The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

Editoriale Beltaine 2006

Beltaine 2006

Qualche anno fa, si era nel 1999, ero al servizio civile. Stavo seduto in biblioteca e facevo la conoscenza di quel vecchio rompiscatole di Windows 95. Tra una partita a Warcraft 2 e una a Duke Nukem alcuni ragazzi venivano a trovarmi, per conoscermi, per fare due risate. Avevo riscosso un certo, insperato, successo con il mio arrivo in quel luogo. Soprattutto tra i più giovani, che mi vedevano come un diversivo dalla monotonia di un paese di duemila anime.
Conservo un ricordo molto dolce di Ponti sul Mincio, dove ho prestato il mio operato sociale per lo stato. Forse al momento non sono stato capace di capire il tipo di insegnamento che quell'esperienza mi stava dando; è un tipo di tesoro del quale valuti il valore solamente con l'accumulare degli anni. Quella che in quei dieci mesi mi pareva una sorta di prigionia, ora prende l'aspetto di un capitolo liberale della mia vita, dove ho conosciuto persone di cui vado fiero, nonostante tutto.
In ogni caso, un giorno, mentre istigavo le mie armate di orchi e troll a massacrare senza alcuna pietà le fila di elfi e uomini, senza risparmiare nemmeno le donne e i bambini, bruciando le loro case e sterminando anche gli animali domestici (trovo che ci sia un retrogusto particolarmente dolce nell'impersonificare la fazione malvagia in giochi di strategia), la porta della biblioteca si apre e ne compare un ragazzo sui dodici anni. A malincuore salvo e chiudo il gioco... dopotutto dovrei far finta di non avere niente di strano installato sul pc. Il ragazzo mi sorride. Ha con sé dei compiti da svolgere. Si piazza davanti a me e mi chiede se li può fare qui. "Certo", rispondo, e gli chiedo se per lui è un problema se continuo a massacrare le popolazioni innocenti.
Dopo alcuni minuti alza lo sguardo e mi chiede se sono satanista.
Capisco all'istante che la mia sete di sangue dovrà attendere, e che i miei crudeli soldati dovranno rinunciare, per oggi, a procurarsi trofei con le teste dei nemici caduti, impilare cadaveri, incendiare abitazioni e imporre agli abitanti di guardare mentre bruciano, nonché impregnare di tanto sangue il terreno da costringerlo a rimanere brullo e rossastro per secoli a venire.
"Chi ti ha parlato di satanisti?", chiedo con tranquillità
"Mio padre. Dice che sei satanista", mi sento rispondere.
"Bene", dico, ma bene non andava per niente. "E tu cosa credi? Adesso, così su due piedi, guardandomi. Che cosa pensi che sia?"
Il ragazzo scrolla le spalle e poi dice: "Danny l'obbiettore."
"Questa è una delle cose che sono... per voi per lo meno, e per un tempo limitato. Oltre a questo... che cosa vedi?"
"Te, Danny."
La sua chiarezza è splendida come il sole. "Esatto", dico, puntando il dito su di lui. "Sono Danny... Adesso dimmi... tuo padre ti ha spiegato chi o cosa sono i satanisti?"
Lui scuote la testa.
"Quindi non sai che cosa volesse dire, riferendosi a me con quel termine?"
"No."
"Se ti dicessi che sono persone normali che credono in qualche cosa di diverso da quello in cui credi tu, cosa penseresti?"
"Che ce ne sono tante", afferma lui.
"Molte più di quelle che credi". Mi alzo e faccio il giro della scrivania. "Sai chi era Galileo Galilei?"
"Uno scienziato", risponde il ragazzo.
"Qualcosa di simile... Ma prima di essere uno scienziato era qualcuno che cercava delle risposte. Come tutti noi, no? Anche tu cercherai delle risposte, altrimenti non saresti qui a farmi delle domande... sbaglio?"
Il ragazzo mi guarda, sembra un po' stralunato. "Se non ti va di parlarne possiamo smettere", ci tengo a precisare.
"No, no... mi interessa."
"Okay... parlavamo di domande. Ecco... le domande sono una cosa comune a tutti... su questo non ci sono dubbi. Sono le risposte che non sono comuni a tutti. Ogni essere umano può rispondere alle stesse domande in diversi modi. Ecco... facciamo un esempio: se io ti chiedo... come ti piacerebbe passare le vacanze? Tu che mi rispondi?"
Lui ci pensa su un po', lo sguardo verso il soffitto. Immagini gli corrono negli occhi. "Andando in bicicletta, facendo il bagno al lago..."
"Un bel programmino... Se chiedessi la stessa cosa ad un tuo compagno di classe, o a tuo padre, che cosa risponderebbe?"
"Non lo so. Forse andare in vacanza in montagna."
"Beh, certo, è bello anche quello, ma diverso dal tuo ideale di vacanze estive. Ognuno risponde seguendo i propri punti di vista, secondo il loro modo di vedere le cose, di pensare... Mi sembra che qui non ci siano dubbi. La varietà delle opinioni ci rende diversi, pertanto interessanti, non trovi?"
"Sì...". Temo che non mi stia seguendo. Lo sguardo è un po' vacuo. Forse sta pensando che dovrebbe proprio andare. Mi chiedo che cosa potrei insegnare a questo ragazzo che voglia davvero imparare da me. Decido che forse, se voglio dargli una risposta chiara devo andare al punto. Rimango in silenzio per alcuni secondi, qualcuno all'esterno scoppia in una fragorosa risata. È una giornata primaverile e il tempo è fresco e bello.
"Non sono satanista", affermo. "I satanisti la pensano in un certo modo e stanno bene con loro stessi per come la pensano. Suppongo che trovino la loro realizzazione in quello che pensano o fanno o adorano. Io non la penso come loro, per quanto ne so."
"Ma tu non credi in Dio". La sua è un'affermazione, non una domanda.
Sospiro, prima di rispondere. "Io cerco delle risposte alle mie domande, come tutti quanti... il modo in cui mi rispondo non può di sicuro essere giudicato da chi non mi fa le domande giuste. O, magari... non mi fa nemmeno delle domande, ma si affretta ad etichettarmi. E tu, credi in Dio?"
Alza di nuovo gli occhi al cielo. Sta riflettendo. "Non a tutto... non a quello che dicono i preti."
"Beh, quelle sono le loro risposte alle loro domande... non le tue. Devi cercare da solo le tue domande e le tue risposte. Devi provare a credere in quelle. Sono genuine, perché sono tue e di nessun altro"
"Ma mio padre dice...", comincia lui, ma lo interrompo.
"Lascia stare per un momento quello che dice tuo padre. Sono sicuro che sia una persona saggia e intelligente e che dica cose sensate... ma vorrei che avessi delle tue opinioni... per lo meno su di me, dato che mi hai chiesto se sono davvero ciò che dice tuo padre. Questo significa che non hai creduto subito a quello che ti ha detto, altrimenti non saresti venuto a chiedermi spiegazioni. Sbaglio?"
"No, certo."
"Che cosa pensi tu? Quali sono le tue domande? Quelle cui nessuno ha ancora risposto, o magari quelle le cui risposte non ti hanno soddisfatto. Dimmene una... avanti."
"Perché il mio cane è morto?"
"Ecco, una bella domanda. E come ti rispondi?"
"Perché era malato."
"Okay... questa è una risposta. Ne hai altre? Dico, altre risposte a questa domanda. Diverse opinioni... punti di vista che ti vengono in mente".
"Beh, perché era il suo momento"
"Anche", annuisco. "Adesso sei giunto alla conclusione, spero, che facendoti delle domande diverse su quello che capita puoi avere risposte diverse. Non trovi che sia normale che persone diverse, che vivono in posti diversi, magari distanti chilometri l'uno dall'altro, sotto l'influenza di eventi e fattori esterni, possano porsi domande diverse sulle stesse cose o darsi risposte diverse per le stesse domande?"
Ci pensa su un po'. "Sì", conferma. "Credo di sì."
"Ognuno, vedi... dovrebbe scegliere da solo ciò in cui deve credere... per lo meno quando arriva ad una età che ti permetta di dubitare di ciò che ti dicono gli adulti. Se scegli da te, sei responsabile delle tue azioni, delle tue scelte... di ogni cosa. Se Galileo Galilei, per dirne una, non si fosse posto alcune domande da solo e avesse cercato da solo delle risposte che lo soddisfacessero, mettendo in dubbio sempre e comunque ogni cosa che veniva data per certa... a quest'ora ti insegnerebbero a scuola che la terra è al centro dell'universo e che il sole ci gira intorno. Probabilmente non saremmo stati nemmeno in grado di arrivare a vedere con i nostri occhi che non è così."
"Ma ci sono cose che sono vere e basta..."
"Oh, certo... ma sono vere perché è più facile dar ragione a chi te le insegna, invece di verificare da te. Pensa un po'... andiamo sulla luna, lassù, io e te... e scopriamo che è fatta di formaggio, come credevano nel medioevo, e che in realtà nessun astronauta americano nel sessantanove si è fatto un giro tra i crateri. Come prenderesti questa cosa?"
"Scusa... ma che centra questo con i satanisti?", mi chiede lui, ad occhi socchiusi.
"Oh, beh... niente..." faccio il giro della scrivania e torno a sedermi. "Solo... sono contento che tu sia venuto a chiedermi se sono davvero ciò che dice tuo papà."
"Davvero?"
"Davvero. Sei un ragazzo molto intelligente e sveglio. Per quello che può valere la mia opinione. Dì pure a tuo padre che te l'ho detto io."
"Danny?", mi chiede il ragazzo, prendendo in mano la penna a sfera e mordicchiando il tappino.
"Dimmi tutto."
"Ma alla fine tu ci credi in Dio?"
Non so che cosa rispondere... come posso spiegargli con parole semplici quello in cui credo. Meglio sfruttare gli insegnamenti del vecchio Umberto Eco: "Facciamo un business... ripassa domani... qui si risponde ad una domanda alla volta, come all'Oracolo di Delfi."
"Eh?"
"Non avevi i compiti da fare??"
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