The Reef & The Craft

Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà,
benché abbia chiuso me stessa come vita
sempre mi apri ogni petalo per petalo come la primavera fa
toccando accortamente misteriosamente la sua prima rosa
e io non so quello che c'è in te che chiude e apre solo
qualcosa in me comprende che è più profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno... neanche la pioggia ha... Così piccole mani.

Zeus



A cura di Bardo

ZEUS

Introduzione
Zeus era considerato il Padre degli Dèi. Fratello di Ade e Poseidone, fu lui a uccidere il padre Cronos, liberando dal suo stomaco tutti i suoi fratelli e sorelle, meritandosi quindi il Regno del Cielo – il migliore tra i tre esistenti. Regnava dalla cima del Monte Olimpo, da cui scagliava fulmini per punire chi trasgrediva, o da cui scendeva come un rapace in picchiata sulle fanciulle su cui poneva l’occhio. Due erano i volti principali di Zeus: il maestoso e potente, e il seduttore; entrambi tali volti però hanno in comune un tratto, che è quello caratteristico di questo Archetipo: la volitività. Ciò che colpisce la mente di Zeus e ciò che Zeus vuole, Zeus ottiene. L’animale che lo rappresentava era non a caso l’aquila, un predatore fiero e distaccato.
Il Regno del Cielo rappresenta psicologicamente la ragione, il raziocinio: per governare dall’alto, occorre lasciare il mondo terreno, allontanarsene per poterlo vedere nel complesso. Questo, a scapito della sfera emozionale e dell’inconscio, che vengono negletti in favore del calcolo spietato della mente. Ogni Sovrano è lo specchio del Regno su cui governa, per cui tali attributi, come nel Cielo, li ritroviamo in Zeus parimenti.
L’Archetipo Zeus si attiva in noi ogniqualvolta cerchiamo una posizione di supremazia e dominio, un potere da esercitare sugli altri, che ci consenta di realizzare i nostri desideri.

Morfologia
Atteggiamento maestoso, olimpico. Passo pesante e solenne. Allegro, audace e gioviale, ottimista, pratico, dominatore.
Statura media (1,65-1,75 m nell’uomo) ma imponente. Passo solenne, pesante, con gesti paralleli che si ripetono da sinistra a destra e viceversa. Viso a forma di ghianda: fronte larga, alta; cranio quadrato, con vertice leggermente arrotondato. Naso piccolo, dritto o aquilino; narici aperte. Bocca abbastanza grande; labbra forti, arrotondate e sode, col labbro superiore che sporge leggermente su quello inferiore. Mento rotondo, largo e generalmente sfuggente (se il mento è dritto o leggermente proiettato in avanti, il soggetto è energico; se è sfuggente, manca di volontà). Orecchie piuttosto pesanti, con lobo piatto. Capelli castani, morbidi e ondulati (ma tende alla calvizie precoce, che si manifesta soprattutto sulla sommità della testa). Sopracciglia che si abbassano verso il naso. Occhi molto aperti e umidi, leggermente sporgenti, grigi o blu scuri; sguardo dritto e aperto che comunica fermezza e benevolenza. Carnagione fresca, dorata. Busto lungo e robusto. Braccia forti e muscolose; mani grassocce e quadrate. Gambe pesanti; piedi piccoli e grassi. Corrisponde al foglietto embrionale meso-ento. La morfologia femminile di questo Archetipo corrisponde a Era.

E’ sempre ben proporzionato, seppure non molto alto, e si fa sempre notare per l’atteggiamento dignitoso, quasi nobiliare, sempre molto allegro e gioviale. La principale caratteristica del viso di Zeus è l’aspetto pieno di salute e sicuro, l’espressione gioviale (appunto, da Giove), la carnagione bianca e rubizza fiorente, seppur talvolta coperta di foruncoli e arrossamenti che provocano prurito. Sul collo forte e possente, ma proporzionato, spesso si scorge l’azzurro delle vene; il petto è largo e carnoso, le braccia un po’ corte rispetto al busto, così come le gambe (spesso soggette a varici).
Zeus si muove sempre con dignità, contegno e correttezza; di rado è arrogante, tranne quando il soggetto è deviato da una tendenza deformante dell’orgoglio. Impone rispetto, ma il suo volto gioviale mitiga la sua severità. Ha un passo pesante, cammina a testa alta guardando dritto dinanzi, oppure in alto. I suoi gesti sono diretti, paralleli; quando parlano spesso si fregano le mani o le battono in segno di approvazione o gioia. Hanno un bisogno di espansione che tendono continuamente ad esteriorizzare. I bambini Zeus saltano di gioia e applaudono quando ricevono una notizia gradita. La risata franca, aperta, poco rumorosa è sempre seguita da gesti che sottolineano la sua gioia. Docili all’insegnamento e sensibili ai rimproveri, danno molta soddisfazione ai genitori, ma possono trasformarsi in veri e propri dittatori se coltivati male. Il gesto vanitoso tipico di Zeus è il pollice infilato sotto le bretelle o nel giro della manica del gilè: in questo modo sfoggia tutta la sua sicurezza e fiducia in sé. Una particolarità: Zeus suda spesso dal petto, dalla testa e soprattutto dalla fronte. Con l’età tende alla pinguedine e all’obesità, e spesso presenta il doppio mento. La voce di Zeus è vibrante, armoniosa, calda, un ottimo strumento per l’oratoria; il timbro è fermo, costante, di ampia estensione.

Psicologia e caratteriologia
La facoltà principe di Zeus è l’intelligenza pratica. Sempre brillante, spesso superficiale, assimila rapidamente. Ha una mente giudiziosa, riflessiva. Quando muove una critica o un rimprovero, lo fa sempre in modo imponente, come un padre. Il suo atteggiamento impone rispetto e tende a dominare gli animi meno vibranti – e a ben ragione, poiché come Zeus domina gli altri, sa anche dominare se stesso. E’ un gran signore e ama le maniere quanto i risultati. Nella vita tende a realizzare i propri progetti e ottenere ciò che vuole, non solo per meriti personali ma anche perché dotato di grande fortuna (che evidentemente premia la sua audacia). La sua gioia è irradiante, e si estende in coloro che egli protegge, assieme alla sua innata buona sorte. Ama le riunioni, le assemblee e le associazioni, nelle quali tende ad occupare un posto d’onore. Molto portato per la politica, la giurisprudenza, l’amministrazione e in alcuni casi anche al sacerdozio, ambito in cui ricopre presto alti ranghi.

Di carattere ottimista, spera sempre e non dispera mai. Fiducioso, ha la mente spesso presa da pensieri piacevoli. Ha un forte istinto di conservazione, che spesso lo protegge dalla tendenza alla voluttà e alla golosità. Ama la vita, tanto da convincersi difficilmente che un giorno dovrà morire: così evita il pensiero e l’argomento, ogniqualvolta può. Adora i grandi pranzi e i convitati, il buon vino e i piatti delicati. Sensibile all’amore, ne fugge però le catene e le preoccupazioni. Socialmente impeccabile, si irrita quando il protocollo o le buone maniere non sono rispettate. Perdona facilmente le offese e non serba rancore. Possiede forte l’istinto della proprietà: desidera ricchezze, per potersene servire a favore del bene comune. Considera il denaro un mezzo per svolgere il proprio compito e creare felicità attorno a sé. Ambizioso, desidera avere una buona reputazione ed essere considerato. Geloso della propria autorità, soffre se ne viene privato o se messo in discussione. Altra sua caratteristica è lo spirito critico, che esercita anche su se stesso con spesso ottimi risultati nel placare l’impazienza a cui è soggetto. La casa di un Giove può essere lussuosa o confortevole, ma è sempre impeccabile. Ama le stanze ampie e ariose, luminose, che decora con oggetti d’arte; ama i profumi dolci ma non troppo permeanti, e predilige i colori del blu e del porpora. La stessa eleganza della sua magione si rispecchia nel vestire: mai trasandato, preferisce uno stile semplice e di buon gusto.

Disturbi fisici e malattie morali
Zeus sembra un soggetto destinato a godere a lungo della vita: ma se non pone un freno alle sue velleità, la natura non gli darà ragione. Con l’età Zeus ingrassa, e questo appesantimento è accompagnato da una generale intossicazione. Diventa spesso diabetico, può presentarsi la gotta; come tutti i tipi sanguigni può soffrire di disturbi cardiaci ed è minacciato dall’apoplessia. Ma non ci pensa: non ha mai dubbi, né su di sé né sugli altri, tantomeno sulla propria forza o salute. Sentendosi forte come una roccia, non dà ascolto al medico, Zeus si ammala per l’eccessiva prestanza fisica: mangia troppo, e troppi piatti ricchi e ricercati; beve troppo vino. E’ capace di restare sano per lunghissimo tempo, poi tutto a un tratto ha una crisi di fegato o di ipertensione, con conseguenti sfoghi fisici di eliminazione come eczemi, arrossamenti pruriginosi, gotta, emorroidi, che se vengono soppressi con mezzi esterni portano solo a un peggioramento. Non dedicandosi molto allo sport e all’attività fisica, i malori lo attendono dietro l’angolo a punire i suoi eccessi.

La malattia morale di Zeus è la vanità. E non c’è da stupirsene, data la sua facilità nell’ascesa. Cade facilmente nell’ostentazione, rischiando di inimicarsi coloro la cui invidia non si fa rapire dai suoi modi gioviali. Quando Zeus non è più in grado di controllare se stesso o l’ambiente in cui si trova, diventa un individuo rozzamente sensuale e goloso; parla e ride a voce altissima, condisce i suoi discorsi con storie sconce e battute pesanti. Gli amici che lo circondano a quel punto sono come lui, compagni di vizio. L’ambizione e gli appetiti smodati li conducono all’ozio e prima o poi alla fine ingloriosa, quando davanti alla morte tremeranno e chiameranno un prete per chiedere perdono.

Il rimedio principale per Zeus è l’autodisciplina: è l’unica in grado di contrastare la vanità e gli appetiti potenti che lo muovono. Se a questa affianca dell’esercizio fisico regolare, il soggetto può vivere anche cent’anni e più, in ottime condizioni.
Il rimedio omeopatico base di Zeus è Sulfur.

Sviluppo
Come per tutti gli Archetipi, la descrizione che vien fatta in questa sede è del prototìpo base. Alcune di queste caratteristiche possono mancare nel metatìpo dell’individuo preso in analisi, alcune fasi della vita possono essere dominate da altri Archetipi. Zeus può rimanere latente, finché alla persona non succeda di diventare padre, o raggiunga una posizione di potere e prestigio che deve gestire: allora il modello può prendere piede, le caratteristiche si fanno più marcate, la persona si evolve. Di seguito osserviamo il percorso del prototìpo di base.

Infanzia – I genitori
Zeus mitologicamente nasce da Cronos (Saturno) e Rea: un padre che lo schiaccia con la sua introversa necessità di dominazione e una madre impotente e secondaria. Questa è la coppia peggiore per lo sviluppo di Zeus bambino: egli si identificherà con l’aggressore e ricalcherà il modello aggressivo-sottomissorio del padre, prima in ambienti esterni alla casa (scuola, luoghi pubblici), poi potenzialmente contro il padre stesso una volta che sarà cresciuto abbastanza. Lo stesso accade se il genitore violento e prevaricatore è la madre (modello Era).
Da piccolo, Zeus si riconosce per la forza di volontà e la capacità di imporsi. E’ già un capetto, impara a gridare “no!” assai presto mettendo i genitori a dura prova. E’ il bambino che se gioca da solo crea mondi immaginari dove fa accadere le cose, mentre se gioca in gruppo – cosa che predilige di gran lunga – tende naturalmente a guidare gli altri e dar loro direttive. Quando vuole un oggetto o lo ha in pugno, non vuole lasciarlo, se lo si affronta direttamente si arriva inevitabilmente allo scontro. Riesce a intimidire la madre e provoca le ire genitoriali spesso fino alle mani: il trade-off tra non dargliela vinta ed evitare gli scontri è di difficilissima gestione. Se il genitore cederà alla violenza troppo facilmente, instillerà nel piccolo Zeus la convinzione che la forza crea diritto (tesi che è fin troppo incline ad accettare e riconoscere), ponendo le basi per un futuro uomo prevaricatore. Il modo migliore per crescerlo è porgli delle regole e limiti ben chiari e condivisibili, onde poi esercitare una buona dose di autorità affinché essi non vengano valicati (aspettatevi che li metta comunque in discussione).
Una volta risolte le controversie, generalmente Zeus dimentica tutto e regna la pace in casa.
Il modello migliore di padre che possa avere è un uomo di successo, distante, che egli possa ammirare e che gli trasmetta una positiva voglia di emergere. I modelli peggiori sono i Saturno e Poseidone non redenti.

Adolescenza e prima maturità – Il lavoro, i rapporti, matrimonio e famiglia
Da adolescente si acuisce in Zeus la facilità di conflitto con le figure di potere, che spesso si sentono provocate dalla volontà che egli esercita liberamente. Quando messo alle strette, Zeus collaborerà, posto poi il farla pagare amaramente ai suoi aguzzini. E’ uno stratega, e non si impegna in sfide che non sa di poter vincere. L’idealismo gli è estraneo: è un razionale, accetta il mondo per come è e cerca di accaparrarsene la fetta che gli compete. Niente introspezione o sentimentalismi per lui: le emozioni altrui (ma anche le proprie) non rientrano nei suoi interessi.
Nel lavoro cerca da subito di “entrare nei meccanismi”: ha un’innata capacità di comprendere come si muovono le cose, indi riesce a sfruttarle a suo vantaggio per accrescere la sua posizione. Il suo senso della realtà e distacco emotivo gli consentono di intraprendere qualunque azione atta a conquistare potere, far soldi, acquisire proprietà, senza rimorsi o recriminazioni. Qualunque sia la sua vocazione specifica, saprà utilizzarla a suo vantaggio per emergere. Nei giochi di potere, è estremamente dotato nello sfruttare la “cerchia di amicizie” per procurarsi le occasioni giuste.
I rapporti con le donne sono frequenti ma in qualche modo distaccati. E’ uno stratega anche in amore, e non corteggerà con il cuore in mano: proprio come nei miti a lui afferenti, saprà mostrarsi nelle vesti migliori per far cadere la vittima ai propri piedi, siano esse di possente dominatore o di cucciolo ferito; indi, una volta conquistata, perderà presto interesse in lei per lasciar posto a una nuova sfida lavorativa o a una nuova fiamma. Non vuole fastidiose discussioni sui sentimenti o scocciature emotive (anche perché non si aspetta di essere amato per ciò che è, ma per ciò che ha e che rappresenta): la donna che gliele procura è facilmente rimpiazzata entro breve da una più giovane e compiacente. Ha una sessualità aggressiva e dominatrice, ma è completamente incapace a gestire l’intimità che viene colmata con il rapporto selvaggio. Ne risulta che non è un buon amante; la sua libido per lunghi periodi si può concentrare sul lavoro, lasciando completamente dimenticata la sua metà. Spesso coltiva la fantasia di essere dominato a letto da una donna più forte di lui. Se Zeus è omosessuale, il canone è invariato: come il padre degli Dèi portò Ganimede sull’Olimpo a suo servizio, così l’uomo Zeus si circonda di numerosi giovani attraenti che spesso porta a vivere in casa sua.
I rapporti con gli uomini sono generalmente regolati secondo la legge naturale della dominanza del “maschio Alfa”. I potenziali rivali sono nemici a cui dimostrare la propria supremazia e da tenere sotto controllo; quelli che a lui si sottomettono, entrano nella sua cerchia. Ma solo i “compagni di gioco” sono coloro che per lui contano davvero. Gli altri sono pedine da muovere su una scacchiera, a momenti rivali, a momenti alleati a seconda della mossa che intende fare. Se è abbastanza evoluto, riesce a comprendere i bisogni altrui e a tenerli in considerazione nella costruzione di alleanze e tattiche di gioco. Se però Zeus impegna tutta la sua vita ai giochi di potere, come il termine stesso suggerisce rimarrà un bambino immaturo, psicologicamente non evoluto.
Il matrimonio per un uomo plasmato dall’archetipo Zeus arriva estremamente presto, e non è mai per amore: rientra sempre in uno schema di attestazione sociale e alleanza strategica che lo porta più in alto. Classico esempio è il matrimonio con la figlia del capo. Per quanto la consorte possa essere forte, è sempre lui a dominare il rapporto, instaurando una dinamica patriarcale tradizionale in cui è lui a dettare le regole (e ad avere amanti sparse). Nei tempi moderni son sempre meno le donne disposte ad accettare questo tipo di rapporto, il che pone gli Zeus in situazioni precarie e facilmente sfocianti nel divorzio. Se poi invece la donna trova una sua dimensione procurandosi un amante, farà bene a tenerlo all’oscuro del marito: Zeus lo fulminerà senza pietà alcuna, come fece con l’amante di Demetra, Iasone.
Con i figli Zeus è semplicemente “padre”: vuole una dinastia, la sua dinastia, che è l’estensione di se stesso. Manterrà la progenie e farà tutto ciò che è in suo potere per far loro raggiungere il suo stesso successo. Emotivamente distante – come anche fisicamente, dacché spesso assente – è però il genitore che esercita l’autorità. Incapace di percepire i bisogni e le attitudini dei figli, tende a plasmarli e a volerli uguali a sé. Molto giudicante, rischia di soffocarli e renderli infelici se essi non sviluppano una salda autostima e fiducia in se stessi. I suoi figli, soprattutto i maschi, lotteranno una vita per avere la sua approvazione, che spesso non arriverà mai.

Mezz’età e vecchiaia
Se Zeus non ha raggiunto il potere a metà del suo percorso, facilmente attraverserà un momento di assenza di energie. Incapace a intraprendere un percorso introspettivo, si chiederà se il percorso intrapreso è davvero quello giusto e potrebbe valutare un cambiamento drastico. Potrebbero sorgergli dubbi sul mancato investimento nei rapporti umani, e a quel punto si affacceranno in superficie tutte quelle parti inesplorate e prepotentemente alzeranno la voce gli Archetipi sinora trascurati. Il cambiamento potrebbe portarlo a dedicarsi alla famiglia – anche se un po’ troppo tardi, potrebbe ancora sortire un effetto positivo. A volte tale inversione di rotta potrebbe essere innescata dalla crisi profonda di una persona cara, o da una morte improvvisa.
Se invece ha raggiunto i vertici del potere, questo potrebbe essere il momento per un gran fallimento: Zeus si spinge troppo oltre, cade dalla montagna. A questo punto, persi gli agganci che lo tenevano su, avrà l’opportunità di imparare una lezione dolorosa sulla sua fallibilità e decidere di cambiare rotta, o ricominciare la scalata per tornare al punto in cui era prima.
Nella vecchiaia, Zeus affronta l’enorme trauma del “passaggio del testimone” e della sua deposizione. Spesso un figlio o il suo braccio destro necessitano di prendere le redini della sua azienda, o la gestione di affari di sua competenza passano di mano a qualcun altro: proprio come nella mitologia patriarcale, egli lotterà per non essere “ucciso” dai suoi successori. Non di rado, cercherà anche dopo la morte, tramite il testamento, il modo per imporre un’ultima definitiva volta il suo volere. Questa battaglia strenua e mortificante è la fine ingloriosa di coloro che lasciano all’Archetipo Zeus il controllo della propria vita.

Vie di crescita e Redenzione dell’Archetipo
Zeus percorre la sua strada verso la vetta dell’Olimpo a costo delle sue proprie emozioni e quelle altrui. La sua mancanza di consapevolezza emotiva unita al potere può dimostrarsi fatale.

La testa parlante
La propensione di Zeus per la razionalità, tanto appoggiata e auspicata dal sistema patriarcale vigente, induce l’uomo a trasformarsi in una “testa parlante”, che ordina, comanda, lavora con idee e astrazioni ma non ha contatto con le mani, col corpo e con il cuore. Questo può portarlo a trascurare il corpo fino ad avere problemi fisici, ma anche a vivere la propria fisicità in maniera distorta, come estensione della sua facoltà mentale di controllo e dominazione.
La crescita passa in questo caso attraverso l’archetipo Ade: il viaggio nell’inconscio, ad affrontare i propri demoni e la parte ombra, apre le porte all’introspezione e alla consapevolezza. Purtroppo il trigger scatenante questo cambiamento è spesso un trauma, sia fisico (tipico attacco di cuore) sia psicologico (divorzio della moglie che non vuole più saperne di lui, o abbandono da parte dei figli che non ha mai davvero conosciuto). Via, questa, che lo porta facilmente all’opposto completo: il “perdere la testa”. Se le barriere emotive tenute su da una vita si infrangono all’improvviso a seguito di un trauma, Zeus può sperimentare una perdita completa di controllo. E’ qui che subentra l’aiuto dell’Archetipo Poseidone, che lo mette in contatto con il regno dell’istinto e della condivisione con gli altri. Potrebbe arrivare allora ad innamorarsi completamente, scoprendo il mondo sommerso che fino a quel momento aveva ignorato.

Il peso della Corona
Zeus finisce facilmente per vivere nella costante paura dello spodestamento e della perdita del potere una volta che raggiunge la vetta. Distorsione questa che si manifesta anche con l’abuso di potere, avallato dalla convinzione che è la forza che fa diritto. Sentendosi invincibile, non avendo ragioni per dubitare della posizione che ha raggiunto, può diventare completamente cieco al riconoscimento dei problemi e questa sua vanagloria innesca automaticamente il seme per la sua rovinosa caduta.
Anche in questo caso gli viene in aiuto l’archetipo Ade, unito a Dioniso: è attraverso il passaggio nell’Averno, con il fallimento, che Zeus può comprendere appieno ciò che per una vita gli è sfuggito. Deve intraprendere un viaggio negli altri Mondi per poter tornare sulla vetta e governare in completa consapevolezza e armonia. Ben descritta questa medicina dalla Leggenda del Re Pescatore: si narra in essa che il sovrano del regno ha una ferita mortale nei pressi dei genitali; nel suo castello si trova il Sacro Graal capace di guarirlo, ma tale guarigione avverrà solo allorché un giovane innocente porrà al re una domanda: “Cos’è che può guarirti?”. Prima di poter innescare il processo di guarigione, occorre porsi la domanda su quale sia il problema da risolvere. Ora, la ferita vicina ai genitali rappresenta la menomazione dell’espressione fisica ed emotiva, che è proprio la ferita classica di Zeus. Affinché egli possa guarire, evitando il crollo definitivo, Zeus deve trasformarsi nel giovane innocente (Dioniso), guardarsi allo specchio e riconoscere la problematica. Serve molto coraggio all’uomo Zeus per abbandonare le vesti del re e assumere quelle del fanciullo vulnerabile, del dilettante, di colui che si mette alla prova e mette in discussione se stesso: coraggio che, se messo in campo, gli consente di dissipare l’incantesimo maligno che ottenebra il suo regno e gli permette di rinunciare al bisogno di controllo che uccide se stesso e gli altri.