non ti vedrò più dunque che nell'eternità? Altrove e via di qui! Troppo tardi! mai, forse! Poiché corriamo entrambi a ignoto e opposto sito, O tu che avrei amato, o tu che l'hai capito! |
| Charles Baudelaire: "A una Passante" |
| Or poserai per sempre, Stanco mio cor. Per l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, In noi di cari inganni, Non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, né di sospiri è degna La terra. Amaro e noia la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta ormai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non donò che il morire. Ormai disprezza Te, la natura, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto |
| Giacomo Leopardi: "A Sé Stesso" |
| I giorni e le notti suonano in questi miei nervi d'arpa. Vivo di questa gioia malata d'universo e soffro per non saperla accendere alle mie parole. |
| Giuseppe Ungaretti |
| Se queste ombre vi hanno offeso Pensate, (e cada ogni malinteso) Di aver soltanto sonnecchiato Mentre queste visioni vi hanno allietato. E questo tema ozioso e futile Non più di un sogno vi sarà utile. Gentili amici, non rimproverate; Miglioreremo se perdonate... |
| Shakespeare: "Sogno d'una Notte d'Estate" |
| Comunque sia, questo mondo è per te. Mi sono domandato molte volte a che serviva, e non serviva a niente, ma adesso grazie a te ritorna utile. Fa il conto della merce abbandonata da Dio e prendila, l’hanno fatta per te millenni di uomini che non ti conoscevano ma che cercavano di prefigurare in templi e tombe di roccia e biblioteche uno stupore come quello che effondi quando sorridi e fai fermare il tempo e tutti ammutoliscono rapiti e ti alzi e dici, « io me ne vado a letto ». Dormi, al risveglio sarà lì il tuo retaggio: una città che fu famosa assai, un fiume sporco cantato dai poeti, il cinema dove hanno ucciso Giulio Cesare; e intorno valli, montagne, mari, oceani, e capitali, e continenti e selve, e piramidi, e versi, e adoratori della tua forma esterna o quella interna e in alto il cielo e il sole e le stelle e la luna e sulla terra le bestie ubbidienti a te che infine vieni a giustificare la loro straordinaria varietà. è tutto tuo e non finisce mai. |
| J. Rodolfo Wilcock: "Comunque sia, questo mondo è per te" |
| Nulla mi lega a nulla. Voglio cinquanta cose allo stesso tempo. Bramo con un'angoscia di fame di carne quel che non so cosa sia- definitivamente l'indefinito. Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare di chi dorme irrequieto, mezzo sognando. |
| Lisbon Revisited - Poesie di Álvaro de Campos |
| Amore non dannarmi al mio destino tienimi aperte tutte le stagioni fa che il mio grande e tiepido declino non si addormenti lungo le pulsioni. |
| Alda merini |
| Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. |
| Eugenio Montale: "Ossi di Seppia" |
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In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole parole eterne come il tempo come la materia parole pesanti come la mano scintillanti come le stelle. Dalla tua testa dalla tua carne dal tuo cuore mi sono giunte le tue parole le tue parole cariche di te le tue parole, madre le tue parole, amore le tue parole, amica. Erano tristi, amare erano allegre, piene di speranza erano coraggiose, eroiche le tue parole erano uomini. |
| Hikmet |
| Quando dalle tenebre dell'errore Con parole d'ardente persuasione Io trassi la tua anima caduta E piena di profonda sofferenza, Torcendoti le mani, tu esecrasti Il vizio che ti aveva raggirata; E quando, castigando col ricordo La coscienza di labile memoria, Tu raccontavi a me tutta la storia Di quanto era accaduto nel passato, E poi, nascosto il viso tra le mani, Sopraffatta da orrore e da vergogna, Indignata, sconvolta, tu piangesti... Eccetera, eccetera. |
| N.A. Nekrasov |
| Si deve avere un'amico invisibile a cui parlare nelle ore silenziose della notte e durante le passeggiate nei parchi. |
| K. Gibran |
| Spesso la vita è soltanto luce che sfavilla nei colori della gioia e ride e non chiede di coloro che soffrirono, che perirono. Il mio cuore però sta sempre dalla parte di coloro che nascondono il dolore e si ritirano alla sera nella camera per piangere di struggimento. So che tanti stanno errando angosciati e sofferenti, tutte le loro anime chiamo sorelle e dò loro il benvenuto. So che piangono di sera chinati su mani bagnate, vedono soltanto pareti oscure e non lo splendore di luci. Portano però di nascosto, persi ed inconsapevoli, la dolce luce dell'Amore per tenebre e pene. |
| Herman Hesse: "Spesso la vita è" |
| Come la bruma non lascia sfregi Sul verde cupo della collina Così il mio corpo non lascia sfregi Su di te e non lo farà mai Oltre le finestre nel buio I bambini vengono, i bambini vanno Come frecce senza bersaglio Come manette fatte di neve Il vero amore non lascia tracce Se tu e io siamo una cosa sola Si perde nei nostri abbracci Come stelle contro il sole Come una foglia cadente può restare Un momento nell'aria Così come la tua testa sul mio petto Così la mia mano sui tuoi capelli E molte notti resistono Senza una luna, senza una stella Così resisteremo noi Quando uno dei due sarà via, lontano |
| Leonard Cohen: "Il vero amore non lascia tracce" |
| Tutto porta via il Tempo, anche il ricordo: quando ero giovane passavo lunghe giornate cantando; ora ho scordato tante canzoni. |
| Virgilio: "Bucoliche 9, 51-53" |
| E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d'amarti solo io. |
| Pedro Salinas |
| "ho capito che ti amo quando ho visto che bastava un tuo ritardo per sentir svanire in me l'indifferenza, per temere che tu non venissi più, ho capito che ti amo quando ho visto che bastava una tua frase per far sì che una serata come un'altra cominciasse per incanto a illuminarsi, e pensare che poco tempo prima, parlando con qualcuno, mi ero messo a dire che oramai non sarei più tornato a credere all'amore, a illudermi, a sognare ed ecco che poi ho capito che ti amo e già era troppo tardi per tornare, per un po' ho cercato in me l'indifferenza poi mi son lasciato andare nell'amore” |
| Luigi Tenco |
| chiamami adesso, si lo so che prima era più facile ma è adesso che ho bisogno io di farmi trovare, farmi trovare qui, chiamami adesso che è più buono il mio cuore, dammi il tempo che tempo non sia, dammi un sogno che sonno non dia, chiamami adesso che non ho più niente da dire, ma voglio parlare lo stesso insieme a te, voglio provare io a descrivermi, chiamami adesso che ho bisogno di te |
| Paolo Conte |
| Noi siamo della sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra piccola vita è cinta di sonno |
| William Shakespeare: "Riccardo III" |
| Re Duncan: "E ciò non sgomentò i nostri condottieri, Macbeth e Banquo?" Capitano: "Sì, come i passeri le aquile, o la lepre il leone.." |
| Williamn Shakespeare: "MacBeth" |
| Io andavo per il sentiero, tu venivi per esso, il mio amore cadde tra le tue braccia, il tuo amore tremò nelle mie. Da allora il mio cielo di notte ebbe stelle e per raccoglierle la tua vita si fece fiume... |
| Pablo: "Todo el Amor" |
| Quando saremo due saremo veglia e sonno affonderemo nella stessa polpa come il dente di latte e il suo secondo saremo due come le acque, le dolci e le salate come i cieli, del giorno e della notte, due come sono i piedi, gli occhi, i reni come i tempi del battito i colpi del respiro Quando saremo due non avremo metà saremo un due che non si può dividere con niente Quando saremo due, nessuno sarà uno uno sarà l'uguale di nessuno e l'unità consisterà nel due Quando saremo due cambierà nome pure l'universo diventerà diverso |
| Erri De Luca: "Quando saremo due" |
| Astri Di luce argentea Ultimi tasselli Di un oscuro mosaico Chiamato notte |
| The Thistle |
| Ho raccontato il mio amore. Ho raccontato il mio amore. Le ho raccontato tutto il mio cuore. |
| William Blake |
| Ero una piccola creatura nel cuore Prima di incontrarti, Niente entrava e usciva facilmente da me; Eppure quando hai pronunciato il mio nome Sono stata liberata, come il mondo. Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. Stupidamente sono scappata da te; Ho cercato in ogni angolo un riparo. Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. Restituendomi Al tuo abbraccio. |
| Mary-Elizabeth Bowen: "Ero una piccola creatura" |
| Più che annoiato Triste Più che triste Infelice Più che infelice Malato Più che malato Abbandonato Più che abbandonato Solo al mondo Più che solo al mondo In esilio Più che in esilio Morto Più che morto Dimenticato |
| Marie Laurencin |
| L'oscuro mare blu è un corpo morto per me. Gli uccelli stanchi cantano commoventemente, commoventemente. E la mia terra nativa accarezzata dal gelo. Uccelli scuri istantaneamente diventano grigi. Là, in lontani monasteri, monaci recitano preghiere prolisse, così abilmente... Io lo so, quando la terra si spacca. Tu guarderai giù con occhi addolorati. |
| Anna Akhmatova: "Senza Titolo" |
| Sprofonda, dunque. E potrei dirti: sali! È pur la stessa cosa. Fuggi, da tutto ciò che fu creato, verso i liberi regni delle Immagini, fuor d'ogni spazio e tempo. Contempla e godi ciò che ormai da secoli più non esiste. Tumultuar di nuvole in perenni mutevoli sembianze. Vibra la chiave, e tienile lontane. |
| Johanne Wolfgang Goethe: "Faust" |
| Ecco perché vorrei proprio restare tutta la vita senza innamorarmi. La morte del mio bene, sarebbe la mia morte. |
| Johanne Wolfgang Goethe: "Faust" |
| O credi a me, che da qualche millennio contro quest'osso duro mi vo rompendo i denti. Dalla culla alla bara, uomo non v'ha che a digerir riesca il vecchio indigestissimo fermento del suo destino in terra. Credi a un demonio. L'universo è fatto soltanto per un Dio. Dio se ne sta dentro una luce eterna. Nella tenebra ha immerso i pari miei. E in quanto a voi, sol vi conviene il susseguirsi alterno dei giorni e delle notti. |
| Johanne Wolfgang Goethe: "Faust" |
| È bella la goccia di rugiada sul filo d'erba, e non troppo piccina, se è anche uno specchio del grande sole. |
| Ruchet |
| Ho sciupato il tempo, e ora il tempo sciupa me. |
| William Shakespeare: "Riccardo II" |
| Oh, morte inopportuna! |
| William Shakespeare: "Re Lear" |
| Bruciamo, eterno rotolare del mondo |
| Stefano di Sandro |
| Si dice che strazino fanciulli ancora lattanti e pieno di sangue abbiano il gozzo. Hanno nome strigi, causa del nome è che sogliono di notte orribilmente stridere. |
| Ovidio: "Le Metamorfosi" |
| Se ogni giorno fosse migliore del precedente, come ogni uomo si augura, il giorno più bello della vita di un uomo Sarebbe quello della sua morte. |
| Da una Poesia sulla Morte |
| Tutte le poesie hanno dei lupi dentro, tranne una, la più meravigliosa: Io amo la mia ragazza, lei danza in un cerchio di fuoco, e si libera della sfida con una scrollata. |
| Jim Morrison |
| Quaeque ipsa miserimma vidi, et quorum magna fui |
| Virgilio |
| I morti sono insaziabili. |
| Johanne Wolfganga Goethe: "Faust" |
| Ma certo, poco pria, se ben discerno, Che venisse colui che la gran preda Levò a Dite del cerchio superno, Da tutte parti l'alta valle feda Trémo sì ch'i pensai che l'universo Sentisse amor, per lo qual è chi creda più volte il mondo in caos converso; |
| Dante Alighieri: "La Divina Commedia, Inferno XII, 37" |
| La mia vita è leggera e attende il vento della morte, come una piuma sul dorso della mia mano. |
| T. S. Eliot |
| Hanno estirpato molti papaveri rossi, ma non possono abolire la primavera. |
| Poeta Anonimo Argentino |
| Di tutti gli alberi che esistono Lui ha il suo gregge, e si ciba radice per radice, Il Dio della Gioia Dioniso, la pura stella Che brilla tra il raccolto dei frutti. |
| Pindaro, 430 A.C. |
| Gli occhi. Raccontami la canzone Che cammina nei tuoi occhi Quando li apri La mattina Quando il sole Insinua il suo raggio di luce Nei tuoi sogni. |
| Clarissa Nicoisdkij: "Gli Occhi, le Mani, la Bocca" |
| Questa è la notte Dov'è lo scheletro bianco? Dov'è il mio pipistrello bruno? E il gatto porpora? Nero! Nero! Nero! Non c'è verde. È Halloween! |
| Filastrocca Infantile |
| Due porte si aprono per i sogni leggeri: l'una è di corno, l'altra d'avorio. Quelli che attraversano la porta d'avorio sono sogni ingannatori che annunziano ai mortali quello che non si realizzerà mai; quelli che invece dicono la verità vengono dalla porta di corno. |
| Omero: "Odissea" XIX, 560 |
| Morte, non andare fiera se anche t'hanno chiamata possente e orrenda, perché non lo sei. Perché coloro che tu pensi di annientare non muoiono, povera morte, né tu puoi uccidere me. Dal riposo e dal sonno, mere immagini di te, vivo piacere, dunque da te maggiore, ti genera. E più presto se ne vanno con te i migliori tra noi sta pace alle loro ossa, liberazione dell'anima. Tu, schiava della sorte, del caso, dei re e dei disperati hai dimora nel veleno, nella malattia, nella guerra; e il papavero e il filtro ci fan dormire anch'essi e meglio del tuo fendente. Di che dunque t'inorgoglisci? Un breve sonno e ci destiamo eterni. E la morte non sarà più e tu, morte, morrai. |
| John Donne |
| "Una volta quando mi hanno picchiato non ho reagito." "Perché?" "Perché io conosco la mia forza; una volta quando mi sono incazzato ho mangiato una barretta di ferro (che poi sono andato a cagare con l'aiuto di una calamita, questo è un altro discorso)" |
| Paido Master |
| Che bella storia! che bella storia! Peccato che sia solo una favola. Può darsi, ma avrete modo di conoscerne molte altre. Vere o false, che importa; saranno le vostre storie. |
| I Sensi Senza Senso |
| Guarda ciccino, che dal punto di vista delle emozioni a sedici anni hai già provato tutto. Il resto sono solo variazioni di tema. |
| Resti Umani non Identificati |
| L'amore è una specie di fame. Lo devi nutrire in tutte le sue bizzarre forme. |
| Resti Umani Non Identificati |
| Dopo un po' diventano tutte uguali: gli occhi, la pelle... dopo un po' si confondono tutte: niente nomi, niente facce... solo corpi, numeri. |
| Resti Umani non Identificati |
| La vita non è divertente se non si rischia di morire. |
| Resti Umani non Identificati |
| È così difficile divertirsi. Anche sorridere mi fa dolere la faccia. |
| Rocky Horror Show |
| Sono una cosa selvaggia e indomabile Sono un'ape con un pungiglione letale Datti una mossa e la tua mente ti seguirà Il tuo cuore palpiterà e il tuo sangue canterà Così che la festa e le canzoni continuino Lo muoveremo finché la vita non se ne sarà andata Di rosa tinge il mio mondo E mi tiene al sicuro dai miei problemi e dolori. |
| Rocky Horror Show: "Wild Untamed Thing" |
| C'è sangue nelle strade Arriva nei miei fianchi Sangue nel mio amore, Nella terribile estate. |
| Jim Morrison |
| Ho sempre pensato Che ognuno di noi Ha una propria musica nell'anima; una musica personale, privata, confidenziale... che non è quella del battito del cuore, ma del temperamento del cuore. |
| Poeta Anonimo (Poesia trovata scritta sulla parete di un centro sociale.) |
| Goya: "Credo che forse i morti vedano più cose di quante ne vediamo noi. È una cosa che invidio. Barbara: "Davvero?" Goya: "Se possono vedere più cose, sì. Gli altri uomini devono riempirsi la bocca tutto il giorno. Io adoro colmarmi gli occhi. Guardare è il mio vizio. Non posso fare a meno di divorare ogni singola cosa su cui poso lo sguardo. Ciò che hanno fatto gli angeli, ciò che hanno fatto gli angeli caduti, non c'è differenza per me. E quando ho assorbito in me quelle visioni, voglio riprodurle di nuovo nella pittura e firmarle. Sì, firmare il mondo e dire: 'Goya l'ha visto'. Barbara: "Molto umile." Goya: "Non credo nell'umiltà. Gli inglesi l'hanno inventata per mascherare la loro mancanza di genio." |
| Clive Barker: "Dialogo da Colossus, una commedia" |
| O tu, che come un coltello sei penetrata nel mio
cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima, a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena, come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta! Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria. Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù, imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro." |
| Charles Baudlaire: "Il Vampiro" |
| Il posto ideale per morire è solo un po' più in là. |
| Anonimo |
| Sento l'uscio che rimbomba, chi è che bussa alla mia tomba? |
| Anonimo |
| Ma dimmi tu, non è meglio così? Immaginare ed illudersi sempre, Qui ad aspettare qualcosa o niente, Qui ad aspettare un no o un sì, Che in ogni caso sarebbero fine, Di tutto questo che almeno è un ricordo, Così studiato giorno per giorno, Fatto di tanti cristalli di brina. |
| Tiziano Sclavi: "..." |
| Ormai sono cauto tanto Che se giro la testa non vedo più il dirupo È una sensazione stupenda lasciarsi andare Sentendo l'aria che contrasta il mio corpo Chissà se tornerò mai Chissà se arriverò da qualche parte Non riesco a vedere il fondo Non riesco neanche a tenere gli occhi aperti E la sola visione che riesco ad avere È quella della mente Riesco a sentire insieme Fuoco, acqua, caldo, freddo, brividi... Riesco a vedere il mio passato, i miei genitori, La mia ragazza, la gente che ho ammazzato. Riesco a sentire ancora il dolore dei lividi, Che mio padre mi ha fatto. Poi quando tutte queste sensazioni cessarono. Capii che il vuoto era finito. Ero arrivato all'inferno. |
| Antonio D'Ercole: "Vuoto" |
| Et tu Brute? E allora cadi o Cesare! |
| William Shakespeare: "Giulio Cesare" |
| Madre di dolore, madre di sangue Sei l'ultima onda, in cui tutto langue Regina delle Tenebre, Signora del Tormento Del ferro e del fuoco, del cristallo e del vento Né odio né paura, né invidia né amore Potranno cancellare il tuo supremo orrore! |
| Tiziano Sclavi: "La Morte" |
| O fati, sapremo le vostre volontà; che noi morremo lo sappiamo; non è che dell'ora e del prolungare i giorni che gli uomini si curano. |
| William Shakespeare: "Giulio Cesare" |
| Amleto: "Portati in camera di madama e dille che pur se si dipinga sul viso una crosta di belletto dello spessore d'un pollice, a questo sembiante è forza ch'ella si riduca. E prova a farla rider con questo... ti prego, Orazio, dimmi una cosa." Orazio: "Che cosa mio signore" Amleto: "Pensi tu che Alessandro avesse questa apparenza sottoterra?" Orazio: "Proprio questa" |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti. |
| William Shakespeare: "Otello" |
| Eccitami, soddisfami, appagami, creatura della notte. |
| Rocky Horror Show: "Touch-a Touch-a Touch-a Touch me" |
| Nel bosco, ove su tenui primavere Noi due solemmo giacere, A confidarci ogni intimo desio Ci ritroveremo il mio Lisandro ed io; Quivi ad Atene stornerem la faccia, Di strane genti e nuovi amici in traccia. Dolce compagna dei miei giochi, addio; Prega pel bene di Lisandro e mio; E a te Demetrio renderem la fortuna! Bada Lisandro, la vista digiuna, Terrem del cibo che la fa beata Fin domani nel cuor della nottata. |
| William Shakespeare: "Sogno d'una Notte d'Estate" |
| Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita... per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto. |
| Walt Withman |
| La prossima volta che combatterò, costringerò la morte ad amarmi, poiché voglio battermi persino colla sua falce avvelenata. |
| William Shakespeare: "Antonio e Cleopatra" |
| Il mio fato grida forte, e fa ogni minuta arteria in questo corpo vigorosa come il nerbo del leone nemeo. Ancora mi si chiama? Lasciatemi, signori, per il cielo, io farò fantasma di colui che mi trattiene; via, dico! Va' innanzi; io ti seguirò. |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Datti completamente al piacere più assoluto, nuota nelle acque calde dei peccati della carne. Incubi erotici oltre ogni misura e sensuali giorni da sogno di cui far tesoro per sempre. Non lo vedete? Non sognatelo, fatelo. Non sognatelo, siatelo. |
| Rocky Horror Show: "Don't Dream it Be it" |
| Occupatevi di lui, egli reca grandi nuove. Il corvo medesimo che gracchia il fatale ingresso di Duncan sotto i miei spaldi è rauco. Venite, o voi spiriti che vegliate sui pensieri di morte, in quest'istante medesimo snaturate in me il sesso, e colmatemi tutta, da capo a piedi, della più atroce crudeltà. Spessite il mio sangue, occludete ogni accesso ed ogni via alla pietà, affinché nessuna contrita visita dei sentimenti naturali scuota il mio feroce disegno o stabilisca una tregua fra lui e l'esecuzione. Venite al mio seno di donna, e prendetevi il mio latte in cambio del vostro fiele, o voi ministri di assassinio. Dovunque (nelle vostre invisibili forme) siate pronti a servire il male degli uomini. Vieni, o densa notte, e ammantati del più perso fumo d'inferno, affinché il mio affilato pugnale non veda la ferita che fa, e i cielo non possa affacciarsi di sotto la coltre delle tenebre per gridare: "Ferma, ferma" |
| William Shakespeare: "Macbeth" |
| I baci sono le monete spicciole dell'amore. |
| Thaddeusz |
| Un colpetto delle tue dita sul tamburo, incendia tutti i suoni e dà inizio ad una nuova armonia. |
| Arthur Rimbaud |
| Nella quiete e dolce eclisse in cui le anime si incontrano sulle labbra dell'innamorato. |
| Peter Shelley |
| È viva la tua anima? E lascia che si nutra! Non lasciare balconi da scalare, né bianchi seni su cui riposare. Né teste d'oro con guanciali da spartire. |
| Edgar Lee Masters |
| Io ti ringrazio amore, d'ogni pena e tormento e son contento ormai d'ogni dolore. |
| Poliziano |
| Cantami o Diva, del Pelide Achille L'ira funesta, che infiniti addusse Lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco Generose travolse alme d'eroi E di cani e d'augelli orrido pasto Lor salme abbandonò (così di Giove L'alto consiglio s'adempia), da quando primamente disgiunse aspra contesa Il re de' prodi Atrid e il divo Achille. |
| Omero: "Iliade" |
| E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi: Chi era Sancho Panza? Chi era Don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché - vivi germi - ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire per l'eternità! |
| Luigi Pirandello: "Sei Personaggi in Cerca d'Autore" |
| Occorre darci fretta, o re d'incanti: I draghi della notte, ecco, hann'infranti I nembi e splende il messo dei mattini Dinanzi a cui gli spettri peregrini Ai cimiteri affollansi; e gli spiriti dannati In crocicchi e flutti sotterrati Ai verminosi letti fan ritorno Perché non scruti le lor colpe il giorno Sfuggon la notte in volontario esiglio Fidi all'oscurità dal nero ciglio. |
| William Shakespeare: "Sogno d'una Notte D'Estate" |
| Sono andato a un ballo in maschera Travestito da me stesso Riconsciuto Da nessuno dei miei amici |
| Bob Kauffman |
| O discepolo! Se la cerchi, soffrirai; Se la trovi nascondila; Se te ne servi, nessuno lo sappia. Il vero filosofo deve rimanere ignoto. |
| Anonimo |
| Tutti conoscono quello che ha fatto il buon samaritano ... ma era questo un segno della sua bontà d'animo o delle colpe che doveva espiare? |
| Anonimo |
| Rosa del Mondo! E se questo è pur vero, di qual mondo! Quale verme giace nel suo cuore rosso, O Luce nella Luce! Ali lampeggianti di fuoco! Il mare più rapido è per te come una lentissima Eternità... ... Il Prodigio porta la Morte se è troppa la Vita ... non irrider fratello se del passato piango canto le ebbrezze dei bagni d'azzurro e l'ideale che annega nel fango." |
| Aborym |
| Fin dal principio ormai la bella rosa è sfogliata e strappata e calpestata e del tutto corrotta... |
| Aleister Crowley |
| Tu m'hai scritto così: "Or che spezzato è questo nostro amor fatto di ebbrezze, io ti rimando i baci che m'hai dato io ti rimando tutte le carezze". Piccola bimba mia sempre malata, una cosa ti sei dimenticata. La prima cosa che ti ho data, o amore, ti sei scordata di ridarmi il cuore! |
| Corazzini |
| È cominciata un'altra vita, è cominciata con la morte. Nel regno maledetto delle tenebre eterne potremo squarciare il sogno infantile con le lugubri vesti incendiate dal sangue. Una stella, cadendo, rovescia la croce, mummifica il mondo sepolto. Sotto i tuoi piedi respira il nemico, caplesta i rami e verrà il silenzio avvolto dal buio... |
| Lady Gramaldlazy |
| Schiantasse il mondo. Uno scoppio, un boato, l'ultimo istante è arrivato. La vita è appena finita: sei sicuro di averla vissuta? Sei sicuro che tutto ciò che è passato sia stato? Che quel giorno che nascesti... in realtà tu non moristi? Il dolore è un paradosso, tutti contro, tutti addosso. Tutt'intorno solo nebbia, solo buio, solo io, nessun'altro nessun dio. Tu! Si, tu che leggi, non farti idee strane. Non ti creder che la vita così di getto sia finita. Per morir tanta fatica, e sgomento, e patimento. C'è mai un termine al tormento? Alla fine chi lo dice che la vita tua è felice? Che alla fine il tuo viaggio non sia stato atroce, e truce. Concludendo, riflettendo, ora capisco ciò che ho scritto, non più gioa, ne dolore, ma soltanto l'eterno torpore. Che ti avvolge, che t'imprigiona. Mai,la vita, è stata così buona... |
| Corbeau |
| Sono luce e ombra angelica farfalla o verme immondo sono un caduto cherubo dannato a errar sul mondo o un demone che sale affaticando l'ale verso un lontano ciel |
| Arrigo Boito |
| ...cerco amori nuovi , violente sere... perdono chiedo a chi non amai... |
| Dario Bellezza |
| Tu eri la mia piccola ragazzina E conoscevo ogni tua paura Quale gioia era tenerti tra le braccia e baciarti via le lacrime ma adesso te ne sei andata c'è solo dolore e niente che possa fare e non voglio vivere questa vita se non posso viverla con te |
| Sid Vicious per Nancy Laura Spungen |
| Li strappai sanguinando dal cuore piagato, E piansi molto E li detti via. |
| F. Schiller |
| Quelli che non hanno la capacità di governare, obbediscano. |
| William Shakespeare |
| Fragilità, il tuo nome è donna. |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Non c'è arte o storia che valga a scoprire dal viso il colore dell'anima. |
| William Shakespeare |
| La politica sta al di sopra della coscienza. |
| William Shakespeare |
| La mia superficie è felice Ma venga a vedere sotto la vernice. |
| V. Lamarque |
| Una sera ho preso la bellezza sulle ginocchia e l'ho ingiuriata. |
| Arthur Rimbaud |
| Io è un altro. |
| Arthur Rimbaud |
| Mille sogni mi bruciano dentro dolcemente. |
| Arthur Rimbaud |
| Scrutare l'invisibile, udire l'inaudito. |
| Arthur Rimbaud |
| La più bella astuzia del diavolo è quella di persuadervi che non esiste. |
| Charles Baudlaire |
| Un'arma di suicidio che annulla la volontà, fatta apposta per gli oziosi, i solitari e gli infelici. |
| Charles Baudlaire |
| La mia castità per una trappola ne usciva poesia in una gabbia. |
| G. Sicari |
| Il Mare! […] La patria de' liberi. |
| G. D'Annunzio |
| Cammini lungo le solitudini pensose de' sogni |
| L. Giaconi |
| Dopo di noi non c'è nulla nemmeno il nulla che già sarebbe qualcosa. |
| G. Caproni |
| I miei passi erranti mi hanno portato verso la morte, ho visto i corpi fragili che la terra ha mangiato |
| Yunus Emre |
| È questo il tempo Che aduna i sogni e ci ritrova assorti E l'aria luminosa si rifugia Tutta nel bianco di una grande luna |
| L. Luisi |
| Qui non c'è mio padre, che m'insegnò a non credere nell'intollerabile immortalità Qui non c'è mia madre che mi perdonò troppe cose. Qui sotto gli epitaffi e le croci non c'è quasi nulla. Qui non ci sarò io. Ci saranno i miei capelli e le mie unghie, che non saprannoche il resto è morto, e continueranno a crescere e diventeranno polvere. Qui non ci sarò io, che farò parte dell'oblio che è la tenue sostanza di cui è fatto l'universo |
| J. L. Borges |
| Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case; Voi che trovate tornando la sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce la pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì e per un no Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno: Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole: Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli: O vi si sfaccia la casa; La malattia ve lo impedisca; I vostri nati torcano il viso da voi. |
| Primo Levi: "Se Questo è un Uomo" |
| ...Non si muore mai una volta sola, ma si muore in silenzio, stanchi di urlare nella sordità del mondo... ...Se i giorni sono attimi non lasciarti portare via, se darai una mano al vento, anche tu potrai essere nuvola... ...Tutti siamo soli con i nostri sogni nascosti, ed osserviamo il mare portarci via gli anni migliori, sotto una unica, immensa, crudele, coltre di cielo... ...Se Dio fosse l'alba avremmo un mondo pieno di sangue... ...Ogni grande amicizia, in fondo, è soltanto un amore mancato... ...Il cuore, forse, a volte, sopravvive, ma il corpo in un giorno mai stabilito ed in un posto mai definito, muore!... |
| Roberto La Paglia |
| L'uomo, monotono universo, crede allargarsi i beni e dalle sue mani febbrili non escono senza fine che limiti |
| Giuseppe Ungaretti |
| Non posso lasciarti né obliarti: il mondo perderebbe i colori ammutolirebbero per sempre nel buio della notte le canzoni pazze, le favole pazze. |
| V. Solov'ev |
| A me pare eguale agli dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente. Sùbito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce non esce e la lingua si lega. Un fuoco sottile sale rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie. |
| Saffo |
| "C'è un'ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa." |
| Trilussa |
| Il mio amore è un abito leggero fra gli alberi di melo, dove gli allegri venti preferiscono correre in compagnia. Là, dove gli allegri venti corteggiano le giovani foglie che aleggiano, il mio amore passa lento e si curva all'ombra nell'erba. E dove il cielo è una cerulea coppa sulla terra che ride, leggero va il mio amore, sollevando con la mano garbata la sua veste. |
| J. Joyce |
| I miei occhi non smetteranno di guardarti le mie orecchie di sentirti la mia bocca di baciarti le mie mani di toccarti il tuo fidanzato di menarmi. |
| Vasco Mirandola |
| Se devi amarmi, per null'altro sia se non che per amore; Mai non dire: "L'amo per il sorriso, per lo sguardo, la gentilezza del parlare, il modo di pensare così conforme al mio, che mi rese sereno un giorno". Queste son tutte cose che posson mutare, Amato, in sé o per te, un amore così sorto potrebbe poi morire. E non amarmi per pietà di lacrime che bagnino il mio volto. Può scordare il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto, e perderti. Soltanto per amore amami - e per sempre, per l'eternità. |
| Elizabeth Barrett Browning |
| In quanti modi t'amo? Lascia che conti. Ti amo nell'alto, nel vasto, nel profondo cui l'anima si tende quando, sentendosi non vista, si protende ai confini dell'Essere e dell'Ideale Grazia. Ti amo nel più modesto uso quotidiano, dal sole alla candela. Come chi lotta per Giustizia t'amo, libera. Come chi dagli onori fugga t'amo, pura. Con la passione di antiche pene t'amo e con puerile fede. Ti amo con l'amore che credevo perduto coi miei perduti santi, - ti amo col respiro, il riso, i pianti di tutta la mia vita! - e, Dio mi conforti, meglio ti amerò dopo la morte. |
| Elizabeth Barrett Browning |
| Dunque domani! Il bosco esulta al mite Sole. Ha da dirvi tante cose, tante Cose! Vi condurrò sotto le piante Alte, con me; solo con me! Venite! Forse... - chi sa? non vi potrà parlare Subito. Forse, finalmente sola Con voi, cercherò invano una parola. Ebbene! Noi staremo ad ascoltare. Staremo ad ascoltare i mormoranti Rami, nello spavento dell'ebbrezza; Senza uno sguardo, senza una carezza, Pallidi in volto come agonizzanti. |
| Vittoria Aganoor Pompilj: "Finalmente" |
| Il tuo corpo è composto di frutti. La notte esali un odore di pesche. Scende il tuo bacio dalla gola al cuore come va l'acqua d'una fontana. E la mia pelle freme alle carezze come al soffio di Dio l'erba dei campi. Sei una coppa di frutti posata accanto alle mie labbra tutti i giorni. |
| Jorge Carrera Andrade |
| No, non chiamarlo amore, se una donna che è tutta bella, desideri, portato per mano dagli occhi che estasiati l'ammirano. Ma se incontri una brutta e subito dentro ti senti perduto, e accelerando i suoi battiti il cuore, ardi di lei, smanioso: questo è fuoco d'amore, perché la bellezza seduce chiunque il volto le guardi. |
| Marco Argentario |
| Non esprimere l'amore, Quello vero è sempre ascoso; È uno spirito che si muove Silenzioso, misterioso. Dichiarai il mio grande amore Il mio cuore le si aprì; Con paure orrende, fredda, Ah, tremando, lei fuggì. Come fu da me lontana Un viandante l'accostò, Silenzioso, misterioso: Sospirò e la conquistò. |
| William Blake |
| Perché ti vide a letto con un altro, fuori di casa t'ha cacciato nuda, quasi che fosse, come un pitagorico, libero di peccati. E tu, mia cara, piangi per questo e ti vuoi rovinare il viso per un pazzo, e morire di freddo alla sua porta? Non piangere più, asciugati le lacrime, cara; ne troveremo presto un altro, che non abbia né occhi per vedere né frusta per colpire. |
| Rufino |
| Solo godere è vivere! Scordiamoci tutti gli affanni: il nostro tempo è breve. Ora a me Lieo, e la musica e corone di fiori, a me l'ebbrezza delle donne! È questa la mia ora. Nessuno del domani ha certezza. |
| Rufino |
| Calmi nella penombra sotto questi alti rami, colmiamo il nostro amore di profondo silenzio. Fondiamo anime, cuori, i nostri sensi in estasi, qui tra vaghi languori dei pini e dei corbezzoli. Socchiudi gli occhi, incrocia le braccia sopra il seno, allontana il domani dal tuo cuore assopito. Lasciamoci convincere al soffio carezzevole che viene ad increspare l'erba fulva ai tuoi piedi. E quando dalle querce grave cadrà la sera, cantando un usignolo ci dirà disperati. |
| Paul Verlaine |
| La mia mano maschile e femminile sulla tua carne in festa passa e ride dolce, ride e del tuo piacere gode. Lo sai bene,essa è fatta per servirla, bisogna che il tuo corpo io lo svesta, lo inebri senza fine con un'arte nuova nella carezza sempre pronta. Io sono simile alla grande Saffo. Lascia che la mia testa vaghi, e affondi un pò selvaggia, all'avventura, in cerca d'ombra,di odore e di un lavoro splendido verso i gusti della tua gloria segreta. Lascia andare l'anima del poeta dovunque in campi o boschi, monti o valli, come tu vuoi e se io lo desidero. Io sono simile alla grande Saffo. Allora stringo avido il tuo corpo, la carne contro il mio corpo d'atleta che si tende e a momenti si rilassa, nel trionfo e nella disfatta beato, in questa guerra del cuore e della testa. Per la sterile stretta in cui il cervello giunge a completare la natura io sono simile alla grande Saffo. |
| Paul Verlaine: "Ballata Saffo" |
| Di un bacio ho paura come di un'ape. Io soffro e sto sveglio senza mai riposo: di un bacio ho paura! Però amo Kate, i suoi occhi belli. Lei è delicata, pallida e slanciata. Oh,come amo Kate! È San Valentino! Io devo e non oso dire a lei al mattino... Che cosa terribile è San Valentino! Lei mi è promessa fortunatamente. |
| Paul Verlaine |
| È un piccolo cuoricino Con la punta all'aria; Dolce e fiero simbolo, È un tenero cuoricino. Ah! Che lagrime versa Corrosive più del fuoco, Prolungate meglio d'un addio, Bianche come bianchi fiori! Di viola vestito, È bello vederlo sortire, Ma oh tutto il piacere Che dà quando gli pare! Come un vescovo in coro Esso è pieno d'unzione. La sua benedizione Va dall'altare al coro. Sol dalla sera mette Sino al risveglio aurorale L'anello pastorale D'ametista e d'oro nero. Poi il rito compiuto Congruamente scaricato Debitamente risistema Il suo cappuccetto. |
| Paul Verlaine: "Balanite" |
| La smorfiosetta A piene mani Scuote il batacchio Del ragazzotto. Felice il pargolo Ben scappellato Gode e sputacchia Da ogni lato. L'infante radiosa Vedendo il latte E curiosa Del nuovo fatto, Annusa una goccia In punta alla tetta. Suvvia, bisboccia, Perbacco, di fretta! Lecca e sbaciucchia La punta belloccia, Senza nicchiare Pompa e si dà da fare! O viscontino Di dove ti pare Non raccontare Quella vittoria, Fior d'eleganze Idilli amorosi Delle vacanze Del novanta: Di scappatelle Dentro i castelli, I tuoi compagni, Anche i men sani, Potrebber raccontare Senza inventare Senza fatica Una dozzina; E le cugine Angeli decaduti Di tali cucine E di tal succhi Sono abituate, Povere donne Sin dalla prima Lor comunione: Questo o fratelli, Sempre in attesa Degli adulteri Su voi minazziosi. |
| Paul Verlaine: "Idillio High-Life" |
| Buona semplice ragazza di strada Come ti preferisco alle puttane Che ci ingombrano i marciapiedi Con lo strascico che non pulisce i piedi, Bambole stupide e affettate Solo dai vestiti occupate O di acquisti e di scommesse Su Parigi flagelli scatenati! Tu mi sei un vero compagno Che di notte salirebbe al grado. E persino tra lenzuola pulite Conserverebbe un aspetto maschile. Amante alla buona, Amica oltre che civetta, Devi pur essere un ragazzino Per tormentare il mio appetito. Sì, possiedi maniere Così scherzosamente efebiche Che sembra di far peccato Poiché nascosto perdonato, Se non che hai natiche bianche Fresche braccia tonde e ampi fianchi. E rimpiazzi quel che non hai Con stimolanti ortodosse leccornie. Sei un compagno tanto sei buono Tanto sei sempre fuoco, fiamma Se si tratta d'obbligare le persone Anche soltanto coi tuoi pochi soldi Fino a raddoppiare il duro lavoro Fino a impegnare le lenzuola! Come noi t'han colpito disgrazie E le tue lagrime valgono i nostri pianti, E le nostre lagrime unite ai tuoi pianti Sono salaci e affascinanti. E da quella pietà che tu Ci porti esce una virtù Sei un fratello che è una signora E che è una moglie per ora... Bene! poi dormiamo sino al mattino Raggomitolati, e ron, ron, ron! Avvicinati, che mi perdo Il ventre in fondo alla tua schiena I ginocchi incastrati ai tuoi I tuoi piedi di bambina tra i miei Avvolgi il culo nella camicia Ma lascia che la mano che ti ho messo Al caldo sotto il tuo gentile tappeto Ecco! siamo a posto e nascosti. Non è la pace, è una tregua. Dormi? sì, nessun cattivo sogno, E io sonnecchio tra allegri brividi Col naso affondato tra i tuoi riccioli. |
| Paul Verlaine: "Ragazze" |
| Voglio innalzarmi verso le vostre cosce e chiappe, Oh puttane, del vero Dio sole sacerdotesse, Bellezze mature o no, novizie o professe, E nelle fessure, nelle righe vostre vivere soltanto! Piedi meravigliosi i vostri che van solo all'amante, Con lui tornano e soltanto riposano A letto durante l'amore, poi gentili accarezzano Quelli dell'amante che stanco e sbuffante si queta. Stretti, profumati, baciati, leccati, dalle piante Sino alle dita, succhiate una dopo l'altra, Sino alle caviglie, sino ai laghi di vene lente, Piedi più belli dei piedi d'eroi e d'apostoli! La vostra bocca amo tanto e i suoi giochi graziosi Della lingua e delle labbra e quelli dei denti Che mordono la lingua e a volte ancor meglio, Giochetti piacevoli come metterlo dentro; E i vostri seni, duplice monte d'orgoglio e di lussuria, Tra i quali si issa talora il mio orgoglio virile Per gonfiare a suo agio e fregare il testone: Come un cinghiale delle valli del Parnaso e del Pindo. Le braccia! Adoro anche le braccia sì belle, sì bianche, Tenere e dure, paffute, nervose se è il caso e belle E bianche come i culi e come loro eccitanti, Calde nell'amore, dopo, fresche come tombe. Possa mangiare le mani in cima a quelle braccia! Carezza e pigrizia le hanno benedette, Rivitalizzatrici del glande che sfugge, Masturbatrici dalle infinite sollecitudini! Ma tutto ciò è niente; o Puttane, nei confronti Dei culi e delle vostre fiche, la vista e il gusto e l'odore E il tatto trasformano in eletti i vostri fedeli, Tabernacoli e Santi dei Santi dell'impudicizia. Ecco perché, sorelle, verso le vostre cosce e chiappe Voglio innalzarmi tutto, sole vere compagne, Bellezze mature o no, novizie o professe, E nelle fessure e nelle righe vivere soltanto. |
| Paul Verlaine : "Verture" |
| Ogni incrostata conchiglia che sta In quella grotta in cui ci siamo amati Ha la sua propria particolarità. Una dell'anima nostra ha la porpora Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi; Un'altra imita te nei tuoi languori E nei pallori tuoi di quando, stanca, Ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi. Questa fa specchio a come in te s'avvolge La grazia del tuo orecchio, un'altra invece Alla tenera e corta nuca rosa; Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge. |
| Paul Verlaine |
| Sempre, tutta la vita... Queste parole stupide, sì, le devi ridire, me le devi ripetere! Noi due lasciarci! Dimmi... potremmo mai lasciarci? Ti sembrerebbe folle, e mostruoso? Ripetilo! Ho bisogno che tu mi rassicuri di questa nostra eternità. ... Ma quando il mio amico mi dice: "Ormai per sempre è lei la tua compagna. Non sei illuso! Non avrai che un amore. Vi sarete sempre fedeli"... io sono un po' deluso. |
| Paul Geraldy |
| So che sono irritabile, geloso, insoddisfatto, musone, esigente, che a una parola già divento ombroso e cerco spesso la lite per niente... Per troppo amore t'amo così male. Io t'insegno, ti sgrido, ti confondo... Saresti più felice e meglio amata se tu non fossi tutto ciò che al mondo per me vale, e non fosse tormentata da questo povero amore la mente. |
| Paul Geraldy |
| Abbiamo passato la notte ti tengo la mano io veglio Ti sostengo con tutte le mie forze Incido su una pietra la stella delle tue forze Solchi profondi dove scaturirà la bontà del tuo corpo Ascolto in me la tua intima voce la tua voce per gli altri E rido ancora di quell'orgogliosa che tratti Come una mendicante Dei folli che rispetti degli ingenui in cui credi E nella mia testa che a notte Dolcemente s'accorda con la tua Mi meraviglio della sconosciuta che diventi Una sconosciuta che ti assomiglia e assomiglia A tutto ciò che amo Che sempre si rinnova. |
| Paul Eluard |
| Ti voglio. Te l'ho detto con il vento come un bruco gioca nella sabbia; come un organo irato tempestoso; te l'ho detto con il sole, che dei giovani indora i corpi nudi e nelle cose innocenti sorride; l'ho detto con le nuvole meste fronti che il cielo sostengono, tristezze fuggitive; l'ho detto con le piante le diafane creature che si coprono d'improvviso rossore; te l'ho detto con l'acqua vita lucente che nasconde l'ombra; e te l'ho detto con la mia paura e te l'ho detto con la mia allegria, e con astio, e tremende parole. Ma non mi basta: oltre la vita voglio dirtelo con la morte; oltre l'amore voglio dirtelo con l'oblio. |
| Luis Cernuda |
| Annaffiami la luna. Spazzolami i denti delle scale. Trasportami nella tua valigia di carne sul mio letto d'ossa. Cuocimi un tuono. Raccogli i terremoti in una gabbia e coglimi un mazzo di lampi. Tagliati in due e mangia una di queste metà. Eiaculati nell'aria orgogliosa dei getti d'acqua di Versailles. Bruciati arrotolati a palla. Sii una palla dal riso arcaico che rotola intorno a una pillola. Getta tutte le tue lingue alle rose. Regola le tue lingue ai dolci rinoce-rosa. Pasticciati un pasticcio. Ranati in rana. Poniti come firma sotto la mia lettera. |
| Jean Arp |
| Io mi avvicino al letto e lui ride e mi guarda. Frecce di fiori vanno in giro per il mondo. Oh, il gioco dell'amore! Come posso descrivere la sua voglia, il suo ardore! Quanto più m'abbandono più cresce la sua gioia. Io mi sfilo la gonna, e lui furtivo afferra la mia ghirlanda. Vinta ora è già la mia mente e non ha più confini. Ma la mia vita è persa nei lacci del suo amore. Lui beve le mie labbra. Con il cuore che freme lui mi strappa i vestiti. Come non è più mio il mio corpo se lui con foga lo accarezza. Ed io vorrei frenarlo ma cedo a quell'ebbrezza. |
| Vidyapati |
| Reclinata su me i suoi capelli fanno una grotta intorno al suo volto, una macchia dove gli occhi si intravedono appena e mi dice che è una gatta e mi odia perché io le faccio mostrare il suo piacere e soffia come un gatto ma poi tenera mette le mani sotto la mia nuca e mi solleva la bocca fin dentro quella sua oscura grotta dell'amore. |
| James Laughlin |
| Disse, la donna amata: "Io non ti voglio Trattenere, tu con me non hai fatto Giuramenti. Chi può tenerli gli uomini! La fedeltà per loro non è un patto. Visita, amico mio, tutti i paesi, Quelli che vuoi, e va per la tua strada, E prendi tante donne per la mano E dormi in tutti i letti che t'aggrada. E se ti fermi dove il vino è aspro Scegli soltanto malvasia per te, Ma se ancora più dolce è la mia bocca Torna, torna da me!". |
| Hugo Von Hofmannsthal |
| Non era mai accaduto. Nel boschetto gli alberi erano tutti innamorati di una canna una cannuccia sottile che amava invece il vento, il vento che porta la pioggia. Così il boschetto l'aveva ripudiata. La canna innamorata rispose "Per me, questo va bene". Voi state pure tutti da una parte, ché dall'altra c'è il vento della pioggia. Così vuole il mio cuore. Il boschetto offeso, sentenziò la morte per quell'innamorata dagli occhi di rugiada. Chiamò il picchio dal becco forte, e il picchio colpì nel cuore tre, quattro, cinque volte nel cuore della piccola canna. Da quel giorno la canna innamorata divenne flauto e da quel giorno le ferite degli amanti parlano con le dita del vento e cantano, ovunque nel mondo, da quel giorno. |
| Sherko Bekas: "La canna e il vento" |
| Ho posato l'orecchio sopra il cuore della terra. Parlava d'amore, del suo amore per la pioggia, la terra. Ho posato l'orecchio sul liquido cuore dell'acqua. Il mio amore, l'amor mio è la sorgente, cantava l'acqua. L'ho posato sul cuore dell'albero. Della sua folta chioma, - l'amore suo - diceva, l'albero. Ma quando accostai l'orecchio all'amore stesso, che non ha nome, era di libertà che parlava, l'amore. |
| Sherko Bekas: "Dialoghi" |
| Rimorso a guardarti nella confusione; sei solo una gatta, anzi sei una gatta, una natura felice, un miracolo, un incanto: quando agiti la coda o cerchi di afferrarla sei più dispettosa di ogni ragazzo, più dolce di ogni zucchero filato. Ma il rimorso mi divora, sapessi, pensando che dovrò lasciarti, non sono fedele negli amori, non so sacrificarmi. Dimmi che fine farai lasciami libero di decidere, di perdermi in un altro destino |
| Dario Bellezza |
| La freschezza animale del tuo corpo che lasci lentamente penetrare; nel recente ingresso dell'Amore placido staziono e m'intrigo nella mia intricata immagine se ti faccio soffrire. Poi ti concedo ad un altro, sibilla di ogni proscrizione: guardo dal buco della chiave. |
| Dario Bellezza |
| Sei tutta spume agili e leggere e i baci ti percorrono e t'irrigano i giorni. Il mio gesto, la mia ansietà, pendono dal tuo sguardo. Vaso di risonanze e di stelle prigioniere. Son stanco, tutte le foglie cadono, muoiono. Cadono, muoiono gli uccelli. Cadono, muoiono le vite. Stanco, son stanco. Vieni, desiderami, fammi vibrare. Oh, mia povera illusione, mia accesa ghirlanda! L'ansia cade, muore. Cade, muore il desiderio. Cadono, muoiono le fiamme nella notte infinita. Fiammata di luci, colomba di crete bionde, liberami da questa notte che incalza e distrugge. Sommergimi nel tuo nido di vertigine e di carezza. Desiderami, trattienimi. L'ebbrezza all'ombra fiorita dei tuoi occhi, le cadute, i trionfi, gli sbalzi della febbre. Amami, amami, amami. In piedi ti grido! Amami. Infrango la mia voce gridandoti e faccio ore di fuoco nella notte pregna di stelle e di levrieri. Infrango la mia voce e grido. Donna, amami, desiderami. La mia voce arde nei venti, la mia voce che cade e muore. Stanco. Son stanco. Fuggi. Allontanati. Estinguiti. Non imprigionare la mia sterile testa tra le tue mani. Me segnino la fronte le fruste del gelo. La mia inquietudine si sferzi con i venti dell'Atlantico. Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve star sola. Deve crocifiggersi, sbriciolarsi, rotolare, versarsi, contaminarsi sola, aperta alla marea dei pianti, ardendo nel ciclone delle furie, eretta tra i monti e tra gli uccelli, distruggersi, sterminarsi sola, abbandonata e unica come un faro di spavento. |
| Pablo Neruda: "Sei tutta spume..." |
| È come una marea, quando lei fissa su me i suoi occhi neri, quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile tendersi e palpitare presso il mio, è come una marea, quando lei è al mio fianco. Disteso davanti ai mari del Sud ho visto arrotolarsi le acque ed espandersi incontenibilmente fatalmente nelle mattine e nei tramonti. Acqua delle risacche sulle vecchie orme, sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose, acqua delle risacche che dalle stelle s'apre come una rosa immensa, acqua che va avanzando sulle spiagge come una mano ardita sotto una veste, acqua che s'inoltra in messo alle scogliere, acqua che s'infrange sulle rocce, e come gli assassini silenziosa, acqua implacabile come i vendicatori acqua delle notti sinistre sotto i moli come una vena spezzata, o come il cuore del mare in una irradiazione tremante e mostruosa. È qualcosa che dentro mi trasporta e mi cresce immensamente vicino, quando lei è al mio fianco, è come una marea che s'infrange nei suoi occhi e che bacia la sua bocca, i suoi seni, le mani. Tenerezza di dolore e dolore d'impossibile, ala dei terribili che si muove nella notte della mia carne e della sua con un'acuta forza di frecce nel cielo. Qualcosa d'immensa fuga, che non se ne va, che graffia dentro, qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi, qualcosa che, contro tutto s'infrange, contro tutto, come i prigionieri contro le celle! Lei, scolpita nel cuore della notte, dall'inquietudine dei miei occhi allucinati: lei, incisa nei legni del bosco dai coltelli delle mie mani, lei, il suo piacere unito al mio, lei, gli occhi suoi neri, lei, il suo cuore, farfalla insanguinata che con le due antenne d'istinto m'ha toccato! Non sta in questo stretto altopiano della mia vita! È come un vento scatenato! Se le mie parole trapassano appena come aghi dovrebbero straziare come spade o come aratri! È come una marea che mi trascina e mi piega, è come una marea, quando lei è al mio fianco! |
| Pablo Neruda: "È come una marea..." |
| Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti sian volati via e che un bacio ti abbia chiuso la bocca. Poiché tutte le cose son piene della mia anima emergi dalle cose, piene dell'anima mia. Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima, e rassomigli alla parola malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. E stai come lamentandoti, farfalla tubante. E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge: lascia che io taccia col tuo silenzio. Lascia che ti parli pure col tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e costellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Allora una parola, un sorriso bastano. E son felice, felice che non sia così. |
| Pablo Neruda: "Mi piaci quando taci..." |
| Donna, avrei voluto essere tuo figlio, per berti il latte dai seni come da una sorgente, per guardarti e sentirti al mio fianco e averti nel riso d'oro e nella voce di cristallo. Per sentirti nelle mie vene come Dio nei fiumi e adorarti nelle tristi ossa di polvere e di calce, perché il tuo essere passasse senza pena al mio fianco e uscisse nella strofa - puro d'ogni male -. Come saprei amarti, donna, come saprei amarti, amarti come nessuno seppe mai! Moreir e amarti ancor più. E ancor più amarti, di più. |
| Pablo Neruda: "Amore" |
| Tutta la notte ho dormito con te vicino al mare, nell'isola. Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno, tra il fuoco e l'acqua. Forse assai tardi i nostri sogni si unirono, nell'alto o nel profondo, in alto come rami che muove uno stesso vento, in basso come rosse radici che si toccano. Forse il tuo sogno si separò dal mio e per il mare oscuro mi cercava, come prima, quando ancora non esistevi, quando senza scorgerti navigai al tuo fianco e i tuoi occhi cercavano ciò che ora - pane, vino, amore e collera - ti dò a mani piene, perché tu sei la coppa che attendeva i done della mia vita. Ho dormito con te tutta la notte, mentre l'oscura terra gira con vivi e con morti, e svegliandomi d'improviso in mezzo all'ombra il mio braccio circondava la tua cintura. Né la notte né il sonno poterono separarci. Ho dormito con te e svegliandomi la tua bocca uscita dal sonno mi diede il sapore di terra, d'acqua marina, di alghe, del fondo della tua vita, e ricevetti il tuo bacio bagnato dall'aurora, come se mi giungesse dal mare che ci circonda. |
| Pablo Neruda: "La notte nell'isola" |
| Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, tu appari al mondo nell'atto dell'offerta. Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava e fa saltare il figlio dal fondo della terra. Fui deserto come un tunnel. Da me fuggirono gli uccelli, e in me la notte forzava la sua invasione poderosa. Per sopravvivere ti forgiai come un'arma, come freccia nel mio arco, pietra nella mia fionda. Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo. Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo. Ah, le coppe del seno! Ah, gli occhi d'assenza! Ah, le rose del pube! Ah, la tua voce lenta e triste! Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia. Mia sete, mia ansia senza limite, mia strada indecisa! Oscuri alvei da cui nasce l'eterna sete, e la fatica nasce, e l'infinito dolore. |
| Pablo Neruda: "Corpo di Donna" |
| L'uomo dice alla donna t'amo e come: come se stringessi tra le palme il mio cuore, simile a scheggia di vetro che m'insanguina i diti quando lo spezzo follemente. L'uomo dice alla donna t'amo e come: con la profondità dei chilometri con l'immensità dei chilometri cento per cento mille per cento cento volte l'infinitamente cento. La donna dice all'uomo ho guardato con le mie labbra con la mia testa col mio cuore con amore con terrore, curvandomi sulle tue labbra sul tuo cuore sulla tua testa. E quello che dico adesso l'ho imparato da te come un mormorio nelle tenebre e oggi so che la terra come una madre dal viso di sole allatta la sua creatura più bella. Ma che fare? I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore non posso strapparne la testa devi partire quardando gli occhi del nuovo nato devi abbandonarmi. La donna ha taciuto si sono baciati un libro è caduto sul pavimento una finestra si è chiusa. È così che si sono lasciati. |
| Nazim Hikmet: "L'Addio" |
| Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti: e quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto |
| Nazim Hikmet |
| Un organetto suona per la via, La mia finestra è aperta e vien la sera. Sale dai campi alla stanzuccia mia Un alito gentil di primavera. Non so perché mi tremino i ginocchi, Non so perché mi salga il pianto agli occhi. Ecco, io chino la testa in sulla mano, E penso a te che sei così lontano. |
| Olindo Guerrini |
| Quando nell'ombra dÈ tuoi negri occhioni Improvvise balenano e procaci Le cupidigie che arrossendo taci E mi tenti e mi sgridi e mi perdoni; Quando, fingendo di negar, mi sproni Co' tuoi sorrisi alle carezze audaci Ed alle mie lascivie ed a' miei baci L'umida bocca e l'anima abbandoni; Quando a' ginocchi delirar mi vedi, E il silenzio ci avvolge e il dì s'invola E non contendi più, ma sol concedi, Oh, se d'amore eterno una parola M'esce dal labbro allor, credila, credi, Poiché s'ama così una volta sola. |
| Olindo Guerrini |
| Nell'aria della sera umida e molle Era l'acuto odor dÈ campi arati E noi salimmo insiem su questo colle Mentre il grillo stridea laggiù nei prati. L'occhio tuo di colomba era levato Quasi muta preghiera al ciel stellato; Ed io che intesi quel che non dicevi M'innamorai di te perché tacevi. |
| Olindo Guerrini |
| Pallida, mesta e collo sguardo chino, A che pensi, seguendo, o giovinetta, Il mio cammino? Forse sospiri che lungi è la vetta, Che seguirmi in eterno è tuo destino Pallida, mesta e collo sguardo chino? Io leggo il cielo attraverso l'amore! Tu sei la lente delle mie pupille: Povero fiore, Tolto alle aiuole vergini e tranquille, Oh non languir sul petto al viaggiatore!... Io leggo il cielo attraverso l'amore. |
| Emilio Praga |
| Giovinetta bruna Come una bruna notte, e malinconica Come la luna! Io mi chiamo l'amore, L'amore mi chiamo, e sono il raggio e il gaudio Del primo albore! Oh schiudimi le braccia... - ecco il crepuscolo La luce è sorta! Giovinetta lieta Come una lieta mattinata, e candida Come un poeta! |
| Emilio Praga: "Strimpellata" |
| Levò i suoi occhi sino alle stelle, e le stelle ammirate di così grande bellezza, deviarono dal loro normale cammino, e vennero a caderle sulla guancia, dove le ho viste per invidia annerirsi. |
| Ibn Al Gabbana: "I nei" |
| Se ho parlato del mio amore, è stato all'acqua lenta che mi ascolta quando mi chino su lei; se ho parlato del mio amore, è stato al vento che ride e mormora fra i rami; se ho parlato del mio amore, è stato all'uccello che passa e canta col vento; se ho parlato, ho parlato all'eco soltanto. Se qualcosa ho amato di amore grande, triste o gaio, sono stati gli occhi tuoi; se qualcosa ho amato di grande amore è stata la tua bocca, la tua bocca grave e dolce; se qualcosa di grande amore ho amato, è stata la tua carne calda e le tue fresche mani, l'ombra tua che cerca ancora. |
| Henri de Régnier |
| Se tu mi guardi sono come la farfalla rossa; se mi parli sono il cane che ascolta. Se m'ami sono il fiore che si scalda tra i tuoi capelli. Se mi respingi sono come una canoa vuota, che va sul fiume e il sasso la spezza. |
| Indio Piaroa |
| Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo, e ogni mormorio perfido dei vecchi valga per noi la più vile moneta. Il giorno può morire e poi risorgere, ma quando muore il nostro breve giorno, una notte infinita dormiremo. Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento, quindi mille continui, e quindi cento. E quando poi saranno mille e mille, nasconderemo il loro vero numero, che non getti il malocchio l'invidioso per un numero di baci così alto. |
| Catullo |
| Che non sarà di nessuno, dice la mia donna, soltanto mia, dovesse tentarla pure Giove. Dice: ma ciò che donna dice ad un amante scrivilo nel vento, o nell'acqua che va rapida. |
| Catullo |
| Io odio e amo; forse chiederai come questo può essere. Non so, ma sento ch'è così: sento e ne soffro. |
| Catullo |
| La bocca che prima mise alle mie labbra il rosa dell'aurora, ancora in bei pensieri ne sconto il profumo. bocca fanciullesca, bocca cara, che dicevi parole ardite ed eri così dolce a baciare. |
| Umberto Saba |
| Nuda in piedi, le mani dietro il dorso, come se in lacci strette tu gliele avessi. Erette le mammelle, che ben possono al morso come ai baci allettar. Salda fanciulla cui fascia l'amorosa zona selvetta ombrosa, vago pudore di natura. Nulla, altro ha nulla. Due ancora tondeggianti poma con grazia unite pare chiamino il mite castigo della fanciullezza. Oh, quanti vorrebbero per sé ai suoi occhi il lampo del piacere promesso, che paradiso è spesso, e più spesso è l'inferno senza scampo. |
| Umberto Saba |
| Bacia e ribacia ancora, ancora un poco: uno ne vo' dei tuoi più saporosi, uno ne voglio di quelli amorosi: e te ne renderò quattro di fuoco. Perché ti lagni? Aspetta aspetta un poco, e dieci altri ne avrai voluttuosi. Confondendo così baci succosi, l'un dell'altro godiam nel vago gioco. Di doppia vita allor vivrà ciascuno, per sé vivendo e pel suo amico in uno. Pur lasciami pensar qualche follia; ché ragione seguir m'è grave stento, né mai mi posso dar contentamento. Se non esco da me per qualche via. |
| Louise Labé |
| Io sarò albero se ti farai fiore d'un albero: se rugiada sarai mi farò fiore. Rugiada diverrò se tu sarai raggio di sole: così, mio amore, noi ci uniremo. Se, mia fanciulla, tu sarai cielo, io diverrò, allora, una stella: se, mia fanciulla, tu sarai inferno, io per amarti mi dannerò. |
| Sandor Petof |
| Ama il tuo sogno Ogni inferiore amore disprezzando, Il vento ama Ed accorgiti qui Che sogni solo possono veramente essere, Perciò in sogno a raggiungerti m'avvio. |
| Ezra Pound: "Canzone" |
| Ama il tuo sogno Ogni inferiore amore disprezzando, Il vento ama Ed accorgiti qui Che sogni solo possono veramente essere, Perciò in sogno a raggiungerti m'avvio. |
| Ezra Pound: "Canzone" |
| L'albero m'è penetrato nelle mani, La sua linfa m'è ascesa nelle braccia, L'albero m'è cresciuto nel seno - Profondo, I rami spuntano da me come braccia. Sei albero, Sei muschio, Sei violette trascorse dal vento - Creatura - alta tanto - tu sei, E tutto questo è follia al mondo. |
| Ezra Pound |
| L'albero m'è penetrato nelle mani, La sua linfa m'è ascesa nelle braccia, L'albero m'è cresciuto nel seno - Profondo, I rami spuntano da me come braccia. Sei albero, Sei muschio, Sei violette trascorse dal vento - Creatura - alta tanto - tu sei, E tutto questo è follia al mondo. |
| Stratone |
| Se ti offendo baciandoti, se questo ti sembra un'offesa, fammi la stessa offesa: avanti, baciami anche tu! |
| Stratone |
| La pioggia è il tuo vestito. Il fango è le tue scarpe. La tua pezzuola è il vento. Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca e la notte dei fieni i tuoi capelli. Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle è il fuoco della terra e delle stelle. |
| Corrado Govoni |
| sinceramente vorrei essre morta; lei mi lasciò, tra le lacrime e mi disse: com'è terribile, Saffo, questa nostra sorte, perché è contro il mio volere che ti abbandono. Io le rispondevo, parti serena e ricordati di me, sai che noi ci amavamo; se no, io voglio richiamarti alla mente .... ... che bei momenti abbiamo vissuto con molte corone di viole e di rose... ... e accanto a me le posavi sul tuo capo e molte ghirlande di fiori intrecciate intorno al collo delicato ... ... e di unguento profumato, di brentio... cospargevi i capelli e di reale... e su un letto morbido la delicata... placavi il desiderio e nessun... sacro... né un bosco sacro... ... di dove noi mancassimo. |
| Aurelio Saffo: "XLV" |
| Ti amavo Attis,una volta,molto tempo fa *** mi sembravi una bambina e senza seduzione perché chi è bello,non è bello che il tempo di guardarlo, chi è nobile sarà subito anche bello. |
| Aurelio Saffo: "XXXII" |
| Mi appare simile agli dei l'uomo che ti siede dinanzi e da vicino ascolta te che parli dolcemente e sorridi incantevole,questa visione sconvolge il mio cuore in petto: perché appena ti guardo più non mi riesce di parlare, la lingua s'inceppa,subito un fuoco sottile corre sotto la pelle, gli occhi non vedono più,le orecchie rombano, il sudore mi scorre,un tremore mi afferra tutta,sono più verde dell'erba,mi vedo ad un passo dall'essere morta. Ma tutto bisogna sopportare perché... |
| Aurelio Saffo: "XIV" |
| Beato è, come un dio, chi davanti ti siede e ti ode, e tu dici dolci parole e dolcemente sorridi. Sùbito mi sobbalza, appena ti guardo, dentro nel petto il cuore, e voce più non mi viene, e mi si spezza la lingua, e una fiamma sottile mi corre sotto la pelle, con gli occhi più niente vedo, romba mi fanno gli orecchi, sudore mi bagna, e tremore tutta mi prende, e più verde dell'erba divento, e quasi mi sento, Agàllide, vicina a morire |
| Saffo |
| Mentre la donna mia cangiando aspetto di bianco nel vermiglio mostra l'interno affetto e pare or frasca rosa or vago giglio, dico: - Se così muta il bel colore non è ferma nel core -; ma 'l variare è così dolce e vago che d'altro io non m'appago. |
| Torquato Tasso |
| "Tutto come una volta", disse, teneramente: "tutto, come una volta." La fissavo negli occhi disperato - Tutto, come una volta. Mi baciava forte, m'abbracciava: Tutto, come una volta. Ma... qualche cosa pure mi mancava: Tale quale, come una volta. |
| Igor' Severjanin |
| Che sia l'amore tutto ciò che esiste È ciò che noi sappiamo dell'amore; E può bastare che il suo peso sia Uguale al solco che lascia nel cuore. |
| Emily Dickinson |
| Questa piccola rosa nessuno la conosce. Potrebbe essere una pellegrina se non l'avessi tolta ai suoi sentieri e serbata per te. Solo un'ape a cercarla patirà, soltanto una farfalla di lontano affrettatasi per giacere sul suo seno - Solo un uccello se ne stupirà solo una brezza piangerà un sospiro - Piccola rosellina, ah com'è facile per le creature come te morire! |
| Emily Dickinson |
| Le parole che dice chi è felice son volgare melodia - ma quelle che chi tace sente dentro sono meravigliose. |
| Emily Dickinson |
| Ha il frutto proibito un sapore che l'orto legittimo sdegna - Come succoso giace nel baccello il seme che natura vi rinchiuse - |
| Emily Dickinson |
| Fu la mia sola gloria - lascia che sia ricordata: io appartenni a Te - |
| Emily Dickinson |
| L'Amore è anteriore alla Vita - posteriore alla Morte - Inizio della Creazione ed Esponente della Terra. |
| Emily Dickinson |
| Si misura l'amore da sé stesso soltanto - "Grande come son Io" - parla del sole a chi non l'ha sentito mai bruciare - Lui solo è tutto ciò che gli somiglia. |
| Emily Dickinson |
| Defraudai una farfalla - la legittima erede - per Te - |
| Emily Dickinson |
| La mia forza presi in mano ed andai contro il mondo - Non eran certo le forze di David ma io ero due volte coraggiosa Presi la mira, lanciai il sasso, ma poi fui io sola a soccombere. Troppo immane era Golia io troppo piccina? |
| Emily Dickinson |
| Tutte le lettere che potrei scrivere non sono dolci come questa: sillabe di velluto e parole di seta abissi di rubino mai scavati nascosti, labbro, a te - Immaginala come un colibrì che mi sorseggi appena. |
| Emily Dickinson |
| A un'ape li sottrassi per te - dolce il movente - essa mi perdonò |
| Emily Dickinson |
| Mutare? Quando i colli muteranno. Esitare? Quando il sole dubiterà se il suo splendore sia lo splendore perfetto. Saziarmi? Quando il narciso sarà sazio di rugiada: soltanto allora, amico! mi sazierò di te. |
| Emily Dickinson |
| Giocavo un giorno con Ermione, maestra d'amore. Sulla cintura a ricami di fiori, o dea di Pafo, c'era scritto in oro: "Amami tutta e non soffrire se anche sarò di un altro." |
| Asclepiade |
| La più bella di quante furono e sono, la più troia di quante furono e sono, Catulla, come un po' meno bella ti vorrei ed un po' meno troia di quello che tu sei. |
| Marco Marziale Valerio |
| Tu, Lesbia, vuoi che l'abbia ritto all'infinito, credimi, il cazzo non è proprio uguale a un dito. Tu l'accarezzi parlandogli da amico, ma il fare tuo impetuoso t'è nemico. |
| Marco Marziale Valerio |
| Cor venticello che scartoccia l'arberi entra una foja in camera da letto. Èl'inverno che arriva e,come ar solito, quanno passa de qua lasca un bijetto. Jole; infatti, me dice:"Stamattina stamattina me vojo mette quarche cosa addosso; nun hai sentito ch'aria frizzantina?" E cava fori lo sciialletto rosso, che sta riposto fra la naftalina. "M'hai conosciuto proprio co''sto scialle: te ricordi?-me chiede:e mentre parla, se l'intorcina stretto su le spalle. "s'è conservato sempre d'un colore: nun c'è nemmeno l'ombra d'una tarla! Bisognerebbe ritrovà un sistema pÈ conservà così pure l'amore..." E Jole ride, fa l'indifferente: ma se sente la voce che je trema. |
| Anonimo: "Lo scialletto" |
| - Conterò poco, è vero: - diceva l'uno ar Zero - ma tu che vali? Gnente: proprio gnente. Sia nell'azione come ner pensiero rimani un coso vòto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila da cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nùmmeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che se mette appresso. |
| Trilussa: "Numeri" |
| Bevo a una casa distrutta, alla mia vita sciagurata, a solitudini vissute in due e bevo anche a te: all'inganno di labbra che tradirono, al morto gelo dei tuoi occhi, ad un mondo crudele e rozzo, ad un Dio che non ci ha salvato |
| Anna Achmatova: "Ultimo brindisi" |
| Tutto me lo prometteva: la curva del cielo, velata e scarlatta, un dolce sogno fatto a Natale, il vento di Pasqua dai mille suoni, e i rossi tralci di vite, e le cascate dei parchi, e le due grandi libellule ferme sul recinto di ghisa rugginosa. Ed io non potevo non credere che mi sarebbe stato amico, quando salivo su erte montane per un ardente, sassoso sentiero. |
| Anna Achmatova |
| Non è il tuo amore che domando. Si trova adesso in luogo conveniente. Stanne pur certo, lettere gelose non scriverò alla tua fidanzata. Però accetta dei saggi consigli: dalle da leggere i miei versi, dalle da custodire i miei ritratti, sono così cortesi i fidanzati! e conta più per queste scioccherelle assaporare a fondo una vittoria che luminose parole di amicizia, e il ricordo dei primi, dolci giorni... Ma allorché con la diletta amica avrai vissuto spiccioli di gioia e all'anima già sazia d'improvviso tutto parrà un peso, non accostarti alla mia notte trionfale. Non ti conosco. E in costa potrei esserti d'aiuto? Dalla felicità io non guarisco. |
| Anna Achmatova |
| Strinsi le mani sotto il velo oscuro... "Perché oggi sei pallida?" Perché d'agra tristezza l'ho abbeverato fino ad ubriacarlo. Come dimenticare? Uscì vacillando, sulla bocca una smorfia di dolore... Corsi senza sfiorare la ringhiera, corsi dietro di lui fino al portone. Soffocando, gridai: "È stato tutto uno scherzo. Muoio se te ne vai". Lui sorrise calmo, crudele e mi disse: "Non startene al vento" |
| Anna Achmatova |
| Come se ogni bacio fosse d'addio, mia Cloe, baciamoci amando. Che forse già si posa sulla nostra spalla la mano che chiama alla barca che non vien se non vuota; e che in un solo fascio lega ciò che l'uno per l'altro fummo all'altrui somma universale della vita. |
| Fernando Pessoa |
| Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta, dicendo che è un mio emissario, non credergli, anche se sono io; ché il mio orgoglio vanitoso non ammette neanche che si bussi alla porta irreale del cielo. Ma se, ovviamente, senza che tu senta bussare, vai ad aprire la porta e trovi qualcuno come in attesa di bussare, medita un poco. Quello è il mio emissario e me e ciò che di disperato il mio orgoglio ammette. Apri a chi non bussa alla tua porta. |
| Fernando Pessoa |
| Quasi anonima sorridi e il sole indora i tuoi capelli. Perché per essere felici è necessario non saperlo? |
| Fernando Pessoa |
| No: non dire nulla. Supporre ciò che dirà la tua bocca silenziosa è come udirlo già. Udirlo è meglio di come lo diresti. Ciò che è non affiora dalle frasi e dai giorni. Sei migliore di quello che sei. Non dire nulla: so. Grazia del corpo ignudo che invisibile si vede. |
| Fernando Pessoa |
| Contemplo il lago silenzioso che la brezza fa rabbrividire. Non so se penso a tutto se tutto mi dimentica. Nulla il lago mi dice, né la brezza cullandolo. Non so se sono felice né se desidero esserlo. Tremuli solchi sorridono sull'acqua addormentata. Perché ho fatto dei sogni la mia unica vita? |
| Fernando Pessoa |
| Non sono nulla, non posso nulla, non perseguo nulla. Illuso, porto il mio essere con me. Non so di comprendere, né so se devo essere, niente essendo, ciò che sarò. A parte ciò, che è niente, un vacuo vento del sud, sotto il vasto azzurro cielo mi desta, rabbrividendo nel verde. Aver ragione, vincere, possedere l'amore marcisce sul morto tronco dell'illusione. Sognare è niente e non sapere è vano. Dormi nell'ombra, incerto cuore. |
| Fernando Pessoa |
| C'è qualcosa nella Morte che è come l'amore! Se con qualcuno che ti ha fatto conoscere la passione, e l'ardore dell'amore giovane, anche tu, dopo anni di vita insieme, senti che la fiamma si va estinguendo, e così insieme andate svanendo, gradualmente, impercettibilmente, con delicatezza, come stando abbracciati, attraverso la stanza consueta - questo è il potere dell'unisono tra anime che è come l'amore! |
| Edgar Lee Masters: "William e Emily" |
| A cui devo la gioia palpitante Che tiene desti i miei sensi nella veglia, E il ritmo che governa il riposo nel sonno, Il respiro comune Di due che si amano, e i corpi Profumano l'uno dell'altro, Che pensano uguali pensieri E non hanno bisogno di parole E si sussurrano uguali parole Che non hanno bisogno di significato. L'irritabile vento dell'inverno non potrà gelare Il rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose Nel giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto Ma questa dedica è scritta affinché altri la leggano: Sono parole private che io ti dedico in pubblico. |
| Thomas Stearns Eliot: "Una dedica a mia moglie" |
| Soltanto il tuo cuore acceso e null'altro. Il mio paradiso un campo senza usignolo né lira, con un fiume breve e una piccola fonte. Senza la spinta del vento sulla fronda, senza la stella che vuole essere foglia. Una grande luce che fosse lucciola di un'altra in un campo di sguardi perduti. Una limpida pace dove i nostri baci nè i sonori della eco si aprirebbero lontano. E il tuo cuore acceso e nulla più. |
| Federico Garcìa Lorca: "Desiderio" |
| Pronuncio il tuo nome nelle notte buie, quando gli astri vanno a bere alla luna e dormono gli alberi delle foreste cupe. Ed io mi sento vuoto di passione e di musica. Orologio impazzito che canta morte ore antiche. Pronuncio il tuo nome in questa notte buia, e il tuo nome suona più lontano che mai. Più lontano delle stelle, più dolente della pioggia quieta. Ancora ti amerò come allora? Quale colpa ha il mio cuore? Se si alza nebbia quale nuova passione m'attende? Sarà tranquilla e pura? Potessero le mie mani sfogliare la luna! |
| Federico Garcìa Lorca: "Se le mie mani potessero sfogliare" |
| Sento che arde nelle mie vene sangue, fiamma rossa che cuoce le mie passioni nel cuore. Donne, versate acqua, per favore; quando tutto brucia, solo le faville volano al vento. |
| Federico Garcìa Lorca |
| Ahi, che fatica mi costa amarti come ti amo! Per il tuo amore mi duole l'aria, il cuore e il cappello. Chi mi compra questo nastrino e questa tristezza di filo bianco, per tessere fazzoletti? Ahi, che fatica mi costa amarti come ti amo! |
| Federico Garcìa Lorca: "È vero" |
| Nome non ha, amore non voglio chiamarlo questo che provo per te, non voglio che tu irrida al cuor mio com'altri a' miei canti, ma, guarda, se amore non è pur vero è che di tutto quanto al mondo vive nulla m'importa come di te, dè tuoi occhi dè tuoi occhi donde sì rado mi sorridi, della tua sorte che non m'affidi, del bene che mi vuoi e non dici, oh poco e povero, sia, ma nulla al mondo più caro m'è, e anch'esso, e anch'esso quel tuo bene nome non ha... |
| Sibilla Aleramo |
| Come posso dire se la tua voce è bella. So soltanto che mi penetra e mi fa tremare come una foglia e mi lacera e mi dirompe. Cosa so della tua pelle e delle tue membra. Mi scuote soltanto che sono tue, così che per me non c'è sonno nè riposo, finché non saranno mie. |
| Karin Boye |
| Mi avvicino con tanto sollecito tremore, penso sempre, alla fine, alla sciocco problema di come si immagina si debba sentire dopo e da chi. Ricordo una volta una stanza in affitto alla 27ma strada, la donna amata allora, letteralmente, dopo aver fatto l'amore sopra il grande letto seduta di traverso sul lavabo a due rubinetti, doveva orinare ed era nervosa, imbarazzata presumo ed io guardavo lei che solo un attimo prima era stata tutta aperta per me, nuda, sullo stesso letto. Accovaciata, il capo riflesso nello specchio, i capelli scuri lì, la pienezza del volto, le spalle, seduta a gambe divaricate, aprì un rubinetto e timidamente orinò. Cosa può apprendere l'amore da una simile vista. |
| Robert Creeley: "Qualcosa" |
| Il primo dono che le fece era una fede d'oro. Il secondo - a notte fonda si svegliò e appogiandosi ad un gomito, la baciò. Il terzo ed ultimo - ci morì assieme e smise di amarla per convivere con lei |
| Robert Creeley: "Un matrimonio" |
| Conosco due donne e l'una è sostanza tangibile, carne e ossa. L'altra nella mia mente si ritrova. Lì tiene la sua vera proporzione. Ma come potrei propormi di vivere con queste due creature nel mio letto - o come potrà colui che ha una moglie cedere due per una e osservare l'altra che muore. |
| Robert Creeley: "La moglie" |
| Com'erano alberati e freschi i suoi pensieri! Dischiusa la camicetta, volava - in bicicletta, Spariva, la bocca commossa, nel velo della sua rincorsa. |
| Giorgio Caproni: "Sei versi" |
| Egli ha girato intorno a me per mesi giorni ore e ha posato la mano sul mio seno chiamandomi suo piccolo cuore E mi ha strappato una promessa come si strappa un fiore dalla terra E ha custodito questa promessa nella testa come si custodisce un fiore in una serra La promessa io l'ho dimenticata e il fiore di colpo è avvizzito E gli occhi gli sono usciti dalla testa di traverso mi ha guardata e mi ha ingiuriata È giunto un'altro che non m'ha chiesto niente ma tutta tutt'intera m'ha guardata Per lui ero già nuda dalla testa ai piedi e quando mi ha spogliata io ho lasciato fare E non sapevo chi quest'altro fosse. |
| Jacques Prévert : "Ha girato intorno a me" |
| Un'arancia sul tavolo Il tuo vestito sul tappeto E nel mio letto, tu Dolce dono del presente Frescura della notte Calore di mia vita. |
| Jacques Prévert : "Alicante" |
| Quando il leoncino mangia la leonessa ringiovanisce Quando il fuoco reclama la sua parte la terra arrossisce Quando la morte le parla dell'amore la vita ha un fremito Quando la vita gli parla della morte l'amore sorride. |
| Jacques Prévert : "Quando..." |
| I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la loro ombra soltanto Che trema nella notte Stimolando la rabbia dei passanti La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte Molto più in alto del giorno Nell'abbagliante splendore del loro primo amore. |
| Jacques Prévert : "I ragazzi che si amano" |
| La porta che qualcuno ha aperto La porta che qualcuno ha chiuso La sedia sulla quale qualcuno s'è seduto Il gatto che qualcuno ha carezzato Il frutto che qualcuno ha addentato La lettera che qualcuno ha letto La sedia che qualcuno ha rovesciato La porta che qualcuno ha aperto La strada sulla quale qualcuno corre ancora Il bosco che qualcuno attraversa Il fiume nel quale qualcuno si getta L'ospedale dove qualcuno è morto. |
| Jacques Prévert : "Il messaggio" |
| Bianche lenzuola in un armadio Lenzuola rosse in un letto Un bambino nella madre Sua madre nei dolori Il padre nel corridoio Il corridoio nella casa La casa nella città La città nella notte La morte in un grido E il bambino nella vita. |
| Jacques Prévert : "Primo giorno" |
| Che giorno siamo noi Noi siamo tutti i giorni Amica mia Noi siamo tutta la vita Amore mio Noi ci amiamo e noi viviamo Noi viviamo e noi ci amiamo E noi non sappiamo che cosa è la vita E noi non sappiamo che cosa è il giorno E noi non sappiamo che cosa è l'amore. |
| Jacques Prévert: " Canzone " |
| Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gaio E così beffardo Tremante di paura come un bambino al buio E così sicuro di sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che impauriva gli altri Che li faceva parlare Che li faceva impallidire Questo amore spiato Perché noi lo spiavamo Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Questo amore tutto intero Ancora così vivo E tutto soleggiato È tuo È mio È stato quel che è stato Questa cosa sempre nuova E che non è mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda e viva come l'estate Noi possiamo tutti e due Andare e ritornare Noi possiamo dimenticare E quindi riaddormentarci Risvegliarci soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognare la morte Svegliarci sorridere e ridere E ringiovanire Il nostro amore è là Testardo come un asino Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo E ci parla senza dir nulla E io tremante l'ascolto E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me per tutti coloro che si amano E che si sono amati Sì io gli grido Per te per me e per tutti gli altri Che non conosco Fermati là Là dove sei Là dove sei stato altre volte Fermati Non muoverti Non andartene Noi che siamo amati Noi ti abbiamo dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci diventare gelidi Anche se molto lontano sempre E non importa dove Dacci un segno di vita Molto più tardi ai margini di un bosco Nella foresta della memoria Alzati subito Tendici la mano E salvaci. |
| Jacques Prévert: "Questo amore" |
| Sono andato al mercato degli uccelli E ho comprato uccelli Per te amor mio Sono andato al mercato dei fiori E ho comprato fiori Per te amor mio Sono andato al mercato di ferraglia E ho comprato catene Pesanti catene Per te amor mio E poi sono andato al mercato degli schiavi E t'ho cercata Ma non ti ho trovata amore mio. |
| Jacques Prévert: "Per te amor mio" |
| Un marinaio ha lasciato il mare il suo battello ha lasciato il porto ed il re ha lasciato la regina un avaro ha lasciato il suo oro ... così è Una vedova ha lasciato il lutto una pazza ha lasciato il manicomio e il tuo sorriso ha lasciato le mie labbra ... così è Tu mi lascerai tu mi lascerai tu mi lascerai tu mi tornerai tu mi sposerai tu mi sposerai Il coltello sposa la piaga l'arcobaleno sposa la pioggia il sorriso sposa le lagrime e le carezze sposan le minacce ... così è E il fuoco sposa il ghiaccio e la morte sposa la vita come la vita sposa l'amore Tu mi sposerai Tu mi sposerai Tu mi sposerai. |
| Jacques Prévert: " ...Così è" |
| Io so dire T'amo ma amare non so Del tuo cuor di rubino che fatto mai ho? All'amore ho giuocato senza saper giuocare Del tuo cuor di rubino che cosa ne ho fatto? Il vetro è spaccato il negozio tappato il raso strappato lo scrigno calpestato Io volevo averti volevo possederti Giuocavo all'amore ma ho solo barato Del tuo cuor di rubino che cosa ne ho fatto Adesso è troppo tardi tutto è saccheggiato |
| Jacques Prévert: "Cuor di rubino" |
| Non ti domando sicurezze, mai con te ho pensato a un amore routine. Se torni, quando torni per favore non dirmelo. Son queste le cose che non voglio sapere, che so. TU bada a non farmi promesse io a non chiederne. |
| Daria Menicanti: "Non ti domando" |
| Non può durare. Certo non durerà. Si attacca l'amore smaniando al tuo corpo bruciante e corre ad altre, eterno solo in questa sua vicenda. Il resto che si dice è peste e corna di poveri poeti |
| Daria Menicanti: "L'amore non è eterno" |
| Tu mi dissodi e mi getti il seme d'ortica tra le gambe la crudeltà del tuo fuoco mi gonfia ma ripiego nel mio sangue col ventre aperto ti spopolo |
| Anise Koltz |
| per caso mentre tu dormi per un involontario movimento delle dita ti faccio il solletico e tu ridi ridi senza svegliarti così soddisfatta del tuo corpo ridi approvi la vita anche nel sonno come quel giorno che mi hai detto: lasciami dormire, devo finire un sogno. |
| Antonio Porta |
| Ma quanto chiacchieri, ragazza mia. Scopami subito, altrimenti vado via. |
| Franco Marcoaldi |
| Ti ho attesa per anni perseguendo un disegno che mentendo a me stesso ho chiamato bisogno. Ma quando inattesa finalmente hai ceduto - una gonna sbagliata, una frase di troppo - e la vampa d'Amore s'è fatta sternuto. |
| Franco Marcoaldi |
| Forse durò troppo l'attesa. O ti pensai con troppa gioia. Certo che quando ti rividi totale, senza appello, fu la noia. |
| Franco Marcoaldi |
| Essendo che Amore fa rima con cuore, vuol dire per questo che chi è privo di cuore non è abilitato a parlare d'Amore? Eppure chi sente con pancia e cervello, non è che ami meno d'accorato fratello. Si tratta soltanto di passione diversa: al medesimo tempo più cupa, e più tersa. |
| Franco Marcoaldi |
| Io meglio di Stendhal non saprei dirlo: l'Amore è un fiore delizioso, ma occorre moltissimo coraggio per cogliere quel fiore ai bordi di burrone spaventoso. |
| Franco Marcoaldi |
| Tra i tanti cui ho pensato, forse ieri ho trovato - Amore - il tuo significato. Non sta nel batticuore e nelle notti insonni; nelle galanterie eccessive e in conseguenti inganni. No Amore, tu non sei il padre delle pene. Tu sei al contrario il bello che rimanda al bene. Lo so perché davanti a un quadro, a un volto, a un fiore, è solo a te, che penso di mostrarli, Amore. |
| Franco Marcoaldi |
| lo fanno i finocchi o è forse che hai paura di morire? bicipite, tricipite, occipite, che te ne fai dei muscoli? bÈ, i muscoli piacciono alle signore e tengono a bada i prepotenti - e allora? ne vale la pena? valgono forse le opere complete di Balzac? o una vacanza di tre settimane in Spagna? o è forse un altro modo di soffrire? se ti pagassero per farlo, l'odieresti. se un uomo fosse pagato per fare l'amore l'odierebbe. pure, bisogna tenersi in esercizio - questo fatto di scrivere: si consumano solo l'anima e il cervello piantala di rognare e fallo. mentre gli altri dormono tu alzi una montagna tutta solcata da fiumi di poesie. |
| Charles Bukowski: "Sollevando pesi alle 2 di notte" |
| il mio amico William è un uomo fortunato: non ha abbastanza immaginazione per soffrire ha conservato il suo primo impiego la sua prima moglie è capace di guidare per 50.000 miglia senza una frenata balla come un cigno e ha gli occhi più belli e inespressivi che ci siano da El Paso fino a qui il suo giardino è un paradiso i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello e la sua stretta di mano è vigorosa la gente gli vuol bene quando il mio amico William morirà non sarà certo di cancro o di pazzia passerà davanti al diavolo per andare in paradiso stasera lo vedrete alla festa sorridere davanti al suo martini beato e contento mentre qualcuno gli chiava la moglie nel bagno. |
| Charles Bukowski: "Il mio amico William" |
| di notte mi siedo sul letto e t'ascolto russare t'ho incontrata in un'autostazione e ora guardo con stupore la tua schiena bianca fino alla nausea e macchiata di lentiggini infantili mentre il lume rovescia l'insolubile dolore del mondo sul tuo sonno. non posso vedere i tuoi piedi ma devo credere che sono piedini deliziosi. a chi appartieni? sei vera? penso a fiori, animali, uccelli sembrano tutti più che buoni e così chiaramente reali. ma non puoi far a meno di essere una donna. siamo tutti destinati a essere qualcosa. il ragno, la cuoca. l'elefante. è come se ciascuno fosse un quadro, appeso al muro in qualche galleria. - e ora il quadro si gira sulla schiena, e sopra il gomito piegato posso vedere 1/2 bocca, un occhio e quasi un naso. il resto di te è nascosto invisibile ma io so che sei un'opera moderna, contemporanea forse non immortale però ci siamo amati. continua a russare ti prego. |
| Charles Bukowski: "Donna che Dorme" |
| una delle cose più terribili è davvero stare a letto una notte dopo l'altra con una donna che non hai più voglia di scopare. invecchiano, non sono più tanto belle - tendono persino a russare, buttarsi giù. così, a letto, a volte ti giri, il tuo piede tocca il suo - dio, che orrore! - e la notte è là fuori dietro le tendine e insieme vi suggella nella tomba. e la mattina vai in bagno, parli, attraversi il corridoio, dici strane cose; le uova friggono, partono i motori. ma seduti l'uno di fronte all'altro hai 2 estranei che si ficcano in bocca pane tostato che si bruciano col caffè bollente la gola risentita e l'intestino. in dieci milioni di case americane è lo stesso - vite stantie appoggiate l'una all'altra e nessun posto dove andare. sali in macchina e vai a lavorare e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti mogli e mariti di qualcun altro, e oltre alla ghigliottina del lavoro, flirtano, scherzano e si danno pizzicotti, tendendo qualche volta a farsi in quelche posto una rapida scopata - a casa non possono farlo - e poi tornano a casa ad aspettare il Natale o il Labor Day o la domenica o qualcosa. |
| Charles Bukowski: "Partita a scopa" |
| una poesia è una città piena di strade e tombini piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi, piena di banalità e di roba da bere, piena di pioggia e di tuono e di periodi di siccità, una poesia è una città in guerra, una poesia è una città che chiede a una pendola perché, una poesia è una città che brucia, una poesia è una città sotto le cannonate le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi, una poesia è una città dove Dio cavalca nudo per le strade come Lady Godiva, dove i cani latrano di notte, e fanno scappare la bandiera; una poesia è una città di poeti, per lo più similissimi tra loro e invidiosi e pieni di rancora... una poesia è questa città adesso, 50 miglia dal nulla, le 9,09 del mattino, il gusto di liquore e delle sigarette, né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade, questa poesia, questa città, che serra le sue porte, barricata, quasi vuota, luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà, i monti di roccia dura, l'oceano come una fiamma di lavanda, una luna priva di grandezza, una musichetta da finestre rotte... una poesia è una città, una poesia è una nazione, una poesia è il mondo... e ora metto questo sotto vetro perché lo veda il pazzo direttore, e la notte è altrove e signore grigiastre stanno in fila, un cane segue l'altro fino all'estuario, le trombe annunciano la forca mentre piccoli uomini vaneggiano di cose che non possono fare. |
| Charles Bukowski: "Una poesia è una città" |
| contemplo lo stesso paralume da 5 anni e s'è coperto d'una polvere da scapolo e le ragazze che entrano qui sono troppo indaffarate per pulirlo ma io non ci bado anch'io sono stato troppo indaffarato per accorgermi finora che la luce balugina fioca dietro questi 5 anni di vita. |
| Charles Bukowski: "Le Ragazze" |
| Lo strano mezzogiorno dove squadre di vermi vengono su pian piano come spogliarelliste a farsi violare dai merli vado fuori e da un capo all'altro della strada le verdi armate sparano colore come un sempiterno 4 luglio, e anch'io ho l'impressione di gonfiarmi, una specie d'ignoto prorompere, la sensazione, forse, che non c'è nessun nemico in nessun posto e caccio una mano nella cassetta e non c'è niente: nemmeno una lettera della società del gas per dire che me lo taglieranno ancora. nemmeno due righe della mia ex moglie per vantarsi della sua attuale felicità. la mano fruga la cassetta postale con una specie d'incredulità ancora per molto tempo dopo che la mente ha rinunciato. non c'è neanche una mosca morta là dentro. sono uno sciocco, penso, avrei dovuto saperlo così vanno le cose. e rientro mentre tutti i fiori si sbracciano per farmi contento. niente? chiede la donna. niente, rispondo, che c'è a colazione? |
| Charles Bukowski "Sull'andar fuori a prendere la posta" |
| Il cane lupo chiamò alla porta della casa. Torbida insonnia nell'alcova. Una ragazza. Ho amore d'uomo ed anche ho d'uomo la parola. Alba. Fra le tracce del monte si videro orme umane. |
| Rafael Alberti |
| Il cavallo chiese lenzuola arricciate come fiumi. Lenzuola bianche. Una notte voglio esser uomo. Chiamatemi all'alba. La donna non lo chiamò. Non tornò mai più alla stalla |
| Rafael Alberti |
| Che cosa ho in mano? Che ti si cambi in conchiglia! Che cosa ho in mano? Che ti si cambi in albero! Che cosa ho in mano? Che ti si cambi in foglie! Che cosa ho in mano? Che ti si cambi in nardi! |
| Rafael Alberti |
| Un garofano va in viaggio, un garofano sta viaggiando: per le gambe, risale il mare, per i seni, scende il mare. Un garofano va in viaggio, un garofano è naufragato. Che sarà, che non sarà, che era rosso ed ora è bianco? |
| Rafael Alberti |
| Di te, che sarà, amore, di te? Quando resterai senza di me, quale luce porterà te, quale ombra me? Dolore di tempie, di occhi, dolore di cuore e di ossa, di sangue e anima... Di te, che sarà, amore, di te? |
| Rafael Alberti |
| Stavo dormendo, mia luna, mia vita, dormendo e solo. ... E non vedevo. Vennero, amore, vennero i neri avvoltoi e mi strapparono gli occhi. ... E non vedevo. |
| Rafael Alberti |
| Non so più, mia dolce amica, mia amante, mia dolce amante, né quali sono le querce, né quali sono ora i pioppi, né quali sono ora i noci, perché il vento impazzito ha ammucchiato tutte le foglie e abbattuto tutti gli alberi. |
| Rafael Alberti |
| Lasciatemi piangere qui, seduto su questa pietra, castellani, mentre riempiono le ragazze d'acqua fresca le brocche! Amore, un bicchere d'acqua, che ho le labbra impazzite. |
| Rafael Alberti: "Rovine" |
| Ecco una casa, mia amata, con solo quattro balconi, con solo quattro tendine, con solamente due cuori e uno specchietto, mia vita. |
| Rafael Alberti |
| Sotto il salice, amante, sotto il salice, no. Ai piedi del pioppo, sì, del pioppo bianco e verde. Foglia bianca tu, di smeraldo io. |
| Rafael Alberti |
| Se partissi, amante mia, se io partissi, se partissi per non tornare, amante mia, l'aria mi porterebbe, amante mia, da te. |
| Rafael Alberti |
| Come amica, come amica. Solamente come amica. Come amante, come amata. Solamente come amata. Come sposa, no. Solamente come amica. |
| Rafael Alberti |
| Ardente meriggio nei prati. I ranuncoli esplodono e si fondono, e gli amanti passano, e passano. Sono neri e piatti come ombre. Bello non avere legami, io sono solitaria come l'erba. Che cosa mi manca? Qualunque cosa sia, la troverò? I cigni se ne sono andati, ma il fiume ricorda come erano bianchi. Cerca di inseguirli con le sue luci. Incontra la loro forma in una nuvola. Che cos'è quell'uccello che piange con tanto dolore nella voce? Sono giovane come sempre, dice. Che cosa, che cosa mi manca? |
| Sylvia Plath |
| Giacevo nella polvere sul ciglio della strada. Né io vidi il suo viso, né lui vide il mio. Le stelle scesero, e l'aria era azzurra. Né io vidi le sue mani né lui vide le mie. L'oriente si fece verde come il limone. Grazie a un uccello aprii gli occhi. Allora seppi chi avevo amato tutta la vita. Allore lui seppe di chi aveva abbracciato le umili braccia. E l'uomo prese il fagotto, e piangendo se ne andò a casa sua. Ma la sua casa è polvere sulla strada che è anche casa mia. |
| Vesna Parun |
| L'uomo sotto il letto L'uomo che è stato lì per anni ad aspettare L'uomo che attende che il mio piede nudo galleggi L'uomo silenzioso come i riccioli di polvere a cavallo dell'oscurità L'uomo che respira il respiro di piccole farfalle bianche L'uomo che sento fiatare quando alzo il telefono L'uomo nello specchio il cui alito ossida l'argento Lo scheletro nell'armadio che fa tintinnare le palline di canfora L'uomo alla fine della fine del confine L'ho incontrato stanotte l'incontro sempre Sta nell'aria ambrata di un bar Dove i gamberetti s'arricciano come dita che mi fanno segno & cavalcano l'aria su spiedi di stuzzicadenti Quando il ghiaccio si spacca ed io sto per cadere si sistema il viso tra le cavità apre gli occhi senza pupille dinanzi a me Per anni ha aspettato di trascinarmi giù & ora mi dice che ha aspettato solo per riportarmi a casa Danziamo per la via come la morte & la fanciulla Galleggiamo attraverso il muro del muro della mia stanza Se lui è il mio sogno si ripiegherà nel mio corpo Il suo alito scrive lettere di foschia sul vetro della mia guancia Mi avvolgo intorno a lui come l'oscurità Respiro nella sua bocca & lo rendo reale |
| Erica Jong: "L'uomo sotto il letto" |
| La terra della scopata Non è in vendita. Stretta tra le tende di mussolina della stanza dei bambini ed il rosso damasco del lupanare, della bisca clandestina, del ristorante dei capimafia nel cui retro grand'uomini con gran pance, gran pistole, e cazzi piccoli giocano la vita d'azzardo su una carta smazzata o un tiro di dadi- la terra della scopata non è in vendita. Puoi rubarla Se hai il coraggio. In sogno puoi salire alla speciale alcova sopra l'ombroso El dove, tra treni ansimanti che portano occhiuti esibizionisti e sbavanti adolescenti dalle erezioni perpetue, i discepoli della Scopata vanno a gettar via le vite ed il seme è pozzanghera sotto le sedie luminose. La terra della scopata non è in vendita più di quanto lo sia il mare, ed ha lo stesso odore. Relitto oceanico di bassa marea: sale e marciume e carne di mare lasciata al sole troppo a lungo, dolce melma tra epoche d'ossa e polvere. La terra della scopata non è in vendita- il che non vuol dire che non abbia un prezzo. Il dazio è la calma, la quiete e la vita tranquilla. La terra della scopata ha un prezzo. |
| Erica Jong: "La Terra della Scopata" |
| Incapace di sopportare le falsità - le ragazze che chiamavano ogni volta che venivi nel mio letto - sono fuggita e ora sogno di te sapendo che tu stai sognando di me, sapendo che saremo sempre l'uno la musa dell'altro, l'amante proibito, strega e stregone, legati da un filamento di carne, mio amore attraverso lo specchio. Sogno di te come la strega accanto al focolare del marito sogna il gran maestro della congrega, sogna le pietre roventi che pungono la carne, mentre il suo buon marito le carezza il fondoschiena, mormorando parole di mite amor domestico. Tu sei il mio demone, il diavolo nella carne, il bimbo selvatico, il ragazzo dagli occhi di brace, il cattivo seme che accolsi nel mio corpo, l'ago infetto che bramavo più intensamente della salute. Da ogni riva di mare ti vedo agitare le braccia fuori delle onde spumeggianti mentre anneghi solo per rinascere nella schiuma tra le mie gambe. In ogni letto appari, spiritello sensuale, prendendoti gioco dei miei amanti coi tuoi scintillanti occhi azzurri ed il bastone incurvato del tuo uccello odoroso di zolfo. Tu sei un guaio, un guaio doppio, un guaio triplo, la rovina della pace, ma fai bollire il mio calderone. Sogno di te sempre mentre giaccio tra le braccia protettive di un altro. Sogno di te come la strega condannata sogna la fine al rogo, quando, legata al palo in fiamme, offrirà la sua carne perché divenga fumo, i capelli perché divengan cenere, l'anima perché sia portata via sulle ali del vento, a sposare, sposare, sposare l'ultimo fuoco. |
| Erica Jong: "Il Demone Amante" |
| 1 Attenta all'uomo che parla male dell'ambizione; sotto i guanti gli prudono le dita. 2 Attenta all'uomo che parla male della guerra digrignando i denti. 3 Attenta all'uomo che parla male delle scrittrici; ha il pene piccolo & non sa l'ortografia. 4 Attenta all'uomo che vuole proteggerti; ti proteggerà da tutto salvo che da se stesso. 5 Attenta all'uomo che ama cucinare; ti riempirà la cucina di pentole unte. 6 Attenta all'uomo che ama la tua anima; è uno che dice stronzate. 7 Attenta all'uomo che parla male di sua madre; è un figlio di troia. 8 Attenta all'uomo che scrive figlioditroia tutto attaccato; è uno scribacchino. 9 Attenta all'uomo cui piace troppo la morte; sta facendo un'assicurazione. 10 Attenta all'uomo cui piace troppo la vita; è uno stolto. 11 Attenta all'uomo che parla male degli psichiatri; ha paura. 12 Attenta all'uomo che ha fiducia negli psichiatri; è indebitato. 13 Attenta all'uomo che ti sceglie i vestiti; vuol metterseli lui. 14 Attenta all'uomo che credi innocuo; ti sorprenderà. 15 Attenta all'uomo cui non importa di nulla tranne i libri; si consumerà come un rivolo d'inchiostro. 16 Attenta all'uomo che scrive fiorite lettere d'amore; si sta preparando per anni di silenzio. 17 Attenta all'uomo che loda le donne liberate; sta pensando di licenziarsi. |
| Erica Jong: "Diciassette Avvisi in Cerca di una Poesia Femminista" |
| Ero stufa d'esser donna, stufa del dolore, dell'irrilevante dettaglio del sesso, la mia concavità inutilmente affamata e più vuota ogni volta che era piena, e riempita infine del suo stesso vuoto, cercando il giardino della solitudine anziché gli uomini. Il letto bianco nel verde giardino - Desideravo dormire sola così come altri desiderano un amore. Persino quando sei arrivato tu ho cercato di mandarti via con la mia tristezza, le mie ciniche seduzioni, ed il mio trucco di trasformare lo schiavo in padrone. E tutto perché tu mi facevi dolere le punte delle dita, ed incrociare gli occhi in una passione che non sapeva nemmeno il proprio nome. Orso, bestia, amante del libro del mio corpo, mi hai voltato le pagine e scoperto ciò che restava da scrivere sull'altro lato. Ed ora sono bianca per te, una tabula rasa pronta ad esser stampata con lettere di una lingua sconosciuta dalla gran rotativa del nostro amore. |
| Bestia, Libro, Corpo: "Erica Jong" |
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Sprizzavamo scintille Toccandoci. I nostri occhi si incontravano O le nostre mani, e il lampo azzurro dell'amore bruciava l'aria. Adesso siamo tranquilli. Ci culliamo Nello stesso letto assonnato, pelle della mia pelle, capelli della mia testa, sudore del mio sudore… tu sei fratello e madre insieme, marito, amante, musa e consolatore; ti amo ancora di più senza scintille. Siamo sassi nella marea, che rotolano l'uno sull'altro; la risacca si frange su di noi; il battito irregolare dell'oceano fa scorrere il nostro sangue, sfreghiamo l'uno contro l'altro i corpi levigati. Vivremo sempre felici e contenti? Che cosa succederà Al mio amore dei cataclismi? Il mio amore delle scintille e del fuoco, il mio amore del ghiaccio? Amico sasso, rotoliamoci l'uno contro l'altro. Forse le scintille sono più chiare Sott'acqua. |
| Erica Jong: "E vissero sempre felici e contenti" |
| Prima c'era sempre La paura: non mostrargli il tuo amore o scapperà via. Misura le parole come piccoli doni e non dire mai: ti amo troppo presto, troppo presto. Era sempre Troppo presto. Ma ti ho colmato d'amore e sei sempre tornato. e ho parlato e ho parlato e ho parlato e tu hai continuato a rispondere. e ti ho colmato del mio amore e tu mi hai colmato del tuo. Che cosa credi che stessimo tenendo Trattenendoci? Perché pensavamo che fosse sicuro Lesinare l'amore? La cornucopia ritorna Su se stessa. I frutti cadono. Noi li mangiamo ed essi crescono. |
| Erica Jong: "La Cornucopia" |
| Cercavo te nelle stelle Quando le interrogavo bambino. Ho chiesto te alle montagne, Ma non mi diedero che poche volte Solitudine e breve pace. Perché mancavi, nelle lunghe sere Meditai la bestemmia insensata Che il mondo era uno sbaglio di Dio, Io uno sbaglio nel mondo. E quando, davanti alla morte, ho gridato di no da ogni fibra, che non avevo ancora finito, che troppo ancora dovevo fare, era perché mi stavi davanti, tu con me accanto, come oggi avviene, un uomo una donna sotto il sole. Sono tornato perché c'eri tu. |
| Primo Levi: "11 febbraio 1946" |
| Vorrei credere qualcosa oltre, oltre che morte ti ha disfatta. Vorrei poter dire la forza Con cui desiderammo allora, noi già sommersi, di potere ancora una volta insieme camminare liberi sotto il sole. |
| Primo Levi: "25 febbraio 1944" |
| Quale segreto nel mio cuore hai riposto che il tuo occhio come uno specchio così apertamente rivela? so che il cuore è come il rame, facilmente si copre di ruggine. Il tuo cuore è oro puro, come può arrugginire? Fino a quando rimarrò nel mondo, angelo del giardino del mio desiderio nel mio cuore v'è sempre come un alone intorno alla luna della tua guancia. |
| Ahmad Hardi: "Tu e io" |
| Le ragazze moderne non sono eterne Oh, che bella novità, ma danno fresco alla città. L'una nell'altra l'altra nell'una chi si fa scaltra non ha fortuna. Oh,che bella sciocchezza, ma insieme fanno giovinezza. Il rosso le veste di blu l'azzurro le veste dirosa, un poeta non sa più quale scegliere per sposa. Sceglierà la più bella? Nessuna è tutta brutta nssuna è tutta bella. Sceglierà la più caduca, sceglierà la passeggera della fresca primavera col nastrino nella nuca. |
| Canzonetta: "Alfonso Gatto" |
| I Ho rivisto il giardino il giardinetto continguo, le palme del viale, la cancellata rozza dalla quale mi protese la mano ed il confetto... II "piccolino, che fai solo soletto"? "sto giocando al Diluvio Universale" Accennai gli strumenti, le bizzarre cose che modellavo nella sabbia, ed ella si chinò come chi abbia fretta d'un bacio e fretta di ritrarre la bocca, e mi baciò di tra le sbarre come si bacia un uccellino in gabbia. Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto di quel suo volto tra le sbarre quadre! La nuca mi serrò con mani ladre; ed io stupivo di vedermi accanto al viso, quella bocca tanto, tanto diversa dalla bocca di mia Madre! "Piccolino, ti piaccio che mi guardi? Sei qui pei bagni? Ed affittate là?" "si..Vedi la mia Mamma e il mio Papà?" Subito mi lò ascò, con negli sguardi un vano sogno ricordai più tardi un vano sogno di maternità... "Una Cocotte!..." "che vuol dire, mammina?" "vuol dire una cattiva signorina: non bisogna parlare alla vicina!" Co-co-tte.. La strana voce Parigina dava alla mia fantasia bambina un senso buffo d'ovo e di gallina... Pensavo deità favoleggiate: i naviganti e l'Isole Felici... Co-co-tte... le fate e i malefici con cibi e con bevande affatturate... Fate saranno, chi sa quali fate, e in chi sa quale tenebrosi offici! III Un giorno-giorni dopo- mi chiamò tra le sbarre fiorite di vebene: "o piccolino, non mi vuoi più bene!..." "È vero che tu sei una cocotte?" Perdutamente rise... E mi baciò con lepupille di tristezza piene. IV Tra le gioie defunte e i disinganni, dopo vent'anni, oggi si ravviva il tuo sorriso... Dove sei cattiva Signorina? Sei viva? Come inganni meglio per te non esser più viva! la discesa terribile degli anni? Oimé! Da che non giova il tuo belletto e il cosmetico già fa mala prova l'ultimo amante disertò l'alcova... Uno, sol uno: il piccolo folletto che donasti d'un bacio e d'un confetto, dopo vent'anni,oggi,ti ritrova in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: "T'amo! Da quel mattino dell'infanzia pura forse ho amato te sola,o creatura! Forse ho amato te sola! E ti richiamo! Se leggi questi versi di richiamo ritorna a chi t'aspetta o creatura! Vieni! Che importa senon sei più quella che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno, o vestita di tempo! Oggi ho bisogno del tuo assato! Ti rifarò bella come Carlotta, come Graziella, come tutte le donne del mio sogno! Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state...Vedo la cas, ecco le rose del bel giardino di vent'anni or sono! Oltre le sbarre il tuo giardino intatto fra gli eucalipti liguri si spazia... Vieni! T'accoglierà l'anima sazia. Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto; ti bacerò; rifiorirà,nell'atto, sulla tua bocca l'ultima grazia. Vieni!Sarà come se a me,per mano, tu riportassi me stesso d'allora. Il bimbo parlerà con la Signora. Risorgeremo dal tempo lontano. Vieni!Sarà come se a te,per mano, io riportassi te, giovine ancora. |
| Guido Gozzano: "Cocotte" |
| L'amore È lama? È fuoco? Più quietamente - perché tanta enfasi? È dolore che è conosciuto come gli occhi conoscono il palmo della mano come le labbra sanno del proprio figlio il nome. |
| Marina Ivanovna Cvetaeva |
| Chi ha guardato negli occhi la Bellezza è consacrato a una funesta sorte: ogni urgenza del vivere disprezza e piùangosciato sarà la morte chi ha guardato negli occhi la Bellezza. È una pena che dura per la vita quella d'amare,ed è folle speranza d'essere più forti di quella ferita: quando Bellezza in noi ha preso stanza è una pena che dura per la vita. Come una fonte vorrebbe languire e suggerire il veleno ad ogni brezza e la morte dai fiori assorbire: chi ha guardato nel volto la Bellezza come una fonte vorrebbe languire. |
| August Von Platen |
| D'estate a calpestare per i sentieri andrò, dentro il grano che punge, l'erba tenera a sera. Sognando, la freschezza ai piedi sentirò, lascerò che mi bagni la testa nuda il vento. Non parlerò, smarrito ogni pensiero umano, ma infinito nell'anima mi crescerà l'amore e andrò come uno zingaro lontano assai lontano per la Natura lieto come con una donna. |
| Arthur Rimbaud |
| Ben poco ti preoccupi, povero fiore, che ho osservato pre sei o sette giorni, e ho visto la tua nascita, e ho visto quanto ogni ora donava al tuo sviluppo, affinché tu crescessi fino a questa altezza, e ora che su questo ramo tu trionfi e ridi, ben poco ti preoccupi che gelerà fra breve, e che domani ti troverò caduto, o non ti troverò per nulla. Ben poco ti preoccupi, povero cuore, che ancora fatichi a costruirti un nido, e pensi qui svolando di conquistarti un luogo su un albero vietato o che a te si rifiuta, e speri di piegare, in un lungo assedio, la sua rigidezza: ben poco ti preoccupi, che prima che si desti il sole, domani matina, dovrai con questo sole e insieme a me metterti in viaggio. Ma tu, che ami essere sottile a tormentarti, dirai: ahimè, se tu devi partire a me che importa? Qui son le mie faccende, qui voglio restare; tu vai da amici il cui affetto e i cui mezzi altro piacere arrecano agli occhi tuoi, agli orecchi, alla lingua, a ogni parte di te. Se quindi parte il tuo corpo, che bisogno hai di un cuore? Bene, allora rimani: ma sappi, quando sarai rimasto, e fatto del tuo meglio: un cuore nudo e pesante, che non fa mostra di sè, per una donna non è che una specie di spettro; come potrà conoscere il mio cuore; o non avendo cuore in te riconoscerne uno? La pratica le può insegnare a conoscere altre parti, ma, parola mia, non a conoscere un cuore. Vienimi incontro a Londra, allora, fra venti giorni, e mi potrai vedere più fresco e grasso, per la compagnia degli uomini, che se fossi rimasto insieme a te e a lei. Per amore di Dio, se ti è possibile, segui il mio esempio: laggiù ti vorrei dare a un altro amico, che si mostrerà felice di avere tanto il mio corpo quanto la mia anima. |
| John Donne: "Il fiore" |
| Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo, finché mi affanno resterò in affanno. Spesso il nemico avendo il suo menico in vista dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte. Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco, ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello. Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini, così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare. Slacciati, perché quell'accordo armonioso mi dice di esser già l'ora di recarsi a letto. Via quel busto felice, che invidio, perché può starti così stretto. E via la gonna che svela una tanto bella condizione, come quando dai campi fioriti l'ombra dei colli si fugge. Via il diadema tenace, ed esso mostri il diadema fluente dei capelli che da te si leva: e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero in questo sacro tempio dell'amore, su questo soffice letto. In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti essere accolti dagli uomi; Angelo, conduci insieme a te un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo questi Angeli da uno spirito malvagio, quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne. Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto. Oh mia America! Mia nuova terra scoperta, mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina, miniera di pietre preziose, mio Impero, come sono benedetto in questo mio scoprirti! Entare in questi ceppi significa essere liberi; dove metto la mia mano sarà il mio suggello. Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute, come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate sono come i miei dorati pomi d'Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini, tali che quando l'occhio di uno stupido s'illumina a una gemma la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni. Come dipinti, o come gaie rilegature di libri fatte per i profani, così sono le vesti delle donne; in sè le donne sono libri mistici che solo noi, fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati. E poiché io sono chiamato a conoscere tanto, liberamente mostrati come a una levatrice; getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini: all'innocenza nessuna penitenza è mai dovuta. Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque, per coprirti che altro ti occorre più di un uomo? |
| John Donne: "Elegia XIX: andando a letto" |
| Per nessun altro, amore, avrei spezzato questo beato sogno. Buon tema per la ragione, troppo forte per la fantasia. Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi. Tu così vera che pensarti basta per fare veri i sogni e storia le favole. Entra tra queste braccia. Se ti sembrò più giusto per me non sognare tutto il sogno, ora viviamo il resto. Come un lampo o un bagliore di candela i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono. Così poiché tu ami il vero io ti credetti sulle prime un angelo. Ma quando vidi che mi vedevi in cuore, che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo, quando interpretasti il sogno, sapendo che la troppa gioiami avrebbe destato e venesti, devo confessare che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te. Il venire, il restare ti rivelò: tu sola. Ma ora che ti allontani dubito che tu non sia più tu. Debole quell'amore di cui più forte è la paura, e non è tutto spirito limpido e valoroso se è misto di timore, di pudore, di onore. Forse, come le torce sono prima accese e poi spente, così tu fai con me. Venisti per accendermi, vai per venire. E io sognerò nuovamente quella speranza, ma per non morire. |
| John Donne: "Il sogno" |
| Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore, dice, dove risiede il centro della sua felicità: ho amato, ho conquistato e detto, ma se dovessi amare, conquistare e dire, finché non sarò vecchio, non potrei mai comprendere quel nascosto mistero; oh, non è che impostura tutto quanto: e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir, ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso se per caso gli accade di scoprire qualche odorosa sostanza, o nuova medicina, così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato, ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno. La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno, questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria? In questo ha fine amore, che ogni uomo può essere felice come me se può sostenere la breve vergogna di una farsa nuziale? Quell'infelice amante che afferma non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti, e che pretende trovare in lei un Angelo, in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere. Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma. |
| John Donne: "Alchimia dell'amore" |
| Mio dolcissimo amore, non fuggo per stanchezza di te, nè perché spero che il mondo possa offrirmi un amore più degno; ma poiché è destino che io debba infine morire, è molto meglio che mi prenda per scherzo l'abitudine di morire così di qualche morte finta. Ieri sera anche il sole era fuggito, eppure oggi è qui. lui non ha desideri e non ha sensi, nemmeno un corso breve come il mio: dunque non ti preoccupare per me, credi che tutti i miei viaggi saranno assai più rapidi, perché io ho più ali e più sproni di lui. Ma come è fragile il potere dell'uomo, che se anche ha buona fortuna non vi si può aggiungere un'ora di più, nè richiamare un'ora che ha perduta! Ma venga pure la cattiva sorte: le aggiungeremo la nostra forza, le insegneremo l'arte e la portata, così che su noi tragga vantaggio. Quando sospiri non sospiri vento, ma esali la mia anima; quando piangi, scortesemente cortese, corrompi il sangue della mia vita. Non è possibile che tu mi ami come dici di amarmi se disperdi con la tua la mia vita, tu che di me sei la parte migliore. il tuo cuore da oracolo non mi preannunci alcun male: il destino potrebbe prendere anche la tua parte, realizzando così le tue paure; pensa piuttosto che noi ci siamo solo voltati le spalle nel sonno; coloro che a vicenda si tengono vivi non sono mai separati. |
| John Donne: "Canzone" |
| Lettore, a volte in chiesa hai respirato, indugiando a saziare il gusto ingordo, un gran d'incenso? Hai mai socchiuso il bordo d'un sacchetto di muschio stagionato? O magica delizia, ove ogni accordo rivive oggi, e ci esalta, del passato! Così l'amante su un corpo adorato coglie il fiore squisito del ricordo. Dal crine suo, elastico e cresputo, turibolo d'alcova e sacca viva, crudo e ferino un effluvio saliva. E nelle vesti, mussola o velluto, pregne del corpo suo giovine e nuovo, un sentor di pelliccia aveva covo. |
| Charles Baudelaire : " Profumo... " |
| È un tempio la Natura ove viventi pilastri confuse parole si lasciano sfuggire; l'attraversa l'uomo, tra foreste di simboli dagli occhi familiari. I profumi, i colori e i suoni si rispondono e di lontano si confondono in unità profonda e tenebrosa, vasta come la notte ed il chiarore. Esistono profumi freschi, come carni di bimbo; dolci come gli oboi, e verdi come praterie. E degli altri corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno l'espansione propria delle infinite cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio, il benzoino, e cantano dei sensi e dell'anima i lunghi rapimenti. |
| Charles Baudelaire |
| Ho spento la luce per poter vedere la neve. E ho visto la neve dietro il vetro e la luna nuova. Ma ho visto che anche la neve e la luna erano un vetro e dietro quel vetro c'eri tu e mi guardavi. |
| Ernesto Cardenal |
| È questo il Luogo, la Terra, il Suolo" Disse allora l'Arcangelo perduto, "questo il seggio Che abbiamo ottenuto a cambio del Cielo?- questa lugubre oscurità In cambio di quella luce celestiale? E sia, giacché Colui Che adesso è Sovrano può disporre e decidere Ciò che dev'essere giusto: tanto meglio più è lontano da lui, La cui ragione eguaglia, e la cui sola forza ha reso supremo Sui suoi eguali. Addio, Campi felici, Ove la gioia sempre s'intrattiene! Salute, orrori! salute, Mondo Infernale! e tu, profondissimo Tartaro, Accogli il tuo nuovo Padrone - qualcuno che reca un pensiero che non ha da cambiare per il Tempo o il Luogo. Il pensiero è luogo a se stesso, ed esso stesso Rende Paradiso l'Inferno, Inferno il Paradiso. Che importa il luogo, se io sarò ancora me stesso, E cosa mai dovrei essere, tutto e pur meno di Colui Che il Tuono ha reso grande? qui almeno Saremo liberi; l'Onnipotente non ha edificato questo luogo per chi lo invidia, non ci ha portati qui: Qui regneremo sicuri; ed io ho scelto Il regnare, degna ambizione, seppur nell'Inferno: Meglio regnare all'Inferno che servire nel Paradiso... |
| John Milton: "Il paradiso perduto" |
| C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è luna che il primo Adamo vide... I lunghi secoli dell'umano vegliare l'han colmata d'antico pianto. Guardala. È il tuo specchio... |
| Jorge Luis Borges : "Luna" |
| "Non cercare mai di dire il tuo amore, Amore che non può essere mai detto; Il gentile soffio si muove In silenzio, invisibile. Dissi il mio amore, già dissi il mio amore, Il cuore le apersi; Tremando, gelando, in orrenda tema, Ah! Lei, lei se ne andò. Appena mi lasciò, Un viandante passò, In silenzio, invisibile: Gli bastò un sospiro, la prese." |
| William Blake: "Il Matrimonio tra Paradiso ed Inferno" |
| Se pulissero le porte della percezione, ogni cosa apparirebbe all'uomo come essa veramente è,infinita |
| William Blake: "Il Mtrimonio tra Paradiso ed Inferno" |
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Rintrah rugge scuotendo i suoi fuochi nell'aria pesante; Fameliche nubi oscillano sopra l'abisso. Un tempo docile, e per pericoloso sentiero, L'uomo giusto seguiva il suo percorso Lungo la valle della morte. Rose son piantate dove spini crescono, Nella brughiera desolata cantano Le api rigonfie di miele. Fu allora che apparvero piante Lungo il pericoloso sentiero, E un fiume e una sorgente Sopra ogni rupe e tomba, E sull'ossa imbiancate Argilla rossa emerse; Finché l'insolente lasciò i sentieri più semplici Per camminare per i più pericoli, e sospingere L'uomo giusto in regioni desolate. Ora strisciando il serpente si muove In mansueta umiltà, E l'uomo giusto in aspri luoghi infuria Dove i leoni s'aggirano. Rintrah rugge scuotendo i suoi fuochi nell'aria pesante; Fameliche nubi oscillano sopra l'abisso. |
| William Blake: "Il Mtrimonio tra Paradiso ed Inferno" |
| Mentre camminavo fra i fuochi dell' Inferno, deliziato da quei godimenti del genio che agli Angeli appaiono come tormento e insania, raccolsi alcuni dei loro Proverbi; pensando che così come i detti che s'usano in una nazione ne designano il carattere, allo stesso modo i Proverbi dell' Inferno renderanno palese la natura della sapienza Infernale meglio di una qualsiasi descrizione di edifici o abbigliamenti. Quando me ne tornai a casa, sull'abisso dei cinque sensi, dove uno scosceso pendio minaccia il mondo presente, vidi un Diavolo possente ravvolto in nuvole nere che si librava sui fianchi della roccia: con fuochi corrosivi scriveva la frase seguente, che ora le menti degli uomini percepiscono, e sulla terra la leggono: Che ne sapete se un qualunque uccello che taglia le strade dell'aria non è un immenso mondo di delizia chiuso dai vostri cinque sensi? |
| William Blake: "Il Matrimonio tra Paradiso ed Inferno" |
| Ecco la mirabile stupidità del mondo: quando le nostre fortune decadono - spesso per gli eccessi del nostro stesso comportamento - rendiamo colpevoli dei nostri disastri il sole, la luna e le stelle, come se fossimo delinquenti per necessità, sciocchi per coercizione celeste, furfanti, ladri e traditori per il movimento delle sfere, ubriaconi, bugiardi e adulteri per obbedienza forzata all'influsso dei pianeti - e tutto il male che facciamo è dovuto all'imperativo divino. |
| William Shakespeare: "Re Lear" |
| Prima che il pipistrello abbia iniziato fra i chiostri il suo volo, prima che ... il grillo dall'arida ala intoni con il suo sonnacchioso canticchiare lo sbadigliante annuncio della notte... |
| William Shakespeare: "Macbeth" |
| Tutta l'acqua dell'immenso oceano di Nettuno potrà lavare questo sangue dalla mia mano? No, questa mano, piuttosto, arrosserà gli innumerevoli mari facendo del loro verde un solo grumo vermiglio. |
| William Shakespeare: "Macbeth" |
| Gli parlerò, dovesse l'inferno scoperchiarsi e ordinarmi il silenzio. |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Tutte le sorgenti conducano le loro acque ai miei occhi, affinché io, dominata dall'acquatile luna, possa spargere tante lacrime da sommergere il mondo. |
| William Shakespeare: "Riccardo III" |
| Moriamo con onore: torniamo sul campo; e chi non vuol seguire il Borbone ora, vada via da qui, e col cappello in mano, come un sordido ruffiano, se ne stia a guardia della sua camera da letto mentre un vile schiavo, non più nobile del mio cane, gli contamina la più bella delle figlie. |
| William Shakespeare: "Enrico V" |
| Il coraggioso Macbeth ... impugnando la spada fumante di sanguinosa giustizia ... non gli ha stretto la mano né gli ha detto addio prima di averlo scucito dall'ombelico alle mascelle, e piantata poi la testa sui nostri bastioni. |
| William Shakespeare: "Macbeth" |
| Vedrete il soldato accecato dal sangue insozzare con la sua immonda mano le chiome delle vostre figlie urlanti; i vostri padri trascinati per le loro barbe d'argento, e le loro venerande teste sfracellate contro i muri; e i vostri bambini ignudi infilzati sulle picche, mentre le loro madri impazzite squarceranno le nuvole con i loro ululati, come fecero le donne di Giudea contro gli sgherri della sanguinosa strage di Erode. |
| William Shakespeare: "Enrico V" |
| Il gallo, araldo del mattino, desta con la chiara gola stridula il dio del giorno … il mattino dalla sciarpa scarlatta si bagna alla rugiada dell'alta collina a oriente. |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Innamorato di lei da non permettere ai venticelli del cielo di toccarle il viso troppo rudemente. |
| William Shakespeare, "Amleto" |
| Sciocchi cagnacci, che si gettano a occhi chiusi in bocca all'orso russo e si fanno schiacciare la testa come mele fradicie. Potreste dire, ugualmente, che è valorosa la pulce che osa far colazione sulla bocca di un leone. |
| William Shakespeare: "Enrico V" |
| Io ho dato latte e so quanto è dolce amare il bambino che ci sugge il seno: e tuttavia gli avrei strappato il capezzolo dalle tenere gengive nel momento stesso in cui mi sorrideva e gli avrei spezzato il cervello, se lo avessi giurato. |
| William Shakespeare: "Macbeth" |
| Dal primo levarsi dell'allodola fino all'ora in cui l'agnello rientra al suo ovile. |
| William Shakespeare: "Enrico V" |
| Piombate sul suo esercito, così come la neve che si scioglie in valanga invade le valli, quando le Alpi sputano e scaricano il loro catarro sul fondovalle prono, come vassallo, ai loro piedi. |
| William Shakespeare: "Enrico V" |
| Se a ciascun l'interno affanno si leggesse in fronte scritto quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà. |
| Pietro Metastasio |
| Voi dovete fare più conto della censura dell'intenditore che degli applausi di un teatro esaurito. |
| William Shakespeare |
| Trattate ogni uomo secondo il suo merito. E chi sfuggirà alle frustate? |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Sii fedele a te stesso, ne conseguirà, come la notte al giorno, che non potrai essere falso con gli altri. |
| William Shakespeare |
| Potrei vivere nel guscio di una noce, e credermi re di uno spazio infinito. |
| William Shakespeare |
| Noi siamo qui a giocare col tempo e gli spiriti dei sapienti, seduti sulle nuvole, ridono di noi. |
| William Shakespeare |
| La fortuna di una battuta si affida all'orecchio di chi ascolta, non mai alla lingua di chi la dice. |
| William Shakespeare |
| La bellezza persuade in se stessa gli occhi degli uomini senza necessità di alcun interprete. |
| William Shakespeare |
| Il diavolo sa citare la Bibbia per i suoi fini. |
| William Shakespeare |
| E perché dunque Cesare dovrebbe farsi tiranno? Non sarebbe un lupo se non vedesse che i romani sono pecore; non sarebbe leone, se quelli non fossero cerbiatti. |
| William Shakespeare: "Giulio Cesare" |
| Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella tua filosofia. |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| L'identità non era equivalenza: con la loro natura, unica pur sotto duplice nome, esse non contavano né per uno, né per due. La ragione, confusa da se stessa, vedeva l'unione nella loro divisione; assorbita l'una nell'altra, distinta una dall'altra, quelle creature si erano così bene assimilate, che si chiedevano come il loro due potesse formare un così armonico assolo; così che l'amore ha ragione, mentre la ragione, che pure dovrebbe aver ragione, ha torto, dal momento che vede una così bella unione là dove dovrebbe esserci una divisione |
| William Shakespeare: "La fenice e la tortora" |
| Coro: Perché gridi così, se non per qualche orrida visione? Cassandra: Manda un lezzo di morte la casa, e il sangue cola. Coro: Che mai! quest'odore proviene dall'altare del sacrificio. Cassandra: Un alito che sfiata dalla tomba, è quel che sento. |
| Eschilo: "Agamennon" |
| Il fosco reggitore, onusto d'anni e d'affanni, sì lento si movea simile a una notturna fitta nebbia. che né stare né andarsene parea |
| Henri Vaughan (Sec XVII), "Il Mondo" |
| Ora, signore, il giovin Fortebraccio, cui non difetta temerario ardore, qua e là per le contrade di Norvegia ha radunato un branco di banditi pronti a tutto, per una qualche impresa a gravi e oscuri fini |
| William Shakespeare: "Amleto" |
| Perché dovrebbe credermi crudele O se stesso ingannato? Vorrei che amasse ciò che c'era prima Che il mondo fu creato. |
| W.B. Yeats: "Una Donna Giovane e Vecchia". |
| Bello il fiore del fagiolo, dolce il sufolo del merlo... |
| Robert Browning: "De Gustibus" |
| Tu lo tieni fermo, tu, io gli becco quei bei occhioni blu. |
| I Due Corvi (Ballata scozzese) |
| Nel meriggio arrivarono a una terra Dove etrerno sembrava il meriggio L'aria stessa era languida e pareva Palpitar come chi è in preda a un brutto sogno |
| Tennyson: "I Lotofagi" |
| Don Alfonso: Eccovi il medico, signore belle. Fernando e Guglielmo: Despina in maschera, che triste pelle. |
| Lorenzo da Ponte: "Così fan tutte" |
| Disse: "Danza per me", poi disse: "Sei troppo bella perché ti sferzi il vento, perché il sole ti bruci". E disse: "Sono un povero straccione, ma cortese con la mesta danzatrice e con i morti che ballano." |
| Sidney Keyes: "Quattro Pose di Morte" |
| Quando il prato viene via come un coperchio Rivelando ciò che meglio stava ascoso, Increscioso; Guarda! Da dietro, senza far rumore, il bosco S'è avvicinato e gli alberi han formato Un cerchio fosco. E il catenaccio scorre nei passanti, Là fuori c'è il furgone dei traslochi, nero, Ed ecco che, pieni di fretta e allarme, vengono Le donne con gli occhiali scuri, I chirurghi gobbi E l'0uomo dalle forbici. |
| W. H. Auden: "I Testimoni" |
| Ciò che oggi è dimostrato, un tempo era soltanto immaginario. |
| William Blake: "Nozze Tra Paradiso ed Inferno" |
| "Chi c'è di là... chi?... nella stanza accanto? Una pallida figura Con un qualche messaggio di sventura? Lo vedrò anch'io tra poco?" "Sì, tale è il suo messaggio. E lo vedrai tra poco." |
| Thomas Hardy: "Chi C'è Nella Stanza Accanto" |
| In lode del falchetto in fiamme nel crepuscolo grifagno si canti, Quando le vipere grinfie balenano rapaci sotto l'ala ardente |
| Dylan Thomas: "Sul Colle di Sir John" |
| Opere di giustizia consumate Fra il tramonto e il levarsi del sole Giacciono nella storia, come ossa spolpate |
| W. H. Auden: "L'Ascesa di F. 6." |
| L'ala strascica, come vessillo nella disfatta, non piú solcherà il cielo, vivrà ancora qualche giorno di fame e di pena Egli è forte e il dolore è piú duro con i forti, peggiore l'invalidità. Nulla, tranne la morte redentrice, umilierà quel capo, quell'intrepida prontezza, quegli occhi grifagni. |
| Robinson Jeffers: "Falco Ferito" |
| Quando Robin se'n venne a Notingamme, In sul primo momento Ei pregoe Dio et la vergine Maria Di trarlo a salvamento. Ver' lui venia un monaco gagliardo Che'l messe alle distrette, Però che Robin li fue manifesto Non appena 'l veggette |
| Antica Ballata Popolare: "Robin Hood e il Monaco" |
| Oh, stupendo era sentirsi Solo eppure non solingo. Dopo il buio e la paura Giunger in vista delle patrie mura |
| Walter De la Mare: "Il Pellegrino" |
| Chi per questa battaglia non ha fegato, che parta pure: avrà un salvacondotto e denaro pel viaggio nella borsa. Non ci garba morire in compagnia di chi ha paura di morir con noi. |
| William Shakespeare: Enrico V |
| L'arcano della notte, la furia del maltempo, L'agguato del nemico, E la Grande Paura in visibile forma... Il prode va lostesso. |
| Robert Browning: "Prospice" |
| Buia nel buio scivola, ininterrottamente La barca alla deriva per l'infernal fiumana Ombra le ombre chiama da abisso a abisso orribile Precipite alla morte e antipodo del sogno |
| Hal Summer: "Hinterland" |
| E soffi pure il vento, ormai si gonfino i flutti e balli il legno! La tempesta è in corso e tutto è affidato al caso! |
| William Shakespeare: "Giulio Cesare" |
| "Madama Cicoria, Madama Cicoria, Qui sull'uscio c'è un lupo maligno! Ha le zanne aguzze aguzze E un famelico sogghigno!" "Macché, fata bugiarda! Che cosa dici mai!" Invece un lupo c'era, e affamato assai. |
| Walter de la Mare: "Madonna Cicoria" |
| Che cos'è il mondo, o i miei soldati? Sono io. Io e questa neve, io Questo plumbeo cielo. Miei soldati, codesto Sterminato deserto di gelo Sono io. |
| Walter de la Mare: "Napoleone" |
| Don Desperado Andando pel Prado Il nemico incontrò |
| Charles Kingsley: "Westward Ho" |
| Si dia l'ordine di strage! E si scatenino i mastini della guerra! |
| William Shakespeare: "Giulio Cesare" |
| E fino al colle della sua disfatta Seguì il proprio cammino. |
| A.E. Housman: "More Poems" |
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E siccome ero verde e spensierato, famoso tra i granai E intorno all'aia allegra, io cantavo, ché la campagna era casa mia. Sotto il sole ch'è giovane solo una volta... |
| Dylan Thomas: "Fern Hill" |
| Egli lungi mirava nell'arcano tempo, ed i piú arditi Lo ebbero maestro. Durò a lungo. Ma la turpe vecchiezza ci raggiunse, Furtiva, entrambi, e logori in disparte Ci mise |
| William Shakespeare: "Tutto è Bene Quel che Finisce Bene" |
| Gatto, grande virgola dorata, tu salti per afferrare la mia vestaglia, e così rimani impigliato nel mio cuore |
| L. Broadhurst |
| La tua fata è chiamata Moth Willowwitch. È una lanciatrice di sogni magici. Vive vicino alle caverne di cristallo grotte di stalattiti. È vista solo nel momento incantato tra il sonno e la veglia. |
| Emma Davies |
| Se riesci a mantenere la calma, quando tutti intorno a te la stanno perdendo; Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, tenendo però nel giusto conto i loro dubbi; Se sai aspettare senza stancarti di aspettare, o essendo calunniato non rispondere con calunnie, o essendo odiano non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare troppo buono né parlare troppo da saggio; Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni; Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine; Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo; Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui, o guardare le cose per le quali hai dato la vita - distrutte - e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori; Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un sol colpo a testa o croce e perdere, e ricominciare di nuovo dall'inizio senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso; Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi, a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più, e così insistere quando in te non c'è più nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!"; Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale; Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo; Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa; Tua è la terra e tutto ciò che vi è in essa e - quel che più conta - Tu sarai un Uomo, figlio mio. |
| Rudyard Kipling |
| Ognun per sempre steso in breve cella, Dormono i rudi avi del villaggio |
| Thomas Gray: "Elegia Scritta in un Cimitero di Campagna" |
| Ma se morirò, Vedrai attraverso me la saga delle cose che mi hai chiesto di fare, Lascia che mi odino, colpiscano, feriscano, inchiodino al loro albero. Vorrei sapere, vorrei sapere, Mio Dio, Vorrei vedere, vorrei vedere, Mio Dio Perché devo morire. Potrei essere più famoso di quando fossi prima? Le cose che ho detto e fatto importerebbero di più? Devo sapere, devo sapere, mio Signore, Se morirò, quale sarà la mia ricompensa? Vorrei sapere, vorrei sapere mio Signore Perché dovrei morire? Riesci a mostrarmi ora, che non sarò ucciso invano? Mostrami solo una briciola della tua mente onnipresente. Mostrami che esiste una ragione per cui tu vuoi che io muoia Sei così preciso sul dove e sul come, ma non così tanto sul perché Ve bene, morirò! Allora guardami morire! Guarda come muoio! |
| Andrew Lloyd Webber: "Jesus Christ Superstar" - "Gethsemane" |
| Su nei pascoli del ciel il cavallino va tutto d'oro il suo mantello nell'azzurrità corre su nei pascoli il cavallino d'or dormi dormi bel bambino che la mamma è qui vicino su dai dormi bel bambino che in realtà il cavallino è la luna del mattino che fa dormire il bambino |
| Ninna Nanna composta appositamente per mio figlio Morgan da sua cugina Michole (8 anni) |
| "Talora nel crepuscolo un volto Ci guarda dal fondo di uno specchio: L'arte deve essere come questo specchio Che ci rivela il nostro proprio volto..." |
| Jorge Luis Borges: "Arte Poetica" |
| Ero forse sull'orlo della luna Intorno al suo chiarore Un vecchio satellite Che sorvola i quartieri Alti Tra i coriandoli Spazzati dal vento |
| Roberto Longhi |
| O mirabile Spirito capelli di luce abbaglianti occhi di gloria sulla tua fronte ferma e chiara dove si pecchia l'anima serena pura immortale leggo che tu perdoni a un figlio della terra, se si avvale di questi suoi incantesimi per evocarti così per contemplarti un attimo Maga Figlio della terra!, io ti conosco. So chi ti dà potenza. Ti so uomo di molti pensieri e imprese tante vili ed oneste in entrambe estremo. Agli altri e a te fatale nel tuo soffrire. Che vuoi da me? Manfred Contemplarti. Nient'altro. L'aspetto della terra mi ha fatto impazzire. Cerco rifugio nei suoi misteri Ho chiesto all'invisibile quel che non può concedermi ... Una grazia ... Maga ... Racconta ... Manfred È una tortura, ma che importa, il mio dolore troverà una voce. Alla mia giovinezza fu accordata un'anima diversa dalla comune argilla a me compagna il mio genio mi fece straniero in questa terra. Tra le creature che m'ebbi attorno, una soltanto ... ma di Lei più tardi ... La aia gioia fu sola: nelle notti mute seguire il corso della Luna tenta e degli astri, e i fulmini accecanti fissare fino a chiudere gli occhi; e ascoltare le foglie disperse e i canti serali mormorati dai venti dell'autunno. Tutto qui il mio piacere. E l'essere solo ... Sprofondai nei miei viaggi solitari nelle caverne della morte, sempre cercandone le cause nei suoi effetti; ... da ossami disseccati, teschi e polvere trassi vietate conclusioni. Per anni spesi le notti in antiche scienze: - tempo e travaglio e prove tremende - Astinenze che sole possono sull'aria e sugli spiriti, sullo spazio - popolato infinito; ho gli occhi miei assuefatto a quell'eterno come prima di me fecero i maghi. E con la scienza crebbe la mia sete di scienza ... Io non ho nominato padre o madre, amante, amico, o altri con cui avessi legami umani, o tali a mc non parvero. ... Una vi fu ... Maga Non risparmiarti. Segui Manfred I nostri lineamenti si assomigliavano occhi, capelli, tratti ... la sua voce!, la dicevano simile alla mia. Ma il tutto assai più dolce e temperato dalla bellezza. E non soltanto questo, ma più grazia che in me: pietà, sorrisi, lacrime a me ignote, tenerezza ch'io ebbi, ma solo per lei ... e umiltà, a me estranea, sempre. I suoi difetti erano anche i miei, tutte sue le virtù ... L'amai e distrussi. Maga Con le tue mani? Manfred Non con le mie mani. Il mio cuore spezzò il suo cuore: il suo fissò il mio e appassì. Maga E per costei, per un essere della razza che disprezzi, rinunzi ai doni della nostra scienza? ... Manfred Figlia dell'aria, dico, da quell'ora ... Le parole non sono che fiato. Guardami nel mio sonno, nelle veglie. Restami accanto ... questa mia solitudine non è più solitudine. Popolata è da Furie ... Ho invocato la follia come una grazia Ho affrontato la morte, ma la mano ghiaccia d'un demone spietato mi trattenne per un capello che non volle rompersi. Sprofondai fra gli uomini, dappertutto cercando l'oblio tranne là dove lo si può trovare: questo ancora mi resta da sapere, solo in questo la mia scienza è mortale, Abito questa mia disperazione e vivo, vivo per sempre. |
| Lord Byron: "Manfred" |
| Come di turbine L'alito spande: Ei passa, o popoli, Satana il grande. Passa benefico Di loco in loco Su l'infrenabile Carro del foco. Salute, o Satana, O ribellione, O forza vindice De la ragione! Sacri a te salgano Gl'incensi e i voti! Hai vinto il Geova De i sacerdoti |
| Giosuè Carducci: "Inno a Satana" |
| Poeta, anche tu abiti nel cuore della folgore, e sfidi i dardi, sopra le nuvole t'accampi: esule sulla terra, fra i dileggi del luogo, nell'ali di gigante ad ogni passo inciampi! |
| Charles Baudelaire |
| Soltanto acqua intorno, si torceva ogni tavola. Soltanto acqua intorno, per la nostra sete neanche un goccio. L'abisso stesso imputridiva. Che dovesse accaderci una tal cosa! Su zampe esseri viscidi strisciavano per il viscido mare. Intorno, intorno, in ridda indiavolata fuochi fatui danzavano la notte; come un olio di streghe s'infiammava - verde, blu, bianca - l'acqua. |
| Samuel Taylor Coleridge: "Ballata del Vecchio Marinaio" |
| Così l'immenso Carco dei danni, onde saranno oppressi I miei più tardi sventurati figli, Tutto sull'alma mia, quasi in suo centro Ricaderà, s'aggraverà. Quai lunghi Affanni, oimè, succederanno ai brevi Piacer del Paradiso! Ah! t'ho fors'io Richiesto, o Creator, di trarmi fuora Dalle tenebre mie? Ti pregai forse Da quel mio fango d'innalzarmi a questa Forma vitale, e qui locarmi? A quello Che festi, il mio voler parte non ebbe: Giusto non fora il ritornarmi dunque Nella mia polve? Io volontier vi torno, Tutto quant'ebbi volentieri io rendo, Io non atto a serbar quell'ardue leggi Per cui quel bene ritener dovea Che non ti chiesi. Io l'ho perduto, e basta; Perchè tu dunque d'infiniti mali V'aggiugni il peso? Inesplicabil sembra La tua giustizia: pur tardi, il confesso, Sì, troppo tardi, ora m'oppongo: allora Che offerti furo, io ricusar dovea, Quai che fossero, i patti. |
| John Milton: "Paradiso Perduto" |