The Reef & The Craft

Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà,
benché abbia chiuso me stessa come vita
sempre mi apri ogni petalo per petalo come la primavera fa
toccando accortamente misteriosamente la sua prima rosa
e io non so quello che c'è in te che chiude e apre solo
qualcosa in me comprende che è più profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno... neanche la pioggia ha... Così piccole mani.

Simboli


 

I SIMBOLI
 

Introduzione a cura di Ivonne

Cos’è un simbolo?
Un simbolo è qualcosa che parli agli occhi, all’orecchio, alla mente e che comunichi un significato conosciuto solo a chi sa decifrarlo. Tutti noi viviamo immersi nei simboli, perché simbolo non è solo un tratto grafico, è molto di più. Fin dalla culla vediamo simboli: l’immagine della mamma che mette il dito di traverso sulle labbra per comunicare ad altri di fare silenzio o che piega la guancia sulla mano per dire che stiamo dormendo o che ruota l’indice vicino alla bocca per farci capire che il cibo che mangiamo è buono. E da lì in poi saremo ammessi alla conoscenza di decine e decine di simboli: dai simboli matematici delle addizioni in colonna al segnale tondo rosso e blu che ci comunica che sul quel lato della strada non ci possiamo fermare anche se avremmo bisogno di parcheggiare proprio lì.
Il simbolo è esoterico, nel senso che bisogna possederne la chiave di lettura per comprenderlo. Il significato del simbolo del pesce sulle catacombe, per esempio, era noto ai pochi iniziati. Così come lo erano i simboli pitagorici e come lo sono ancora molti simboli massonici. Casomai il banale segnale stradale lo diamo per scontato, ma chi non possiede la chiave per leggerlo non potrà mai comprenderlo. E lo stesso vale per il linguaggio. Non ci dimentichiamo che anche la scrittura è nata come simbolica e anche se oggi i tratti grafici ci sembrano così comuni, non dobbiamo dimenticare che ancora permangono i segreti riguardo a lingue antiche che non siamo riusciti (oppure ci siamo riusciti ma faticosamente e con lacune) a decrittare. L’utilizzo del simbolo in magia si perde nella notte dei tempi. Quanti di noi, in onore al Rede, non si sono mai tracciati un pentacolo sulla fronte, come semplice atto di benedizione o di buon augurio? O la luna crescente?
Quanti ricamano o disegnano una runa su un sacchetto? Quanti portano il pentacolo intorno al collo o tatuato sulla pelle?
In magia si utilizza il simbolo laddove non serve usare la parola. Dove la parola è solo un ostacolo tra te, il divino e la tua intenzione. Il simbolo parla alla mente e libera tutto ciò che abitualmente limiterebbe il nostro potere: le paure, le insicurezze, le sovrastrutture… La mente apprende il messaggio del simbolo e guida l’intenzione verso il suo raggiungimento.
Il simbolo, inoltre, quando viene tracciato è carico dell’energia che gli trasmettiamo. Per questo protegge, per questo consacra. Il simbolo, in magia, è anche l’essenza, il meglio, l’amrita dell’oceano di latte che è dentro ognuno di noi. Il simbolo parla di noi e per noi: e questo è un atto magico.

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