The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Afrodite



A cura di Bardo

Afrodite

Introduzione
Afrodite (Venere per i Romani), celeberrima Dea dell'amore, della bellezza, della fertilità, dell'arte e di ogni impulso generativo, è stata in ogni pantheon una figura centrale, seppure avvolta dal mistero: sono controverse le origini del suo nome (da aphrós, spuma del mare, ma la sua origine prima sembra risalire alla Dea Astarte), come controversa è la sua provenienza divina. Così la sua genesi conta molte versioni: nessuno dubita si trattasse di una divinità potente e antica, tanto che la sua nascita risalirebbe addirittura a Urano, il “proto-padre” degli Dèi, il cui sperma sparso dal membro reciso da Cronos suo figlio finì nel mare e ne fecondò le acque, dando origine ad Afrodite; altri miti la vedono figlia di Zeus e Dione (una figura anch'essa controversa: alcuni la credono una Titanide, altri una Oceanina, altri ancora una delle Pleiadi. Terra, Mare e Cielo: la triplice provenienza della sua genitrice si riflette in Afrodite e nel suo potere incontestabile, che domina tutti i mondi conosciuti).
La forza di Afrodite si manifesta nell'amplesso, gámos, l'attrazione invisibile che congiunge elementi opposti, maschile e femminile, luce e ombra, dando origine alla vita. Per la stessa ragione la Dea è legata all'acqua, elemento vivifico, e all'umidità, ai fluidi - corporei e non - da cui tutto nasce. Così come la bellezza e il piacere, principi magnetici capaci di muovere le energie e stimolarle, sono tutti elementi attinenti ad Afrodite.
I simboli cari alla Dea erano la colomba, la spuma marina, le conchiglie, i fiori - specialmente la rosa. I miti a lei afferenti, neanche a dirlo, parlano d'amore; ma anche di capricci, lazzi, a cui l'ondivaga Dea era soggetta, che sconvolgevano la vita di Dèi e mortali (poiché rari erano i casi di esseri immuni al suo potere). Ci viene raccontato dei suoi molteplici amori, a cui si concesse ma da cui non fu mai dominata: sposò Efesto, brutto e storpio Dio fabbro, poiché rimase rapita dalla sua capacità di generare bellezza attraverso le sue creazioni; ma ben presto il cupo consorte le venne a tedio, sicché cominciò a frequentare Ares, focoso Dio della guerra (da cui ebbe vari figli, tra i quali Phobos e Deimos - Paura e Terrore - e Armonia). Scoperta in flagrante con lui nel letto del marito, il suo matrimonio finì - come del resto finì più tardi la relazione con il Dio guerriero. Dopo di loro, molti umani, Dèi e semidei si avvicendarono tra le sue braccia: Ermes (con cui generò Ermafrodito), Anchise, padre di Enea, e Adone, conteso tra Afrodite e Persefone, che infine ottennero di dividerselo per un terzo dell'anno lasciandolo libero per il restante tempo. è la Dea che Pigmalione pregò, e che intercesse per lui trasformando la statua scolpita dall'artista in una donna vera; ma è anche la Dea che punì Ippolito per aver disdegnato il suo culto e fece innamorare di lui Fedra, la sua matrigna, provocando l'infelicità e la morte di entrambi.
Vediamo quindi come l'espressione della Dea sia intimamente legata con la libertà: cedette a tutti gli amori e le emozioni (come le Dee dipendenti), ma non fu mai governata da alcuno (come le Dee indipendenti). Per questa ragione è categorizzata a parte, come Dea centrica, autosufficiente.
L'impulso Afrodite è una spinta potente nelle donne e negli uomini: una forza capace di generare, creare il nuovo - e viceversa quindi, anche di distruggere. Ciò che viene toccato dalla mano della Dea è destinato a cambiare, non torna più ad essere lo stesso: come l'incontro di un uomo e di una donna porta alla generazione di una nuova vita, così la contaminazione di pensieri e creatività porta a nuove opere d'arte; e gli agenti coinvolti nell'atto cambiano inevitabilmente, si evolvono, crescono. Per questo Afrodite è anche chiamata “Dea Alchemica”. Facciamo esperienza di lei quando ci sentiamo attratti da una persona e ci innamoriamo, quando veniamo toccati dalla creatività, quando scopriamo il nostro potere di rendere bello e prezioso qualcosa tramite la nostra concentrazione, o di vedere la bellezza all'interno delle persone; quando, con coscienza fertilizzante, rivolgiamo la nostra attenzione verso il sogno di qualcuno, aiutandolo ad avverarsi. Ma Afrodite è anche una forza che, come l'onda dolce del mare, può tramutarsi in tempesta e portare al largo, a naufragare, fino a perdere se stessi e i propri obiettivi; se usata per fini viziosi, l'attrazione può portare alla rovina e alla disintegrazione. Redimere questo Archetipo è necessario per trarre il massimo dal suo potere: evitare di cadere nel facile inganno delle bassezze mondane e dell'egotismo, potenziando invece la facoltà celeste che porta l'amore a espandersi universalmente, scevro da egoismo, brama di possesso, prevaricazione.
Ma il primo passo in assoluto da compiere nei confronti di Afrodite è la sua liberazione: conscio del potere intrinseco di questo Archetipo, il patriarcato lo ha sin dagli albori demonizzato e relegato a tabù, a una sfera oscura e “sbagliata”, peccaminosa, oscena. Ciò che ci giunge come voce interiore da Afrodite, passa per il giudizio sociale e genera vergogna, senso di colpa e biasimo. Sono queste le barriere che depauperano il flusso vitale all'interno della nostra esistenza e non ci permettono di scoprire fino in fondo la bellezza del godere, fonderci con l'Universo intero, indi ritrovare noi stessi. Lontani dalla nostra fonte di vita e dall'impulso istintuale, non sappiamo più riconoscere ciò che vogliamo, ciò che è fonte di nutrimento per la nostra anima. E diventiamo manipolabili, burattini nelle mani di chi ci infarcisce la mente con falsi desideri, mettendo a tacere il cuore. è questo il grande male che affligge il nostro tempo: l'incapacità di amare, e di amarsi. Tuffiamoci dentro l'Archetipo Afrodite, allora, per riscoprirne il flusso vivacizzante e riportarlo nella nostra vita.

Morfologia
Afrodite è un tipo puro, portatore di bellezza e sensualità - elementi che non vanno confusi con il canone sociale vigente di bellezza, né tantomeno con il preconcetto che si ha della sensualità, quanto più con l'idea di un modus vivendi che parte dall'esperienza dei sensi, è guidato da essi, ed evolve in armonia e rotondità. Nella sua manifestazione paradigmatica si presenta tale: in lei, la bontà d'animo si unisce all'avvenenza del corpo e la grazia che manifesta esprime la nobiltà dei suoi sentimenti. è la figlia dell'onda, signora della bellezza plastica e del sentimento, voluttuosa, appassionata della natura e ricercatrice delle sensazioni. La statura è mediamente alta (tra il metro e settanta e il metro e ottanta), l'atteggiamento noncurante e pesante, il passo pigro e solenne, i gesti avvolgenti, molto studiati; il carattere è tranquillo, molto socievole, aggraziato e indolente. La testa è piccola, il viso è a forma d'uovo (a punta in su se ha le gote paffute e il collo grasso - forma che si accentua con l'incedere dell'età -, a punta in giù se ha il mento più piccolo, rotondo, e il cranio più largo [vedere il Diorama]); la fronte liscia, corta e bombata, poco sviluppata in altezza, è solcata da vene azzurre che si scuriscono con l'emozione; il cranio è arrotondato sia davanti che dietro, sub-brachicefalo o sub-dolicocefalo; naso molto ben disegnato, dritto o leggermente aquilino, con narici aperte e mobili, bocca piccola e morbida, molto attraente, sempre leggermente dischiusa e con graziosi angoli rivolti all'insù; le labbra sono grosse, rosse, rivelano al di sotto denti bianchi e dritti, piccoli e molto vicini; il labbro inferiore è spesso fissurato, e copre il superiore in una smorfia sensuale. Il mento rotondo, grassottello, presenta spesso una fossetta, prosegue nella mascella che ha una curva dolce, non è mai pronunciata a meno della presenza di altri Archetipi; le orecchie sono sorprendentemente piccole, un po' paffute, ben orlate, con un lobo cicciotto. I capelli sono castani, ma variano dal biondo miele al nero lucente e presentano sovente delle onde plastiche; danno un'idea di morbidezza. Le sopracciglia sono ben disegnate, moderatamente arcuate, le ciglia sono lunghe e arricciate in su; gli occhi possono essere scuri, neri, oppure color acquamarina, comunque sempre dolci, umidi, carezzevoli; hanno una forma a mandorla, la pupilla dilatata e sono coperti da palpebre sporgenti cosparse di vasi sanguigni evidenti; talvolta si nota una macchiolina rossa all'interno dell'iride, tal altra può manifestarsi un leggero, grazioso accenno di strabismo. La carnagione va dall'olivastro al pallido, con le gote piene e rotonde soggette a rossori; le spalle spioventi, il busto tarchiato, con vita stretta, anche larghe e petto prosperoso; braccia grasse e poco muscolose, mani paffute con fossette, dita lisce e unghie a mandorla perfetta (il pollice è piuttosto corto rispetto alle altre dita); le gambe sono pesanti, adipose, con pochi muscoli; le ginocchia, senza rotula evidente, si piegano in dentro e i polpacci si affinano fino alla caviglia, che è sottile e termina in piedi grassocci e corti. Le reni sono molto arcuate (con il “sedere in fuori”), i seni sono distanti, hanno attaccatura bassa e sono a forma di mela: vengono letteralmente in avanti, come il petto dei colombi, e con l'età aumentano di prosperosità e necessitano di sostegno.
Due sono le caratteristiche più evidenti che risaltano dei tipi Afrodite: la curva armoniosa dei movimenti e la rotondità delle membra; l'espressione “ben tornita” esprime esattamente lo stampo della forma che la caratterizza. La noncuranza è l'atteggiamento che essuda dal soggetto: anche gli uomini dominati da questo Archetipo si compiacciono di imitare la civetteria femminile. Il passo è facile, morbido e aggraziato: sembra incedere letteralmente a passo di danza; procede con una tranquilla sicurezza che le viene dalla coscienza del suo fascino (e non del suo rango sociale, come accade invece per Era), e viene notata da lontano. I gesti sono pieni di grazia, attrattiva, ma sempre un po' noncuranti e impregnati di una certa lascivia. Quando conversa, butta indietro la testa e guarda in faccia l'interlocutore per bene, con una dolcezza che provoca naturale simpatia. Anche nelle discussioni i suoi occhi sorridono, perché i suoi pensieri non sono mai cupi né battaglieri. La voce è dolce, tenera e voluttuosa, moderatamente forte; il timbro, simpatico, seducente e accattivante, affascina l'orecchio.
Il foglietto embrionale di Afrodite è ento puro (carbonica), con una variante biotipologica ento-ecto (tipo Thuya). Caratteriologicamente è una amorfa para-sentimentale. Il binario di medicina cinese corrispettivo è acqua-terra, oppure acqua-fuoco.
Il corrispettivo maschile di Afrodite è Dioniso, seppure vestigia si ritrovano anche in certuni tipi particolari di Poseidone.

Psicologia e caratteriologia
La curiosità e la memoria sono due facoltà principi di Afrodite. Vanno però specificate per essere meglio comprese. La sua curiosità non è di tipo scientifico: la sua mente non è stimolata dal desiderio di sapere o di conoscere, è solo curiosa di vedere cose nuove - paesi che non conosce, persone con cui non ha mai avuto rapporti. è una curiosità superficiale, sedotta però sempre dalla bellezza della forma. La sua memoria è duttile: impara con facilità, ma con la stessa facilità dimentica. La renderebbe adatta allo studio, se solo ci provasse gusto. Afrodite è capace di fare uno sforzo per compiacere un genitore o per meritare un premio, posto poi il ricadere nella sua naturale indolenza. Una lettura seria la annoia, un lavoro manuale sembra molto faticoso. Ha una predisposizione naturale al canto e alla danza, che è portata a frequentare senza avvertire fatica alcuna (poiché la remunerazione emotiva è molto alta).
Persone molto socievoli, di piacevole compagnia, le Afrodite amano il mondo e i suoi piaceri; le riunioni mondane esercitano su loro una grande attrattiva, amano i vestiti ricercati ed eleganti, gli ornamenti di ogni genere, il lusso, gli oggetti d'arte, i gioielli. Troppo spesso preferiscono ciò che è bello a ciò che è solido. Detestano la solitudine: la loro immaginazione, puramente sentimentale, intristisce nell'isolamento, anche se si tratta di un breve periodo. Inoltre sono estremamente attaccate alla vita e si preoccupano quando cadono ammalate, temendo molto la morte. Hanno orrore della lotta, della fatica, del dolore e dei guai; molto fiduciose, facilmente ingannabili, aspirano alla pace e al riposo. Hanno notevole buona sorte a supportarle, la fortuna sembra compiacersi nel riempirle di doni; generalmente il loro successo è superiore ai loro meriti. Senza preoccupazioni per il domani, leggere, fatue, ottimiste, vedono tutto rosa. La loro abitudine ai piaceri e alla voluttà può farle cadere nell'egoismo.
Sono persone espansive, affettuose e socievoli; hanno un carattere amabile, dolce, poco mutevole e remissivo. Sono umane, sensibili, tenere, affettuose, misericordiose. La loro tendenza naturale si esprime in vari modi: ridono e piangono con facilità; generose e prodighe, promettono più di quanto possono mantenere, ma danno volentieri quel che hanno, con piacere e senza calcolo. Franche e fedeli nell'amicizia, sono incostanti in amore. Hanno il dono di affascinare, sedurre e intenerire. L'amore è il potente motore che anima le azioni di queste creature: non si deve pretendere da loro la profondità abissale di Saturno, né il misticismo lirico di Kore/Luna, né l'eroismo di Ares, né l'abilità di Ermes; Afrodite ama prodigando la sua inestinguibile tenerezza, e trova la felicità solo donandola a tutti coloro che la circondano. Ama, e la sua squisita sensibilità supplisce a tutto. è la donna ideale, che dona felicità al suo compagno e appoggia i suoi sogni. Non esistono Afrodite monache, e nemmeno zitelle. Può accadere che si sposino alla prima occasione, prese dalla passione (anche molto giovani) - posto poi il pentirsi della scelta castrante che hanno fatto e il desiderare di nuovo la libertà non appena la routine investe le loro vite (si ripercorre qui il mito tra la Dea ed Efesto). Al contrario delle Kore, che hanno un'immaginazione sviluppata ed esigente, e delle Era, preoccupate delle vanità mondane e sociali, Afrodite persegue soltanto la realizzazione dell'intima felicità; vuole essere amata con spontaneità, schiettamente; sarà una sposa perfetta a patto di non imporle due cose per lei impossibili: la continenza e l'indifferenza. Un'Afrodite non deve essere mai trascurata, né moralmente né sessualmente.
Adora i profumi, i fiori, i gioielli. Preferisce cibi eccitanti e lo champagne a tutto il resto. Le piace organizzare festicciole, ha la dote della gentilezza e sa preparare a ognuno una piacevole sorpresa. Creatura di buona volontà, che chiede alla vita solo un amore lieto e corrisposto, Afrodite incarna la felicità per le anime tenere; bella e dolce, porta nella casa la pace e il sorriso. Ai sognatori dai complicati desideri spettano le donne Kore e le Persefone; agli intellettuali, nei quali domina l'idea, la donna Estia; agli ambiziosi, Era; alle persone pratiche, la donna Atena. Ma ai cuori amanti, spetta la buona Afrodite: non quella che riempie dei suoi amori la mitologia, ma la donna che dedica il suo cuore pieno di tenerezza per riempire di sentimento e bellezza il nido in cui vive e le persone che ha accanto.

Disturbi fisici e malattie morali
Le malattie morali di Afrodite sono tutte figlie dei vizi portati dall'eccesso di sensualità: l'accidia innanzitutto, poi la lussuria e la gola. La noncuranza è la radice endemica che la porta pian piano alla pigrizia, componente maligna che scatena tutti i lati peggiori trasportandola verso le sue cattive tendenze. Impigritasi, Afrodite diviene fiacca, sciatta, trascurata; priva del senso del limite, si compiace delle più basse voluttà e sacrifica tutto all'insaziabile ludibrio. Senza più inibizione né pudore, questa donna diventa fatale: non vede il male in se stesso, e segue il suo egoismo sensuale sacrificando gli altri alle sue inguaribili fantasie; sa contattare la bestia negli uomini e risvegliarla, incatenandola al suo volere. è la donna per il cui amore si uccide - o che si arriva ad uccidere.
Dunque volgarità, sensualità estrema, civetteria, esibizionismo, ma soprattutto pigrizia ed egoismo sono le malattie morali caratteristiche di questo Archetipo. Tutte caratteristiche redimibili attraverso la morigeratezza: grazie alla misura e al controllo di sé, Afrodite è in grado di osservarsi e tracciare un limite istantaneo all'espansione degli istinti, che se lasciati selvaggi possono prendere il sopravvento e portare alla degenerazione di sé e degli altri. L'importante per questo Archetipo è costruire un Io osservante, che lungi dal giudicare e castrare operi semplicemente da contenitore, per permettere alla forza della Dea di esprimersi creativamente e multiformemente, senza mettersi in pericolo.

La degenerazione di Afrodite è forse la più evidente tra tutti gli Archetipi: la Dea della bellezza e dell'Amore si tramuta in un mostro repellente e di cattivo carattere. L'antico motto greco, kalòs kai agathòs (ciò che è bello è anche buono), ben rappresenta la natura di questo essere: finché è bella e armonica, Afrodite ha anche un buon carattere e semina gioia, allegria; ma quando l'armonia si spezza le forme trasbordano, la bellezza decade, e con essa i buoni sentimenti, che irrancidiscono e involgariscono. Il fisico mostra palesemente la trasmutazione: la fronte diventa più bassa e piatta, le sopracciglia - folte - si uniscono, gli occhi cerchiati emettono uno sguardo impudente, di lubrica bramosia; i capelli si ingrassano impossibilmente, perdendo volume e morbidezza, il naso si fa curvo, la bocca più grande con labbra più grosse e sporgenti, sulle quali la lingua spesso si affaccia per accarezzare e lubrificare. Il passo non è più ritmato e armonioso: si accompagna a un ancheggiare forte e assume un aspetto volgarmente provocante, mettendo in risalto lo sviluppo anormale della parte posteriore. Diventa una donna sporca e sciatta, scompare la finezza delle attaccature - quindi collo, polsi e caviglie -, le braccia pesanti, le natiche sporgenti, la coscia corta termina in un ginocchio storto; i seni crollano, grossi e molli, la vita si appesantisce, il ventre s'ingrossa e si ripiega su di sé. Il decadimento è completo: Afrodite è diventata un mostro, il cui chiaro significato allontana il mortale che sa riconoscerlo.

I rimedi omeopatici base per Afrodite sono due: Thuya per il tipo particolare ento-ecto, Calcarea Carbonica per il tipo ento puro. Calcarea Carbonica si somministra in età infantile e adolescenziale: con il procedere dell'età, il rimedio va sostituito con Graphites (rimedio dell'età matura).
Thuya corrisponde a quelle persone corpulente che ingrassano soprattutto sui fianchi e sui glutei e presentano una cellulite generalizzata; la faccia è lucida, pallida, con pelle grassa, le ali del naso presentano varici, il solco nasogenièno è molto accentuato, i capelli sono grassi e con forfora, le vene molto evidenti sugli arti e le mani fredde e appiccicose. Assieme alle caratteristiche fisiche emergono quelle psichiche: il soggetto, da indolente e incurante, diviene inquieto e preoccupato; tale ansietà peggiora fino a trasformarsi in ossessione - anche per fatti futili e ridicoli. Idee fisse occupano la sua mente e cambiano ogni due o tre giorni, a seconda della causa scatenante: perdita di un oggetto, rottura di un vaso, parole udite e mal interpretate. Se le ossessioni virano sulla gelosia morbosa e l'invidia (anche aggressiva), il rimedio vira verso Lachesis; se la fissazione è di matrice sessuale è Staphysagria che può aiutare. In linea generale, Thuya è di beneficio in tutte quelle manifestazioni di malattia che colpiscono l'uretra, le ovaie e la vagina: l'apparato genitale è un punto delicato e importante per questo Archetipo, che ben misura l'equilibrio/squilibrio psicofisico del paziente. Calcarea Carbonica sono i tipici giovani che detestano l'esercizio fisico pressante, per via della loro lentezza, apatia, atonia e debolezza muscolare; spesso raffreddati, passano l'inverno a tossire e soffiarsi il naso. Facilmente obesi, amano la vita tranquilla fatta di lavori intellettuali o fantasticherie. I ragazzi considerati “secchioni” e le ragazze clorotiche (affette da anemia ipocromica) migliorano molto con Calcarea Carbonica. Le gote del soggetto si arrossano spesso dopo i pasti o a contatto con l'aria fredda; sovente le mestruazioni della donna sono troppo abbondanti, la lasciano spossata. A livello mentale, il soggetto Calcarea non ha memoria, fatica a fissare l'attenzione e qualsiasi attività gli sembra impossibile; se sottoposto a grande sforzo fisico o psichico, la sua fronte suda abbondantemente. Talvolta soffre anche di mal di testa - la tipica cefalea dello studente, che scompare durante il pasto. Ha paura del futuro, è ansioso, teme di ammalarsi o che gli accadano tragedie negli affari: allora insorgono anche le palpitazioni. Può arrivare a soffrire di allucinazioni di tipo visivo. I disturbi mestruali sono tipici di Calcarea Carbonica: le mestruazioni sono sempre in anticipo, prolungate e abbondanti; provocano una sensazione di freddo soprattutto nelle gambe e nei piedi.
Graphites, che sostituisce Calcarea nell'adulto, è un soggetto grasso, apatico, freddoloso, costipato; nella donna le mestruazioni sono in ritardo, scarse e di breve durata. Presenta inoltre leucorrea perenne, pitiriasi viscosa con trasudamento giallastro come miele; eczemi umidi con localizzazioni molteplici (dietro l'orecchio, attorno al cuoio capelluto, sulle palpebre, mento, nelle pieghe degli arti, ai genitali e al solco delle natiche, tra le dita di mani e piedi). Pallido in viso, ma ha vampate di calore; labbra pallide con irritazioni alle commessure perilabiali. Può presentare crampi ai polpacci e sensazione di freddo nel corpo con brividi. Il soggetto Graphites è impressionabile, piange alla minima emozione; timido, cade spesso in stati di melanconia e tristezza e prova un'ansia indefinita per il futuro; ha indifferenza e disgusto per qualsiasi attività, si applica e concentra difficilmente; presenta sovente amnesia per i fatti recenti. Ci sono tutti i segni dell'esasperazione di Calcarea Carbonica. Per completezza, occorre menzionare che nella successione Calcarea-Graphites, si innesta anche un altro rimedio, Pulsatilla: questa successione complementare a tre ben rappresenta la trasmutazione dell'organismo di Afrodite (Pulsatilla risulta utile negli stati di instabilità termica e dell'umore, disturbi dell'affettività, iperemotività, timidezza e paura della solitudine; a livello fisico agisce sull'ipovarismo e sulla stasi linfatico-venosa).

Sviluppo
Come per tutti gli Archetipi, la descrizione psicologica che viene fatta in questa sede è del tipo base. Alcune di queste caratteristiche possono mancare nel metatipo dell'individuo preso in analisi, alcune fasi della vita possono essere dominate da altri Archetipi. Afrodite può manifestarsi in determinate situazioni, ad esempio in concomitanza con il periodo adolescenziale, o addirittura precocemente in età infantile. Quando si comincia a flirtare, a provare desiderio sessuale, ma anche semplicemente nello scoprire il piacere, in tutte le sue forme; affiora quando ci si immerge nel “qui ed ora”, quando ci si dedica alla creazione artistica perdendo completamente il senso del tempo; quando le forze si muovono naturalmente verso l'esaltazione della bellezza e della gioia. Oppure può essere la protagonista di momenti o ambiti definiti, come quello lavorativo, sociale o affettivo. Di seguito osserviamo il percorso del tipo base

Infanzia - I genitori
Si dice che i bambini siano i maestri della seduzione: nel senso di “condurre a sé”, essi esercitano istintivamente il potere di attirare gli adulti e innescare il desiderio di dare attenzioni e prendersi cura. Le bambine Afrodite sono professioniste indiscusse in quest'ambito: lungi dall'essere lagnose e pesanti, agiscono con la leggerezza dell'ingenuità, catturando sempre e immancabilmente l'attenzione dei presenti, adulti e bambini; sono delle protagoniste nate, civettuole, amano stare al centro delle situazioni, indossare bei vestiti ed essere guardate. Generalmente non sono timide, e quando raggiungono gli otto o nove anni non vedono l'ora di essere grandi, potersi truccare e vestire come tali; si prendono cotte a non finire per i ragazzi, vanno pazze per i gruppi rock e i cantanti sexy, conoscono tutti i sex symbol del momento. Alcune di loro sono ben consapevoli del potere che hanno di attrarre l'altro sesso, e ne traggono piacere.
Alcuni genitori incoraggiano le loro graziose figlie a essere piccole Afrodite: ne esaltano il fascino, le iscrivono a concorsi di bellezza infantile, casting pubblicitari, danno molto risalto a quest'aspetto rispetto alle altre qualità. Quando però le figlie crescono e raggiungono la soglia della pubertà, gli stessi genitori cambiano radicalmente atteggiamento e le castrano. Si instaura così un meccanismo assai comune e distruttivo, per cui sono i genitori stessi a incoraggiare implicitamente la sessualità e poi la puniscono.
I padri possono avere un range piuttosto ampio di reazioni alla sensualità della propria figlia. Sentimenti incestuosi possono assurgere anche inconsciamente, provocando all'esterno conflitti emotivi e fisici che creano una distanza, una frattura nel rapporto; altri invece reagiscono severamente, proibendo alla figlia di frequentare ragazzi e controllando maniacalmente uscite e “amici” che ronzano attorno alla ragazza o che telefonano a casa; altri invece sono seduttivi, cercano il controllo entrando in dinamica con il codice comportamentale della figlia.
Anche le madri hanno una gamma disparata di potenziali reazioni. Mamme Atena o Artemide possono diventare estremamente severe, reagendo in modo esagerato all'abbigliamento e al comportamento della figlia: impongono allora il loro personale codice sul guardaroba (coperto e castigato) e proibiscono una gamma variegata di frequentazioni e attività. Una madre Afrodite, viceversa, potrebbe diventare tremendamente invadente e cercare di sapere tutti i dettagli delle uscite della figlia, nel tentativo di rivivere la sua giovinezza attraverso di lei; potrebbe spingerla a ottenere ciò che a lei non è riuscito, o farle ripercorrere esattamente le tappe che hanno segnato la sua giovinezza: mandarla a concorsi di bellezza, spingerla nel mondo dello spettacolo, della danza o del canto. Anche le madri Era, gelose e minacciate dalla bellezza fresca della figlia, potrebbero mettere in atto comportamenti civettuoli e seduttivi nei confronti degli amici e dei ragazzi della figlia, minandone così la femminilità.
I migliori genitori che può avere non sopravvalutano né sminuiscono la sua bellezza: la considerano e la lodano alla stregua delle altre qualità che possiede - gentilezza, intelligenza, talenti artistici. Con i coetanei, la aiutano ponendo i giusti limiti in base all'età e alla maturità; il fascino della bambina deve essere un dato da considerare e che lei stessa deve consapevolizzare, senza rimproveri né terrorismi.

Adolescenza e prima maturità - Il lavoro, i rapporti, matrimonio e famiglia
Il periodo dell'adolescenza, con l'emergere prorompente degli ormoni, è un momento cruciale per la ragazza Afrodite: combattuta tra due fuochi che spingono in direzioni opposte - il desiderio sessuale e la reazione della società ai suoi comportamenti - ha in mano il sentiero che la condurrà al suo futuro e deve fare grande attenzione. Se si abbandona all'eccitazione, potrebbe guadagnarsi la cattiva reputazione di “ragazza facile” e appannare la propria autostima; le “ragazze per bene” la eviteranno, mentre i ragazzi che pensano solo al sesso potranno anche ronzarle attorno, ma non la considereranno mai “abbastanza per bene” da farne la propria ragazza fissa. Tuttavia un altro è il rischio, forse più pressante per la sfrenata Afrodite: una gravidanza prematura e indesiderata. Accessorie a questa vi sono altre problematiche, quali le malattie veneree, fino a complicazioni cliniche più gravi come l'insorgere del cancro alla cervice in età più avanzata (assai frequente per questo Archetipo). L'espressione sessuale è una scelta importante, che può avere forti ripercussioni sulla crescita e lo sviluppo delle ragazze; molte la reprimono, ma anche così può insorgere il senso di colpa instillato dalla religione per la coltivazione di pensieri impuri e “inaccettabili”. Se in loro convive l'aspetto Era, possono coltivare la sessualità in un ambito di rapporto stabile; se c'è Atena ad affiancarle, potranno combinare la sessualità alla strategia, esercitando il giudizio e lasciandosi andare solo in condizioni sicure e gestibili per mantenerne la privacy.
All'università l'aspetto sociale diventa particolarmente importante per Afrodite: tende a scegliere un percorso che le permetta creatività e rapporto con le persone. Nello studio si applica solo se si innamora davvero della materia che sta affrontando; non pensa a obiettivi a lungo termine, la prospettiva di titoli difficili da conquistare è abbastanza per dissuaderla. Accompagnando lo studio a passioni creative come il teatro, il canto, la danza, il disegno o la pittura, può trovare una fonte di ricarico energetico e ispirazione importante; e non è detto che tali passioni non diventino parte fondante del suo percorso a venire.
Per il lavoro vale lo stesso discorso dello studio: se non la appassiona e non la coinvolge emotivamente, non le interessa. è attratta da varietà e intensità, compiti routinari come le faccende di casa o le analisi di laboratorio e le misurazioni la annoiano mortalmente. è più probabile come detto sopra trovarla impiegata in ambito artistico, spesso a fianco di persone da lei considerate speciali: un insegnante, un terapeuta, un editore. Tra un lavoro ben retribuito ma noioso e uno creativo e mal pagato non avrà esitazione a optare per il secondo. Il successo può venirle in aiuto durante il percorso, come conseguenza della grande passione che mette in ciò che fa e che ama, ma non è una stacanovista e non si rimboccherà le maniche per ottenerlo, o per emanciparsi da situazioni di disagio finanziario e materiale.
Afrodite si considera amica di tutti, ma spesso (con suo sconcerto) si trova a essere odiata dalle altre donne - specialmente le Era - per via del suo carisma e della sua avvenenza. Ciò accade tanto più di frequente se la ragazza non è del tutto cosciente dell'effetto che provoca negli uomini. Le amiche che ha sono spesso altre Afrodite come lei, o comunque donne che hanno attivo l'Archetipo o che lo attivano di riflesso grazie alla sua presenza, e vivono in maniera sostitutiva attraverso le avventure amorose della travolgente amica: la considerano simpatica, coinvolgente, aperta, e amano la sua spontaneità, ma dovranno accettare i suoi ritardi frequenti e l'incapacità di tenere spesso fede agli impegni.
Se Afrodite è lesbica, il suo comportamento non cambia per nulla dal canone eterosessuale; più spesso comunque andrà a letto sia con uomini che con donne.
Gli uomini che la attraggono non sono necessariamente “buoni” per lei - o con lei -. Se altri Archetipi non le vengono in aiuto, tenderà a innamorarsi di tipi simili agli Dei della mitologia a cui si accompagnava: creativi, complessi, difficili ed emotivi come Efesto, Ares, Ermes; uomini che non aspirano a carriera, autorità o responsabilità, e che non vogliono essere capifamiglia, mariti o padri. Il tipo Efesto - un uomo introverso e intenso - può essere portatore di un'aggressività rimossa, sublimata attraverso un lavoro creativo, e come il Dio essere uno “storpio” dal punto di vista affettivo; con le donne stabilisce rapporti di amore/odio, perché le percepisce terribilmente importanti ma al contempo inaffidabili. Afrodite può essere attratta dalla sua arte e dalla sua intensità, e può scoppiare la fiamma - che però rischia di estinguersi qualora Efesto la chiuda nella sua fucina, desiderando di isolarla dal mondo insieme a lui: quando lei fugge per immergersi nella vita, le reazioni possono diventare anche estremamente violente. Il tipo Ares è un altro che si combina bene con la Dea: inafferrabile, passionale, combattivo e tempestoso, macho ostentato, crea una coppia con Afrodite che è una miscela esplosiva di erotismo, liti furiose e immersione nel momento presente. Non si tratta di una coppia stabile, poiché manca di proiezione verso il futuro; nonché, la possibile infedeltà di lei può scatenare la violenza anche in questo tipo di uomo. Altri due Archetipi che ben si accoppiano con Afrodite sono le tipologie infantili: Ermes e Dioniso, uomini immaturi, complessi, egocentrici e creativi. Lei li trova inebrianti, affabulatori, specialmente se versati nella poesia; è rapita in realtà anche dalla loro capacità di raggiungere le vette e gli abissi, sia emozionali che sociali. Il sesso con loro è emotivo e imprevedibile. Sono le combinazioni migliori in realtà, seppure Afrodite non può far affidamento su di loro per costruire un legame saldo, responsabile: se c'è anche un pizzico di Era attiva in lei, la sofferenza è dietro l'angolo, il rapporto diverrà una rincorsa penosa macchiata dalla gelosia. Affinché un rapporto funzioni, occorrono due cose: una raggiunta stabilità di Afrodite, che deve moderare la sua espansività verso la vita, e una pari centratura autosufficiente del suo partner, che deve comunque essere capace di lasciarla libera riducendo al minimo la gelosia, ma al contempo amarla appassionatamente quando sono assieme; se poi uno dei due almeno ha maturato Archetipi che consentono la proiezione verso il futuro, allora il legame ha possibilità di durare.
Solo se sviluppa Era, Afrodite punterà al matrimonio; altrimenti, per lei l'idea di una gabbia monogama e routinaria sarà poco allettante. Potrebbe sposarsi sull'onda del sentimento, decidendo all'improvviso, ma altrettanto improvvisamente potrebbe pentirsi e divorziare. Molte Afrodite (come Elizabeth Taylor) si risposano innumerevoli volte.
Nei confronti dei bambini questo Archetipo ha un'attrazione e un amore unici, che sono anche ricambiati: i bimbi avvertono che Afrodite li ama incondizionatamente e li guarda con occhio che non giudica, ma apprezza; tira fuori da loro il meglio, i più bei sentimenti e le più belle creazioni, e li fa sentire un po' speciali. Il suo fascino induce i piccoli a comportarsi bene, e il suo entusiasmo contagioso fa fare loro qualsiasi cosa le piaccia. Sono le qualità migliori per una madre: se è presente anche Demetra in lei, i figli svilupperanno una solida individualità. Se però Demetra è manchevole, si presenta un grave problema: schiavi dello charme della madre, i figli cercheranno la sua presenza costante, richiedendo stabilità - che lei non darà loro perché incapace di connettersi al loro bisogno; sarà incostante e intermittente, rivolgendo la sua attenzione ora a loro ora a qualcos'altro, e questo non farà che creare un attaccamento ancor maggiore e un'insicurezza di fondo difficile da sanare, specialmente per i figli maschi, che rischiano di sviluppare sintomi depressivi (cercheranno da grandi donne come la madre, della cui fedeltà non si fideranno).

Mezz'età e vecchiaia
L'inclemenza del tempo che passa e i segni che lascia a intaccare la fresca bellezza della gioventù hanno effetti devastanti sull'equilibrio psicofisico di Afrodite. Se ha investito tutta la sua gratificazione sulla bellezza, potrebbe trovarsi in questa fase della vita ad affrontare una crisi di panico: crisi che sposta la sua attenzione sul problema, impedendole di praticare il suo incanto di gioiosità, fusione e assorbimento con le altre persone. Non si accorgerà, la povera, che era proprio questa sua caratteristica la base solida del suo fascino, e non la sola apparenza fisica. Se non ha un partner fisso, potrebbe sviluppare un senso di infelicità nei confronti delle sue scelte sbagliate, di uomini troppo anticonformisti e sfuggenti. Potrebbe all'improvviso cominciare a desiderare la stabilità che prima aveva sdegnato. Se invece ha un lavoro creativo, è un momento estremamente florido per lei: mantiene ancora la vitalità alta e si getta con passione ancor più forte e strutturata in ciò che ama e la anima.
Alcune donne Afrodite conservano la capacità di vedere la bellezza ed essere sempre un po' innamorate di chiunque o qualunque cosa su cui si posi la loro attenzione. Invecchiano con grazia e vitalità. L'interesse per gli altri o il coinvolgimento in un lavoro creativo rimangono la parte più importante della loro vita. Restano giovanili perché passano da un interesse all'altro, da un'esperienza all'altra, attirando costantemente amici di ogni età.

Vie di crescita e Redenzione dell'Archetipo
Afrodite è Amore; è il flusso della Vita che si incarna; è la luce soffusa e radiale che getta sul mondo un'ombra di bellezza. Un Archetipo importantissimo - centrale, per molti versi - sia per l'uomo che per la donna del nostro tempo, che hanno perduto la capacità di amare e dare attenzione in favore della razionalità e del mentalismo egoico. Afrodite è l'Archetipo femminile portatore dell'emancipazione e della libertà vera, totipotente: quello che ha sofferto più d'ogni altro della castrazione operata dal patriarcato, che riconoscendone le immense potenzialità lo ha segregato nell'ombra e coperto di biasimo privando le persone del contatto con il loro istinto e le emozioni. La drammatica frammentazione della società odierna, avvelenata dall'indifferenza, è proprio caratterizzata dalla latenza dell'energia di Afrodite - latenza che, per contro, si manifesta anche nel suo opposto, cioè l'eccesso malato di ludibrio e pornografia, fino ad arrivare allo stupro.
Liberare questo Archetipo significa anche poterlo riequilibrare, prima dentro di sé e poi di conseguenza fuori, nell'ambiente. La redenzione di Afrodite passa tassativamente per l'equilibrio e l'armonizzazione: laddove è bloccato, va restituita la vitalità tramite l'abbattimento di tabù, vergogne e paranoie; ove fosse squilibrato in eccesso, occorre affiancarlo ad Archetipi razionali quali Atena e Apollo per poterle dare una direzione e un limite, in cui esso può manifestarsi in piena potenza creativa anziché distruttiva. Ritrovare Afrodite è un percorso che riporta a scoprire il senso e la bellezza incredibile della Vita.

La Maledizione dell'Eterno Presente
Gli incanti maligni di Afrodite sono tutti derivati dagli eccessi a cui questo Archetipo tende: eccessi originati da quei frutti buoni che in equilibrio sono generatori di vita.
Il principale è il paradigma alla base di tutte le leggende legate alla Dea, che la vedono esercitare capricciosamente e indiscriminatamente il suo potere. Come la Dea, la donna Afrodite tende a vivere nel presente immediato, prendendo la vita come se non fosse niente più che un'esperienza dei sensi: nella foga del momento, tende a reagire come se le sue azioni non avessero conseguenze future - o come se non ci fosse conflitto tra gli affetti e le pulsioni cui si concede; similmente, compera oggetti splendidi che non potrebbe permettersi, o tiene la gente “in sospeso” facendo programmi con grande entusiasmo e genuina voglia di realizzarli, posto poi il dimenticarli del tutto, presa da altri impegni sopravvenuti.
L'esperienza è la migliore maestra per Afrodite, seppur dolorosa: a sue spese, scopre che gli altri rimangono feriti dal suo comportamento e alla lunga il rapporto viene logorato; parimenti, il suo conto corrente in rosso rende all'improvviso la sopravvivenza quotidiana un inferno. Il modello di comportamento continuerà a riproporsi finché Afrodite non imparerà a resistere all'attrazione fatale del “qui e ora”: per farlo, dovrà sviluppare un Io razionale che si attivi prima dell'azione, costringendola al ragionamento. Archetipi razionali come Saturno, Atena, Apollo, sono aiutanti essenziali in questo. Afrodite beneficia immensamente della loro lucidità, che combinata alla sua capacità empatica le apre le porte alla vera relazione con gli altri, paritaria, dove lei non cede all'impulso di abusare del suo potere attrattivo; si appropria della responsabilità, che sviluppa la sua crescita in armonia e bontà e la rende munifica. Allora la donna diventa Dea, infinita dispensatrice di vita e bellezza sostenibile.

La Maledizione dell'Amore: il Mito di Psiche
L'altro incanto malefico che Afrodite si autoinfligge è la sudditanza agli “amori sbagliati”, come quelli che la Dea scagliava su coloro che tentavano di resisterle. L'amore è il più grande motore di evoluzione del genere umano, ma quando diventa perversamente dipendente dal dolore ecco che perde il suo valore nutritivo e paralizza la spinta alla trasformazione. Accade quindi che la donna Afrodite si infligga storie d'amore penose, per il solo bisogno di “sentirsi” attraverso il dolore (sovente la ricerca di partner sbagliati tende a ricalcare inconsciamente un modello genitoriale di rifiuto). Gli schemi ricorrenti sono due: nel primo, lei è innamorata di un uomo che la svaluta e la tratta male, e non riesce a decidersi a lasciarlo perché tutti i suoi sforzi sono proiettati ad autoconvincersi che lui la ama; nel secondo - addirittura peggiore del primo - lei è innamorata di un uomo che asserisce chiaramente di non voler avere nulla a che fare con lei, per cui Afrodite insiste a investire in un legame inesistente e sterile che non le permette di fatto la possibilità di altri rapporti. L'Archetipo che la aiuta a emanciparsi da questa reiteratività coatta è Persefone, la Regina Infera, Archetipo soggiacente al mito forse centrale per redimere Afrodite: il mito di Amore e Psiche.
Narra la storia tramandata da Apuleio che Psiche, donna mortale innamorata di Eros (Dio dell'Amore figlio di Afrodite), si sottomise a quattro prove cui la Dea infuriata la obbligò al fine di potersi riunire al suo amato. Ciascuna prova è un forte simbolo: rappresenta una qualità psicologica che la donna deve sviluppare per potersi centrare e completare. Si tratta di qualità razionali - “maschili”, saremmo tentati di dire - ma a ben vedere sono caratteristiche già presenti in Archetipi femminili come Atena e Artemide.
La prima prova consiste nel dividere i semi: Psiche deve dividere in mucchi separati una montagna di chicchi (grano, miglio, lenticchie, avena, papavero, fagioli) stipati in una stanza, prima che cali la sera. Ad aiutarla nel compito impossibile viene un'armata di umili formiche. Dividere i semi simboleggia la capacità di districare la matassa emotiva nel momento di prendere una decisione, vagliando sentimenti, valori, motivazioni, separando ciò che è veramente importante da ciò che non lo è. Le formiche rappresentano il processo intuitivo, l'ordine e l'organizzazione, la semplicità e l'umiltà, le strade che portano la donna a raggiungere la meta.
La seconda prova consta nel prendere un ciuffo di lana dal Vello d'Oro: è un compito a trabocchetto, perché gli arieti del Sole pascolano assieme su una collina, e finché l'astro dorato è alto nel cielo sono irrequieti e pieni di aggressività, lottano tra loro e si incornano, consistendo in un grave rischio. Una flessuosa canna in riva a un fiume aiuta Psiche stavolta, suggerendole di attendere la notte e cogliere i fiocchi di lana rimasti impigliati nei cespugli. Il Vello d'Oro rappresenta simbolicamente il potere, che una donna deve conquistare senza lasciarsi distruggere: non riconoscendo il pericolo, una Afrodite (o un qualsiasi altro Archetipo vulnerabile) che si avventuri in un mondo competitivo dove la gente lotta accanitamente per ottenere potere e posizione sociale può rimanere ferita, delusa; può indurirsi e divenire cinica, perdendo la tenerezza che è il suo fulcro vitale. Il segreto è osservare, studiare il campo e agire al momento opportuno, acquisendo i mezzi gradualmente e per vie traverse. In questo modo può affermarsi, conquistare il potere rimanendo al contempo una persona tenera e comprensiva.
La terza prova consiste nel riempire un'ampolla di cristallo: la Dea le affida la piccola fragile ampolla, da riempire presso una fonte inaccessibile, la cui acqua precipita da una cascata altissima che sprofonda fino nell'Averno e ritorna alla sorgente. È un'aquila che le viene in aiuto, vessillo di Zeus: la capacità di vedere il quadro d'insieme in modo distaccato e piombare sul bersaglio senza indugio - cosa ardua per una donna Afrodite, sempre così coinvolta personalmente ed emotivamente nelle questioni che le si presentano. Il torrente circolare (rappresentante il flusso vitale e i sentimenti) deve entrare nella piccola e fragile ampolla (il cuore) per essere contenuto e utilizzato: è la metafora dell'esperienza, che, per essere assimilata e colta, necessita di essere studiata da una prospettiva più alta e distante, scevra dal coinvolgimento, e distillata goccia a goccia fino all'essenziale.
L'ultima prova è imparare a dire di no: Afrodite impone a Psiche di andare fino nell'Averno e ottenere un po' della bellezza di Persefone. Convinta a suicidarsi gettandosi da una torre, è la torre stessa che le parla e le indica dove trovare l'ingresso per l'Oltremondo. Durante il tragitto nel Regno Oscuro, Psiche incrocia tre anime bisognose che implorano per il suo aiuto, cercando di distoglierla dal suo obiettivo, e per tre volte lei è costretta a rifiutare; se non chiudesse il suo cuore alla compassione, la attenderebbe una vita di perdizione nel regno dei morti. L'impresa che compie dicendo di no per tre volte rappresenta l'esercizio della scelta e della volontà: molte donne permettono che imposizioni esterne le distolgano da quanto stanno facendo per sé; non riescono a portare a termine ciò che si apprestano a fare, o rimangono incapaci di prendersi cura di loro stesse, di scegliere ciò che è conveniente per loro, finché non imparano a dire “no”. Ancora una volta, porre il limite rappresenta il percorso di evoluzione più fruttuoso per governare il caos che lo contraddistingue questo Archetipo.
Attraverso questi quattro compiti, Psiche (che poi altro non è se non l'Anima senziente) viene messa alla prova, sviluppa capacità e forza, esperienza, volontà, lucidità, ma mantiene saldo il timone verso il suo obiettivo e la sua priorità: l'Amore. Cresce, quindi, si trasforma, mantenendo immutata la sua natura profonda di tenerezza e gioiosità. Si tratta di un percorso iniziatico necessario per tutti gli esseri umani, l'integrazione armonica del Bambino interiore, il Guerriero, l'Amante, il Saggio. Quando l'energia autosufficiente e libera di Afrodite si completa con la consapevolezza, il suo potenziale si esprime al massimo: la rivoluzione dell'esistenza - e dei cardini della società - può finalmente cominciare. è l'atto più grande, ultimo, d'Amore che esista.

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