The Reef & The Craft

Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà,
benché abbia chiuso me stessa come vita
sempre mi apri ogni petalo per petalo come la primavera fa
toccando accortamente misteriosamente la sua prima rosa
e io non so quello che c'è in te che chiude e apre solo
qualcosa in me comprende che è più profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno... neanche la pioggia ha... Così piccole mani.

Efesto



A cura di Bardo

Efesto

Introduzione
Efesto era venerato dai greci come il Dio fabbro, signore della fucina e della maestria artigiana, che con la sua arte patrocinava la tecnologia, l'ingegneria, la scultura e la metallurgia. Rappresentato come un uomo massiccio, barbuto, martello alla mano e incudine pronta all'uso, talvolta con tenaglie o anche con un'accetta; era però descritto come di cattivo carattere, e anche storpio da un piede: la bellezza e la funzionalità di ciò che sapeva creare erano attributi che a lui erano negati.
Tutti i miti che afferiscono a Efesto parlano di abbandono. Della sua nascita esistono diverse versioni, ma in tutte egli viene ripudiato per la sua bruttezza: in una, Era lo partorisce da sola, per dimostrare a Zeus (che ha generato Atena dal proprio cranio) che anche lei può generare in totale indipendenza, ma disgustata dal risultato lo scaraventa giù dall'Olimpo; in un'altra versione invece è Zeus che lo getta di sotto; in un'altra ancora, sono Zeus ed Era di comune accordo che se ne disfano – posto poi il riaccettarlo tra gli Olimpi una volta resisi conto della sua maestria impareggiabile. La genesi di Efesto è anche temporalmente incerta: alcuni miti lo collocano posteriormente ad Atena (per via dell'invidia di Era, appunto); altre versioni lo vedono nascere prima, tanto che è proprio lui ad aprire il cranio di Zeus con una scure per far uscire la Dea della saggezza; comunque sia, è appurato che tra Efesto e Atena corresse un legame molto forte a livello di culto (era probabilmente il connubio della maestria artigiana con l'intelletto che li avvicinava). Narra un mito della corte che il Dio fece alla fredda Atena, la quale lo rifiutò più volte, tanto che quando lui cercò di forzarla in un amplesso, lei gli sfuggì, lasciando che il suo seme fecondasse la terra Gea, dando vita a Erittonio, che Atena prese con sé e crebbe facendolo divenire il capostipite dei regnanti di Atene. Altra storia di rifiuto quindi, ma non più famosa dello storico tradimento che la moglie Afrodite perpetrò nei confronti di Efesto, andando a letto con Ares; venutolo a sapere, il Dio fabbro costruì una trappola attorno al talamo dove il misfatto veniva compiuto, e dopo averli colti in flagrante li espose davanti a tutti gli altri Dèi, suscitando grande ilarità. Come Archetipo, Efesto incarna l'impulso profondo di “fare”: scolpire la pietra finché le sue forme non si perfezionano, elaborare un meccanismo, lavorare su uno strumento musicale finché non produce un'armonia perfetta, impastare i colori sulla tela finché non ricreano la bellezza. Dar vita, in sostanza, a creazioni che siano al contempo funzionali e belle. Ma al contempo, Efesto è l'incarnazione di quella ferita originaria che emargina dal resto del mondo, che fa sentire sbagliati, deformi, inadeguati. è il fuoco interiore che spinge l'Archetipo nell'impeto della creazione: ma è un fuoco che solo di rado esce all'esterno; per la maggior parte del tempo è compresso dentro, costretto dalla forte corazza di roccia che è il suo corpo. C'è molto fuoco in Efesto, ma anche molta terra: l'immagine archetipica che lo ritrae perfettamente è un focolare all'interno di una caverna. Per poter creare, Efesto ha bisogno del suo “utero”, del suo spazio sicuro lontano dal mondo, richiuso in sé. è un Archetipo che rende la vita difficile a chi lo possiede, in un mondo patriarcale arrogante dove il valore è dato al potere, all'intelletto e all'apparire: chi è dominato da Efesto trova difficile emergere, come anche gli è difficile il rapporto con l'emotività, che riesce a vivere soltanto nello sfogo del lavoro manuale.
Redimere Efesto significa guarire quella ferita che emargina irrimediabilmente dal resto del mondo e rende isolati. Significa esorcizzare l'intrinseca paura dell'abbandono, che si manifesta con gelosia, rancore, rabbia e possessività. Ma anche guarire quella condizione inconscia di bambino, convinto di avere la colpa di ogni incidente, che porta a cercare rifugio nel lavoro accanito. Viceversa, i caratteri molto estroversi e tendenti al mentalismo possono trarre gran beneficio dalla coltivazione di Efesto, imparando a staccarsi dagli altri e lasciarsi assorbire da un lavoro manuale, connettendosi alla dimensione inconscia e metabolizzando per catarsi i processi interiori che non sono abituati a elaborare.

Morfologia
Efesto è un metatipo marcatamente maschile, risultante dall'incrocio dei prototipi Ares, Afrodite, Ermes e Zeus: dal primo eredita l'attributo di fuoco, l'inclinazione al fare più che al pensare; da Afrodite l'attitudine a generare bellezza e armonia; di Ermes acquista in genere la capacità di trasformare, ma nei soggetti con vocazione ingegneristica si presenta anche il talento meccanico (è un Ermes di terra più che d'aria); da Zeus infine guadagna la possanza e la volontà di dominio – che però si estrinseca solo sulla materia del suo lavoro o sulle persone che egli ritiene “di sua appartenenza” (come la consorte).
Presenta capelli neri, folti e crespi, che formano una specie di criniera sulla testa possente; fronte larga e bassa, solcata da rughe per il costante sforzo del pensiero; occhi nerissimi, scintillanti di malizia; naso corto e arcuato che si piega e si riempie di rughe; bocca larga con gli angoli in su con piglio sardonico, i punti in cui le labbra combaciano sono solcati da una piega amara; la zona del mento e mascellare superiore presenta una prominenza obliqua, ed è spesso nascosta da una barba nera e folta. Spalle larghe, arcuate, a cupola su un corpo sbilenco; le braccia sono nervose e gracili rispetto al busto, che può essere più massiccio in un individuo mesoblastico o alternativamente presentare rachitismo se prevale il foglietto ectoblastico; le mani sono larghe e ossute; le gambe presentano la stortura tipica di Afrodite, resa però sgraziata dalla pesantezza, e sono spesso diseguali. Il suo foglietto embrionale è primariamente ento-ecto, con possibile ento-meso nei soggetti più robusti ed energetici.
Caratteriologicamente è un sentimentale para-flemmatico, ma possibilmente riscontrabile anche come apatico para-nervoso se manifesta collere estrovertite che lo vivificano. In medicina cinese ricade nel binario terra-fuoco, fuoco-terra o terra-legno.
Non esiste un vero tipo femminile di Efesto. C'è però tuttavia una simiglianza che emerge in quelle donne Afrodite in cui la bellezza non si manifesta estrinsecamente: tali soggetti tendono a sviluppare un'introversione forte e a riversare la propria forza vitale e creativa nei lavori manuali, emarginandosi dal resto del mondo in una mite solitudine. Questo tipo di donne evidenziano un Animus Efesto, che può anche manifestarsi fisicamente. Condizione simile ma più rara si può ritrovare anche in alcune donne Luna (Kore), seppure in loro l'inquietudine è generalmente più forte dell'impulso creativo, che si manifesta più sotto forma di goffaggine e apraticità.

Psicologia e caratteriologia
La facoltà dominante dell'Archetipo è l'immaginazione creatrice. Di carattere ombroso e passionale, si arrabbia facilmente; sempre carico di rancore, la sua compagnia non è di per sé gradevole, ma le sue qualità di spirito, notevoli per genio e inventiva, fanno perdonare le sue violenze e i suoi rancori. Brillante, intuitivo, innovatore, creatore irrazionale e potente, Efesto è un lavoratore infaticabile che si riposa nell'ebbrezza, per dimenticare, ma anche per sognare e trovare nella dimensione onirica la filosofia sarcastica che lo vendica e lo sorregge.
Egli è la manifestazione del monopolarismo cerebrale, della scarsa propensione intellettuale, e tuttavia sposa Afrodite e corteggia Atena: l'attivazione della libido e il bisogno di accoppiamento per compensazione sono lampanti in lui. è il tipo di Pigmalione, che plasma Galatea – il suo ideale – riuscendo a darle vita. è colui che feconda la materia inanimata e che infonde tutta l'amarezza della disperazione e del rancore nelle proprie opere: si vendica di Saturno, fabbricando i fulmini per Zeus; di Zeus e Urano, facendo forgiare dai Ciclopi le catene di Prometeo; dell'umanità intera, creando Pandora. Fabbrica gioielli per le Nereidi che lo fuggono, armi per gli eroi che lo deridono e attributi per gli Dèi che lo disprezzano. Non si uccide per disperazione: sa mettere dalla propria parte coloro che ridono e difendere i propri interessi quando si fa giustizia. Efesto crea continuamente: per il suo proprio piacere, per distrarsi o per vendicarsi; crea per dimenticare la propria inadeguatezza e per conservare il senso della propria potenza. Immagina di trattenere la madre sotto il proprio potere, forse nella speranza di ottenere da lei con la paura il bacio che non può ricevere né per amore né per pietà: nel mito, fabbrica un trono d'oro dove Era si siede compiaciuta, posto poi il rimanerne imprigionata. Ares la libera con la forza, battendo Efesto in combattimento, al che il Dio adirato giura di non tornare sull'Olimpo. Deve intervenire Dioniso infine, che col vino annebbia il suo risentimento e lo riporta ubriaco a casa. Altresì intrappola l'adultera Afrodite e il suo amante al talamo del misfatto – altro segno del suo impulso a trattenere, imbrigliare, usare l'ingegno pratico per tenere a sé: le invenzioni di Efesto sono le armi di quell'Ares sgraziato che solo Dioniso sa calmare; a esse si accosta l'ironia di Ermes, contorta, quello stesso gene mercuriale che genera poi a seguire una serie di altri metatipi archetipici bizzarri che seguono lo sgraziato Efesto: Pan, i Satiri, i Fauni, i Centauri.

Disturbi fisici e malattie morali
Le malattie morali dell'Archetipo sono la ribellione, la collera, il risentimento e l'ebbrezza. è il tipo di Prometeo, che libera l'ingegno innovatore e lo dona al mondo, posto poi il fare di sé il capro espiatorio e scontare sul proprio corpo la punizione per cotanta hybris. Efesto non ha nulla a che spartire coi suoi fratelli Olimpi: la sua fisionomia rompe l'armonia plastica per introdurre nella mitologia classica il brutto, il deforme, lo zoppo, il nano, il cattivo e il buffo in cui si incarna però il genio delle arti industriali. La forza emancipatrice e sociale delle sue creazioni, capace di smuovere gli animi al bello e portatrice di evoluzione, diventa malefica e debilitante nel tipo degenerato, che sviluppa una misantropia invalidante. Ecco allora che si intravede la via di redenzione dell'Archetipo, che beneficia enormemente della socialità: se incapace ad accedervi per eccesso di introversione, necessiterà di una compagnia estroversa che lo apra al mondo e sgomberi la strada alle sue creazioni affinché raggiungano il pubblico. La fiducia in sé che la socialità fornisce a Efesto è un circolo estremamente virtuoso, capace di portarlo pian piano a trovare una propria collocazione e la pace interiore di cui tanto ha bisogno. Nella dimensione redenta, la sua “deformità” trova una dimensione più interiore e può anche manifestarsi semplicemente in un disagio psicologico o emotivo, un certo senso di inferiorità e non appartenenza, o l'incapacità di esternare i propri sentimenti. Nella degenerazione del tipo tuttavia la deformità latente dell'Archetipo si estrinseca nel corpo in tutta la sua evidenza: gambe storte e diseguali, passo marcatamente claudicante, peluria scura sovrabbondante in tutto il corpo, proporzione sgraziata tra arti e busto. Le rughe della fronte diventano talmente marcate da formare un cipiglio che grava sulle sopracciglia cespugliose. Di costituzione debole, spesso rachitica, Efesto vive soprattutto del proprio ingegno e del proprio potenziale nervoso. Il rimedio omeopatico principe per Efesto è Causticum: un soggetto che soffre di problemi alle giunture, anchilosi, problemi alle anche e agli arti che peggiorano col movimento; può soffrire di verruche, ed è animato da un'ansietà melanconica che peggiora al crepuscolo. I tipi più corpulenti con problemi ossei per via della demineralizzazione che presentano affaticamento per qualsiasi lavoro mentale e difficoltà di concentrazione con ansietà e paura dell'avvenire possono beneficiare di Calcarea Carbonica. In seguito all'avanzare dell'età poi (oppure nei casi di bambini nati con ritardi mentali) Efesto può aver bisogno del supporto di Baryta Carbonica. Altri rimedi di supporto al tipo in esame possono essere: Nux Vomica (soggetti più Zeus, fegatosi, che hanno bisogno del buio e presentano fluttuazione dell'attività), Psorinum e Anacardium (soggetti più Ares, depressivi, astenici, intossicati, con paure e ansie patofobiche. Hanno emicranie e rabbie esplosive che migliorano a stomaco pieno) e Lycopodium (altri soggetti con problemi di fegato e renali, colpiti da fame vorace che però si sazia subito; hanno sfiducia in sé, detestano essere contraddetti, hanno paura di apparire in pubblico ma al contempo detestano la solitudine. Possibili problemi di impotenza, sono magri nella parte superiore del corpo ma grossi nella parte inferiore, con gonfiore addominale).

Sviluppo

Come per tutti gli Archetipi, la descrizione psicologica che viene fatta in questa sede è del tipo base. Alcune di queste caratteristiche possono mancare nel metatipo dell'individuo preso in analisi, alcune fasi della vita possono essere dominate da altri Archetipi. Efesto può manifestarsi in determinate situazioni, ad esempio in concomitanza con il periodo della fanciullezza o dell'adolescenza, oppure in risposta a eventi che propongono un rifiuto, un'emarginazione o un abbandono, nella collera repressa o nel concepimento di un'opera artistica manuale che rapisce completamente. Oppure può essere il protagonista di momenti o ambiti definiti, come quello lavorativo, sociale o affettivo. Di seguito osserviamo il percorso del tipo base.

Infanzia – I genitori
Efesto non è un bambino facile. Da piccolissimo piange a scoppio, reagisce spropositatamente anche a stimoli che appaiono minimali. Cresciuto, non dimostra affettuosità, interesse per l'ambiente e le cose che lo circondano; fortemente introverso, è difficile farlo focalizzare su qualcosa perché tende a fermare l'attenzione solo sulle cose che interessano a lui: vive in un mondo suo che non è facile comprendere, e purtroppo può risultare ottuso a un'analisi superficiale – addirittura può essergli diagnosticato un autismo nei casi più estremi. Questo gli guadagna facilmente la delusione/disapprovazione dei genitori o dell'insegnante, tendendo a riproporre il rifiuto che subì il Dio da fanciullo. Il risultato è un inasprimento progressivo del carattere e una chiusura sempre maggiore.
A scuola sarà un solitario, un bambino che osserva dall'esterno senza mai adattarsi o entrare al centro delle attività. è in genere attratto dalle costruzioni, e ha bisogno che le persone entrino in contatto con lui attraverso le cose che costruisce e i mondi che crea spesso in solitudine. Il modo migliore per incontrare la sua attenzione è prestargli prima la propria, ascoltandolo mentre spiega cosa ha costruito e come l'ha fatto; solo dopo questo sarà possibile portare la sua attenzione pian piano su qualcos'altro. Se viene apprezzato per la sua individualità, amato per quello che è, incoraggiato nei suoi interessi e non costretto a seguirne altri di scelta dei genitori, potrà costruirsi una base di autostima che gli servirà immensamente per vivere libero e sviluppare le sue doti creative.
La madre peggiore per Efesto è un'Era, che ripropone parimenti il mito originario: una madre pretendente, impositiva, giudicante, attenta alla socialità e a come devono essere fatte le cose. Ma soprattutto, che necessita di un figlio per avallare la propria autostima. Se il figlio non le risponde e non rispecchia il suo ideale, lo rifiuterà prontamente perché “non perfetto”. Peggio ancora se il neonato è addirittura deforme o presenta un ritardo mentale: l'ostilità materna e l'umiliazione che la donna prova renderanno il figlio uno storpio anche a livello affettivo. Parimenti, il rifiuto del padre che non vede la sua potenza rispecchiata nel figlio, o un genitore violento, alcolista, può minare il rapporto del piccolo Efesto con l'esterno. Efesto non capisce cosa gli adulti vogliano da lui, o perché lo vogliano, e mancando completamente di diplomazia reagisce in modo violento; se la sua violenza si scontra con quella paterna, il perdente è già dichiarato: il bambino imparerà a soffocare tutto dentro, isolandosi pian piano dal mondo. Se ha fratelli o sorelle, spesso egli è il meno amato, il più giudicato, quello definito “orso”, scontroso, introverso, troppo sensibile, permaloso. In realtà, se pure non dà a vederlo, Efesto soffre doppiamente per questi giudizi: per il trauma di riceverli, e per il male che si auto-infligge rimuginandoci sopra. Col tempo finirà per crederli veri, e inevitabilmente diventerà uno stereotipo delle etichette che gli sono state inflitte. Per la sua profonda e incompresa sensibilità, Efesto è tra tutti l'Archetipo più influenzabile dai pregiudizi. In una situazione di crescita ideale, avrà dei genitori che apprezzano le sue doti e le incoraggiano, tipicamente una mamma Afrodite o Demetra e un papà che abbia sviluppato un'affettività tramite Dioniso, o anche un Efesto come lui con cui spartisca una passione in comune che consenta loro di comunicare; in generale, dei genitori non spaventati dalla sua introversione, e che anzi lo incoraggino a essere ciò che è.

Adolescenza e prima maturità – Il lavoro, i rapporti, matrimonio e famiglia
Se è stato fortunato e ha trovato un mezzo per esprimere la propria creatività, sviluppando l'occhio e affinando le sue capacità, Efesto comincerà già a sbocciare come artista in questa fase della vita. Può facilmente trattarsi di scultura, falegnameria, meccanica, ceramica, pittura, ma anche di arti più intellettuali come la musica, oppure la scrittura (per sviluppare queste l'influenza di Ermes sarà più forte). Il successo gli sarà facilitato dall'aver frequentato maestri che gli hanno prestato strumenti e conoscenza. Intraprendere una scuola di arti e mestieri poi sarebbe il percorso ottimale per lui: perfezionerà ulteriormente la sua mano e incontrerà persone con la sua stessa passione con cui fare amicizia ed esprimersi liberamente. Se da piccolo ha provato un senso profondo di non appartenenza, probabilmente lascerà la casa per andare in cerca dei suoi “veri genitori”: persone che gli assomiglino di più e che parlino il suo stesso linguaggio artistico. Se ha subito violenze, sarà un ragazzo ombroso che rimugina, depresso, arrabbiato, che fantastica vendetta contro il mondo; passerà il suo tempo a macchinare piani complicati per umiliare chi l'ha colpito, oppure si sfogherà dipingendo murales nelle metropolitane, o chiuso in camera con la sua chitarra, il suo blocco di schizzi, i suoi appunti.
Se è cresciuto precocemente (soprattutto se è di stazza imponente) ed è scontento e aggressivo, comincerà non volendo a intimidire la gente: i suoi sentimenti tumultuosi e aggressivi si avvertono, e tengono le persone alla larga. In realtà Efesto è innocuo, tende a soffocare la sua rabbia e rivolgerla su di sé piuttosto che proiettarla sugli altri. Quello che può salvarlo da una depressione forte è il lavoro intenso: sfogare la sua energia psichica e fisica in qualcosa che lo soddisfa può aiutarlo a maturare e imparare a canalizzare l'aggressività che porta dentro.

Efesto era l'unico Dio “proletario”, che lavorava. La sua fucina era l'equivalente di uno studio, un laboratorio di analisi, un'officina: lì lui operava i suoi miracoli. Nessun altro Archetipo lavora strenuamente e con passione come lui. Ha una resistenza disumana, tanto da poter affermare che egli “è” il lavoro, lo incarna con il suo essere. Se la sua personalità assomiglia a quella del Dio, la sua intensa energia interiore non sarà supportata dall'abilità sociale e politica necessaria per fare carriera: gli serve uno Zeus pronunciato, oppure il supporto di Apollo o Atena per scalare la vetta. Ma alla gran parte degli Efesto della vetta e della posizione sociale non importa nulla: loro stanno bene a valle, non hanno bisogno di altro che del loro lavoro, di soddisfare quell'istinto che li spinge oltre l'ultima soluzione innovativa, oltre l'ennesima creazione ardita. Se però la carriera è necessaria alla loro arte per svilupparsi (come può accadere a un Efesto che intraprenda la carriera di scienziato o di medico, ad esempio) possono incontrare delle frustrazioni e rimanere schiacciati dalla gerarchia. Altresì, se anche intraprende la strada dell'artigianato e dell'arte, necessita di potenziare il suo Ermes per sviluppare un senso per gli affari, altrimenti rischia comunque di rimanere vittima degli altri.
Può accadere però che Efesto non scopra mai il lavoro che lo soddisfa e lo magnifica: potrebbe accadere allora che, spinto a integrarsi nella società della mente e del potere, rimanga un reietto, un pesce fuor d'acqua, sfruttato e schiavizzato da dirigenti Zeus e Apollo che non vogliono sporcarsi le mani e lasciano a lui i lavori considerati degradanti.

Efesto non è il tipo di uomo che entra a far parte di un gruppo: il cameratismo estroverso e superficiale tanto caro ad Ares lo repelle. Se anche altri Archetipi gli consentono comunque di avere una vita di gruppo, il germe Efesto gli renderà impossibile avere il senso dell'appartenenza. Stessa cosa vale per le frequentazioni d'affari: anche qui si sente un escluso – e probabilmente lo è. Ha anche un cattivo rapporto con l'autorità: chi prova a formarlo, sia un genitore, un insegnante o chi per lui, difficilmente riuscirà e lo butterà fuori. Non è motivato dalle richieste del mondo esterno ad adattarsi, perché segue un orientamento interiore tutto suo e perché l'aggressività di chi gli si impone scatena in lui una rabbia intensa – nel mito infatti, non è Ares che lo riporta sull'Olimpo, ma Dioniso, con l'empatia e l'aiuto del vino. E la realtà tende infatti a ricalcare una volta ancora il mito: gli uomini Efesto legano bene con i Dioniso. Un bicchiere di vino bevuto assieme può essere la chiave perfetta per aprire lo scrigno che è il cuore di Efesto e stabilire un legame; se poi l'altro è uno che apprezza la bellezza e conosce il dolore, e non teme di mostrare i propri sentimenti come Dioniso, il gioco è fatto. Dioniso spesso, da estroverso, è capace di dire e palesare ciò che in Efesto rimane incastrato dentro, e questa complementarietà è la base perfetta per dei rapporti di amicizia duraturi e profondi.
Le donne sono importantissime per l'uomo Efesto: hanno un potere di “vita o di morte” su di lui. Egli le brama perché si prendano cura di lui, lo ispirino, si facciano sue mentori nei rapporti con l'esterno e promotrici della sua arte e del suo lavoro. Spesso le persone che hanno contato nella sua vita sono state donne. è attratto e ammira quelle intelligenti, volitive, belle, capaci di esercitare un potere su di lui. La donna può cogliere la sua profondità e sensibilità, entrando nella fucina del suo cuore come una luce improvvisa e stimolando la sua immaginazione come nulla prima: l'incontro con lei è una svolta epocale sicura nella vita di Efesto, destinata a diventare una pietra miliare della sua evoluzione. Quale che sia la durata del rapporto, per Efesto non finirà mai davvero: potrebbe custodirlo per sempre nel suo mondo interiore. Sono pochi e rari i rapporti importanti per un uomo Efesto, anche perché la marea montante dei suoi sentimenti cozza con la sua introversione e lo fa sentire inadeguato, goffo, incapace nell'approccio e fuori luogo nei ritrovi mondani. Addirittura, alcuni uomini di questo Archetipo possono coltivare degli amori segreti anche per tutta la vita, usandoli come benzina per alimentare il fuoco della loro arte: un po' come Pigmalione, innamorato di un ideale irraggiungibile che riesce a riversare nella sua maestria scultoria. Nel sesso Efesto è in tutto e per tutto come il Dio: aggressivo e riservato. Monogamo e fedele di natura, si aspetta altrettanto dalla compagna – e capita spesso che venga cornificato. Il suo atteggiamento alimenta il tradimento: egli tende a negligere la donna che ha accanto in favore della sua operosità, seppure nel suo cuore tiene l'immagine di lei costantemente su un altare. Questo la sua donna non lo sa, o comunque tende a dimenticarsene e a seguire un nuovo impulso – soprattutto perché le donne che attirano Efesto sono le Afrodite (come nel mito) e le Kore/Persefone (il modello di Galatea o Pandora, l'incarnazione di ninfe eteree ed evanescenti). Il Dio fabbro può scaricare la sua libido nel lavoro e stare anche per lungo tempo senza avere rapporti sessuali: le sue donne tipicamente no. Nell'accoppiamento Efesto gode più della dimensione interiore che dell'atto in sé, ma non condividerà mai a parole ciò che prova, nonostante la sua donna sia per lui la cosa più importante. Anche in un rapporto omosessuale si tende a riproporre la dinamica di Afrodite con Dioniso al suo posto: complice il vino e l'ebbrezza dei sensi, Efesto verrà tradito. Tuttavia Efesto non è ben rappresentato nella cultura omosessuale: i rapporti superficiali e volatili e l'identificazione di gruppo che l'essere gay comporta sono per lui inaccettabili.

Il matrimonio pone Efesto dinanzi a un dilemma: è un passo tremendamente importante, perché il suo benessere e la sua stabilità dipendono dalla donna che sceglie. Se non è quella giusta, potrebbe significare il suo isolamento definitivo dal mondo. Lo stereotipo per cui è la donna che si occupa degli eventi sociali, organizza vacanze e mantiene i rapporti famigliari, nelle coppie con uomini Efesto è una necessità assoluta. è un compito, questo, che le donne Era svolgono egregiamente: e alcune donne Era – soprattutto quelle con scarsa fiducia in sé che non credono di poter puntare a uomini mondani e d'affari – purtroppo vengono attratte talvolta da Efesto, posto il creare una delle coppie più masochistiche in assoluto, con lei che ricrea la figura della madre insoddisfatta e amaramente delusa dall'inettitudine di lui, e lui sempre più chiuso e rabbioso. Perfetta sarebbe per lui una Atena invece: la coppia non è semplice da formare, ma se lei riconosce il genio di Efesto e decide di abbracciare la sua causa, diventando il suo braccio destro e pianificando il business che consente alla sua arte di raggiungere il mondo, l'accoppiata è la più vincente in assoluto. Con Afrodite invece la scintilla scatta perché percepisce l'intensità di Efesto: si sente una Dea messa su un piedistallo e fonte di ispirazione vivifica, al che è raggiante. Ma si stanca presto di stare in posa chiusa nella fucina, e presto va in cerca di nuove emozioni e di quel flusso vitale da cui purtroppo Efesto si estrania, vuoi per paura dell'inadeguatezza o perché preso dal suo flusso interiore. Con le Kore/Persefone, invece, Efesto sceglie la donna più giovane di lui, che può plasmare a suo piacimento e rendere perfetta. Purtroppo però le Persefone, ricettive e mutevoli, possono dare l'illusione a Efesto di ricambiare il suo amore, quando in realtà stanno rispondendo alla soddisfazione (temporanea) che procura loro l'approvazione altrui. Si tratta di un autoinganno destinato a finire; questo tipo di donne tendono a incarnare per Efesto l'emblema di Pandora: la donna perfetta, che ha tutti i doni, ma che conduce allo sprigionarsi di tutti i mali e la perdita della speranza.
Il Dio Efesto ebbe come unico figlio Erittonio – concepito per sbaglio tra l'altro – di cui non si prese affatto cura; così l'uomo che risponde a questo Archetipo difficilmente intraprende il percorso di padre. Se lo fa, il risultato non è per nulla certo: è fondamentale che egli venga coinvolto quanto più possibile dalla nascita (essendo presente al parto, tenendolo in braccio, interagendoci nei primi mesi di vita), perché se ciò accade è più facile che si instauri un legame tra i due. Se succede, il figlio o la figlia potrebbero entrare in quel posto speciale del suo cuore che ha anche la compagna, amerà averlo attorno anche se non ci interagisce direttamente. Certo, i figli avranno sempre l'idea che il padre sia assente, assorto, irritabile quando viene disturbato, bizzarramente incapace di adeguare le sue pretese all'età dei bambini; probabilmente si creeranno dei problemi causati dalla sua aggressività a scoppio e le sue depressioni croniche; ma c'è la possibilità che col tempo i bambini intuiscano come funziona il padre e siano loro ad adeguare il proprio comportamento a lui, girandogli attorno in silenzio quando capiscono che non è il caso di farsi sentire. Tenderanno però a rifiutare la sua autorità (Efesto non è un Archetipo padre, per cui se non sviluppa altri Archetipi difficilmente si troverà a suo agio nel ruolo), le ragioni che adduce quando comanda sono del tutto personali – e lui non è bravo a comunicarle. Inoltre Efesto non ama il cambiamento, per cui non accetterà il crescere della sua prole; arriverà il tipico momento in cui gli verrà chiesto di star svegli fino a tardi o restare a dormire da un amico, e lui lo vieterà tassativamente… Anche se i “bambini” sono ormai quasi maggiorenni. Le figlie in particolare soffrono sotto un padre Efesto: lui le terrà sotto di sé, riproponendo il mito di Galatea e trasformandole in ancelle dorate e compiacenti (è facile che le figlie di uomini Efesto siano delle Persefone), ma anche per i maschi, egli rappresenta un povero esempio di integrazione e successo. Se tuttavia Efesto ha imparato a rapportarsi alla sua aggressività e si è costruito una vita serena e solida, il suo studio potrebbe trasformarsi nel rifugio dei giochi dei suoi figli, che potrebbero col tempo condividere la passione del papà e coltivare un terreno comune che li unirà per sempre.

Mezz'età e vecchiaia
La prima metà della vita di un Efesto in genere è difficile: deve combattere contro una società che lo vuole diverso da come è, deve scavarsi un posto all'interno di un sistema che tende a rigettarlo (e che egli tende a rigettare). Se ha affrontato i suoi demoni ed è riuscito a estrovertire il suo carattere, la seconda parte della sua vita sarà decisamente più facile. Se così non è, la sua aggressività e depressione hanno creato la trincea che lo ha allontanato definitivamente dal resto del mondo e da un benessere economico possibile.
Quando giunge la vecchiaia, i modelli sono solo due: un Efesto felice, che finalmente può ritirarsi nella sua fucina ad libitum, per creare ciò che ama, oppure un uomo derelitto che vive nell'isolamento sociale, in un antro buio senza più fuoco ad animare la forgia.

Vie di crescita e Redenzione dell'Archetipo
Efesto non è un Archetipo leggero con cui avere a che fare. Capace di plasmare la materia a suo piacimento ma restio a farsi plasmare, il cambiamento può essere per lui un percorso lento e doloroso, molto sofferto a causa della sua sensibilità. è l'Archetipo dell'abbandono e della non accettazione (ha molto a che vedere con l'Orfano degli Archetipi Eroici), quasi come se nascesse con una ferita originaria che nel corso della sua intera vita deve guarire. La conseguenza del rifiuto è la deformità – che abbiamo visto può estrinsecarsi nel corpo nei tipi puri e nella degenerazione dell'Archetipo, oppure rimanere una deformità affettiva ed emotiva. L'uomo che cede ad esso si abbandona alla pesantezza della materia e all'abbrutimento dell'essere, alla solitudine della caverna; ma l'Efesto che plasma se stesso, che fa di se stesso la propria materia di lavoro e la propria opera d'arte, completa il processo alchemico finale trasformandosi in oro puro.

Le Ombre della Fucina
Abbiamo detto di come l'Archetipo Efesto sia rappresentato perfettamente dall'immagine di un focolare all'interno di una caverna, o la forgia di una fucina. Il fuoco e la terra sono i due elementi fondanti della sua essenza; in particolare la terra necessita di essere ammorbidita, per fare uscire la luce, mentre il fuoco necessita di essere mantenuto e diretto. La direzione che viene data al fuoco di Efesto determina molto la sua evoluzione: se viene lasciato com'è, selvaggio, si rafforzerà in lui Ares, la collera senza controllo, gli scoppi di fiamma; nell'ipotesi di un raffinamento sublime, può invece comparire Apollo, accentuando la potenza artistica e distaccandosi dal sentimento; ma se l'accento di Efesto si sposta sulle ombre diaboliche proiettate dal fuoco nella caverna, è Ade che prende il sopravvento su di lui, portandolo sì alla distanza, ma nella profondità dell'abisso da cui Efesto difficilmente riesce a tornare. Non saranno sfuggite ai più accorti le somiglianze tra questo Archetipo e quello del Signore dell'Oltretomba: entrambi vivono separati dal resto del mondo, ma mentre Efesto ha ancora accesso al territorio degli uomini attraverso le sue creazioni, che lo vivificano, Ade è invece preda dei propri demoni e della sua distanza fatale. Neanche a dirlo, il percorso di evoluzione ottimale per un tipo così introverso e sensibile è quello di avvicinamento agli altri, e distanza dai propri sentimenti per poterli osservare. Il fuoco nella fucina proietta ombre che possono assumere contorni diabolici: sono il paradigma della funzione introversa, che tende a filtrare in maniera estremamente soggettiva e personale gli impulsi esterni. Quando essa è dominante, si tende a ricordare la reazione interiore a un fatto più che il fatto in sé e per sé, nudo e crudo; per cui capita che una parola detta con poca attenzione possa scavare un cratere dentro Efesto, o anche il contrario, accendere un fuoco enorme e immotivato (posto poi il provare una delusione cocente nel momento della verità). Se Efesto rimane schiavo dell'effetto delle ombre, rischia fortemente di cadere vittima di Ade; l'esercizio che invece rafforza il suo fuoco e lo dirige positivamente è il confronto con gli altri, la direzione inversa: non verso l'interno, ma verso l'esterno della caverna. Parlare dei propri sentimenti, di ciò che prova, imparare a guardarsi con gli occhi degli altri fa entrare la luce nella sua fucina, e con essa la fiducia in sé.

Lo Schiavo, il Giullare, il Capro Espiatorio: le Maschere della Mediocrità
A volte il lavoro su se stessi sembra impossibile da affrontare. Ci sono degli stereotipi facili in cui Efesto rischia allora di incorrere: sono le maschere della mediocrità, dietro cui egli si nasconde pur di essere in qualche modo riconosciuto dalla società, ma senza affrontare affatto la sua deformità interiore. La prima maschera è quella dello Schiavo, che si presenta quando Efesto accetta di venire sottomesso e degradato pur di entrare in società (tipico esempio, quando accetta un lavoro in azienda che non gli corrisponde per nulla pur di guadagnarsi uno stipendio minimo e una possibilità di sopravvivenza). La seconda è quella del Giullare, che ricorda la reazione degli Dèi quando Efesto intrappolò Afrodite e Ares: in questo caso, il soggetto accetta la propria goffaggine in quanto genera ilarità negli altri; pur di integrarsi, sceglie di farsi burlare per la sua goffaggine. L'ultima è quella che lo vede simile a Prometeo, colui che assume le colpe su di sé e funge da Capro Espiatorio. Spesso quest'ultima si palesa in reazione ad ambienti familiari tesi, in cui ci sono litigi tra genitori: capita che Efesto pur di placarli si metta in mezzo e funga da spugna con la sua introversione, inconsciamente formando l'idea di essere lui l'origine di tutti i disagi. è facile a quel punto crescere sentendosi sempre la causa delle problematiche che assurgono attorno: è un altro trucco della mente per consentire a Efesto di trovare un modo distorto di integrazione, ma altro non è che un costrutto a copertura della sua ferita originaria: se non si dedica alla cura di quella, se non affronta le mura della forgia e le varca per entrare davvero nel mondo, Efesto rimane uno storpio. Nell'affrontare il varco, Ermes è l'Archetipo che gli torna estremamente utile: non già l'ingegno meccanico che già possiede, ma la capacità dell'aria di muovere e scorrere e attraversare. Ermes lo porta oltre la maschera, lo accompagna in giro per il mondo e gli insegna la leggerezza – che può essere un valore salvifico per il pesante, goffo Efesto.

L'Ultima Opera d'Arte: la Trasformazione Alchemica del Sé
Efesto è refrattario al cambiamento. L'Ermes che lo compone è fortemente terreno, dal pensiero introverso e la tendenza a rimuginare più che a spaziare. Pur tuttavia il genio che quest'uomo possiede nel creare opere d'arte dalle sue mani, di plasmare la materia, ha in sé la risposta ultima dell'evoluzione di Efesto: tutto ciò di cui necessita, è comprendere che quella stessa forza creativa può essere direzionata verso il Sé, per effettuare la trasformazione ultima, l'opera d'arte più grande – la propria evoluzione. In realtà la passione univoca di Efesto, che è la sua motivazione di vita, è anche paradossalmente il suo grande limite: egli si dedica ad essa escludendo tutto il resto, costruendo giorno dopo giorno la convinzione inconscia che sia l'unica cosa che sa fare. In realtà il suo potenziale creativo ha matrice divina: è per questo che gli Olimpi l'hanno richiamato tra loro quando hanno capito di cosa fosse capace. Efesto sembra essere l'unico che non è conscio del suo vero potenziale. Per potervi accedere, l'uomo rispondente a questo Archetipo deve avere il coraggio di spezzare le catene mentali e fisiche che lo ancorano e lo bloccano, e permettere al fuoco di compiere la trasformazione ultima. Se sente che i suoi genitori biologici non gli corrispondono, deve cercare nel mondo la sua “famiglia elettiva”, dei modelli che possano trasmettergli ciò che non ha ricevuto nell'infanzia; se sente che il lavoro che fa è un ripiego, deve avere il coraggio di guardare oltre e trovare il modo di dedicare tempo e impegno a quell'arte che lo appassiona e lo fa evolvere; se la solitudine, o la donna che ha accanto, o la cicatrice lasciata dalla relazione precedente finita amaramente sono diventate insostenibili, deve avere il coraggio di lasciar andare e aprirsi al nuovo. L'atto di abbandonare (che tanto terrorizza Efesto che l'ha subìto) e aprirsi al nuovo gli provoca una vertigine, ma al contempo dà una possibilità al miracolo di entrare nella sua vita. Lo sviluppo interiore di Ermes è chiaramente la chiave principale attraverso cui può riuscire ad attuare tutto ciò, ma sono anche altri gli Archetipi che gli vengono in aiuto: Dioniso, che apre i suoi occhi alla bellezza della vita nella sua caoticità, e dall'altra parte Apollo e Atena, che gli donano struttura e capacità di visione per affrontare ciò che viene. Il fine ultimo della sua trasformazione punta allo sviluppo di un Archetipo Padre: abbiamo visto che Efesto punta pericolosamente verso Ade, ma anche verso Poseidone con le sue ire funeste e vendette velenose. è invece a Zeus che deve puntare: la capacità di auto-governarsi, di armonizzare l'ambiente attorno a sé, il coraggio di valorizzarsi, puntare in alto e credere nell'ambizione. Questo il passo ultimo, che muta Efesto da storpio creatore di opere d'arte, a opera d'arte in tutto e per tutto: il diamante grezzo che finalmente, dopo tanto picconare, emerge dalla roccia.

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