The Reef & The Craft

Ero una piccola creatura nel cuore 
Prima di incontrarti, 
Niente entrava e usciva facilmente da me; 
Eppure quando hai pronunciato il mio nome 
Sono stata liberata, come il mondo. 
Non ho mai provato una così grande paura, perché ero senza limiti. 
Quando avevo conosciuto solo mura e sussurri. 
Stupidamente sono scappata da te; 
Ho cercato in ogni angolo un riparo. 
Mi sono nascosta in un bocciolo, ed è fiorito. 
Mi sono nascosta in una nuvola, e ha piovuto. 
Mi sono nascosta in un uomo, ed è morto. 
Restituendomi 
Al tuo abbraccio. 

Mary-Elizabeth Bowen

PERSONAGGI DELLA STREGONERIA

Introduzione di Vento Notturno

Più per ricerca personale, che per realmente soddisfare le richieste di chiarimenti per chi ci scrive, ho deciso di aprire questa sezione, che tratterà le diverse correnti della Wicca e ne descriverà un po' la storia.
Sono convintissimo che tutti avrebbero qualcosa da dire a riguardo, e per questo motivo, invito chiunque a scrivermi per farmi notare eventuali imprecisioni o altro che possano solo che migliorare il contenuto del sito. Dopotutto il Reef si chiama così perché è una materia viva, che cresce grazie al contributo delle correnti oceaniche.
Nessuno, qui dentro, pretende di avere la dimensione corretta di come funzionano le cose. Il Sentiero della Dea è differente per ognuno di noi, ma conoscere la storia di ciò che pratichiamo, per quanto diversa a seconda dei punti di vista differenti e del periodo storico, ci può aiutare anche a capire meglio che cosa siamo realmente. Spesso infatti mi sento fare questa domanda:
"Io non so cosa sono, solo a volte ho premonizioni e sento come una strana sensazione dentro me quando visito certi posti. Mi sai dire come mai?"
Da qualche parte, tutti, abbiamo cominciato. Alcuni di noi hanno ricevuto un'iniziazione in piena regola, fanno parte di una coven, altri si sono autoiniziati, altri non hanno mai nemmeno avuto il bisogno di un'iniziazione; una stragrande maggioranza è all'inizio del cammino e si riferisce a siti come questo per trovare una piccola bussola da seguire nel marasma di informazioni che colgono dappertutto. Cercano qualcuno che gli dia una mappa in mano e gli indichi la via. La più grande fatica che fanno i neofiti è accettare che non c'è realmente bisogno di niente di tutto ciò, e anche se si è stati iniziati da una coven di importanza internazionale, da personaggi da titoli altisonanti e lunghissimi tipo: "Grande Sacerdotessa Del Sacro Tempio Della Dea dell'Ordine Nascente e delle Sacre Sorelle Impenitenti e Addobbate con Vestiti Sgargianti e Fluenti che Danzano nelle Tiepide Notti di Plenilunio con i Mariti a Casa a Guardare La Partita", niente potrà mai comparare il legame che noi stessi, confidenzialmente, creiamo con il divino. Indipendentemente dalla religione, dalla tradizione, dalla via che decidiamo di seguire, tutti ci rivolgiamo a lui e lei in un modo: "Madre" e "Padre". Questo perché i nomi cambiano, mutano, si dissolvono nel corso del tempo, e le stesse credenze e civiltà nascono e si sgretolano, seppellendo con loro stessi i veri motivi per cui un culto è ritenuto sacro da centinaia di persone.
Nel corso dei suoi viaggi, Platone incontrò una civiltà che venne poi riconosciuta come quella atlantidea. È infatti dai suoi scritti che è partita poi la corsa alla ricerca millenaria della perduta isola. Un dotto di quella civiltà estremamente progredita spiegò a Platone in semplici parole, il motivo per cui i segreti del passato scompaiono per sempre.
"Tutte le civiltà nascono, crescono e cadono nella barbarie. Anche noi siamo caduti spesso nella barbarie, ma non abbiamo mai distrutto i documenti della nostra storia scritta. Questi documenti ci permettono di capire perché, in passato, la nostra civiltà è crollata, e così non ricominciare daccapo un'ennesima volta."
Quello che sopravvive è l'istinto di cercare delle risposte. Sempre. Esisteva ai tempi di Platone e degli altri filosofi milesi. Esiste ancora adesso. Mi ricorderò sempre quella scena di "I Predatori dell'Arca Perduta", quando Indiana Jones era al Cairo e un suo nemico gli mostrava un orologio a cipolla e gli diceva: "Vede questo? Costa pochi soldi al mercato del Cairo. Se lo seppellissimo sotto la terra, fra trecento o quattrocento anni varrà una fortuna". La ricerca delle risposte, soprattutto ricercate nella conoscenza del passato, ha stimolato molti di noi a cercare una via alternativa. Le domande che ci facciamo prendono forma dentro noi e si delineano in un sentiero che possiamo decidere di percorrere. Ma nessuno lo può percorrere al posto nostro. Nessuno ci può dire realmente che bivi prendere, perché ogni strada è a sé stante. Lo so che tutto questo frustra estremamente molti neofiti che sperano sempre di trovare quella che gentilmente chiamiamo "la pappa pronta". Beh, lasciatemi dire che è un bene che li frustri. Nessuno qui cerca di convertire nessuno, e prendere la wicca poco sul serio è l'ultima delle cose che mi auguro un neofito faccia. Primo, perché questo sminuisce enormemente la serietà e la passione con cui affrontiamo e viviamo la nostra spiritualità; secondo, perché un comportamento irrispettoso di alcuni getta cattiva luce su tutti.
La wicca è divisa in tradizioni relativamente neo fondate. Ma il suo seme è antichissimo, e nonostante oggi porti questo nome, in passato altro non era che la religione contadina della madre terra. Quella così chiamata "L'Antica Religione". È sopravvissuta fino ai giorni nostri, nonostante le persecuzioni del cattolicesimo e il tetro sudario dell'inquisizione, perché è radicata talmente in profondità in ognuno di noi che non ha alcun senso chiamarla "dottrina esoterica" come la sento nominare spesso.
Il culto della madre è antichissimo, preistorico. Troviamo spirali sulle incisioni rupestri in Valcamonica, statuette di donne gravide e dai seni prosperi in antichi siti archeologici, dall'America Latina alla Mesopotamia, dall'Africa ai Fiordi. Si è sviluppato nel corso del tempo, è mutato, ha preso nomi, simboli, rituali, ha acquisito in forma e sostanza, ma egrave; rimasto sempre lo stesso: perché alla base c'è la vita e la morte, il sole e la luna, il cielo e la terra, l'acqua e il fuoco. Alla base c'è il culto di tutto ciò che non muta mai, nel corso dei millenni; ovunque possiamo vedere che è così. Date in mano una matita ad un bambino che ha l'età minima per rappresentare qualcosa di più di scarabocchi. Cosa disegnerà? Ciò che conosce, ciò che è un punto fermo per lui: una casa, il sole, la mamma. Ogni culto parte da questo; perché noi tutti innanzi al divino siamo come bambini che lo onorano con un disegno. E un bambino ha, nella sua semplicità, il culto primario: la madre e il padre. Loro sono i portatori di vita, di cibo, di sostentamento; loro sono lo scudo contro i malvagi, i latori di giustizia, ma soprattutto (e speriamo sempre che per tutti sia stato così perché dovrebbe essere così), sono i punti di riferimento per la conoscenza del mondo, e i massimi esponenti dell'amore. Togliete ad un bambino questi due punti di riferimento (senza sostituirglieli con validi alternative) e quello che ne deriverà sarà una persona incapace di relazionarsi, o comunque in parte un eterno infelice, ma comunque, sempre qualcuno che sarà alla ricerca di quel qualcosa, che nella sua minuscola grandezza, gli sarà mancato. Magari senza nemmeno capire cosa sia. Non è forse la stessa cosa che ci capita? "Non credo che vorrei vivere in un mondo in cui non esiste un Dio", disse Palmer Joss ad Ellie Arroway nel film "Contact".
La wicca non è la risposta. E non pretende di esserlo. Voglio che sia chiaro.
La wicca è una risposta. Può adattarsi alle domande di alcuni, ma non di tutti. Alcuni si accontentano delle risposte che dà, altri hanno bisogno di seguire vie diverse. Ma io credo, che nella sincerità della stessa, non esista una religione che dia le risposte giuste o quelle sbagliate. Ne dà solo di diverse e la verità si adatta in base a diversi fattori: periodo storico, ubicazione geografica, cultura presente nel luogo dove viene riconosciuta. Smontata quindi in diversi modi, a tutto riconduce: ovunque, nel mondo, la religione è una realtà per milioni di persone. E la cosa che molte di queste persone ignorano sensibilmente, è che in una stragrande maggioranza di loro c'è quell'eclettismo che si contraddistingue nella wicca: ossia che non abbiamo bisogno di chiese e tramiti per parlare con dio: giungiamo a questa conclusione notando quanti sono in percentuale i praticanti in confronto al resto della massa, rapportata comunque a qualsiasi religione esistente. Ovvio che qui entriamo nelle statistiche. Ma prendiamo la più diffusa: il cattolicesimo. Sappiamo che i credenti affermati sono circa due miliardi al mondo, milione di più, milione di meno. Quindi circa un terzo, suddivisi in gruppi grandi e piccoli ramificati dal ceppo principale della cristianità antica: anabattismo, protestantesimo, anglicanesimo, cattolicesimo (suddiviso in riti occidentali e orientali), monofisismo, nestorianesimo, ortodossia, ristorazionismo, all'incirca ci siamo (lo so che molti di voi credono che siano tutti dalla stessa parte, ma non è così). Quanti di questi praticano? meno del 30%. Significa che credono nel dio cattolico, magari completamente, ma non osservano i dettami dei libri sacri, non si confessano, non rispettano i digiuni, la dottrina. Questo non li rende meno credenti o di seconda categoria (ci mancherebbe..) ma solo qualcosa di più vicino agli eclettici. Ossia preferiscono rivolgersi a dio a modo loro, senza per forza interfacciarsi con un sacerdote.
Nella wicca, quello che troviamo e che sta alla base è quello che infine sembra aver detto Gesù Cristo quando diede le chiavi della sua chiesa a Pietro (a lui davvero?) e trascritto sul Vangelo di Tommaso (ovviamente definito aprocrifo): Il regno di Dio è dentro di te e tutt'intorno a te, non in templi fatti di legno e di pietre. Spacca un pezzo di legno e io ci sarò, solleva una pietra e mi troverai. Ognuno ha dato la sua interpretazione a queste parole. Quindi, dando per certo che sia esistito un profeta in Palestina con quel nome (accertato storicamente quasi al pari della vita di Re Artù), con tutto il tempo che sarebbe passato dalla sua morte e dalle sue ultime parole è facile che ognuno le interpreti a modo suo, soprattutto quando si incentra una dottrina costituzionale come la Chiesa cattolica sul verbo che egli avrebbe tramandato ai suoi discepoli. C'è stato certamente bisogno di discutere a lungo e accuratamente durante il concilio di Nicea. Quindi, a parte la criptica metodica con cui qualsiasi profeta deve per forza esprimersi (che poi è cosa di tutti), quello che traspare o quasi dal messaggio, è quello che la via wiccan professa: non abbiamo bisogno di un "tempio di preghiere", perché riteniamo che gli dei siano ovunque, soprattutto dentro di noi. Non abbiamo bisogno di tramiti, perché gli dei ci sentano in ogni istante. Abbiamo bisogno, come tutti gli altri, di trovare una via, e seguirla. In questo la spiritualità ci aiuta ad essere indipendenti, ma non ci differenzia dagli altri.
Forse, nel corso del tempo, siamo stati vittime e carnefici. Non in larga scala ma lo sono stati tutti. Adesso, la nostra fortuna è che altri hanno avuto un passato che grida redenzione e perdono. Noi abbiamo la possibilità di perdonare e saper fare meglio dove loro hanno sbagliato, e quanto meno di non cadere nei loro stessi errori. Gli stessi che noi giudichiamo terribili, perché lo sono... ma che rischiamo comunque di non evitare se non sapremo scegliere con saggezza quando e se verrà il momento. Nessuno si può giudicare migliore di altri quando mette in gioco le cose in cui crede.
Purtroppo nel corso della storia le divinità sono state ammazzate più volte, usando il loro nome per giustificare i mezzi delle intolleranze e degli interessi economici, oltre che per dare un motivo a chi combatteva in prima linea senza sapere nemmeno per cosa sarebbe morto o avrebbe ucciso. L'ideologia è l'arma più potente con cui armare le persone e gli eserciti, e la religione, qualsiasi essa sia, invece che unire, divide; più ancora del colore della pelle, della lingua, dello schieramento politico e del denaro.
Dai crociati ai nazisti, nessuno ha combattuto per chi diceva di combattere. Nonostante i primi lo usassero come giustificazione e i secondi come ideologia moralmente utile; ricordiamoci che sulla fibbia in metallo con cui sostenevano la pistola con cui ammazzavano innocenti, i soldati nazisti avevano inciso: "Gott Mit Uns", letteralmente: "Dio è con noi".
Barnavi Eli, storico israeliano, autore di "Religioni Assassine", scrive: "Qualunque religione che si professa unica depositaria della verità è potenzialmente assassina". Forse quello che ci ha salvati, finora, dall'annoverarci tra le "religioni assassine" è l'aver subito le discriminazioni cattoliche. Ma mi chiedo... saremmo stati davvero capaci di essere diversi? Io dico sempre che tutto quello che è successo di atroce nel mondo, soprattutto quando sono state coinvolte migliaia di persone, è sempre dovuto al piccolo uomo che non si è alzato per primo e non ha detto che quello che si stava facendo era sbagliato. Vige la regola del passaggio pedonale, ossia che finché una persona non mette per prima il piede sulla strada, nessuno si fa avanti per attraversare. A costo di rimanere fermi per un tempo indefinito.
Siamo nati divisi, diceva un antico libro, aneliano all'unione, ma la nostra diversità, per natura, ci porta a difendere ciò che siamo con la forza. A discapito di altri che la pensano diversamente da noi.
La wicca quindi non si professa di essere la torcia della conoscenza. Per lo meno non lo facciamo noi su questo sito, e mi oppongo a chi sostiene il contrario. Non siamo una religione new age, non siamo esoterici, ermetici, assassini, satanisti, agnostici e chissà in quanti altri modi ci hanno definito. Siamo wiccan. Diversi, in varie forme, varie tendenze, varie tradizioni. Ma comunque sempre e solo figli e figlie della dea. Il modo in cui ognuno di noi ama onorarla influisce sulla nostra vita esattamente come il tipo di canzoni che ci piace cantare sotto la doccia contribuiscono a risolvere la pace nel mondo.
Dall'antichità il culto della madre è giunto fino a noi, talvolta nascosto, perseguitato ecc... Ma lo ritroviamo ovunque nella preistoria, e sopravvive ancora oggi, per nostra fortuna. Tutte le divinità hanno sempre molti nomi, a seconda del luogo dove vengono professate, e modi diversi di professarle. Ma tutto torna sul disegno del bambino: il sole, la casa, vi ricordate? Adoriamo ciò che ci rende sicuri e che è un punto fermo per noi. Quindi il culto della madre è vivo perché la vita che una donna che partorisce porta nel mondo è sempre sintomo di magia e di gioia. E di suo, il culto dell'uomo fertile che feconda e della donna che porta la vita dentro sé è sintomo di nascita e crescita. Quindi madre e padre. Maschile e femminile. Donne gravide e simboli fallici. Noi diamo per scontato queste cose perché a scuola ce le hanno insegnate per beneficio di magazzino, ma ci dimentichiamo come tutto ciò è importante per noi. La vita che si manifesta nel mondo è ancora adesso una meraviglia che ci lascia a bocca aperta, nonostante siano milioni di anni che si ripete ogni giorno. Quindi tutto parte dalla vita. Indipendentemente dalla razza o dalla specie, ci vogliono due appartenenti a sessi diversi (a parte qualche rara eccezione di ermafroditi fecondi negli animali) per generare la vita, anche nei vegetali.
Diremmo quindi che è ovvio e palese che si siano deizzate queste due forme di energia opposte: le vediamo ovunque, quindi onorarle per far sì che continuino ad esistere ci porta alla rassicurazione. In secondo luogo, nel corso del tempo, si è sviluppato il bisogno di adorare fenomeni naturali: il vulcano che erutta, il fulmine che piomba dal cielo, il maremoto. Quando qualche fenomeno naturale uccideva si aveva il bisogno di sapere come controllarlo o ammansirlo.
Prendiamo il Nilo con le sue piene. Se non strabordasse depositando il limo, la valle nei suoi pressi sarebbe un deserto da millenni. La paura quindi che una piena un anno non fosse particolarmente abbondante era cosa fondata, perché significava per loro carestia e morte. Era un ragionamento ovvio credere che le epidemie e la fame e l'invasione di locuste (luoghi comuni in quelle zone) fossero fenomeni dovuti a divinità, perché il loro giungere richiedeva un sacrificio immenso in vite umane, e la salita era sempre terribilmente faticosa.
Con il giungere della tecnologia moderna le nostre credenze si basano su principi e non su fenomeni, quindi fatichiamo ad accettare che una la morte venga portata da una punizione di una divinità, invece che da una causa esterna. Ma ci sono ancora moltissime cose che non riusciamo a spiegare e ci affidiamo alle divinità per avere delle risposte; adoriamo ciò che siamo, che vediamo, in modo diverso, ringraziando e chiedendo giustizia, quando non siamo in grado o non possiamo applicarla noi, perché crediamo che la giustizia degli uomini sia inapplicabile se non commettendo altre ingiustizie. Il culto, rifiorito, non è cambiato però, e i diversi modi di adorare gli dei ha creato diverse correnti.