The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Dioniso



A cura di Bardo

Dioniso

Introduzione
Dioniso (il Bacco romano) era il Dio dell’estasi e del vino, il più giovane degli Olimpi (annesso soltanto in tarda età ellenistica, al posto di Estia) e in realtà l’unico ad aver avuto una madre mortale. Era infatti figlio di Zeus e Semele, figlia del re di Tebe Cadmo. Narra il mito che Zeus visitò il letto della donna sotto false spoglie mortali; Era, scopertolo, istigò Semele a scoprire chi fosse in realtà il suo amante, e quando Semele fece promettere a Zeus di mostrarsi nella sua vera forma, la potenza del Dio la uccise sul colpo, rendendo però il figlio non ancora nato immortale. Zeus estrasse Dioniso dal grembo della madre e se lo cucì nella coscia, dove lo tenne finché la gravidanza non fu completa e con l’aiuto di Ermes fu portato alla luce. Venne affidato alla famiglia di Semele per essere cresciuto, camuffato da bambina, ma Era non cadde nell’imbroglio e tentò di ucciderlo facendo impazzire i suoi tutori; Zeus lo salvò di nuovo, trasformandolo in un capretto e portandolo dalle ninfe del monte Nisa, che lo allevarono in una grotta. Qui Sileno, il suo nuovo tutore, Dio silvestre metà uomo e metà cavallo, gli insegnò tutti i segreti della Natura – inclusa l’arte di fare il vino (alcuni riportano invece fosse il centauro Chirone, rimane comunque il simbolo del tutore mezzo animale, emblema dell’istinto e dell’istintualità). Ci sono tuttavia altre versioni del mito della nascita di Dioniso che lo attribuiscono al rapporto di Zeus con sua sorella Demetra, o addirittura a Persefone. Altri sostengono che Semele sia in realtà Selene, la Dea originaria della Luna, ipotesi che rafforzerebbe la derivazione lunare/persefonina del Dio, da cui la sua “ciclicità”: era infatti il signore delle stagioni, con i loro corsi e ricorsi e i loro misteri, il suo regno si estendeva alla natura e ai fluidi vitali che scorrono sotto la superficie, la linfa, il sangue, il liquido seminale, il succo dei frutti spremuti. Gli erano cari la vite, l’edera, il fico, il pino e le pigne; gli animali che lo rappresentavano erano il toro, la capra, l’asino, il leopardo e la pantera, il leone e la tigre, il daino, il delfino, il serpente. Era chiamato “lysios”, ossia colui che scioglie l’uomo dai vincoli dell’identità terrena personale per ricongiungerlo all’originarietà universale. Il filologo Walter Otto lo definisce come “lo spirito divino di una realtà smisurata” che si manifesta in un eterno deflagrare di forze opposte: estasi e terrore, vita e morte, creazione e distruzione, fragore e silenzio; è una pulsione vitale dirompente e selvaggia, che affascina e inquieta, la sinfonia inebriante dell'universale realtà del cosmo.
Nei suoi miti e nei rituali a lui rivolti Dioniso era sempre circondato dalle donne: madri e nutrici, menadi e baccanti, segno di nascita e morte, ciclo infinito. Si narra che viaggiò dall’Egitto all’Asia Minore, e dovunque andasse il delirio e la follia con cui Era lo maledisse lo accompagnavano: commise delitti e ispirò con la sua presenza le mani di coloro che cadevano vittime della sua ebbrezza. Finché, tornando dall’India, si narra che Rea (o Cibele, comunque una Dea Madre pre-olimpica) lo purificò dal peso degli atti scellerati compiuti e gli aprì le porte ai misteri e ai riti iniziatici.
L’incontro con Arianna (che era stata abbandonata a Nasso da Teseo una volta fuggito dal labirinto del minotauro) marca la trasformazione del Dio da estatico viaggiatore ad amante e compagno: salvatala dall’abbandono, la sposò. C’è un altro mito in cui Dioniso chiede a Zeus di intercedere per riportare la madre Semele tra i viventi: il Padre degli Dèi acconsente, e la lascia ascendere tra loro. Possiamo notare come la figura di Dioniso, legata quindi a doppio filo con le figure di donna, funga da “liberatore” del genere femminile – in contrasto con la maggioranza degli altri Archetipi maschili, che in genere si pongono in posizione di contrasto e tentativo di sottomissione delle donne. Egli salva Arianna (che rientra in un canone archetipico afferente ad Afrodite, rappresentante quindi l’incarnazione propria della femminilità), salva la madre morta, e la sua presenza “libera” l’istinto animale primigenio delle menadi, le donne che si trovano al suo cospetto e invocano il suo nome.
Dioniso, il liberatore quindi: un Archetipo che possiede molte chiavi evolutive. Indubbiamente si tratta di una figura capace di sbloccare l’essere umano: non solo la donna, ma anche l’uomo nel suo rapportarsi col femminino. Molti Archetipi maschili beneficiano dell’acquisizione di Dioniso, della sua corporeità, sensualità materica. Ma Dioniso stesso è un Archetipo che, quando totalizzante, necessita di redenzione: la follia estatica che porta nell’uomo che viene da lui posseduto è fonte di pericolo, per se stessi e per gli altri, necessita quindi di un supporto della lucidità e del raziocinio ben rappresentato da Apollo, la sua controparte opposta e complementare.

Morfologia
Dioniso è un metatipo che combina tre Archetipi di base: Afrodite, Ermes e Terra. Ha la mollezza languida di Afrodite, il guizzo vivifico di Ermes e l’aspetto vigoroso e quasi quadrato di Terra. è un tipo dall’aspetto virile e femminile insieme, con fianchi larghi, spalle larghe e petto sviluppato quasi come una donna, ma dal volto maschile. Statura alta, ma con un corpo dalle forme molli, poco muscoloso. I capelli sono neri, ricci, colpiscono per la bellezza. La fisionomia è aperta e ridente, il colorito fresco. Gli occhi neri maliziosi e brillanti ereditati da Ermes sanno avvincere con facilità. La fronte è ampia e tormentata, di forma rettangolare (taurina). Il naso è aquilino, camuso in punta, con narici vibranti. La bocca è tutta Afrodite, amabile e sensuale, le labbra rosse e carnose, ben disegnate sotto possibili baffi bruni.
Alcune varietà di Dioniso si accostano ad altri Archetipi: Dioniso-Luna (tipicamente con l’occhio chiaro) assomiglia molto a Zeus, sia nella morfologia che nel carattere; mentre invece Dioniso-Ares è la variante del Fauno, con l’orecchio alto e appuntito, che assomiglia molto a Efesto.
Il foglietto embrionale afferente è primariamente meso-ento, seppure può palesarsi una componente ecto nei soggetti in cui Ermes è preponderante: sarà allora il piano della fronte ad avere più risalto. Caratteriologicamente è un sanguigno para-apatico. I binari di medicina cinese che lo descrivono bene sono fuoco-terra o terra-fuoco, con possibile tendenza verso il legno.
Il tipo femminile corrispondente a Dioniso è chiaramente Afrodite. Esiste poi un metatipo particolare, la Baccante, che è un’Afrodite molto frivola, amante della danza e del movimento sfrenato, ma che può presentare una componente di Luna e avvicinarsi a Kore, o alternativamente un ascendente Ares e incarnare la Furia, la Menade sanguinaria e sfrenata.

Psicologia e caratteriologia
Dioniso è l’essenza della terra, così come Demetra ne è la materia: lui il vino, lei il pane. Il Dio era minacciato dal delirio cerebrale, e si rifugiava nell’attività fisica: fuggendo da se stesso, si dedicava a cacciare bestie feroci, dormendo dove capitava, credendosi libero. Con l’adolescenza tuttavia Dioniso illanguidisce: il bel corpo è privo di muscolatura, il petto morbido, le membra indolenti.
Gioviale, audace, intraprendente, Dioniso è il conquistatore della terra. Scrive di lui De Lacroze in “Les Hommes”: “è il realizzatore coronato di pampini che coglie l’istante e l’occasione al volo. è il re del presente che si adatta alle cose e le realizza. è il Dio dell’istante che fugge, forte come Saturno, il Dio del Tempo che dura, ma la sua forza è diversa: si piega e si adatta alle cose come il ceppo di vite alla pietra. Segue l’onda della vita, pronto a saltare più in alto a ogni ritorno dell’onda”. Dioniso è aperto, ardito, ricco d’inventiva, brillante; si compiace di giocare con le idee piuttosto che di approfondirle. è difficile alla pianificazione e abbastanza disordinato, tanto che la sua vita è spesso fatta di riprese e casi fortunati. Ottiene di dominare con facilità, e con il suo senso della realtà e il genio dell’adattamento può anche raggiungere la vera gloria.
La facoltà principe dell’Archetipo è l’intelligenza, l’istrionismo, che sfocia spesso nell’arte letteraria.

Disturbi fisici e malattie morali
Le malattie morali di Dioniso sono facilmente prevedibili: l’indolenza e la tendenza all’ubriachezza, condite da una sensualità e un amore esagerato per il piacere. L’edonismo sfrenato può condurlo all’egoismo, che non è proprio dell’Archetipo: appare nella sua degenerazione, assieme a un corpo sfatto e grasso, couperose, occhi lascivi, labbra sproporzionate che umetta continuamente, modi volgari, sboccati e rumorosi.
La redenzione dell’Archetipo passa attraverso la moderazione e la regolamentazione: qualità che lo aiutano a preservare la salute e il benessere, al contempo sgomberando la mente dalle distrazioni dei sensi e aiutandolo a dirigersi verso degli obiettivi realizzanti.
Dioniso è vigoroso ma pigro, per questo il suo fisico può tendere alla mollezza e alle stasi; beneficia quindi moltissimo dell’esercizio fisico, che oltre a tonificare il corpo riaccende anche la sua vitalità.

Il rimedio omeopatico base per Dioniso è Sulfur: tipico dei soggetti impazienti e indolenti assieme, contraddittori; irritabili, propensi alle speculazioni filosofiche e religiose, i soggetti Sulfur si credono spesso in possesso di idee grandiose. Egocentrici, esageratamente ottimisti fino al delirio di grandezza, alternano iperattività a pigrizia. Al mattino, soprattutto verso le 11, vengono afflitti da forte astenia. Soffrono di dermatosi vescicolose con pruriti intensi (eczemi, herpes), disturbi digestivi ed emorroidi (dovute alla stasi portale che li conduce all’intossicazione). Avvertono bruciori intensi agli arti e agli orifizi, si gratterebbero in continuazione. Possono manifestare prostatiti con cistiti croniche, meteorismo con flatulenza. Hanno un forte desiderio di dolci, viceversa avversione per carne e latte. Di notte possono soffrire di insonnia con insofferenza del calore del letto; hanno bisogno d’aria fresca ma tollerano male l’acqua. Sempre di notte possono manifestarsi palpitazioni con dolori che da sotto il seno si irradiano sul dorso. Migliorano con il tempo asciutto e caldo, con il movimento e con il riposo. Dioniso dimostra in sintesi un’alternanza e/o coesistenza tra disturbi cutaneo-mucosi e patologie di ordine circolatorio ed epatico-digestivo. Sanguigno linfatico, presenta facilmente un tubercolinismo che lo alleggerisce e lo vivifica nonostante la tendenza alla pesantezza del corpo.
Un rimedio che può supportarlo (oltre a Tubercolinum, di cui beneficia sempre) è Antimonium Crudum, contro l’intossicazione dovuta alla sregolatezza alimentare e al consumo d’alcol.

Sviluppo

Come per tutti gli Archetipi, la descrizione psicologica che viene fatta in questa sede è del tipo base. Alcune di queste caratteristiche possono mancare nel metatipo dell’individuo preso in analisi, alcune fasi della vita possono essere dominate da altri Archetipi. Dioniso può manifestarsi in determinate situazioni, ad esempio in concomitanza con il periodo dell’adolescenza, oppure in risposta a grandi traumi da cui si ingenera una fuga nei sensi e nell’ebbrezza; ci accompagna anche quando lasciamo spazio alla spontaneità e al caos, quando viviamo intensamente nel momento presente, annullando qualsiasi passato o preoccupazione del futuro. Oppure può essere il protagonista di momenti o ambiti definiti, come quello lavorativo, sociale o affettivo. Di seguito osserviamo il percorso del tipo base. C’è però da aggiungere che diversamente dagli altri Archetipi è difficile dare un quadro univoco di Dioniso: l’Archetipo è caratterizzato da tendenze opposte, contrastanti, i suoi tratti possono essere sfumati e non immediatamente evidenti. Seppure la sua manifestazione è sfuggente, tuttavia, è possibile riconoscerlo da un fattore: l’effetto che Dioniso ha sull’ambiente e sulle persone, anche sugli amici, è foriero di un certo qual disagio, che conduce a diffidenza o rifiuto. Le persone avvertiranno che quest’individuo è troppo “diverso”: troppo femminile, troppo mistico, troppo controcultura, troppo pericoloso oppure troppo attraente. Non importa quale sfaccettatura emerga, Dioniso è sempre “troppo”, anche se non fa nulla per manifestarlo. è semplicemente portatore di un carisma e di un’energia dilagante che, quando non coinvolge e inebria annientando le barriere inibitorie, provoca allerta e disagio.

Infanzia – I genitori
Proprio come il Dio che venne allevato travestito da bambina, il piccolo Dioniso è attratto dalle attività femminili. Il motivo è che esse lo mettono in contatto con i sensi, e sono quindi per lui foriere di esperienze meravigliose: dal contatto con le pellicce e le stoffe, ai colori, i profumi e le fragranze, o i sapori della cucina. L’esperienza coinvolgente del teatro sarà preferita a una partita di calcio, il balletto a un incontro di pugilato. E se non saranno gli interessi che manifesta, sarà la sua emotività a distaccarlo dai maschietti “normali”: piangerà, anche molto spesso. Riderà altrettanto, anche, ma difficilmente riuscirà a mantenersi stoico. Tutti elementi che, soprattutto agli occhi di un padre patriarca giudicante, sollecitano un rifiuto (che può provenire anche dalla madre, in special modo da un’Era o un’Atena con aspettative sociali ben precise). Davanti alle manifestazioni genitoriali Dioniso non è capace come molti altri Archetipi di soffocare le sue emozioni e vivere nel cervello: le vivrà in pieno, fino alle estreme conseguenze, arrivando in casi estremi a minacce drammatiche o a manifestazioni di malattie psicosomatiche.
È perciò fondamentale per un bambino Dioniso avere delle figure genitoriali psicologicamente stabili. Sono pochi i genitori pronti a gestire un bambino come lui, con la sua energia soffice e dirompente. Se non riuscirà a ottenere l’approvazione paterna (cosa purtroppo facile a realizzarsi), mancherà di fiducia in sé. Necessita di un padre che abbia sviluppato una dimensione emotiva cosciente e che sia capace di accantonare il giudizio e il preconcetto in favore dell’affetto. Non è facile, dal momento che poi il bambino Dioniso tipicamente “è tutto sua madre”, e sviluppa in genere con lei un rapporto speciale e simbiotico, tuttavia è possibile che anche un padre Zeus possa riuscire nell’impresa. Dioniso ha bisogno dell’appoggio maschile, poiché a contatto con gli amichetti e l’ambiente esterno potrebbe trovarsi spaesato, mettendo in dubbio la propria virilità e mancando di sviluppare il suo lato maschile – che pure è in lui presente. Se invece il genitore che lo rifiuta è la madre, facilmente il ragazzo crescerà cercando la figura materna nelle donne che sceglierà come compagne, finendo spesso per passare da una all’altra a causa dell’inconscia paura del rifiuto e dell’abbandono.

Adolescenza e prima maturità – Il lavoro, i rapporti, matrimonio e famiglia
In quanto generalmente periodo di crisi, nell’adolescenza di Dioniso gli sbalzi d’umore, i dubbi sull’identità sessuale, gli innamoramenti, assumono tutti un’intensità moltiplicata. Può essere attratto da ragazze e ragazzi alternatamente, può decidere di provare qualche droga, può scegliere uno stile di abbigliamento scandaloso: ogni esperienza lo attira, a scapito dei voti scolastici che precipitano vertiginosamente con l’intensificarsi di tutto il resto. Il suo anticonformismo allarma genitori e insegnanti, che cominciano a marcarlo stretto. Alle volte invece il conflitto assume una sfumatura introversa e si svolge dentro di lui (facilmente avviene se ha una madre introversa); cercherà di reprimere e rimuovere il suo aspetto Dioniso, con poco successo se non l’effetto di “smembrarsi”, frantumare il proprio Sé proprio come il Dio venne fatto a pezzi dalle Menadi. Può sviluppare anche gravi disturbi mentali, e se la religione o la famiglia gli instillano il senso di colpa nei confronti della sessualità coverà dentro un profondo turbamento dovuto alle sue pulsioni.
Quando avrà la facoltà di andar via di casa, l’impulso alla sperimentazione e al varco dei limiti non farà che rafforzarsi: la ricerca di esperienze spirituali, sessuali, estatiche, interferirà con lo studio o con il principio di una carriera. Se però è stato considerato e guidato per mano da piccolo nelle strade della razionalità, potrà beneficiare di una stabilità per lui assai proficua, che lo terrà lontano dai pericoli. Anche la figura di una guida o di un’ispirazione lo può aiutare molto: come nel mito, è facile che si tratti di una donna (Cibele o Rea, ma anche Demetra: un Archetipo Terra insomma), più grande di lui e stabile, accogliente, pratica. Come per Efesto, anche per Dioniso la donna rappresenta un punto di riferimento importante, ma diversamente dal Dio fabbro Dioniso è più volatile – circondato com’è da numerose donne che attratte dalla sua fanciullezza desiderano prendersi cura di lui – le sue impressioni possono portarlo di fiore in fiore copiose volte prima di trovare la compagna giusta: questa catalizza tutta la sua vitalità, e spesso accade che, dopo una vita di infedeltà e sregolatezza, Dioniso si trasformi nell’emblema della fedeltà e della monogamia. L’uomo portatore di questo Archetipo ama davvero il femminino, e fare l’amore con lui può essere un’esperienza così forte da risvegliare una sessualità sopita o repressa nella donna che incrocia il suo percorso. Ma se ella si attacca a lui o diviene gelosa, deve essere pronta a soffrire e farsi sconvolgere la vita; capita spessissimo che, se lei non rovina il rapporto con sentimenti deteriori che non siano amore (gelosia, rabbia, invidia), si sviluppi tra i due un rapporto di amicizia e sesso occasionale del tutto libero.
La sessualità per lui è importantissima. Che si sia dedicato al sacerdozio e alla castità o che viva nel mondo del rock e della promiscuità, che sia eterosessuale, omosessuale o bisessuale, il sesso è un pensiero e un istinto fisso. La sua natura erotica è pronta a emergere in ogni istante: l’incontro di corpi per lui è una fusione estatica, un’esperienza mistica, fisica mentale e spirituale assieme. Se il partner è sensibile, avvertirà che egli è talmente immerso nell’atto che è come se si trovasse in uno stato alterato di coscienza: Dioniso sta ricercando la fusione con il Tutto. Può essere una rivelazione shockante, perché ci si potrebbe ritrovare a fare l’amore con una persona che si trova altrove. Dioniso non è attratto dalla conquista come Apollo, bensì dall’esperienza esaltante del qui e ora.

Non si tratta di un buon partito nell’ottica del matrimonio: non si può fare affidamento su di lui per il mantenimento della famiglia, difficilmente si piegherà a un impiego routinario o scalerà il mondo degli affari conferendo status e prestigio alla partner. Se lei lo sposa sperando che cambi, può essere l’inizio di una tragedia. Ma, come abbiamo già detto, c’è la possibilità che Dioniso trovi nella compagna la sua Arianna, coronando un rapporto d’amore e di empatia profonda. Le controparti perfette per questo Archetipo sono le Afrodite, con cui si instaura un rapporto di sensualità e leggerezza, ma anche le Demetra che fungono da madri (posto poi spostare la loro attenzione sulla prole) e le Terra che si preoccupano di dargli stabilità e di organizzare la vita pratica. Con le Persefone il rapporto rischia di trascinare entrambi a fondo, ma se la coppia è pronta ad affrontare il viaggio infero nell’inconscio mano nella mano, potrebbe nascere un rapporto speciale. Le Estia a contatto con Dioniso potrebbero scoprire la dimensione sensuale a loro completamente estranea: un rapporto basato sulla spiritualità potrebbe allora unirli. Verrebbe invece da dire che le Atena e le Era dovrebbero tenersi lontane dagli uomini Dioniso: tuttavia, se la loro volitività non uccide il Dio dell’ebbrezza, l’incontro potrebbe rappresentare per queste donne un cambiamento radicale e la scoperta di una dimensione Afrodite che prima non frequentavano.
Il rapporto con i figli per Dioniso è simile a Ermes: può coinvolgerli da pari a pari in giochi emozionanti, eccitanti, ma altrettanto facilmente e spesso può deluderli perché non mantiene le promesse e si assenta improvvisamente. Ciò che è peggio, è che il suo fascino cattura i bambini, cosicché quando rimangono male il dolore è moltiplicato. Dioniso è sincero quando prende un impegno, lo intende davvero: questo rende le delusioni ancor più cocenti, per lui e per gli altri. Pur tuttavia, succede che nel momento del parto egli sia presente come pochi altri uomini, anima e corpo: si tratta per lui di un’altra esperienza mistica, che potrebbe legarlo profondamente a sua moglie e ai figli. Non sarà mai un Padre Cielo, tradizionale e distante, piuttosto un Padre Terra, presente e istintivamente vicino alla prole.

Nei rapporti con gli uomini Dioniso non sta al passo: si trova a disagio negli ambienti tipo gli spogliatoi o i consigli di amministrazione, in cui le relazioni sono impersonali e mirate a uno scopo. è un individualista, poco interessato al gioco di squadra, alla competizione, decisamente anticonformista. Eppure, paradossalmente, avrà amicizie maschili molto profonde, rapporti uno a uno tutti diversi: con un Ermes instaurerà una comunicazione profonda e condividerà esperienze rocambolesche e viaggi lontani; l’amico Efesto troverà invece che Dioniso apprezza realmente le sue creazioni, trattandole con la stessa reverenza che egli ha messo nel farle; anche Apollo per contrasto è attratto da Dioniso e dal suo carisma, e beneficerà enormemente dell’ebbrezza e della sensualità che egli sa portare nella sua vita.

Per ciò che riguarda l’ambito lavorativo, è facile che Dioniso segua il misticismo e l’estasi su una strada sacerdotale, che sia cattolica, pagana o una via filosofico-spirituale mediorientale; l’animismo e le pratiche sciamaniche si sposano perfettamente con le sue attitudini e la sua natura caotica ed estatica, come anche lo yoga e il tantra. Gli ambiti competitivi non fanno per lui, né il mondo accademico delle idee astratte. Non amando né ricercando il prestigio, si adatterà malamente al contesto patriarcale, rimanendo facilmente disoccupato. Alcuni possono tuttavia sfondare in ambito creativo, dal teatro alla scrittura fino alle arti grafiche e pittoriche o nella musica (purché possa permettersi il minor numero di regole possibili e la massima espressione istintuale: egli è decisamente più jazz che classico, più impressionista o astratto che preraffaelita).

Mezz'età e vecchiaia
Due sono le possibilità giunto a metà della sua esistenza: se ha “domato la Bestia interiore”, se ha accettato la sua parte oscura liberandosi dal senso di colpa e l’ha affiancata a un Sé lucido, razionale e stabile (Archetipo Apollo), Dioniso può sperimentare finalmente un’unità e appagamento spirituale e materiale – sempre che abbia messo in pratica le sue doti con pianificazione e si sia sforzato per maturare e trovare una stabilità interiore. Altrimenti, se è ancora schiavo della ricerca dell’estasi, potrebbe affrontare una gravissima crisi emotiva, condita da alcolismo e tossicodipendenza. Il rapporto di coppia non beneficia ovviamente del suo stato di perdizione, e cade in crisi anch’esso. Facilmente Dioniso muore giovane inseguendo l’ebbrezza.
La vecchiaia segue l’inclinazione pregressa. Alcuni Dioniso ricchi ereditieri arrivano all’anzianità grazie a un patrimonio non loro, restando eterni fanciulli, sperperando tutto finché non arriva lo stento, e la morte poco dopo. Altri invece muoiono nella povertà in cui son sempre vissuti. Quelli che invece hanno compiuto il percorso di morte e rinascita, smembramento del Sé e ricomposizione, possono finalmente godere di una vita emotivamente piena e ricca, divenendo figure spirituali importanti ed esempi ispiratori per gli altri. Dioniso, tra tutti gli Archetipi maschili, è quello che più facilmente riesce a giungere a uno stato di comunione col Tutto, con la Natura e l’umanità assieme. Questa sintesi fa della morte l’ultima estatica esperienza da abbracciare senza timore alcuno.

Vie di crescita e Redenzione dell'Archetipo
Dioniso vive l’attrazione materica della terra, l’urgenza sensuale afrodisiaca dell’acqua e allo stesso tempo l’ebbrezza mercuriale mutevole dell’aria. è un Archetipo tirato e spinto da pulsioni contrastanti e potenti, di cui può facilmente rimanere vittima. L’accesso all’estasi è un portale che può condurre all’elevazione tanto quanto alla perdizione. L’uomo sperimenta Dioniso nel conflitto interiore e nella follia, così come nella comunione divina con il Tutto e nella fusione empatica. Un’energia che può portare enorme evoluzione o paralizzare in un’eterna fanciullezza, che può vivificare e completare gli uomini troppo razionali e distaccati, ma che di contro se non incanalata può dominare la persona e portarla come il Dio al delirio e alla perdizione, finanche alla morte.

Il Bambino Di-vino: la Prigione Senza Tempo dell’Ebbrezza
Dioniso è evidentemente un Archetipo figlio. Ma come Ermes, da cui eredita la vicinanza al Bambino Divino, rischia fortemente di rimanere ancorato alla fanciullezza, senza cercare una vera evoluzione. Il problema che Dioniso ha in più rispetto a Ermes è la forte attrazione/dipendenza dall’euforia e l’esperienza dei sensi: chiuso in questa prigione sensuale, è molto facile che vi rimanga permanentemente, in eterno rifiuto del progresso e del tempo che passa. è così: Dioniso è il Caos senza tempo, che si rifugia nella Terra per sfuggire alle leggi del Cielo. Rapito dalle percezioni esterne, perde di vista la cosa fondamentale: l’osservazione di se stesso. L’eterno fanciullo non può evolversi finché non si osserva, finché non prende coscienza realisticamente di chi è e degli effetti delle sue scelte. Tipicamente un Dioniso in questo stadio oscillerà da stati di depressione, inadeguatezza e sfiducia in sé e nelle sue capacità a momenti in cui è in contatto con il suo bambino interiore, che gli trasmette un senso di specialità, unicità e privilegio, la convinzione che la fama e il successo gli siano in qualche modo dovuti.
Per uscire da questo grande inganno è uno l’Archetipo che gli viene in aiuto: Saturno, il Dio del Tempo appunto. Saturno, il grande vecchio, latore di una saggezza opposta a quella folle e materica di Dioniso, stacca il fanciullo da se stesso e gli consente l’osservazione critica, consentendogli la scelta e l’indirizzamento. Grazie a lui, Dioniso accetta il tempo e il mutamento: invecchia, si appesantisce, accoglie il dolore e la lucidità che esso comporta e si osserva nel processo di trasformazione. Comincia allora il suo viaggio nell’Oltremondo: lo smembramento del corpo alla ricerca dell’Anima e delle sue verità, per rinascere finalmente uomo completo.

Yin e Yang: l’Equilibrio tra Luce e Ombra
Dioniso è uomo, ma la sua Anima junghianamente intesa, la sua parte femminile, è particolarmente potente. Quando due forze opposte e non coniugate duellano all’interno di un individuo, il risultato può essere una scotomizzazione dell’Io: una scissione interna, che può condurre a una psicosi. Dioniso possiede la chiave della completezza e dell’evoluzione, ma essa si manifesta a lui inizialmente come paradosso e follia; in lui coesistono pulsioni contrastanti, freddezza e passione, spirito e carne, costruzione e distruzione, vita e morte: la forza dilaniante del loro cozzare rischia di distruggerlo. è assai facile che questo “Big Bang” interiore (che può avvenire consciamente oppure in maniera semiconscia) emerga in superficie sotto forma di malattie psicosomatiche: il corpo, che è l’alleato di Dioniso, il suo strumento tramite cui fluisce l’esperienza del mondo, si ribella e mostra il suo lato ombra con la patologia – tachicardia, spasmi e tremori, paralisi, cecità, finanche anoressia e bulimia. Quando la scissione interiore è profonda, potrebbe formarsi in lui la sensazione che il suo corpo abbia qualcosa che non va, come se fosse posseduto dal malore o da un’entità altra; a quel punto, un dolore anche minimo o la più piccola manifestazione sveglia la fobia e la paranoia.
Di nuovo, torna vitale per Dioniso l’osservazione di sé (assistita da qualche professionista in grado di guidarlo qualora il problema sia giunto a un livello avanzato): deve imparare ad assumere un’ottica obiettiva, esterna, a scindere il tumulto delle proprie emozioni e sensazioni dalla cruda realtà dei fatti. Gli tornano utili tutti gli Archetipi razionali del patriarcato: Zeus, con la sua facoltà di visione dall’alto e dominio, e Apollo, il suo speculare ordinato, luminoso, distaccato. Proprio quest’ultimo, il Dio del sole, come abbiamo visto nel capitolo a lui afferente, è il volto della medaglia che completa il Dio del vino e da egli è a sua volta completato: la coltivazione di questi due Archetipi uniti è la chiave per il bilanciamento della Luce e dell’Ombra nell’anima dell’uomo: ragione e sentimento, ordine e caos, sono come due bestie che convivono all’interno di ogni essere umano, in perenne pericolo di prevalere una sull’altra. La realtà è che siamo noi che nutriamo queste bestie, siamo noi che decidiamo l’esito della battaglia: quando comprendiamo che è la battaglia stessa il segreto dell’equilibrio dinamico, l’eterno ruotare del Tao, allora nessuno dei due animali soccombe e l’energia che ne scaturisce viene incanalata a nutrire la nostra vita, non più a distruggere.

Seguire il “Filo di Arianna”
Arianna, la principessa tradita da Teseo e abbandonata sull’isola di Nasso, fu per il Dio l’incontro che gli aprì la porta alla compassione e all’empatia. Prima di lei erano le Menadi, le donne ebbre di lui che lo facevano a pezzi e che si perdevano nella follia, che popolavano la sua vita. Per l’uomo governato da questo Archetipo può riproporsi un modello similare: sebbene il sesso sia vissuto come fusione intensa ed estatica, può mancare il rapporto con l’altra persona – paradosso che getta la donna nel caos emotivo e scatena in lei la violenza e l’odio (tipici di un’Era tradita, che diventa nella sua furia come una Menade). Dioniso non comprende la posizione della controparte finché subisce l’aggressione e sperimenta lo smembramento; ma quando incontra la ferita profonda di un animo affine, allora la ferita risuona in lui svegliando l’empatia – che come tutte le esperienze che prova è profonda e potente, tanto da diventare potenzialmente il collante per una relazione durevole. Con la costruzione di un legame intimo, Dioniso cresce e si completa; la sua emotività tanto biasimata dal mondo maschile trova ora una collocazione, uno scopo, che diviene guarigione e nutrimento: proprio come il vino, che è fautore di ebbrezza e gioia, ma che versato sulle ferite le purifica e le disinfetta per riportare la vita.

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